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domenica 3 settembre 2017

Lo status di cornuto

“Io vado a letto, grazie di tutto, Tazio” – “Grazie a te, Giacomo, buon riposo”.
E rimango nudo in cucina con la bella Faina Cannibale abbronzatissima che, lasciatemo stare, ma per averci cinquantasei anni dà tanta di quella lana a certe bagagliette sgarrettate che possono andare a nascondersi.

E ci baciamo con la lingua, subito, immorali, col cornuto assente, atto che esalta la sozzeria già consumata della nostra copula davanti a lui, ma adesso lui non c’è e le corna adesso sono quelle vere, quelle pesanti e la Paola Carnivora sembra ben intenzionata a intarsiargliele, ma con calma.

“Senti amore” – mormora sudaticcia e abbarbicata al corpo mio – “te desso non ti mettere a ridere, ma io c’ho fame…” ed io, con la mia proverbiale mente acutissima, intuisco subito il riferimento alla fame alimentare, che a quella cazziale c’ero già arrivato.

E così ci troviamo ad affrontare quel due etti a testa di agliolioeppeperoncino, col suo bel rossone Sangiovesone freddo da frigo, nudi, rutto libero, conversazione sbracata.

“Ma è da tanto che fate?” – chiedo con riferimento al fatto che, durante il ballo seicentododici allo Sciatnuar, avendole io confessato che se la minchia mi rimaneva dura un altro po’ mi ricoveravano in Ornitologia Chirurgica, lei ha rapidamente accettato di passare alla monta, ma solo alla condizione che il “cornuto” (ipse dixit) potesse rimanere a guardare. Ma please, con plasir.

“Son dieci anni che non gli tira più” – mi spiega a voce bassa, arrotolando – “mentre a me non ha smesso di abbaiare neanche in menopausa” e ride, mentre trovo che “smesso di abbaiare” abbia del sublime letterario.
“Per cui vi siete messi d’accordo così” – intervisto con la bocca piena di spaghetti.
“Beh” – dice la carnacea, ma snellea Paola porchea, masticando con le labbra lucide d’olioaglio e la compagnia bella – “diciamo che lui la fissa del cuckoldaggio ce l’ha sempre avuta, anche quando gli tirava il cazzo da giovane, figurati poi. Per cui è bastata una spintarella una vacanza a Urghada, con un ragazzo egiziano dello staff che me la batteva di brutto ed è iniziato tutto…”.

Crudele, selvaggia, spietata, porca, insensibile, disumana, sporca dentro.
Semplicemente stupenda.
E allora insisto, chiedendo se prima, senza che lui sapesse, lei praticasse aviominchie della foresta fitta.

“Beh sì, è cornuto da sempre, per quello” e ride che si vedono gli spaghetti.

Perché, vedete, “cornuto” è uno status, non una condizione in cui si viene messi dal partner.
E bisogna prestare attenzione, amisgi, perché il passaggio non è banale.
E’ cornuto da sempre, ergo non si è mai posto in una condizione di maschio alfa nella coppia, lasciando scoperto il ruolo per chicchessia avesse le attitudini per ricoprirlo.
La Paola, d’altro canto, ha semplicemente posto rimedio al fastidioso abbaiare della sua cagnetta in calore, rendendo disponibile a chi le aggradava il posto vacante di addestratore della bestiola.
Interessante, riflettiamoci prima di incazzarci.

Mi piace la Paola, alta, gambea, culacea sensuale, rizdora porno perfetta e irresistibile, tetta scesa nature, capezzolata grinzosa, abbronzata allo schifo, a meno di un triangolo bianco anteriore, depilata alla morte, lucida di creme e sudore, pedicuratissima da orgasmo e manicuratissima, coifferatissima, biondissima taglio corto, pettinato dal vento di Lanzarote a Maggio, caviglieratissima aurea sottile a sinistra e anellopollicea a destra che sai mai che disgraziatamente non la pensino porcona.

E finiamo la pastazza e fumiamo una Marlboro, ci raccontiamo osceni a gambe aperte e beviamo un limoncello che lo fa lei su ricetta che gliel’ha data una suora, ma te dove cazzo l’hai conosciuta una suora e le mordo una chiappa mentre si appecorina a prendere la bottiglia nel frigo, ride catarrosa, si beve, sposto la sedia e le esibisco il mio Femoredidinosauro Barzeo e Scappelleo, sortendo un sospiro e un “diochemeraviglia” a fiato quasi zero, prima di scivolare in ginocchio e sbocchinarmi sugosa, tirandomi a marmo lucido, pronto alla scena porno della MILFona alla pecora con lo stallone in cucina, checchissenechiava del Cornuto che dorme di là, vaffanculo, muori, inutile cazzomollo dimmerda.
Mi piace, mi eccita.

Che serata di classe sopraffina, che incontro di spessore.
La Paola mi attizza il fuoco nella caverna, mi ispira, mi musa, mi ricorda la Donnabestia nel suo splendido fulgore pre carcinoma, mi lascia intendere d’essere una lavagna da scrivere alla svelta, specie con quelle mie frasi deliziose che la sua sensibilità laida coglierebbe al volo, ma che la sua cultura in materia di liquame morale magari non le suggerisce. Ed è ora di acculturarla. E’ ora di farle qualsiasi cosa il cui termine contenga le quattro lettere “cul”.

Mi accompagna alla porta senza prendersi il disturbo di rivestirsi, tanto a luce spenta sembra Eva Kant di Diabolik in tutina nera, da quanto cotta di vacanze è.
Liturgia dello scambio numerale, trilli vibranti, sorrisi, è ok.

“Ma senti” – le chiedo sulla porta spalancata sul pianerottolo, carezzandole una guancia culea rigata di stupende smagliature – “ma se io ti chiamo, possiamo vederci anche solo io e te o sempre e solo con Giacomo?”
E lei ride.
“Hai progetti, porco?” – “Sì molti, porca.”
“E allora tu chiama, che Giacomo è affar mio.”
Assassina, macellaia, antropofaga.

Bacio lingueo, buonanotte.
Buonanotte un cazzo, è giorno.
Vado a casa e caffettazzo, che lo spaghetto mi ribolle nella panza, che io non lo digerisco di notte.
Sono un esserino delicato, io.

La Paola, eh?

martedì 19 maggio 2015

Ah, la Raffa

Ah, la Raffa!
La spio da dietro alle imposte a gelosia dalle quali mi appare a righe la piazza maestra con lei operosa  che serve ai pochi tavoli pigri, vestita degli stessi shortissimi shorts di ieri e della stessa maglietta azzurra senza maniche di ieri e delle stesse nere infraditone dalla suolona grossa di ieri e io sono eroticamente nudo che spio, tormentandomi sensualmente il cazzo che scappello e incappello dilatando con la punta dell’unghia il buco del glande.

