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domenica 20 agosto 2017
Costatotò Squinternaci
“Nihend Thaz, hallor, c’è quest siduhazion…” e il soggetto somigliante a un Totò Schillaci post parrucchino e post figlio nero, mi sciorina la sua vision del concept, agitando le tozze manine inanellate a cazzo, coi RayBan Aviator a specchio a fermargli la chioma ciuffea, garantendogli così a pieno titolo visivo l’aura da puttanier-spacciator-mafioso che, in un certo qual modo, gli appartiene di diritto.
Location: la Solita, come si conviene alle tappe della vita più importanti, tavolino per due defilato, come una coppia gay pre out coming, il Costa fuma, fottendosene dei borbottii, perché lui “manco ithaliano sono, cazzo rompetaminc”, sentenza giustissima che pone inevitabilmente l’attenzione su quando cazzo mai lo sarebbe stato, italiano.
Un progetto ambizioso, assolutamente pericoloso ed illegale al punto che chiunque dotato di un briciolo di buonsenso ne avrebbe rifiutato qualsiasi coinvolgimento ed io, pur essendo dotato di men di un briciolo di buonsenso, non ho esitato ad accettare con curiosità e malcelato entusiasmo.
E dopo sette sambuche ed un clima assai più rilassato di quello iniziale, il calabrone ha ripreso il suo traghetto della Tirrenia mascherato da SUV ed ha proseguito il suo tour Soverato – Praga con tappa a Taziopoli giusto per due chiacchiere col Maestro, come giustamente mi definisce.
Nessuna fretta, nessuna pressione, quando ho tempo salgo a Praga e da lì, in “acque amiche” come sinistramente le definisce il Costa, si comincia a fare un’analisi di fattibilità.
Bella lì Costafrate Frà Costa.
venerdì 15 maggio 2015
Il pranzo della merda
Che bel pranzo.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.
“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.
Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.
“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
“Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala. “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”
Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film: “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.
E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.
“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.
Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.
“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
“Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala. “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”
Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film: “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.
E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.
Arrivano i mostri
E’ arrivato.
E’ arrivato col lacchè Vosco, con cui si alterna alla guida. E domani alle sedici parte per tornare nei paesi bassi. Me lo dice tra il rotto il cazzo e quello che ha i coglioni rotti con me. Poi comanda il pranzo, io, lui e il Vosco, ma non alla Solita. A una trattoria di Fecazzone che così si parla di “biznes”.
Mi sento male, ho orridi presagi.
Parto.
E’ arrivato col lacchè Vosco, con cui si alterna alla guida. E domani alle sedici parte per tornare nei paesi bassi. Me lo dice tra il rotto il cazzo e quello che ha i coglioni rotti con me. Poi comanda il pranzo, io, lui e il Vosco, ma non alla Solita. A una trattoria di Fecazzone che così si parla di “biznes”.
Mi sento male, ho orridi presagi.
Parto.
venerdì 24 aprile 2015
Riassunti e fermenti, ripassi e dolori, clima stabile e rigatoni vicini
Bonsgiur, bonsgiur, bonsgiur.
Che bella giornata che è oggi: dieci gradi e solicello, si sta bene. Praga è stesa laggiù, la Romi é stesa quaggiù, io bevo un caffettone americano qui giù, il trolley trolla là, Internet dice che a Milano al momento è come qua, che a Taziopoli domani la minima sarà di undici, la massima di ventitre e il cielo sarà parzialmente nuvoloso.
Dividerò questo bel post, raffinato, elegantemente tessuto tra le insidie della lingua italiana, in due parti. La prima, per aggiornarvi sugli sviluppi verificatisi dai tempi di Riga, la seconda per dare doverosa e sentita risposta agli amici che mi hanno posto dei quesiti che, un po’ per la fretta, un po’ per altri motivi, non ho soddisfatto pienamente.
Parte ordinaria
Ieri abbiamo visto non due, ma tre appartamenti, tutti situati in Praga 1 che, per chi non lo sapesse, è il distretto del centro storico della città. Anche se non è perfettamente esatto: diciamo che in Praga 1 c’è anche il centro storico della città vecchia. (Nota: andate a Praga perché è una cosa meravigliosa, credetemi).
Va detto, con doveroso inciso, che tutto ciò che abbiamo visto si è rivelato un’autentica mmerda, ma va anche detto, con pari precisione, che diviene insostenibile per le mie finanze continuare a vivere come Onassis all’Hotellone Lussuosone, poiché io di Onassis non ho nulla, nemmeno di profilo, essendo io di una bellezza assai rara per un uomo stupendamente appena over quaranta che sa vivere col suo tempo e con la performàns.
Per cui ho affittato il meno fecale degli appartamenti, con il beneplacito della Romi che già è in azione mentale al fine di renderlo una base operativa del Tazio: lavasgiu, asciugasgiu, stiransgi, cuscinansgi e dormansgi. Poi le ci vivrà stabilmente, ma IN ASSOLUTA SOLITARIA (eventuali grattatine di fica se la va a far dare altrove), mentre io deciderò il da farsi: voglio stabulare all’Humble Hotel & Brothel? Ok. Voglio l’Hotellone Lussuosone per dedicarmi alla wellness & fitness dura e spietata come facciamo noi le marines sederine pazze pazze? Ok. Voglio stare nella fechouse a riposare il buco del glande? Ok.
E fin qui, quindi, tutto a posto. Di automobili non se ne parla, c’è un rental a quattro passi aperto h24 per cui, semmai dovesse servire, si va lì e tac-taratac-tac la si noleggia.
Bene.
Oggi pomeriggio, ad un orario non ancora definito dal Costafrate e dalle Faine, ci sarà una bella e pulita riunione all’Humble Brothel con un già noto Ordine del Giorno. Ecco, Ordine del Giorno risulta già una contraddizione nei termini, in quanto Disordine del Pomeriggio meglio si attaglierebbe ai deliri che verranno posti sul tappeto: reclutamento di due ragazze di cioccolata (mai viste) provenienti da un altro localino ammodo per coronare il Procett delle Necre che il Costa da tempo affina con magistrale visione da condottiero; allontanamento di una ragazza moldava trovata stesa nel cesso con una siringa nel braccio. Che vada a morire altrove, merda umana; progettazione di una formula Premium attraverso la quale il cliente paga un tot (un bel tot) e per la durata di dodici ore di erogazione del servizio trapana tutte quelle che può e vuole. Cose belle, insomma.
Voterò entusiasticamente sì a tutto, preleverò del contante e poi mi trasferirò al Praga Ruzyne in attesa dell’aeromobile che mi riporterà a casa.
“Tà so conthent chettenevvai accass per un pog, vedi che tantevvholt ti ripos”.
E vedi che tante volte sarà così Costabirillo delle mie palle glabre.
Per cui, sorvolando sulla parte servizi sessuali erogati on my demand dalla Romi (no, niente da fare raga, la figliola non c’ha il quid, non c’ha) direi che la prima parte del post è esaurita e bella che completa.
Parte speciale
@Lolita: non mi fare così, lo sai che sono sempre contentissimo di leggerti, specialmente quando mi dici che hai riletto tuuuuuuuuuttto quello che ho scritto e mi fai i complimenti. Tu sei la mia fidanzatina porcona, come faccio a non volerti bene amo? Bacini, bacini, bacini. Ti chiedo scusa se non ti ho risposto come dio comanda. Ci farò più attenzione.
@Hip: lo spiegone. Non è molto facile fare lo spiegone e devo anche ammettere di non aver (inconsciamente, volutamente, boh) approfondito un argomento dalle tante sfaccettature complesse. Posso fare una sintesi, autocritica e spietata: io sono unammerda in certe situazioni. Segnatamente, sono una mmerda in quelle situazioni in cui sarei chiamato a spendermi e ad assumermi terrene responsabilità verso qualcuno. In tal caso io divento l’uomo che fugge, che starebbe anche molto bene come sottotitolo al blog. Quando qualcosa non va lungo l’assoluta traccia che io ho magistralmente dipinto nella mia testa e quando una persona mi ricorda di essere umana e mi chiede umanità e sacrificio e dedizione, magari a fronte del sacrificio, della disponibilità e dell’umanità che già mi ha dato a piene e generose mani, io fuggo. In Africa, in Marocco, in Belize, anche in Belin a volte, ma fuggo.
Un tempo, una donna crudele, che mi ha fatto uscire di testa sterminandomi di dentro, mi disse una verità inossidabile: “Le persone che ti vogliono bene non riusciranno mai a farsi bastare semplicemente che tu sia IL Tazio e questo è il motivo per cui rimarrai solo, per sempre. Rimarrai solo sinché sarai convinto che essere IL Tazio sia una manna per chi ti sta accanto e spero che tu ci creda davvero a questo delirio, perché non ti rimarrà che fartelo bastare quando attorno avrai il vuoto”.
Ecco. Non mi sono affatto divertito a scriverlo, ma te (ve) lo dovevo.
Vi voglio bene, anche se so che dopo la citazione della Donna Crudele, ogni mia affermazione sentimentale risulta dubbia.
Che bella giornata che è oggi: dieci gradi e solicello, si sta bene. Praga è stesa laggiù, la Romi é stesa quaggiù, io bevo un caffettone americano qui giù, il trolley trolla là, Internet dice che a Milano al momento è come qua, che a Taziopoli domani la minima sarà di undici, la massima di ventitre e il cielo sarà parzialmente nuvoloso.
Dividerò questo bel post, raffinato, elegantemente tessuto tra le insidie della lingua italiana, in due parti. La prima, per aggiornarvi sugli sviluppi verificatisi dai tempi di Riga, la seconda per dare doverosa e sentita risposta agli amici che mi hanno posto dei quesiti che, un po’ per la fretta, un po’ per altri motivi, non ho soddisfatto pienamente.
Parte ordinaria
Ieri abbiamo visto non due, ma tre appartamenti, tutti situati in Praga 1 che, per chi non lo sapesse, è il distretto del centro storico della città. Anche se non è perfettamente esatto: diciamo che in Praga 1 c’è anche il centro storico della città vecchia. (Nota: andate a Praga perché è una cosa meravigliosa, credetemi).
Va detto, con doveroso inciso, che tutto ciò che abbiamo visto si è rivelato un’autentica mmerda, ma va anche detto, con pari precisione, che diviene insostenibile per le mie finanze continuare a vivere come Onassis all’Hotellone Lussuosone, poiché io di Onassis non ho nulla, nemmeno di profilo, essendo io di una bellezza assai rara per un uomo stupendamente appena over quaranta che sa vivere col suo tempo e con la performàns.
Per cui ho affittato il meno fecale degli appartamenti, con il beneplacito della Romi che già è in azione mentale al fine di renderlo una base operativa del Tazio: lavasgiu, asciugasgiu, stiransgi, cuscinansgi e dormansgi. Poi le ci vivrà stabilmente, ma IN ASSOLUTA SOLITARIA (eventuali grattatine di fica se la va a far dare altrove), mentre io deciderò il da farsi: voglio stabulare all’Humble Hotel & Brothel? Ok. Voglio l’Hotellone Lussuosone per dedicarmi alla wellness & fitness dura e spietata come facciamo noi le marines sederine pazze pazze? Ok. Voglio stare nella fechouse a riposare il buco del glande? Ok.
E fin qui, quindi, tutto a posto. Di automobili non se ne parla, c’è un rental a quattro passi aperto h24 per cui, semmai dovesse servire, si va lì e tac-taratac-tac la si noleggia.
Bene.
Oggi pomeriggio, ad un orario non ancora definito dal Costafrate e dalle Faine, ci sarà una bella e pulita riunione all’Humble Brothel con un già noto Ordine del Giorno. Ecco, Ordine del Giorno risulta già una contraddizione nei termini, in quanto Disordine del Pomeriggio meglio si attaglierebbe ai deliri che verranno posti sul tappeto: reclutamento di due ragazze di cioccolata (mai viste) provenienti da un altro localino ammodo per coronare il Procett delle Necre che il Costa da tempo affina con magistrale visione da condottiero; allontanamento di una ragazza moldava trovata stesa nel cesso con una siringa nel braccio. Che vada a morire altrove, merda umana; progettazione di una formula Premium attraverso la quale il cliente paga un tot (un bel tot) e per la durata di dodici ore di erogazione del servizio trapana tutte quelle che può e vuole. Cose belle, insomma.
Voterò entusiasticamente sì a tutto, preleverò del contante e poi mi trasferirò al Praga Ruzyne in attesa dell’aeromobile che mi riporterà a casa.
“Tà so conthent chettenevvai accass per un pog, vedi che tantevvholt ti ripos”.
E vedi che tante volte sarà così Costabirillo delle mie palle glabre.
Per cui, sorvolando sulla parte servizi sessuali erogati on my demand dalla Romi (no, niente da fare raga, la figliola non c’ha il quid, non c’ha) direi che la prima parte del post è esaurita e bella che completa.
Parte speciale
@Lolita: non mi fare così, lo sai che sono sempre contentissimo di leggerti, specialmente quando mi dici che hai riletto tuuuuuuuuuttto quello che ho scritto e mi fai i complimenti. Tu sei la mia fidanzatina porcona, come faccio a non volerti bene amo? Bacini, bacini, bacini. Ti chiedo scusa se non ti ho risposto come dio comanda. Ci farò più attenzione.
@Hip: lo spiegone. Non è molto facile fare lo spiegone e devo anche ammettere di non aver (inconsciamente, volutamente, boh) approfondito un argomento dalle tante sfaccettature complesse. Posso fare una sintesi, autocritica e spietata: io sono unammerda in certe situazioni. Segnatamente, sono una mmerda in quelle situazioni in cui sarei chiamato a spendermi e ad assumermi terrene responsabilità verso qualcuno. In tal caso io divento l’uomo che fugge, che starebbe anche molto bene come sottotitolo al blog. Quando qualcosa non va lungo l’assoluta traccia che io ho magistralmente dipinto nella mia testa e quando una persona mi ricorda di essere umana e mi chiede umanità e sacrificio e dedizione, magari a fronte del sacrificio, della disponibilità e dell’umanità che già mi ha dato a piene e generose mani, io fuggo. In Africa, in Marocco, in Belize, anche in Belin a volte, ma fuggo.
Un tempo, una donna crudele, che mi ha fatto uscire di testa sterminandomi di dentro, mi disse una verità inossidabile: “Le persone che ti vogliono bene non riusciranno mai a farsi bastare semplicemente che tu sia IL Tazio e questo è il motivo per cui rimarrai solo, per sempre. Rimarrai solo sinché sarai convinto che essere IL Tazio sia una manna per chi ti sta accanto e spero che tu ci creda davvero a questo delirio, perché non ti rimarrà che fartelo bastare quando attorno avrai il vuoto”.
Ecco. Non mi sono affatto divertito a scriverlo, ma te (ve) lo dovevo.
