“Se ti ho amato, Tazio, dici sul serio? L’amore? All’inizio credevo fosse una cosa fondamentale, capisci, come in tutte le relazioni, ma poi no, poi ho capito che, per stare con te, amarti è una faccenda marginale, è NIENTE rispetto a quello che ci vuole. Perché per riuscire a stare con te bisogna godere nel SUBIRTI, qualunque cosa si faccia. Sei possessiva e gelosa? Tazio migra, parte, decolla, evapora. Sei lassista e libertina allora, che così ci si guadagna anche qualche piccolo godimento personale, sportivo? No. No, perché Tazio si annoia. Lui si annoia con tutte quelle che lo assecondano e allora sai lui cosa fa? Tazio migra, scompare. Perché tu, Tazietto, hai la necessità di costruirti una croce (che non hai) per poterti accoccolare là sopra e recitare il ruolo che conosci a memoria e che ti frutta anche una serie di vantaggi con noi ochette: Tazio, il fenomenale ed unico Tazio E’ SOLO. Solfe su una solitudine che NON patisci, perché ciò che patisci è solo banale noia, ma che scatenano istinti materni in noi coglione pennute che ti vogliamo “salvare”, quando invece faremmo meglio a salvare noi stesse. Perché se assunto in dosi superiori alla prescrizione, Tazietto amore, tu dai dipendenza, sei tossico, sei un tunnel da cui non si esce più.”
“Il sesso con Pierluigi? Unammerda Tazietto, oggettivamente unammerda, siine orgogioso. Non te lo dovrei neanche dire, che ti si gonfia l’ego più del cazzo, che è tutto un dire, ma dopo aver scopato con te o finisci dentro ad una betoniera piena di senegalesi arrapati, oppure tutto va a confronto e perde.”
“In quante betoniere piene di senegalesi arrapati sei finita?”
“Nessuna, per ora.”
“Chiaretta, son passati due giorni e mi sembra un anno nel braccio Salerno del Carcere di Poggioreale, da quante me ne stai dicendo.”
“Nah. Pensa che ti sto riservando la versione Barbie e Ken”
“Ma tu, a parte quella stronza e troia della tua ex moglie, hai mai amato qualcuna nella tua vita? Ah, ferma il carro cowboy: non rispondere ‘te’ che ti infilo quella bottiglia nel culo dal fondo. E’ che ti piacerebbe se lo facessi, brutto culattone debosciato.”
“Perché sono qui, Chiaretta?”
“Perché mi devi strabiliare con dell’acqua che bagna due volte la stessa riva. Ricordi di avermelo detto?”
“Mi hai compromesso la sfera affettiva. Non sono più sincera negli approcci sentimentali. Per colpa tua.”
“Beh, il male di tutti i mali toglie il disturbo. Faccio la borsa. Grazie della squisita ospitalità.”
“Ma dove cazzo vai che sono le tre di notte?”
“Vado via, mi sembra semplice.”
Via via
Vieni via di qui
Niente piu' ti lega a questi luoghi
Neanche questi fiori azzurri
Via via
Neanche questo tempo estivo
Pieno di musiche
E di donne che ti son piaciute
It's wonderful
It's wonderful
It's wonderful
Good luck my baby
It's wonderful
It's wonderful
It's wonderful
I dream of you
Buon Ferragosto a tutti.
Pagine
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martedì 15 agosto 2017
giovedì 10 agosto 2017
E allora che sia
“Io vado oltre alla malinconia se penso a Borgoverde. Mi viene una gran nostalgia e mi chiedo se è proprio vero che la stessa acqua non bagna mai due volte.”
E da lì una cascata di uazzappi, poi a un tratto la decisione di uazzappare sì, ma via voce e udito e, dopo esserci anche tirati in faccia un paio di capre morte e putrefatte, cannetta bilaterale della pace. Che essa porta sì pace, ma anche tanta allegria e vivacità genitale e allora, già che s’era lì, si sono rimembrati un paio di episodietti del passato, in maniera molle, calda e persino decadente e i dettagli sono fioccati come mosche col napalm e poi, a un tratto, una voce sexy e stanca mi ha chiesto se mi stessi toccando anche io, inducendo l’unica risposta ammissibile, cioè quella affermativa, pur se la verità fosse negativa, così come menzognero era il suo “anche”, pur non avendo certamente iniziato a fare alcunché, ma ravvedendone una conveniente valenza motivazionale.
Perché è vero che la stessa acqua non bagna mai due volte, ma è anche vero che se si comincia e si finisce prendendosi per il culo, difficilmente ci si esimerà dal farlo in un ipotetico nuovo inizio o parentesi di tregua della fine precedente.
Quindi Borgoverde 2017 reloaded sarà e nascerà come tutte quelle vacanze adolescenziali in cui si andava al mare “ad innamorarsi” (condizione di beltà della vacanza mai dichiarata, ovviamente, ma compulsivamente ricercata) in quanto “l’innamoramento” era la condizione che concedeva le attenuanti generiche all’egoismo della battaglia allo scazzo vacanziero, consentendo di affermare, inoltre, che la vacanza era stata una figata per ragioni distintive rispetto a quella del popolo dei segaioli: la figa.
E così domani parto per la graziosa località con tutta la maturità che la mia età diffonde a piene mani, sapendo che questo episodio di preteso revamping sarà come tritello nel frumento: inutile, dannoso e per nulla esperienziale poiché questa, l’esperienza, è noto essere un’insegnante bastarda che prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione e io la lezione l’ho seguita bene, nell’anno accademico in cui fu tenuta, e non ho certo bisogno di rinfrescarla: ho ancora tutti i miei appunti.
Condiremo di abbondante presa per il culo l’allegra vacanza, poiché tale condimento è la conditio sine qua non affinché la componente vizioso-sessuale, (che sarà sfrenata, se le premesse non muteranno), sia di riempimento alla reciproca noia correlata al periodo.
Trascorso il quale accadrà qualcosa.
Perché così funziona tra adulti, specie se non stupidi: si usa la consapevolezza per alterare i valori dell’illusione nominale, affinché quelli della delusione effettiva siano nettamente al di sotto di essi, consentendoci semplicemente (e spesso inutilmente) di sopravvivere.
P.S.
Spero di non averti deluso, GQ amico mio, mi spiacerebbe.
lunedì 7 agosto 2017
Lunediadi: diario
Ignoro il santo del giorno, ma me ne sbatto, buon lunedì amisgi che rarefatti mi seguite a cassso (nel senso del caso alla brasileiransgi).
Urge agire, miei diletti.
Il Tazio soffre, ma s’offre anche.
Azione, azione, azione.
Si avvicina il ferragosto e voi lo sapete quanto io odi questa terribile milestone dell’anno.
Diverse le pornoidee.
Quindi azione richiedesi e decisione obbligatoria deve prendersi entro le ore duezeropuntozerozerozulu di stasera.
Che stasera, dalle duezerounopuntozerozerozulu urgono fatti concreti:
Vualà.
Ha!
Urge agire, miei diletti.
Il Tazio soffre, ma s’offre anche.
Azione, azione, azione.
Si avvicina il ferragosto e voi lo sapete quanto io odi questa terribile milestone dell’anno.
Diverse le pornoidee.
- Prendo il culo, raggiungo la Riccetta Puttanissima a Borgoverde e sguazzo nel lordo come un suino depravato, spingendola oltre ogni limite.
- Prendo il culo e salgo a Praga, ricontatto la mitica e mai dimenticata Venka e mi ungo di sesso con una MILF/GILF dai pruritini mal sopiti.
- Prendo il culo e salgo a Riga, che a chi piace la figa non vada proprio a Riga che così semplice non è, ma io ho il mio socio d’affari Bergolettone che mi organizza delle puttanerie sofisticatissime, che quella gran figa spaziale della moglie è in ferie col pargolo in Spagna.
Quindi azione richiedesi e decisione obbligatoria deve prendersi entro le ore duezeropuntozerozerozulu di stasera.
Che stasera, dalle duezerounopuntozerozerozulu urgono fatti concreti:
- Cena all’Ostaria Quellanuova, pietanze fredde e leggere, poco vino, niente bamba, niente merde, mi tengo per qualche canna con gli amici.
- Riunione plenaria degli Sfigatidimmerda amici miei con tema “Tea”. Che se la riprendano, che la sfruttino, Tazio scarta, stanco. Ricompattare il plotone e isolare la lavativa. Facciamocela in gruppo, la Tea è di tutti.
- Al termine del durissimo lavoro lunediale: tour in solitaria con missione Nadine, che ho bisogno di pelle nera, erba buona e profumo genitale dell’Africa selvaggia.
Vualà.
Ha!
domenica 6 agosto 2017
Varie ed avariate
“Sono a Borgoverde in ferie da sola e mi sono venute in mente mille cose belle. Sono malinconica.”
Per un attimo ho pensato di raggiungerla, di imbottirmi di Vicodin e Cialis e ridurle la fica e il culo come un chilo di macinato. Macinato doppio. Son due chili? Lasci.
E invece non ho nemmeno risposto al uozzappo.
Il Po è un fossatello in cui pescare i gò.
Le dimensioni delle spiagge porcone si sono dilatate in maniera impressionante ed il numero di porconi e porcone disponibili a rischiare l’ictus è ridotto come non mai.
Fortuna che nella rada e secca boscaglia, sopravvissuta agli atti vandalici, ci si ritrova tra amici di sempre, che tra di noi non si fanno distinzioni di ceto sociale o, tantomeno, di etnia.
Mi ha lusingato l’aver arrapato un ragazzo magrebino davvero molto sensuale, dal colore ambrato e dal cazzo svirgolato all’insù di non trascurabili dimensioni. Ci siamo divorati come due troie, abbracciati e puzzolenti davanti a un vecchietto che ha tentato invano di menarselo, senza successo.
Io e lui, invece, ci siamo schizzati sui cazzi, menandocelo a hot dog, reciprocamente.
Solo che il caldo è qualcosa di spaventoso e bisogna fare attenzione.
Dopo essersi fatta rimorchiare al Flamingo con facilità quasi deludente, la GILFona ben tenuta, dai sensuali piedi dalle eleganti dita lunghe e nodose, ha accettato di lasciare la macchina in parcheggio e venire con la mia a casa mia.
L’ho aiutata a far scendere la cerniera dell’abito e poi ho iniziato a spogliarmi.
Lei si è tolta tutto e per ultimi i sandali slingback dorati da suarè datata.
E quando è rimasta a piedi nudi sul pavimento ha sfregato le piante per terra come se stesse spegnendo una sigaretta, per asciugare il sudore che sentiva di avere.
Sono partito arrapato abbestia con l’impeto di stuprarla brutalmente e ho ben presto ripiegato su una performancina da patronato, a causa di tutti quei sorridenti veti e consigli e suggerimenti e direttive e manuali e vaffanculo checcoglioni cazzomerda.
Però la sega che mi sono piallato a casa, dopo averla riconsegnata al suo destino, è stata atomica.
Ho anche annusato il pavimento, ma non vi era traccia di odore.
Peccato.
Però ha ragione la Riccetta.
Che bei tempi quelli di Borgoverde.
Se penso che gira nuda in quella casa mi si edifica un gasdotto nelle mutande che se mi vede la Gazprom mi trivella il culo.
Che non è un pensiero malvagio nemmeno quello eh.
sabato 15 aprile 2017
Fusilli dall'ombra del passato
Le cose nella vita capitano tutte d’un tratto e scombinano l’equilibrio che, con fatica sissifiana hai costruito sin lì. Noi si crede di essere in salvo, sciolti nell’abitudine della provincia lontanissima, ma come ciascun fuggiasco, dobbiamo essere consci che arriverà il giorno in cui ci cattureranno o, spesso, decideremo di farci catturare.
Venerdì Santo, ore venticinquantattro; approccio il portone di casa, nella mite piazza di Taziopoli, pronto ad una doccia e ad un ricongiungimento rapido con la brigata sgangherata con la quale sono uso ad unirmi nei lunghi intervalli in cui la mia colta concubina del momento è “impegnata”.
E sotto il portico, nel buio incerto, sbuca da un’auto parcheggiata, forse da tempo, una figura femminile, non alta, seppur issata su tacchi parabolicoiperbolici, jeans attillatissimi, impermeabile nero con cintura strozza fianchi, borsa appesa all’avambraccio, chioma riccia da Moderna Medusa che ben conosco.
“Brutto momento?” soffia quasi irridente dal basso della faccia buia fora dal bianco di occhi sorridenti che ben conosco, così come ben conosco il perché di quell’abbigliamento, di quel profumo, di quelle astrofisicovettoriali peeptoe sulle quali è impennata, facendo fare capolino a quel Rouge Noir che è fonte di vita per le viscere Tazionerchiali.
“No, perché? Ti aspettavo da un po’.” rispondo patetico come un attorucolo di quarta categoria che scimmiotta un cugino di Rick Blaine, ma in viale Forlanini e verso un travone dell’Ecuadòr.
La Riccetta.
Uovo di Pasqua inatteso, privo di biglietto di auguri, sale culea la mia scala per entrare nell’appartamento e stimarlo semisorridente e sbarazzina come una ragazzetta che visiona un lotto in vendita e sin lì conduce lei, sì, senza spiegazioni, senza parole, slacciando l’impermeabile e rimanendo con addosso una maglia lilla aderente e perforata di capezzoli duri che ben ricordo, sedendosi poi sul Divindivano accarezzandolo, quasi a dire “eccoti qui vecchio compagno di chiavate indecenti” e continua a condurre, con quel collo del piede nudo, teso di vene e tendini e quel sorriso trattenuto dal diventare una risata e conduce e io le lascio le briglie, la cassetta e il carro intero, perché sento il cazzo che mi diviene di marmo di Carrara rinforzato con verghe di titanio trattato con Kriptonite di prima selezione e, mentre lei si muove di moine bimbesche, reggendo lo sguardo a sfidarmi insolente, io mi avvicino, facendo suonare sorda la zip, attirando il suo sguardo sotto il mio punto vita, sgusciando il TitanoTazioCazzioDurusErectusBestiam, scappellandolo ed orientandolo verso la sua bocca che, con un sospiro cupo, ad occhi chiusi, ingoia la SommaCappellaVerghea, mentre con le mano mi trae a sé per i fianchi, per suggere quanto più la boccuccia innocente potesse suggere.
La Riccetta.
Succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia e poi tloc tloc, le imponenti calzature da mignotta cadono sul parquet e in un guizzo la maglia denuda il torace sensuale segnato da archetipi di impronte di bikini ed il cazzo le esce di bocca solo per quell’istante utile a far passare la maglia sulla testa e poi ancora succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, tirandomi alle caviglie pantaloni e mutande, succhiandomi i coglioni, non proferendo parola sul mio irsuto aspetto ben diverso dal glabro stallone di un tempo, forse oggi più montone, od asino, o cane pastore del Caucaso con il quale la farei accoppiare e lei si accoppierebbe, se solo ne avessi uno.