Ah, la Raffa!
Mi dimeno pensando di annusarle l’ano appiccicoso e sudato tra quelle muscolose natiche porno e di leccare quelle ascelle carnose che immagino, a mio uso e consumo, ruvide di peli in ricrescita e odorose di sudore di femmina ormonica e sporca, sentendo ben presto il freddo del muro sulla cappella, data l’elongazione erettile rapidissima della mia Règia Minchia Randagia, sulla quale campeggia ancora il rossore doloroso del piacevole morso donatomi ieri sera dalla mia commercialista cannibale e pervertita, ed il ruvido muro sul frenulo mi masturba senza grazia facendomi sentire troia e depravata.

Ah, la Raffa!
Godo suino delle immagini vere e di quelle della fantasia, pensando di fare la lotta cattiva con lei, mascolina e arrapante, che mi sopraffà fisicamente chiamandomi ‘schifosa troia frocia’ e premo il cazzo forte cosicché il ruvido del muro mi bruci di più, piacevole, eccitante, piccolo dolore stimolante che ben s’accoppia al pensiero di sodomizzarla senza pietà mentre mi succhia vorace il cazzo col buco del culo, così come ho insegnato ieri sera a quella deviata violenta ossessiva della Lidia urlante, schiaffeggiandole sonoramente le mammellette appuntite di voglia, arrossandole a dismisura e rendendole sensibili al soffio prima che al tatto.

Ah, la Raffa!
Prima avrei voluto dire alla Anto che, giacché era qui per lamentarsi di miei comportamenti, che si spogliasse e mi desse il culo pieno di merda per farselo chiavare e sturare a fondo, legittimando così il suo ruolo di lamentante, ma il rischio che me lo desse per davvero era troppo elevato, maledetta troia inespressa e repressa che fa della sua nullità una virtù, ma che se solo fosse una figa pari alla metà della odiata (odiata, ma tu pensa) Emy, la fica la spammerebbe via email per farsela chiavare dal mondo, puttana dimmerda.

Ah, la Raffa!
Che afrore sublime deve avere sotto quelle lunghe dita dei piedi sudate di gomma ed erotiche e, perché no, anche in mezzo alle lunghe e muscolose gambe da porca e mi fa buon gioco ritenere che, assieme a shorts, maglietta e flip flop, essa indossi anche le stesse mutande di ieri o ieri l’altro, inspessite di dolce muco bianco e umide tracce di urina odorosa e, al pensiero di queste delizie da veri intenditori raffinati, mi aggrappo saldo come un orango alla cornice della finestra e spingo sul muro, grugnendo rabbioso un orgasmo bestiale  prodotto col solo movimento del bacino.

Ah, la Raffa!
Come mi urge, come mi urge, come mi urge, come mi urge.
Come fare, come fare, come fare, mio Dio come fare.

Ah, la Raffa.
Già, proprio lei.

venerdì 5 aprile 2013

Missed

Bonsgiur. Bel sole caldo, scrivo ignudo al mio Mac mentre continuo ad abbrustolirmi e a diventare di una bellezza ammutolente.
Questa mattina mi sono interrogato sul perchè, quando si è in ferie, la colazione diventa un momento di cloaca spaventosa: ma quando mai le mangio io le uova con le salsiccette e lo yoghurt con l'ananas dentro e il formaggio col prosciutto cotto? Mai. Eppure qui diventa essenziale, imprescindibile, quasi il DNA subisse un viraggio mitteleuropeo mai avuto in generazioni e generazioni di avi.

Fatti salienti pochi e questo è un bene. La pigrizia totale ieri mi ha impedito la dunagione, ma credo che nel pomeriggio andrò a darvi un assaggio. In compenso, ieri, ho stretto rapporti proficui con la sinistra morenita affascinante che mi rifà la camera. Lombroso è stato pienamente sconfessato, ma io leggo il lurido razzolante negli occhi delle persone con un solo sguardo. E così, allungandole una venti euri di mancia, le ho chiesto se per caso (per caso eh) avesse la possibilità di procurarmi dell'erba e lei ha chiuso la porta e mi ha chiesto quanta ne volessi. Ci siamo accordati su una quantità corposa più una pipetta e, con euri anticipati (un rischio, lo so), abbiamo stretto l'affare. Per cui, prima, rientrando dalla cloachea colazione, mi sono ritrovato la stanza fatta e un sacchettino del pane stropicciato con dentro un sacchetto di plastica pieno di roba verde marcio e una pipetta. Brava morenita. Faremo grandi affari io e te.
Hierba buena, tra l'altro.

Qui la compagnia è cordiale, ma suppongo che il genere di cordialità a cui aspiro non sia raggiungibile. Certo le soddisfazioni non mancano: ieri pomeriggio mi sono piacevolmente intrattenuto a conversare con Margareth, una elegante signora inglese ultrasessantenne con dei bellissimi piedi e delle belle tettone apparentemente ancora sode e, nel conversare e favellare del nulla, ho gradito avvertire la comparsa di una discreta erezione di cui ho fatto volgare e distratto sfoggio sotto i suoi scarsamente celati sguardi di compiacimento.
Son cose belle, per un maiale di razza come me.

La signora con gli occhialoni, che staziona perennemente sulla sdraio davanti al mio bungalowino, pare se ne andrà domani, che è giorno di cambio. L'ho colto con fatica da una conversazione tetesca con un'amica. Peccato. Peccato perchè, con progressione lenta e di stile, sono arrivato alla sega lenta guardandola e lei non ha teso un muscolo. Certo, vi è l'ipotesi che dormisse, dietro a quegli occhialoni, ma non ne sono affatto certo. Vedremo cosa porterà il prossimo carico di geronti. Non mi scompongo manco se cade un meteorite.

C'è una biondona alta, sulla cinquantina, estremamente ben figa. Credo sia olandese. Anche su di lei temo la partenza, considerando il tono dell'abbronzatura. Quella, ve lo dico stupendovi, me la chiaverei proprio di brutto brutto brutto. Ma non mi scompongo affatto.

Fuori da qui c'è un mondo allucinante di locali allucinanti, la maggioranza gay. Devo ancora capire bene la mappatura, ma sono certo che con la morenita riuscirò ad avere dritte serie. E' importante avere un aggancio locale, importantissimo.