Vi voglio bene, anche se so che dopo la citazione della Donna Crudele, ogni mia affermazione sentimentale risulta dubbia.
mercoledì 15 aprile 2015
Non trascurabili fatti
Veniamo ai non trascurabili fatti.
Primo non trascurabile fatto
GQ, ho speso un post a spiegare perché ho preso la Romi come assistente e tu mi chiedi se è saudade? Ma ‘ndo cazzo hai letto della saudade, figliomio, in mezzo alle trentasette ragioni che ho elencato? E’ che non mi leggi più, neanche tu. E questo mi addolora mortalmente, fratellino e lo sai.
Secondo non trascurabile fatto
Sono ancora un drago nel lancio dell’estintore. Entro, il calabrone è in piedi al telefono e io gli lancio addosso l’estintore di taglio: per pararsi e non farlo cadere lo abbranca come una palla da football, molla il telefono per terra e gli cadono dalla testa i RayBan a specchio, io lo spingo di forza bruta piatto contro il muro mentre mi guarda con gli occhi del terrore, l’estintore tra noi in un threesome bizzarro. Gli spiego che non si fa così, che non si dicono le parolacce al Tazio quando il Tazio è assente e invece tutti sono presenti, perché al Tazio gira il coglione e la prossima volta, dato che il Tazio è un folle instabile e non è una novità, il Tazio lo ammazza sgozzandolo come un capretto davanti alle sue troiepay. E queste parole d’amore gliele urlo a megafono fissandolo negli occhi con la medesima serenità di Nicholson in Wendyammoresonotornato. E trionfa subito la pace in un florilegio di mille scuse e scusanti. Paura della morte, buffone, eh? Tutto a posto, equilibri risanati, calabrodeliri di onnipotenza sedati, il desiderio omosessuale si rinfocola.
Terzo non trascurabile fatto
Mi sono ingroppato brutalmente la Venka, ieri pomeriggio alle sedici e ventuno. La monta maschia e graditamente violenta è avvenuta nello spogliatoio dietro al desk dove l’ho trascinata serrandomi la porta alle spalle, premendola contro i cappotti e, nella luce fioca, alzandole la gonna e abbassandole collant e mutande sanitarie. Ce l’avevo di marmo, palpeggiandola per prepararla. E che bella chiavata forsennata nello sguazzo sonoro della sua ficona gonfia di carne. L’ho farcita di sborra come una faraona alla minchiaiola e lei ha apprezzato, sorridente sino al ritorno al desk. Mi ha sussurrato, tutta rossa, che le piace farlo con forza. Bene a sapersi.
Quarto non trascurabile fatto
Ho insegnato alla Romi come si fa a trovare la prostata. Si è molto eccitata, non vi dico io. I movimenti maldestri da principiante possono donare godimenti mostruosi. Sento che non si tratta di un episodio isolato, ma dell’inizio di qualcosa di torbido. Molto bello.
Quinto non trascurabile fatto
Devo fare una discesa in Italia, presto. Non so quando, attendo indicazioni, poi vi spiego.
Il quesito ora è: lo uozzappo o no alla Skizza?
Meditare bene.
Per ora le cose non trascurabili sono finite.
Vi amo. Tutti. Soprattutto Erre, la mia odalisca porno preferita.
Primo non trascurabile fatto
GQ, ho speso un post a spiegare perché ho preso la Romi come assistente e tu mi chiedi se è saudade? Ma ‘ndo cazzo hai letto della saudade, figliomio, in mezzo alle trentasette ragioni che ho elencato? E’ che non mi leggi più, neanche tu. E questo mi addolora mortalmente, fratellino e lo sai.
Secondo non trascurabile fatto
Sono ancora un drago nel lancio dell’estintore. Entro, il calabrone è in piedi al telefono e io gli lancio addosso l’estintore di taglio: per pararsi e non farlo cadere lo abbranca come una palla da football, molla il telefono per terra e gli cadono dalla testa i RayBan a specchio, io lo spingo di forza bruta piatto contro il muro mentre mi guarda con gli occhi del terrore, l’estintore tra noi in un threesome bizzarro. Gli spiego che non si fa così, che non si dicono le parolacce al Tazio quando il Tazio è assente e invece tutti sono presenti, perché al Tazio gira il coglione e la prossima volta, dato che il Tazio è un folle instabile e non è una novità, il Tazio lo ammazza sgozzandolo come un capretto davanti alle sue troiepay. E queste parole d’amore gliele urlo a megafono fissandolo negli occhi con la medesima serenità di Nicholson in Wendyammoresonotornato. E trionfa subito la pace in un florilegio di mille scuse e scusanti. Paura della morte, buffone, eh? Tutto a posto, equilibri risanati, calabrodeliri di onnipotenza sedati, il desiderio omosessuale si rinfocola.
Terzo non trascurabile fatto
Mi sono ingroppato brutalmente la Venka, ieri pomeriggio alle sedici e ventuno. La monta maschia e graditamente violenta è avvenuta nello spogliatoio dietro al desk dove l’ho trascinata serrandomi la porta alle spalle, premendola contro i cappotti e, nella luce fioca, alzandole la gonna e abbassandole collant e mutande sanitarie. Ce l’avevo di marmo, palpeggiandola per prepararla. E che bella chiavata forsennata nello sguazzo sonoro della sua ficona gonfia di carne. L’ho farcita di sborra come una faraona alla minchiaiola e lei ha apprezzato, sorridente sino al ritorno al desk. Mi ha sussurrato, tutta rossa, che le piace farlo con forza. Bene a sapersi.
Quarto non trascurabile fatto
Ho insegnato alla Romi come si fa a trovare la prostata. Si è molto eccitata, non vi dico io. I movimenti maldestri da principiante possono donare godimenti mostruosi. Sento che non si tratta di un episodio isolato, ma dell’inizio di qualcosa di torbido. Molto bello.
Quinto non trascurabile fatto
Devo fare una discesa in Italia, presto. Non so quando, attendo indicazioni, poi vi spiego.
Il quesito ora è: lo uozzappo o no alla Skizza?
Meditare bene.
Per ora le cose non trascurabili sono finite.
Vi amo. Tutti. Soprattutto Erre, la mia odalisca porno preferita.
lunedì 13 aprile 2015
Chissà mai se vi chiederete
Questo post ha un titolo che è anche una mia speranza: ma voi mi leggete ancora e vi interessa quello che scrivo vi rompo i coioni annoiandovi, che non mi regalate mai nemmeno un vaffanculo Tazio? Boh.
Ad ogni modo, volevo precisare quanto segue.
La Romi mi piace, ok, ma la mia attesa va al di là della semplice ficcagione. Essere in un paese dell’est con una lingua difficile spinge a una chiusura nell’enclave (parolona nel mio caso) italiana più prossima, deprimendo l’integrazione. Integrazione che è già resa difficile dal fatto di non essere autoctoni, ma emigrati. Bello che alcuni meditassero sulla mia riflessione.
La pianto lì.
Continuo sul concetto: un’assistente che mi fa da traduttrice, faccendiera, autista, colf e compagna sessuale è l’ideale, nelle mie circostanze. Mi consente di avere più libertà rispetto allo sciame dei calabroni e di esplorare nuove frontiere di business che possono arrivare anche ad un est più lontano, senza avere paura della barriera linguistica. E’ la persona che mi rende Praga vicina anche quando non ci sono. E questo mi consentirà di essere globetrotter avendo sempre la situazione sotto mano. Potrei partire lasciandole il mio cellulare ceco, istruendola su cosa fare in caso in cui chiamasse Tizioccaio, eccetera, eccetera.
E poi, da un punto di vista umano, toglierla da quellammerda dandole una vita dignitosa, senza porle alcuna limitazione, trascorrendo con lei anche del tempo extraletto ed extralavoro, ma in ogni caso ExtraTazio, è una soddisfazione, è potere. Bello.
Sono contento.
E così questa mattina abbiamo formalizzato dall’avvocato, dopo esserci svegliati come due colombine porno, dopo aver colazionato serviziati in camera e preparati giusti. Bello. Sono contento e lei anche. No, a fare la puttana lei è sprecata e non portata. A lei piace il sesso sì, ma quel sesso che lo si fa con lei e per lei e non perché è portatrice sana di buchi corporei.
Sono contento.
Contento nonostante tutto, perché alle 15:00 di oggi, con anticipo inatteso, una grossa GMC nera è entrata nel vicoletto. Dal suo interno è sceso un calabrone rivitalizzato, ancora convinto di essere nel villaggio della sua tribù, che con una corona di bestemmie atroci e violente invettive rivolte alla troiaemmerd (la Romi, le cui dinamiche gli sono state rese note dal fido Vosco già ieri sera, mentre l’ominide era ancora on the road) ed al testa di cazzo, l’ommemmerd, ‘o professore di staminchiasuca (io che non sarei stato in grado di anticipare e sostituire la Romi).
La parolina mi è stata riportata al telefono da un amico fidato (mica ce li ha solo lui gli amici fidati) che mi ha messo in guardia. Pare, infatti, che il Costa stasera dopo cena mi aspetti per ‘fare brutto’ con me.
Ora, fermo restando che i risvolti della vicenda Romi li sappiamo solo io e la Romi che ci siamo giurati di non parlarne MAI, oggi pomeriggio, all’inizio del serale, quando troie e galoppini non sono a pieno ritmo, piombo là e gli spacco il culo di brutto, in modo che tutti i suoi scagnozzi e le sue troie vedano sulla sua faccia i segni sanguinanti e sulla mia no, trovando in un secondo le differenze tra chi starnazza a cazzo in assenza degli interessati e chi, invece, si pregia di raggiungere l’interessato senza starnazzare.
Ma bastonandolo forte come merita.
Rispetto ci vuole, cazzo.
Ad ogni modo, volevo precisare quanto segue.
La Romi mi piace, ok, ma la mia attesa va al di là della semplice ficcagione. Essere in un paese dell’est con una lingua difficile spinge a una chiusura nell’enclave (parolona nel mio caso) italiana più prossima, deprimendo l’integrazione. Integrazione che è già resa difficile dal fatto di non essere autoctoni, ma emigrati. Bello che alcuni meditassero sulla mia riflessione.
La pianto lì.
Continuo sul concetto: un’assistente che mi fa da traduttrice, faccendiera, autista, colf e compagna sessuale è l’ideale, nelle mie circostanze. Mi consente di avere più libertà rispetto allo sciame dei calabroni e di esplorare nuove frontiere di business che possono arrivare anche ad un est più lontano, senza avere paura della barriera linguistica. E’ la persona che mi rende Praga vicina anche quando non ci sono. E questo mi consentirà di essere globetrotter avendo sempre la situazione sotto mano. Potrei partire lasciandole il mio cellulare ceco, istruendola su cosa fare in caso in cui chiamasse Tizioccaio, eccetera, eccetera.
E poi, da un punto di vista umano, toglierla da quellammerda dandole una vita dignitosa, senza porle alcuna limitazione, trascorrendo con lei anche del tempo extraletto ed extralavoro, ma in ogni caso ExtraTazio, è una soddisfazione, è potere. Bello.
Sono contento.
E così questa mattina abbiamo formalizzato dall’avvocato, dopo esserci svegliati come due colombine porno, dopo aver colazionato serviziati in camera e preparati giusti. Bello. Sono contento e lei anche. No, a fare la puttana lei è sprecata e non portata. A lei piace il sesso sì, ma quel sesso che lo si fa con lei e per lei e non perché è portatrice sana di buchi corporei.
Sono contento.
Contento nonostante tutto, perché alle 15:00 di oggi, con anticipo inatteso, una grossa GMC nera è entrata nel vicoletto. Dal suo interno è sceso un calabrone rivitalizzato, ancora convinto di essere nel villaggio della sua tribù, che con una corona di bestemmie atroci e violente invettive rivolte alla troiaemmerd (la Romi, le cui dinamiche gli sono state rese note dal fido Vosco già ieri sera, mentre l’ominide era ancora on the road) ed al testa di cazzo, l’ommemmerd, ‘o professore di staminchiasuca (io che non sarei stato in grado di anticipare e sostituire la Romi).
La parolina mi è stata riportata al telefono da un amico fidato (mica ce li ha solo lui gli amici fidati) che mi ha messo in guardia. Pare, infatti, che il Costa stasera dopo cena mi aspetti per ‘fare brutto’ con me.
Ora, fermo restando che i risvolti della vicenda Romi li sappiamo solo io e la Romi che ci siamo giurati di non parlarne MAI, oggi pomeriggio, all’inizio del serale, quando troie e galoppini non sono a pieno ritmo, piombo là e gli spacco il culo di brutto, in modo che tutti i suoi scagnozzi e le sue troie vedano sulla sua faccia i segni sanguinanti e sulla mia no, trovando in un secondo le differenze tra chi starnazza a cazzo in assenza degli interessati e chi, invece, si pregia di raggiungere l’interessato senza starnazzare.
Ma bastonandolo forte come merita.
Rispetto ci vuole, cazzo.
sabato 11 aprile 2015
Depressione
Domenica notte il Costa parte, fa tutto un tiro e ritorna.
Torna perchè "abbasht accazz aqquà tonno e parliamo di busines pebbenino"
Depressione.
Non ho coglioni di vederlo e di sentirlo.
Torna perchè "abbasht accazz aqquà tonno e parliamo di busines pebbenino"
Depressione.
Non ho coglioni di vederlo e di sentirlo.
venerdì 3 aprile 2015
A ciascuno il suo
Il Costa dopo breve pausa nella bassa per sfoggiare il suo traghetto americano è ripartito per il villaggio ed ora è inserito, con tutti gli onori del caso, nel Consiglio dei Saggi della Tribù.
E’ arrivato colà alla volta di ieri sera, sanosano, che con quella “vettura” non sembra neanche di aver fatto tutti quei pochi duemila chilometri.
Ieri sera prima abbuffata tra la più ristretta cerchia di consanguinei, stasera un paio di anelli di estensione, domani sera un altro paio e domenica e lunedì trionfo panoramico di ogni grado di parentela, amicizia, semplice conoscenza con ammissione al desco anche dei “nonciconosciamomapassavodiqua”.
La Cuccinattroia è in calore animale liquescente da lunedì ed è calda e pronta all’uso in qualsiasi luogo, modo, momento e quantità alla faccia di quel “grancornutazzo” di suo marito, che pare non avere minimamente fiutato l’approssimarsi dello tsunami di sborra che travolgerà la sua irreprensibile consorte ad opera incestuosa del cuccinodipraca.
Tempo previsto di rientro del bardo: non prima del prossimo weekend, vuoi perché la strada è la strada, ma vuoi anche che la fica della cuccina è una tangenziale trafficabilissima, per cui già che è di mano, perché non sollazzarsi la nerchia a dovere tra i fetidi pelazzi suini della meridionale verace? Ebbeatoallui, minghia.
L’ho rassicurato sull’andamento del fior di bordello che ha lasciato qui a malincuore e l’ho aggiornato che i primi transfughi italiani stanno sopraggiungendo a frotte ad impreziosire l’acustica del locale con le imitazioni più fedeli dell'urlo dell'orango in arrapamento irreversibile.
