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domenica 16 luglio 2017

Ylenia ti amo


Nella notte calda e solitaria, guido ascoltando i Simple Minds.
Camicia aperta, finestrino aperto, mi sale la voglia, accosto, sfodero il cazzo sotto il lampione giallo e meno, scappello e incappello, lo intosto, mi eccito, mi piaccio, il negrobianco, che cazzo da animale, che cappella, ma dai che si parte, vado a troie, stradali, luride, sudate, stupende.

Guido lento verso la zona e mi accarezzo la minchia, cambio automatico ti amo, senti come tira, mi tira il carro, eccone due, no, più avanti, che posso accostare parlando al finestrino mio, mostrando, esibendomi davanti a una sconosciuta, proviamo quella, sì quella mi arrapa.

“Ciao ammore icomestai? Uh! Sei già pronto ammore, che beggazo che hai, tanta voglia stassera, ma Ylenia ti toglie voglia ammore, sono 70 in macchina boca e figa coguanto…”
“Ascolta tesora, io ti pago anche di più, ma voglio leccarti tutta, dalla testa ai piedi, completamente nuda e poi voglio il culo…”

Si guarda intorno e ci pensa.

“Trecento e facciamo anche un po’ di  roba buona…” – e le faccio il segno internazionale del VickSinex.
Tu hai? Tu fai vedere…” – e mostro di straforo.
“Andiamo…” – e fa il giro della macchina e sale.
“Ho io posto sicuro no problemi, dire strada” – e mi sale l’ansia di venire sgozzato da due rumeni fatti di crack che mi inculano i soldi e la bamba, ma procedo con la minchia di marmo e Ylenia si accende una sigaretta e fa scivolare la sinistra sulla mazza ferrata, carezzandola con garbo.

“Tanto arapato eh? Senti come tira gazo, duro duro” – e ride segandomi leggera con la manina calda. Stupendo.

Nel capannone abbandonato, senza muri e senza porte, sapete quei capannoni che se io fossi un poliziotto in pensione e in dialisi controllerei di continuo?, beh nel capannone ci facciamo due belle curette inalanti veloci, così, per l’inverno, generose, poi lentamente comincio a divorarla come un Pitonsaurus TRex, leccandola, annusandola, facendole diventare i capezzoli due cazzi, che buon odore di femmina giovane da sesso, sudata, apri le gambe amore che te la lecco, depilata, ma con pistina di atterraggio, dio ma quante piste stasera, che traffico aereo, ma anche che sguazzo qui in mezzo, dolce e acida, piscia e lubrificante, odore di fica e puzzo di cesso, divina, secondo me gode davvero quando le lavoro il bottoncino, poi giù, fammi visitare il culetto amore, fammi sentire le crespelle carnose, amarognole, calde, ti contorci e spalanchi eh, ti piace Ylenia rumena zozzona eh? la cura inalante ti ha mandato a palla, come me, che la sto facendo dal pomeriggio, ma io prendo gli antibiotici anche, girati sulla pancia che ti mangio il culo, chiappe molli, ma belle e graziose, segno del costume perizomeo, guarda lì che bocciolone, non vedo l’ora di farmelo, ma intanto giù, via i sabot tacco novantasei e su i piedi, come i piedi no?, non esistono no qui amore, senti che delizia, senti la pelle sudata, la pelle a pezzetti sotto le dita, polverosa e che bel profumo di formaggino fresco di femmina, non stagionato, ti lavi, brava, è il mestiere che logora, senti amore, le senti abbastanza aperte le vie aeree? O è il caso che insistiamo con la cura?, meglio insistere, sono d’accordo.

E insistiamo.

Che botta cristoddio, se anche la polizia fosse in macchina me ne chiaverei, senti, ansimante Ylenia, facciamo cento zucche in più e saltiamo la storia del goldone e blahbla, che fa caldo e poi mi suda il cazzo?, e tiro fuori le cento zucche, mentre lei si dà all’ugola d’oro e mi tira una bocca di qualità medio bassa, ma accetta lo scoperto e la chiavo cabrio senza tanti preamboli.

E’ carina, anzi è proprio bellina, mi piace tanto, no, anzi, tantissimo e la bacio, provo un intenerimento abnorme, una voragine sentimentale e la abbraccio mentre mi abbranca con le gambe i fianchi, ti faccio male amore? “No è belo con-tinua…”, mi fa piacere che madame gradisca, sento che la amo, dal cuore, la voglio, la traforo triturando trucioli, mi abbraccia e la bacio di istinto e lei mi bacia aprendo la bocca, oh!, ma che stranezza, che bella intimità, pompo come un subwoofer innamorato pazzo e lei mugola un dolce canto rumeno, scritto dal Conte Dracula, molto carino, orecchiabile, ritmato da un movimento di bacino, un ballo propiziatorio, credo, ma dai che son contento Yle che sei venuta, sai? ma adesso dammi il buchino odoroso che anche io voglio riempirti di sborrona calda e si rigira, mentre io la fermo, su un fianco amore, entra meglio, mentre sapiente maestro di glandigitalidizzazizzazione, cerco il punto di rottura e spingo, piano, carezzandola, dicendole che è proprio bella e mi piace tanto, ma tantotantotanto e le innesto il  mostro nel culo, mentre lei si rende conto dell’enormità a cui assiste attonita e si attacca alla portiera con le manine, male amore?, no, continuo?, sì, entra, entro, senti come strozza col muscoletto sensuale e poi zac, l’ampiezza tenera del budello odoroso, ma senti che incularella che ci stiamo imbastendo Yle eh? e mi muovo lento, lascio che i muscoli si arrendano e poi comincio a fottere quel culetto dalle chiappe molline, mentre lei riversa il capo all’indietro, guancina sudata a guanciona sudata, ansima, la bacio e le strizzo le mammellette incazzate, la inculo, ti faccio male amore?, “No tu bravo, tu fare bene….” eccerto Ylenia, mica sono un puttaniere così, io sono IL puttaniere, fidati.

E cerca le mie mani e mi stringe con le sue, mentre io aumento il pompaggio e lei cerca di aprirsi più che può, mentre l’odorino di fossa biologica sale lento e caldo, a segnale che il tappo è tolto e si può cominciare a pompar la fogna.
Oh, Ylenia zozzona, ma quanto ti piace il supercazzone nel sederino eh? ciuccia adesso, ciucciamelo col culo, che voglio svuotarti nell’intestino i coglioni, dai, dai, dai e sborro grugnendo, mentre la mia odalisca stradale spinge il culo all’indietro per agevolare il mio, di espurgo.

***

“Ma tu paga putane per farle godere e snifare?” – mi chiede sudata marcia, mentre tenta di rinfrescarsi con delle merde di salviettine umidificate, che gliele avrà fatte il pappa a sputi, considerando che son secche e senza profumo, boh.

“Sì” – rispondo io sistemandomi – “ma solo quelle buone, sai, io sono Babbo Nasale” - e lì si ride che non vi dico.
Le annuso per l’ultima volta i formaggini piccolini e delicati come forma e come stagionatura, unghiettine rosse, lei dice nonononononono, ride, si rivolta zampettando come un satiro e mi dà un biglietto, fatto alla stazione, con su il suo nome e il cellulare.

La amo.

E’ splendida e dolcissima. E anche una ragazza tanto cara. Tanto. Eh.
Ma io sono su Saturno, che se stiamo lì un altro po’ me la spoglio e me la richiavo.
E ho amato a mille una cosa, che i puttanieri che mi leggono apprezzeranno: ha messo il cellulare in silenzioso e non ha risposto mai, anche se quel coso illuminava la borsa ogni tre secondi.

Brava.
Bella serata, era da tanto. Grazie Yle, ti amo.
E bacino e sorriso e via.
La amo!

