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giovedì 22 luglio 2010

Nine, quando l'attesa si rivela una delusione

NINE, Robert Marshall, 2010 
Doveva essere il film dell’anno, si è trasformato invece in un flop colossale.


Lewis, Loren,Kidman, Cruz, Cotillard, Hudson: nessun nome è riuscito a salvare il film da un flop colossale in tutto il mondo. Perfino in Italia, terra di Fellini e della Loren.
A poco sono servite le interviste della Cruz e della Kidman e tutto il marketing (lo spot dell’auto che pubblicizzava Nine è durato molto di più del film stesso, ritirato dalle sale italiane dopo nemmeno due settimane).

Non che il film sia da buttare. Di certo era troppo ambizioso. Fellini in musical? O ancora meglio, un musical su Fellini che scrive 8 ½ mixato a una specie di remake di 8 ½ ? Troppo azzardato. Forse a teatro poteva funzionare, ma nella messa in scena di Marshall, specialista del genere (pioggia di oscar per il suo Chicago), non convince affatto.

Quel che è peggio è che il lato meno riuscito del musical è la musica, il che è a dir poco paradossale e imbarazzante. Tutte canzoni piuttosto dimenticabili.
Non si può dire lo stesso delle interpretazioni, tutte buone, compresa una nostalgica comparsata di una bellissima Nicole Kidman che ci fa rimpiangere i fasti di Moulin Rouge con quella sua voce magnifica che andrebbe sfruttata ancora.
Ma il resto? Una patinata carrellata di numeri musicali e dialoghi poco incisivi. Penelope Cruz, che si rifa a Sandra Milo, è bellissima ma sprecata e lo stesso si può dire per Marion Cotillard.
Poteva essere un bell’addio alle scene per Sophia Loren, invece non lo è stato. Chissà quali sono i progetti futuri per la più grande diva italiana?
Di certo c'è che questa resta la sua ultima apparizione cinematografica, 60 anni dopo le prime comparse.
60 gloriosi anni di carriera che l'hanno resa la più celebre e celebrata diva italiana.


martedì 20 luglio 2010

Chi lo dice che ad una sfilata di moda i vestiti siano necessari?

                                   Prêt-à-Porter di Robert Altman, 1994

 
Un film..di cacca…o per lo meno questo è il filo conduttore del film: ognuno dei personaggi principali pesta un escremento di cane: per strada, per casa e persino nel backstage di una passerella di moda.
Che sia una metafora del mondo della moda?
In Prêt-à-Porter  Robert Altman ha infatti deciso di parlare del mondo della moda e in particolare dei suoi tanti difetti e vizi.

Quando si dice Altman si pensa subito a un film corale e di fatto anche qui ci troviamo davanti a un caleidoscopio di personaggi, interpretati da grandi star: Julia Roberts, la coppia Mastroianni-Loren, Kim Basinger e tanti volti della moda e dello spettacolo che hanno accettato di apparirvi. L’elenco è lunghissimo.

Abbiamo Cher, talmente tirata che sembra sul punto di scoppiare, avvenimento che invece non è ancora accaduto,

 il futuro premio Oscar Forest Whitaker e nei panni di uno stilista gay che fa coppia con l'altro stilista interpretato da Richard E.Grant


Rupert Everett nei panni di un furbo dongiovanni
La divina Anouk Aimé
Carla Bruni

Bjork che sfila come modella

E una giovanissima Naomi Campbell che non esita a mostrare tutto nell’ultima, cruciale e famosa scena della sfilata di nudo.

TRAMA
Tante storie che si intrecciano alla settimana della moda a Parigi, con un agguerrita giornalista (Kim Basinger) che cerca di intervistare tutti, ma poi molla di fronte alla sfilata di nudo, idea del furbo Rupert Everett, che in bancarotta, decide di attirare l’attenzione dei media senza il bisogno di confezionare abiti. Ad incorniciare questa emblematica scena finale, la magnifica Pretty dei The Cranberries.

Siamo nel ’94, i Cranberries erano una novità e lo era pure la neodiva Julia Roberts che interpreta un personaggio a dir poco insopportabile.