“BBenebbene, Tà, chemmidici lo facciamo bbene il biznez astapasqua allò?”
Lo facciamo da dio, Costaminchia, pur essendo io totalmente estraneo alla gestione, molto presente alla riscossione e, a tratti sporadici, alla fruizione gratuita.
A ciascuno il suo.
E’ arrivato colà alla volta di ieri sera, sanosano, che con quella “vettura” non sembra neanche di aver fatto tutti quei pochi duemila chilometri.
Ieri sera prima abbuffata tra la più ristretta cerchia di consanguinei, stasera un paio di anelli di estensione, domani sera un altro paio e domenica e lunedì trionfo panoramico di ogni grado di parentela, amicizia, semplice conoscenza con ammissione al desco anche dei “nonciconosciamomapassavodiqua”.
La Cuccinattroia è in calore animale liquescente da lunedì ed è calda e pronta all’uso in qualsiasi luogo, modo, momento e quantità alla faccia di quel “grancornutazzo” di suo marito, che pare non avere minimamente fiutato l’approssimarsi dello tsunami di sborra che travolgerà la sua irreprensibile consorte ad opera incestuosa del cuccinodipraca.
Tempo previsto di rientro del bardo: non prima del prossimo weekend, vuoi perché la strada è la strada, ma vuoi anche che la fica della cuccina è una tangenziale trafficabilissima, per cui già che è di mano, perché non sollazzarsi la nerchia a dovere tra i fetidi pelazzi suini della meridionale verace? Ebbeatoallui, minghia.
L’ho rassicurato sull’andamento del fior di bordello che ha lasciato qui a malincuore e l’ho aggiornato che i primi transfughi italiani stanno sopraggiungendo a frotte ad impreziosire l’acustica del locale con le imitazioni più fedeli dell'urlo dell'orango in arrapamento irreversibile.
“BBenebbene, Tà, chemmidici lo facciamo bbene il biznez astapasqua allò?”
Lo facciamo da dio, Costaminchia, pur essendo io totalmente estraneo alla gestione, molto presente alla riscossione e, a tratti sporadici, alla fruizione gratuita.
A ciascuno il suo.
martedì 31 marzo 2015
Easter eggs
Domattina alle ore zeroquattropuntozerozero il Costa parte a bordo della sua economicissima GMC Yukon 32.000 a benzina per raggiungere il paesello natio. Appena 1900 chilometri in macchina, una sciocchezza, ma volete mettere la soddisfazione di varcare la soglia del villaggio sotto gli sguardi adoranti di tutta la tribù che lo osanna a bordo di quella monumentale GMC? Non ha prezzo, né in termini di fatica, né in termini di danaro. Penso lo faranno sindaco, anche.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
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Ubicazione:
Praga, Repubblica Ceca
lunedì 30 marzo 2015
La Troja e la Bara
E allora arriva ‘sta orda di russi che invadono il mio bell’alberghetto perché son lì per affari e il Costa gli procura cena, dopocena, camera e copertine umane, indaffarato come un lacchè a correr dietro a questi esseri infami, chiudendo l’Humble Brothel solo per loro, catering italiano e leccate di culo e a me vien da sboccare, tant’è che faccio su due cose nello zaino e decido di dormire in un altro albergo a cazzo, possibilmente confortevole e silenzioso.
Schiodo approssimativamente alla volta delle diciassette e tredici, momento in cui anche Venka, la concierge del turno diurno lascia il lavoro e allora la accompagno per un pezzo di strada. Va detto subito che tra Venka e il concetto di figa c’è lo spazio che separa me da un chirurgo ortopedico, ma è una persona molto cordiale, sulla quarantina, che parla perfettamente inglese e due chiacchiere non mi guastavano affatto.
Al che io la butto lì, così, senza secondi fini, sciallo, isometrico e un po’ piezometrico e le chiedo se le va di mangiare un boccone e lei mi dice di sì senza sforzo (ah che belle le donne dell’est! No fa no e sì fa sì senza tante moine) e allo scopo di compiacermi mi porta in una pizzeria italiana che lei reputa il top, che italiana lo è come io sono ceco, ma apprezzo sperticandomi in lodi e ringraziamenti di farmi sentire a casa e mangiamo ‘sta strana cosa che chiamano pizza.
Si discorre, la Venka è divorziata, c’ha una figlia di ventidue anni sposata e bella che mamma, mi racconta, poi mi chiede, le racconto due frottole e poi una cosa vera: mi piacerebbe trovare un adeguato luogo in cui pensare di poter aprire una galleria d’arte, magari nella quale dipingere anche e ma che bello, ma sì, ma vero? ma ti giuro e allora lei mi fila la dritta: quando voglio, una mattina, devo raggiungere piazza Troja nella città vecchia (giuro, morissi qui, c’è una piazza Troja in cui devo ASSOLUTAMENTE trovare casa) e in una certa galleria d’arte contemporanea pubblica cercare una guida turistica sua amica, tale Bara (il nome non promette niente di allegro, ma amen) che pare potermi aiutare che è del settore.
Così domattina vado in Piazza Troja a incontrare la Bara, che stamattina c’ho avuto i miei cazzi da risolvere con noiose questioni di banca.
Bella serata, comunque, onesta e serena, terminata alle ventidue e trentuno, ora in cui ho fatto il check in in un albergone del centro dove riposare silenziosamente le mie stanche membra.
Nessun uozzappo mi ha chiesto se dormivo ed in cuor mio non me ne poteva sbattere di meno di sapere se qualcuno dormiva via uozzappo.
Ho solo pensato alla Venka e a come deve chiavare, me la sono immaginata che mi cavalcava tutta nuda ed eroticamente imperfetta e mi sono tirato una sega di non disprezzabile fattura.
Oh ma sapete che ‘sta Praga funziona?
Rimane il nodo Pasqua da sciogliere, ma ne parleremo diffusamente in un altro momento, che mica è roba che si liquida in due e due quattro.
Basgi, amisgi e amighe.
Schiodo approssimativamente alla volta delle diciassette e tredici, momento in cui anche Venka, la concierge del turno diurno lascia il lavoro e allora la accompagno per un pezzo di strada. Va detto subito che tra Venka e il concetto di figa c’è lo spazio che separa me da un chirurgo ortopedico, ma è una persona molto cordiale, sulla quarantina, che parla perfettamente inglese e due chiacchiere non mi guastavano affatto.
Al che io la butto lì, così, senza secondi fini, sciallo, isometrico e un po’ piezometrico e le chiedo se le va di mangiare un boccone e lei mi dice di sì senza sforzo (ah che belle le donne dell’est! No fa no e sì fa sì senza tante moine) e allo scopo di compiacermi mi porta in una pizzeria italiana che lei reputa il top, che italiana lo è come io sono ceco, ma apprezzo sperticandomi in lodi e ringraziamenti di farmi sentire a casa e mangiamo ‘sta strana cosa che chiamano pizza.
Si discorre, la Venka è divorziata, c’ha una figlia di ventidue anni sposata e bella che mamma, mi racconta, poi mi chiede, le racconto due frottole e poi una cosa vera: mi piacerebbe trovare un adeguato luogo in cui pensare di poter aprire una galleria d’arte, magari nella quale dipingere anche e ma che bello, ma sì, ma vero? ma ti giuro e allora lei mi fila la dritta: quando voglio, una mattina, devo raggiungere piazza Troja nella città vecchia (giuro, morissi qui, c’è una piazza Troja in cui devo ASSOLUTAMENTE trovare casa) e in una certa galleria d’arte contemporanea pubblica cercare una guida turistica sua amica, tale Bara (il nome non promette niente di allegro, ma amen) che pare potermi aiutare che è del settore.
Così domattina vado in Piazza Troja a incontrare la Bara, che stamattina c’ho avuto i miei cazzi da risolvere con noiose questioni di banca.
Bella serata, comunque, onesta e serena, terminata alle ventidue e trentuno, ora in cui ho fatto il check in in un albergone del centro dove riposare silenziosamente le mie stanche membra.
Nessun uozzappo mi ha chiesto se dormivo ed in cuor mio non me ne poteva sbattere di meno di sapere se qualcuno dormiva via uozzappo.
Ho solo pensato alla Venka e a come deve chiavare, me la sono immaginata che mi cavalcava tutta nuda ed eroticamente imperfetta e mi sono tirato una sega di non disprezzabile fattura.
Oh ma sapete che ‘sta Praga funziona?
Rimane il nodo Pasqua da sciogliere, ma ne parleremo diffusamente in un altro momento, che mica è roba che si liquida in due e due quattro.
Basgi, amisgi e amighe.
giovedì 26 marzo 2015
Giornate mitteleuropee e calabroni amici
Good morning Vietnam, stamattina mi faccio proprio i cazzi miei, che ieri è andata come è andata. Sveglia ore 9:00, raggiunto Humble Brothel ore 10:00 dopo colazione, dove mi trovo la Gema (che invece si chiama Romilda) che vestita di tutto punto era stata cooptata per il colloquio taziale che ho fatto durare mezz’ora con toni del tipo “dai Romilda mettici inpegno, pat, pat” e poi arriva il Costafrate con quel coso americano rivelatosi un GMC Yukon che mi dice “mond” dal finestrino aperto con i RayBan a specchio e io mond, che poi partiamo a razzo direzione Nürnberg sul far delle undici e ventiquattro.
Non so se abbiamo percorso la distanza con le ruote aderenti al suolo o con i sottosospensori magnetici di classe B Pheta, ma sta di fatto che, chiacchierando amenamente (si fa per dire perchè io non è che adori le velocità che superano quella dell’iperspazio) siamo arrivati in Germania alle ore quattoridici e quarantadue.
Lì ci aspettava un altro calabrone amico del Costa, s’è fatto del gran chiacchierare in una saletta riservè di un ristorante molto moderno e molto ficoultrawow di proprietà del calabrone, con delle fighe da conversione di San Paolo Apostolo che ci portavano da bere e da bere e da bere e da bere e da bere sino a che non s’è fatta l’ora di cena che, scherziamo gumbà?, siete ospiti miei e siamo riusciti ad alzare i nostri regali culi dal ristorante kewl alle ventitre e sedici, per fare rientro alle tre e quattro minuti passate del mattino, momento in cui il Costa è andato a dirigere l’Humble Brothel come un bravo direttore da circo e io mi sono ritirato nella mia pseudosuite solitaria, segnata romanticamente dal tempo, per un doccione rigeneratore.
Non so se abbiamo percorso la distanza con le ruote aderenti al suolo o con i sottosospensori magnetici di classe B Pheta, ma sta di fatto che, chiacchierando amenamente (si fa per dire perchè io non è che adori le velocità che superano quella dell’iperspazio) siamo arrivati in Germania alle ore quattoridici e quarantadue.
Lì ci aspettava un altro calabrone amico del Costa, s’è fatto del gran chiacchierare in una saletta riservè di un ristorante molto moderno e molto ficoultrawow di proprietà del calabrone, con delle fighe da conversione di San Paolo Apostolo che ci portavano da bere e da bere e da bere e da bere e da bere sino a che non s’è fatta l’ora di cena che, scherziamo gumbà?, siete ospiti miei e siamo riusciti ad alzare i nostri regali culi dal ristorante kewl alle ventitre e sedici, per fare rientro alle tre e quattro minuti passate del mattino, momento in cui il Costa è andato a dirigere l’Humble Brothel come un bravo direttore da circo e io mi sono ritirato nella mia pseudosuite solitaria, segnata romanticamente dal tempo, per un doccione rigeneratore.
martedì 24 marzo 2015
Bentornato, Tazietto
"E allora Tà, ghe mi raggonti? Te le sei sbudellate le bottane lacciù?”
Una di notte, viaggiamo comodi e silenziosi su un enorme coso americano nuovo di zecca che puzza di plastica e nylon e occhieggia dagli strumenti una luce azzurrina diffusa che rende la faccia del Costa simile a quella di Kirk nei momenti più impegnativi. Sono stanco morto, il viaggio è stato una merda. Mai più da Bologna, mai più.
“Mi sono sbudellato solo la tua ex morosa Susy, che le altre manco mi hanno cagato di striscio a parte un ‘oh ciao, che bello’ “
“Minghia Tà pure tu che cazz t’haspettav il tappet rozz? So tre secoli che non di fai biù vedere allà. E la bottanona come shta? C’ha sempr fame di minghia ah? Che maiala bottana troia porcoddio, ahahahahahahaha” e ride ride ride, ride sereno, proiettato a velocità da sedia elettrica sulla strada che dall’aeroporto porta a Praga.
“E qui? Novità?” chiedo interessato.
“Maaaaaaaaaah niend di ghe, due crucc che avevano rotto il cazz la settimana scoss che erano fatti come delle bbestie e allora il Vosco e i racazz li hanno spaccati, impacchettati e sbattut fuori, poi niend, la Galina va fortizzim, gettonatizzim, chiava come na macchin da cuerr santalamadonnasantissim, mai la camera vuota che faccio fatica a farmi fare un bombino alle tre del pomericc, mentre quella rumena, quella come minghia si ghiama, dai quella piccoletta mora coi capelli lunghi, pallidissima con le minnette piccole, vabbè non imbord vafangulo, quell proprio non funziona Tà. Ci devi parlare tè Tà che se no la dobbiamo mandare via che ci fa rimettere”
“Si chiama Gema”
“Ecco Gema vaffanculo porcoddio proprio lei, parlaci Tà”
“E ci parlo, ma mica sono uno psicoterapeuta mago, se non ci sa fare, non ci sa fare”
“Teh parlaci gumba, fammi questacottesia”
E te la farò ‘sta cortesia, cosa devo dire. Tanto parla in italiano.
E poi arriva Praga e le luci e noi ci fiondiamo dentro come dei rapinatori a velocità mostruosa, che il Costa guida come Driver l’Imprendibile, anche se nessuno ha intenzione di prenderci.
Come mi sento integrato in questo mondo di classe e in queste attività raffinate, come mi sento estasiato da questo lessico ricercato da queste figure retoriche, insomma, mi sento proprio in famiglia.
“Costa cosa fai a Pasqua?” chiedo mentre dribbliamo ogni cosa che si muove nelle vie più storiche della città.
“Maaaaaah io gi bensavo di farmi una discesa a casa per rilassarmi quacc ciorn ma non ho ancora decis e tu?”
“Io la solita minchia Costa.”
“E allora prendiamo e ce ne andiamo ammare assieme Tààààà e ci sbattiamo i goglioni eddai Tà”
Controllo sul telefonino: piove a cannone a Pasqua laggiù, minima 12 massima 16, ma che cazzo andiamo ammare? Andiamo ammare con Schettino se lo avvisiamo.
Poi, finalmente, arriviamo.
