“Se ti ho amato, Tazio, dici sul serio? L’amore? All’inizio credevo fosse una cosa fondamentale, capisci, come in tutte le relazioni, ma poi no, poi ho capito che, per stare con te, amarti è una faccenda marginale, è NIENTE rispetto a quello che ci vuole. Perché per riuscire a stare con te bisogna godere nel SUBIRTI, qualunque cosa si faccia. Sei possessiva e gelosa? Tazio migra, parte, decolla, evapora. Sei lassista e libertina allora, che così ci si guadagna anche qualche piccolo godimento personale, sportivo? No. No, perché Tazio si annoia. Lui si annoia con tutte quelle che lo assecondano e allora sai lui cosa fa? Tazio migra, scompare. Perché tu, Tazietto, hai la necessità di costruirti una croce (che non hai) per poterti accoccolare là sopra e recitare il ruolo che conosci a memoria e che ti frutta anche una serie di vantaggi con noi ochette: Tazio, il fenomenale ed unico Tazio E’ SOLO. Solfe su una solitudine che NON patisci, perché ciò che patisci è solo banale noia, ma che scatenano istinti materni in noi coglione pennute che ti vogliamo “salvare”, quando invece faremmo meglio a salvare noi stesse. Perché se assunto in dosi superiori alla prescrizione, Tazietto amore, tu dai dipendenza, sei tossico, sei un tunnel da cui non si esce più.”
“Il sesso con Pierluigi? Unammerda Tazietto, oggettivamente unammerda, siine orgogioso. Non te lo dovrei neanche dire, che ti si gonfia l’ego più del cazzo, che è tutto un dire, ma dopo aver scopato con te o finisci dentro ad una betoniera piena di senegalesi arrapati, oppure tutto va a confronto e perde.”
“In quante betoniere piene di senegalesi arrapati sei finita?”
“Nessuna, per ora.”
“Chiaretta, son passati due giorni e mi sembra un anno nel braccio Salerno del Carcere di Poggioreale, da quante me ne stai dicendo.”
“Nah. Pensa che ti sto riservando la versione Barbie e Ken”
“Ma tu, a parte quella stronza e troia della tua ex moglie, hai mai amato qualcuna nella tua vita? Ah, ferma il carro cowboy: non rispondere ‘te’ che ti infilo quella bottiglia nel culo dal fondo. E’ che ti piacerebbe se lo facessi, brutto culattone debosciato.”
“Perché sono qui, Chiaretta?”
“Perché mi devi strabiliare con dell’acqua che bagna due volte la stessa riva. Ricordi di avermelo detto?”
“Mi hai compromesso la sfera affettiva. Non sono più sincera negli approcci sentimentali. Per colpa tua.”
“Beh, il male di tutti i mali toglie il disturbo. Faccio la borsa. Grazie della squisita ospitalità.”
“Ma dove cazzo vai che sono le tre di notte?”
“Vado via, mi sembra semplice.”
Via via
Vieni via di qui
Niente piu' ti lega a questi luoghi
Neanche questi fiori azzurri
Via via
Neanche questo tempo estivo
Pieno di musiche
E di donne che ti son piaciute
It's wonderful
It's wonderful
It's wonderful
Good luck my baby
It's wonderful
It's wonderful
It's wonderful
I dream of you
Buon Ferragosto a tutti.