Mi denudo in un guizzo e la stendo sul candore di pelle del Divino, armeggiando con l’incarnito bottone dei jeans, ultimo (e per certo unico) indumento indossato e li sbuccio di dosso, tirandoli a rovescio dalle caviglie, scoprendo un altrettanto irsuto triangolo ficale, denso, arruffato e quando libero la preda dalla morsa di cotone americano, vedo un bagliore che riluce sotto la fica stropicciata e la Schizza si gira, donandomi la vista delle terga sublimi, aprendole con le fantoline mani, offrendomi il luminoso finto diamante dell’allargaculo di classe che un tempo le donai, che cara, che commozione, che tenerezza e le bacio la natiche, la annuso ed odo una roca dichiarazione “Fammi essere la tua troia svuotacoioni” e la frase avrebbe meritato una sbrodolosa analisi, ma l’uomo deve scegliere ed io ho scelto di toglierle secco l’allargaculo e di sostituirlo col mio cazzo a pelle, passandole il raffinato oggetto che, nel gioire del calore bruciante del suo retto, ho visto scomparire nella sua soave bocca della verità per una rumorosa suzione mista a gemiti anali di piacere e divina sozzura fecale.
La Riccetta.
“Da quanto ce l’avevi in culo troia?” chiedo signorile, animato da attenzione nei suoi confronti, “Da stamattina, lo volevo largo per te” risponde a singhiozzi d’ossigenazione la Signora Riccioluta, mentre io affondo nelle sue viscere con solerte lena, al pari di un coltello caldo nel burro, inculandola come vuole lei e sin lì è ancora lei che conduce e io lascio fare, godendo del mio ruolo secondario senza creare turbamenti allo scorrere dei pianificati eventi.
E poi sulla schiena, chiavandola nel culo alla missionaria, mentre la Puttanissima s’affretta a sfregare le piante dei piedi adorati sul mio viso, anestetizzandomi di quel fetore magnifico di cui sono ancora intossicato e dipendente e poi le apro le gambe a V di vaso, tenendola per le caviglie e pompandole nella fica come un pistone cecoslovacco di uno Vzduchový Kompresor del 1951, affondando sino a farle male, scoprendo in un attimo che quelle ascellette che avevo sempre conosciuto ignude e glabre erano ricoperte di una pelurietta leggera e bagnata, odorosa, acidula, ormonale e mentre le sue gambe mi abbracciavano il culo ed io sbattevo colpi di maglio come non sbattevo da ere, la sue voce erotica mi confessava di essersi lavata per l’ultima volta la mattina del giorno prima “in tuo onore” ed un sentore di zolfo s’è mescolato con gli afrori ed io sono balzato fuori come daino maschio aitante e lei ha avvicinato il volto come suorina inquieta di fronte al nudo crocifisso sensuale ed io ho aperto le valvole inondando incurante, badando solo all’infante manina e all’appuntita linguetta.
La Riccetta.
“Ecco” rantolo sudato, inginocchiato sul DivDiv, “mi hai svuotato i coglioni”, quasi a stendere un improbabile incipit ad una insostenibile svolta del tipo “ora puoi tornare da dove sei venuta” pur sapendo che venuta non era ancora, ma a tanto lavorio di tempie si sostituisce un’inatteso bacio, caldo, salivoso, troppo sottovalutato in questa era orgasmica, troppo devastante nei suoi effetti emotivi ed affettivi.
“E’ bello essere qui” sibila abbracciandomi di pelle sudata, odorosa e vellutata che riaccende i ricordi e riossigena il cuore che tanto stava bene nella sua equilibrata anossia e conduce sempre lei ed io sto per chiedere, come credo lei s’aspettasse da pianificazione io chiedessi, qual malvento di sciagura la conducesse da me, ma interrompo la sua conduzione a binario certo e stappo un quesito imprevisto, che porta d’improvviso la conduzione a me.
“Resti fino a lunedì?” le chiedo accendendo un cannino prerollato dalla saggezza di ieri sera, passandoglielo nella certezza che avrebbe accettato.
“Lunedì?”
“Sì, lunedì?”
“Mi prendi alla sprovvista…” mugola soffiando colei che dall’improvvisata è assai distante per indole, come i fatti sottolineano.
La bacio amorevole, linguale, lei sorride, mi passa la canna, si stende mostrando le ascelle oscene e attraenti e, a occhi chiusi, sorridendo, mormora “Ma certo, sì, sin quando mi vuoi…”
La Riccetta.
Sin quando io la voglio, certo, come no, sì.
E conduce lei, nuovamente, offrendomi la vista della fica aperta, a gambe larghe.
E io provo a fottermene, seppur guardingo, non convinto, sentendomi preso per il culo, ma ricomincio a scoparla per farla venire, sniffandola come bamba, salendo come un ricco rampollo il sabato sera, godendo del contatto, la Squinzy, la Schizza, la Skiz, la Chiara è qui.
Con me.
E basta.
Cazzo.
Buona Pasqua.
Venerdì Santo, ore venticinquantattro; approccio il portone di casa, nella mite piazza di Taziopoli, pronto ad una doccia e ad un ricongiungimento rapido con la brigata sgangherata con la quale sono uso ad unirmi nei lunghi intervalli in cui la mia colta concubina del momento è “impegnata”.
E sotto il portico, nel buio incerto, sbuca da un’auto parcheggiata, forse da tempo, una figura femminile, non alta, seppur issata su tacchi parabolicoiperbolici, jeans attillatissimi, impermeabile nero con cintura strozza fianchi, borsa appesa all’avambraccio, chioma riccia da Moderna Medusa che ben conosco.
“Brutto momento?” soffia quasi irridente dal basso della faccia buia fora dal bianco di occhi sorridenti che ben conosco, così come ben conosco il perché di quell’abbigliamento, di quel profumo, di quelle astrofisicovettoriali peeptoe sulle quali è impennata, facendo fare capolino a quel Rouge Noir che è fonte di vita per le viscere Tazionerchiali.
“No, perché? Ti aspettavo da un po’.” rispondo patetico come un attorucolo di quarta categoria che scimmiotta un cugino di Rick Blaine, ma in viale Forlanini e verso un travone dell’Ecuadòr.
La Riccetta.
Uovo di Pasqua inatteso, privo di biglietto di auguri, sale culea la mia scala per entrare nell’appartamento e stimarlo semisorridente e sbarazzina come una ragazzetta che visiona un lotto in vendita e sin lì conduce lei, sì, senza spiegazioni, senza parole, slacciando l’impermeabile e rimanendo con addosso una maglia lilla aderente e perforata di capezzoli duri che ben ricordo, sedendosi poi sul Divindivano accarezzandolo, quasi a dire “eccoti qui vecchio compagno di chiavate indecenti” e continua a condurre, con quel collo del piede nudo, teso di vene e tendini e quel sorriso trattenuto dal diventare una risata e conduce e io le lascio le briglie, la cassetta e il carro intero, perché sento il cazzo che mi diviene di marmo di Carrara rinforzato con verghe di titanio trattato con Kriptonite di prima selezione e, mentre lei si muove di moine bimbesche, reggendo lo sguardo a sfidarmi insolente, io mi avvicino, facendo suonare sorda la zip, attirando il suo sguardo sotto il mio punto vita, sgusciando il TitanoTazioCazzioDurusErectusBestiam, scappellandolo ed orientandolo verso la sua bocca che, con un sospiro cupo, ad occhi chiusi, ingoia la SommaCappellaVerghea, mentre con le mano mi trae a sé per i fianchi, per suggere quanto più la boccuccia innocente potesse suggere.
La Riccetta.
Succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia e poi tloc tloc, le imponenti calzature da mignotta cadono sul parquet e in un guizzo la maglia denuda il torace sensuale segnato da archetipi di impronte di bikini ed il cazzo le esce di bocca solo per quell’istante utile a far passare la maglia sulla testa e poi ancora succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, succhia, tirandomi alle caviglie pantaloni e mutande, succhiandomi i coglioni, non proferendo parola sul mio irsuto aspetto ben diverso dal glabro stallone di un tempo, forse oggi più montone, od asino, o cane pastore del Caucaso con il quale la farei accoppiare e lei si accoppierebbe, se solo ne avessi uno.
Mi denudo in un guizzo e la stendo sul candore di pelle del Divino, armeggiando con l’incarnito bottone dei jeans, ultimo (e per certo unico) indumento indossato e li sbuccio di dosso, tirandoli a rovescio dalle caviglie, scoprendo un altrettanto irsuto triangolo ficale, denso, arruffato e quando libero la preda dalla morsa di cotone americano, vedo un bagliore che riluce sotto la fica stropicciata e la Schizza si gira, donandomi la vista delle terga sublimi, aprendole con le fantoline mani, offrendomi il luminoso finto diamante dell’allargaculo di classe che un tempo le donai, che cara, che commozione, che tenerezza e le bacio la natiche, la annuso ed odo una roca dichiarazione “Fammi essere la tua troia svuotacoioni” e la frase avrebbe meritato una sbrodolosa analisi, ma l’uomo deve scegliere ed io ho scelto di toglierle secco l’allargaculo e di sostituirlo col mio cazzo a pelle, passandole il raffinato oggetto che, nel gioire del calore bruciante del suo retto, ho visto scomparire nella sua soave bocca della verità per una rumorosa suzione mista a gemiti anali di piacere e divina sozzura fecale.
La Riccetta.
“Da quanto ce l’avevi in culo troia?” chiedo signorile, animato da attenzione nei suoi confronti, “Da stamattina, lo volevo largo per te” risponde a singhiozzi d’ossigenazione la Signora Riccioluta, mentre io affondo nelle sue viscere con solerte lena, al pari di un coltello caldo nel burro, inculandola come vuole lei e sin lì è ancora lei che conduce e io lascio fare, godendo del mio ruolo secondario senza creare turbamenti allo scorrere dei pianificati eventi.
E poi sulla schiena, chiavandola nel culo alla missionaria, mentre la Puttanissima s’affretta a sfregare le piante dei piedi adorati sul mio viso, anestetizzandomi di quel fetore magnifico di cui sono ancora intossicato e dipendente e poi le apro le gambe a V di vaso, tenendola per le caviglie e pompandole nella fica come un pistone cecoslovacco di uno Vzduchový Kompresor del 1951, affondando sino a farle male, scoprendo in un attimo che quelle ascellette che avevo sempre conosciuto ignude e glabre erano ricoperte di una pelurietta leggera e bagnata, odorosa, acidula, ormonale e mentre le sue gambe mi abbracciavano il culo ed io sbattevo colpi di maglio come non sbattevo da ere, la sue voce erotica mi confessava di essersi lavata per l’ultima volta la mattina del giorno prima “in tuo onore” ed un sentore di zolfo s’è mescolato con gli afrori ed io sono balzato fuori come daino maschio aitante e lei ha avvicinato il volto come suorina inquieta di fronte al nudo crocifisso sensuale ed io ho aperto le valvole inondando incurante, badando solo all’infante manina e all’appuntita linguetta.
La Riccetta.
“Ecco” rantolo sudato, inginocchiato sul DivDiv, “mi hai svuotato i coglioni”, quasi a stendere un improbabile incipit ad una insostenibile svolta del tipo “ora puoi tornare da dove sei venuta” pur sapendo che venuta non era ancora, ma a tanto lavorio di tempie si sostituisce un’inatteso bacio, caldo, salivoso, troppo sottovalutato in questa era orgasmica, troppo devastante nei suoi effetti emotivi ed affettivi.
“E’ bello essere qui” sibila abbracciandomi di pelle sudata, odorosa e vellutata che riaccende i ricordi e riossigena il cuore che tanto stava bene nella sua equilibrata anossia e conduce sempre lei ed io sto per chiedere, come credo lei s’aspettasse da pianificazione io chiedessi, qual malvento di sciagura la conducesse da me, ma interrompo la sua conduzione a binario certo e stappo un quesito imprevisto, che porta d’improvviso la conduzione a me.
“Resti fino a lunedì?” le chiedo accendendo un cannino prerollato dalla saggezza di ieri sera, passandoglielo nella certezza che avrebbe accettato.
“Lunedì?”
“Sì, lunedì?”
“Mi prendi alla sprovvista…” mugola soffiando colei che dall’improvvisata è assai distante per indole, come i fatti sottolineano.
La bacio amorevole, linguale, lei sorride, mi passa la canna, si stende mostrando le ascelle oscene e attraenti e, a occhi chiusi, sorridendo, mormora “Ma certo, sì, sin quando mi vuoi…”
La Riccetta.
Sin quando io la voglio, certo, come no, sì.
E conduce lei, nuovamente, offrendomi la vista della fica aperta, a gambe larghe.
E io provo a fottermene, seppur guardingo, non convinto, sentendomi preso per il culo, ma ricomincio a scoparla per farla venire, sniffandola come bamba, salendo come un ricco rampollo il sabato sera, godendo del contatto, la Squinzy, la Schizza, la Skiz, la Chiara è qui.
Con me.
E basta.
Cazzo.
Buona Pasqua.
lunedì 7 novembre 2016
Non resta che la fuga
Blocca, blocca, blocca, blocca, quasi mezza rubrica è bloccata per far tenere gli argini di un’alluvione di merda che presto mi travolgerà, soffocandomi nel rimorso dei dolori strambamente arrecati, piegandomi nella consapevolezza di un’esistenza personale inadeguata ai canoni comuni, spingendomi alla periferia della mia piccola comunità ruspante, laddove cresce il vociare pernicioso su di me: drogato, puttaniere, ladro, farabutto, malvivente, seduttore di appena maggiorenni, maniaco sessuale, ingrato pezzo dimmerda, traditore di amici, frequentatore di sodomite, sodomita a mia volta, sia nella versione dante che ricevente, in un quadro ossianico di turbe psichiche gravi, predisposizione innata a delinquere, alla blasfemia, all’eresia, persino all’eresia gnostica di Celestino, vampiro, porfirista messicano amico personale di Diaz.
Donne assatanate mi attendono alla porta di casa nel cuore della notte, impedendomi di rientrare e imponendomi notti forestiere in alberghi limitrofi, segni approfonditi di chiave ornano le fiancate delle mia vettura di basso impatto ambientale, mezza elettrica e mezza non, con cui in tempi andati viaggiavo per le vie del comune che mi accoglie e mi accetta, ma solo sulla carta, perché poi negli effetti mi accetterebbe con la menarina.
E allora via, cazzo, mi dico senza pena, cominciando ad affastellare i miei panni sul letto non utilizzato, sognando località erotiche in cui le femmine per pochi danari mi daranno abbronzatissimi culi a cui cancellare l’ano a sapienti pennellate di lingua, via, via, via, via, Brasile, Argentina, dove fa caldo, dove non mi si conosce, via, via, via, Brasile, sì, Rio de Culheiro, quando tuttutuntratto squilla la messaggistica classica del parlafono e, tra insulti e bestemmie, lampeggia un messaggio umano che dice: “Ma te uazzap picche adesso? Ti ho scritto una sett fa e nn mi hai risposto”.