Porta sul retro, ci sediamo a tavola, vino rosso, salame calabrese “che questi cazz di cechi fanno di manciare merda schifos, mancia, mancia gumba che è robbabuon” (tutto vero) e facciamo una merendina così, mentre Costafrate rolla le mie pastiglie per dormire.
Ci poteva essere accoglienza più familiare e calorosa?
No, credetemi.
No.
Casa.
Una di notte, viaggiamo comodi e silenziosi su un enorme coso americano nuovo di zecca che puzza di plastica e nylon e occhieggia dagli strumenti una luce azzurrina diffusa che rende la faccia del Costa simile a quella di Kirk nei momenti più impegnativi. Sono stanco morto, il viaggio è stato una merda. Mai più da Bologna, mai più.
“Mi sono sbudellato solo la tua ex morosa Susy, che le altre manco mi hanno cagato di striscio a parte un ‘oh ciao, che bello’ “
“Minghia Tà pure tu che cazz t’haspettav il tappet rozz? So tre secoli che non di fai biù vedere allà. E la bottanona come shta? C’ha sempr fame di minghia ah? Che maiala bottana troia porcoddio, ahahahahahahaha” e ride ride ride, ride sereno, proiettato a velocità da sedia elettrica sulla strada che dall’aeroporto porta a Praga.
“E qui? Novità?” chiedo interessato.
“Maaaaaaaaaah niend di ghe, due crucc che avevano rotto il cazz la settimana scoss che erano fatti come delle bbestie e allora il Vosco e i racazz li hanno spaccati, impacchettati e sbattut fuori, poi niend, la Galina va fortizzim, gettonatizzim, chiava come na macchin da cuerr santalamadonnasantissim, mai la camera vuota che faccio fatica a farmi fare un bombino alle tre del pomericc, mentre quella rumena, quella come minghia si ghiama, dai quella piccoletta mora coi capelli lunghi, pallidissima con le minnette piccole, vabbè non imbord vafangulo, quell proprio non funziona Tà. Ci devi parlare tè Tà che se no la dobbiamo mandare via che ci fa rimettere”
“Si chiama Gema”
“Ecco Gema vaffanculo porcoddio proprio lei, parlaci Tà”
“E ci parlo, ma mica sono uno psicoterapeuta mago, se non ci sa fare, non ci sa fare”
“Teh parlaci gumba, fammi questacottesia”
E te la farò ‘sta cortesia, cosa devo dire. Tanto parla in italiano.
E poi arriva Praga e le luci e noi ci fiondiamo dentro come dei rapinatori a velocità mostruosa, che il Costa guida come Driver l’Imprendibile, anche se nessuno ha intenzione di prenderci.
Come mi sento integrato in questo mondo di classe e in queste attività raffinate, come mi sento estasiato da questo lessico ricercato da queste figure retoriche, insomma, mi sento proprio in famiglia.
“Costa cosa fai a Pasqua?” chiedo mentre dribbliamo ogni cosa che si muove nelle vie più storiche della città.
“Maaaaaah io gi bensavo di farmi una discesa a casa per rilassarmi quacc ciorn ma non ho ancora decis e tu?”
“Io la solita minchia Costa.”
“E allora prendiamo e ce ne andiamo ammare assieme Tààààà e ci sbattiamo i goglioni eddai Tà”
Controllo sul telefonino: piove a cannone a Pasqua laggiù, minima 12 massima 16, ma che cazzo andiamo ammare? Andiamo ammare con Schettino se lo avvisiamo.
Poi, finalmente, arriviamo.
Porta sul retro, ci sediamo a tavola, vino rosso, salame calabrese “che questi cazz di cechi fanno di manciare merda schifos, mancia, mancia gumba che è robbabuon” (tutto vero) e facciamo una merendina così, mentre Costafrate rolla le mie pastiglie per dormire.
Ci poteva essere accoglienza più familiare e calorosa?
No, credetemi.
No.
Casa.
sabato 21 marzo 2015
TransTazionale
Lunedì ore 15:00 partenza verso aeroporto.
Arrivo aeroporto, consegna macchina.
17:20 BOLOGNA MARCONI - 19:50 AMSTERDAM SCHIPHOL
20:50 AMSTERDAM SCHIPHOL - 22:20 PRAGA RUZYNE
Uscita approssimativa dall’aerostazione: 23:00
Costataxy pronto, trasporto verso bordelletto, ora di arrivo: mezzanotte circa.
Cena, doccione, nanna.
Todo molto bien.
(Prossima volta volo su Milano, che ci metto la metà)
Arrivo aeroporto, consegna macchina.
17:20 BOLOGNA MARCONI - 19:50 AMSTERDAM SCHIPHOL
20:50 AMSTERDAM SCHIPHOL - 22:20 PRAGA RUZYNE
Uscita approssimativa dall’aerostazione: 23:00
Costataxy pronto, trasporto verso bordelletto, ora di arrivo: mezzanotte circa.
Cena, doccione, nanna.
Todo molto bien.
(Prossima volta volo su Milano, che ci metto la metà)
martedì 15 ottobre 2013
Tazioperator
Proficua giornata da tour operator, interrotta solo da una chilometrica telefonata del Costa (a scrocco da un posto in cui sta lavorando) che mi comunica che chullichazzi che torna: ha da lavorare, la gnocca la devi parar via con la racchetta da tennis e il suo amico è grandioso troppofottestotippahttazzz. Gli servirebbe la macchina. Non hai che da venirla a prendere, Costapraga, pensavo che me la potevi apportavi the Taz, non mi sogno nemmanco, è tua e sta qua.
A parte questo, proficua giornata da tour operator.
Le Cagnarie sono zeppe, ve lo dico eh. Però il Tazietti, scaltro come lo stercorario, ha rammendato una situazione very kewl as accomodation, ma un'odissea come viaggio. Sei ore. Minghiaoh, come direbbe in ceco Costakowitz, manco dovessimo andare a Nuova York, che se salgo sul Pirellone la vedo, la Gran Cagnaria.
I miei partner dicono don't worry, stasera si cena assieme ed io espongo.
Molto bene, dico io, qua rinresca e io improvvisamente ho voglia di caldo e compagnia.
Ha!
A parte questo, proficua giornata da tour operator.
Le Cagnarie sono zeppe, ve lo dico eh. Però il Tazietti, scaltro come lo stercorario, ha rammendato una situazione very kewl as accomodation, ma un'odissea come viaggio. Sei ore. Minghiaoh, come direbbe in ceco Costakowitz, manco dovessimo andare a Nuova York, che se salgo sul Pirellone la vedo, la Gran Cagnaria.
I miei partner dicono don't worry, stasera si cena assieme ed io espongo.
Molto bene, dico io, qua rinresca e io improvvisamente ho voglia di caldo e compagnia.
Ha!
venerdì 9 agosto 2013
Lunghissima sintesi dell'ennessima cazzata (noioso - non leggere)
A ficcarsi nei cazzi ingarbugliati ci vuole un fisico allenato, mica un fisico da boccette tornito al bar da Adelmo.
Giovedì primo agosto
Col favore delle tenebre e delle ferie dell'agenzia di produzione, di cui io sono ancora socio minoritario ed il Costa è operatore, ci introduciamo nei locali della medesima grazie alla disattivazione dell'allarme ad opera del Costaganzo.
Arraffiamo due cam Canon XL H1S, microfoni, unità audio, banchi luce, spotlight, uno stabilizzatore addominale e una Mark III, più una borsa di obiettivi serie bianca, un generatore, 30 metri di cavo, batterie, due MacBook Pro e li carichiamo nell' Ulysse rossobordò del Costa che ha sostiuito il defunto e mai dimenticato Vito Mercedes verniciato di nero opaco con le bombolette spray.
Riattiviamo l'allarme e mettiamo in moto il catorcio da mille euro con a bordo sessantamila euro di attrezzatura non nostra e sottratta con l'inganno, facendo indomita prua verso il casello dell'autostrada, che abbiamo imboccato alle ore 23:17, destinazione Brennero. Turni di guida fissati: io guido fino a Rosenheim, Germania, dove prende il volante il Costa e guida fino a Praga. Chilometri totali circa mille, tempo di arrivo previsto circa mezzogiorno del due agosto. Un piano che si prefigura perfetto sin dal suo embrione.
Dopo meno di un'ora di viaggio il telefono del Costa squilla, presentando sul display un agghiacciante nome, identico a quello dell'attuale direttore dell'agenzia che, avvisato telefonicamente da un combinatore automatico collegato al sistema d'allarme, ma anche alla locale stazione dell'Arma, era al corrente dell'inusuale disattivazione e riattivazione dell'allarme e stava compiendo una ricognizione su chi era entrato ed aveva attivato e disattivato. Ricognizione condotta in compagnia di due Carabinieri per nulla di buon umore.
Il Costagenio farfuglia due cazzate, avevo lasciato il cellulare e l'ho ripreso, la belva se la beve, i Carabinieri pure e in un mazzetto di vaffanculo del signor direttore la conversazione si chiude ed il Costa mi guarda sdrumandosi la fronte con un sorriso, dicendomi "Ge la ziamo vishta bruttha atTà?" al che io mi premuro di puntualizzare due cose: 1 - TE LA SEI vista brutta perchè 'sta roba è anche mia, 2 - prega san Randazzo da Pistone che i Carabinieri non abbiano chiuso dicendo "Vuole dare una controllata che non manchi nulla?", perchè abbiamo (no, scusa, HAI) saccheggiato pressochè tutto.
E nel silenzio meditabondo la simpatica vetturetta di marca nazionale ha continuato la sua marcia verso il confine austriaco.
All'altezza di una graziosa zona nel meraviglioso nulla notturno, le mie fosche pupille osservano il termometro dell'acqua, vedendo che la sbarazzina lancetta si collocava nella zona rossa che, essendo la lancetta bianca, costituiva un gradevole accostamento cromatico, gradito assai anche dal radiatore che, dopo poche centinaia di metri, entusiasticamente emetteva un giocoso e poderoso geyser di vapore pulcherrimo.
Accosto bestemmiando e domando al Costacazzo se, in visione di un viaggio di mille chilometri, avesse fatto ripassare i fondamentali a quella merda di macchina.
"MinghiaTà sì cazzommmerd, ci ho messo l'olio, lattìsel (il gasuoliuo) e l'acqua del tercigrisdallo".
Giusto.
Quando si fonde è basilare osservare chiramente il panorama. Specialmente di notte.
Però nulla di grave, suvvia: in nemmeno tre ore e mezzo di traversie di cui vi risparmio i dettagli, eravamo nuovamente on the road, che il sole cominciava a farci ciao ciao ed eravamo ancora in Italia.
Per cui direi, per onore del cronoracconto, di aprire un nuovo paragrafo.
Venerdì 2 agosto
Passiamo il Brennero a giorno fatto e tiriamo verso Innsbruck. Non ci si ferma manco per pisciare, l'ho deciso io. Mi pianto a centosessanta, che di più quel papilloma maligno non andava e infrango circa settecentodue articoli del codice della strada austriaco, ma me ne fotto. Io non esisto. L'Ulysse è suo, l'attrezzatura è mia e io non so niente.
Attraverso l'Austria di nervi, non alzo mai il piede dall'acceleratore, me ne fotto del Costa che piagnucola "Ci fai prendere affuoco Tà" e mi fermo a fare carburante col motore acceso, che guai se l'aria condizionata perde un piconano grado che fuori è l'inferno.
Guido come un automa, me ne fotto dei cambi guida e a velocità massima taglio il confine tedesco, con direzione irrevocabile Munchen, che passo, virando a nord est verso la Repubblica Ceca, a manetta, quando a Vohenstrauss, ad un passo dal confine, mi sento male.
Ore quattordici, molto caldo, quattordici ore di guida a digiuno, traversie, mi sento girare la testa, inchiodo e accosto a destra. Costainfermiera mi bagna, mi idrata, mi salinizza, mi stende, mi massaggia, mi cambia, mi nutre e mi piscia e in un'oretta sono nuovo come uscito dalla fabbrica. E cedo il volante. E finalmente entriamo nella Repubblica Ceca.
Ed alle ore sedici e ventidue, finalmente, vedo un cartello che dice "PRAHA".
Sabato 3 agosto
Abbiamo alloggiato per una notte all'Hotel Tourist in zona Praga 5, una topaia che una cella di Poggioreale sembra l'Hilton. Trasportiamo tutta la roba nel nostro nido d'amore, con l'aria condizionata non funzionante, il linoleum mezzo staccato nel cesso e un water di color verdechirurgico. Mangiamo, nudi sul letto, della roba incomprensibile che il Costa procura all'angolo e poi cediamo al sonno, pur essendo che il culo peloso del Costa qualche pensierino me lo mette.
Ma finalmente viene mattina ed il Costa s'attacca al telefono col suo uomo di fiducia. Più che al telefono si attacca al cazzo, perchè questo sacco di merda non risponde fino alle tre del pomeriggio. Dicendoci che il luogo di incontro sarebbe stato in un quartiere periferico di Praga, Praga 20, in una strada impossibile da capire, ma possibile da leggere via sms, per cui ok, ci dirigiamo lì, dove una certa Veronika ci avrebbe spiegato tutto.
E andiamo, non con poche difficoltà.
Veronika parla inglese alla perfezione, grazie a dio. E' accompagnata da Yashi di Rambo II, un ceco di dimensioni anomale che non parla nessuna lingua, come il Costa.
Ci fanno strada verso un'anonima casetta di un quartiere ancora più in là, che presumo possa essere numerato Praga 99.999. Villettina trasandata anni cinquanta, due piani, giardino secco, strada polverosa e rotta.
In termine tecnico, la location.
"Non si gira sino a lunedì" mi spiega l'anoressica ragazzetta poco più che maggiorenne che scopro rappresentare l'agenzia di casting. "Ok" dico io "ma fino a lunedì possiamo dormire qui che c'abbiamo millantamila miliardi di triliardi di attrezzatura?" - "Certo" mi dice lei, che tanto che cazzo gliene frega?
E ci abbandonano al nostro buffo destino.
"Senti Coso" dico al Costa "vedi se tante volte quel coglione dell'amico tuo viene qui e ci dà la metà dei quattrini come stabilito" e il Costaobbediente si attacca al telefono per delle ore, mentre io mi sollazzo nudo sotto il portico con una birra gelata che il frigo ne era pieno ed io stavo andando a fuoco per il caldo infernale.
Ma l'amico non risponde, non risponde, non risponde sino alle venti, ora in cui dice che lunedì mattina sarebbe stato lì con l'anticipo.
E da lì, l'oblio.
Praga 99.999 non è esattamente il Sunset Boulevard e io avevo fame. Il Costasolerte si veste e va in missione cibi e io rimango lì, nudo, sudato, pervaso da una sensazione di aver toccato il fondo che mi amareggia.
La casa puzza, tutte le stanze sono chiuse a chiave tranne la matrimoniale, il soggiorno, il cesso e la cucina.
Ho una sensazione di depressione sovietica che mi schiaccia in ginocchio.