Pagine
Visualizzazione post con etichetta smaterializzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta smaterializzazione. Mostra tutti i post
martedì 15 agosto 2017
domenica 25 giugno 2017
Fidanzamento
“Oh, ma il tipo ce l’ha?” - mi chiede la donzella sulla trentacinquina, figa, un po’ anni ’70 col gonnone e l’occhialone ferma capelli – “Non so, sto aspettando anche io” – rispondo guardandole le dita dei piedi nei sandali infradito (che si vede che son di marca) e c’ha le dita nodose e lunghe come piace a me, impolverate dalla merda di calcinacci lì sotto, poi arriva il tizio col cappellino col frontino e mi fa “Quanta ne vuoi?” che io dico “Fai lei poi ci parliamo” e lei mi ringrazia, il tipo incassa e scarica, fa me e poi evapora – “Ma te la fai qui?” – chiedo sommesso e lei – “Un po’ me la farei che il resto lo devo portare a un amica, è che non mi fido qua…” e io la seguo mentre cammina male sui calcinacci e poi si gira – “Te te la fai?” – in un toscanazzo rivelatosi poi fiorentino – “Se mi fai compagnia sì, se no vado” – “Sì, sì, ti faccio compagnia se vuoi…” – guardandosi in giro, un po’ affannata che si sale – “Offro io…” – dico magicamente in un soffio ed allora è sì, cazzo sì, se offro è sì, cazzo di tossica dimmerda e ci infratttiamo nel tugurio lurido, ci sistemiamo su una finestra che dà su delle erbacce secolari, si accoccola a gambe aperte con la mutandina candida, sia perché è bianca, sia perché e di cotone per bene, doppia carta di credito, cento euro e si parte, discreta, pensavo meglio, mi vien voglia di chiavarla, ripartenza, vai chemmifrega, pista che devo passare, beh dai sale piano, ma non è male, no infatti – “Ma sai che sei figa?” – “Mavaffanculo, te mi vuoi chiavare!” e ride, ride, ride, si ride, le accarezzo i piedi, lei si fa seria e mi fa – “Ma t’ha preso così davvero?” – “Sì, cosa devo fare?” e nell’attimo romantico dell’antro di piscio e merda, siringhe e sangue, scatta l’amore, quello vero, col bacio sincero, quello dal cuore e allora propongo a fil di labbra di farci un altro giro di prova e lei sorride e via, liberiamo le vie aeree e respiriamo l’aria degli affetti sinceri – “Vuoi che ti faccia un pompino?” – “Per cominciare” – “Oh non è peffà la bigotta, ma io qui un ci hiavo t’oddico eh…poi un ciò nemmeno i preservativi..” – ed allora succhia amore della mia vita, succhia bene e lenta e togliti i sandali, stupore, divertimento – “Che sei uno de huei matti che so’ innamorati dei piedi?” – massì, son io uno di quelli, ma senti labbradifuoco, com’è che ti chiamano? Franci, Francesca, bel nome, se avessi una figlia la chiamerei così, grazie – “Oh non mi venìnbocca he non mi piasce” – certo amore, tutto per te, ti avviso, ma tu mi fammi assaggiare quelle ditina nodose, mannò che son zozzi, ma non ti preoccupare che godo abbestia, dai succhia che vengo, sega ultrafast, con moltiplicatore della velocità, brava, bravissima, sborro come un koala siberiano e lei sorride, mordendosi il labbro, che brava che sei Franci, festeggiamo! e ride impiastricciata e mentre si pulisce coi Kleenex io attrezzo le piste che manco a New York al JFK e via che ci si rallegra felici e la tiro in piedi limonandola e la inchiodo al muro di schiena e scivolo nelle mutandine di cotone infantile e le frullo cortese la carnina con la strisciolina di pelino scurissimo, nel triangolo bianco di sole della Versilia e, mentre cede sulle ginocchia abbarbicata a me siffosse ella edera, sgocciola una venuta dignitosa, cantata, dignitosa al punto di poter essere considerata onesta, nell’occasionalità dell’incontro tra consumatori diretti, di cui uno ospitante.
“Tesoro devo andà he sennò mi perdo il treno. Ma te passi mai da Firenze?” – “E se ci passassi che cosa succederebbe?” – “Un so’, ci si vede”- arrampicandosi a fatica, con quelle infradito.
E perché no, Franceschina pura? Però dammi un numero, che sennò l’è un hasino hiamà tutti pettrovarti, ride, ci squilliamo, abbiamo i nostri numeri, l’amore è stupendo.
La porto alla stazione.
Ci baciamo, siamo praticamente fidanzati.
Queste sono le mie donne.
Viva l’amore vero!
“Tesoro devo andà he sennò mi perdo il treno. Ma te passi mai da Firenze?” – “E se ci passassi che cosa succederebbe?” – “Un so’, ci si vede”- arrampicandosi a fatica, con quelle infradito.
E perché no, Franceschina pura? Però dammi un numero, che sennò l’è un hasino hiamà tutti pettrovarti, ride, ci squilliamo, abbiamo i nostri numeri, l’amore è stupendo.
La porto alla stazione.
Ci baciamo, siamo praticamente fidanzati.
Queste sono le mie donne.
Viva l’amore vero!
lunedì 26 settembre 2016
Tenera è Praga
Praha 1, piazzettina, facciata
dell’albergo asburgico dal sapore dorato di Sissi e cavalli bianchi, manca solo
Cecco Beppe, bevo il secondo Macallan, dei quattro previsti come prima colazione
delle undiciezerozero dal dietologo, respiro a fondo l’aria fresca e considero
che qui sono un sovrano e a casa una merda.
Mi voleva uno stacco
regale, non vi è che dire.
Mi voleva un risveglio, nel
letto presidenziale, con una giovane mora da infarto che dormiva adamitica
accanto a me.
Poesia, magia, elevazione
dei valori, erba di ottima coltivazione, liquori costosi, locali costosi,
albergo costoso, mignotte costose.
Terapia dell'anima e del corpoporco.
Mi tratterrò alcuni giorni,
devo.