Dal mondo nessuna notizia. Ho mandato un text al Ruggi per dirgli che sono vivo e vegeto, ma per il resto pare che l'operazione Tazio Missed In Action stia funzionando alla stragrande. Bene.
Il sole è alto e caldo e adesso, quasi quasi, mi infilo le infradito, due straccetti e lo zainetto e mi inoltro nelle dune. Massì.
Ma non mi scompongo affatto.

giovedì 8 novembre 2012

Ramage e la parte per il tutto

La commessa del negozietto aveva scarpe gialle con la zeppa e il taccone e un grande tatuaggio floreale sul collo del piede, scuro, esteso, eccitante. Ho comperato le mie cose e poi, approfittando della distanza dalle altre persone, le ho detto che il suo tatuaggio era bellissimo e che mi sarebbe piaciuto, qualora possibile, vederlo tutto senza scarpa e lei mi ha detto un 'certo' disinteressato dalla domanda e dalle sue motivazioni feticiste e onanistiche e si è tolta la scarpa, puntando il piede nudo sul pavimento sia per mostrarmi, sia per bilanciare l'assenza del taccone. Mi sono molto eccitato ed ho avuto la necessità di entrare da McDonald's per andare a masturbarmi nel bagno.

E' sempre così.
E' il gioco della parte per il tutto.
L'esibizione della nudità dei piedi è intima al pari dell'esibizione dei genitali.
E lei aveva delle dita molto belle, belle forse quanto la sua vagina. 
Oppure no, ma il dettaglio è assolutamente ininfluente.

martedì 30 ottobre 2012

Amore romantico e viaggi lungo le estremità

Fase uno: il regalo
Ed allora sediamo nell'elegante ristorante dell'elegante albergo e siamo eleganti, io total black, lei total black, vestitino al ginocchio, calze nere, che lo so che sono autoreggenti, scarpa tacco dodici, capelli raccolti, lo so che non c'ha niente sotto, sento l'odore della sua fica da qui.
Sediamo e brindiamo, la luce sul tavolo, calda, la musica bassa, l'ambiente raffinato, metto una mano in tasca ed estraggo un cubetto e lo metto sul tavolo, davanti al suo piatto, lei lo guarda e capisce, fa fare uno scatto, mezzo cubo si apre, due occhi si illuminano, un sorriso si arcua all'insù, poi la bocca si strizza, la luce oculare si bagna di umido, mi guarda e dice "è bellissimo" e scuote la testa, ti aiuto, aspetta e glielo infilo, l'anello, che mi rendo conto che se fosse stato appena più grande, il diamante, più grande di un qualsiasi grande più grande di quello che era, sarebbe stato meglio, ma lei si alza e mi balza in braccio baciandomi e stringendomi, affanculo il dress code e il ristorante elegante, non piangere Skiz che ti cola il mascara, è waterproof, Tazione, lo fanno per quelle come me che sono felici alle lacrime.
"Allora sono la tua fidanzata!!!" mi dice con un sorriso commosso che basta quello per aver avuto una ragione per essere stati al mondo e io rispondo di sì, sì, sì, sei la mia fidanzata e nemmeno ti dico cos'altro c'ho nella testa perchè per oggi è abbastanza così, beviamo, brindiamo, diamoci da fare, bisogna festeggiare, sono felice come non lo sono mai stato.

Fase due: ogni tuo desiderio è un ordine, specie se ho anche io lo stesso desiderio
Ceniamo, signorili, leggeri, eleganti, poi a un tratto un piedino si insinua tra le mie gambe e io provo una scossa tra ano e coglioni, la guardo, mi guarda e senza parole mi chiede se c'è un dopo cena, che lo so che me lo chiede ed allora io metto una mano nella tasca interna e tiro fuori una chiave magnetica, la appoggio sul tavolo, pronuncio il numero 308 e sorseggio un altro po' di vino e lei la guarda e mi guarda con un abbozzo di sorriso, spostando a destra la mascella ed attende istruzioni, gioca con la chiave e poi non riesce a resistere e mi chiede "e?…" ed io rispondo misterioso "e dopo cena saliamo alla trezerootto" e sorseggio e lei incalza, con l'occhio che si insudicia e torna a chiedere, quasi timorosa, chiede abbassando la voce, guardandosi intorno "… giura… " e io annuisco col capo e lei ha un'espressione che meriterebbe una foto e poi incalza di nuovo, vuol sapere, ma io taccio, evado, eludo, siglo e sigillo con un "Ho fatto ciò che mi hai chiesto" e sorseggio e sento il mastichio sordo della sua fica e comincio a provare una blanda erezione e lei appoggia il tovagliolo e dice "andiamo".
E saliamo, col lift che c'accompagna, senza parlare, composti ed eleganti e camminiamo sulla moquette damascata e infilo la chiave e la stanza si apre ed entriamo e prendiamo visione del letto sul quale si materializzerà il desiderio sudicio della mia fidanzata, che nelle sue masturbate sogna di essere a letto con me e un altro uomo e sogna pure di guardarmi mentre io e il montone occasionale ci facciamo di tutto, infilandosi tra noi per coadiuvare gli accessi, riposizionare le uscite, contribuire al piacere totale.
"Voglio vedere come lo succhi, voglio vedere che lo prendi nel culo e che lo metti nel culo a lui, voglio leccarvi mentre vi inculate" furono le parole esatte, che divennero ordine, ordine facile da evadere in questa sudicia meravigliosa città dove ci sono agenzie per tutto.

Fase tre: la sorpresa
Ore ventidue e ventiquattro, la Skizza va in bagno a preparasi, in sei minuti il nostro ospite sarà qui, le dico di rimanere nel bagno sino a quando lui non sarà nella stanza e lei dice di sì, rossa ed eccitata, poi bussano alla porta, lo saluto, ci eravamo parlati al telefono, nessuna sorpresa, è esattamente come nelle foto dell'agenzia, porta un mazzetto di fiori, perchè sa che oggi è il compleanno della mia troia, è un signore, mi piacciono i suoi modi delicati.
Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando esce dal bagno, Oscar sosta in mezzo alla stanza, composto ed elegante, in attesa di conoscere la scrofa da montare e io busso due volte e la Chiara esce, autoreggenti e scarpe e null'altro e strabuzza gli occhi e la capisco, perchè Oscar è un inatteso ed inimmaginato pezzo di manzo di colore di un metro e novanta, completamente bald, un bellissimo sorriso bianco, una fisicata da atleta e io so, lo so solo io al momento, perché io ho visto le foto, che sotto c'ha una manichetta antincendio che deve usare un rocchetto per farla su e metterla nelle braghe e chiedo alla Skiz se le piace e lei lo tocca e mi dice raggiante che le fa un sesso pauroso ed allora mi accomodo sulla poltroncina, accendo una Marlboro e mi metto a guardare quel che succede tra i due.
Sublime spettacolo impagabile.