Dopo un'ora e mezza torna il Costamamma con la pappa: scuri salumi sospetti, un pane sospetto, dei dolci sospetti, venti bottiglie di birra e sei bottiglie di vodka.
Mangiamo come i maiali, ruttando e scorreggiando, ci ingozziamo di birra, ci ingozziamo di vodka e alla fine, duri come delle bestie, sudati e puzzolenti, ci ingozziamo dei reciproci cazzi e culi.
Ci inculiamo avidi per tutta la notte, dolorosamente, appassionatamente, maschilmente.
Veniamo decine di volte e decine di volte ricominciamo, spalmandoci il sudore sulla pelle, leccandoci, grugnendo, puzzando, osceni, stupendi prodotti di questo mondo meraviglioso.
E poi crolliamo addormentati come una coppia innamorata.
Domenica 4 agosto
Sveglia all'alba: ore sedici. Nessuna traccia di caffè in casa, ma cazzomerda Costatroia, non riesci a pensare oltre i venti minuti? Doccia veloce, braghine di maglina, canotta e Hawaianas: caccia al bar. E troviamo una specie di coso che fa caffè turco. Una merda devastante. Ci sediamo, abbondantemente danneggiati e osserviamo.
Osserviamo quella che pare una leggenda metropolitana, ma che invece è una realtà, a Praga 99.997: le donne sono tutte fighe. Tutte. E lavorano con gli occhi che è una roba che ti pare di essere in una clamorosa Candid Camera. Pauroso.
Al Costa spunta un pirillo difficilmente occultabile, ma lo capisco: anche il mio si scappella davanti a culi menati a quel modo e (s)coperti a quel modo.
A un certo punto Costacolto mi sussurra "Oh Tà, minghia, ci andiamo a buttane stasera?" tormentandosi compulsivamente la minchia.
"No Costamore, non stasera. Dobbiamo essere lucidi per domani"
E con aria triste, il mio amico fraterno proveniente dal Pianeta delle Scimmie, accetta con disciplina.
Lunedì 5 agosto
Ore nove dlindlon. Veronika e Yashi sono alla porta. Entrano risoluti, aprono le porte chiuse, Yashi parla duro al telefono, l'anoressica mi chiede se siamo pronti. Il Costa fa "sì" con la testa sorridente e io lo blocco spiegando alla Pelleossa che non siam pronti fava se non arrivano i nostri soldi.
P&O mi dice che non è un problema suo, che lei si occupa del casting, che i nostri accordi con la "produzione" non la riguardano, ma che anzi, ci ritiene responsabili del costo dei "modelli" se non si gira. Al che i coglioni mi vanno al calor bianco e dico al Costa di rintracciare quel sacco di merda, viceversa io carico la macchina e torno nella bassa.
Il Costa si applica, Yashi si innervosisce, l'anoressica gli bestemmia in ceco mentre io bestemmio in italiano al Costa che, ovviamente, non riceve risposta dal sacco di merda.
Passano le ore, arrivano le undici e con le undici arrivano i "modelli" in ordine sparso: una, due, tre, poi quattro, cinque, sei, sette, poi otto, nove, dieci coppie che diventano quindici sul fare dell'una.
Caldo devastante, sudiamo come i maiali, ma del sacco di merda manco l'ombra.
Poi, finalmente, con comodo, alle quindici arriva.
"Ho avuto un contrattempo, scusate" esordisce porgendo al Costa la busta.
"Conta" gli dico io con ira incontenibile.
"Ci sono tutti Tà, la metà secc, te l'avevo dett è namic"
Il sacco di merda mi squadra, le mani in tasca, espressione di disprezzo e dice "Adesso facci vedere tu se li vali, invece di rompere i coglioni".
C'era un film con Al Pacino, non mi ricordo il nome, in cui lui, boss della mala italo americano diceva sempre "Stai pisciando sull'albero sbagliato amico", ve lo ricordate?
Beh, mi è montato il sangue alla testa.
D'istinto l'ho sollevato per la camicia e inchiodato al muro, appoggiando la punta del mio naso al suo, sibilandogli "Stronzo, prova a fottermi e ti giuro sulla testa di quella gran troia di tua madre che ti stano in qualsiasi cagatoio di Praga tu vada a nasconderti."
Il putiferio.
Yashi mi stacca (sti cazzi, meglio averlo per amico) quello urla, Costa urla, tutti urlano. Poi smettono. E nel silenzio solo uno continuava a urlare minchiate sui professionisti, su che pezzo di merda sfigato io fossi, che lui ci si pulisce il culo con quei quattro soldi che ancora mi deve e che a fine girato sarebbe stato qui, coi soldi da sbattermi in faccia.
E se ne va.
Beviamo tutti diverse vodke, ci rilassiamo, ci raffreddiamo, per quanto possibile a 40 gradi.
Dopo un'oretta eravamo in mezzo a trenta esseri umani che davano vita ad un'orgia maleodorante, chiusi in una stanza bollente con le finestre chiuse, a riprendere scadenti prodezze sessuali operate da scadenti corpi di scadente erotismo. Per circa quattro ore, al termine delle quali, negli effluvi di ascella, sborra, piscio e piedi, i "modelli" hanno abbandonato la "location".
Martedì 6 agosto
Nella notte riverso su DVD il materiale e lo preparo, mentre il Costa telefona incessantemente all'amico merda.
Alle tre del mattino gli ordino, non senza ricevere recalcitranti lamentele, di scrivere il seguente sms: "Lavoro finito e riversato. Se entro un'ora non sei qui col danaro partiamo e ce ne andiamo tornando a casa con TUTTO."
Dopo un quarto d'ora l'amico merda si fa vivo e vuole incontrare SOLO il Costa in un locale di Praga 16.550, con i DVD e i master. Mi incazzo e dico che non esiste, ma poi ragiono e dico vai, vai e risolvi e torna coi soldi.
Gli chiamo un taxi, lui parte, io resto.
Mercoledì 7 agosto
Lo rivedo tornare alle sei e dodici.
Senza soldi, senza DVD e master.
"Tà tettidevi calmare frate e rilazzare, quello non ci vuole ingulare."
"No?"
"Mannò Tà è che ccià problemi di liquidità ma quello paga frate, fitati"
"Tu ti fidi di lui Costa?"
"Eccett Tà"
"Ottimo, son contento. Allora adesso ti dico come faremo. Io parto con la MIA metà, ok? Tu aspetti qui la tua. Tanto è ovvio che te li darà, giusto frate? Poi appena hai i soldi, prendi quel budello merdoso con le ruote, parti a razzo e porti la roba in agenzia, che sia mai che qualcuno venga a sapere, mi spiego? Nel frattempo rifletti su cosa dire quando vedranno che l'allarme è stato disattivato e riattivato per la seconda volta. Potresti dire, ad esempio, che ti eri dimenticato il cervello. No, no, il cervello no. Non se la bevrebbero."
Venerdì 9 agosto, ore 00:45
Siedo in infradito, bermuda e camicia nel retro della Solita, bevendo una Nastro Azurro nella mia confortevole solitudine, un po' più ricco e un po' più sfiancato.
La Marghe si accende una Merit e si siede al mio tavolo.
Si è separata dal marito, vive coi figli in un paese qui vicino dove ha trovato un mini.
"Te la bevi una birretta con me Marghe?"
"Massì" e dice a Yussuf di portargliene una.
"Come gira?" chiedo, sapendo la risposta.
"Una merda" mi risponde guardando il bicchiere.
Pausa.
"Erano buoni i gnocchi?" mi chiede.
"Superbi" rispondo e lei sorride triste.
Sono ubriachello, ne ho bevute ventisei e allora mi butto.
"Sai una cosa Marghe?"
"No"
"Ti chiaverei per una settimana intera"
Pausa.
"Sai una cosa Tazio?"
"No"
"Non me ne frega più un cazzo del sesso da anni."
E abbiam bevuto una birra.
Ed eccomi qua.
Giovedì primo agosto
Col favore delle tenebre e delle ferie dell'agenzia di produzione, di cui io sono ancora socio minoritario ed il Costa è operatore, ci introduciamo nei locali della medesima grazie alla disattivazione dell'allarme ad opera del Costaganzo.
Arraffiamo due cam Canon XL H1S, microfoni, unità audio, banchi luce, spotlight, uno stabilizzatore addominale e una Mark III, più una borsa di obiettivi serie bianca, un generatore, 30 metri di cavo, batterie, due MacBook Pro e li carichiamo nell' Ulysse rossobordò del Costa che ha sostiuito il defunto e mai dimenticato Vito Mercedes verniciato di nero opaco con le bombolette spray.
Riattiviamo l'allarme e mettiamo in moto il catorcio da mille euro con a bordo sessantamila euro di attrezzatura non nostra e sottratta con l'inganno, facendo indomita prua verso il casello dell'autostrada, che abbiamo imboccato alle ore 23:17, destinazione Brennero. Turni di guida fissati: io guido fino a Rosenheim, Germania, dove prende il volante il Costa e guida fino a Praga. Chilometri totali circa mille, tempo di arrivo previsto circa mezzogiorno del due agosto. Un piano che si prefigura perfetto sin dal suo embrione.
Dopo meno di un'ora di viaggio il telefono del Costa squilla, presentando sul display un agghiacciante nome, identico a quello dell'attuale direttore dell'agenzia che, avvisato telefonicamente da un combinatore automatico collegato al sistema d'allarme, ma anche alla locale stazione dell'Arma, era al corrente dell'inusuale disattivazione e riattivazione dell'allarme e stava compiendo una ricognizione su chi era entrato ed aveva attivato e disattivato. Ricognizione condotta in compagnia di due Carabinieri per nulla di buon umore.
Il Costagenio farfuglia due cazzate, avevo lasciato il cellulare e l'ho ripreso, la belva se la beve, i Carabinieri pure e in un mazzetto di vaffanculo del signor direttore la conversazione si chiude ed il Costa mi guarda sdrumandosi la fronte con un sorriso, dicendomi "Ge la ziamo vishta bruttha atTà?" al che io mi premuro di puntualizzare due cose: 1 - TE LA SEI vista brutta perchè 'sta roba è anche mia, 2 - prega san Randazzo da Pistone che i Carabinieri non abbiano chiuso dicendo "Vuole dare una controllata che non manchi nulla?", perchè abbiamo (no, scusa, HAI) saccheggiato pressochè tutto.
E nel silenzio meditabondo la simpatica vetturetta di marca nazionale ha continuato la sua marcia verso il confine austriaco.
All'altezza di una graziosa zona nel meraviglioso nulla notturno, le mie fosche pupille osservano il termometro dell'acqua, vedendo che la sbarazzina lancetta si collocava nella zona rossa che, essendo la lancetta bianca, costituiva un gradevole accostamento cromatico, gradito assai anche dal radiatore che, dopo poche centinaia di metri, entusiasticamente emetteva un giocoso e poderoso geyser di vapore pulcherrimo.
Accosto bestemmiando e domando al Costacazzo se, in visione di un viaggio di mille chilometri, avesse fatto ripassare i fondamentali a quella merda di macchina.
"MinghiaTà sì cazzommmerd, ci ho messo l'olio, lattìsel (il gasuoliuo) e l'acqua del tercigrisdallo".
Giusto.
Quando si fonde è basilare osservare chiramente il panorama. Specialmente di notte.
Però nulla di grave, suvvia: in nemmeno tre ore e mezzo di traversie di cui vi risparmio i dettagli, eravamo nuovamente on the road, che il sole cominciava a farci ciao ciao ed eravamo ancora in Italia.
Per cui direi, per onore del cronoracconto, di aprire un nuovo paragrafo.
Venerdì 2 agosto
Passiamo il Brennero a giorno fatto e tiriamo verso Innsbruck. Non ci si ferma manco per pisciare, l'ho deciso io. Mi pianto a centosessanta, che di più quel papilloma maligno non andava e infrango circa settecentodue articoli del codice della strada austriaco, ma me ne fotto. Io non esisto. L'Ulysse è suo, l'attrezzatura è mia e io non so niente.
Attraverso l'Austria di nervi, non alzo mai il piede dall'acceleratore, me ne fotto del Costa che piagnucola "Ci fai prendere affuoco Tà" e mi fermo a fare carburante col motore acceso, che guai se l'aria condizionata perde un piconano grado che fuori è l'inferno.
Guido come un automa, me ne fotto dei cambi guida e a velocità massima taglio il confine tedesco, con direzione irrevocabile Munchen, che passo, virando a nord est verso la Repubblica Ceca, a manetta, quando a Vohenstrauss, ad un passo dal confine, mi sento male.
Ore quattordici, molto caldo, quattordici ore di guida a digiuno, traversie, mi sento girare la testa, inchiodo e accosto a destra. Costainfermiera mi bagna, mi idrata, mi salinizza, mi stende, mi massaggia, mi cambia, mi nutre e mi piscia e in un'oretta sono nuovo come uscito dalla fabbrica. E cedo il volante. E finalmente entriamo nella Repubblica Ceca.
Ed alle ore sedici e ventidue, finalmente, vedo un cartello che dice "PRAHA".
Sabato 3 agosto
Abbiamo alloggiato per una notte all'Hotel Tourist in zona Praga 5, una topaia che una cella di Poggioreale sembra l'Hilton. Trasportiamo tutta la roba nel nostro nido d'amore, con l'aria condizionata non funzionante, il linoleum mezzo staccato nel cesso e un water di color verdechirurgico. Mangiamo, nudi sul letto, della roba incomprensibile che il Costa procura all'angolo e poi cediamo al sonno, pur essendo che il culo peloso del Costa qualche pensierino me lo mette.
Ma finalmente viene mattina ed il Costa s'attacca al telefono col suo uomo di fiducia. Più che al telefono si attacca al cazzo, perchè questo sacco di merda non risponde fino alle tre del pomeriggio. Dicendoci che il luogo di incontro sarebbe stato in un quartiere periferico di Praga, Praga 20, in una strada impossibile da capire, ma possibile da leggere via sms, per cui ok, ci dirigiamo lì, dove una certa Veronika ci avrebbe spiegato tutto.
E andiamo, non con poche difficoltà.
Veronika parla inglese alla perfezione, grazie a dio. E' accompagnata da Yashi di Rambo II, un ceco di dimensioni anomale che non parla nessuna lingua, come il Costa.
Ci fanno strada verso un'anonima casetta di un quartiere ancora più in là, che presumo possa essere numerato Praga 99.999. Villettina trasandata anni cinquanta, due piani, giardino secco, strada polverosa e rotta.
In termine tecnico, la location.
"Non si gira sino a lunedì" mi spiega l'anoressica ragazzetta poco più che maggiorenne che scopro rappresentare l'agenzia di casting. "Ok" dico io "ma fino a lunedì possiamo dormire qui che c'abbiamo millantamila miliardi di triliardi di attrezzatura?" - "Certo" mi dice lei, che tanto che cazzo gliene frega?
E ci abbandonano al nostro buffo destino.