Sophia Loren (super sexy e magnifica coi suoi 60 anni) e Marcello Mastroianni (appesantito) ripropongono la celeberrima scena dello spogliarello di Ieri, oggi e domani, e a 30 anni di distanza, tutto il mondo può affermare che Sophia Loren è ancora un sex symbol. Non solo: è anche un’ottima interprete, tant’è che riceve una nomination al Golden Globe. E in questo film si può odiare anche tutto, tranne lei: è sicuramente il personaggio più divertente e riuscito, che pronuncia le migliori battute e indossa i migliori abiti.

giovedì 15 luglio 2010

Uno di quei film da non dimenticare

UNA GIORNATA PARTICOLARE 
di Ettore Scola, 1977


Siamo in una giornata molto particolare del maggio 1938: è quella in cui Hitler è ospite del suo amico Mussolini a Roma.
Tutta la famiglia della casalinga quarantenne Antonietta (marito e sei figli) va così ad ascoltare il Führer.
Il pappagallino di Antonietta vola via dalla finestra e finisce sul davanzale di un dirimpettaio. La donna si reca così dal vicino, che si rivela essere un uomo affascinante, ma dai modi bizzarri e sfrontati.
Sarà per entrambi una giornata indimenticabile.
La donna infatti, abituata ad un marito padrone, burbero e meschino, rimarrà affascinata dai modi di Gabriele. Una vicina baffuta (foto) la metterà però in guardia: è un antifascista.


La povera Antonietta stenta a crederci: sembra una persona così perbene, com’è possibile?
Scoprirà quindi che l’uomo è antifascista e omosessuale e per questo condannato al confino.
Faranno l’amore, o meglio, lei lo obbliga. Lui, passivo e immobile, la lascia fare e poi pronuncerà questo monologo:

Con una mi sono anche fidanzato. Mi fingevo pazzo di lei, ma forse recitavo male la mia parte. Mi hanno chiamato in redazione e mi hanno detto che non facevo più parte della famiglia EIAR.
"Ti abbiamo ritirato la tessera del partito, perché quelli come te, non possono far parte del nostro partito, che è un partito di uomini."
Allora io tentai di barare esibendo un certificato medico che dichiarava che non ero omosessuale, sì che ero un individuo normale.
- Ci hanno creduto?
-Macché! Se uno non lo è, non va in giro con certificati! E questa è la cosa più grave: cercare di essere diverso da quello che sei. Ti obbligano a sembrare diverso, a nasconderti-

Antonietta capisce così che anche lei è vittima di quel sistema sessista e patriarcale che aveva finora venerato:

-Anche io mi sento umiliata, considerata meno di zero. Mio marito non parla, ma ordina. Lui vive fuori, con le altre.

-Non è fedele?-

-Alla patria. Sai quei posti in cui gli uomini vanno a pagamento?Lui è conosciuto più lì che nel suo ufficio.

E ancora:

Con un ignorante puoi fare qualunque cosa perché non c’è rispetto.


Superbe le scene finali in cui a cena la famiglia entusiasta descrive la giornata appena trascorsa.-Quanti articoli da ritagliare avrai domani nel giornale!- le dice uno dei figli.
Ma il volto di Antonietta è fisso, impassibile, non le importa più nulla del suo album pieno di articoli e foto sul Duce.
Quando tutti vanno a letto, Antonietta fugge alle avances del marito e preferisce sedersi accanto alla finestra e cominciare a leggere il libro che Gabriele le ha dato: I tre moschettieri. Assiste quindi all’arresto del suo vicino.

COMMENTO
Scola costruisce attraverso il rispetto delle unità di tempo, d’azione e di luogo un doloroso e poetico j’accuse al fascismo e a ogni dittatura.
Per questo Una giorna particolare andrebbe mostrato in tutte le scuole. A me è successo. Era la quinta superiore, passati i primi minuti di noia fui poi coinvolto dal film. Alla seconda visione si è rivelato ancora più bello.

Il messaggio centrale del film è che senza istruzione, senza cultura, si sarà sempre schiavi di qualcuno. Che sia un marito, un padrone o un dittatore.

Ma Una giornata particolare è anche uno dei più bei film sul fascismo mai girati in Italia e molto probabilmente il migliore film italiano a tematica omosessuale, con una sensibilità ed onestà paradossalmente lontanissima dai recenti Ozpetek o qualsiasi altro film su questo tema.

CURIOSITA’
Il film vinse il César e Golden Globe come milior film straniero e fece vincere un meritatissimo David di Donatello a Sophia Loren. Una grande successo dunque. Oggi questo successo però è un po' sbiadito, il tempo non è stato benigno a mio avviso. Andrebbe ripescato e collocato nella categoria dei classici del cinema italiano.