Fase quattro: when you try it black you never come back
Parla. Parla ininterrottamente, coadiuvata dal cannone carico fatto nell'attesa di Oscar, parla, parla, parla a me, che sto seduto sulla poltroncina, vestito, nella penombra, fumando e sorseggiando un bourbon.
"Sono infoiata come una troia, non vedo l'ora di scopare davanti a te amore" e poi ancora "Voglio che mi guardi mentre prendo il cazzo nero, amore" e poi ancora, succhiando quel sublime pezzo di minchia di cioccolata "Guardami come ti faccio le corna, sei cornuto amore, ti eccitano le corna, vero amore?" e poi ancora, rivolta ad Oscar "Montami come una cagna, ho voglia di cazzo, ho bisogno del tuo grasso cazzo nero" e poi mi dimentica, facendosi fare di tutto da quella statua di ebano che suda ficcando senza pietà ed io sublimo nel guardarla, stravolta, che gode nell'anima a prendere il suo primo e, presumo per nulla ultimo, grosso cazzo nero. Gode, perduta negli umori e nella monta, puro fascio di sensazioni ed è bellissima, bianca, sotto il meraviglioso uomo nero che sbatte poderoso facendole sussultare le tettine, facendole gonfiare gli occhi e brillare di sudore il poco profondo Canale di Suez, la fica lucida e arrossata, gonfia di cazzo di cioccolato, fino a che viene, viene urlando, con Oscar che sbatte come l'onda sugli scogli, concentrandosi, perchè la mia troia è molto bella, è bellissima e fa venire voglia di sborrare. E la Chiara cade sul letto, gira la faccia gonfia e stravolta, mi guarda dalle fessurine e gorgoglia sozza "Spogliati, porco, e vieni qui che voglio anche il tuo cazzo, adesso".

Fase cinque: trattamento doppio per madame
Succhia, in ginocchio, impugnando salda le nostre minchie, la bianca e la nera, che se il mio è grosso, il suo non so cosa sia, succhia uno poi l'altro, se li sfrega sui capezzoli, sudata, spettinata, abbraccio Oscar, caldo, sudato, gli accarezzo il culo, lui fa lo stesso col mio, ma prima bisogna soddisfare la signora e la signora ha in mente solo una cosa, che è la doppia, uno nel culo e uno nella fica e così la lubrifichiamo, Oscar le scivola nella fica fino ai coglioni e io premo il mio cazzo nel buchino vorace, scivola, scappa, premo, entra e sento il pilone del mio amico Oscar e cominciamo a fottere la mia troia che grugnisce che ne vorrebbe altri due da succhiare, neri, duri, grossi e più blatera, in un ottimo inglese, più io e Oscar la sbattiamo senza pietà, godendo dello sfregamento delle reciproche minchie e del contatto di tanta pelle nuda e sudata ed è veramente difficile non scoppiare in una sborrata, che la Skizzolina è assatanata e dopo un po', un bel po', comincia a grugnire rabbiosa e schizza copiosa sui coglioni di Oscar, venendo in un tremito epilettico, mentre il dio nero le succhia i capezzoli, bordeaux dall'eccitazione animale.

Fase sei: stop and go
Calma, acqua, Oscar se vuoi farti la doccia nessun problema, grazie ne approfitto, sigaretta, baci convulsi, sorrisi, mi mostra l'anello, felice, raggiante, tiamotiamotiamotiamo, un'aberrazione sublime, poi ricomincia il calore "Voglio vederti  con lui, adesso" e Oscar ritorna, in una scia di bagnoschiuma caldo, mamma mia che pezzo di manzo stupendo, gli accenno con gli occhi e lui beve, appoggia il bicchiere e viene verso di me, ci abbracciamo, ci slinguiamo, ci palpiamo e in due secondi siam lì a menarcelo e ce l'abbiamo duro in un picosecondo e la Skizza sul letto si masturba sudicia e sorridente e mi inginocchio e gli tiro il pompino più appassionato dai tempi di Cromwell, gli succhio i coglioni, cerco il suo buco e spompino, ma non ce la faccio a prenderlo tutto in bocca, è enorme, gigantesco, poi saliamo sul letto e ci divoriamo e quel corpo è stupendo e la Skizza è un'oscena baldracca lercia che si tortura la fica guardando, dirige, chiede, eseguiamo, poi mi spinge a novante e mi lubrifica abbobdamente e guida Oscar ed è stata un'esperienza esaltante, quel ragazzo sa cosa vuole e ci sa fare da matti e mentre lui mi strapazza il culo come merito, la troia mi succhia la minchia, i coglioni, i coglioni di Oscar e il suo culo e ritorno ed è esaltante, sfrenato, osceno, amorale, magnifico.
Ci facciamo, ci inculiamo, per ore, cambiandoci, con la Skizza satanica che dispone e comanda e noi eseguiamo, al limite del sostenibile, con i cazzi che ci fanno male e poi io a un tratto, esasperato dalla voglia, mi tolgo la gomma e ordino secco alla Chiara di inginocchiarsi e lei capisce ed esegue, Oscar pure, che si sgomma rapido e giù, veloci, due seghe furiose e finale porno americano, schizzi violenti in faccia alla Chiara che mugola e geme, leccando, la lingua impastata di sborra, il mascara che cola, perchè è waterproof, ma non jizzproof e via sino all'ultima goccia e poi, finalmente, la tregua.

Fase sette: a letto a casa
"Taz, mi hai davvero spiazzata, è stato il più bel momento della mia vita quando ho aperto lo scatolino e ho visto questo"
"Non te l'aspettavi?"
"No Tazio, sinceramente era distante anni luce dai miei pensieri, ma è una cosa stupenda"
"Dio Chiretta, è un simbolo più che altro, perchè lui, poverino, è piccolo, ma fin lì arrivavo"
"No, no, zitto, zitto, taci non rompermi le balle. E' una cosa meravigliosa sapere che tu…"
"Che io?"
"Insomma che tu fai le cose serie con me…"
e ride guardandomi.
"Oh, bambén, rispetto eh, che se no mi riprendo l'anello e mi sfidanzo subito"
"Dovrai uccidermi"
"Era nei piani"

Silenzio.
Baci, buonanotte, spegnimento di luce.
"Taz?"
"Eh"
"Starai per sempre con me vero?"
"Ah, mi vuoi per sempre?"
"Sì"
"Vedrai come ti penti di questa frase, ah behbeh, vedrai" e mi giro.
"Cosa vuoi dire?"
"Niente. Siii-lenzio. Dooor-mire."
"Ti amo Tizio"
"Ti amo Caccola"