"Senti Coso" dico al Costa "vedi se tante volte quel coglione dell'amico tuo viene qui e ci dà la metà dei quattrini come stabilito" e il Costaobbediente si attacca al telefono per delle ore, mentre io mi sollazzo nudo sotto il portico con una birra gelata che il frigo ne era pieno ed io stavo andando a fuoco per il caldo infernale.
Ma l'amico non risponde, non risponde, non risponde sino alle venti, ora in cui dice che lunedì mattina sarebbe stato lì con l'anticipo.
E da lì, l'oblio.
Praga 99.999 non è esattamente il Sunset Boulevard e io avevo fame. Il Costasolerte si veste e va in missione cibi e io rimango lì, nudo, sudato, pervaso da una sensazione di aver toccato il fondo che mi amareggia.
La casa puzza, tutte le stanze sono chiuse a chiave tranne la matrimoniale, il soggiorno, il cesso e la cucina.
Ho una sensazione di depressione sovietica che mi schiaccia in ginocchio.
Dopo un'ora e mezza torna il Costamamma con la pappa: scuri salumi sospetti, un pane sospetto, dei dolci sospetti, venti bottiglie di birra e sei bottiglie di vodka.
Mangiamo come i maiali, ruttando e scorreggiando, ci ingozziamo di birra, ci ingozziamo di vodka e alla fine, duri come delle bestie, sudati e puzzolenti, ci ingozziamo dei reciproci cazzi e culi.
Ci inculiamo avidi per tutta la notte, dolorosamente, appassionatamente, maschilmente.
Veniamo decine di volte e decine di volte ricominciamo, spalmandoci il sudore sulla pelle, leccandoci, grugnendo, puzzando, osceni, stupendi prodotti di questo mondo meraviglioso.
E poi crolliamo addormentati come una coppia innamorata.
Domenica 4 agosto
Sveglia all'alba: ore sedici. Nessuna traccia di caffè in casa, ma cazzomerda Costatroia, non riesci a pensare oltre i venti minuti? Doccia veloce, braghine di maglina, canotta e Hawaianas: caccia al bar. E troviamo una specie di coso che fa caffè turco. Una merda devastante. Ci sediamo, abbondantemente danneggiati e osserviamo.
Osserviamo quella che pare una leggenda metropolitana, ma che invece è una realtà, a Praga 99.997: le donne sono tutte fighe. Tutte. E lavorano con gli occhi che è una roba che ti pare di essere in una clamorosa Candid Camera. Pauroso.
Al Costa spunta un pirillo difficilmente occultabile, ma lo capisco: anche il mio si scappella davanti a culi menati a quel modo e (s)coperti a quel modo.
A un certo punto Costacolto mi sussurra "Oh Tà, minghia, ci andiamo a buttane stasera?" tormentandosi compulsivamente la minchia.
"No Costamore, non stasera. Dobbiamo essere lucidi per domani"
E con aria triste, il mio amico fraterno proveniente dal Pianeta delle Scimmie, accetta con disciplina.
Lunedì 5 agosto
Ore nove dlindlon. Veronika e Yashi sono alla porta. Entrano risoluti, aprono le porte chiuse, Yashi parla duro al telefono, l'anoressica mi chiede se siamo pronti. Il Costa fa "sì" con la testa sorridente e io lo blocco spiegando alla Pelleossa che non siam pronti fava se non arrivano i nostri soldi.
P&O mi dice che non è un problema suo, che lei si occupa del casting, che i nostri accordi con la "produzione" non la riguardano, ma che anzi, ci ritiene responsabili del costo dei "modelli" se non si gira. Al che i coglioni mi vanno al calor bianco e dico al Costa di rintracciare quel sacco di merda, viceversa io carico la macchina e torno nella bassa.
Il Costa si applica, Yashi si innervosisce, l'anoressica gli bestemmia in ceco mentre io bestemmio in italiano al Costa che, ovviamente, non riceve risposta dal sacco di merda.
Passano le ore, arrivano le undici e con le undici arrivano i "modelli" in ordine sparso: una, due, tre, poi quattro, cinque, sei, sette, poi otto, nove, dieci coppie che diventano quindici sul fare dell'una.
Caldo devastante, sudiamo come i maiali, ma del sacco di merda manco l'ombra.
Poi, finalmente, con comodo, alle quindici arriva.
"Ho avuto un contrattempo, scusate" esordisce porgendo al Costa la busta.
"Conta" gli dico io con ira incontenibile.
"Ci sono tutti Tà, la metà secc, te l'avevo dett è namic"
Il sacco di merda mi squadra, le mani in tasca, espressione di disprezzo e dice "Adesso facci vedere tu se li vali, invece di rompere i coglioni".
C'era un film con Al Pacino, non mi ricordo il nome, in cui lui, boss della mala italo americano diceva sempre "Stai pisciando sull'albero sbagliato amico", ve lo ricordate?
Beh, mi è montato il sangue alla testa.
D'istinto l'ho sollevato per la camicia e inchiodato al muro, appoggiando la punta del mio naso al suo, sibilandogli "Stronzo, prova a fottermi e ti giuro sulla testa di quella gran troia di tua madre che ti stano in qualsiasi cagatoio di Praga tu vada a nasconderti."
Il putiferio.
Yashi mi stacca (sti cazzi, meglio averlo per amico) quello urla, Costa urla, tutti urlano. Poi smettono. E nel silenzio solo uno continuava a urlare minchiate sui professionisti, su che pezzo di merda sfigato io fossi, che lui ci si pulisce il culo con quei quattro soldi che ancora mi deve e che a fine girato sarebbe stato qui, coi soldi da sbattermi in faccia.
E se ne va.
Beviamo tutti diverse vodke, ci rilassiamo, ci raffreddiamo, per quanto possibile a 40 gradi.
Dopo un'oretta eravamo in mezzo a trenta esseri umani che davano vita ad un'orgia maleodorante, chiusi in una stanza bollente con le finestre chiuse, a riprendere scadenti prodezze sessuali operate da scadenti corpi di scadente erotismo. Per circa quattro ore, al termine delle quali, negli effluvi di ascella, sborra, piscio e piedi, i "modelli" hanno abbandonato la "location".
Martedì 6 agosto
Nella notte riverso su DVD il materiale e lo preparo, mentre il Costa telefona incessantemente all'amico merda.
Alle tre del mattino gli ordino, non senza ricevere recalcitranti lamentele, di scrivere il seguente sms: "Lavoro finito e riversato. Se entro un'ora non sei qui col danaro partiamo e ce ne andiamo tornando a casa con TUTTO."
Dopo un quarto d'ora l'amico merda si fa vivo e vuole incontrare SOLO il Costa in un locale di Praga 16.550, con i DVD e i master. Mi incazzo e dico che non esiste, ma poi ragiono e dico vai, vai e risolvi e torna coi soldi.
Gli chiamo un taxi, lui parte, io resto.
Mercoledì 7 agosto
Lo rivedo tornare alle sei e dodici.
Senza soldi, senza DVD e master.
"Tà tettidevi calmare frate e rilazzare, quello non ci vuole ingulare."
"No?"
"Mannò Tà è che ccià problemi di liquidità ma quello paga frate, fitati"
"Tu ti fidi di lui Costa?"
"Eccett Tà"
"Ottimo, son contento. Allora adesso ti dico come faremo. Io parto con la MIA metà, ok? Tu aspetti qui la tua. Tanto è ovvio che te li darà, giusto frate? Poi appena hai i soldi, prendi quel budello merdoso con le ruote, parti a razzo e porti la roba in agenzia, che sia mai che qualcuno venga a sapere, mi spiego? Nel frattempo rifletti su cosa dire quando vedranno che l'allarme è stato disattivato e riattivato per la seconda volta. Potresti dire, ad esempio, che ti eri dimenticato il cervello. No, no, il cervello no. Non se la bevrebbero."
Venerdì 9 agosto, ore 00:45
Siedo in infradito, bermuda e camicia nel retro della Solita, bevendo una Nastro Azurro nella mia confortevole solitudine, un po' più ricco e un po' più sfiancato.
La Marghe si accende una Merit e si siede al mio tavolo.
Si è separata dal marito, vive coi figli in un paese qui vicino dove ha trovato un mini.
"Te la bevi una birretta con me Marghe?"
"Massì" e dice a Yussuf di portargliene una.
"Come gira?" chiedo, sapendo la risposta.
"Una merda" mi risponde guardando il bicchiere.
Pausa.
"Erano buoni i gnocchi?" mi chiede.
"Superbi" rispondo e lei sorride triste.
Sono ubriachello, ne ho bevute ventisei e allora mi butto.
"Sai una cosa Marghe?"
"No"
"Ti chiaverei per una settimana intera"
Pausa.
"Sai una cosa Tazio?"
"No"
"Non me ne frega più un cazzo del sesso da anni."
E abbiam bevuto una birra.
Ed eccomi qua.
lunedì 29 luglio 2013
Sabato sera, cena anatomica
Dove le raccatta, il mio amico Costa che è come un fratello per me, le signore a cui si accompagna? E' un mistero gaudioso, ma d'altra parte debbo dire, con grata onestà, che le sue istrioniche scelte vanno sovente edulcorando l'amarotico sapore di merda di queste giornate.
Bene.
Sabato sera, ore ventuno punto zero zero, appuntamento a casa del Costa per cena da egli stesso preparata, ospiti "due tizie". Accetto solo perchè sono giù d'allenamento con le balle Polaroid istantanee, che tanto protessero il mio regale deratano in passato, e ci vado.
"Due tizie".
Un eufemismo burlone.
Entro in casa ed in cucina, già sorseggianti del vino bianco frizzante, mi si presentano due bestie tornite di muscoli come una tavola del Grey, compresse di anabolizzanti come scatolette di carne Simmenthal, tirate da guerra, lucide di crema e cotte di abbronzatura. Due bodybuilder, pompate come non vedevo più nessuno dai tempi di Hulk Hogan e dell'indimenticabile Joe Weiders. Vestite succintamente poichè il febbrile lavorare su actina e miosina deve trovare il suo fottuto momento di gloria e quella sera per loro era quel fottuto momento di gloria.
"Piacere Franca" mi sorride di avorio candido, gli occhi azzurri come il mare e i capelli corvini rasati come un Marines, ma senza fare tanto lo spiritoso, come ero io fino a qualche tempo fa.
"Piacere Luciana" fa eco la bionda platinata coi capelli rasati da una parte, lunghini dall'altra e ciuffati alla rockabilly di sopra.
Due culturiste. In piedi. E un Costafrate in canottiera e bermuda mimetiche che spadella tessendo le lodi di ciò che avremo mangiato. E io. Attonito. Con una degenerata necessità di oppio, alcol, cannabis, metedrina e non necessariamente costretto ad una scelt singola.
Bevo bicchierate di bianchetto frizzante e tento un'esperienza extracorporea che possa portare il mio cervello a Honolulu, lasciando qui il mio corpo ad annuire con un sorriso intermittente. Esperienza che non riesce.
E poi si cena.
Linguine in buzzara di scampi. Incredibilmente commestibili. Armoniosa conversazione in contrasto paradossale a quanto mi si parava davanti agli occhi.
La Franca fa la magazziniera in un supermercato, la Luciana la parrucchiera. Tutte e due sui trentadue trentare, a spanna. Tranquille, nemmeno tanto sboccate, un peccato.
E si beve.
Si beve.
Si beve.
"Tu cosa fai Tazio" mi chiede la Franca che, col passar del tempo e l'igollar del vino, comincia blandamente a condurmi alla mente pensieri anali.
"Mi occupo di produzione video" rispondo solleticato dalla tentazione.
"Figata! Ma tipo réclame?". Réclame. Era dai tempi della mia povera nonna che non la sentivo chiamare così.
"Anche, sì".
"E adesso a cosa stai lavorando?"
"Bah adesso c'ho un progetto in Repubblica Ceca, un piccolo porno con attrici locali, una cosa semplice, una vacanzina diciamo."
Silenzio e sei occhi che mi guardano mentre mi scolo il ventiseiesimo bicchiere di bianco.
E poi una flashata d'avorio tesa a sorriso, una risata e un "Ma daaaaaai non mi prendere in girooooo!!!" e il Costa che suda come una bottiglia di Carpenè Malvolti tirata fuori dal frigo fissandomi vitreo e sbarrato e la Luciana, con le mani inzaccherate di sugo che fa l'open mind dicendo all'amica "Beh e se anche fosse? Mica c'è niente di male…" che mi lancia l'assist utile a fare scivolare nel lercio la conversazione ed allora verso, stappo, riverso e ristappo indagando sulla disponibilità di Luciana/o a far del porno e sì, se la pagassero bene perchè no? è da ipocriti dire che non piace il porno e poi a lei piace il sesso da morire quindi le verrebbe pure bene e così, sudati come dei maiali causa assuzione di ettolitri di bianco in una casa raffreddamentopriva, svacchiamo e giuochiamo con le due madame e il Costa sotto il tavolo o faceva un origami con la pelle del cazzo o era evidente che esplorava le fibre muscolari della pornostar wannabe.
E vai che ti rivai, ma fate gare? chiedo, cazzosì mi dice la Luciana a bocca lucida di scampi, quest'anno facciamo le regionali, sticazzi dico io, tira, molla, fa e briga, ve la fate una cannetta oppure divieto assoluto?, chiedo, ma no dai una cannetta si può, vai Ciccio tira fuori l'origano e Ciccio rolla una specie di missile Tomahawk che ci slabbra il poco di cervello che c'era rimasto e così il quadro è mutato in: io con la camicia aperta e scalzo, il Costa a torso nudo e scalzo, la Luciana in piedi che ci racconta delle cose che nessuno capiva, ma che la facevano ridere a crepapelle, mentre sotto il tavolo il piede della Franca, denudato dal paradossale sabot, strusciava le sudaticce dita sul collo del mio piede già nudo lanciandomi sguardi sesuali e asasini.
Che meraviglia, che superbo traghettatore delle fogne sono, riesco a patinare di merda ogni situazione, riesco a condurre allo sfascio ogni buon proposito di comportarsi a modo e allora dai, accelera Tazietti, manetta pieno gas in avanti e mi alzo dicendo "Cazzo! Sì cazzo! Adesso ci fate vedere una dimostrazione da gara" e il Costa si ingalla, ma si ingalla anche la Luciana che ha perso il controllo mentre la Franca, leggermente più sobria, fa presente all'amica/o che sotto il top arancione lei non c'ha il reggipetto e allora VIA! mille cose travolgenti: le tette di una donna le abbiam già viste, al mare ci vanno sai Franca?, che la Luciana non riusciva a tenere a bada la bestia dentata che c'ha in mezzo alle gambe dalla volta del porno, ma che musica ci va? chiede il Costa ravanando nello stereo, anche techno va bene e le due Tirannosaure si denudano in un battito di ciglia, rimanendo una (la Franca) in uno slippino di cotone culeo e una (la Luciana) in un tangazzo da mignottona che era commovente.