La Chiara.
Sblocco, controllo, cerco, guardo, sorvolo e finalmente ecco.
“Credo sia tardi, in tt i sensi, ma come mai ti ha preso sto pivone?”
Già, come mai, che va tutto a gonfie vele?
Come mai?
Donne assatanate mi attendono alla porta di casa nel cuore della notte, impedendomi di rientrare e imponendomi notti forestiere in alberghi limitrofi, segni approfonditi di chiave ornano le fiancate delle mia vettura di basso impatto ambientale, mezza elettrica e mezza non, con cui in tempi andati viaggiavo per le vie del comune che mi accoglie e mi accetta, ma solo sulla carta, perché poi negli effetti mi accetterebbe con la menarina.
E allora via, cazzo, mi dico senza pena, cominciando ad affastellare i miei panni sul letto non utilizzato, sognando località erotiche in cui le femmine per pochi danari mi daranno abbronzatissimi culi a cui cancellare l’ano a sapienti pennellate di lingua, via, via, via, via, Brasile, Argentina, dove fa caldo, dove non mi si conosce, via, via, via, Brasile, sì, Rio de Culheiro, quando tuttutuntratto squilla la messaggistica classica del parlafono e, tra insulti e bestemmie, lampeggia un messaggio umano che dice: “Ma te uazzap picche adesso? Ti ho scritto una sett fa e nn mi hai risposto”.
La Chiara.
Sblocco, controllo, cerco, guardo, sorvolo e finalmente ecco.
“Credo sia tardi, in tt i sensi, ma come mai ti ha preso sto pivone?”
Già, come mai, che va tutto a gonfie vele?
Come mai?
domenica 17 maggio 2015
Chill out
E capisco cosa mancava alla ex casa Reguzzoni perchè diventasse totalmente Tazietti: mancava la figa, la figa fresca, la figa giovane, la figa nuda, la figa sfacciata, sregolata, senza limiti, perfetto elemento collante tra scampoli già perfetti dati dal Divindivano nuovamente in blasonata auge, dalla libreria ricercatamente librante, lo stereo suonante, un nuovo Sony da 50 pollici porneggiante senza audio, le luci studiate, il pavimento di legno antico e segnato, la bossa accarezzante che ben si accosta al mugolio di noi due cervi in accoppiamento che trombiamo assassini in un furor di stupende tette terremotanti e poi il whisky barricato, il bong rimesso in uso, l'erba deliziosa, l'MD della mia concubina, le righine timide che batte con la carta di credito e le nasatone forti, tirate da nudoni come ci piace stare.
Finalmente un po' di umanità vera, di sincerità, di sentimento, di profumo corporale, di ascelle carnose e bagnate, di sotto alluci intensamente odorosi, di ani polposi anch'essi dolciastramente odorosi, di carni lucidate da lubrificanti commestibili, di capelli arruffati, cappelle prossime all'esplosione violacea, di occhi gonfi e serissimi, quasi sinistri per il sensuale trucco crollato, di bocche ansimanti, di blasfemie, di azzeccate induzioni al turpiloquio che, liberatorio, diviene irrinunciabile componente della monta sguaiata, siglata a due firme in fondo alla pagina “Ho bisogno di chiavare vigliaccamente” e tutto ciò è, finalmente, reale.
“Dimmi che per te sono una chiavata e via, una delle tante” - le chiedo piantandole con foga la minchia nel buco fradicio marcio della fica - “ti eccita vero? Vorresti tanto che fossi una troia che la dà in giro a tutti vero?” - “Sì, da impazzire, ma dimmi che lo sei” - “Sì lo sono, sono una gran troia, ma tu figlio di puttana bastardo scopi così bene con questo cazzo mostruoso che dovrei essere pazza a farmi dare una sola botta e via” e si gode, si sguazza, si ficca, ci si gira, si sniffa, si beve, si beve, si beve, si fuma dal bong che “me lo infilerei tutto nella figa dalla voglia che mi metti” segando il tubo da cui sciama il fumo, sbracando, perdendo l'ormeggio, lo spazio, il tempo e la morale, gioendo di quelle ditina dei piedi scimmiescamente abbarbicate alla mia fava violacea mentre la sua ficona aperta, pelata e inscurita dal sangue mi guarda tenera e allora giù, dentro, sbattendo, di fianco, tenendole sollevata la gamba - “ti potrei inculare da messi così” - “perchè non lo fai?”, stretto forellino che cede e la fava inzaccherata di fica, saliva e KY entra nel budello della merda non certamente vergine, ma proprio per nulla vergine e pompo nei suoi rochi urli animali di piacevole dolore, ricamati di gutturali neoclassici “mi stai spaccando il culo pezzo di merda”, dispersi nel mare del vuoto ed è così che deve essere cazzo, troia che mi fai godere come un alce frocio, altro che notti emiliane e grilli e pigiami dimmerda foderati di finzione calcolata, altro che sussurri di 'sto cazzo e rotoballe di maria a lubrificare il nulla, ecco la figa assoluta, amorale, sguaiata, vogliosa di cazzo e orgasmo, disponibile, lurida, decorativa, imprescindibile, porca e, soprattutto, dannatamente giovane.
“Se vuoi ho un'amica arredatrice che ti può aiutare con la casa al capoluogo” - biascica spompata che è ormai l'alba - “ma è troia quanto te? Si fa chiavare subito come te?” - chiedo succhiandole le dita dei piedi puzzolenti di guerriglia - “Sì, anche se sono più porca io, ma lei ci sa fare bene” - “e allora presentamela subito che ci facciamo una porcata a tre” - e si ride, perchè è sveglia, furba, falsa, senza sentimenti, un numero, una sera, un niente, un nulla fatto di carne da sesso stupenda ed è questa la mia donna obiettivo, altro che amicizie deludenti e offensive mascherate da Dame di San Vincenzo, this is my church and this is my religion, mi ripeto mentre lei appunta che - “appena torna da Roma usciamo tutti e tre” - “ma allora ti piace anche la figa” chiedo bavoso e un sorriso con sospiro bovino chiude con un sussurrato “a me piace tutto quello che mi fa venire” e a me viene un po' in mente anche la vecchia fattoria dove c'è il cane, il maiale e il cavallo e questo è verismo, onestismo, obbietivismo, sincerismo e vaffanculismo degli scalini e vaffanculo soprattutto me che ho doti sublimi che mi consentono di convincerla a sussurrare sozza un artistico - “chiavami ancora porcoddio” - che è estetica di rarissima fattura oscena, apprezzabile visceralmente solo da una ridotta minoranza di minorati sessodipendenti sbandanti come me di cui lei, se mi frequenterà, diverrà parte integrante con meriti ed on(d)ori, anche se io so già che non la cercherò MAI più perchè, cari amisgi, dovete sapere che una sola era, è e resterà l'imbattuta originale e le altre sono tutte copie cinesi e io mi sono rotto i coglioni di aver capito COSA dovrei fare, cioè affrontare con fatica immane mille e mille e mille volte la strada modenese al termine della quale mi verranno sbattute in faccia porte, portoni e portali senza nessuna garanzia di rianimare il passato così com'era anche nella più rosea delle eventualità, e così chiavo la Sara come una bestia, porcoddio, perchè voglio che venga da svenimento e voglio diventare, domani, l'argomento della piazza del capoluogo, nella buffa e infantile convizione di costruire una fama che mi possa precedere, dimenticando lucciole, grilli, erbe, cazzate, prese per il culo e strumentalizzazioni dimmerda.
Più figa ci vuole in questa casa, più figa, tanta più figa no pay e tutta giovane.
Più troianesimo estremo, estetico, arredante e lenente, impreziosente e soddisfacente, disimpegnante e, soprattutto, non illudente.
Con le illusioni ho dato abbastanza, direi.
Sì mi sento di dire di sì.
Finalmente un po' di umanità vera, di sincerità, di sentimento, di profumo corporale, di ascelle carnose e bagnate, di sotto alluci intensamente odorosi, di ani polposi anch'essi dolciastramente odorosi, di carni lucidate da lubrificanti commestibili, di capelli arruffati, cappelle prossime all'esplosione violacea, di occhi gonfi e serissimi, quasi sinistri per il sensuale trucco crollato, di bocche ansimanti, di blasfemie, di azzeccate induzioni al turpiloquio che, liberatorio, diviene irrinunciabile componente della monta sguaiata, siglata a due firme in fondo alla pagina “Ho bisogno di chiavare vigliaccamente” e tutto ciò è, finalmente, reale.
“Dimmi che per te sono una chiavata e via, una delle tante” - le chiedo piantandole con foga la minchia nel buco fradicio marcio della fica - “ti eccita vero? Vorresti tanto che fossi una troia che la dà in giro a tutti vero?” - “Sì, da impazzire, ma dimmi che lo sei” - “Sì lo sono, sono una gran troia, ma tu figlio di puttana bastardo scopi così bene con questo cazzo mostruoso che dovrei essere pazza a farmi dare una sola botta e via” e si gode, si sguazza, si ficca, ci si gira, si sniffa, si beve, si beve, si beve, si fuma dal bong che “me lo infilerei tutto nella figa dalla voglia che mi metti” segando il tubo da cui sciama il fumo, sbracando, perdendo l'ormeggio, lo spazio, il tempo e la morale, gioendo di quelle ditina dei piedi scimmiescamente abbarbicate alla mia fava violacea mentre la sua ficona aperta, pelata e inscurita dal sangue mi guarda tenera e allora giù, dentro, sbattendo, di fianco, tenendole sollevata la gamba - “ti potrei inculare da messi così” - “perchè non lo fai?”, stretto forellino che cede e la fava inzaccherata di fica, saliva e KY entra nel budello della merda non certamente vergine, ma proprio per nulla vergine e pompo nei suoi rochi urli animali di piacevole dolore, ricamati di gutturali neoclassici “mi stai spaccando il culo pezzo di merda”, dispersi nel mare del vuoto ed è così che deve essere cazzo, troia che mi fai godere come un alce frocio, altro che notti emiliane e grilli e pigiami dimmerda foderati di finzione calcolata, altro che sussurri di 'sto cazzo e rotoballe di maria a lubrificare il nulla, ecco la figa assoluta, amorale, sguaiata, vogliosa di cazzo e orgasmo, disponibile, lurida, decorativa, imprescindibile, porca e, soprattutto, dannatamente giovane.
“Se vuoi ho un'amica arredatrice che ti può aiutare con la casa al capoluogo” - biascica spompata che è ormai l'alba - “ma è troia quanto te? Si fa chiavare subito come te?” - chiedo succhiandole le dita dei piedi puzzolenti di guerriglia - “Sì, anche se sono più porca io, ma lei ci sa fare bene” - “e allora presentamela subito che ci facciamo una porcata a tre” - e si ride, perchè è sveglia, furba, falsa, senza sentimenti, un numero, una sera, un niente, un nulla fatto di carne da sesso stupenda ed è questa la mia donna obiettivo, altro che amicizie deludenti e offensive mascherate da Dame di San Vincenzo, this is my church and this is my religion, mi ripeto mentre lei appunta che - “appena torna da Roma usciamo tutti e tre” - “ma allora ti piace anche la figa” chiedo bavoso e un sorriso con sospiro bovino chiude con un sussurrato “a me piace tutto quello che mi fa venire” e a me viene un po' in mente anche la vecchia fattoria dove c'è il cane, il maiale e il cavallo e questo è verismo, onestismo, obbietivismo, sincerismo e vaffanculismo degli scalini e vaffanculo soprattutto me che ho doti sublimi che mi consentono di convincerla a sussurrare sozza un artistico - “chiavami ancora porcoddio” - che è estetica di rarissima fattura oscena, apprezzabile visceralmente solo da una ridotta minoranza di minorati sessodipendenti sbandanti come me di cui lei, se mi frequenterà, diverrà parte integrante con meriti ed on(d)ori, anche se io so già che non la cercherò MAI più perchè, cari amisgi, dovete sapere che una sola era, è e resterà l'imbattuta originale e le altre sono tutte copie cinesi e io mi sono rotto i coglioni di aver capito COSA dovrei fare, cioè affrontare con fatica immane mille e mille e mille volte la strada modenese al termine della quale mi verranno sbattute in faccia porte, portoni e portali senza nessuna garanzia di rianimare il passato così com'era anche nella più rosea delle eventualità, e così chiavo la Sara come una bestia, porcoddio, perchè voglio che venga da svenimento e voglio diventare, domani, l'argomento della piazza del capoluogo, nella buffa e infantile convizione di costruire una fama che mi possa precedere, dimenticando lucciole, grilli, erbe, cazzate, prese per il culo e strumentalizzazioni dimmerda.
Più figa ci vuole in questa casa, più figa, tanta più figa no pay e tutta giovane.
Più troianesimo estremo, estetico, arredante e lenente, impreziosente e soddisfacente, disimpegnante e, soprattutto, non illudente.
Con le illusioni ho dato abbastanza, direi.
Sì mi sento di dire di sì.
lunedì 27 aprile 2015
Cazzo di qua, cazzo di là
Cazzo se piove. E fa anche freddo.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.
Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.
L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?
Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.
Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.
Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.
Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.
Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.
L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?
Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.
Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.
Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.
Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.
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mercoledì 15 aprile 2015
Non trascurabili fatti
Veniamo ai non trascurabili fatti.
Primo non trascurabile fatto
GQ, ho speso un post a spiegare perché ho preso la Romi come assistente e tu mi chiedi se è saudade? Ma ‘ndo cazzo hai letto della saudade, figliomio, in mezzo alle trentasette ragioni che ho elencato? E’ che non mi leggi più, neanche tu. E questo mi addolora mortalmente, fratellino e lo sai.
Secondo non trascurabile fatto
Sono ancora un drago nel lancio dell’estintore. Entro, il calabrone è in piedi al telefono e io gli lancio addosso l’estintore di taglio: per pararsi e non farlo cadere lo abbranca come una palla da football, molla il telefono per terra e gli cadono dalla testa i RayBan a specchio, io lo spingo di forza bruta piatto contro il muro mentre mi guarda con gli occhi del terrore, l’estintore tra noi in un threesome bizzarro. Gli spiego che non si fa così, che non si dicono le parolacce al Tazio quando il Tazio è assente e invece tutti sono presenti, perché al Tazio gira il coglione e la prossima volta, dato che il Tazio è un folle instabile e non è una novità, il Tazio lo ammazza sgozzandolo come un capretto davanti alle sue troiepay. E queste parole d’amore gliele urlo a megafono fissandolo negli occhi con la medesima serenità di Nicholson in Wendyammoresonotornato. E trionfa subito la pace in un florilegio di mille scuse e scusanti. Paura della morte, buffone, eh? Tutto a posto, equilibri risanati, calabrodeliri di onnipotenza sedati, il desiderio omosessuale si rinfocola.