Ah le donne! Come si fa a non amarle, quando son così sincere?
Ha!












domenica 25 giugno 2017

Fidanzamento

“Oh, ma il tipo ce l’ha?” - mi chiede la donzella sulla trentacinquina, figa, un po’ anni ’70 col gonnone e l’occhialone ferma capelli – “Non so, sto aspettando anche io” – rispondo guardandole le dita dei piedi nei sandali infradito (che si vede che son di marca) e c’ha le dita nodose e lunghe come piace a me, impolverate dalla merda di calcinacci lì sotto, poi arriva il tizio col cappellino col frontino e mi fa “Quanta ne vuoi?” che io dico “Fai lei poi ci parliamo” e lei mi ringrazia, il tipo incassa e scarica, fa me e poi evapora – “Ma te la fai qui?” – chiedo sommesso e lei – “Un po’ me la farei che il resto lo devo portare a un amica, è che non mi fido qua…” e io la seguo mentre cammina male sui calcinacci e poi si gira – “Te te la fai?” – in un toscanazzo rivelatosi poi fiorentino – “Se mi fai compagnia sì, se no vado” “Sì, sì, ti faccio compagnia se vuoi…” – guardandosi in giro, un po’ affannata che si sale – “Offro io…” – dico magicamente in un soffio ed allora è sì, cazzo sì, se offro è sì, cazzo di tossica dimmerda e ci infratttiamo nel tugurio lurido, ci sistemiamo su una finestra che dà su delle erbacce secolari, si accoccola a gambe aperte con la mutandina candida, sia perché è bianca, sia perché e di cotone per bene, doppia carta di credito, cento euro e si parte, discreta, pensavo meglio, mi vien voglia di chiavarla, ripartenza, vai chemmifrega, pista che devo passare, beh dai sale piano, ma non è male, no infatti – “Ma sai che sei figa?” “Mavaffanculo, te mi vuoi chiavare!” e ride, ride, ride, si ride, le accarezzo i piedi, lei si fa seria e mi fa – “Ma t’ha preso così davvero?” “Sì, cosa devo fare?” e nell’attimo romantico dell’antro di piscio e merda, siringhe e sangue, scatta l’amore, quello vero, col bacio sincero, quello dal cuore e allora propongo a fil di labbra di farci un altro giro di prova e lei sorride e via, liberiamo le vie aeree e respiriamo l’aria degli affetti sinceri – “Vuoi che ti faccia un pompino?” “Per cominciare” “Oh non è peffà la bigotta, ma io qui un ci hiavo t’oddico eh…poi un ciò nemmeno i preservativi..” – ed allora succhia amore della mia vita, succhia bene e lenta e togliti i sandali, stupore, divertimento – “Che sei uno de huei matti che so’ innamorati dei piedi?” – massì, son io uno di quelli, ma senti labbradifuoco, com’è che ti chiamano? Franci, Francesca, bel nome, se avessi una figlia la chiamerei così, grazie – “Oh non mi venìnbocca he non mi piasce” – certo amore, tutto per te, ti avviso, ma tu mi fammi assaggiare quelle ditina nodose, mannò che son zozzi, ma non ti preoccupare che godo abbestia, dai succhia che vengo, sega ultrafast, con moltiplicatore della velocità, brava, bravissima, sborro come un koala siberiano e lei sorride, mordendosi il labbro, che brava che sei Franci, festeggiamo! e ride impiastricciata e mentre si pulisce coi Kleenex io attrezzo le piste che manco a New York al JFK e via che ci si rallegra felici e la tiro in piedi limonandola e la inchiodo al muro di schiena e scivolo nelle mutandine di cotone infantile e le frullo cortese la carnina con la strisciolina di pelino scurissimo, nel triangolo bianco di sole della Versilia e, mentre cede sulle ginocchia abbarbicata a me siffosse ella edera, sgocciola una venuta dignitosa, cantata, dignitosa al punto di poter essere considerata onesta, nell’occasionalità dell’incontro tra consumatori diretti, di cui uno ospitante.

“Tesoro devo andà he sennò mi perdo il treno. Ma te passi mai da Firenze?”“E se ci passassi che cosa succederebbe?” “Un so’, ci si vede”- arrampicandosi a fatica, con quelle infradito.
E perché no, Franceschina pura? Però dammi un numero, che sennò l’è un hasino hiamà tutti pettrovarti, ride, ci squilliamo, abbiamo i nostri numeri, l’amore è stupendo.

La porto alla stazione.
Ci baciamo, siamo praticamente fidanzati.
Queste sono le mie donne.
Viva l’amore vero!



domenica 7 giugno 2015

Tenero vigliacco

Clima fresco e  sapore deciso, questa Amsterdam domenicomolecolare che mi lascia in bocca il sapore che assaporano quelli veri che la banca gli apre di domenica per un’ora e sei firme e poi andersen, for di bal, sempre nostro graditissimo ospite, mi chiama un taxi? Per dove? Aeroporto, ma certo vualà.
E così eccomi, bello sudaticcio anche se non fa caldo, a scrivere dall’angolino degli sfigati che stazioneranno intere ere geologiche in aeroporto prima di prendere quel budello di latta che li porterà là dove tanto importante pare sia andare.

“Ciao occhidizaffiro, dove sei di bello?”
“Ciao belluomo, che piacere, ci contavo zero che mi chiamassi sai?”

Pomeriggio del buon sole, mi dice la Lidia, a casa della MmmmmmmuuuuUUUUuuuuuuoooo che c’ha quella piscina con la palma disegnata sul fondo che non la si può vedere nemmeno al Campeggio Miramare di Viserbella. Chiedo chi c’è, ma faccio una domanda del cazzo, tanto non ascolto le risposte.

“Com’è andata ieri?” – mi chiede con tranquillità confortevole.
“Ieri, vediamo. Un conflitto nucleare? No, troppo poco, facciamo sette conflitti nucleari e non se ne parli più.”
“Non l’hanno presa bene quindi…” – mi chiede seria.
“Diciamo che fino alla mia cessione ed al subentro c’era della pseudo compostezza, seppur con del gusto di merda in bocca, ma poi quando l’avvocato del “nuovo gruppo” ha preso la parola, sventolando il trentacinque percento di quote come un machete birmano per dipingere a sangue una ristrutturazione che vuole eche la fine del mondo a colori è una figurina Panini in confronto, hanno iniziato ad agitarsi e a bestemmiare, inveendo contro di me che mi premuravo di ricordare che ero lì per introdurre il mio successore e che non c’entravo più un cazzo con le loro puttane…”

E poi a seguire altre trentaduemila dettagli legati al battlefield ed alle reazioni che, come previsto da Lidia la Truce (ante litteram), hanno iniziato da subito a slittare sul sapone con lo scopo preciso di tirarselo nel culo uno con quell’altro.

“E il Costa?” – mi chiede raschiando un qualcosa con una cannuccia da un bicchiere.
“Il Costa moooooolto preoccupato, perché senza il mio appoggio rischia di venire schiacchiato come un tubetto di dentifricio dalle nuove probabili coalizioni/cessioni/defezioni. E imperlato di sudore cercava i miei occhi con quegli occhioni da cerbiatto frocio-sederina-romantica che non vedevo da tempo.”
“Ottimo” – oblitera – “il viaggio in auto? Tutto bene?”
“Con un demente che non ha tolto il piede sotto i centoottanta in quel velluto di stradine, direi un viaggio emozionante.”
E lei ride.

“Sicché da domani sei londinese per non si sa quanto” – vira per scrostare un po’ di merda dal muro.

E io penso.
Penso che stanotte arriverò in un signor albergo a Londra, mi farò una doccia accurata ed andrò a dormire sino a domattina, dove alle ore nove spaccate metterò piede in clinica dove alcuni medici cominceranno a succhiarmi litri di sangue e poi mi metteranno addosso una camicia da notte a fiorellini aperta dietro, sotto la quale dovrò essere totalmente ed obbligatoriamente nudo, mi tumuleranno in un letto mega tecnologico e mi conficcheranno nelle vene delle farfalline pronte ad accogliere simpatici intrugli multifarmaco, così, per ammazzare il tempo in attesa dei risultati delle analisi. E poi se dalle analisi si salva qualcosa, sotto con un’altra mezza carriola di flebo e arrivederci e grazie, si accomodi in amministrazione, viceversa pronti per una bella plasmaferesi a loro scelta e poi, alla fine, arrivederci e grazie, si accomodi in amministrazione, buoni droga party futuri, ci vediamo prestissimo.
E la cosa mi mette un’ansia pari a quella del maiale a cui fanno fare un giro turistico nel famoso megaprosciuttificio.

E non resisto e le comunico la cosa proprio così come ve l’ho detta a voi, sortendo un: “Mh”.
Dopo una pausa che aveva dell’infinito mi dice “Posso salire? Solo che non riesco a prendere un aereo prima del pomeriggio di domani. Ma mi lasci salire, cazzo?”

Può salire?
Può salire frantumando i miei sogni di negritudine puttanissima trina ed apparentata, che coccolo da giorni? Può salire segando in due il Bordeaux, la smaterializzazione, le cantine e Blanche la geisha francese agè?
Può?

“Non sai che sollievo sarebbe, Lidia, ma non voglio romperti coglioni che c’hai da fare.”
“Se invece di leggere nel futuro altrui tu parlassi, cazzo, che con te tutto è una sciarada, un rebus, un cruciverba” – “un ‘Forse non tutti sanno che’ e un po’ di ‘Tenero Giacomo’, anche” – aggiungo per enigmistica precisione.
“Tenero cretino, direi, altro che. Adesso mi muovo subito.”
Ecco.

“Uozzappami albergo e camera di Londra e avvisa che ci sono anche io, che io adesso mollo il Cirque du Soleil delle carampane allupate qui e vado a fare la prenotazione del volo e a preparare il trolley. Ma ti tengono dentro alla notte? C’è un letto di fianco al tuo, eventualmente?”

Non lo so Lidia, non so niente.
Però sono sollevato che ci sia anche tu a tenermi su anche in queste cose.

