“Io vado a letto, grazie di tutto, Tazio” – “Grazie a te, Giacomo, buon riposo”.
E rimango nudo in cucina con la bella Faina Cannibale abbronzatissima che, lasciatemo stare, ma per averci cinquantasei anni dà tanta di quella lana a certe bagagliette sgarrettate che possono andare a nascondersi.
E ci baciamo con la lingua, subito, immorali, col cornuto assente, atto che esalta la sozzeria già consumata della nostra copula davanti a lui, ma adesso lui non c’è e le corna adesso sono quelle vere, quelle pesanti e la Paola Carnivora sembra ben intenzionata a intarsiargliele, ma con calma.
“Senti amore” – mormora sudaticcia e abbarbicata al corpo mio – “te desso non ti mettere a ridere, ma io c’ho fame…” ed io, con la mia proverbiale mente acutissima, intuisco subito il riferimento alla fame alimentare, che a quella cazziale c’ero già arrivato.
E così ci troviamo ad affrontare quel due etti a testa di agliolioeppeperoncino, col suo bel rossone Sangiovesone freddo da frigo, nudi, rutto libero, conversazione sbracata.
“Ma è da tanto che fate?” – chiedo con riferimento al fatto che, durante il ballo seicentododici allo Sciatnuar, avendole io confessato che se la minchia mi rimaneva dura un altro po’ mi ricoveravano in Ornitologia Chirurgica, lei ha rapidamente accettato di passare alla monta, ma solo alla condizione che il “cornuto” (ipse dixit) potesse rimanere a guardare. Ma please, con plasir.
“Son dieci anni che non gli tira più” – mi spiega a voce bassa, arrotolando – “mentre a me non ha smesso di abbaiare neanche in menopausa” e ride, mentre trovo che “smesso di abbaiare” abbia del sublime letterario.
“Per cui vi siete messi d’accordo così” – intervisto con la bocca piena di spaghetti.
“Beh” – dice la carnacea, ma snellea Paola porchea, masticando con le labbra lucide d’olioaglio e la compagnia bella – “diciamo che lui la fissa del cuckoldaggio ce l’ha sempre avuta, anche quando gli tirava il cazzo da giovane, figurati poi. Per cui è bastata una spintarella una vacanza a Urghada, con un ragazzo egiziano dello staff che me la batteva di brutto ed è iniziato tutto…”.
Crudele, selvaggia, spietata, porca, insensibile, disumana, sporca dentro.
Semplicemente stupenda.
E allora insisto, chiedendo se prima, senza che lui sapesse, lei praticasse aviominchie della foresta fitta.
“Beh sì, è cornuto da sempre, per quello” e ride che si vedono gli spaghetti.
Perché, vedete, “cornuto” è uno status, non una condizione in cui si viene messi dal partner.
E bisogna prestare attenzione, amisgi, perché il passaggio non è banale.
E’ cornuto da sempre, ergo non si è mai posto in una condizione di maschio alfa nella coppia, lasciando scoperto il ruolo per chicchessia avesse le attitudini per ricoprirlo.
La Paola, d’altro canto, ha semplicemente posto rimedio al fastidioso abbaiare della sua cagnetta in calore, rendendo disponibile a chi le aggradava il posto vacante di addestratore della bestiola.
Interessante, riflettiamoci prima di incazzarci.
Mi piace la Paola, alta, gambea, culacea sensuale, rizdora porno perfetta e irresistibile, tetta scesa nature, capezzolata grinzosa, abbronzata allo schifo, a meno di un triangolo bianco anteriore, depilata alla morte, lucida di creme e sudore, pedicuratissima da orgasmo e manicuratissima, coifferatissima, biondissima taglio corto, pettinato dal vento di Lanzarote a Maggio, caviglieratissima aurea sottile a sinistra e anellopollicea a destra che sai mai che disgraziatamente non la pensino porcona.
E finiamo la pastazza e fumiamo una Marlboro, ci raccontiamo osceni a gambe aperte e beviamo un limoncello che lo fa lei su ricetta che gliel’ha data una suora, ma te dove cazzo l’hai conosciuta una suora e le mordo una chiappa mentre si appecorina a prendere la bottiglia nel frigo, ride catarrosa, si beve, sposto la sedia e le esibisco il mio Femoredidinosauro Barzeo e Scappelleo, sortendo un sospiro e un “diochemeraviglia” a fiato quasi zero, prima di scivolare in ginocchio e sbocchinarmi sugosa, tirandomi a marmo lucido, pronto alla scena porno della MILFona alla pecora con lo stallone in cucina, checchissenechiava del Cornuto che dorme di là, vaffanculo, muori, inutile cazzomollo dimmerda.
Mi piace, mi eccita.