Terzo non trascurabile fatto
Mi sono ingroppato brutalmente la Venka, ieri pomeriggio alle sedici e ventuno. La monta maschia e graditamente violenta è avvenuta nello spogliatoio dietro al desk dove l’ho trascinata serrandomi la porta alle spalle, premendola contro i cappotti e, nella luce fioca, alzandole la gonna e abbassandole collant e mutande sanitarie. Ce l’avevo di marmo, palpeggiandola per prepararla. E che bella chiavata forsennata nello sguazzo sonoro della sua ficona gonfia di carne. L’ho farcita di sborra come una faraona alla minchiaiola e lei ha apprezzato, sorridente sino al ritorno al desk. Mi ha sussurrato, tutta rossa, che le piace farlo con forza. Bene a sapersi.
Quarto non trascurabile fatto
Ho insegnato alla Romi come si fa a trovare la prostata. Si è molto eccitata, non vi dico io. I movimenti maldestri da principiante possono donare godimenti mostruosi. Sento che non si tratta di un episodio isolato, ma dell’inizio di qualcosa di torbido. Molto bello.
Quinto non trascurabile fatto
Devo fare una discesa in Italia, presto. Non so quando, attendo indicazioni, poi vi spiego.
Il quesito ora è: lo uozzappo o no alla Skizza?
Meditare bene.
Per ora le cose non trascurabili sono finite.
Vi amo. Tutti. Soprattutto Erre, la mia odalisca porno preferita.
Primo non trascurabile fatto
GQ, ho speso un post a spiegare perché ho preso la Romi come assistente e tu mi chiedi se è saudade? Ma ‘ndo cazzo hai letto della saudade, figliomio, in mezzo alle trentasette ragioni che ho elencato? E’ che non mi leggi più, neanche tu. E questo mi addolora mortalmente, fratellino e lo sai.
Secondo non trascurabile fatto
Sono ancora un drago nel lancio dell’estintore. Entro, il calabrone è in piedi al telefono e io gli lancio addosso l’estintore di taglio: per pararsi e non farlo cadere lo abbranca come una palla da football, molla il telefono per terra e gli cadono dalla testa i RayBan a specchio, io lo spingo di forza bruta piatto contro il muro mentre mi guarda con gli occhi del terrore, l’estintore tra noi in un threesome bizzarro. Gli spiego che non si fa così, che non si dicono le parolacce al Tazio quando il Tazio è assente e invece tutti sono presenti, perché al Tazio gira il coglione e la prossima volta, dato che il Tazio è un folle instabile e non è una novità, il Tazio lo ammazza sgozzandolo come un capretto davanti alle sue troiepay. E queste parole d’amore gliele urlo a megafono fissandolo negli occhi con la medesima serenità di Nicholson in Wendyammoresonotornato. E trionfa subito la pace in un florilegio di mille scuse e scusanti. Paura della morte, buffone, eh? Tutto a posto, equilibri risanati, calabrodeliri di onnipotenza sedati, il desiderio omosessuale si rinfocola.
Terzo non trascurabile fatto
Mi sono ingroppato brutalmente la Venka, ieri pomeriggio alle sedici e ventuno. La monta maschia e graditamente violenta è avvenuta nello spogliatoio dietro al desk dove l’ho trascinata serrandomi la porta alle spalle, premendola contro i cappotti e, nella luce fioca, alzandole la gonna e abbassandole collant e mutande sanitarie. Ce l’avevo di marmo, palpeggiandola per prepararla. E che bella chiavata forsennata nello sguazzo sonoro della sua ficona gonfia di carne. L’ho farcita di sborra come una faraona alla minchiaiola e lei ha apprezzato, sorridente sino al ritorno al desk. Mi ha sussurrato, tutta rossa, che le piace farlo con forza. Bene a sapersi.
Quarto non trascurabile fatto
Ho insegnato alla Romi come si fa a trovare la prostata. Si è molto eccitata, non vi dico io. I movimenti maldestri da principiante possono donare godimenti mostruosi. Sento che non si tratta di un episodio isolato, ma dell’inizio di qualcosa di torbido. Molto bello.
Quinto non trascurabile fatto
Devo fare una discesa in Italia, presto. Non so quando, attendo indicazioni, poi vi spiego.
Il quesito ora è: lo uozzappo o no alla Skizza?
Meditare bene.
Per ora le cose non trascurabili sono finite.
Vi amo. Tutti. Soprattutto Erre, la mia odalisca porno preferita.
sabato 11 aprile 2015
Anche lui
Il fatto è che oggi mi sto proprio rompendo i coglioni.
E allora uozzappo.
T “Cosa fai?”
S “Mi sto comperando un paio di jeans ti scrivo io dopo”
T “Ok”
E mi viene il groppolone di nostalgia e guardo il meteo di casa che dice che ci son venti gradi anche lì e la nostalgia sale. Poi arriva il uozzappo.
S “Eccomi come stai? Sei sicuro che volevi uazzappare me? Sono la Chiara. Faccia che ride alle lacrime”
T “Idiota. Io sto bene e tu? Fa caldino lì, vedo dal meteo”
S “E insomma venti gradi, sì si sta aprendo. Io sto bene”Vengo colto dalla bruciante necessità di sapere se ha le calze, le mutande il reggiseno. Bruciante. Una voglia di farmela lurida come nelle volte luride in cui abbiamo fatto luridumi ai limiti del concesso.
S “Tu cosa fai?”
T “Niente. Mi rompo i coglioni a morte”
S “Faccina che si sganascia. Come mai questa situazione non mi è nuova? Faccina che ride”
T “Perché eri la mia kajira, ti ricordi?”
Segue lunghissima pausa. Temo di averla persa ma poi tirillin.
S “Lì fa caldo?”
T “Come da te più o meno. Ti sei già tolta le calze?” e ohhhhh non ho resistito, lo so, lo so.
S “Faccina che sorride normale. Ti cambia la vita saperlo Taz?”
T “Penso di sì, ma dipende dalla risposta”
Pausa
S “All Star blue con calzino da ginnastica, mi spiace.”
T “Non ti preoccupare, so che hai le potenzialità, non mi hai deluso.”
E poi kazam, suona il parlàfono che mi dice che una certa Chiara è un incoming call.
Rispondo salutandola e lei mi saluta ridendo e prendendo pel culo.
“Pensavo che Praga fosse elettrizzante, piena di vita, mondana, sexy, ma invece vedo che non è vero, che ti rompi i coioni lo stesso, come qui” e a me fa impazzire quando dice “rompicoioni” o “coioni”.
“E invece no, è una rottura di coglioni. Senti ma ce le hai le mutande?” tanto ormai, perso per perso.
“Certo, mutande e reggiseno. Possiamo fare che muore lì?” e c’hai ragione, non tiene un cazzo farti le domandine peperoncine che manca uno scenario vasto da ricostruire.
“Sì possiamo” – “Ma scusa Tazioski, se ti rompi il cazzo lì perché non te ne vai?”
“Boh. Ma se torno ci vieni con me a farti un gotto al wine bar?” – “Ah, io volentieri, ma mi spiace informarti che non esiste più, anche lui ha chiuso.”
Anche lui.
Ebeh.
E allora uozzappo.
T “Cosa fai?”
S “Mi sto comperando un paio di jeans ti scrivo io dopo”
T “Ok”
E mi viene il groppolone di nostalgia e guardo il meteo di casa che dice che ci son venti gradi anche lì e la nostalgia sale. Poi arriva il uozzappo.
S “Eccomi come stai? Sei sicuro che volevi uazzappare me? Sono la Chiara. Faccia che ride alle lacrime”
T “Idiota. Io sto bene e tu? Fa caldino lì, vedo dal meteo”
S “E insomma venti gradi, sì si sta aprendo. Io sto bene”Vengo colto dalla bruciante necessità di sapere se ha le calze, le mutande il reggiseno. Bruciante. Una voglia di farmela lurida come nelle volte luride in cui abbiamo fatto luridumi ai limiti del concesso.
S “Tu cosa fai?”
T “Niente. Mi rompo i coglioni a morte”
S “Faccina che si sganascia. Come mai questa situazione non mi è nuova? Faccina che ride”
T “Perché eri la mia kajira, ti ricordi?”
Segue lunghissima pausa. Temo di averla persa ma poi tirillin.
S “Lì fa caldo?”
T “Come da te più o meno. Ti sei già tolta le calze?” e ohhhhh non ho resistito, lo so, lo so.
S “Faccina che sorride normale. Ti cambia la vita saperlo Taz?”
T “Penso di sì, ma dipende dalla risposta”
Pausa
S “All Star blue con calzino da ginnastica, mi spiace.”
T “Non ti preoccupare, so che hai le potenzialità, non mi hai deluso.”
E poi kazam, suona il parlàfono che mi dice che una certa Chiara è un incoming call.
Rispondo salutandola e lei mi saluta ridendo e prendendo pel culo.
“Pensavo che Praga fosse elettrizzante, piena di vita, mondana, sexy, ma invece vedo che non è vero, che ti rompi i coioni lo stesso, come qui” e a me fa impazzire quando dice “rompicoioni” o “coioni”.
“E invece no, è una rottura di coglioni. Senti ma ce le hai le mutande?” tanto ormai, perso per perso.
“Certo, mutande e reggiseno. Possiamo fare che muore lì?” e c’hai ragione, non tiene un cazzo farti le domandine peperoncine che manca uno scenario vasto da ricostruire.
“Sì possiamo” – “Ma scusa Tazioski, se ti rompi il cazzo lì perché non te ne vai?”
“Boh. Ma se torno ci vieni con me a farti un gotto al wine bar?” – “Ah, io volentieri, ma mi spiace informarti che non esiste più, anche lui ha chiuso.”
Anche lui.
Ebeh.
martedì 7 aprile 2015
Aggiornamenti di sistema
Ho finito adesso di prepararmi la valigia e ora mi dedico a voi, dato che devo riposare per bene che domani ho un lungo viaggio verso l’ospitale Bucarest (manco dovessi andarci in bici).
E vi scrivo per microparagrafi numerati, che è una cosa che mi diverte da matti.
Signorile bacio guanciale della buona notte dopo il riaccompagno a casa in taxi e morta lì.
Artemisia, se in ogni caso tu volessi procedere a prescindere, io un bel pompino letterario da te lo gradirei eccome.
No, non le ha le notizie (merda), sa che per un periodo faceva la prostituta a Piacenza (lo so lo so) e poi zaff telefono irraggiungibile, utente inesistente. (Rimerda). Poi però il mio bel Renè chiappedichiffon riflette e dice che, in ogni caso, essendo rimasto in contatto con alcuni del giro, poteva provare a sondare il terreno e, nel caso, ad avvisarmi. Baci, se salgo a Praga ti chiama, sìsì certo, chiama chiama che vedrai che bene che ti troverai se ci incontriamo.
Vedremo.
“Zend Tà, io ci ho penzat na cosa per il noshtro bisness.” – e sento pfffffff del fumo - “Dimmi”
“Lovvuoi sape cos ci mang annoi lacciù?” - che a dire il vero sarebbe “lassù” ma tirem innanz – “Dimmi”
“Ah nnoi ci mancano le necre, cazzomerda Tà”.
Eh beh.
Visto con occhio manageriale attento ed esperto è esattamente l’UNICO microdettaglio che ci manca, quello delle necre, ma per non fare la figura del provincialotto sfigato, ci do dentro del mio.
“E delle nane? Cosa ne dici?” – “Delle nane necre dici Tà?” – “Ma anche bianche Cos, ma soprattutto che ce ne siano alcune di mutilate” – “Che gi mang le camp o le pracc dici? Minghia Tà ma ti zei fumato il lucittotashcapp?” - “Sì, nero testa di necro, ottimo. Ma ne parliamo meglio quando torni, che ho delle idee anche su delle albine paralitiche. A proposito, CostanteMente, quando cazzo torni?” - “Difficile a diss gumbà, che qua finghè ‘sta zoccola che c’ho guà sul lett bell e pulita ti toccia condinua a farmi gotere come uno stronz chi se ne sale chiù, è vvero mignottazza bottana sucaminghie di papà tuo, è vero?” e una risata grondante incesto fa da controcanto e io chiudo lì la conversazione, ma con una considerazione una.
Trascuro il “godere come uno stronzo” che è un concetto più grande della mia testa.
Vorrei concentrarmi solo su questa stuppendarrelazione.
Fosse amore, non avrei niente da dire, quello è cieco e vabbè. Ma è solo luridume e lordura e qui mi imbarazzo: a Costaaaaaaaa! c’hai un bordello pieno zeppo di mignotte fighe ultraterrene da Attacco degli UltracorpidelleUltrafighe che te ne farebbero della ogni gratis, sole od in gruppo o anche tutte quante assieme (visto che tu sei il Pappamanager) e ti incarognisci con la cugina irsuta, cessa, stronza e sposata? Costantinellobello, guarda che tu non sai leggere, ma i giornali sono pieni di episodi di morte violenta per cose di molto minor conto lì a casetta tua, perché tue te lo sei dimenticato, ma al calabrone cornuto ci viene un carattere dimmerda (e non è che gli do tutti ‘sti torti, in ogni caso)
Boh.
“A Bucarest?”. Chissà che parte di “Bucarest” l’aveva posta nel dubbio di non aver capito.
“Io sono tornata ieri sera da Roma” e finalmente delle notizie interessanti, cazzo!, che non se ne può più delle solite guerre, crisi, pianeta morente e la CuccinaTP.
“Da Roma?” chiedo io dopo pausa interminabile, perché picchiettavo il post.
“Sì, non te l’avevo detto che ero a Roma?” – “Sì sì” – “E lo stupore da dove viene allora?” – “No è che magari venivi da Firenze” – “Da Firenze??” – “Vabbè, ci sei passata no?” – “Sì, ma di che cazzo stiamo parlando?” al che di dentro mi è venuto un “porella” e ho emoticato uno che fa le linguacce ridendo.
“Non ti chiedo nemmeno cosa vai a fare a Bucarest” – “Solito import delle troie, è il mio lavoro, che amo” – “Vabbè buonanotte, fatti vivo quando hai cazzi di parlarmi” – “Ok buonanotte”
“Sì vado a Bucarest” – lei ride – “Bucarest è in Romania, io sono Moldava”
Sintesi finale: Gema la rumena è in realtà Romilda la moldava. Considerazione a margine della sintesi: il Costa è un vero coglione, non un attore.
Quando torno me la ingroppo, chissà che a furia di dai e dai non impari a chiavare.
Noi Bordel(r)manager lo chiamiamo training-on-the-(blow)job.
A prestissimo gente adorata, a prestissimo.
E vi scrivo per microparagrafi numerati, che è una cosa che mi diverte da matti.