“Oh, ma senti, ma veramente sei tutto nudo sotto il camice allacciato dietro?” – chiede e poi esplode in una risata crudele.
“Sì, ma ti mostro tutto se ci sei, non preoccuparti.”
“Ci conto davvero, son cose belle fini” e giù a ridere (lei).

E adesso vado a farmi un altro bourbon, che in questo schifo di Schiphol non mi passa più.
Unica nota positiva la signora olandese che ha abbandonato le scarpe sotto il tavolo, ma è un po’ pochino.
Anzi.
Rispetto al non essere soli non è un cazzo di niente-

Nei prossimi, bella gente.









martedì 12 maggio 2015

Azzurro notturno

Grilli e scalini, pigiami e infradito, cannette e sussurri, segreti rurali, notti rituali.
“Ma come non vai senza dir niente a nessuno?” [all’addio al celibato]
“Non vado perché non me ne fotte un cazzo di un festino come quello. Voi lo fate l’addio al nubilato alla Nadia?” – “Sì, ma si farà una pizza sbroccona, niente di trascendentale, lei non è il tipo” – “E quando lo fate?” – “Giovedì sera” – “E ma che brutta scelta, il giovedì è calcetto” e lei ride sgomitandomi lieve.

“Azzurro?” chiedo accarezzandole l’alluce così vicino e così lontano.
“Bah ce l’avevo in casa e ho pensato ti piacesse, ma se vuoi lo tolgo” – “Ci mancherebbe, mi piace, mi piace soprattutto il pensiero, grazie” e si sorride vicini vicini, accoccolati sugli scalini, ad ascoltare i grillini (non QUEI grillini, quelli veri, quelli seri).

“Cannino?” – “Oh yes, ma così divento una punkabbestia sempre fatta, sai che mi è passata a pomeriggio quella di ieri sera?” – “E’ perché è buona e sana” – e lei - “Viva viva la Maria Luana” e la appiccia.
“E se lo viene a sapere?” – chiedo da bambina col pisello – “Cosa? Delle cannette o che ci vediamo?”

Ed entra liscio un concetto semplice alla cui distorta vestizione sdoganante lavoravo da oggi e che sollievo! è accettato con semplicità, senza false lenti filtro, con consapevolezza adulta e senza inutili blocchi in dogana. Noi ci vediamo e lo sappiamo, non è che ci vediamo a nostra insaputa. Eh sì. Ci vediamo, di notte, segretamente. Ci facciamo le canne proibite e ci confidiamo le cose anche intime e ne siamo consci. Noi ci vediamo, ci stiamo vedendo, segretamente, privatamente, personalmente, isolatamente, probabilmente anche propedeuticamente.

“Tutte e due, cannette e incontri” – dico soffiando e passando. Silenzio. “Non dici niente?” – chiedo alternandomi al mio turno – “Cosa vuoi che dica? Vuoi sentirmi dire ‘evitiamo di sputtanare i cazzi nostri’ ?”.
“No, per carità. Niente, non devi dire niente. Nient’altro che niente.”
I cazzi nostri.
Non m’è sfuggito, no.

“Sbloccherai mai il  numero alla Maggie?” – mi chiede soffiando sulla brace. “La Maggie è totalmente al di fuori dei miei interessi in questo momento, ergo non me ne sbatte un cazzo della Maggie né ora né mai più” e sento una testa che si gira e occhi che ridono.

“Dovrei venire anche io in pigiama qui, la notte” – aggiungo dopo un bel po’.
“Una specie di pigiama party?” – chiede sorridendo mentre ammazza il cannino salvando il filtrino.
“Una specie” – aggiungo appoggiandomi alla porta e passandole il braccio sulle spalle per tirarla accoccolata vicina a me.

“Freddo?” – “No.”

E i grilli grillano, le unghie azzurrano, le cannine muoiono e le persone tacciono.
E tutto ciò, oltre ad essere sereno è anche molto bello.
Molto.

venerdì 8 maggio 2015

Il lunghissimo post del mattinale capovolgente che suggella l'imperiale immensità del Tazio Superstar

Olè, olè, olè e allora eccoti, Maggie delle mie seghe interminabili, eccoti che non mi deludi in questa tarda mattinata bella calda, eccoti vertiginosamente sandalata da minchiaiola scandalosa, unghie bianco perlato,  che esci dalla botteghetta e mi vieni incontro con la gonna al ginocchio carta da zucchero e la camicEtta bianca senza maniche sotto la quale si vede il reggiseno bianco importante di lavorazione, eccoti che mi sudi al bar sotto l’ombrellone e mi aloni appena di bagnato sensuale lo scollo sotto l’ascella ed eccoti che mi fai tirare anche il buco del culo al pensiero di leccarti sudata e di annusarti sotto le dita dei piedi.

“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.

E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.

Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la  bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.

E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi,  modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna  Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.

E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.

Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.






giovedì 7 maggio 2015

Felicità insana

E oggi sono contento.
E’ stata una ventiquattrore dimmerda, ma sono contento di essere riuscito a infilarmi sull’ultimo  volo della notte per Milano e di scrivervi adesso dalla mia provvisoria lussuosa magione del capoluogo di provincia taziale, seduto al tavolo della cucina, completamente nudo e anche un parecchiamente voglioso di porcherie adulte.

Praga, porca troia.
All’aeroporto, l’altra notte, viene a prendermi la mia “assistente” con una macchina a  noleggio e, solerte come solo certe donne sanno essere (rumene o meno non conta un cazzo, vorrei sottolinearlo sette volte) mi comunica durante il tragitto (l’ottimizzazione dei tempi, anzitutto) che si licenzia e va a Brno da un’amica che lavora in un bordello dove cercano una barista e lei ci va. Per cui, seppur stanco dal viaggio, una volta a casa rilevo chiavi della medesima, chiavi dell’ufficio e una busta con i soldi calcolati come residuo del netto mensile depurato dalle ‘giornate’ lavorate. NON faccio il signore che sono e mi forzo a farmi restituire sino all’ultima corona, perché mi pare già un dono pagare quelle relative alle ‘giornate’ lavorate. Poi la vedo imbracciare una borsona e andarsene quasi senza un saluto.  Mi piacciono queste donne decise, puttanissima la grandissima troia, chissà che deragli il treno e muoia solo tu.

Trascorro una nottata disturbatissima dai rumori della strada e dal turbinio dei miei coglioni e mi sveglio all’alba, pronto per andare a “lavorare” alcuni dettagli all’Humble Brothel and Hotel.

***
Non sopporto più il Costa. Nella maniera più assoluta. La compagnia degli amici suoi gumba lo rende molesto, aggressivo, trasformato. Ma ve lo ricordate quel bambolotto di pezza di un tempo? Non c’è più e al suo posto deambula un piccolo ceffo sbruffone e peloso, sovente puzzolente di sudore d’ascella stantio, perfettamente amalgamato nel peggio del peggio, sguazzante senza rimorsi né sensibilità, burino allo schifo, predisposto alla violenza e al sopruso, novello mandriano di vacche umane, provvisto di standard di trattamento interpersonale assai al di sotto della media in circolazione nei bassifondi.

Per cui: rapido svolgimento delle operazioni, Internet, biglietto aereo per il terzultimo posto libero, restituzione auto dimmerda all’aeroporto dimmerda, ritorno a Milano. E vi dirò una cosa stravolgente: seppure Malpensa sia a Varese, l’idea di essere arrivato a Milano mi ha dato sollievo. Fatevi due conti attorno al mio stato d’animo.

E ora sono qui, al calduccio di un sole che Dio ha voluto far uscire dopo un periodo di piogge incessanti, a scappellarmi e rincappellarmi il cazzo mentre vi scrivo, pensando ad alcune necessità fondamentali della Uoma Tazioa che vive nel suo luogo col suo tempo e la performàns: una epilazione totale che mi renda un liscio giocattolo sessuale irresistibile ambosessi, una ricongiunzione con gli Amici della Sega sulle ripe odorose del fiume sozzone, con i quali godere nudi del primo sole sfregandoci i maschi sessi duri, grugnendo osceni sino a ricoprirci reciprocamente di delizioso sperma, contattare la Maggie per arpionarla con un invito a cena che vada aprendo (o chiudendo) il protocollo d’intesa, verificare l’avanzamento del trasloco, chiamare la Emy che è giovedì e lei non è più a Zena, rivedere la Lidia per affari personali e (perché no?) per violentarla come necessita, o forse anche qualcosina in più.