Anche un film così nobile può portare ad approfondimenti assai trash.

La bellissima sceneggiatura fu scritta, infatti, oltre che dallo stesso Scola e il fido Ruggero Maccari, pure da .. udite, udite: Maurizio Costanzo.
Altra curiosità: questa quattordicenne è Alessandra Mussolini, nipote della Loren, ovvero figlia di sua sorella e del quarto figlio di Benito.



E così, per una strana ironia della sorte, colei che sarebbe diventata poi tristemente nota per la frase “Meglio fascisti che froci”, compare nel più bel film italiano sull’antifascismo e sulla condizione omosessuale.
Probabilmente era troppo piccola per rendersi conto..
Non tutti sanno però che la vocazione politica alla Mussolini venne assai tardi: prima apparve in altri due film accanto alla zia e in una decina di altri titoli, posò nuda per Playboy, condusse Domenica In, studiò medicina senza laurearsi. Una carriera particolare...

lunedì 28 giugno 2010

Sophia Bio - 5: rinascita e definitiva consacrazione

Rinascita e definitiva consacrazione


Nel 1991 gli Academy Awards la premiano con l’Oscar alla carriera.
Forse gli italiani si rendono conto che hanno liquidato troppo velocemente la loro icona.

Ma proprio quando la sua carriera sembra definitivamente conclusa, il grande Altman la chiama nel 1994 per riproporre in Prêt- à-porter lo strip di Ieri, oggi, domani e ritrovare così Marcello Mastroianni. In un colpo solo si è ricreata la coppia cinematografica più amata dagli italiani e la Loren dimostra che a sessanta anni è ancora un sex symbol e una grandissima attrice.
La sua interpretazione è infatti nominata al Golden Globe, a 40 anni dalla sua prima candidatura.

Hollywood così torna a corteggiarla (That’s Amore, del 1995, è un successo) e l’Italia la perdona: il 26 giugno 1996 viene nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana e inizia per lei un umiliante pellegrinaggio nei programmi tv più infimi.

Ancora una volta ci pensano gli americani a darle un po’ di lustro: Rob Marshall la dirige nel 2009 in quello che tutti annunciavano come il film dell’anno. Con una pioggia di Oscar alle spalle grazie a Chicago, Marshall ripropone un cast eccezionale per il suo personale tributo a Fellini e chiama Sophia per interpretare la parte della madre del protagonista. Poteva essere un modo elegante e memorabile per lasciare le scene ed invece Nine si è rivelato un incredibile flop ai botteghini, ritirato dalle sale in fretta e furia e stroncato dalla critica.
Le sue ultime apparizioni risalgono ai Golden Globes e agli Oscar di quest'anno, accompagnata dal figlio Edoardo (regista con due film in uscita nei prossimi mesi) e dalla nuora, la bellissima Sasha Alexander (Dawson's Creek, N.C.I.S., La verità è che non gli piaci abbastanza).


domenica 27 giugno 2010

Sophia Bio 4: Caduta libera

Riprendiamo con la biografia di Donna Sophia, che tra l'altro qualche giorno fa ha scambiato qualche parola col Papa....

Poco dopo la detenzione, Sophia scrive un' autobiografia che vende milioni all’estero ma è addirittura rifiutata in Italia.

E così, Sophia, un tempo icona italiana, si vide ripudiata dal proprio Paese.

A poco serve perfino la sua partecipazione a diverse missioni umanitarie.

Sophia decide dunque di rituffarsi nel lavoro. Torna negli States dove interpreta un’altra serie di film da dimenticare, molti dei quali addirittura per la Tv. Come quello ricavato dalla propria autobiografia, in cui interpreta allo stesso tempo se stessa e la madre. Operazione molto simile alla sua più recente apparizione nel telefilm di Raiuno, La mia casa è piena di specchi, in cui interpreta la propria madre.



domenica 20 giugno 2010

La Contessa di Honk Kong: quando tutti gli ingredienti per un successo garantito si trasformano in fiasco

A COUNTESS FROM HONG KONG by CHARLES CHAPLIN
La Contessa di Hong Kong, ovvero quando anche il più grande personaggio cinematografico della storia fu sedotto dal mito di Sophia. E non solo: pare che anche Brando fu sedotto dalla Loren e non solo in senso figurato. Ubriaco, pare che fece delle avances alla Loren durante il set.

