La sci-fi che piace a me, quella usata solo come contenitore per raccontare tematiche intime e profonde.
Siamo in un futuro non troppo lontano dove convivono esseri umani (in larga maggioranza), cloni ed androidi.
Yang è un rappresentante di questi ultimi, "comprato" per insegnare le radici della proprio terra alla bimba cinese adottata dalla famiglia di Jake.
Un giorno, però, Yang smette di funzionare.
Lo si potrebbe semplicemente rottamare, sostituire, buttare.
Eppure Jake inizia ad analizzare il suo nucleo centrale e scopre che quel ragazzo-androide nella sua (lunga) vita era stato capace di provare cose che, in teoria, non era progettato di possedere.
Yang aveva saputo innamorarsi.
Yang aveva saputo emozionarsi.
E forse è questo l'ingrediente segreto, il vero quid mancante, per poter definire essere umano chi essere umano non era destinato ad essere.
Come chi mi legge sa amo moltissimo la fantascienza intimista, ovvero quella sci-fi che più che al lato spettacolare o di genere serve più da contesto e contenitore per raccontare storie di profonda umanità e affronta tematiche molto importanti.
Ecco, After Yang, se possibile, è proprio un film-scuola per questo tipo di sottogenere, visto che il suo lato drammatico o dannatamente umano è talmente preponderante rispetto alla cornice di fantascienza da riuscire quasi - e questo può esser visto sia come un difetto che come un pregio - eradicarsi da essa.
In realtà questo è un film che, secondo il mio parere, vive proprio del paradosso per cui più di un suo aspetto può esser visto al tempo stesso come grande pregio che come piccolo difetto, a seconda - forse - di quello che ci aspettiamo da un film.
Siamo in un futuro lontano (ma non poi così tanto lontano) in cui c'è ormai coesistenza tra esseri umani (ancora in larghissima maggioranza), cloni (quindi esseri umani ma creati in laboratorio) e androidi (quindi "non esseri umani" ma quasi in tutto e per tutto confondibili con essi).
Nella famiglia di Jake abbiamo la moglie Kyra, la figlioletta Mika e il "figlio" Yang, in realtà un androide "didattico", ovvero preso per far crescere bene la sorellina e insegnarle tutto il retaggio culturale della sua nazione, la Cina.
Facciamo un passo indietro, altrimenti non capiamo.
Mika è la figlia adottiva della coppia.
Siamo in un futuro lontano (ma non poi così tanto lontano) in cui c'è ormai coesistenza tra esseri umani (ancora in larghissima maggioranza), cloni (quindi esseri umani ma creati in laboratorio) e androidi (quindi "non esseri umani" ma quasi in tutto e per tutto confondibili con essi).
Nella famiglia di Jake abbiamo la moglie Kyra, la figlioletta Mika e il "figlio" Yang, in realtà un androide "didattico", ovvero preso per far crescere bene la sorellina e insegnarle tutto il retaggio culturale della sua nazione, la Cina.
Facciamo un passo indietro, altrimenti non capiamo.
Mika è la figlia adottiva della coppia.
Viene, appunto, dalla Cina ma è troppo piccola per conoscere il retaggio culturale della sua terra. Jake e Kyra sono realmente ossessionati dalla cultura orientale (i loro vestiti, la loro casa, lo stesso lavoro di Jake - vende thè - tutta la loro vita è in perfetto stile orientale) e quindi vogliono che anche la loro figlia conosca il massimo possibile di quella terra.
Ecco quindi che "comprano" Yang, un androide che attraverso aneddoti, storie, insegnamenti e gesti può insegnare "la Cina" alla piccola bambina.
Un giorno, però, Yang smette di funzionare, si spegne.
Aggiustarlo, lasciarlo perdere, adattarlo a nuove funzioni?
Jake è davanti a un bivio.
Un giorno, però, Yang smette di funzionare, si spegne.
Aggiustarlo, lasciarlo perdere, adattarlo a nuove funzioni?