Tante cose, tutte belle, tutte entusiasmanti, tutte di elevata matrice culturale, tutte mature e traccianti il profilo di elevata ed affidabile serietà che è la mia cifra distintiva di stupendo maschio pansessuale dagli appetiti voraci ed insaziabili, oscillante tra le necessità di donna intime nella erotica Tazia a quelle del maschio alfa Taziosaurus Cazzis, in un turbine ormonale piacevolmente tumultuoso che mi fa svettare la Minchia Randazza da sotto il tavolo, Minchia che mi parla attraverso le goccioline limpide che trasudano dal sensuale foro uretrale, implorandomi un masochistico “strozzami fino a farmi vomitare” ed io credo che sì, amisgi, credo che la accontenterò con furore belluino, non tanto per sedare la necessità istintiva, ma piuttosto per alimentarla a dismisura raffinandola lungo profili parossistici e sofisticatamente depravati, divenendo nuovamente il Gran Pezzo di Porco Duro e Crudo che la cupa Praga, debbo ammetterlo, ha temporaneamente depresso.

E ora, grandissima sega.




domenica 26 aprile 2015

Serata tranquillante

Frizzante atmosfera casalinga con stappo selvaggio di spumanti e schiumanti, scoppiettii di legna guizzante rosse lingue di fuoco e fumi carnensi deliziosi, ma guarda chi c’è, ma Tazione, ma amore, ma su, ma giù, una valanga di simitoni e la Nadia c’ha due bombe allucinanti che non me le ricordavo proprio, l’Antonella Sa-aaarti è simpaticissima e condottiera, che altrimenti con quel somaro chissà dove andrebbe a finire,  la Sandra di Zack sempre sul culo m’è stata e sempre sul culo me la ritrovo, mentre piacevole sorpresa la ragazzina dell’Umbe, che c’ha ventisei anni, papaboys-style, ma in gamba, carina e piacevole.
E poi il mio appioppo.

Quarantacinque anni, da corsa, magra e nervosa, pelle scura olivastra macchiettata (sapete cosa intendo no? Quelle macchiette chiare e scure…), nei carini, occhietti piccolissimi e azzurrissimi, occhiaia sensuale da fumatrice incallita, labbra sottili, capelli tinti di un nero Pantone al limite del paradosso, poco seno, un culo da Femmina a generosa chiappa lunga e poi allora ditelo, amici di ‘sta gran ceppa randazza germogliante, ditemelo che la signora non indossa collant, calza sandali slingback aperti davanti e veste una gonna nera al ginocchio. Smalto ciliegia perlato (la perfezione NON sempre è di questo mondo) che denota una stesa antica ed invernale, dato il presentarsi di una base dell’unghia chiara in crescita che tanto mi ricorda la ipereiaculata Lilli Carati che il Signore l’abbia sempre in gloria. Ditelo che volete che il Taziosaurus Rex esca con una ceppa di olivo secolare così dalla sua tana, ditelo. Belle ditina asciutte e lunghe. Paiono pronte per un C’è Fava Per Te con la mia umida e gonfia cappella violacea.

Maggie per gli amici, avvocatessa che ha un’agenzia infortunistica, reduce da mille rocambolesche avventure sentimentali delle quali, ahimè, mi ha reso edotto a puntate interminabili per tutta la serata, molto coglionriempitive. Però, adesso, al di là del fare il scemino e criticare, va detto con cristallina sincerità che metterò in campo OGNI mezzo per portarmela sul lurido futon e punirle gli orifizi del lurido piacere con la cattiveria sadica che so che ella anela, anche se ieri sera non vi sono stati né solidi elementi, né particolarmente laidi ammiccamenti e la circostanza cenale grigliale era ostile ad una prosecuzione genitale. Piacerle le piaccio, comunque. Ha ribadito che sono simpaticissimo (chiavabile quindi, nel dizionario Quarantacinquenne Femmina Single – Tazio Gran Porco Crudo con l’Osso) sessantasette volte, per cui possiamo dire che sui coglioni non le sto.

Bello riconviviare rilassatamente, bello che nessuno si sia preso la fottuta briga di analizzare nel dettaglio microscopico che cazzo faccio a Praga e dintorni, grazie amici, so che immaginate, ma non chiedete perché mi volete bene.

“Fino a quando resti giù?” - mi chiede la Nadia con le sue tette allegramente ipertrofiche.
“Almeno fino al vostro matrimonio” – esordisco felice di scoprirmi ad esordire, anche se so che qualche puntatina sul Baltico ci dovrà essere, ma ora è inutile ed ininfluente pensarci.
Bello riconviviare, cazzo cannibale.
Bello avvertire quel fremito animale nelle mutande che porta la mente a considerare che, alla fine della fiera, me le sarei chiavate tuttissime, a suggello che la mia suinità ruspante della bassa è rimasta immutata e per nulla indebolita, bello.
Bella serata.

E poi c’è ‘sta Maggie, che vedremo. Secondo me porta un quaranta e i piedi a fine giornata le suonano pure, ma vedremo. Speriamo di non sbagliarci. Indagare necesse est.
Bello.
Casa.

venerdì 24 aprile 2015

Quando mi passa? Mai.

Che fortuna!, che fortuna!
IL Costaminchia e le Faine hanno fissato per le ore sedici l’importante riunione del board del bordel a cui io per nessuna ragione al mondo vorrò mancare!
Che fortuna!
Meno male che non è saltata la reunion, amisgi che numerossi vi vengo a trovare accassa a uno a uno tra pochissimo, perché io sono un importante senior advisor del board del bordel. Eh.
E così tra poco prendo il trolley che trullallallà e mi reco nell’headquarter del bordell per l’importante riunione del board. Ehssì eh.

Ma quando mi passa a me? Mai.

Fino alle ventuno nel bordel con i members del board è troppo anche per Carminati.
Esiste però, eh-eh-eh, già-già-già, l’eventualità Galina che non l’ho mai provata e che le potrei chiavare la gola (che pare sia la sua cifra professionale, diciamo) sia per cultura generale, sia come passtime nel bordel come senior advisor in charge al board col trolley trullalallerotrullalalà.
Non mi passa più, lo so.
A domani, amisgi, che mi troverete accassa con reservation AtTheSame che mangio col Max e schiarisco le natiche.

Non mi passa più, lo so.

Riassunti e fermenti, ripassi e dolori, clima stabile e rigatoni vicini

Bonsgiur, bonsgiur, bonsgiur.
Che bella giornata che è oggi: dieci gradi e solicello, si sta bene. Praga è stesa laggiù, la Romi é stesa quaggiù, io bevo un caffettone americano qui giù, il trolley trolla là, Internet dice che a Milano al momento è come qua, che a Taziopoli domani la minima sarà di undici, la massima di ventitre e il cielo sarà parzialmente nuvoloso.

Dividerò questo bel post, raffinato, elegantemente tessuto tra le insidie della lingua italiana, in due parti. La prima, per aggiornarvi sugli sviluppi verificatisi dai tempi di Riga, la seconda per dare doverosa e sentita risposta agli amici che mi hanno posto dei quesiti che, un po’ per la fretta, un po’ per altri motivi, non ho soddisfatto pienamente.

Parte ordinaria

Ieri abbiamo visto non due, ma tre appartamenti, tutti situati in Praga 1 che, per chi non lo sapesse, è il distretto del centro storico della città. Anche se non è perfettamente esatto: diciamo che in Praga 1 c’è anche il centro storico della città vecchia. (Nota: andate a Praga perché è una cosa meravigliosa, credetemi).
Va detto, con doveroso inciso, che tutto ciò che abbiamo visto si è rivelato un’autentica mmerda, ma va anche detto, con pari precisione, che diviene insostenibile per le mie finanze continuare a vivere come Onassis all’Hotellone Lussuosone, poiché io di Onassis non ho nulla, nemmeno di profilo, essendo io di una bellezza assai rara per un uomo stupendamente appena over quaranta che sa vivere col suo tempo e con la performàns.

Per cui ho affittato il meno fecale degli appartamenti, con il beneplacito della Romi che già è in azione mentale al fine di renderlo una base operativa del Tazio: lavasgiu, asciugasgiu, stiransgi, cuscinansgi e dormansgi. Poi le ci vivrà stabilmente, ma IN ASSOLUTA SOLITARIA (eventuali grattatine di fica se la va a far dare altrove), mentre io deciderò il da farsi: voglio stabulare all’Humble Hotel & Brothel? Ok. Voglio l’Hotellone Lussuosone per dedicarmi alla wellness & fitness dura e spietata come facciamo noi le marines sederine pazze pazze? Ok. Voglio stare nella fechouse a riposare il buco del glande? Ok.

E fin qui, quindi, tutto a posto. Di automobili non se ne parla, c’è un rental a quattro passi aperto h24 per cui, semmai dovesse servire, si va lì e tac-taratac-tac la si noleggia.