Tutto ciò è divino.
Tutto ciò è follia.
Tutto ciò è.

lunedì 8 ottobre 2012

Sabato porcheriggio

Ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma sarà mica ottobre questo qui?, ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma l'anno scorso a quest'ora faceva così caldo?, ma non mi ricordo, ma che caldo, ma che caldo, ma che caldo e prendiamo la smartina scappellata e filiamo leggiadri alla spiaggetta porcona del fiume lontano lontano.
Ma che bella che sei tutta nuda Skizzetta, ma mi piace tanto sai?, ma lo so Tazione Porcone e mi piace anche a me, ma vieni qui che ti do due leccatine alla passera, ma sì che ti dò una ciucciata al bastone, pin, pun, panf, ci caliamo una bella chiavata bucolico agreste, con le mosche birichine che ci si posano addosso e che bella meraviglia lo scopazzo all'aperto, ma mi viene da piangere a pensare che ci siamo bruciati un'estate sozzissima qui che è bellissimo, ma dillo a me Skiz, ma lo dico a te sì, quanti altri vedi qua attorno.

Ripulita e poi porra, super porra randazza pazzesca pazzeschissima, ma vieni, ma senti qua, caldo il giusto, ma è stupendo, ma 'scoltamo Taz, ma quello lì che viene avanti nudo non è mica il tuo amico?, ma sì che è lui e mi alzo e saluto e lui saluta ed arriva. Grande Dante, baluardo inespugnabile della sporcaccioneria senile, monumento vivente, sentinella instancabile del tratto di fiume seSuale, Sindaco Emerito della spiaggetta porcona del fiume sozzone, Gran Maestro della Loggia delle Seghe spontanee. E si chiacchiera. E com'è, e come non è, mi fa sintesi dell'estate che ci siam persi, e stiam lì tutti e tre in piedi, che sembra un incontro in spiaggia a Pinarella e invece siam nudi e sulla riva di un fiume. Poi la Skiz abbandona il consesso e si stende a prendere il sole e a me mi vien da sentire dell'odore di zolfo e infatti il sole lo prende sì, di schiena, con le braccia lunghe distese sopra alla testa e le gambe spalancate, che Dante comincia ad averci delle difficoltà sintattiche ed anche narrative, ma riesce comunque a esprimere i suoi sentimenti spalpugnandosi sporadicamente il cazzo con una nonchalance che è da premio Nobel, mentre la Skizza é in evidente attesa della sua ginecologa che, senza alcun dubbio, le doveva aver promesso di visitarla attorno a quell'ora, lì sul fiume e lei si faceva trovare pronta.

La piccola zoccola (su quel 'piccola' vi sarebbe da discutere assai, lo so bene) a un tratto gira il capino strizzando un occhio accecato dal sole, ma fessurando l'altro per controllare cosa stesse accadendo, cogliendo perfettamente la scena del geronte arrapato e del suo porco compagno imbarzottito dalla situazione e, con naturalezza giovanile e puttanaggine consumata (che va detto), abbozza ad un sorriso e dice, con la manina parasole tesa sulla fronte "Non venite a sedervi?" che diobono, la mia amica B dirà anche che fa di tutto per compiacermi, ma secondo me è proprio puttana di dentro e io questo lo amo al pari della puzza dei suoi piedi.
E così sediamo sulle spugne dozzinali e consunte, radunati come il gran consiglio del villaggio Sioux, solo che il Gran Capo Anziano al calumet preferirebbe la pippa.

Provochiamolo, 'sto Dante, apriamo le gambe sbattendogli in faccia la fica cerata di fresco al mattino, bella arrossata e gonfia, apriamo le alette della farfallina con due dita per fargli vedere quant'è rosa e bagnata di dentro, facciamoglielo diventare duro a 'sto Dante, magari sussurrandogli qualche porno sozzura del tipo "Dai, Dante, menatelo che mi piace guardarti…" massaggiando la passera carnivora, infiliamoci un dito di dentro e poi mettiamolo in bocca al povero Dante che c'aveva la minima a duecentoquaranta, giochiamo con l'alluce fresco di smalto scarlatto sui suoi coglioni, mentre il Gran Capo degli Arrapaho siede in ginocchio tirandosi la madre di tutte le raspe, arriviamo sino al punto di chiedergli "Sono troppo troia?" avvitandosi su un concetto filosofico su cui io e Dante la pensiamo allo stesso modo: nessuna donna è MAI troppo troia, esortiamolo a osare, con richieste puntuali "Sborrami il piede Dante che mi eccita", culminiamo col capolavoro della richiesta di permesso "Taz glielo posso menare un pochetto?", permesso accordato e allora inginocchiamoci davanti a lui, tirandogli una sega con quelle manine sante dell'arte, mentre Dante agguanta le chiappe e, in meno di un secondo dalla presa innocente grugnisce e sbuffa e sborra, con la Skizza che mi guarda satanica con un sorriso malato e marcio, per poi abbandonare la preda inutilizzabile e scivolarmi tra le gambe approcciando una pompa vorace, invitando Dante a stendersi e a guardare, a guardare con che plateale tecnica sugge la minchia e, successivamente, con che leggiadra naturalezza la cavalca.  

***

"Và che se muore d'infarto son cazzi eh" le dico a bordo della smartina scappellata che ci riporta all'ovile.
Rolla un cannellone ripieno dicendo un "Ma va là" sdrammatizzante.
Poi accende e mi dice "Ma secondo te, quanti cazzi sarebbero?" con l'occhio stretto da mignotta e il sorriso da troia.

Londra apre la mente, per carità, non discuto.
Ma la bassa sugnosa farebbe del gran bene a molti inglesi.

lunedì 28 maggio 2012

Show


Si chiama Dante ed ha più di sessantacinque anni. Dante è un guardone segaiolo che si muove sulle rive del fiume. Lo conosco da parecchio tempo e so che è una persona innocua ed assolutamente non aggressiva. Sì, Dante è una persona per bene. Quando iniziano le belle giornate, Dante, che è un omone alto un metro e novanta appena sovrappeso, si calca in testa un cappellino bianco da baseball, si mette gli occhiali da sole e scandaglia, completamente nudo e completamente depilato, quel tratto di riva del fiume che è rinomata per ospitare guardoni e esibizionisti. La famosa Spiaggia Porcona sul fiume lontano lontano.
Lì non ci sono famiglie e bambini, ma solo uomini e donne, soli od in coppia, che amano mostrarsi nudi. Che poi il mostrarsi nudi è un entry level, perché nella realtà si è lì per far ben altro, essendo tra adulti consenzienti e rispettosi dei sacri confini territoriali altrui, che si valicano solo su invito.