Jake è davanti a un bivio.
Cercando di capire cosa fare andrà a "conoscere" sempre di più Yang, scoprendo che forse dentro quel corpo automatizzato esisteva un cuore ed un'anima.
After Yang (titolo bellissimo che, pur suggerendolo, non va preso tanto come elaborazione del lutto - aspetto presente ma marginale del film - quanto come quel periodo in cui un affetto non c'è più e tu ti fermi un attimo per andare a conoscerlo meglio) è un film profondamente intimista, molto malinconico e dolce.
Come tematica principale ha quella per cui io stravedo, ovvero l'eterno dilemma tra umano e non umano, non tanto nell'accezione qualitativa del termine di "bene e male" (in quel caso avrei usato "inumano") quanto in significato fattuale, reale.
E' questa la sci-fi più bella, quella che racconta di "macchine" che in realtà nascondono al loro interno qualcosa che alle macchine non dovrebbe appartenere, ovvero la capacità di emozionarsi, di amare, di provare cose in teoria solo appannaggio dell'essere umano.
Come tematica principale ha quella per cui io stravedo, ovvero l'eterno dilemma tra umano e non umano, non tanto nell'accezione qualitativa del termine di "bene e male" (in quel caso avrei usato "inumano") quanto in significato fattuale, reale.
E' questa la sci-fi più bella, quella che racconta di "macchine" che in realtà nascondono al loro interno qualcosa che alle macchine non dovrebbe appartenere, ovvero la capacità di emozionarsi, di amare, di provare cose in teoria solo appannaggio dell'essere umano.
Yang era un androide capace di discutere, fare conversazione, capire molte cose, insegnarle altre.
Ma solo dopo la sua morte, analizzando il suo nucleo centrale, Jake capirà che quell'androide era stato capace di provare cose che i suoi stessi progettatori non pensavano potesse arrivare a vivere.
Yang era capace di amare, o almeno di capire che potevano esistere esseri umani (o cloni, o androidi) capaci di - lasciatemi passare il termine - "fargli avere farfalle nel software".
Ed è questo suo lato, quello di provare emozioni, che lo "umanizza" a tal punto da mettere in crisi Jake.
Il film ha uno grande stile, gran gusto delle inquadrature e degli spazi, molta classe.
Ha un passo lentissimo, sommesso, molto dolce e delicato.
Il problema che tutti gli aspetti che lo rendono bello al tempo stesso hanno il loro contraltare.
Ad esempio After Yang è un rarissimo film dove non ci sono contrasti, dove non ci sono personaggi negativi, dove tutti sembrano remare dallo stesso lato della barca. In qualsiasi film vengono sempre inseriti personaggi o situazioni atti a creare problemi, disturbo, antagonismo al personaggio principale o alle vicende principali.
Qui no, qui a parte il "dilemma morale" di Jake (un ottimo Farrell) abbiamo tutti personaggi che amano Yang (Jake, la madre, la sorella, la ragazza clone, ma persino la proprietaria del museo, se vogliamo, ha un proposito tutt'altro che inumano, anzi).
Qui no, qui a parte il "dilemma morale" di Jake (un ottimo Farrell) abbiamo tutti personaggi che amano Yang (Jake, la madre, la sorella, la ragazza clone, ma persino la proprietaria del museo, se vogliamo, ha un proposito tutt'altro che inumano, anzi).
Ecco che per questo motivo After Yang diventa un film "strano", a cui non siamo abituati.
Pregio, difetto? non so.
Altra cosa.
Nel film vengono messe dentro una quantità di tematiche impressionante.
Per prima cosa After Yang racconta di un mondo quasi utopico di convivenza estrema tra etnie e specie diverse.
Non mi riferisco infatti solo al contesto per cui esistono contemporaneamente esseri umani, cloni e androidi ma la stessa famiglia di Jake è formata da un bianco, un'afroamericana e una figlia cinese.