Bene.
Oggi pomeriggio, ad un orario non ancora definito dal Costafrate e dalle Faine, ci sarà una bella e pulita riunione all’Humble Brothel con un già noto Ordine del Giorno. Ecco, Ordine del Giorno risulta già una contraddizione nei termini, in quanto Disordine del Pomeriggio meglio si attaglierebbe ai deliri che verranno posti sul tappeto: reclutamento di due ragazze di cioccolata (mai viste) provenienti da un altro localino ammodo per coronare il Procett delle Necre che il Costa da tempo affina con magistrale visione da condottiero; allontanamento di una ragazza moldava trovata stesa nel cesso con una siringa nel braccio. Che  vada a morire altrove, merda umana; progettazione di una formula Premium attraverso la quale il cliente paga un tot (un bel tot) e per la durata di dodici ore di erogazione del servizio trapana tutte quelle che può e vuole. Cose belle, insomma.
Voterò entusiasticamente sì a tutto, preleverò del contante e poi mi trasferirò al Praga Ruzyne in attesa dell’aeromobile che mi riporterà a casa.

“Tà so conthent chettenevvai accass per un pog, vedi che tantevvholt ti ripos”.
E vedi che tante volte sarà così Costabirillo delle mie palle glabre.
Per cui, sorvolando sulla parte servizi sessuali erogati on my demand dalla Romi (no, niente da fare raga, la figliola non c’ha il quid, non c’ha) direi che la prima parte del post è esaurita e bella che completa.

Parte speciale

@Lolita: non mi fare così, lo sai che sono sempre contentissimo di leggerti, specialmente quando mi dici che hai riletto tuuuuuuuuuttto quello che ho scritto e mi fai i complimenti. Tu sei la mia fidanzatina porcona, come faccio a non volerti bene amo? Bacini, bacini, bacini. Ti chiedo scusa se non ti ho risposto come dio comanda. Ci farò più attenzione.

@Hip:
lo spiegone. Non è molto facile fare lo spiegone e devo anche ammettere di non aver (inconsciamente, volutamente, boh) approfondito un argomento dalle tante sfaccettature complesse. Posso fare una sintesi, autocritica e spietata: io sono unammerda in certe situazioni. Segnatamente, sono una mmerda in quelle situazioni in cui sarei chiamato a spendermi e ad assumermi terrene responsabilità verso qualcuno. In tal caso io divento l’uomo che fugge, che starebbe anche molto bene come sottotitolo al blog. Quando qualcosa non va lungo l’assoluta traccia che io ho magistralmente dipinto nella mia testa e quando una persona mi ricorda di essere umana e mi chiede umanità e sacrificio e dedizione, magari a fronte del sacrificio, della disponibilità e dell’umanità che già mi ha dato a piene e generose mani, io fuggo. In Africa, in Marocco, in Belize, anche in Belin a volte, ma fuggo.
Un tempo, una donna crudele, che mi ha fatto uscire di testa sterminandomi di dentro, mi disse una verità inossidabile: “Le persone che ti vogliono bene non riusciranno mai a farsi bastare semplicemente che tu sia IL Tazio e questo è il motivo per cui rimarrai solo, per sempre. Rimarrai solo sinché sarai convinto che essere IL Tazio sia una manna per chi ti sta accanto e spero che tu ci creda davvero a questo delirio, perché non ti rimarrà che fartelo bastare quando attorno avrai il vuoto”.

Ecco. Non mi sono affatto divertito a scriverlo, ma te (ve) lo dovevo.
Vi voglio bene, anche se so che dopo la citazione della Donna Crudele, ogni mia affermazione sentimentale risulta dubbia.

venerdì 17 aprile 2015

Medicami il giramento di coglioni, piccola moldava deliziosa

Sul far delle ventitre e quarantadue minuti rientro all’albergone lussuosone nella cui suite lussuosona una sensuale moldava dalle bellissime forme siede su una poltrona, accappatoiata di bianco, sgranocchiando biscotti al cioccolato, guardando un film dal linguaggio arcano.

“Ciao!” ella mi dice sorridente senza chiedere dove sono andato, né con chi ci sono andato. Brava.
“Ciao!” le rispondo inginocchiandomi dinnanzi alla poltrona sulla quale ella siede con le gambe rannicchiate ed i bei piedi nudi, approcciando la mia bocca a quelle erotiche estremità per succhiarle e far godere la mia lingua. Calde dita mi pettinano i capelli e un sorriso sfocato in secondo piano mi rilassa.

“Sei contenta che andiamo a Riga?” chiedo mentre mi spoglio per entrare in doccia a lavare via completamente la Venka dalla mia vita.
“Uh sì belizimo, mi piace sì” risponde squillante con quell’accento che tutti noi, puttanieri e non, conosciamo perfettamente e che a me piace per la cadenza che si impunta e poi sdrucciola.

E mi doccio.
Mi bagno e mi insapono le mani, ma poi una bella moldava nuda entra nel giganterrimo box doccia dicendo “Faccio io” e comincia a far schiuma da una spugna morbidissima che sfrega con lentezza in ogni plica del corpo, mentre la Venka grida un fioco “Addiooooo” scivolando nello scarico.
“Appoggia le mani sul muro e apri bene le gambe” mi sussurra soave la mia geishtitutassistente ed io obbedisco, godendo di tanta amorevole cura.

E penso.
Penso che a poco meno di un migliaio di chilometri da casa ho trovato una dimensione veramente buona, assolutamente al di sopra delle mie più rosee previsioni, in un Paese così dispersivamente grande da non saper nemmeno della mia esistenza, in mezzo a un popolo dalla lingua così difficile che vengo capito appena quando tento di parlarla e che, generalmente, non capisco quando viene parlata, ma sono in un gigantesco box doccia rivestito di pietre scure, con una bella figa di venticinque anni che mi lava così lentamente e così amorevolmente che la minchia punta al cielo con fare astronomico e, osservandole i segni appena più chiari lasciati dai triangoli di un costume usato in rarissime occasioni l’anno scorso, mi eccito e mi dico che son contento.

Sì.
Le lingue guizzano in un abbraccio acquoso e penso alle stupide aspettative della Venka e carezzo le sferiche chiappe appena un po’ generose della Romi e sento la minchia che le spinge sulla pancia e penso al Costa che è così inzaccherato nella merda di fogna più bassa della città e ci sguazza come una pantegana autoctona e penso che andrò a Riga con lei  e saranno bei giorni e, commosso dall’entusiasmo, la sollevo da terra appoggiandole la schiena al muro, scivolandole dentro aiutato dalla sua mano, reggendola di peso da sotto le cosce per cominciare a chiavarla con affetto ed amore, senza mai smettere di slinguarla, perché mi piace da pazzi come limona e, mentre le chiavo il buco bollente della fica sotto l’enorme getto caldo della doccia, penso che fuori piove e io sono lì con la mia femmina, che esegue e non chiede, che non alza un sopracciglio di disappunto mai, che si accosta con curiosità al letame sessuale che riempie la mia testa e io la chiavo lentamente e accuratamente, per farla godere da crisi epilettica, mentre fuori piove.

E anche se mi sforzo, amici, non vedo difetti in questo stato di grazia.
No.
Son contento.

lunedì 13 aprile 2015

Chissà mai se vi chiederete

Questo post ha un titolo che è anche una mia speranza: ma voi mi leggete ancora e vi interessa quello che scrivo vi rompo i coioni annoiandovi, che non mi regalate mai nemmeno un vaffanculo Tazio? Boh.

Ad ogni modo, volevo precisare quanto segue.
La Romi mi piace, ok, ma la mia attesa va al di là della semplice ficcagione. Essere in un paese dell’est con una lingua difficile spinge a una chiusura nell’enclave (parolona nel mio caso) italiana più prossima, deprimendo l’integrazione. Integrazione  che è già resa difficile dal fatto di non essere autoctoni, ma emigrati. Bello che alcuni meditassero sulla mia riflessione.
La pianto lì.

Continuo sul concetto: un’assistente che mi fa da traduttrice, faccendiera, autista, colf e compagna sessuale è l’ideale, nelle mie circostanze. Mi consente di avere più libertà rispetto allo sciame dei calabroni e di esplorare nuove frontiere di business che possono arrivare anche ad un est più lontano, senza avere paura della barriera linguistica. E’ la persona che mi rende Praga vicina anche quando non ci sono. E questo mi consentirà di essere globetrotter avendo sempre la situazione sotto mano. Potrei partire lasciandole il mio cellulare ceco, istruendola su cosa fare in caso in cui chiamasse Tizioccaio, eccetera, eccetera.
E poi, da un punto di vista umano, toglierla da quellammerda dandole una vita dignitosa, senza porle alcuna limitazione, trascorrendo con lei anche del tempo extraletto ed extralavoro, ma in ogni caso ExtraTazio, è una soddisfazione, è potere. Bello.

Sono contento.
E così questa mattina abbiamo formalizzato dall’avvocato, dopo esserci svegliati come due colombine porno, dopo aver colazionato serviziati in camera e preparati giusti. Bello. Sono contento e lei anche. No, a fare la puttana lei è sprecata e non portata. A lei piace il sesso sì, ma quel sesso che lo si fa con lei e per lei e non perché è portatrice sana di buchi corporei.
Sono contento.