Ieri ci ho portato la Skizza, sulla Spiaggia Porcona. Ci siamo trovati un posticino strategico, arretrato, prossimo alla vegetazione e ci siamo spiaggiati lì a vedere cosa succedeva. Nudi. Ci siamo fatti una porra, abbiamo preso un po’ di sole, il movimento era ridotto, qualche guardone in transito, niente di che. Ci siamo scambiati qualche carezza e qualche bacio, perché toccarsi in pubblico, in mezzo alla natura è una cosa bellissima. Poi è arrivato Dante. Mi sono alzato e l’ho salutato e lui mi ha scroccato subito una siga, che è tradizione tra noi. Perché Dante non potrebbe fumare, che glielo ha detto il medico.
Gli ho presentato la Skizza e l’ho invitato a sedersi e lui ha accettato. Si è fatto a calci una specie di rialzo di sabbia, gli ha appoggiato sopra l’asciugamano e si è seduto. Io stavo seduto sul mio asciugamano e la Skizza è rimasta stesa. Abbiamo parlato (pensa un po’) di terremoto, poi di fiume, di fessi che vengono lì a pretendere che ci si metta il costume, cose così. La Skizza stava stesa appoggiata sui gomiti, le gambe lunghe, e io sapevo perfettamente che Dante la stava guardando per bene, perché una fighetta di ventiquattro anni è cosa rara, alla Spiaggia Porcona.

E così, un po’ per Dante, ma soprattutto per me, ho iniziato ad accarezzare il pube della Chiaretta che ha capito in un milionesimo di picosecondo cosa stavamo facendo, ottenendone conferma anche dal fatto che Dante, seppur senza smettere di chiacchierare, ha iniziato a tirarsi l’uccello, scappellandosi ed incappellandosi. E così le mie dita dal pube sono scese lungo gli erotici bargigli delle fica della Chiara, imprimendo un discreto, ma visibile, movimento rotatorio attorno al suo clitoride. Le chiacchiere sono andate rarefacendosi, mentre la minchia di Dante è andata acquistando durezza, così come la mia, e il clitoride della Chiara è andato ingrossandosi e il suo bacino ha iniziato un lievissimo ondeggiamento, a testimonianza del piacere ritratto dalla sudicia convention.

“Che figa che sei, signorina” mormora Dante alla Chiara che gode dietro gli occhialoni da sole, aprendo le gambe mentre la mia mano la masturba senza più nessun pudore aggiunto. E la scena sozzissima porta Dante a schizzare discreto, sulla sabbia su cui lascia ellissi scure di sperma. Io e lei proseguiamo, ostentando, formalmente ritirandoci in un privato a due, seppure davanti a Dante che continua a guardare.
Ci masturbiamo mutualmente, dimenandoci, venendo dopo un pochettino, baciandoci, scherzando, tra noi e con lui.
Luridume progressivo che esalta le menti portate.
Amoralità totale.
Assenza di limiti.
Viziosi schifosi.

Nella notte, abbondantemente alterati, la Chiara cavalcandomi mi dice “Scommetto che ti sarebbe piaciuto che gli avessi fatto un pompino, al vecchio maiale”. Ed in effetti è vero, sì, c’ho pensato. Ma non sarò certo io a dirle cosa voglio che faccia. Mi limito a chiederle “E tu? Tu hai avuto voglia di farglielo un pompino al vecchio maiale?” e lei mi risponde sincera.
“Mentre eravamo lì no, avevo voglia di farlo a te, ma adesso che ci penso a distanza, sì, mi eccita l’idea di farglielo, mi eccita la situazione”

Vedo un’estate lunga e impegnativa.

mercoledì 16 maggio 2012

Conversazioni nell'Universo Parallelo


“Ho deciso di abbassare la soglia di selettività, Tazio” – mi dice Milly infossata nel vecchio divano di pelle, con addosso la vestaglia di seta nera semiaperta – “e così ho ricontattato alcuni esclusi dell’anno scorso. Una parte erano quelli che c’erano qui stasera”
Mi informo su quali fossero i precedenti criteri di selezione.
“Non c’era un criterio matematico, si consideravano molti elementi, non ultimo quello della possibilità, per alcuni, di essere riconosciuto da altri che avrebbero potuto usare la notizia contro di loro. Veti dal consiglio, se vuoi.”
Capisco. Bisogna avere soldi e essere o innocui o amici degli amici degli amici.

Habana siede ai suoi piedi, sul tappeto, aggrappata al suo polpaccio, con addosso una camicia a quadri da uomo, molto, ma molto più ampia di lei. L’uomo se ne sarà andato e la camicia sarà restata, in assonanza con la vestaglia di Milly. I capelli le stanno ricrescendo, è stupenda in ogni modo.

“A che punto sei con la meditazione sulle feste Milly?” chiedo anche per organizzarmi.
“Buono. Anzi ottimo, direi. Ti aggiorno. Le feste non verranno fatte qui, ma in Villa […]. Ho ottenuto l’uso da uno dei soci benemeriti. Verrà fissato un giorno della settimana, che credo sarà il venerdì, che così anche se si fa mattina il giorno dopo è un sabato. Le feste saranno a pagamento, ma certo non per te Tazio. Ogni venerdì una festa, alcune a tema, altre semplici feste di gala danzanti con buffet”

Semplici feste di gala danzanti con buffet. Fatico a isolare il minimalismo dalla frase.
Grandiosa, però, l’idea delle feste in quella Villa. E’ enorme, dai miei ricordi. Ci sono entrato solo una volta, sei milioni di anni fa. Molte potenzialità, sì, molte.
Poi scende in dettagli economici. Prezzo per persona, persone potenziali. Un botto. A quel punto chiedo diretto quant’è la quota associativa annuale. Moltiplico per i soci, aggiungo le feste e rimango basito.
Mi guarda con un ghigno satanico.
“Vuoi sposarmi adesso, amore, vero?” e ride, portando la mano dietro la nuca di Habana, tirandola a sé, e la Bella d’Ebano capisce al volo, scivola sinuosa tra le gambe di Milly che si spalancano e comincia a leccarle le fica, mentre l’Imperatrice si accende una fetida Gauloise.
E geme lieve,  soffiando il fumo verso l’alto.