Che serata di classe sopraffina, che incontro di spessore.
La Paola mi attizza il fuoco nella caverna, mi ispira, mi musa, mi ricorda la Donnabestia nel suo splendido fulgore pre carcinoma, mi lascia intendere d’essere una lavagna da scrivere alla svelta, specie con quelle mie frasi deliziose che la sua sensibilità laida coglierebbe al volo, ma che la sua cultura in materia di liquame morale magari non le suggerisce. Ed è ora di acculturarla. E’ ora di farle qualsiasi cosa il cui termine contenga le quattro lettere “cul”.
Mi accompagna alla porta senza prendersi il disturbo di rivestirsi, tanto a luce spenta sembra Eva Kant di Diabolik in tutina nera, da quanto cotta di vacanze è.
Liturgia dello scambio numerale, trilli vibranti, sorrisi, è ok.
“Ma senti” – le chiedo sulla porta spalancata sul pianerottolo, carezzandole una guancia culea rigata di stupende smagliature – “ma se io ti chiamo, possiamo vederci anche solo io e te o sempre e solo con Giacomo?”
E lei ride.
“Hai progetti, porco?” – “Sì molti, porca.”
“E allora tu chiama, che Giacomo è affar mio.”
Assassina, macellaia, antropofaga.
Bacio lingueo, buonanotte.
Buonanotte un cazzo, è giorno.
Vado a casa e caffettazzo, che lo spaghetto mi ribolle nella panza, che io non lo digerisco di notte.
Sono un esserino delicato, io.
La Paola, eh?
Pagine
Visualizzazione post con etichetta corna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corna. Mostra tutti i post
domenica 3 settembre 2017
domenica 18 settembre 2016
Fama
Arrivo stimato per le ore diciannove zerozero zulu e alle
diciannove zerouno zulu era qui, bella come il solleone, garbata, elegante,
sexy, ma con modo, né troppo, né troppo poco, sandalo aperto nero con cinghie larghe
incrociate sulle dita e cinturino dietro al tallone, zeppetta, tacco, pantalone
blu a sigaretta, camicia bianca col collo rivoltato e scollata quel tanto da
dichiarare un Canale di Suez a me ben noto sino allo sbocco panciale,
coprispalla blu cobalto di cotone a maglia larga che fa vedere il bianco della
camicia e coprire decentemente la cula, borsa nera a spalla un po’ demodé, ma
di ottima fattura, capelli raccolti in uno chignon elaborato, occhiali da sole
in testa, RayBan, aviator, specchiati.
Si chiacchiera, ho l’erba, che dice la Kikka, ma niente
solito, slinguo accurato, palpata di tette e poi via, nel mulinello sozzo della
Padania Ex Rossa e Gaudente.
Inodore come materia inesistente, lecco i piedi e godo a
metà, ma so aspettare e intanto mi assaporo il pompino che v’è da dire che li
fa davvero bene e poi apri le gambe che ti impalo, esecuzione immediata, ficona
bisteccona barbuta già zuppa e pronta all’impianto e io ficco e godo che è
bollente e lei gode e le sbrodolo porcate su quel che ho fatto aspettandola,
calcando la mano anche su mezze verità e lei sorride e gode ad occhi socchiusi
e testa all’indietro e arriccia le dita dei piedi mentre viene, abbrancandomi
come una pianta carnivora che non vuole mollare la preda, ma chi molla
Antonerchia, chiavarti è un piacere che persino io non mi spiego.
Canna.
Amica erba che da tempo immemore non ti succhio più, fumosa,
intossicante, appagante, rilassante, eccitante, non nociva, è quella del Virus,
la riconosco a un chilometro, giaciamo, ha fatto le cannette a casa, ma che tesoro,
sorride appagata come una Geisha pronta al suo Signore della Dinastia Minch.
“Facciamo un film
porno?” chiedo passando lo spino annerito, dai profumi esotici “Ma neanche in sogno!” risponde ridendo
e io incalzo “Ma dai, ma sai quanti cazzi
rizzeresti?” – “Non mi interessa, a me basta far rizzare il tuo” e ripassa
il cannino, giocando tenera con la minchia barzotta.
Cucio rapidissimo e penso che forse nemmeno il Fiume Porcone
mai la vedrà in azione e, dopo breve fraseggio rammollito, assumo la notizia
che mai e poi mai e poi mai è successo nemmeno che abbia preso il sole in
topless, ad esclusione degli anni di acerbissima infanzia.
