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giovedì 10 dicembre 2009

WASHINGTON SQUARE : i film


Le versioni cinematografiche di Washington Square sono due : una è del lontano 1949 ed è diretta dal grande William Wyler, quello di Vacanze Romane, Ben Hur e Funny Girl. Si chiama The Heiress e il ruolo dell’ereditiera è di Olivia de Havilland. Il pretendente è interpretato dal bel Montgomery Clift.
Entrambe esplicitano la crudeltà gratuita del padre e la vera natura del pretendente. Il bello del libro è però, che il lettore non scopre mai se il pretendente è innamorato della ragazza o piuttosto dei suoi soldi: James mantiene magistralmente questa ambiguità (e lo stesso farà in una sua opera ben più famosa e con ben più trasposizioni, ovvero The turn of the screw). Nel film di Wyler il bel Montgomery Clift nell’arco di 24 ore conosce la protagonista, la bacia e le chiede di sposarlo. Decisamente inverosimile. James scandisce le tappe con molta più attendibilità. Qui invece capiamo subito che il ragazzo la sta prendendo in giro.
Nonostante i 60 anni sul groppone, la versione di Wyler è incredibilmente più moderna di quella del 1997, chiamata Washington Square e diretta dalla polacca Anieszka Holland ( il cui film più noto resta Poeti dall’inferno con un giovanissimo Di Caprio). L’ereditiera è qui impersonata da Jennifer Jason Leigh, il pretendente da Ben Chaplin (attualmente sugli schermi con Dorian Gray), il padre tiranno da un grande Albert Finney e la zia impicciona veste i panni neri della bravissima Maggie Smith. In questo film c’è anche un’adolescente Jennifer Gardner.
La versione del ’49 ricevette una pioggia di nomination agli Oscar, tra cui quella per Miglior Film dell’Anno e ne vinse ben 4, regalando alla De Havilland la seconda statuetta come migliore Attrice protagonista.
Del resto con un grande regista e due interpreti mitici era difficile sbagliare, ai tempi.
La Havilland, che oggi ha 93 anni e vive in Francia, è l’ indimenticabile Melania di Via col vento, vincitrice di ben 2 premi Oscar e sorella dell’altrettanto mitica Joan Fontaine (la memorabile Rebecca di Hitchcock) era decisamente troppo vecchia per quel ruolo: 33 anni portati male contro i 22-23 richiesti dalla storia, senza contare che l’attore che interpretava il padre era solo di una decina d’anni più vecchio di lei. Più in parte invece la Leigh, che aveva circa la stessa età della protagonista del romanzo.
Catherine Sloper, la protagonista imbranata e taciturna, col passare del tempo assume sempre più sicurezza e ragionevolezza, proprio come nel romanzo. Nel bellissimo finale femminista e molto cinematografico la protagonista si vendica illudendo a sua volta il fidanzato invecchiato e ostentando una grande felicità nel passare il resto della sua vita a ricamare. Quindi se all’inizio lo spettatore provava della pena per lei, alla fine il sentimento suscitato è l’ammirazione. E questo ci sta perché lui è un farabutto. Ma nel libro lui non è un farabutto, perciò il lettore continuava a compatire questa ragazza che aveva rinunciato a qualsiasi possibilità di felicità per accontentare un padre che in realtà la disprezzava.
Sfumatura tutt’altro che irrilevante che le due versioni cinematografiche trascurano.

Dialogo chiave del film è quello in cui ella dice al padre:

Catherine: - Pensavi che qualsiasi uomo si sarebbe annoiato con me come hai fatto tu!-Padre: - Lui voleva i tuoi soldi. Meglio saperlo ora che dopo 20 anni vissuti insieme.-
Catherine: -
Perché? Non ho forse vissuto con te 20 anni prima di scoprire che non mi amavi?-

Con questa frase, assente nel libro, lo sceneggiatore riassume benissimo quello che James aveva suggerito con bei giochi di parole.

I dialoghi sono azzeccati però anche nella versione del ’97, stroncata dalla critica e snobbata dal pubblico.
Se, cinematograficamente parlando, questa versione non è molto riuscita, quello che a me interessa sono alcuni dialoghi e passaggi chiave.
La protagonista è presentata in un modo che non le fa assolutamente giustizia: un’imbranata fantozziana che inciampa e sbatte la testa ovunque pare essere una parodia del personaggio jamesiano. Ma ben presto anche qui si intravede un cambiamento (fin troppo radicale) e la ragazza si trasforma in una donna saggia e dignitosa al quale il padre vuole negare il matrimonio con la persona che ama:
-Perché continui a pensare che tua figlia non possa piacere ad un bel ragazzo? Perché hai così poca considerazione di lei? E anche se il ragazzo fosse solo interessato ai suoi soldi: i soldi non sono forse di Catherine e non può disporne come vuole, anche che si tratti di comprarsi la sua felicità?-