Nel film Marlon Brando interpreta un ricco diplomatico statunitense che si trova a Hong Kong con l’amico e collaboratore fidato (Sidney Chaplin) quando viene informato che è stato nominato Ambasciatore degli USA in Arabia Saudita. Lui sperava in un posto da Ministro degli Esteri. I due si mettono in viaggio verso l’Arabia, ma quello che si prospettava un viaggio noioso diventa un’avventura. Una contessa russa (Sophia Loren) conosciuta la sera prima si è nascosta nella sua cabina per poter entrare negli Stati Uniti da clandestina. Prima non si sopportano poi finiranno per amarsi.

Non ci sono né sorprese né momenti divertenti in questa commedia che si lascia guardare grazie ai due mitici interpreti, non al loro meglio però.

Esilissimo sul piano narrativo, ricco di momenti e personaggi superflui, il film è il frutto di una sceneggiatura di Chaplin di 30 anni prima e si sente!

Quel che resta è un film anemico, appassito, raffinato e decoroso, che va ricordato per essere l’ultima opera del grande Chaplin, nonché il suo primo film a colori. Infine è un modo per ammirare l’inedita super coppia di divini divi Loren-Brando.
Interamente ambientato su una nave, fu girato negli studios di Pinewood a Londra. Perfino la scena in spiaggia, alle Hawaii, è stata palesemente girata in uno studio. Al personaggio della Loren Chaplin affidò il compito di far risorgere il vecchio Charlot: quando indossa un pigiama enorme e cerca buffamente di muoversi, Sophia non può che rimandarci alla memoria il Chaplin attore, ma con tanta nostalgia.

Il film fu massacrato dalla critica alla sua uscita e venne accolto male al botteghino, negli USA come in Italia. Il regista lo definì il suo film migliore, anche molti anni dopo. Eppure per i critici questo rimane il suo film peggiore.

ALTRI INTERPRETI
Tra gli altri interpreti appare Tippi Hedren, nella moglie del personaggio di Brando.
Fu l’ultimo ruolo importante per la mitica protagonista de Gli Uccelli di Hitchcock, nonché mamma di Melanie Griffith, altra desaparecida.






Charlie Chaplin si concede un cameo nei panni di uno steward che però non proferisce parola.


Nella pellicola appaiono anche le  figlie Geraldine, Josephine e Victoria e il figlio Sydney, che ha un ruolo più importante, nonchè il migliore del film.

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CITAZIONE:
Sidney Chaplin: Ma non ti ho spinto io verso la politica!
Marlon Brando: Che altro c'è da fare?
S.Chaplin: L'assassinio, il furto, la violenza e tante altre degne attività.

giovedì 17 giugno 2010

Sophia Bio: 3 - Scandali & fiaschi

Scandali e fiaschi

Fu con l’arrivo degli anni ’70 che la sua vita artistica e privata presero un andazzo diverso. Scomparso De Sica, Sophia non seppe più trovare qualcuno che la sapesse valorizzare, eccezione fatta per l’Ettore Scola di Una giornata particolare.

Ai tantissimi fiaschi di pubblico e critica si aggiunsero innumerevoli scandali.
Innanzitutto il marito fu accusato di aver fatto passare come coproduzioni film interamente stranieri (tra cui El cid, e capolavori come L’uomo di Rio e Diario di una cameriera.

Per Cassandra Crossing, di cui è protagonista, Ponti fu condannato per frode allo Stato per i finanziamenti ricevuti.

Angela - il suo unico peccato era l'amore... il suo unico amore era il figlio (in cui interpreta una madre incestuosa a sua insaputa) fu accusato di oscenità e poi assolto, dalla Corte di Palermo.

A questo si aggiunse la pessima figura fatta con Lina Wertmuller: ingaggiata per un ruolo, Sophia riscosse parte dell’ingaggio e abbandonò le riprese .

Come se non bastasse, i due coniugi, proprietari di numerosi capolavori di Morandi,Bacon, Picasso, Magritte e Renoir furono accusati di aver esportato opere d’arte denunciandole per un decimo del loro valore. Le opere vennero sequestrate e destinate ai Musei di Brera e Caserta.

