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venerdì 1 settembre 2017
Ossa the collections
Ossa the Collection
Kathy Reichs
pag. 379
ed. Rizzoli
****
Amo moltissimo i romanzi di Kathy Reichs, antropologa e anatomopatologa forense, che mette sempre nei suoi libri la sua conoscenza e che parte dalle cose che succedono davvero nel suo lavoro per scrivere i libri, rendendoli sempre molto veritieri e interessanti.
Sullo sfondo, parla sempre del suo ex marito, della figlia e del nuovo compagno con il quale ha una storia altalenante, ma di solito il romanzo ruota attorno al caso, seguendo sempre lo stesso schema.
Viene ritrovato un corpo, o parte di esso, non riconoscibile per il quale lei viene convocata, e analizzando le ossa, riesce quasi sempre a risalire all'identità e a risolvere il caso.
Dai suoi libri è tratta la serie televisiva "Bones".
Il libro si divide in quattro racconti.
1. Prime ossa, scopriamo cosa ha portato Tempe Brennan a cambiare la sua carriera per diventare antropologa forense.
2. Ossa in tasca, viene ritrovato un corpo avvolto in una sacca di tela in un lago, l'indagine si svolge attorno ad un centro per la cura dei rapaci.
3. Ossa di palude, durante una vacanza in Florida, vengono trovate delle ossa umane all'interno di un avvoltoio che è stato mangiato da un pitone, e nonostante Temperance abbia bisogno di una vacanza non riesce a stare lontana dal caso.
4. Ossa di ghiaccio, a Temperance viene chiesto di scoprire le cause della morte della figlia di una delle più ricche famiglie della sua città, avvenuta in circostanze misteriose durante una scalata sull'Everest.
Sia per lo stile di scrittura che per le storie narrate, Kathy Reichs riesce sempre a farmi tornare la voglia di leggere quando mi capita il blocco del lettore, mi accorgo di cominciare ogni suo libro con una grande aspettativa che puntualmente viene ripagata e di divorare pagina dopo pagina come se non ne avessi mai abbastanza.
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giovedì 2 febbraio 2017
3/2017 Ethan Frome
Ethan Frome
di Edith Wharton
pag. 145
ed. Rizzoli
****
Ho conosciuto questo libro in seguito alla segnalazione di Michele Fazioli per il "Circolo dei libri", purtroppo non riesco a partecipare ai loro incontri, ma seguo spesso i consigli di lettura.
Mi ha catturato fin dalle prime pagine e mi ha ricordato molto Stoner di John Williams.
L'ho trovato molto attuale anche se è stato scritto nel 1911.
Racconta la storia di Ethan Frome, che vive in un paesino del Massachusetts ed è ambientato tutto in inverno, forse per rendere ancora più un senso di freddo nella vita di Ethan, fatta di poche gratificazioni e di molto lavoro. Sposato con la meschina Zeena, di qualche anno più grande di lui ma che ne dimostra parecchi in più, sembra trovare un raggio di luce quando la cugina di Zeena, Mattie, viene a vivere in casa loro.
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domenica 23 novembre 2014
8 - Restaurant Man di Joe Bastianich
Restaurant Man
Joe Bastianich
pag. 319
ed. Rizzoli
****
Diverse cose di cui parla l'autore rispecchiano il mio modo di vedere il mondo della ristorazione, soprattutto quando parla di dare sempre il meglio di se stessi e di trattare bene ogni cliente per fare in modo che il pasto che gusta nel nostro ristorante sia un'esperienza da non dimenticare.
Mi trovo d'accordo anche per quanto riguarda il fatto che il vero critico gastronomico é il cliente, non quelle persone pagate per scrivere e recensire i ristoranti.
Quello che non mi piace molto è l'arroganza che traspare da ogni riga, Joe Bastianich si crede un Re Mida, e visti i risultati come dargli torto?