Contento nonostante tutto, perché alle 15:00 di oggi, con anticipo inatteso, una grossa GMC nera è entrata nel vicoletto. Dal suo interno è sceso un calabrone rivitalizzato, ancora convinto di essere nel villaggio della sua tribù, che con una corona di bestemmie atroci e violente invettive rivolte alla troiaemmerd (la Romi, le cui dinamiche gli sono state rese note dal fido Vosco già ieri sera, mentre l’ominide era ancora on the road) ed al testa di cazzo, l’ommemmerd, ‘o professore di staminchiasuca (io che non sarei stato in grado di anticipare e sostituire la Romi).

La parolina mi è stata riportata al telefono da un amico fidato (mica ce li ha solo lui gli amici fidati) che mi ha messo in guardia. Pare, infatti, che il Costa stasera dopo cena mi aspetti per ‘fare brutto’ con me.

Ora, fermo restando che i risvolti della vicenda Romi li sappiamo solo io e la Romi che ci siamo giurati di non parlarne MAI, oggi pomeriggio, all’inizio del serale, quando troie e galoppini non sono a pieno ritmo, piombo là e gli spacco il culo di brutto, in modo che tutti i suoi scagnozzi e le sue troie vedano sulla sua faccia i segni sanguinanti e sulla mia no, trovando in un secondo le differenze tra chi starnazza a cazzo in assenza degli interessati e chi, invece, si pregia di raggiungere l’interessato senza starnazzare.
Ma bastonandolo forte come merita.
Rispetto ci vuole, cazzo.

Meriggiali domenichiadi parchensi taziee, romildee e praghee, basi dell’intrapresa futurea

Stesi satolli e affumicati, Romi ti togli le scarpe e i calzini?, sorriso del tipo “lo so” e poi via, bella stesa e scalza sull’erba, dio che tiro di quattro avelignesi nelle mutande  he c’ho, poi le palpo le tette sul giubbotto della tuta adidàs e sento che manca qualcosa, ce l’hai?, no, sorride, sorrido, allora apriamo la zip?, se vuoi, ma sei poi arriva la polizia?, meglio di no, cazzomerda, ti palpo così lo stesso, e mi sbottono i jeans, steso su un fianco e mentre limono faccio prendere aria alla manichetta dell’idrante dell’amore e sento delle dita sorridenti che sfiorano e poi un giubotto che rende private le intime relazioni umidintime e lei, puttana in senso esclusivamente creativo, muove le ditina dei piedi, io mugolo e lei sussurra roca e sorridente, scapigliandomi lenta “ti piacciono tanto eh?”, “da morire, ma soprattutto mi piaci tu”, “anche tu” e lingua, lingua, lingua, lingua, giaccone che copre anche il suo bacino, zip et voilà, si accarezza la micia accarezzandomi il boa e quando tento di rendere collaborativa la manovra ricevo un “no ho voglia di farmi io, tu continua a baciare bene così”.

Canna, vodka, intimi palpeggi ed agresti masturbazioni, il cielo va e viene, ma che bello e che bene e sotto il giaccone coprente l’adidàs è aperto e le poppette chiodate accessibili e più veniamo e più ci ingolliamo, e più ci ingrifiamo e più fumiamo e beviamo, più lei diventa osè, gioca, si scopre, si ricopre, piccola esibizionista repressa, ma poi materializzo un’idea in un fulmine di razionalità e gliela propongo.

“Ascolta” le dico mettendomi a sedere, raffreddando l’irresistibile fornicazione tra noi.
E le prospetto il quadro fresco di stampa, semplice, pulito, intelligente, stimolante e sereno.
Le propongo di chiudere col bordello lunedì sera, liberandosi senza umiliazione, rendendola edotta del fatto che il Costa l’ha già infilata sulla rampa di lancio, ma tanto lei lo sospettava.
“E poi?” mi chiede, lontanamente lontana dal resto, ma io mi affretto a delucidarla.
“Poi ti assumo io come assistente” e lei, vuoi la canna, vuoi la vodka, vuoi la fica gonfia di voglia come i salsiccioni dianzi mangiati, ride come una matta.
E invece non ridere sciocchina: ti assumo come assistente, ti do mille euro al mese, più vitto e alloggio. Se vorrai rimanere dove stai ora ok, ma io fin da stasera prendo una suite all’Hotellone Lussuosone e da domani sera se vuoi puoi stare da me, mentre da martedì mattina ti metti in moto a trovarmi un ufficio e un appartamento in Praga 1. Quando avremo l’uno e l’altro terrai la casa come una mamma, pulirai, laverai, stirerai e cucinerai, verrai in ufficio dove ti farò fare delle telefonate, perché visto che parli ceco, russo, italiano, rumeno e inglese sarebbe un peccato sprecare tutta questa abilità con la lingua e lei mi guarda trasognata.

“Guarda che se prendi per il culo io non rido”
“Non prendo. Dimmi di sì adesso e andiamo dall’avvocato a fare il contratto di lavoro”
“Devo pensare”


“Ok pensaci. Pensa anche che puoi dire a me che te ne vai, perché io lì dentro valgo un terzo. Così mentre vai a recuperare le tue cose, io sbrigo la suittona dell’Hotellone Lussuosone e chiamo il Costa e tu da subito stai con me.”

Pensieri silenziosi per due ore, abbracciati, meno libertini, affettuosi e carini e poi lei si alza, decisa, si chiude, si sistema.
“Andiamo avvocato prima per favore, mia risposta è sì”.

Taziosuperstar.

Sabatiadi taziee e principi di domenichiadi soavi

Sabato sera, drin giù al Vosco, fratello mandami in camera la Romilda e segnami un overnight con lei, la Romi arriva dopo mezz’ora, scusa un cliente, vestaglia di raso dell’HBH, calze nere velate con reggicalze vintage molto ben lavorato, tacco dodici, niente mutande, reggiseno a balconcino spara tette in su, la accolgo totalmente nudo con canna accesa in bocca e canna scaèppellata sotto, lei sorride, si toglie il raso HBH, si toglie le scarpe e accetta di tirare una boccata e io osservo quelle ditina dei piedi ben fatte e destabilizzanti, sotto la calza nera velata e trovo che la scelta di un rouge-noir, seppur da supermercato, sia vincente. Mi siedo accanto a lei sul bordo del letto, mi ripassa la canna e così, a mani libere, comincia a giocare col mio Obelisco di Carne di Puro Porco, sortendo rapidi effetti, specie quando, con destrezza consumata, con uno snap si toglie quella ridicolaggine di reggiseno, che le sue poppette son già così belle che coprirle è sacrilegio.

Io non amo la lingerie, lo sapete benissimo, ma ieri sera mi ha messo uno sturbo particolare, vuoi la canna, vuoi il rompimento di coioni della giornata, vuoi le settecentosettantadue seghe che mi ero tirato per accoppare il tempo, vuoi che lei non sarà la regina del bordello, ma é comunque una gran gran gran figa dagli occhi neri magnetici e, spesso, sensualissimamente sinistri. L’ho succhiata e leccata come se non avessi mai leccato una figa e un buco del culo prima in vita mia, inginocchiato sul pavimento a bordo letto, mentre lei giaceva a gambe ultraspalancate ad offirmi quella liscissima papaya odorosa e quel litchi culeo che arrossato pulsava e si introfletteva ed estrofletteva e io ci andavo matto.

L’ho fatta venire di bocca quattro volte e poi, rifiutando il pompino di rito, l’ho montata come un operaio della FCA di Detroit: con perizia, decisione, efficacia ed efficienza, venendo con lei la seconda volta che, come mi accade quando sono veramente infoiato, è senza soluzione di continuità con la prima, cadendo poi stremati sul letto dopo ore due e diciassette minuti di catena di montaggio ininterrotta. E allora doccia assieme limonando lentamente lavandoci i sessi a vicenda, puoi fuori ad asciugare e altra canna, vodka, carezze, baci, flirt leggerissimo entrambi nudi, poi musica, balliamo, canna, vodka e poi a letto, altro ritmo, altro stile, altro afflato, altri orgasmi e poi, entrambi cotti siam caduti tra le braccia di Morfeo, avvinghiati, nudi sotto il piumone, pelle su pelle, ma cazzomerda, ‘sta moldavina moretta è gradevolissima assai, che bello e che bella.

Ore otto e lei scatta, ma dove vai?, è finito il turno, ma vuoi andartene?, credo che io deve, no tu deve se vuoi, ma quelli, ma checcazzo e io chi sono?, tu sei diverso da loro tu sei buono, ma allora siediti e ascolta, ti va di farti la domenica con me? Scendi e chiudi l’overnight, poi sali coi tuoi vestiti civili e ci rimettiamo a letto a dormire fino a mezzogiorno, poi usciamo e camminiamo verso parco Folimanka e per strada ci fermiamo a mangiare quelle salsiccione con la senape e poi comperiamo una bottiglia di vodka e andiamo al parco a svaccarci al sole e a farci due canne e a dissetarci di vodka e poi vediamo. Come ti sembra?