I cazzi, ragazzi, due fisici da allucinazione, cominciano a tirare, schiena, braccia, gambe, trapezio, tricipite, quadricipite, pentacipite ed endecacipite e via sul divano sudate come delle orche, che il Tazietti aveva già rollato l'integratore e il Costa stava versando la Grappa della Morte, quella fatta dalla nonna cirrotica, quella che fa centosettandadue gradi e non puoi lasciarla fuori dal congelatore altrimenti col caldo la bottiglia esplode.
Che bella situazione di sudore e nudità estiva, di origano spesso che galleggiava alla luce del lampadario Incubo dell'architetto Ornello Perazzoni di Brisighella, che bel palponare con la scusa di posso sentire e mentre la Luciana tendeva il bicipite il Costa le palpava il culo di marmo.
E ci siamo ingroppati.
Il Costa in camera da letto con Hulka e io sul divano di scai del soggiorno con la Franca fatta come un copertone.
E vorrei dire grazie. Grazie a chi ha inventato gli anabolizzanti e grazie alla santa stupidità delle culturiste che li prendono come fosse Fiuggi.
Grazie perchè, seppur vero che non provo particolare attrazione per le muscolose a quel punto, posso dirvi che la sorca della Franca, dio benedica gli anabolizzanti, una volta schiusa ha lasciato libero un clitoride di dimensione surreale del quale distinguevo senza alcun dubbio un prepuzio ed un glande, del quale apprezzavo l'indurimento progressivo man mano che lo succhiavo con indomito ardore e debbo dire che è stata di sfolgorante effetto la frase, mormorata dopo che a lungo la stavo spompinando "Quanto ti piace il mio pisellino eh?".
Santa Franca.
Santo il suo pisellino.
Santo l'odore acre del suo sudore modificato ormonalmente.
Grazie Costamico.
Riesci sempre a rendermi migliore, ogni giorno di più.
Praga! Arriviamo!
Bene.
Sabato sera, ore ventuno punto zero zero, appuntamento a casa del Costa per cena da egli stesso preparata, ospiti "due tizie". Accetto solo perchè sono giù d'allenamento con le balle Polaroid istantanee, che tanto protessero il mio regale deratano in passato, e ci vado.
"Due tizie".
Un eufemismo burlone.
Entro in casa ed in cucina, già sorseggianti del vino bianco frizzante, mi si presentano due bestie tornite di muscoli come una tavola del Grey, compresse di anabolizzanti come scatolette di carne Simmenthal, tirate da guerra, lucide di crema e cotte di abbronzatura. Due bodybuilder, pompate come non vedevo più nessuno dai tempi di Hulk Hogan e dell'indimenticabile Joe Weiders. Vestite succintamente poichè il febbrile lavorare su actina e miosina deve trovare il suo fottuto momento di gloria e quella sera per loro era quel fottuto momento di gloria.
"Piacere Franca" mi sorride di avorio candido, gli occhi azzurri come il mare e i capelli corvini rasati come un Marines, ma senza fare tanto lo spiritoso, come ero io fino a qualche tempo fa.
"Piacere Luciana" fa eco la bionda platinata coi capelli rasati da una parte, lunghini dall'altra e ciuffati alla rockabilly di sopra.
Due culturiste. In piedi. E un Costafrate in canottiera e bermuda mimetiche che spadella tessendo le lodi di ciò che avremo mangiato. E io. Attonito. Con una degenerata necessità di oppio, alcol, cannabis, metedrina e non necessariamente costretto ad una scelt singola.
Bevo bicchierate di bianchetto frizzante e tento un'esperienza extracorporea che possa portare il mio cervello a Honolulu, lasciando qui il mio corpo ad annuire con un sorriso intermittente. Esperienza che non riesce.
E poi si cena.
Linguine in buzzara di scampi. Incredibilmente commestibili. Armoniosa conversazione in contrasto paradossale a quanto mi si parava davanti agli occhi.
La Franca fa la magazziniera in un supermercato, la Luciana la parrucchiera. Tutte e due sui trentadue trentare, a spanna. Tranquille, nemmeno tanto sboccate, un peccato.
E si beve.
Si beve.
Si beve.
"Tu cosa fai Tazio" mi chiede la Franca che, col passar del tempo e l'igollar del vino, comincia blandamente a condurmi alla mente pensieri anali.
"Mi occupo di produzione video" rispondo solleticato dalla tentazione.
"Figata! Ma tipo réclame?". Réclame. Era dai tempi della mia povera nonna che non la sentivo chiamare così.
"Anche, sì".
"E adesso a cosa stai lavorando?"
"Bah adesso c'ho un progetto in Repubblica Ceca, un piccolo porno con attrici locali, una cosa semplice, una vacanzina diciamo."
Silenzio e sei occhi che mi guardano mentre mi scolo il ventiseiesimo bicchiere di bianco.
E poi una flashata d'avorio tesa a sorriso, una risata e un "Ma daaaaaai non mi prendere in girooooo!!!" e il Costa che suda come una bottiglia di Carpenè Malvolti tirata fuori dal frigo fissandomi vitreo e sbarrato e la Luciana, con le mani inzaccherate di sugo che fa l'open mind dicendo all'amica "Beh e se anche fosse? Mica c'è niente di male…" che mi lancia l'assist utile a fare scivolare nel lercio la conversazione ed allora verso, stappo, riverso e ristappo indagando sulla disponibilità di Luciana/o a far del porno e sì, se la pagassero bene perchè no? è da ipocriti dire che non piace il porno e poi a lei piace il sesso da morire quindi le verrebbe pure bene e così, sudati come dei maiali causa assuzione di ettolitri di bianco in una casa raffreddamentopriva, svacchiamo e giuochiamo con le due madame e il Costa sotto il tavolo o faceva un origami con la pelle del cazzo o era evidente che esplorava le fibre muscolari della pornostar wannabe.
E vai che ti rivai, ma fate gare? chiedo, cazzosì mi dice la Luciana a bocca lucida di scampi, quest'anno facciamo le regionali, sticazzi dico io, tira, molla, fa e briga, ve la fate una cannetta oppure divieto assoluto?, chiedo, ma no dai una cannetta si può, vai Ciccio tira fuori l'origano e Ciccio rolla una specie di missile Tomahawk che ci slabbra il poco di cervello che c'era rimasto e così il quadro è mutato in: io con la camicia aperta e scalzo, il Costa a torso nudo e scalzo, la Luciana in piedi che ci racconta delle cose che nessuno capiva, ma che la facevano ridere a crepapelle, mentre sotto il tavolo il piede della Franca, denudato dal paradossale sabot, strusciava le sudaticce dita sul collo del mio piede già nudo lanciandomi sguardi sesuali e asasini.
Che meraviglia, che superbo traghettatore delle fogne sono, riesco a patinare di merda ogni situazione, riesco a condurre allo sfascio ogni buon proposito di comportarsi a modo e allora dai, accelera Tazietti, manetta pieno gas in avanti e mi alzo dicendo "Cazzo! Sì cazzo! Adesso ci fate vedere una dimostrazione da gara" e il Costa si ingalla, ma si ingalla anche la Luciana che ha perso il controllo mentre la Franca, leggermente più sobria, fa presente all'amica/o che sotto il top arancione lei non c'ha il reggipetto e allora VIA! mille cose travolgenti: le tette di una donna le abbiam già viste, al mare ci vanno sai Franca?, che la Luciana non riusciva a tenere a bada la bestia dentata che c'ha in mezzo alle gambe dalla volta del porno, ma che musica ci va? chiede il Costa ravanando nello stereo, anche techno va bene e le due Tirannosaure si denudano in un battito di ciglia, rimanendo una (la Franca) in uno slippino di cotone culeo e una (la Luciana) in un tangazzo da mignottona che era commovente.
I cazzi, ragazzi, due fisici da allucinazione, cominciano a tirare, schiena, braccia, gambe, trapezio, tricipite, quadricipite, pentacipite ed endecacipite e via sul divano sudate come delle orche, che il Tazietti aveva già rollato l'integratore e il Costa stava versando la Grappa della Morte, quella fatta dalla nonna cirrotica, quella che fa centosettandadue gradi e non puoi lasciarla fuori dal congelatore altrimenti col caldo la bottiglia esplode.
Che bella situazione di sudore e nudità estiva, di origano spesso che galleggiava alla luce del lampadario Incubo dell'architetto Ornello Perazzoni di Brisighella, che bel palponare con la scusa di posso sentire e mentre la Luciana tendeva il bicipite il Costa le palpava il culo di marmo.
E ci siamo ingroppati.
Il Costa in camera da letto con Hulka e io sul divano di scai del soggiorno con la Franca fatta come un copertone.
E vorrei dire grazie. Grazie a chi ha inventato gli anabolizzanti e grazie alla santa stupidità delle culturiste che li prendono come fosse Fiuggi.
Grazie perchè, seppur vero che non provo particolare attrazione per le muscolose a quel punto, posso dirvi che la sorca della Franca, dio benedica gli anabolizzanti, una volta schiusa ha lasciato libero un clitoride di dimensione surreale del quale distinguevo senza alcun dubbio un prepuzio ed un glande, del quale apprezzavo l'indurimento progressivo man mano che lo succhiavo con indomito ardore e debbo dire che è stata di sfolgorante effetto la frase, mormorata dopo che a lungo la stavo spompinando "Quanto ti piace il mio pisellino eh?".
Santa Franca.
Santo il suo pisellino.
Santo l'odore acre del suo sudore modificato ormonalmente.
Grazie Costamico.
Riesci sempre a rendermi migliore, ogni giorno di più.
Praga! Arriviamo!
mercoledì 24 luglio 2013
La fabbrica delle ideone
E lui sta là, con le ciabattazze di gomma, la mutanda col pacco barzotto, a torso nudo, seduto a rovescio sulla sedia, sbevazzando una Moretti Baffo D'Oro, declamando la sua versione di latino.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"
Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.
"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore" dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"
E, in effetti, non posso dissentire.
"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"
In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.
"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"
Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"
Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"
Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.
"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore" dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"
E, in effetti, non posso dissentire.
"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"
In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.
"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"
Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"
Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.
mercoledì 20 marzo 2013
Polpettone notiziale alle spezie parigine
Bonsgiur.
Devo proporre la Fanny per qualche premio particolare, poichè il suo ingegno deve essere insignito di qualche riconoscimento, ma io dico che anche la Legion d'Honneur potrebbe pure andare bene, massì, pensandoci poi bene non ce n'è uno sufficiente al mondo, non c'è nulla che possa premiare il troiesco cervello sopraffino di chi, avendo ben nota la mia passione per i piedi, arrotola il gambaletto antistupro a rete sino a metà piede al fine di inserire il mio cazzo tra la la sua pianta ed il gambaletto arrotolato, donandomi una sega sublime mai provata prima, donandomi il piacere della strozzatura dell'orrendo capo (che ora guardo con rinnovato concupiscente desiderio) e l'agevole movimento delle sue dita sotto la cappella, punto a me assai gradito. Magnifico, standing ovation, lei vestita e seduta sulla poltrona a sorseggiare un cognac ed io nudo, in ginocchio, con la minchia metallica a godere, mentre la sua voce roca schizzava sozzure nei confronti della mia lordura morale.
***
Ho sentito il Mentore e temo che, se non potrà salire lui, dovrò scendere io. E' molto soddisfatto dei miei report spionistici che, a suo dire, confermano dei timori che aveva e che, proprio per non influenzarmi, aveva volutamente omesso. Spero che questa fase muti rapidamente perchè, seppure molto ben pagato e molto ben spesato, seppure spassandomela non poco nel tempo libero, seppure a Parigi, trascorrere otto ore al giorno a ficcare il naso nelle pliche anali di quella società, osteggiato ed inviso a tutti, senza un ufficio, senza un volto amico, mi entusiasma relativamente. Io sono un cazzo di genio fottuto, alla fine, non un poliziotto privato.
***
Chiavarmi la Fanny mi piace moltissimo. Ci sono dei momenti in cui è in grado di farmi perdere il controllo e di trasformarmi in un animale che tenta di ucciderla a colpi di cazzo e quello è esattamente il punto in cui entrambi godiamo come bestie. E poi mi fa impazzire la sua sublime bellezza sfiorita, così umana, così sensualmente matura, così perfetta di difetti attraenti, così regina delle femmine. Non sono convinto di essere l'unico amante, ma al momento non mi permetto di indagare, sono un signore, alla fine. Mi permetto, con garbo e senza fretta, di introdurre delle ipotesi sessuali a voi assolutamente note, per vedere che reazioni suscitano e, al momento, l'ipotesi di guardarla mentre scopa con qualcuno la eccita non poco. Brava Fanny se continui così ti porto alle Canarie che vedrai che collezione di minchie ci facciamo.
***
Al paesello il Ruggi ha avviato l'operazione Bobcat, come immaginavo. E' stato veloce il nuovo d.c., davvero veloce. Ha generato in breve la tensione di rottura col Loca, che ha già dato il preavviso e se ne andrà. Ha avviato il trasferimento fisico della sede da Taziopoli alla provincia con la erre moscia, Domiziopoli, e sembra che entro giugno i giuochi saran fatti. Sono entrate nuove figure tecniche e commerciali che han generato scontento in alcuni e pacato ottimismo in altri, come il Costa. Il Costa è nell'occhio buono del d.c. e ne sono contento. Mi dice che stanno arrivando lavori e clienti e, quindi, la mia decisione di lasciare il passo non è stata così sbagliata. Gli ho proposto di salire, un week end, dato che non ha mai visto Parigi e lui è stato contento e mi sa che prima o poi ci verrà. Ho voglia di vederlo, davvero.
***
Mi sono interrogato a lungo sulla proposta di Hammed, relativamente al "servizio in camera" della Bertille. Come funzionerà, nella realtà, la faccenda? Hammed fa il pappone della Bertille che, oltre a prendersi lo stipendio, ottiene dei "bonus"? Oppure la Bertille lavora marginalmente come cameriera e la sua attività principale sono i "servizi in camera" e parte dei bonus li percepisce Hammed? E poi, ancora, gli altri soci sono al corrente della Bertille? Perchè a me Hammed mi ha richiesto il silenzio tombale con TUTTI. Incredibile come io sia in grado di affannarmi attorno ai risvolti che riguardano una donna nemmeno tanto bella, volgare e sciatta, ma come dicevo, fascinosa poichè puttana. Appena Hammed è di turno me la faccio mandare su, sì. La voglio con il camice da lavoro sporco, le ciabatte e sotto nuda. Ha!
***
Chissà che fine avrà fatto la Finny. Io non chiamo (figurati se chiamo) e lei non chiama (figurati se chiama). Controllo quotidianamente YouPorn, magari ce la trovo dentro. Sarei molto orgoglioso di fare un post in cui incollare il pornino dicendovi "ecco, questa è la Finny".
Bah, sopravviveremo tutti a 'sta cosa, credo.