Infine, arrivarono le accuse di evasione fiscale.
La diva più amata dagli italiani si ritrovò così ad essere bersaglio dell’odio pubblico.
Sul set di Fatto di sangue i generici e le comparse protestarono con cartelli che ricordavano che loro erano sottopagati, mentre lei, ricchissima, evadeva le tasse.
Poi un intero paesino le si rivoltò contro dopo che volle riprendersi una villa per il centro giovanile donata alla chiesa anni prima.
Dulcis in fundo, l’accusa di aver portato all'estero 10 miliardi di lire. Il caso si conclude con la condanna a 4 mesi di carcere, ma la Loren scappa in Francia.
Due anni dopo, pentita, ma non umiliata decide di ritornare per scontare la pena dichiarando: “Sono tornata  perché amo l’Italia”.

Il suo amore però non è ricambiato.

La detenzione nel penitenziario di Caserta dura 17 giorni e viene seguita minuziosamente dai media.

In seguito la responsabilità di frode fiscale fu attribuita al suo commercialista.

mercoledì 16 giugno 2010

Ieri, oggi, domani

IERI, OGGI E DOMANI 
di VITTORIO DE SICA, 1963


Il film è composto da tre episodi legati solamente dalla coppia Loren-Mastroianni.

ADELINA
Il primo, scritto da Eduardo De Filippo, è ambientato a Napoli, dove Adelina vende sigarette in bancarelle abusive (assieme a una trentina di altre donne che non si capisce perché non hanno nessun problema con la giustizia). Il marito non riesce a trovare un lavoro. La polizia ha un mandato d’arresto per Adelina, che però è rinviato perché la donna è incinta.Infatti non può essere rinchiusa prima che siano passati otto mesi dalla nascita dell’ultimo figlio e così i due sfornano un figlio dopo l’altro, finché il marito non è più in grado di ingravidarla. Adelina viene incarcerata, ma il popolo si mobilita per ottenere la grazia dal Presiden
te.


ANNA

Nel secondo episodio, tratto da Moravia,Sophia Loren è una ricchissima e annoiata snob milanese che fa un giro in auto col suo amante, di estrazione sociale molto più bassa. Gli confida che è infelice e che vuole solo l’amore, non sa cosa farsene dei soldi. Lui le dice che senza soldi non sarebbe in grado di vivere. Il divertente epilogo conferma l’opinione dell’amante.

MARA

Scritto da Zavattini e ambientato a Roma.
Mara è una escort che si vanta con la dirimpettaia Tina Pica di avere come clienti solo gente per bene: deputati, ministri. Il problema è che il bel nipote aspirante prete (Giovanni Ridolfi) della Pica si è invaghito della bella squillo.
Del resto come stupirsi, se la bella ragazza se ne va in giro per il terrazzo coperta solo da un asciugamano?
Oppure fuma alla finestra in biancheria intima?

Insieme a un esasperato Mastroianni, nei panni di un cliente bolognese innamoratissimo riusciranno a riportare il giovane sulla retta via e accontentare la prima insopportabile Tina Pica.
Bisogna spettare fino alla fine per godersi il celeberrimo, sensazionalistico e leggendario spogliarello della Loren che però non si concede a Mastroianni perché le viene in mente, proprio sul più bello, che ha fatto un voto alla Madonna.
Si tratta dell’episodio più divertente.                       Sophia offre nuovamente il ritratto di una donna forte ed emancipata, ma legatissima all’istituzione matrimoniale e al ruolo di maternità, che è per lei l’unica ancora di salvezza.Il secondo episodio è amarissimo, venato solo in parte dalla simpatia del personaggio di Mastroianni. Resta comunque un bel ritratto della classe ricca e capricciosa e in generale dell’essere umano come pedina incapace di reagire e di osare per trovare la felicità. Il terzo è uno scanzonato omaggio alla bellezza e alla libertà femminile, dove Sophia è una prostituta dal cuore d’oro che incarna la donna indipendente del nuovo millennio.

La mitica coppia è formidabile in tutti gli episodi, e passa con disinvoltura dal dialetto napoletano al romanesco, passando per l’accento milanese.

Una pioggia di premi internazionali per un film giocoso tutt’altro che impegnato. Una sorta di divertissement di un grande maestro che si concede un tributo alla coppia fantastica del cinema italiano e soprattutto alla diva italiana più amata in patria e all’estero.

Un trionfale ritorno alla commedia a episodi per De Sica, che crea un film commerciale senza rinunciare alla critica sociale, che qui diventa satira.

Primo film in Techniscope, seconda nomination all’Oscar per la Loren, terzo Oscar come miglior film straniero per De Sica che si confermava il regista italiano più amato e popolare all’estero, anche se Fellini era già pronto a sostituirlo.