Queste sagge parole di una zia riassumono tutto il pensiero del padre, che non vuole concedere al pretendente il beneficio del dubbio e non vuole che la figlia ottenga la propria felicità col denaro che lui ha messo da parte.
Peccato poi che il senso dell’intera opera venga annullato quando il pretendente viene presentato come un cacciatore di dote, fatto che nel libro non accadeva mai, lasciando al lettore e alla protagonista, l’atroce dubbio. Con quest’interpretazione la regista si prende la libertà di annullare la grandiosità di James, che diceva tanto, ma mai troppo. Così il personaggio del fidanzato non perdeva mai il suo fascino, rendendo ben più doloroso il gesto della ragazza, quando egli le si presenta davanti dopo la morte del padre. Nel film tutto è annullato.
Il trattamento che subisce il personaggio del padre è invece decisamente migliore: anche qui ne viene esplicitata la crudeltà con un dialogo azzeccato.

PADRE: - Figlia ingrata! Non ho fatto altro che cercare di proteggerti.FIGLIA: - Da cosa? Amore, attenzioni, affetto, rispetto?
Ed è proprio da queste cose che anche i miei sembrano volermi proteggere con ostinazione.

- Devi scegliere tra lui e me.- dice il fidanzato.
- La gente è molto maligna. Non sa cosa c’è tra di noi. Gli altri vedono te e guardano me e mio padre non capisce e io non capisco lui. Non posso abbandonarlo così.-

Queste parole pronunciate da Jennifer Jason Leigh ahimé riassumono la mia vita e per quanto questo film possa essere mal riuscito, non potrà non avere un posto speciale nella mia collezione personale..

mercoledì 9 dicembre 2009

WASHINGTON SQUARE : il libro

La gente è molto maligna. Non sa cosa c’è tra di noi. Gli altri vedono te e guardano me e mio padre non capisce e io non capisco lui. Non posso abbandonarlo così.

Era ancora estate quando, sotto l’ancora caldo sole di settembre lessi Washington Square di Henry James. Ora l’inverno è alle porte, ma non si è raffreddato il forte significato dell’opera, della quale nel frattempo mi sono visto le due trasposizioni cinematografiche, entrambe fedeli ma allo stesso tempo divergenti in alcuni punti chiave, cosicché l’opera ha assunto tre forme di vita diverse, tutte interessanti.
Il tema mi ha toccato profondamente poiché è quello del rapporto con i genitori.
Siamo alle fine dell ‘800. Un rinomato dottore, vedovo, cresce l’unica figlia, che non ha né la sua intelligenza, né la bellezza della madre, con l’aiuto di una sorella, anch’essa vedova ed impicciona.
Il narratore più volte sottolinea con termini poco carini la semplicità intellettuale e l’aspetto della giovane ragazza, che tuttavia diventa presto oggetto d’interesse per un giovane bello e senza soldi. Il padre si oppone al matrimonio perché è convinto che il ragazzo voglia solo la sua dote e la poveretta decide così di non sposarsi mai più.
Ci vogliono più di cento pagine per raccontare tutto questo, ma poi nelle ultime pagine assistiamo ad un risvolto interessante: il padre, poco prima di morire, chiede alla figlia come suo unico ed ultimo desiderio la promessa di non sposare mai il suo vecchio pretendente, perché la prosciugherebbe.
Peccato che quando viene aperto il testamento la donna scopre che comunque il padre l’ha diseredata: l’ha fatto solo perché le voleva bene e per non rischiare che il cacciatore di dote tornasse all’attacco solo per avere i suoi soldi.
E quando l’amante puntualmente si ripresenta, venti anni dopo la loro rottura e ricomincia a corteggiarla, lei è risoluta a mantenere la parola data al padre stronzo. E’ ferma nel suo masochismo dal quale non riesce sfuggire.
Dunque da padre eccessivamente premuroso ed impiccione, l’eroe del romanzo diventa in poche righe un personaggio crudele.
Perché punire così tanto una figlia che si è sempre dimostrata servizievole ed accondiscendente?

Così, quello che sembrerebbe un testo terribilmente demodé, distante e noioso si rivela assai attuale e James sembra esortare la nuova generazione a non ubbidire ai genitori, ma a seguire i propri cuori.
Della serie, qualsiasi cosa farete, non andrà comunque bene ai vostri genitori.
Cosa ci ricava la ragazza ad essere buona e rispettosa col padre ed a sacrificare tutta la sua vita e la sua felicità per renderlo soddisfatto? Nulla! Anzi, alla fine la prende pure per il culo diseredandola!