Ma anche il fatto che in parecchie cose si crede un pioniere, basandomi su quello che ho letto nel libro in America esiste un anno zero della ristorazione italiana e coincide con il suo avvento sulla scena culinaria, o al limite qualche anno prima con i ristoranti dei suoi genitori.
Tutto quello che veniva servito prima era schifezza americana, dalla sua famiglia in poi La Cucina Italiana per eccellenza.
Ammetto che non conosco per niente la situazione in America, ma parecchie cose che lui dice di aver introdotto, o ideato, qui da noi venivano già messe in pratica quando lui andava ancora al college.
Il libro è molto diretto, non risparmia epiteti, facendo nomi e cognomi e citando i ristoranti, forse nella situazione in cui è ora non ha bisogno di nessuno, ma penso comunque che un po' di umiltà non faccia mai male.
Il libro mi è piaciuto molto, anche se è molto autocelebrativo.
Joe Bastianich
pag. 319
ed. Rizzoli
****
Diverse cose di cui parla l'autore rispecchiano il mio modo di vedere il mondo della ristorazione, soprattutto quando parla di dare sempre il meglio di se stessi e di trattare bene ogni cliente per fare in modo che il pasto che gusta nel nostro ristorante sia un'esperienza da non dimenticare.
Mi trovo d'accordo anche per quanto riguarda il fatto che il vero critico gastronomico é il cliente, non quelle persone pagate per scrivere e recensire i ristoranti.
Quello che non mi piace molto è l'arroganza che traspare da ogni riga, Joe Bastianich si crede un Re Mida, e visti i risultati come dargli torto?
Ma anche il fatto che in parecchie cose si crede un pioniere, basandomi su quello che ho letto nel libro in America esiste un anno zero della ristorazione italiana e coincide con il suo avvento sulla scena culinaria, o al limite qualche anno prima con i ristoranti dei suoi genitori.
Tutto quello che veniva servito prima era schifezza americana, dalla sua famiglia in poi La Cucina Italiana per eccellenza.
Ammetto che non conosco per niente la situazione in America, ma parecchie cose che lui dice di aver introdotto, o ideato, qui da noi venivano già messe in pratica quando lui andava ancora al college.
Il libro è molto diretto, non risparmia epiteti, facendo nomi e cognomi e citando i ristoranti, forse nella situazione in cui è ora non ha bisogno di nessuno, ma penso comunque che un po' di umiltà non faccia mai male.
Il libro mi è piaciuto molto, anche se è molto autocelebrativo.
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domenica 5 gennaio 2014
59 - Le ossa dei perduti
Le ossa dei perduti
Kathy Reichs
ed. Rizzoli
pag. 378
La storia comincia con una ragazzina con la pelle olivastra che viene investita in una zona poco raccomandabile e viene lasciata li a morire.
Temperance Brennan prende molto a cuore questo caso, ma per fare un favore al marito Pete parte per l'Afghanistan per stabile se un soldato americano ha sparato a dei civili per legittima difesa o meno.
Come dicevo nel post precedente troppe coincidenze, ho dato quattro stelline comunque perché lo stile in cui Kathy Reichs scrive è molto avvincente e riesce a far scattare in me la molla "ancora una pagina", quel voler sapere a tutti i costi cosa succederà.
58 - La voce delle ossa
La voce delle ossa
Kathy Reichs
ed. Rizzoli
pag. 360
Kathy Reichs è una delle mie scrittrici preferite e riesce sempre a tenermi incollata fino all'ultima pagina.
In questo libro la dottoressa Temperance Brennan si trova a dover indagare su un caso di neonati morti.
Molto intrigante e interessante.
Spesso le sue descrizioni sono troppo dettagliate, ma quando finisco i suoi libri mi accorgo di aver acquisito nuove nozioni su argomenti che non mi sarei mai immaginata.
In questo caso ho imparato molto sui diamanti canadesi e sulle concessioni minerarie relative.
Come sempre però la cosa che mi disturba di questa scrittrice sono le troppe coincidenze che alla fine del libro come tasselli di un puzzle combaciano fra di loro in modo perfetto per poter vedere il risultato finale.