Adoro i post serata nella zona demilitarizzata degli appartamenti millyani.
“Hai una data di debutto?” le chiedo.
“Non ancora” - mormora palesemente distratta dalla lingua rosa che le guizza rapida tra i peli corvini – “ci sono alcuni lavori di completamento, imbiancature, tappezzerie, arredi che devono essere completati. Penso verso la fine del mese prossimo, approssimativamente” e poi aspira aria tra i denti, guardando il viso di Habana con un sorriso, carezzandole la testa ispida di capelli in crescita.

“Notizie di Inquieta?” – le chiedo assestandomi sulla seduta, perché alla Bella d’Ebano è scivolata la camicia scoprendo una spalla e quella pelle nera e quello slurpare rumoroso, zuppo e compulsivo me l’hanno fatto diventare durissimo ed avrei bisogno di tirarlo fuori per dargli sollievo.

“Quella vecchia troia. Sembra che…” – ed interrompe per mugolare a bocca aperta sorridendo alla vitellina leccante – “… sembra che voglia aprirsi un Circolo.. su…suo…” – e geme di nuovo scivolando sulla seduta per offrire di più la fica alla divinità nera – “… ma io me ne sbatto… tirerò fuori qualcosa di impe…di imperiale da qui… non la temo di cer..to” – ed ondeggia il bacino, arricciando le dita dei piedi. E io conosco bene quelle dita dei piedi e so che quando si arricciano Milly comincia ad essere vicina. Come non capirla, d’altra parte, con una vitellina così dedicata e devota che le slurpa salivosa la fica infilandole le dita in tutti i buchi dilatati.
“Ti sei chiavato la su…sua tro…ia?” mi chiede scomposta, con palese riferimento a Svetlana.
“No” rispondo godendo di vederla godere.
“Cosa aspetti? Fattela… vai a… a prend…derla…” mi dice abbandonandosi sullo schienale, oramai incapace di sostenere la conversazione. Subdola Milly, a questo punto si fa senza esclusione di colpi, vero?

Adoro i post serata qui.
Taccio e le guardo. E penso che questo è un vero Universo Parallelo e che lei è veramente un’Imperatrice.
E dopo un certo tempo Milly si tira i capezzoli sino a deformarli, con l’acconciatura disfatta riversa all’indietro, squarciando l’aria con un urlo violento, sollevando i piedi da terra, con quelle belle dita arricciate.
Sì, è un meraviglioso Universo Parallelo.
E io ne faccio parte attiva.
Delizia.

Violini, cavalle, champagne e striscioline


Raphaèl transita dalla Sala del Tè al Salone Principale con in mano un vassoio con tre bicchieri di champagne, destinati alle Musiciste in pausa. Lo fermo e dico che lo porto io, come succede nella commedia americana anni cinquanta. Ed entro con un motivo serio nel Salone Principale dove Milly sta ancora mettendo a loro agio i Nuovi Arrivati.
Lo appoggio sul pianoforte, sorridente come si conviene ad uno stupendo esemplare di maschio par mio.
Porgo i bicchieri a ciascuna delle Maestre e approfitto dell’occasione per approcciare la Violinista.
Facile approfittarne, d’altro canto: le altre due, quando sono in pausa, si barricano dietro al pianoforte, interponendolo tra gli occhi del Salone e i loro corpi nudi.

Accenno a un brindisi, ricambiato. La Violinista ha il sorriso sozzo ed anche lo sguardo, ma stasera quest’ultimo è di difficile individuazione, considerata la benda di organza.
“E’ difficile suonare con quella?” chiedo per rompere gli indugi.
“No. Ci si vede bene attraverso e poi io riuscirei a suonare anche ad occhi chiusi” mi risponde lenta.
La guardo. Mi guarda che la guardo.
Mi incuriosisce quell’importante tatuaggio rotondo sotto l’ombelico, con quei segni interni strani, diversi dallo stile dei classici tatuaggi.
“Bello quel disegno” – dico mentendo, accennando con lo sguardo al cerchio – “ha qualche significato preciso?”
Si accarezza la pancia nel punto in cui è tatuata, la massaggia, la strizza appena e mi risponde.
“E’ un simbolo azteco propiziatorio della fertilità femminile” mi risponde massaggiandosi erotica, con la bocca appena piegata a sorrisino lercio.

E io mi distraggo solo una frazione di secondo, frazione in cui resto stupefatto a considerare l’immane quantità di troiate che dicono i tatuatori, che per quante mila ne dicano, tanti mila più uno che se le bevono ne trovano.

“Propiziatorio della fertilità…” - ripeto, avvertendo un fremito al frenulo – “…e tu sei molto fertile quindi?” - insisto, indagando su quel tema per me molto erotico.
Beve un sorso di champagne, sorride e poi sussurra lenta, alzando il mento equino a segno non verbale di essere perfettamente in grado di reggere il flirt.
“Molto fertile… sono anche in piena ovulazione, ora …“ e trovo la conversazione sublime.
Mi avvicino al suo orecchio. Voglio non lasciare alcun dubbio su di me.

“Sei molto bella… molto sexy…” – inizio con un filo di voce nell’orecchio destro che lei mi porge come fosse una scodella nella quale dovessero gocciolare le mie parole – “…i tuoi piedi sono stupendi e mi seducono…” – informazione che ritengo essenziale fornire sin da subito per non generare confusione - “…però, se mi è consentito e vorrai accettare un mio consiglio, io questa” – ed alla parola ‘questa’ scorro il dito sulla strisciolina di peli neri del pube, scorrimento che la induce istintivamente a spingere appena indietro il sedere per sottrarsi allo scorrimento medesimo – “…la eliminerei. Ce l’hai bella, perché distrarre gli sguardi con ornamenti inutili?”

 Bagliore di denti bianchi scoperti dal sorriso debosciato. Mi guarda riprendere la posizione frontale che avevo abbandonato per far gocciolare le mie parole nella scodella auricolare.
“Dobbiamo ricominciare ora…” dice prendendo archetto e strumento, senza perdere la piega sozza della bocca.
“Ti tengo d’occhio…” le dico sorridente, arretrando di un passo con la mano sinistra in tasca, mentre con l’indice e il medio della destra indico i miei occhi e poi, con il solo indice, punto lei, con un piglio molto Bruce Willis, che sdrammatizza col ridicolo, fa ridere e pensare “che simpatico figlio di puttana porco laido puttaniere che mi vuole scopare” che quando una donna lo pensa di te, tu sei già col naso a dieci centimetri dal suo sacro buco.

E lei ride, ottimo segno, e porta alla spalla il violino, continuando a guardarmi laidamente sorridente.