.1 Venka e la carne
Ecco, l’argomento potrebbe essere bello che definito e finito così, pezzo completo. Serata piacevolissima, abbiamo mangiato molto bene (carne davvero ottima), bevuto del vino che parliamone, discusso e condiviso mille idee, ma poi io non ce l’ho fatta raga, scusatemi, ma non è colpa mia. E’ che non si è svegliato il Taziosaurus Fucks, niente urlo dalla caverna, niente femore di dinosauro, ma non perché lei non sia sozzamente attraente, ma perché io ero distratto. Bucarest, il Ruggi, il disastro che succederà giovedì sera, i pensieri sulla Milly, le folgorazioni su come ritrovarla, i uazzappi, casino insomma.Signorile bacio guanciale della buona notte dopo il riaccompagno a casa in taxi e morta lì.
Artemisia, se in ogni caso tu volessi procedere a prescindere, io un bel pompino letterario da te lo gradirei eccome.
.2 Ruggi e Bucarest
Un messaggino mi avvisa di alcune cose: cosa a) il Ruggi ha prenotato la suite più suite delle suite dell’albergone lussuosissimo in centro pieno: piano base più soppalcato, due matrimoniali, salotto, tre bagni. Cosa b) il Ruggi ha già organizzato gli elementi della festicciola: io e lui e sei letamaie pronte a tutto, farina doppio zero, origano, digestivi Antonetto e numerosissime bottiglie di soluzioni medicinali a base alcolica annessi e connessi. Colgo l’occasione per salutarvi ora dicendovi che vi ho sempre amati, perché il rischio di non tornare più dalla festina c’è eccome..3 Rintracciare la Cattiva
Ieri, con l’occasione delle feste pasquali a cui io sono tanto devoto, mi è scappato da telefonare a Renè e alla Silvana (la Coppia Bestia, per chi se lo fosse dimenticato). Ma dai, ma sì, ma giù, ma che bello, ma come stai, ma come state, la madonna sin lì a Praga! e poi, dopo una mezz’ora buona di eiaculazioni involontarie di Renè dal piacere di sentirmi, riesco a circondare l’argomento La Casa, cogliendo l’occasione di dire che ho comperato la mia, di casa, a poche centinaia di metri dal Tempio dell’Ossessione. Ma tu pensa, ma sì, ma che bella la piazza, ahbehbeh, fatto bene Tazio, grazie Renè, ma senti Arrenè (Arrenais), della Milly hai notizie?No, non le ha le notizie (merda), sa che per un periodo faceva la prostituta a Piacenza (lo so lo so) e poi zaff telefono irraggiungibile, utente inesistente. (Rimerda). Poi però il mio bel Renè chiappedichiffon riflette e dice che, in ogni caso, essendo rimasto in contatto con alcuni del giro, poteva provare a sondare il terreno e, nel caso, ad avvisarmi. Baci, se salgo a Praga ti chiama, sìsì certo, chiama chiama che vedrai che bene che ti troverai se ci incontriamo.
Vedremo.
.4 Costato in stato avariato
Ieri pomeriggio, dalla ridente e rilassata Calabria mi chiama il Costa, che si stava fumando una cannetta nudo sul letto, mentre la Cuccina era in doccia a “lavassi la spurra che c’ho shkizzato” e io sono ghiotto di questi dettagli, sia per l’immagine raffinatissima che mi si materializza nella mente, sia per il godimento intimo che provo nel pensare che il dì di Pasquetta la Cuccina TP (Troia Parossistica) ha piantato a casa il Gornudazzo per andare a farsi montare dal verro di razza CostaBrave.“Zend Tà, io ci ho penzat na cosa per il noshtro bisness.” – e sento pfffffff del fumo - “Dimmi”
“Lovvuoi sape cos ci mang annoi lacciù?” - che a dire il vero sarebbe “lassù” ma tirem innanz – “Dimmi”
“Ah nnoi ci mancano le necre, cazzomerda Tà”.
Eh beh.
Visto con occhio manageriale attento ed esperto è esattamente l’UNICO microdettaglio che ci manca, quello delle necre, ma per non fare la figura del provincialotto sfigato, ci do dentro del mio.
“E delle nane? Cosa ne dici?” – “Delle nane necre dici Tà?” – “Ma anche bianche Cos, ma soprattutto che ce ne siano alcune di mutilate” – “Che gi mang le camp o le pracc dici? Minghia Tà ma ti zei fumato il lucittotashcapp?” - “Sì, nero testa di necro, ottimo. Ma ne parliamo meglio quando torni, che ho delle idee anche su delle albine paralitiche. A proposito, CostanteMente, quando cazzo torni?” - “Difficile a diss gumbà, che qua finghè ‘sta zoccola che c’ho guà sul lett bell e pulita ti toccia condinua a farmi gotere come uno stronz chi se ne sale chiù, è vvero mignottazza bottana sucaminghie di papà tuo, è vero?” e una risata grondante incesto fa da controcanto e io chiudo lì la conversazione, ma con una considerazione una.
Trascuro il “godere come uno stronzo” che è un concetto più grande della mia testa.
Vorrei concentrarmi solo su questa stuppendarrelazione.
Fosse amore, non avrei niente da dire, quello è cieco e vabbè. Ma è solo luridume e lordura e qui mi imbarazzo: a Costaaaaaaaa! c’hai un bordello pieno zeppo di mignotte fighe ultraterrene da Attacco degli UltracorpidelleUltrafighe che te ne farebbero della ogni gratis, sole od in gruppo o anche tutte quante assieme (visto che tu sei il Pappamanager) e ti incarognisci con la cugina irsuta, cessa, stronza e sposata? Costantinellobello, guarda che tu non sai leggere, ma i giornali sono pieni di episodi di morte violenta per cose di molto minor conto lì a casetta tua, perché tue te lo sei dimenticato, ma al calabrone cornuto ci viene un carattere dimmerda (e non è che gli do tutti ‘sti torti, in ogni caso)
Boh.
.5 Uozzappi live mentre diariavo
“Dormi?” – “No, ma fra poco sì che domani vado a Bucarest”“A Bucarest?”. Chissà che parte di “Bucarest” l’aveva posta nel dubbio di non aver capito.
“Io sono tornata ieri sera da Roma” e finalmente delle notizie interessanti, cazzo!, che non se ne può più delle solite guerre, crisi, pianeta morente e la CuccinaTP.
“Da Roma?” chiedo io dopo pausa interminabile, perché picchiettavo il post.
“Sì, non te l’avevo detto che ero a Roma?” – “Sì sì” – “E lo stupore da dove viene allora?” – “No è che magari venivi da Firenze” – “Da Firenze??” – “Vabbè, ci sei passata no?” – “Sì, ma di che cazzo stiamo parlando?” al che di dentro mi è venuto un “porella” e ho emoticato uno che fa le linguacce ridendo.
“Non ti chiedo nemmeno cosa vai a fare a Bucarest” – “Solito import delle troie, è il mio lavoro, che amo” – “Vabbè buonanotte, fatti vivo quando hai cazzi di parlarmi” – “Ok buonanotte”
.6 Perle di confusione
“Romilda, vado al tuo paese mercoledì” - “Al mio paese?”“Sì vado a Bucarest” – lei ride – “Bucarest è in Romania, io sono Moldava”
Sintesi finale: Gema la rumena è in realtà Romilda la moldava. Considerazione a margine della sintesi: il Costa è un vero coglione, non un attore.
Quando torno me la ingroppo, chissà che a furia di dai e dai non impari a chiavare.
Noi Bordel(r)manager lo chiamiamo training-on-the-(blow)job.
A prestissimo gente adorata, a prestissimo.
sabato 4 aprile 2015
Ultimissima e poi vado
Ultima nota che poi mi proietto a cena che c’ho fame.
Ore ventitre e sedici minuti, nel bel mezzo di Centovetrine edizione 2012 in ceco.
Uozzappo estemporaneo.
“Ciao come stai? Ma mi dici perché mi hai cercata l’altra sera?”
Beh, alcune regole base. Innanzitutto non ci si può brasare di seghe mentali per ore in solitaria e poi spurgare un uazzappo cazzometrico come se io fossi lo stimatissimo Divino Otelma che tutto sa e tutto vede. Secondariamente, se il core della comunicazione è la domanda due, perché sporcare il tutto con l’inutile e impersonale domanda uno? In questi casi si mira al cuore. Violenti, tragici, disperati.
Guardate qui:
“Mi dici perché mi hai cercata l’altra sera, dopo tutto questo tempo?”
Emmelodevimettere il “dopo tutto questo tempo” perché sei sì violenta e disperatamente tragica, ma mi devi dare pure il gancio per abbozzare una risposta, benedettocrocevivaddio.
Non ci siamo, anche qui manca il quid.
Apposta stai a Modena e non a New York.
Dopo ragionevole pausa rispondo così:
“In realtà volevo scrivere a un’altra persona, ma mi sono sbagliato col cursore e ho scritto a te.”
Dura, secca, oltraggiosa, violenta, inappellabile. Questo è il motivo per cui io sono stato a New York per lavoro e a Modena per mangiare.
Ebeh.
Non ha fatto seguito uozzappo alcuno.
E mi scappello furioso mentre Raffa canta “A far l’amore cominci tu” su Planetatv, ancheggiando come la Divina che è.
Che bella Raffa, le mangerei il culo fino a farla rantolare di sozzo godimento con quella porca voce nasale.
E giù di sega imperiale, sperando che Viaggiatore stia stupendamente facendo lo stesso.
Ore ventitre e sedici minuti, nel bel mezzo di Centovetrine edizione 2012 in ceco.
Uozzappo estemporaneo.
“Ciao come stai? Ma mi dici perché mi hai cercata l’altra sera?”
Beh, alcune regole base. Innanzitutto non ci si può brasare di seghe mentali per ore in solitaria e poi spurgare un uazzappo cazzometrico come se io fossi lo stimatissimo Divino Otelma che tutto sa e tutto vede. Secondariamente, se il core della comunicazione è la domanda due, perché sporcare il tutto con l’inutile e impersonale domanda uno? In questi casi si mira al cuore. Violenti, tragici, disperati.
Guardate qui:
“Mi dici perché mi hai cercata l’altra sera, dopo tutto questo tempo?”
Emmelodevimettere il “dopo tutto questo tempo” perché sei sì violenta e disperatamente tragica, ma mi devi dare pure il gancio per abbozzare una risposta, benedettocrocevivaddio.
Non ci siamo, anche qui manca il quid.
Apposta stai a Modena e non a New York.
Dopo ragionevole pausa rispondo così:
“In realtà volevo scrivere a un’altra persona, ma mi sono sbagliato col cursore e ho scritto a te.”
Dura, secca, oltraggiosa, violenta, inappellabile. Questo è il motivo per cui io sono stato a New York per lavoro e a Modena per mangiare.
Ebeh.
Non ha fatto seguito uozzappo alcuno.
E mi scappello furioso mentre Raffa canta “A far l’amore cominci tu” su Planetatv, ancheggiando come la Divina che è.
Che bella Raffa, le mangerei il culo fino a farla rantolare di sozzo godimento con quella porca voce nasale.
E giù di sega imperiale, sperando che Viaggiatore stia stupendamente facendo lo stesso.
martedì 31 marzo 2015
Easter eggs
Domattina alle ore zeroquattropuntozerozero il Costa parte a bordo della sua economicissima GMC Yukon 32.000 a benzina per raggiungere il paesello natio. Appena 1900 chilometri in macchina, una sciocchezza, ma volete mettere la soddisfazione di varcare la soglia del villaggio sotto gli sguardi adoranti di tutta la tribù che lo osanna a bordo di quella monumentale GMC? Non ha prezzo, né in termini di fatica, né in termini di danaro. Penso lo faranno sindaco, anche.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
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Ubicazione:
Praga, Repubblica Ceca
venerdì 27 marzo 2015
Ceco di notte
Sono sul letto immerso in attenta e per nulla amichevole lettura di un bel libro di grammatica ceca quando, sul far delle 01:14:32 il parlàfono fischietta primaverile un’entrata uozzap.
“Dormi?”
“No, stavo studiando grammatica ceca”
Seguono faccine di risa foggiate in varia maniera.
“Non ridere” aggiungo con serietà “questo Paese parla inglese solo a tratti e poi l’idea di conoscere bene il ceco mi affascina”
Pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Mi stai prendendo in giro come al solito o vuoi veramente stabilirti lì?”
“Non ti sto prendendo in giro e non ho idea se vorrò veramente stabilirmi qui, ma intanto dovrò pur saper comperarmi un paio di pantaloni senza gesticolare, no?”
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Giusto e poi una lingua nuova è sempre una lingua nuova”
Ecco, amisgi.
“Una lingua nuova è sempre una lingua nuova” è un doppio senso easy e lei lo sa. Lo sa e quindi vuole dirmi subliminalmente che è in mod zoccoleggio mild e sta a me, solo a me, assecondarlo o meno.
Decido per la pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Torni mai giù, ogni tanto?” chiede periferica stemperando le vicende linguali.
Faccio pausa lunga.
“Raccontami del tipo con cui ti vedi.”
Con punto finale, assertivo, serio, ineludibile, tranchant. QUELLO ora è il quesito e QUEL quesito e solo QUELLO o va fanculato a palla o va soddisfatto con dovizia e minuzia di dettagli.
“Perché ti interessa?” è la deludente, sciocchina, triste risposta. Potevi far di meglio Chiaraspray, sì. Ce l’avresti potuta fare. Peccato. Ecco perché fai la junior a Modena e non sei assurta ai fasti meneghini. Per colpa dei dettagli. I dettagli sono tutto, cherie.
“Hai ragione. Pensandoci bene non me ne fotte un assoluto cazzo. Torno giù ogni tanto, sì, ho persino comperato casa a Reggio in Piazza Bambascionestrimpellacazzi, ero lì sino a ieri l’altro. La casa è bella, molto ben ristrutturata, stile inizio ‘900, ma al momento è vuota, sai, non essendo lì spesso… però son contento di averla presa, poi vai a sapere, magari diventa un investimento, chissà.”
Pausa e reinforco la grammatica ceca, con un sensibile giramento di coglioni.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Me la farai vedere una volta, magari, se capita” incalza la paperella anale come se nulla fosse.
“Perché ti interessa?” chiedo io a quel punto, non commettendo l’errore orribile di rispondere a una domanda con un’altra domanda.
Pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Boh, anche no per carità dicevo se ti faceva piacere farmela vedere”
Emetto faccina che sorride di gusto.
“Chiara ti lascio, sono indietro con la grammatica ed è tardissimo, buona notte.”
“Buonanotte Taz, buona grammatica”
Děkuji, grazie.
“Dormi?”
“No, stavo studiando grammatica ceca”
Seguono faccine di risa foggiate in varia maniera.
“Non ridere” aggiungo con serietà “questo Paese parla inglese solo a tratti e poi l’idea di conoscere bene il ceco mi affascina”
Pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Mi stai prendendo in giro come al solito o vuoi veramente stabilirti lì?”
“Non ti sto prendendo in giro e non ho idea se vorrò veramente stabilirmi qui, ma intanto dovrò pur saper comperarmi un paio di pantaloni senza gesticolare, no?”
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Giusto e poi una lingua nuova è sempre una lingua nuova”
Ecco, amisgi.