Le due gemelline incestuose, biondo
platino, mostratemi dalla mia mora concubina, non avranno posto per due prima
di mercoledì e io ci voglio andare con chi mi ci ha indirizzato, la mora
concubina, in un lesbo-orgy-quartet che nemmeno Buddy De Franco con Art Tatum
ne hanno fatto di meglio.
Ma bisogna stare attenti.
Bisogna bere con giudizio e
farsi con altrettanto giudizio.
Si deve mantenere quello
stato ebbro-fatto sempre presente, ma mai preponderante.
Altrimenti si gode a metà.
E’ un sozzo mestiere, ma
qualcuno deve pur farlo.
Ha!
mercoledì 3 giugno 2015
E gira gira gira
Meraviglioso.
Vi scrivo in pausa pranzo da Riga, Lettonia, in cui sono precipitato a razzo nella notte, dopo aver trascorso un lunedì da scriba (ventinove post mi pare) in attesa di una risposta della Lidia in merito alla sua compagnia durante questo viaggio di lavoro.
In realtà, se lei fosse venuta, i tempi e gli impegni si sarebbero contratti entro la settimana, ma visto che il “no” ufficiale è giunto sofferentemente solo alle diciannove e zerodue del lunedì (capisco che ci voglia così tanto per capire se tre giorni sono sacrificabili dal’ufficio che si possiede e dà lavoro a quattordici collaboratori) dopo aver disinfettato l’appartamento per tutto il martedì, aver fatto le valige ed essermi procurato un volo a tarda ora, ho deciso che le cose sono un tantino cambiate, dato che la mia cara solitudine mi concede ogni scelta.
Rimarrò a Riga sino a sabato, dove lavorerò fitto con il più bergamasco dei lettoni che sarà a breve il mio futuro socio in una venture nuova di zecca extra lettone, ossia non composta da residenti.
Sabato nel primo pomeriggio partirò per Praga, dove ho già organizzato prima un bell’incontro con un commercialista di mia assoluta fiducia e il galoppino della società olandese anonima (mia) che ha rilevato le mie quote e poi, a seguire, una bella riunione tra i calabroni ed il consiglio tutto dell’Humble Brothel and Hotel, al fine di introdurre loro il nuovo socio e che proporrà da subito una aggressiva ricapitalizzazione sostanziale di tutta la baracca.
I dettaglia a voi riservati, per discrezione, muoiono qui.
Finiremo di litigare a tardissima notte, momento in cui io mi sposterò velocissimo con un’auto a noleggio con conducente verso la più salubre Norimberga, dove pernotterò da re come si confà ad una persona del mio rango.
Domenica all’ora di pranzo sarò ad Amsterdam, dove consumerò un frugale pasto e nel pomeriggio (che privilegi gustosissimi) sarò negli uffici della Banca dalla quale effettuerò alcune operazioni rapide e concluderò definitivamente la questione Praga, rovesciando per interposta persona tavolo, sedie, tappeti, mobilio, sorci e tubi gocciolanti merda.
Nella notte di domenica mi muoverò da Amsterdam a Londra per scopi puramente personali: visite mediche, un centro benessere, un sarto che mi confezionerà abiti di gran classe su misura e permarrò nella perfida Albione il tempo necessario, che stimato ad occhio e croce sarà circa sino a giovedì. Stabulerò nel più prestigioso degli albergoni del centro e sarà un signor bell’andare.
Venerdì, col primo TGV disponibile che non ho ancora prenotato, mi sposterò su Parigi, per avviare un week end di sesso dalla pelle nera di grandissimo lusso ed esorbitante costo, fatto di raffinata droga e ottimo champagne. Penso di meritarmelo, anzi me lo merito e basta.
Lunedì, poi, quel che rimarrà di me prenderà il primo volo per Bordeaux, dove incontrerò il Ruggi prima della sua imminente partenza per Bucarest, giusto per discutere di alcune cosette che riguardano un casale di nostra conoscenza, di cui sto lentamente maturando la decisione di entrare in possesso senza soci alcuni. Si vedrà.
L’indomani, in auto con lui, raggiungeremo poi le famose cantine, dove a seguito di una ciceronata sborona (parliamo di 250.000 bottiglie commercializzate world wide) verrò affidato alle cure di Blanche, la sua divorziata “guardiana-amministratrice-coordinatrice” che mi garantirà una presenza smaterializzata (zero cellulari, nessuno saprà che esisto e dove sono) che assai gioverà al mio danneggiato umore.
Il resto sarà storia. Non ho altri programmi, se non la garanzia assoluta di NON incontrare Milly, né di farle sapere che insisto su suolo francese dove, a prova di clamorosa civiltà, non occorre essere registrati da nessuna parte per stazionarvi, ovvero è garantita la possibilità della scomparsa assoluta in un ignoto B&B di proprietà del Ruggi situato ad una certa distanza dallo Chateau.