Sorride timida e luminosa e dice "belo, mi piace".
Ma che bella domenica alle porte.
Ha!

sabato 11 aprile 2015

Finalmente

Ceniamo assieme? Ma sì perché no, dai, sì che mi racconti di Bucarest, mai stata?, mai, e mai andarci che fa schifo, ridi, mangia, bevi, ridi, bevi, poi cambiamo, andiamo là, bevi, bevi, mazza che tette che c’hai Venka, ridi, siamo stronchi di vodka, pago, fuori, chiamataxi, sul marciapiede aspettare, la caverna ruggisce, sono stanco di puttanepay e tu lì sotto c’hai la carnedifemminavera,  ti ingroppo che barcolli, ti slinguo, mi abbracci, mi guizzi, sei calda, sei morbida, sei curvacea, ti palpo senza ritegno e mi slingui, taxi, casa tua.

Tutta. Te la rasi tutta e mi stupisci, chi l’avrebbe detto, lecca, lecca, lecca Tazietti che questa, dalla notte dei tempi, è la prima fica di donna umana che lecchi e godi Venkona, godi, con quelle tettone e quei capezzoloni increspati, la cellulite erotica sulle cosce, sulle stupefacenti chiappone del culone estasiante e anche se non c’hai dei bellissimi piedi e anche se profumano di pulito io il Mitologico Tarello Tazieo te lo allungo lo stesso nella ficona carnosa calva, che c’ho una voglia di femmina reale vera da condurre sulla strada del sesso depravato che non ci credi, ma neanche io ci credo quando accetti di essere tirata nel cesso della tua casetta e entriamo nella doccia assieme e ti chiedo di pisciarmi sul cazzo e tu ridi mordendoti il labbro e poi zac, pisci divertita senza problemi, con un getto grosso e bollente e te la tieni aperta, le ginocchia flesse e in punta di piedi mi irrighi di piscia il cazzo mentre io me lo meno, mai fatto prima Vemka?, mai Tazio, e mugoli e ridacchi e io ti bevo e ti ingoio e ti chiedo se ti piace e mi fai cenno di sì con la testa guardando di sotto eccitata, e allora andiamo di là che ti chiavo e via a sbattere a percussione quella carne tremula piena di voglia di cazzo di dimensioni ragguardevoli e che bella la pancia con le balze di carne che ingoiano l’ombelico e mi galoppi e sei diversa da quell’immagine da sega che ebbi, ma sei porcamente sensuale lo stesso se non di più e ti racconto delle seghe a letto che mi son fatto pensandoti e ti infoi al pensiero e mi confessi che sotto la doccia ti sei tormentata la sorca anche tu pensando di essere montata da me e che non immaginavi nemmeno che razza di estasiante Menhir di Pura Carne di Duro Cazzo di Porco c’avessi tra le gambe.

Sbatti come l’onda quando il cielo è scuro, Tazietti, che anche se ti ha detto che nel culo no, mai, con una piccola piega di intima vergogna, quella femmina dell’est disinibita chiava come poche, brava, partecipe, toquinha che sembra la dea Kalì da quanto palpa e tocca e strizza e allora sanificale l’utero ammorbato di voglia di minchia dolorosa, guariscila, cauterizzale i germi della sozzura con un orgasmo epilettico, falla tremare, sbavare, sbattila come non hai mai sbattuto prima, falla godere, sputale in bocca e guardala ingoiare sorridendo a occhi chiusi, la fronte sudata e poi vienile dentro senza chiedere il permesso e godi del suo avvinghio da edera mentre sborri come un lama e disinfettati anche tu del triste, orribile, festino di Bucarest, delle puttane a pagamento che non fai che pagare per chiavare e, anche se quello c’ha il fascino suo, fottere una fica che ha dato al mondo un figlio, una fica di mamma agée è un mondo stupendo e stupiscila non smettendo di chiavarla dopo averla riempita di sborra, chiava ancora, chiava forte facendo sbordare la sborra dal buco della fica mentre pompi, succhiale le tette, i capezzoloni, le ascelle sudate e pulite e godi della sua incredulità nel sentire che nonostante la sborrata il Missile Intercontinentale rimane di uranio sino alla seconda venuta, questa volta tra le tue mammellone di mamma vigliacca e bagascia che mi arrapi come un somaro alimentato a Viagra e Cialis.

“Incredible” mormori col fiatone mentre mi accascio sul fianco a rantolare e tu ti siedi a gambe aperte, sudata, umana, carnale, oscena, spudorata di fianco a me, accarezzandomi e soffiando esausta i capelli dalla fronte.

“How long since your last time, Venka?” - “A year, more or less, was on vacation… but this made worth the long delay… absolutely incredible… woah”

Essòcontento, so. Assai.
Che non si pronuncia assè.
Bella Venka del mio cazzo, bella vera.

domenica 5 aprile 2015

Matuppensa che bello

Notizione improvviso: auguri pasquali e tra le chiacchiere salta fuori che mercoledì il Ruggi è a Bucarest per affari. Non sapeva fossi a Praga, così propone un meeting, anzi lo impone. Mercoledì sera gli faccio da fidanzata a una cena "d’alto livello", giovedì lui se ne va per affari di giorno e alla sera sfasciante devastazione no limits full sex and drugs in suite micidiale. Mi piace.
Sto cercando aereo per Bucarest, ho voglia di vederlo.

sabato 4 aprile 2015

Artemisia tu mi provochi e io me te magno

“Ma come sei gentile, volentieri davvero, ma mi spiace che domani mattina lavoro e se bevo qualcosina in più poi sono distrutta, ti va se facciamo domani sera?”
E che mi scherzi? Maccertone che sìone Venkona.
Ebbrava Venka che riattizzi i tizzoni dati per spenti introducendo due (ben due, 2, two, dvě) elementi che un analista come me non può e non deve trascurare.

Item uno: uscire esce e esce anche volentieri, gliel’ho letto nel sorriso.
Item due: la signora beve e non come degustatrice, ma come sbarellatrice (altrimenti la pippa del timore distruzione non avrebbe avuto luogo a procedere).

Ora, essendo che item uno può sommarsi a item due, è assai facile che si crei l’item tre: si potrebbe, con ragionevole margine aumentato, finire a chiavare come arrapati cani randagi nel lussuoso letto del mio lussuoso albergone. “Si potrebbe” ho detto, non “sicuramente”, perché se a tutte le incognite già enunciate, aggiungiamo anche che la Venka mi sbarella da coma etilico (come spesso vedo in giro), la chiavata ci sarà per certo, ma sarà data da una nottata al pronto soccorso ad attendere che si ripigli e questa sarebbe, onestamente, la più sbeffeggiante delle inculate, più che una chiavata.

Mai mettere la stalla davanti al carro mentre i buoi cercano moglie ai paesi tuoi, comunque.
Vedremo domani sera.
Carne ceca d’elite, mi dice come sorridente promessa.
A me basta puzzolente sorca di MILF ceca infoiata, cotta anche al sangue ciapistess.

Artemisia, mio amore segreto, se me la trombo dovrai scrivere dettagliatamente come mi lavoreresti di bocca la nerchia, lo sai questo vero?
Ehbeh.
Perché io vivo col mio tempo e la performàns.
E lo farai anche tu, Art.
Ebeh.

martedì 24 marzo 2015

Bentornato, Tazietto

"E allora Tà, ghe mi raggonti? Te le sei sbudellate le bottane lacciù?”
Una di notte, viaggiamo comodi e silenziosi su un enorme coso americano nuovo di zecca che puzza di plastica e nylon e occhieggia dagli strumenti una luce azzurrina diffusa che rende la faccia del Costa simile a quella di Kirk nei momenti più impegnativi. Sono stanco morto, il viaggio è stato una merda. Mai più da Bologna, mai più.

“Mi sono sbudellato solo la tua ex morosa Susy, che le altre manco mi hanno cagato di striscio a parte un ‘oh ciao, che bello’ “
“Minghia Tà pure tu che cazz t’haspettav il tappet rozz? So tre secoli che non di fai biù vedere allà. E la bottanona come shta? C’ha sempr fame di minghia ah? Che maiala bottana troia porcoddio, ahahahahahahaha” e ride ride ride, ride sereno, proiettato a velocità da sedia elettrica sulla strada che dall’aeroporto porta a Praga.