Che bel flirt.
Non mi rimane che tenerla d’occhio, a questo punto.
Me lo dico come se ce ne fosse bisogno.
Cavalla erotica.
Già.

giovedì 3 maggio 2012

La sudicia scoperta


Correva l’anno 1992.
Fu per pura curiosità, la prima volta. Si sapeva benissimo che in quel tratto del fiume c’era una discreta densità di maiali che andavano là a segarsi, singoli od in gruppo, spesso favoriti dalla vista di coppie esibizioniste che stabulavano nei paraggi cercando di scatenare la falegnameria selvaggia nei maiali o cercando altre coppie, o singoli, o singole, pari requisiti.
E così, per pura curiosità, un bel pomeriggio di agosto vacanziero ci andai anche io. Per vedere se era vero e come funzionava. Vestendo i panni dell’observer, insomma.

Arrivai in quello che mi pareva tutti indicassero come quello “caldo” e col mio asciugamanino ed il mio bel costumino (rigorosamente Speedo da una vita, perché ci sono regole gay alle quali non mi sono sottratto mai) mi piazzai a vedere cosa succedeva. E fu una rivelazione. Una rivelazione che mi sconvolse, perché imparai cose sul mio istinto che non conoscevo e che erano ben prepotenti.

I due signori erano nudi. Completamente e totalmente ed assolutamente nudi. Entrambi sulla quarantina. L’aspetto fisico, i canoni della bellezza che all’età di poco più di vent’anni erano basilari, divennero come d’incanto superflui. Assaporai il bacio dolce di caramello della seduzione. Fui folgorato dalla sfrontatezza, abbagliato dalla crudezza del nudo ostentato, provai eccitante vergogna e sdegno. Non facevano nulla per nascondersi, ma al contrario, facevano di tutto per mostrare. Mostravano a un tizio che sedeva poco in là, anch’egli nudo, seduto sul suo asciugamano, che si masturbava. Una liturgia che ben presto imparai nelle sue più intime sfumature.
Nuda. Era nuda. Quella madre moglie zia signora era tutta totalmente nuda, con quell’insolente triangolo peloso e quei capezzoli larghi e stupendi. Nuda.

E si dimostrava avvezza  ad avere accanto, poco in là, un giovanotto che si masturbava. La signora madre moglie zia era adusa a sostare in prossimità di sconosciuti che si masturbavano guardandola, senza nessuno sdegno, ma con surreale naturalezza e calma pigra, compacente, osservando cotanto smanettare come si osserverebbe un pattino al Lido degli Estensi.
Compiacente abitudine, agio nella situazione oscena. La signora madre moglie zia non era quel monumento di adulto equilibrio che si poteva credere; era carnale, umana, amorale ed esibizionista. Quali pensieri passavano per quella mente di moglie madre signora zia quando la si incontrava al mercato con le borse della spesa, apparente icona stabilizzata dell’evoluzione della vita verso roccaforti di equilibrio saggio?

Seduzione fiammeggiante, spiazzante, desiderio di ricambiare quella cascata ormonale bollente e gelata che mi veniva indotta con la stessa moneta, voglia di insudiciarmi di adulte porcherie, voglia di essere deprecabilmente osceno, sapendo di essere apprezzato proprio per la mia deprecabile oscenità.
Voglia di osare l’inimmaginabile sapendo che sarebbe stato non solo tollerato, ma goduto.

Via il costume, bollente desiderio di essere visto, la mano che corre e accarezza, la durezza gonfia e svettante, guardatemi amici, guardatemi, sono nudo, in pubblico, come voi, sono eccitato, non ne faccio mistero, ostento la mia intimità, mi masturbo godendo di farlo dove non si deve e davanti a sconosciuti, guarda, signora madre moglie zia, guardami il cazzo duro.

E quel capo che si gira, quella mano che si appoggia alla fronte per frangere i raggi del sole, che soddisfazione, mi guarda, sta guardandomi il cazzo che impugno come uno scettro ed il cuore va a mille quando la signora madre moglie zia si accarezza la pancia guardandomi molle ed oscena, schiudendo le gambe per mostrarmi la fessura bollente e il marito compiaciuto le accarezza i morbidi seni materni e parlottano e lei sorride e scambia opinioni con lui, mentre apro le gambe e schizzo godendo di staffilate violente nel midollo spinale, che una nuova era si è avviata, una nuova verità è sancita, non v’è dubbio alcuno, sono un porco esibizionista e guardone e mi piace e sguazzo e godo nel sudiciume delizioso di questo antro privato e segreto che sono pronto a mostrare a chiunque.

Ricordi meravigliosi.

domenica 22 aprile 2012

Piani parzialmente rivisti


E’, in un certo senso, rassicurante constatare che, di mille sozzi piani che avevo impalcato per il venerdì sera, non ne è andato in porto nemmeno uno e che siamo rimasti a casa, saltando la cena e ogni cosa, chiavando come gli asini sino alle due del mattino di sabato. Potremmo chiamarla viscerale reciproca necessità, volendo.
Ma potremmo anche non chiamarla affatto e ricordarla come la più dolce e lurida delle notti di sesso.

Spaghetti aglio e olio alle due e mezzo, distrutti, puzzolenti, osceni, discinti, degradati, umani.
“Ti inculerei nei cessi di un autogrill pieno di camionisti” le mormoro con la bocca piena di cracker, sfregandole il cazzo sul culo nudo mentre pela lo spiccio di aglio. “Con addosso la mia mini da porca senza mutande…” aggiunge con un sorriso, baciandomi all’indietro.
Cuociamo e saltiamo quei quattro etti di pasta, perché anche mangiare come maiali è sesso divino.

“Speriamo non piova, domani” mi dice masticando la pasta con le mascelle gonfie come un criceto.
“Non dovrebbe” aggiungo mentre rollo il meteo sul parlàfono.
“Dobbiamo fare un po’ di spesa, domattina” aggiungo pensando all’ideuzza che avevo, ma la beatitudine me la rende noiosa da esporre a quest’ora.
E poi dormiamo.
Sino a tardi, tardissimo.

Ci svegliamo col sole e lei è felice. Colazione al bar tra vecchi ciarlieri e spose sensuali.
“Ti va se invito l’Umbe per un caffè dopo pranzo?” le chiedo menando il carrello nella ressa paesana, guardandola con lo sguardo sornione di chi sottende e non dichiara. Sortisco un sorriso.
“Certo, ma mentre voi chiacchierate posso prendere il sole?” guardandomi con l’aria sorniona di chi sottende e non dichiara. Sortisce un mio sorriso.

Mangiamo il pollo allo spiedo acquistato e non le dò indicazioni.
Carta bianca.
Voglio divertirmi.
Telefono all’Umbe.