L’Antonella è una ragazza normale, nell’accezione più stimabile
del termine, fa le corna, le piace tanto il cazzo di chi dice lei (poco quello
del Sarti che alberga in passere casuali e diomeneliberi), ha fantasie porn
driven (tra cui la pisciata, come noto) si masturba saltuariamente, possiede un
vibratore base senza diavolerie, ma le piacciono di più le dita, non se lo fa
mettere nel culo, non ha mai avuto esperienze lesbiche, ma forse con la donna “giusta”
e un stato di modesta alterazione potrebbe cedere per sola prova, dove per
donna “giusta” intendesi una trentacinque-quarantenne molto, ma molto fitness,
coi muscoli, ma no culturista, scura di pelle, abbronzata, tette piccolissime,
capelli cortissimi, tutta depilata e molto decisa che fa tutto lei, insomma si
definisce una “bi-curious” (sua definizione porn style, ma per fortuna ride),
guarda i porno, specialmente da sola, certamente saltuariamente, ma non li usa
preterintenzionalmente per masturbarsi, bandisce il sesso nei giorni di lavoro poiché
deconcentra (dice), non le piace il cazzo nero, non è felice, non è soddisfatta
della sua vita, beve troppo (vero) e adora le canne perché le mettono voglia.
“E te vai fuori di testa per i piedi” dice guardandomi
sorridente di tre quarti “Eh sì, ebbene sì” ammetto con facilità, falciato da
un “Lo sapevo da prima prima” – “Ah sì?” dico io con finto stupore “Lo sanno
tutte” risponde felice, girandosi per prendermi la minchia tra i piedi e
cominciare a segarmi.
La mia fama mi precede.
Divinamente noto.
Mi amo.
giovedì 21 maggio 2015
Adel jugend
Il Calcetto è uno Sport Nobile e assolutamente grandioso.
Esso occupa la serata del giovedì, tradizionalmente, un giovedì come oggi che è giovedì.
Il Giocatore di Calcetto il giovedì lascia a casa la morosa per unirsi agli altri Signori Giocatori di Calcetto e, con Costoro, cimentarsi nel Nobile Sport.
Io non gioco a Calcetto, ma mai come oggi, che è giovedì, ho provato una passione così intensa per questo Nobile Sport.
Esseemmeesso la Marika.
“Calcetto stasera?”
“Nooo, io lo odio”
E questa, Signori, è Arte Adeliana allo stato puro.
Impiego un po’ di esseemmeesse per centrare la situazione, ma poi sì, si può fare, certo, ma volentierissimo guarda. Pizzone a domicilio con dentro tutto a casa mia alle nove, che si sa che il Nobile Calcetto finisce a pizza e fichi e farsi vedere in giro non giova ai reumatismi, hai ragione Taz, casa tua, pizzone a domicilio, alle nove, mi raccomando la macchina Marika, chiamami Kikka, vengo a piedi, tranquillo.
Che bella la semplicità dei semplici:
Mi piaci >
Ti faccio piedino >
Mi tocchi le dita: hai capito che mi piaci e anche io ti piaccio >
Ti mollo il numero di cellu, allora >
Mi contatti >
Mi proponi di vederci e io dico di sì, perchè mi piaci e ti ho fatto piedino apposta >
Mi inviti dritto a casa tua e ci vengo, perchè altrimenti avremmo fatto tutte queste cose.
Finalmente si respira.
Adel jugend.
Esso occupa la serata del giovedì, tradizionalmente, un giovedì come oggi che è giovedì.
Il Giocatore di Calcetto il giovedì lascia a casa la morosa per unirsi agli altri Signori Giocatori di Calcetto e, con Costoro, cimentarsi nel Nobile Sport.
Io non gioco a Calcetto, ma mai come oggi, che è giovedì, ho provato una passione così intensa per questo Nobile Sport.
Esseemmeesso la Marika.
“Calcetto stasera?”
“Nooo, io lo odio”
E questa, Signori, è Arte Adeliana allo stato puro.
Impiego un po’ di esseemmeesse per centrare la situazione, ma poi sì, si può fare, certo, ma volentierissimo guarda. Pizzone a domicilio con dentro tutto a casa mia alle nove, che si sa che il Nobile Calcetto finisce a pizza e fichi e farsi vedere in giro non giova ai reumatismi, hai ragione Taz, casa tua, pizzone a domicilio, alle nove, mi raccomando la macchina Marika, chiamami Kikka, vengo a piedi, tranquillo.
Che bella la semplicità dei semplici:
Mi piaci >
Ti faccio piedino >
Mi tocchi le dita: hai capito che mi piaci e anche io ti piaccio >
Ti mollo il numero di cellu, allora >
Mi contatti >
Mi proponi di vederci e io dico di sì, perchè mi piaci e ti ho fatto piedino apposta >
Mi inviti dritto a casa tua e ci vengo, perchè altrimenti avremmo fatto tutte queste cose.
Finalmente si respira.
Adel jugend.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