“E qui? Novità?” chiedo interessato.
“Maaaaaaaaaah niend di ghe, due crucc che avevano rotto il cazz la settimana scoss che erano fatti come delle bbestie e allora il Vosco e i racazz li hanno spaccati, impacchettati e sbattut fuori, poi niend, la Galina va fortizzim, gettonatizzim, chiava come na macchin da cuerr santalamadonnasantissim, mai la camera vuota che faccio fatica a farmi fare un bombino alle tre del pomericc, mentre quella rumena, quella come minghia si ghiama, dai quella piccoletta mora coi capelli lunghi, pallidissima con le minnette piccole, vabbè non imbord vafangulo, quell proprio non funziona Tà. Ci devi parlare tè Tà che se no la dobbiamo mandare via che ci fa rimettere”

“Si chiama Gema”
“Ecco Gema vaffanculo porcoddio proprio lei, parlaci Tà”
“E ci parlo, ma mica sono uno psicoterapeuta mago, se non ci sa fare, non ci sa fare”
“Teh parlaci gumba, fammi questacottesia”
E te la farò ‘sta cortesia, cosa devo dire. Tanto parla in italiano.

E poi arriva Praga e le luci e noi ci fiondiamo dentro come dei rapinatori a velocità mostruosa, che il Costa guida come Driver l’Imprendibile, anche se nessuno ha intenzione di prenderci.
Come mi sento integrato in questo mondo di classe e in queste attività raffinate, come mi sento estasiato da questo lessico ricercato da queste figure retoriche, insomma, mi sento proprio in famiglia.

“Costa cosa fai a Pasqua?” chiedo mentre dribbliamo ogni cosa che si muove nelle vie più storiche della città.
“Maaaaaah io gi bensavo di farmi una discesa a casa per rilassarmi quacc ciorn ma non ho ancora decis e tu?”
“Io la solita minchia Costa.”
“E allora prendiamo e ce ne andiamo ammare assieme Tààààà e ci sbattiamo i goglioni eddai Tà”
Controllo sul telefonino: piove a cannone a Pasqua laggiù, minima 12 massima 16, ma che cazzo andiamo ammare? Andiamo ammare con Schettino se lo avvisiamo.

Poi, finalmente, arriviamo.
Porta sul retro, ci sediamo a tavola, vino rosso, salame calabrese “che questi cazz di cechi fanno di manciare merda schifos, mancia, mancia gumba che è robbabuon” (tutto vero) e facciamo una merendina così, mentre Costafrate rolla le mie pastiglie per dormire.

Ci poteva essere accoglienza più familiare e calorosa?
No, credetemi.

No.
Casa.

sabato 21 marzo 2015

Morbido sabato taziale

Ecco qui.
Scaloppina al limone e insalatina anonima, un quartino di rosso, caffè, conto.
Ecco il pranzo taziale, del sabato taziale che precede la sera devastante taziosusiale.
Inspiro a pieni polmoni, seduto al tavolino davanti al barristorantepizzeriapasticceriaforneriatosatoriacaninaassisstenzatvradioriparazionebiciclettedacorsa,  dove ho consumato il mio sobrio e saporito pasto, sorseggiando un Campari doppio che ci sta sempre.

Inspiro a pieni polmoni e considero cose molto adulte, molto serie e dolorose, come la constatazione dell’assenza totale (e ribadisco totale) dell’abbandono del collant nell’esercito femminile che mi transita innanzi. Niuni leggins con ballerina a pelle e sudore, niente. Certo, la stagione, certo. Ma secondo me c'è dell’altro che non so definire e che mi turba e preoccupa.

La mia odalisca bovina quest’oggi si fa toelettare dalla sua estetista di fiducia e mi ha chiesto il permesso di avere il pomeriggio libero, ma certo amore sconfinato, prenditelo pure, che so che è un investimento proficuo assai.
Questa sera astici e champagne in un posto strano che so io e poi armageddon tra le coltri, inalando coni ripieni di mariagiovanna che arde e che alla mia odalisca piace moltissimo.

Mi sento rilassato, primaverile, tiepido e positivo.
Il ritorno in Repubblica Ceca mi piace, mi ispira, mi stimola e mi mette allegria. Praga è bellissima amisgi, fidatevi. E’ un posto delizioso che accarezza gli occhi e induce tuffi nella storia che sono davvero belli.

Mi lascio trascinare da una deriva fantasiosa e intarsio una situazione deliziosa in cui mi vedo a Praga nelle molteplici vesti di alunno di ceco e russo, minuto gallerista raffinato e socio tenutario di un bordello piccolo e grazioso, poliedrico uomo d’affari che trascorre tempo amabile là e ritorna qua di tanto in tanto ad inzaccherarsi di lurido sublime tra le cosce miracolose della Sua Bovina Premiata. Una situazione davvero paradisiaca, dovrò lavorarci sopra con minuzia e precisione.

Inspiro a pieni polmoni, inspiro una cannetta stavolta.
Bello qui ai bordi del capoluogo di provincia taziale. Qui di giorno fa caldino come a Praga, con la differenza che là di notte si trema dal freddo e, per questo e per mille altri motivi, una coperta umana femminile di vera pelle è assolutamente necessaria.

Quattordici camerette del piacere, con quattordici selezionatissime donatrici di piacere. Niente di più. Tre piani dedicati alle morbide sozzure situati in una bella palazzina residente in una pulitissima via assolutamente vicina al centro: due piani del sesso più un piano per così dire “tecnico”, nel quale a vario titolo stabuliamo noi dello “staff”. E poi, accanto, l’alberghetto convenzionato, pulitissimo, con cucina italian style, sempre nostro de noialtri. Che sopraffina imprenditorialità, che classe, che nobile business. Mi considero un uomo arrivato e per tutto questo non ho che da ringraziare il mio Costafrate, che tanto ha insistito perché io entrassi a far parte di questa grande famiglia, ed io ne sono ora parte con orgoglio calabrese autentico, pur non essendo calabrese di nascita, ma oramai di adozione. Perfezionerò le H a breve.

Sarà la cannetta, sarà il Campari, sarà l’ascesi che mi ispira, ma a tratti del mio sublime meditare vedo la Susy inserita come prostitutona là dentro, strappandola così dalla salmonella pericolosa e inserendola nel suo elemento naturale: il cazzo. Ci penserò, mediterò, mi consulterò, valuterò, vedrò.

Che bel sabato taziale, amisgi.
Bellassai.

TransTazionale

Lunedì ore 15:00 partenza verso aeroporto.
Arrivo aeroporto, consegna macchina.

17:20 BOLOGNA MARCONI - 19:50 AMSTERDAM SCHIPHOL
20:50 AMSTERDAM SCHIPHOL - 22:20 PRAGA RUZYNE

Uscita approssimativa dall’aerostazione: 23:00
Costataxy pronto, trasporto verso bordelletto, ora di arrivo: mezzanotte circa.
Cena, doccione, nanna.
Todo molto bien.

(Prossima volta volo su Milano, che ci metto la metà)

venerdì 20 marzo 2015

L'erede

E’ così, sono così, non cambierò mai.
Ora che ho ritrovato la signorile accoglienza della Signora Susy mi sento ringalluzzito ed energico, pensando sognatore alla serata di stasera, al pomeriggio e alla serata di domani e di tutta la domenica. Perché la Susy Telefonica mi dà certezze al 120%, mi garantisce presenza attiva e appassionata, mi gorgoglia succosi liquami sorridenti, ci sta, mi vuole, è assertiva, pronta all’uso, arrapata, ingrifata, infoiata e allupata, che “i maschietti qui intorno mi fanno sboccare” e la capisco, poichè dopo la premiazione anche il più sborone qui intorno può andare a farsi seppellire alla discarica.

Concetto che traslo con facilità anche sul mio fronte, considerando che nessuna delle mignotte maiale a mia disposizione, pay o free, può avere la sensibilità, la grazia eccelsa, l’empatia, la complicità e la connessione verificatasi tra noi nel momento in cui la Somma Vacca Premiata mi ha indotto a giacere sulle ginocchia per succhiarmi il perineo prossimo all’esplosione, giocando senza remore col mio buco del culo, con la lingua, le dita, succhiando liquidi, dita, esplorando, frugando blasfema, insultando domineddio e la madonna vergine, sputando e insignendomi del pregevole titolo di Frocio Busone Dimmerda, portandomi a vibrare come un V8 Chevy, dilatando, aprendo, incitandomi a spingere forte, incurante dei miei peti, vogliosa di succhiare il rossore del mio intestino pieghettato e gioiosamente prolassante al pari del suo poco prima, dopo le mie violente cerimonie di premiazione.

Bella.
Puttanamente bella quando si tira da guerra, volgarmente destabilizzante, oscena generatrice di crisi oscillanti tra il disgusto di disapprovazione e il desiderio selvaggio da consumare all’istante, un capolavoro irripetibile, la nuova Ade dei tempi d’oro, sublime Troia dell’Impero della Sborra Fumante, la amo.

Stasera ceniamo assieme, sì.
E poi ci rintaniamo nella sua porcilaia a superare il tetto dell’osceno.
Minchiammerda, va a finire che a Praga non ci torno più!
Scherzo, ovviamente.
Scherzo.

Scherzo?
Sì dai, scherzo.