“Una lingua nuova è sempre una lingua nuova” è un doppio senso easy e lei lo sa. Lo sa e quindi vuole dirmi subliminalmente che è in mod zoccoleggio mild e sta a me, solo a me, assecondarlo o meno.
Decido per la pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Torni mai giù, ogni tanto?” chiede periferica stemperando le vicende linguali.
Faccio pausa lunga.
“Raccontami del tipo con cui ti vedi.”
Con punto finale, assertivo, serio, ineludibile, tranchant. QUELLO ora è il quesito e QUEL quesito e solo QUELLO o va fanculato a palla o va soddisfatto con dovizia e minuzia di dettagli.
“Perché ti interessa?” è la deludente, sciocchina, triste risposta. Potevi far di meglio Chiaraspray, sì. Ce l’avresti potuta fare. Peccato. Ecco perché fai la junior a Modena e non sei assurta ai fasti meneghini. Per colpa dei dettagli. I dettagli sono tutto, cherie.
“Hai ragione. Pensandoci bene non me ne fotte un assoluto cazzo. Torno giù ogni tanto, sì, ho persino comperato casa a Reggio in Piazza Bambascionestrimpellacazzi, ero lì sino a ieri l’altro. La casa è bella, molto ben ristrutturata, stile inizio ‘900, ma al momento è vuota, sai, non essendo lì spesso… però son contento di averla presa, poi vai a sapere, magari diventa un investimento, chissà.”
Pausa e reinforco la grammatica ceca, con un sensibile giramento di coglioni.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Me la farai vedere una volta, magari, se capita” incalza la paperella anale come se nulla fosse.
“Perché ti interessa?” chiedo io a quel punto, non commettendo l’errore orribile di rispondere a una domanda con un’altra domanda.
Pausa.
Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
“Boh, anche no per carità dicevo se ti faceva piacere farmela vedere”
Emetto faccina che sorride di gusto.
“Chiara ti lascio, sono indietro con la grammatica ed è tardissimo, buona notte.”
“Buonanotte Taz, buona grammatica”
Děkuji, grazie.
giovedì 26 marzo 2015
Ideone idiote in perfetto stile tazieo favorite dalla luna praghense
Mi stendo sul letto, medito a lungo e poi faccio una cosa.
Agguanto il parlàfono di classe e mi introduco nella famosa applicazione WhatsApp a tutti voi arcinota. Mi introduco, premo il più, seleziono un nome, vedo che è uazzappata e digito breve, ma significativo:
“Dormi?”
Attendo, perchè pare che l’ultimo accesso di quella persona risalisse a parecchio prima e, mentre attendo ciò che il destino m’avrebbe riservato nella forcella del nulla al “vaffanculo” provo una sensazione liceale di friccicorino sospeso, un’emozione, un’attesa di chissà cosa.
Poi, dopo qualche minuto, vedo che è online e sta scrivendo.
E scrive, scrive, scrive.
“No e tu?”
“No, come stai?”
“Aspetta mi sposto”
Si sposta. Ciò significa che c’è qualcuno accanto e se quel qualcuno accanto è lì accanto a quell’ora signiica che e basta.
“Sto bene, tu?”
“Beh dai bene sì”
Poi pausa.
Frenetici 'online' si mescolano a 'sta scrivendo' e poi va tutto a monte. Io non rincalzo. Io aspetto. E appoggio il telefono sul letto, tentando di rilassarmi.
Poi un trillino.
“Mi spieghi da dove mi sbuchi nel cuore della notte dopo una vita che non ti fai vivo? :) “ con emoticons sorridente, a suggello che non vi è acredine nè desiderio di battaglia nella domanda, ma piacere divertito.
“Ti sbuco da Praga” rispondo mantenendo basso il profilo della spia che gira il mondo per la Spectre.
“Da Praga” ripete in sospeso studio della domanda successiva.
“Sì da Praga” ripeto garantendo tempo e spazio.
“Lavoro?” scrive con sintesi acrilica dopo qualche secondo.
“Non lo so se lavori” rispondo io facendo il simpa della cumpa, nel tentativo di draggare i toni verso qualcosa di ancor più rilassato.
“Io sì che lavoro, ma ti chiedevo se eri a Praga per lavoro” e qui si era reso evidente che la battuta, seppur passata nella semantica, fosse stata dichiarata non ammissibile a repertorio per tutti gli utilizzi legali ad essa legati.
“Sì sono qui per lavoro, già da un po’. Tu come te la passi?”
“Io lavoro in ******** a Modena, declassata a designer Junior” e aggiunge faccina con mascherina chirurgica.
“Fai su è giù?” chiedo per indagare e comporre la cazzeria sua.
“No, sto con altre due ragazze in un appartamento, una lavora con me in ******** l’altra no”
Pausa.
E allora sparo.
“Stai con qualcuno?”
Segue silenzio eterno. Talmente eterno che credo che la uozzappata sia finita, ma inverce all’ultimo momento della speranza, trillo.
“Mi chiedo perchè ti interessi, ma ti rispondo per educazione: sì, mi vedo con qualcuno. E tu?”
“Io? No io solo puttane a pagamento.”
“Ah,ok. Beh bene no?”
“Sì sì”
Pausa.
“Senti Taz, è tardissimo e io domattina devo essere un grillo alle sette. Mi ha fatto piacere, ti mando un bacione. Buonanotte.”
“Buonanotte a te, a presto spero.”
E a questo mio ultimo uozzappo relativo alla reiterazione della uozzapperia non è seguito nessun altro commento.
E buonanotte allora e bella che finita, stop, pietra.
Anche se qualcosa mi turba.
Massì, buonanotte.
Proviamoci almeno.
Agguanto il parlàfono di classe e mi introduco nella famosa applicazione WhatsApp a tutti voi arcinota. Mi introduco, premo il più, seleziono un nome, vedo che è uazzappata e digito breve, ma significativo:
“Dormi?”
Attendo, perchè pare che l’ultimo accesso di quella persona risalisse a parecchio prima e, mentre attendo ciò che il destino m’avrebbe riservato nella forcella del nulla al “vaffanculo” provo una sensazione liceale di friccicorino sospeso, un’emozione, un’attesa di chissà cosa.
Poi, dopo qualche minuto, vedo che è online e sta scrivendo.
E scrive, scrive, scrive.
“No e tu?”
“No, come stai?”
“Aspetta mi sposto”
Si sposta. Ciò significa che c’è qualcuno accanto e se quel qualcuno accanto è lì accanto a quell’ora signiica che e basta.
“Sto bene, tu?”
“Beh dai bene sì”
Poi pausa.
Frenetici 'online' si mescolano a 'sta scrivendo' e poi va tutto a monte. Io non rincalzo. Io aspetto. E appoggio il telefono sul letto, tentando di rilassarmi.
Poi un trillino.
“Mi spieghi da dove mi sbuchi nel cuore della notte dopo una vita che non ti fai vivo? :) “ con emoticons sorridente, a suggello che non vi è acredine nè desiderio di battaglia nella domanda, ma piacere divertito.
“Ti sbuco da Praga” rispondo mantenendo basso il profilo della spia che gira il mondo per la Spectre.
“Da Praga” ripete in sospeso studio della domanda successiva.
“Sì da Praga” ripeto garantendo tempo e spazio.
“Lavoro?” scrive con sintesi acrilica dopo qualche secondo.
“Non lo so se lavori” rispondo io facendo il simpa della cumpa, nel tentativo di draggare i toni verso qualcosa di ancor più rilassato.
“Io sì che lavoro, ma ti chiedevo se eri a Praga per lavoro” e qui si era reso evidente che la battuta, seppur passata nella semantica, fosse stata dichiarata non ammissibile a repertorio per tutti gli utilizzi legali ad essa legati.
“Sì sono qui per lavoro, già da un po’. Tu come te la passi?”
“Io lavoro in ******** a Modena, declassata a designer Junior” e aggiunge faccina con mascherina chirurgica.
“Fai su è giù?” chiedo per indagare e comporre la cazzeria sua.
“No, sto con altre due ragazze in un appartamento, una lavora con me in ******** l’altra no”
Pausa.
E allora sparo.
“Stai con qualcuno?”
Segue silenzio eterno. Talmente eterno che credo che la uozzappata sia finita, ma inverce all’ultimo momento della speranza, trillo.
“Mi chiedo perchè ti interessi, ma ti rispondo per educazione: sì, mi vedo con qualcuno. E tu?”
“Io? No io solo puttane a pagamento.”
“Ah,ok. Beh bene no?”
“Sì sì”
Pausa.
“Senti Taz, è tardissimo e io domattina devo essere un grillo alle sette. Mi ha fatto piacere, ti mando un bacione. Buonanotte.”
“Buonanotte a te, a presto spero.”
E a questo mio ultimo uozzappo relativo alla reiterazione della uozzapperia non è seguito nessun altro commento.
E buonanotte allora e bella che finita, stop, pietra.
Anche se qualcosa mi turba.
Massì, buonanotte.
Proviamoci almeno.
domenica 12 gennaio 2014
Aggiornamenti ed auguri
Per me la Gianna è Miss Flamingo, un po' perchè l'ho rimorchiata lì, al geriatrico danzerino della bassa, un po' perchè non cerca l'amore, ma il cazzo. Certo, non è una diva di Hollywood, ma ha dei bei lineamenti del viso e un corpo carnoso, con la cellulite, le smagliature, la pancetta da vodka, due tette rimaste intatte nonostante i suoi sessantanni e poi è brava di bocca e di mano. E' abbronzatissima, ha i capelli tagliati corti e bianchi per "sputare in faccia alle troie che rifiutano la vecchiaia", è vedova, ha dei bei piedi e si spenna la passerona. Una porca sublime.
L'ho visitata a fondo anche ieri sera. Mi piace, mi arrapa a bisonte, mi fa godere quel suo respiro ansimante e la voce roca di cinquanta Marlboro rosse al giorno.
Appena posso ritornare la visito.
"Dottore mi dica, ho un bruciorino qui" e mi mostra la passerona pelata. La adoro.
Ritornare.
Il più bel ritorno, per me, sarebbe a Dakar. Tolto quello, un posto vale l'altro. Cazzo me ne frega, persino Milano va bene ed infatti va bene, poichè mi sparo giornate su giornate a Milano. K avrà una blanda ed illusoria erezione, GQ sorriderà sotto i baffi di plastica, massì amici, non ho più principi, sono una puttana totale, lavoro a Milano.
Poi c'è quella camerierina polacca nel grill lì sotto che mi piace un casino: seno piatto, capezzoli scuri, capelli neri, magrissima, piedi ossuti e odorosi, fica rasata a rasoio che mi piace sentire le punte dei peli che mi graffiano. Anche lei amante grossi calibri e, in questo, il Taziotroia può esprimere un pubblico parere.
La Gianna mi dice che con un'altra donna non c'è mai stata e io le dico "ma se ti organizzo ti andrebbe?" - "ho tempo a dir di no la seconda volta se c'ho i motivi" e la trovo saggerrima, ma poi mi punge la curiosità di sapere se in tre è mai successo "ero giovane, molto giovane, ma non ti credere chissà cosa eh?, gli ho fatto una sega per uno mentre facevo la carne nel panino…" e ride sguaiata, la adoro.
Lei sì che sarebbe una compagna adeguata da Canarie.
Gliene parlerò.
Qui è tutto successo in frettissima, non mi va di darvi i dettagli. Sappiate solo che sto aprendo un ufficio per qualcuno, una cosa pesante, costosa. Io ci guadagno dei bei soldi, una camera fissa in un albergo da cui vedo quello Stonehenge disgustoso di Unicredit, tutte le spese, sono pieno di bouns e mi è pure toccata una Mercedes B 220 cdi con ogni cazzo di diavoleria e targa Monaco, che oggi fa sempre la sua vacca figura.
E col Costa?
Il Costa mi ha chiesto scusa, ovviamente. Egli è un calamaro acefalo che attende che qualcuno gli fornisca le risposte che, non essendogli brillate, egli ritiene più intelligenti. Ciao Costantino, saluta Appraga.
Martedì scorso ho cenato con la Squinzy. Mi ha portato lei. Non mi ricordo manco il nome del posto. Mi piacerebbe vederla a letto con la camerierina polacca. Anche se non so se la camerierina è bisex. Ma quando sono giovani provano tutto, sì. Era senza calze, quella troia della Squinzy. Ho gradito al punto da segarmi in privato, in albergo.
Diciassette e ventitre e sono nella mia camera d'albergo di ultralusso anni settanta, con la felpa black block e nudo sotto, a scrivervi, perchè ve lo dovevo. Potevo venire su domattina, lo so, ma il traffico mi fa perdere il mio proverbiale equilibrio emotivo e io non voglio che nulla scalfisca l'immagine equilibrata che ciascuno di voi ha di me.
Più tardi andrò a mangiare da solo al grill e poi ciuccerò quei capezzoli di ferro su quelle tette inesistenti e proverò a ingravidarla un'altra volta, ma mi sa che prende la pillola, la camerierina polacca del grill.
Credo di avervi aggiornato in linea di massima.
Buon anno a tutti.
L'ho visitata a fondo anche ieri sera. Mi piace, mi arrapa a bisonte, mi fa godere quel suo respiro ansimante e la voce roca di cinquanta Marlboro rosse al giorno.
Appena posso ritornare la visito.
"Dottore mi dica, ho un bruciorino qui" e mi mostra la passerona pelata. La adoro.
Ritornare.
Il più bel ritorno, per me, sarebbe a Dakar. Tolto quello, un posto vale l'altro. Cazzo me ne frega, persino Milano va bene ed infatti va bene, poichè mi sparo giornate su giornate a Milano. K avrà una blanda ed illusoria erezione, GQ sorriderà sotto i baffi di plastica, massì amici, non ho più principi, sono una puttana totale, lavoro a Milano.
Poi c'è quella camerierina polacca nel grill lì sotto che mi piace un casino: seno piatto, capezzoli scuri, capelli neri, magrissima, piedi ossuti e odorosi, fica rasata a rasoio che mi piace sentire le punte dei peli che mi graffiano. Anche lei amante grossi calibri e, in questo, il Taziotroia può esprimere un pubblico parere.
La Gianna mi dice che con un'altra donna non c'è mai stata e io le dico "ma se ti organizzo ti andrebbe?" - "ho tempo a dir di no la seconda volta se c'ho i motivi" e la trovo saggerrima, ma poi mi punge la curiosità di sapere se in tre è mai successo "ero giovane, molto giovane, ma non ti credere chissà cosa eh?, gli ho fatto una sega per uno mentre facevo la carne nel panino…" e ride sguaiata, la adoro.
Lei sì che sarebbe una compagna adeguata da Canarie.
Gliene parlerò.
Qui è tutto successo in frettissima, non mi va di darvi i dettagli. Sappiate solo che sto aprendo un ufficio per qualcuno, una cosa pesante, costosa. Io ci guadagno dei bei soldi, una camera fissa in un albergo da cui vedo quello Stonehenge disgustoso di Unicredit, tutte le spese, sono pieno di bouns e mi è pure toccata una Mercedes B 220 cdi con ogni cazzo di diavoleria e targa Monaco, che oggi fa sempre la sua vacca figura.