***
Ieri pomeriggio mi ha chiamato la Chiara. Una specie di bollettino resoconto, più che una telefonata. Mi ha comunicato che il week end le è andato via col trasloco (!) e che ora non abita più a Camden, ma a Chelsea. Bel salto per una cameriera del Cafe Nero, dico, seppure con più riguardo per non essere offensivo. Pare che si sia lanciata nella libera professione e che adesso lavori per un paio di agenzie come free-lance con soddisfazione economica e personale. Bene, sono contento, molto.
Solo alla fine della telefonata ho realizzato che quelle agenzie e il lavoro free-lance, potessero non essere necessariamente nel settore della comunicazione. O meglio, non in quella grafico-visiva, ecco.
Questi pensieri mi scombussolano e mi fanno intostare la minchia.
***
Stamattina penso che bigerò il divertimento frizzante nella Valle della Marna. Ho in mente un progettino rilassante: massaggio orientale con happy end in un saloncino massaggini consigliatomi da quel grand'uomo di Hammed. Poi pranzerò da qualche parte, magari al Solito Bistrot, perchè no. Mi piacerebbe instaurare un rapporto diverso con la cameriera musona muscolosa senza calze.
Perchè nella vita bisogna darsi degli obiettivi e lavorare sodo per raggiungerli.
Solo così ci si addormenta con un sorriso.
Secondo me, eh.
Bonsgiur, vado a finire di masturbarmi.
Devo proporre la Fanny per qualche premio particolare, poichè il suo ingegno deve essere insignito di qualche riconoscimento, ma io dico che anche la Legion d'Honneur potrebbe pure andare bene, massì, pensandoci poi bene non ce n'è uno sufficiente al mondo, non c'è nulla che possa premiare il troiesco cervello sopraffino di chi, avendo ben nota la mia passione per i piedi, arrotola il gambaletto antistupro a rete sino a metà piede al fine di inserire il mio cazzo tra la la sua pianta ed il gambaletto arrotolato, donandomi una sega sublime mai provata prima, donandomi il piacere della strozzatura dell'orrendo capo (che ora guardo con rinnovato concupiscente desiderio) e l'agevole movimento delle sue dita sotto la cappella, punto a me assai gradito. Magnifico, standing ovation, lei vestita e seduta sulla poltrona a sorseggiare un cognac ed io nudo, in ginocchio, con la minchia metallica a godere, mentre la sua voce roca schizzava sozzure nei confronti della mia lordura morale.
***
Ho sentito il Mentore e temo che, se non potrà salire lui, dovrò scendere io. E' molto soddisfatto dei miei report spionistici che, a suo dire, confermano dei timori che aveva e che, proprio per non influenzarmi, aveva volutamente omesso. Spero che questa fase muti rapidamente perchè, seppure molto ben pagato e molto ben spesato, seppure spassandomela non poco nel tempo libero, seppure a Parigi, trascorrere otto ore al giorno a ficcare il naso nelle pliche anali di quella società, osteggiato ed inviso a tutti, senza un ufficio, senza un volto amico, mi entusiasma relativamente. Io sono un cazzo di genio fottuto, alla fine, non un poliziotto privato.
***
Chiavarmi la Fanny mi piace moltissimo. Ci sono dei momenti in cui è in grado di farmi perdere il controllo e di trasformarmi in un animale che tenta di ucciderla a colpi di cazzo e quello è esattamente il punto in cui entrambi godiamo come bestie. E poi mi fa impazzire la sua sublime bellezza sfiorita, così umana, così sensualmente matura, così perfetta di difetti attraenti, così regina delle femmine. Non sono convinto di essere l'unico amante, ma al momento non mi permetto di indagare, sono un signore, alla fine. Mi permetto, con garbo e senza fretta, di introdurre delle ipotesi sessuali a voi assolutamente note, per vedere che reazioni suscitano e, al momento, l'ipotesi di guardarla mentre scopa con qualcuno la eccita non poco. Brava Fanny se continui così ti porto alle Canarie che vedrai che collezione di minchie ci facciamo.
***
Al paesello il Ruggi ha avviato l'operazione Bobcat, come immaginavo. E' stato veloce il nuovo d.c., davvero veloce. Ha generato in breve la tensione di rottura col Loca, che ha già dato il preavviso e se ne andrà. Ha avviato il trasferimento fisico della sede da Taziopoli alla provincia con la erre moscia, Domiziopoli, e sembra che entro giugno i giuochi saran fatti. Sono entrate nuove figure tecniche e commerciali che han generato scontento in alcuni e pacato ottimismo in altri, come il Costa. Il Costa è nell'occhio buono del d.c. e ne sono contento. Mi dice che stanno arrivando lavori e clienti e, quindi, la mia decisione di lasciare il passo non è stata così sbagliata. Gli ho proposto di salire, un week end, dato che non ha mai visto Parigi e lui è stato contento e mi sa che prima o poi ci verrà. Ho voglia di vederlo, davvero.
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Mi sono interrogato a lungo sulla proposta di Hammed, relativamente al "servizio in camera" della Bertille. Come funzionerà, nella realtà, la faccenda? Hammed fa il pappone della Bertille che, oltre a prendersi lo stipendio, ottiene dei "bonus"? Oppure la Bertille lavora marginalmente come cameriera e la sua attività principale sono i "servizi in camera" e parte dei bonus li percepisce Hammed? E poi, ancora, gli altri soci sono al corrente della Bertille? Perchè a me Hammed mi ha richiesto il silenzio tombale con TUTTI. Incredibile come io sia in grado di affannarmi attorno ai risvolti che riguardano una donna nemmeno tanto bella, volgare e sciatta, ma come dicevo, fascinosa poichè puttana. Appena Hammed è di turno me la faccio mandare su, sì. La voglio con il camice da lavoro sporco, le ciabatte e sotto nuda. Ha!
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Chissà che fine avrà fatto la Finny. Io non chiamo (figurati se chiamo) e lei non chiama (figurati se chiama). Controllo quotidianamente YouPorn, magari ce la trovo dentro. Sarei molto orgoglioso di fare un post in cui incollare il pornino dicendovi "ecco, questa è la Finny".
Bah, sopravviveremo tutti a 'sta cosa, credo.
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Ieri pomeriggio mi ha chiamato la Chiara. Una specie di bollettino resoconto, più che una telefonata. Mi ha comunicato che il week end le è andato via col trasloco (!) e che ora non abita più a Camden, ma a Chelsea. Bel salto per una cameriera del Cafe Nero, dico, seppure con più riguardo per non essere offensivo. Pare che si sia lanciata nella libera professione e che adesso lavori per un paio di agenzie come free-lance con soddisfazione economica e personale. Bene, sono contento, molto.
Solo alla fine della telefonata ho realizzato che quelle agenzie e il lavoro free-lance, potessero non essere necessariamente nel settore della comunicazione. O meglio, non in quella grafico-visiva, ecco.
Questi pensieri mi scombussolano e mi fanno intostare la minchia.
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Stamattina penso che bigerò il divertimento frizzante nella Valle della Marna. Ho in mente un progettino rilassante: massaggio orientale con happy end in un saloncino massaggini consigliatomi da quel grand'uomo di Hammed. Poi pranzerò da qualche parte, magari al Solito Bistrot, perchè no. Mi piacerebbe instaurare un rapporto diverso con la cameriera musona muscolosa senza calze.
Perchè nella vita bisogna darsi degli obiettivi e lavorare sodo per raggiungerli.
Solo così ci si addormenta con un sorriso.
Secondo me, eh.
Bonsgiur, vado a finire di masturbarmi.
venerdì 25 gennaio 2013
Suarè
Ceno col Costa alla Solita e lui mi illumina sullo scoppiettante umore del Loca che continua a dire a tutti che devono andarsene in blocco e tutti gli dicono che non capiscono dove sia il problema e l'Umbe che dice: io faccio il mio lavoro e non mi occupo di cazzi non miei.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
venerdì 14 dicembre 2012
Mia cuggina, mia cuggina
E allora vado dal Costa e la Cuggina è là, avvolta da una nube di cannabis, perchè quando la dobbiamo fare la facciamo fino in fondo, che non siamo mica dei galli cedroni, noi. Me la presenta, con gli occhietti piccoli e devo dire che la prima impressione è stata subito molto irritante, perchè la troia aveva quell'atteggiamento del cazzo che fa capo alla frase "io ho la fica, voi non l'avete mai vista, scemetti, perchè siete sfigati e io invece sono ganza" che mi produce subito un turbinio testicolare, specie se mi si chiama "piccolo", che non dico che potrei essere tuo padre, ma tuo zio o il tuo fratello maggiore di sicuro, specie continuando a considerare che la doppia minchia sei TU, piccola zoccola dimmerda, che non l'hai mai presa, per cui occhi bassi puttana e penne aderenti al corpo, ma invece no, questo piccolo sacchetto di merda di cane fa la mammona, la femminona, la donna fatale inebriata dei maschi che pendono dalle sue labbra, ma quando l'hai visto 'sto cazzo di film, mignotta?
Per cui, dopo un quantitativo di tempo interminabile passato ad osservare le moine di questa cogliona totale, tipo quasi dieci minuti, mi tolgo le scarpe, i calzini, i pantaloni e le mutande e comincio a menarmi l'uccello, che credo sia un'eventualità che molte delle Signore che mi leggono si attenderebbero in una simile circostanza.
"Ahoooooooooo, ma che fah quhesto? Si tira una segah? Ohhhhhh mah che stai fahcendohhhh?" squittisce la triste maiala, cercando di reggere una parte davvero vomitevole, cioè quella della donna probabilmente disponibile, ma che vuole essere conquistata, ma vi rendete conto? Guardo il Costa negli occhi leggendo il suo palese imbarazzo e mi sento male per lui e, da signore qual sono, prima di imbrattarla di merda come merita, indago sull'origine di cotanto stupore, ottenendo in cambio un "Mah cheh tih seih messoh in testah ah? Ma che ti credih che sonoh unah di quelleh?" che ha dell'ilare e del comico sottile, se non fosse che tale spettacolino avviene all'interno del MIO tempo, che è corredo della MIA vita.
Al che mi scuso col Costa di quanto sto per dire, lui annuisce come per dirmi "tranquillo, ho capito, vai, vai" appoggia la fronte al palmo della mano e si rassegna alla macellazione che sto per accingermi a fare.
"Senti stronza, che sei uscita da non so quale buco del cazzo dimmerda, hai parlato con tuo cugino, no?, hai accettato la serata doppia minchia, no?, bene, questa E' la serata doppia minchia per cui, stronza, o adesso ti inginocchi e cominci a succhiarmi il cazzo, dopo esserti opportunamente denudata che non voglio che manco la catenina ti tieni addosso, oppure mi dici esattamente cosa cazzo ci faccio io qui stasera, perchè escludendo il fatto che io sia qui per chiavarti assieme a quel capolavoro di essere umano di tuo cugino, che non ti dovrebbe manco riaccompagnare stasera, escludendo quello, non riesco a trovare una sola buona ragione al mondo per essere qui a pisciare il mio tempo con una mignotta da quattro soldi presuntuosa, spocchiosa, idiota e priva di specchi a casa."
Un bel modo di rompere il ghiaccio, direi, specie nel momento in cui la Cuggina si scatena in urlanti specifiche assurde attorno al concetto che lei non è una puttana, concetto che mi permetto di smussare ricordandole che a maggio si sposa e che fottere suo cugino è incesto, considerazione sacrosanta che però, purtroppo, fa innalzare il livello vocale della troia che pare pure annerirsi di fuliggine mentre inveisce contro di me che me ne chiavo e mi rimetto quanto tolto un secondo prima e la mando, al termine, affanculo, ricordandole che troia dimmerda è e troia dimmerda rimane, ma anche della peggior specie, cioè di quelle che sono anche convinte di essere fighe e poi saluto il Costa con un bacio in fronte e me ne vado.
Durata della serata speciale: quarantatre minuti esatti.
Mavaffanculo.
Per cui, dopo un quantitativo di tempo interminabile passato ad osservare le moine di questa cogliona totale, tipo quasi dieci minuti, mi tolgo le scarpe, i calzini, i pantaloni e le mutande e comincio a menarmi l'uccello, che credo sia un'eventualità che molte delle Signore che mi leggono si attenderebbero in una simile circostanza.
"Ahoooooooooo, ma che fah quhesto? Si tira una segah? Ohhhhhh mah che stai fahcendohhhh?" squittisce la triste maiala, cercando di reggere una parte davvero vomitevole, cioè quella della donna probabilmente disponibile, ma che vuole essere conquistata, ma vi rendete conto? Guardo il Costa negli occhi leggendo il suo palese imbarazzo e mi sento male per lui e, da signore qual sono, prima di imbrattarla di merda come merita, indago sull'origine di cotanto stupore, ottenendo in cambio un "Mah cheh tih seih messoh in testah ah? Ma che ti credih che sonoh unah di quelleh?" che ha dell'ilare e del comico sottile, se non fosse che tale spettacolino avviene all'interno del MIO tempo, che è corredo della MIA vita.
Al che mi scuso col Costa di quanto sto per dire, lui annuisce come per dirmi "tranquillo, ho capito, vai, vai" appoggia la fronte al palmo della mano e si rassegna alla macellazione che sto per accingermi a fare.
"Senti stronza, che sei uscita da non so quale buco del cazzo dimmerda, hai parlato con tuo cugino, no?, hai accettato la serata doppia minchia, no?, bene, questa E' la serata doppia minchia per cui, stronza, o adesso ti inginocchi e cominci a succhiarmi il cazzo, dopo esserti opportunamente denudata che non voglio che manco la catenina ti tieni addosso, oppure mi dici esattamente cosa cazzo ci faccio io qui stasera, perchè escludendo il fatto che io sia qui per chiavarti assieme a quel capolavoro di essere umano di tuo cugino, che non ti dovrebbe manco riaccompagnare stasera, escludendo quello, non riesco a trovare una sola buona ragione al mondo per essere qui a pisciare il mio tempo con una mignotta da quattro soldi presuntuosa, spocchiosa, idiota e priva di specchi a casa."
Un bel modo di rompere il ghiaccio, direi, specie nel momento in cui la Cuggina si scatena in urlanti specifiche assurde attorno al concetto che lei non è una puttana, concetto che mi permetto di smussare ricordandole che a maggio si sposa e che fottere suo cugino è incesto, considerazione sacrosanta che però, purtroppo, fa innalzare il livello vocale della troia che pare pure annerirsi di fuliggine mentre inveisce contro di me che me ne chiavo e mi rimetto quanto tolto un secondo prima e la mando, al termine, affanculo, ricordandole che troia dimmerda è e troia dimmerda rimane, ma anche della peggior specie, cioè di quelle che sono anche convinte di essere fighe e poi saluto il Costa con un bacio in fronte e me ne vado.
Durata della serata speciale: quarantatre minuti esatti.
Mavaffanculo.
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