Spazzando furiosamente il cesso, ieri, ho pensato tutto questo.
E ne sono fiero.
Bell’attività spazzare i cessi no?
Vado a lavorare, pota.
Vi scrivo in pausa pranzo da Riga, Lettonia, in cui sono precipitato a razzo nella notte, dopo aver trascorso un lunedì da scriba (ventinove post mi pare) in attesa di una risposta della Lidia in merito alla sua compagnia durante questo viaggio di lavoro.
In realtà, se lei fosse venuta, i tempi e gli impegni si sarebbero contratti entro la settimana, ma visto che il “no” ufficiale è giunto sofferentemente solo alle diciannove e zerodue del lunedì (capisco che ci voglia così tanto per capire se tre giorni sono sacrificabili dal’ufficio che si possiede e dà lavoro a quattordici collaboratori) dopo aver disinfettato l’appartamento per tutto il martedì, aver fatto le valige ed essermi procurato un volo a tarda ora, ho deciso che le cose sono un tantino cambiate, dato che la mia cara solitudine mi concede ogni scelta.
Rimarrò a Riga sino a sabato, dove lavorerò fitto con il più bergamasco dei lettoni che sarà a breve il mio futuro socio in una venture nuova di zecca extra lettone, ossia non composta da residenti.
Sabato nel primo pomeriggio partirò per Praga, dove ho già organizzato prima un bell’incontro con un commercialista di mia assoluta fiducia e il galoppino della società olandese anonima (mia) che ha rilevato le mie quote e poi, a seguire, una bella riunione tra i calabroni ed il consiglio tutto dell’Humble Brothel and Hotel, al fine di introdurre loro il nuovo socio e che proporrà da subito una aggressiva ricapitalizzazione sostanziale di tutta la baracca.
I dettaglia a voi riservati, per discrezione, muoiono qui.
Finiremo di litigare a tardissima notte, momento in cui io mi sposterò velocissimo con un’auto a noleggio con conducente verso la più salubre Norimberga, dove pernotterò da re come si confà ad una persona del mio rango.
Domenica all’ora di pranzo sarò ad Amsterdam, dove consumerò un frugale pasto e nel pomeriggio (che privilegi gustosissimi) sarò negli uffici della Banca dalla quale effettuerò alcune operazioni rapide e concluderò definitivamente la questione Praga, rovesciando per interposta persona tavolo, sedie, tappeti, mobilio, sorci e tubi gocciolanti merda.
Nella notte di domenica mi muoverò da Amsterdam a Londra per scopi puramente personali: visite mediche, un centro benessere, un sarto che mi confezionerà abiti di gran classe su misura e permarrò nella perfida Albione il tempo necessario, che stimato ad occhio e croce sarà circa sino a giovedì. Stabulerò nel più prestigioso degli albergoni del centro e sarà un signor bell’andare.
Venerdì, col primo TGV disponibile che non ho ancora prenotato, mi sposterò su Parigi, per avviare un week end di sesso dalla pelle nera di grandissimo lusso ed esorbitante costo, fatto di raffinata droga e ottimo champagne. Penso di meritarmelo, anzi me lo merito e basta.
Lunedì, poi, quel che rimarrà di me prenderà il primo volo per Bordeaux, dove incontrerò il Ruggi prima della sua imminente partenza per Bucarest, giusto per discutere di alcune cosette che riguardano un casale di nostra conoscenza, di cui sto lentamente maturando la decisione di entrare in possesso senza soci alcuni. Si vedrà.
L’indomani, in auto con lui, raggiungeremo poi le famose cantine, dove a seguito di una ciceronata sborona (parliamo di 250.000 bottiglie commercializzate world wide) verrò affidato alle cure di Blanche, la sua divorziata “guardiana-amministratrice-coordinatrice” che mi garantirà una presenza smaterializzata (zero cellulari, nessuno saprà che esisto e dove sono) che assai gioverà al mio danneggiato umore.
Il resto sarà storia. Non ho altri programmi, se non la garanzia assoluta di NON incontrare Milly, né di farle sapere che insisto su suolo francese dove, a prova di clamorosa civiltà, non occorre essere registrati da nessuna parte per stazionarvi, ovvero è garantita la possibilità della scomparsa assoluta in un ignoto B&B di proprietà del Ruggi situato ad una certa distanza dallo Chateau.
Spazzando furiosamente il cesso, ieri, ho pensato tutto questo.
E ne sono fiero.
Bell’attività spazzare i cessi no?
Vado a lavorare, pota.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