E col Costa?
Il Costa mi ha chiesto scusa, ovviamente. Egli è un calamaro acefalo che attende che qualcuno gli fornisca le risposte che, non essendogli brillate, egli ritiene più intelligenti. Ciao Costantino, saluta Appraga.
Martedì scorso ho cenato con la Squinzy. Mi ha portato lei. Non mi ricordo manco il nome del posto. Mi piacerebbe vederla a letto con la camerierina polacca. Anche se non so se la camerierina è bisex. Ma quando sono giovani provano tutto, sì. Era senza calze, quella troia della Squinzy. Ho gradito al punto da segarmi in privato, in albergo.
Diciassette e ventitre e sono nella mia camera d'albergo di ultralusso anni settanta, con la felpa black block e nudo sotto, a scrivervi, perchè ve lo dovevo. Potevo venire su domattina, lo so, ma il traffico mi fa perdere il mio proverbiale equilibrio emotivo e io non voglio che nulla scalfisca l'immagine equilibrata che ciascuno di voi ha di me.
Più tardi andrò a mangiare da solo al grill e poi ciuccerò quei capezzoli di ferro su quelle tette inesistenti e proverò a ingravidarla un'altra volta, ma mi sa che prende la pillola, la camerierina polacca del grill.
Credo di avervi aggiornato in linea di massima.
Buon anno a tutti.
mercoledì 20 marzo 2013
Polpettone notiziale alle spezie parigine
Bonsgiur.
Devo proporre la Fanny per qualche premio particolare, poichè il suo ingegno deve essere insignito di qualche riconoscimento, ma io dico che anche la Legion d'Honneur potrebbe pure andare bene, massì, pensandoci poi bene non ce n'è uno sufficiente al mondo, non c'è nulla che possa premiare il troiesco cervello sopraffino di chi, avendo ben nota la mia passione per i piedi, arrotola il gambaletto antistupro a rete sino a metà piede al fine di inserire il mio cazzo tra la la sua pianta ed il gambaletto arrotolato, donandomi una sega sublime mai provata prima, donandomi il piacere della strozzatura dell'orrendo capo (che ora guardo con rinnovato concupiscente desiderio) e l'agevole movimento delle sue dita sotto la cappella, punto a me assai gradito. Magnifico, standing ovation, lei vestita e seduta sulla poltrona a sorseggiare un cognac ed io nudo, in ginocchio, con la minchia metallica a godere, mentre la sua voce roca schizzava sozzure nei confronti della mia lordura morale.
***
Ho sentito il Mentore e temo che, se non potrà salire lui, dovrò scendere io. E' molto soddisfatto dei miei report spionistici che, a suo dire, confermano dei timori che aveva e che, proprio per non influenzarmi, aveva volutamente omesso. Spero che questa fase muti rapidamente perchè, seppure molto ben pagato e molto ben spesato, seppure spassandomela non poco nel tempo libero, seppure a Parigi, trascorrere otto ore al giorno a ficcare il naso nelle pliche anali di quella società, osteggiato ed inviso a tutti, senza un ufficio, senza un volto amico, mi entusiasma relativamente. Io sono un cazzo di genio fottuto, alla fine, non un poliziotto privato.
***
Chiavarmi la Fanny mi piace moltissimo. Ci sono dei momenti in cui è in grado di farmi perdere il controllo e di trasformarmi in un animale che tenta di ucciderla a colpi di cazzo e quello è esattamente il punto in cui entrambi godiamo come bestie. E poi mi fa impazzire la sua sublime bellezza sfiorita, così umana, così sensualmente matura, così perfetta di difetti attraenti, così regina delle femmine. Non sono convinto di essere l'unico amante, ma al momento non mi permetto di indagare, sono un signore, alla fine. Mi permetto, con garbo e senza fretta, di introdurre delle ipotesi sessuali a voi assolutamente note, per vedere che reazioni suscitano e, al momento, l'ipotesi di guardarla mentre scopa con qualcuno la eccita non poco. Brava Fanny se continui così ti porto alle Canarie che vedrai che collezione di minchie ci facciamo.
***
Al paesello il Ruggi ha avviato l'operazione Bobcat, come immaginavo. E' stato veloce il nuovo d.c., davvero veloce. Ha generato in breve la tensione di rottura col Loca, che ha già dato il preavviso e se ne andrà. Ha avviato il trasferimento fisico della sede da Taziopoli alla provincia con la erre moscia, Domiziopoli, e sembra che entro giugno i giuochi saran fatti. Sono entrate nuove figure tecniche e commerciali che han generato scontento in alcuni e pacato ottimismo in altri, come il Costa. Il Costa è nell'occhio buono del d.c. e ne sono contento. Mi dice che stanno arrivando lavori e clienti e, quindi, la mia decisione di lasciare il passo non è stata così sbagliata. Gli ho proposto di salire, un week end, dato che non ha mai visto Parigi e lui è stato contento e mi sa che prima o poi ci verrà. Ho voglia di vederlo, davvero.
***
Mi sono interrogato a lungo sulla proposta di Hammed, relativamente al "servizio in camera" della Bertille. Come funzionerà, nella realtà, la faccenda? Hammed fa il pappone della Bertille che, oltre a prendersi lo stipendio, ottiene dei "bonus"? Oppure la Bertille lavora marginalmente come cameriera e la sua attività principale sono i "servizi in camera" e parte dei bonus li percepisce Hammed? E poi, ancora, gli altri soci sono al corrente della Bertille? Perchè a me Hammed mi ha richiesto il silenzio tombale con TUTTI. Incredibile come io sia in grado di affannarmi attorno ai risvolti che riguardano una donna nemmeno tanto bella, volgare e sciatta, ma come dicevo, fascinosa poichè puttana. Appena Hammed è di turno me la faccio mandare su, sì. La voglio con il camice da lavoro sporco, le ciabatte e sotto nuda. Ha!
***
Chissà che fine avrà fatto la Finny. Io non chiamo (figurati se chiamo) e lei non chiama (figurati se chiama). Controllo quotidianamente YouPorn, magari ce la trovo dentro. Sarei molto orgoglioso di fare un post in cui incollare il pornino dicendovi "ecco, questa è la Finny".
Bah, sopravviveremo tutti a 'sta cosa, credo.
***
Ieri pomeriggio mi ha chiamato la Chiara. Una specie di bollettino resoconto, più che una telefonata. Mi ha comunicato che il week end le è andato via col trasloco (!) e che ora non abita più a Camden, ma a Chelsea. Bel salto per una cameriera del Cafe Nero, dico, seppure con più riguardo per non essere offensivo. Pare che si sia lanciata nella libera professione e che adesso lavori per un paio di agenzie come free-lance con soddisfazione economica e personale. Bene, sono contento, molto.
Solo alla fine della telefonata ho realizzato che quelle agenzie e il lavoro free-lance, potessero non essere necessariamente nel settore della comunicazione. O meglio, non in quella grafico-visiva, ecco.
Questi pensieri mi scombussolano e mi fanno intostare la minchia.
***
Stamattina penso che bigerò il divertimento frizzante nella Valle della Marna. Ho in mente un progettino rilassante: massaggio orientale con happy end in un saloncino massaggini consigliatomi da quel grand'uomo di Hammed. Poi pranzerò da qualche parte, magari al Solito Bistrot, perchè no. Mi piacerebbe instaurare un rapporto diverso con la cameriera musona muscolosa senza calze.
Perchè nella vita bisogna darsi degli obiettivi e lavorare sodo per raggiungerli.
Solo così ci si addormenta con un sorriso.
Secondo me, eh.
Bonsgiur, vado a finire di masturbarmi.
Devo proporre la Fanny per qualche premio particolare, poichè il suo ingegno deve essere insignito di qualche riconoscimento, ma io dico che anche la Legion d'Honneur potrebbe pure andare bene, massì, pensandoci poi bene non ce n'è uno sufficiente al mondo, non c'è nulla che possa premiare il troiesco cervello sopraffino di chi, avendo ben nota la mia passione per i piedi, arrotola il gambaletto antistupro a rete sino a metà piede al fine di inserire il mio cazzo tra la la sua pianta ed il gambaletto arrotolato, donandomi una sega sublime mai provata prima, donandomi il piacere della strozzatura dell'orrendo capo (che ora guardo con rinnovato concupiscente desiderio) e l'agevole movimento delle sue dita sotto la cappella, punto a me assai gradito. Magnifico, standing ovation, lei vestita e seduta sulla poltrona a sorseggiare un cognac ed io nudo, in ginocchio, con la minchia metallica a godere, mentre la sua voce roca schizzava sozzure nei confronti della mia lordura morale.
***
Ho sentito il Mentore e temo che, se non potrà salire lui, dovrò scendere io. E' molto soddisfatto dei miei report spionistici che, a suo dire, confermano dei timori che aveva e che, proprio per non influenzarmi, aveva volutamente omesso. Spero che questa fase muti rapidamente perchè, seppure molto ben pagato e molto ben spesato, seppure spassandomela non poco nel tempo libero, seppure a Parigi, trascorrere otto ore al giorno a ficcare il naso nelle pliche anali di quella società, osteggiato ed inviso a tutti, senza un ufficio, senza un volto amico, mi entusiasma relativamente. Io sono un cazzo di genio fottuto, alla fine, non un poliziotto privato.
***
Chiavarmi la Fanny mi piace moltissimo. Ci sono dei momenti in cui è in grado di farmi perdere il controllo e di trasformarmi in un animale che tenta di ucciderla a colpi di cazzo e quello è esattamente il punto in cui entrambi godiamo come bestie. E poi mi fa impazzire la sua sublime bellezza sfiorita, così umana, così sensualmente matura, così perfetta di difetti attraenti, così regina delle femmine. Non sono convinto di essere l'unico amante, ma al momento non mi permetto di indagare, sono un signore, alla fine. Mi permetto, con garbo e senza fretta, di introdurre delle ipotesi sessuali a voi assolutamente note, per vedere che reazioni suscitano e, al momento, l'ipotesi di guardarla mentre scopa con qualcuno la eccita non poco. Brava Fanny se continui così ti porto alle Canarie che vedrai che collezione di minchie ci facciamo.
***
Al paesello il Ruggi ha avviato l'operazione Bobcat, come immaginavo. E' stato veloce il nuovo d.c., davvero veloce. Ha generato in breve la tensione di rottura col Loca, che ha già dato il preavviso e se ne andrà. Ha avviato il trasferimento fisico della sede da Taziopoli alla provincia con la erre moscia, Domiziopoli, e sembra che entro giugno i giuochi saran fatti. Sono entrate nuove figure tecniche e commerciali che han generato scontento in alcuni e pacato ottimismo in altri, come il Costa. Il Costa è nell'occhio buono del d.c. e ne sono contento. Mi dice che stanno arrivando lavori e clienti e, quindi, la mia decisione di lasciare il passo non è stata così sbagliata. Gli ho proposto di salire, un week end, dato che non ha mai visto Parigi e lui è stato contento e mi sa che prima o poi ci verrà. Ho voglia di vederlo, davvero.
***
Mi sono interrogato a lungo sulla proposta di Hammed, relativamente al "servizio in camera" della Bertille. Come funzionerà, nella realtà, la faccenda? Hammed fa il pappone della Bertille che, oltre a prendersi lo stipendio, ottiene dei "bonus"? Oppure la Bertille lavora marginalmente come cameriera e la sua attività principale sono i "servizi in camera" e parte dei bonus li percepisce Hammed? E poi, ancora, gli altri soci sono al corrente della Bertille? Perchè a me Hammed mi ha richiesto il silenzio tombale con TUTTI. Incredibile come io sia in grado di affannarmi attorno ai risvolti che riguardano una donna nemmeno tanto bella, volgare e sciatta, ma come dicevo, fascinosa poichè puttana. Appena Hammed è di turno me la faccio mandare su, sì. La voglio con il camice da lavoro sporco, le ciabatte e sotto nuda. Ha!
***
Chissà che fine avrà fatto la Finny. Io non chiamo (figurati se chiamo) e lei non chiama (figurati se chiama). Controllo quotidianamente YouPorn, magari ce la trovo dentro. Sarei molto orgoglioso di fare un post in cui incollare il pornino dicendovi "ecco, questa è la Finny".
Bah, sopravviveremo tutti a 'sta cosa, credo.
***
Ieri pomeriggio mi ha chiamato la Chiara. Una specie di bollettino resoconto, più che una telefonata. Mi ha comunicato che il week end le è andato via col trasloco (!) e che ora non abita più a Camden, ma a Chelsea. Bel salto per una cameriera del Cafe Nero, dico, seppure con più riguardo per non essere offensivo. Pare che si sia lanciata nella libera professione e che adesso lavori per un paio di agenzie come free-lance con soddisfazione economica e personale. Bene, sono contento, molto.
Solo alla fine della telefonata ho realizzato che quelle agenzie e il lavoro free-lance, potessero non essere necessariamente nel settore della comunicazione. O meglio, non in quella grafico-visiva, ecco.
Questi pensieri mi scombussolano e mi fanno intostare la minchia.
***
Stamattina penso che bigerò il divertimento frizzante nella Valle della Marna. Ho in mente un progettino rilassante: massaggio orientale con happy end in un saloncino massaggini consigliatomi da quel grand'uomo di Hammed. Poi pranzerò da qualche parte, magari al Solito Bistrot, perchè no. Mi piacerebbe instaurare un rapporto diverso con la cameriera musona muscolosa senza calze.
Perchè nella vita bisogna darsi degli obiettivi e lavorare sodo per raggiungerli.
Solo così ci si addormenta con un sorriso.
Secondo me, eh.
Bonsgiur, vado a finire di masturbarmi.
mercoledì 13 marzo 2013
Punteggiature puntiformi dei punti delle puntate precedenti
L'unica cosa che detesto di Parigi è il freddo.
Biologicamente sono programmato che, a marzo, comincio a sentire la temperatura esterna alzarsi, mentre qui continua a gelare e a gelare di brutto.
Ma nei bistrot è caldo, sì è caldo.
La ragazza di colore, molto bella e dai tratti delicati, flirta col ragazzo di colore, bellissimo maschio erotico. Lei ha sbagliato, si è messa i collant tinta carne e sembra malata. Di un bel cioccolato di sopra e poi spuntano quei piedi color cappuccino. Ma tanto lo sa, appena è nuda diventa sfolgorante. Anche lui, con quel bel sedere rotondo. E chissà che bel cazzo avrà.
Da due giorni mi sono addentrato nei complicati meandri del mio ruolo lavorativo sotto copertura. Il Mentore ha ragione ad avermi mandato là, ci sono moltissime cose strane. Prima tra tutte: non ho un ufficio. Perchè? Perchè nessuno ha detto a qualcuno che dovevo averne uno. Anzi, nessuno ha detto a qualcuno che io sarei arrivato, però loro, pur non essendo gentili, mi ignorano senza complicazioni. E poi il "capo" non c'è. Chi è il capo? E' forse un socio? No. E' il direttore di produzione. E siccome al momento non si sta producendo, lui non ha nulla da dirigere e quindi non c'è. Dov'è? Non si sa.
Per cui io sto lì, in sala riunioni col mio portatile e ogni tanto esco. E appena esco, qualsiasi assembramento si disperde e le porte degli uffici si chiudono. Gradevole incarico, vi pare? Oggi, per esempio, ho deciso di non andare. Non voglio che si abituino ad una mia regolarità.
Il weekend londinese è stato interessante. Abbiamo affondato la vanga affilata nelle reciproche carni ed abbiamo raggiunto il livello di pareggio informativo, accompagnato da una costruttiva consapevolezza del bene e del male. Ma, nel nostro caso, il bene ha vinto sul male e siamo ancora, felicemente e volutamente, assieme. No, decisamente non posso, per la mia anima, stare senza di lei. E viceversa. Com'era il titolo di quel film? Amore tossico. Anche se noi non siamo tossici di eroina, ma ciascuno dell'altro.
La bella finladesina l'è a Praga a girar porno. Ho la sensazione che non la vedrò mai più e la sensazione che non mi mancherà affatto.
La cameriera del bistrot ha le gambe muscolose e non indossa calze sotto la gonna nera dell'uniforme. E' biondo platino spennacchiata, ma sotto si vede una ricrescita nera corvina. E' sempre imbronciata e per nulla socievole. Quando risalgo in camera, dopo aver cenato lì, mi faccio una sega pensando di incularla nel mezzo del bistrot, con tutti attorno che guardano e urlano incitamenti infoiati e selvaggi.
Sì, forse dovrei tornare in analisi, come qualcuno ha saggiamente commentato da qualche parte.
Però mi trovo discretamente simpatico e non mi farei mai più un torto del genere, visto che sono così dopo esserci già stato.
Fra qualche minuto arriva la signora a rifarmi la camera, per cui adesso trasloco di sotto, faccio colazione e poi, magari, ci si sente dopo.
Bonsgiur.
Biologicamente sono programmato che, a marzo, comincio a sentire la temperatura esterna alzarsi, mentre qui continua a gelare e a gelare di brutto.
Ma nei bistrot è caldo, sì è caldo.
La ragazza di colore, molto bella e dai tratti delicati, flirta col ragazzo di colore, bellissimo maschio erotico. Lei ha sbagliato, si è messa i collant tinta carne e sembra malata. Di un bel cioccolato di sopra e poi spuntano quei piedi color cappuccino. Ma tanto lo sa, appena è nuda diventa sfolgorante. Anche lui, con quel bel sedere rotondo. E chissà che bel cazzo avrà.
Da due giorni mi sono addentrato nei complicati meandri del mio ruolo lavorativo sotto copertura. Il Mentore ha ragione ad avermi mandato là, ci sono moltissime cose strane. Prima tra tutte: non ho un ufficio. Perchè? Perchè nessuno ha detto a qualcuno che dovevo averne uno. Anzi, nessuno ha detto a qualcuno che io sarei arrivato, però loro, pur non essendo gentili, mi ignorano senza complicazioni. E poi il "capo" non c'è. Chi è il capo? E' forse un socio? No. E' il direttore di produzione. E siccome al momento non si sta producendo, lui non ha nulla da dirigere e quindi non c'è. Dov'è? Non si sa.
Per cui io sto lì, in sala riunioni col mio portatile e ogni tanto esco. E appena esco, qualsiasi assembramento si disperde e le porte degli uffici si chiudono. Gradevole incarico, vi pare? Oggi, per esempio, ho deciso di non andare. Non voglio che si abituino ad una mia regolarità.
Il weekend londinese è stato interessante. Abbiamo affondato la vanga affilata nelle reciproche carni ed abbiamo raggiunto il livello di pareggio informativo, accompagnato da una costruttiva consapevolezza del bene e del male. Ma, nel nostro caso, il bene ha vinto sul male e siamo ancora, felicemente e volutamente, assieme. No, decisamente non posso, per la mia anima, stare senza di lei. E viceversa. Com'era il titolo di quel film? Amore tossico. Anche se noi non siamo tossici di eroina, ma ciascuno dell'altro.
La bella finladesina l'è a Praga a girar porno. Ho la sensazione che non la vedrò mai più e la sensazione che non mi mancherà affatto.
La cameriera del bistrot ha le gambe muscolose e non indossa calze sotto la gonna nera dell'uniforme. E' biondo platino spennacchiata, ma sotto si vede una ricrescita nera corvina. E' sempre imbronciata e per nulla socievole. Quando risalgo in camera, dopo aver cenato lì, mi faccio una sega pensando di incularla nel mezzo del bistrot, con tutti attorno che guardano e urlano incitamenti infoiati e selvaggi.
Sì, forse dovrei tornare in analisi, come qualcuno ha saggiamente commentato da qualche parte.
Però mi trovo discretamente simpatico e non mi farei mai più un torto del genere, visto che sono così dopo esserci già stato.
Fra qualche minuto arriva la signora a rifarmi la camera, per cui adesso trasloco di sotto, faccio colazione e poi, magari, ci si sente dopo.
Bonsgiur.
venerdì 8 marzo 2013
IntelligenTazio
Sono nella mia cameretta dell'alberghetto con le tre stellette.
Sono nudo, seduto allo scrittoio, sperando che qualcuno mi veda, dal palazzo dall'altra parte della strada.
Sullo scrittoio, accanto al mio portatile, giace un riquadro di carta colorata e bianca.
E' un biglietto.
E' un biglietto del treno.
E' un biglietto del treno TGV, partenza Parigi, arrivo Londra.
E' un biglietto del treno TGV, partenza Parigi Nord ore 16:13, arrivo Londra St-Pancras alle 17:39, prima classe, data 9 marzo 2013.
Dio quanto godo a stare nudo, mi tocco punti del corpo che adoro, mi scappello, mi strizzo il cazzo tra le cosce, gioco col buchino della cappella, col frenulo.
"Ciao sono io senti non parlare ascolta che io se tu mi dici di sì sto per entrare in una biglietteria e comperare un biglietto TGV per venire a Londra domani sera e portarti a cena da Ramsay e lo so che a questo punto della telefonata tu starai pensando 'questo è rincoglionito non è così che funzionano le cose' e io potrei anche in linea di massima essere d'accordo con te però credo anche che in qualche modo si debba cercare di farle funzionare cioè se nessuno ci prova e stiamo qui come due coglionazzi senza muovere una paglia è certo che non si muove niente non so se afferri il mio punto che è il punto per cui vorrei chiederti se ci vieni a cena da Ramsay con me se io domani sera sono a Londra che se non fossi a Londra come potremmo cenare assieme d'altra parte…"
"TAZ FERMATI!"
"Ok"
"Non attacca con me la manovra alla Woody Allen. Tu non sei agitato perchè stai parlando con me, tu non sei Woody Allen, per cui dacci un taglio."
"Ok"
"Bene. Quindi?"
"Niente, tranquilla. Anzi, scusami se ti ho seccata, ci sentiamo, ciao."
"Eh no, ciccio. Troppo comodo così. Troppo facile. Non funziona così Taz, cazzomerda."
"Cosa vuoi dire?"
"Mi hai invitata da Ramsay e io ci vengo, cazzomerda, puoi scordartelo che mi manco un'occasione del genere a scrocco. Ci vediamo là? Passi di qua? A che ora?"
Ho il cazzo mezzo duro e apro di tanto in tanto le tende, sperando di incrociare lo sguardo di qualcuno. Quanto ci godo ad esibirmi nudo.
Sento di avere fatto la cosa più intelligente degli ultimi tempi e mi sento molto eccitato.
Ramsay, olè.
mercoledì 13 febbraio 2013
Ma che bella festicciola
Ma che bella festicciola, mi sa che non ce la perdiamo... :D
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PisSoir - On Friday, February 22nd 2013
* FREE DRINKS !!!
* MALES, FEMALES, TV/TS
* STRAIGHT, GAY, BISEXUAL
* FULL-ON PLAY ORGY
* WET ROOM
* RESIDENT DOMINATRIX
* FEMALE STEWARDS
* GREAT MUSIC
* OPEN-MINDED, INTELLIGENT CROWD
This adult sex party is for PISS and WATERSPORTS fetishists. You may be 'giving' or 'receiving' (or both). You may be Male or Female, Single or a Couple, TV/TG/TS or Gender-Fluid, Straight, Bi or Gay... Everybody is welcome!
If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent piss & watersports play-mates then this is the party for you!This adult sex party is for bi-sexual or bi-curious kinky fetishists another bizarre event with the same open-minded and creative approach to sex as a base line.
PisSoir is explicitly for bi-sexual males and females as well as TV/TG/TS or gender-fluid people and those of any other gender-identity. We welcome single males and single females as well as couples and poly-groups of any configuration.
This party is a full-on sex orgy. M/M, F/F, M/M/F, F/F/M etc. activity is explicitly welcome!
We welcome experienced players as well as newbies and those of you who are bi-curious and like to experience your fantasies in real life, in a safe, sane and sexy environment.
If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent bi-sexual play-mates then this is the party for you!
READ REVIEWS & FEEDBACK HERE: http:// www.bizarre-events.com/ #!reviews/c2xz
TICKETS
Tickets and memberships will be sold on the DOOR ONLY for this event. Membership IS REQUIRED because these are exclusively PRIVATE events. We have tried to make the prices as fair as possible for everyone, no matter whether you are male, female or 'anything' else.
========================== ========================
PLEASE RSVP HERE : http:// www.bizarre-events.com/ #!pissoir/c5tz
========================== ========================
THE VENUE
The Flying Dutchman, 156 Wells Way, SE5 7SY London. Our 110 sqm venue consists of an immaculately clean, exquisitely well appointed (heated & airconditioned) BDSM themed play-space. We set the mood with dimmed lights and exciting, creative music.
Rooms & Facilities
* Large BDSM / Play Room / Social Space, 2 sofas
* Boudoir / Dark Room with a large bed and 2 sofas
* Wet Room / Shower for piss play (and to clean up afterwards)
* Cloakroom area (secure, staffed)
* Changing area (unisex)
* Fridge (if you want to bring your own drinks)
* Fresh Towels & Toiletries
* Free condoms and lube
Features & Furniture
* Slings
* Swing
* Fisting Chair
* St Andrews Cross
* Whipping Bench
* Steel Cage
* Medical Bed
* Suspension Points
There are photographs of our venue on our website: http:// www.bizarre-events.com/ #!pissoir/c5tz
WHO SHOULD GO
All of our adult parties are explicitly Pan-Sexual. Everyone is welcome! That means that literally anyone is genuinely welcome, whether you are straight, bi, gay, male, fermale, transgender, transsexual, a crossdresser or a voyeur.
Single males, single females, couples (MM, MF, FF) are all welcome. Anything goes... The only thing that matters is that you are open-minded, respectful and very, very sexual.
FREE DRINKS
There will be a limited amount of drinks available (soft drinks, beer & wine). But please do bring your own favourite drinks as well if you like. Glasses will be provided and there is a fridge.
FREE CLOAKROOM
We have a staffed, secure cloakroom where you can check in your clothes and belongings. Our cloakroom is free of charge.
FEMALE STEWARDS
Our events are always supervised by female Stewards / DMs who are available to answer any questions you might have, and to make sure everyone has a good time. They are also responsible to enforce our Event & Club Rules.
RESIDENT DOMINATRIX
Angel Pain is an exceptionally beautiful, demanding, controlling and intimidating Domme. Her celestial appearance pays tribute to Her name, but make no mistake, She is one of the cruelest sadists when called upon (or crossed).
She may, at her discretion and solely for her own personal pleasure, decide to dispense Her purifying corporal punishment and humiliation to those yet uninitiated. Or perhaps you are already experienced but yet uncorrected..?
SIA LICENCED SECURITY
All of our events are protected by SIA licenced door & security staff.
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PLEASE RSVP HERE : http:// www.bizarre-events.com/ #!pissoir/c5tz
========================== ========================
Lots of Love,
Nina & Aidan xXx
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BiZarre Events - London's Most Extreme Fetish Sex Parties!
Web: http:// www.bizarre-events.com/
Email: http:// bizarreeventslondon@gmail.c om
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PisSoir - On Friday, February 22nd 2013
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* STRAIGHT, GAY, BISEXUAL
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* FEMALE STEWARDS
* GREAT MUSIC
* OPEN-MINDED, INTELLIGENT CROWD
This adult sex party is for PISS and WATERSPORTS fetishists. You may be 'giving' or 'receiving' (or both). You may be Male or Female, Single or a Couple, TV/TG/TS or Gender-Fluid, Straight, Bi or Gay... Everybody is welcome!
If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent piss & watersports play-mates then this is the party for you!This adult sex party is for bi-sexual or bi-curious kinky fetishists another bizarre event with the same open-minded and creative approach to sex as a base line.
PisSoir is explicitly for bi-sexual males and females as well as TV/TG/TS or gender-fluid people and those of any other gender-identity. We welcome single males and single females as well as couples and poly-groups of any configuration.
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We welcome experienced players as well as newbies and those of you who are bi-curious and like to experience your fantasies in real life, in a safe, sane and sexy environment.
If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent bi-sexual play-mates then this is the party for you!
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Rooms & Facilities
* Large BDSM / Play Room / Social Space, 2 sofas
* Boudoir / Dark Room with a large bed and 2 sofas
* Wet Room / Shower for piss play (and to clean up afterwards)
* Cloakroom area (secure, staffed)
* Changing area (unisex)
* Fridge (if you want to bring your own drinks)
* Fresh Towels & Toiletries
* Free condoms and lube
Features & Furniture
* Slings
* Swing
* Fisting Chair
* St Andrews Cross
* Whipping Bench
* Steel Cage
* Medical Bed
* Suspension Points
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WHO SHOULD GO
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FREE DRINKS
There will be a limited amount of drinks available (soft drinks, beer & wine). But please do bring your own favourite drinks as well if you like. Glasses will be provided and there is a fridge.
FREE CLOAKROOM
We have a staffed, secure cloakroom where you can check in your clothes and belongings. Our cloakroom is free of charge.
FEMALE STEWARDS
Our events are always supervised by female Stewards / DMs who are available to answer any questions you might have, and to make sure everyone has a good time. They are also responsible to enforce our Event & Club Rules.
RESIDENT DOMINATRIX
Angel Pain is an exceptionally beautiful, demanding, controlling and intimidating Domme. Her celestial appearance pays tribute to Her name, but make no mistake, She is one of the cruelest sadists when called upon (or crossed).
She may, at her discretion and solely for her own personal pleasure, decide to dispense Her purifying corporal punishment and humiliation to those yet uninitiated. Or perhaps you are already experienced but yet uncorrected..?
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