Kathy Reichs
ed. Rizzoli
pag. 360
Kathy Reichs è una delle mie scrittrici preferite e riesce sempre a tenermi incollata fino all'ultima pagina.
In questo libro la dottoressa Temperance Brennan si trova a dover indagare su un caso di neonati morti.
Molto intrigante e interessante.
Spesso le sue descrizioni sono troppo dettagliate, ma quando finisco i suoi libri mi accorgo di aver acquisito nuove nozioni su argomenti che non mi sarei mai immaginata.
In questo caso ho imparato molto sui diamanti canadesi e sulle concessioni minerarie relative.
Come sempre però la cosa che mi disturba di questa scrittrice sono le troppe coincidenze che alla fine del libro come tasselli di un puzzle combaciano fra di loro in modo perfetto per poter vedere il risultato finale.
mercoledì 22 maggio 2013
42 - Il treno dell'ultima notte
Il treno dell'ultima notte
Dacia Maraini
pag. 429
ed. RizzoliMia figlia aveva preso questo libro in biblioteca dopo aver ricevuto dalla docente di italiano una lista con un centinaio di titoli fra i quali scegliere.
La lista comprendeva parecchi classici e libri dei principali scrittori italiani, diciamo quelli più conosciuti.
Le era piaciuto molto, tanto che l'aveva finito in macchina diretti verso l'Europapark !
Mi diceva : "devi leggerlo, vedrai ti piacerà"
Ma non so per quale motivo questo libro non mi ispirava.
Scaduto il tempo l'abbiamo riportato in biblioteca, per poi riprenderlo quando doveva presentarlo davanti alla classe.
Da due mesi girava in attesa di essere riconsegnato, ma io non mi decidevo a leggerlo.
Ho deciso di dargli una possibilità, e ho fatto benissimo.
Il libro non è facile, parla del dopoguerra, ma raccontando la guerra.
Trovo che il modo di scrivere di Dacia Maraini sia molto bello, e anche in questo caso parecchie sue frasi sono dei graffi al cuore, ti sembra di essere li, di vivere davvero quello che sta descrivendo.
Senti freddo alla schiena non solo per quello di cui parla, ma di come ne parla.
Gli orrori della guerra vengono descritti senza nascondere niente, forse a sottolineare la brutalità di quei giorni.
Mi ha fatto molta tenerezza il personaggio di Horvat, il bibliotecario di Vienna.
Il finale è abbastanza scioccante, ma forse uno dei pochi possibili.
Ho trovato la parte centrale della rivoluzione di Bucarest troppo descrittiva, mi è sembrato che appesantisse il romanzo.
Trama:
Amara parte da Firenze 11 anni dopo la fine della guerra per ritrovare il suo amico Emanuele, che a causa di una scelta sbagliata dei genitori era tornato a Vienna proprio durante la guerra.
La famiglia di Emanuele è ebrea, ma come viene detto più volte dalla mamma, loro sono "buoni" austriaci, il nonno ha combattuto per l'Austria, si sentono quindi al sicuro.
Ma verranno deportati anche loro come milioni di altre persone.
Un viaggio che parte dall'Italia e tocca diversi paesi dell'Est in questo difficile periodo, accompagnata da Hans, l'uomo delle gazzelle, un austro-ungherese conosciuto sul treno, e Horvat che da Vienna li accompagna in Ungheria, cercando notizie utili per ritrovare Emanuele.
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".
mercoledì 6 marzo 2013
26 - La Strada di Smirne
La Strada di Smirne
Antonia Arslan
pag. 285
ed. BUR Biblioteca Universale Rizzoli
Questo é il terzo libro che leggo di Antonia Arslan, ed é il seguito del primo "La masseria delle allodole".
Ho amato moltissimo il primo libro nonostante la crudezza delle descrizioni e l'ho letto tutto d'un fiato, la storia era narrata in modo scorrevole.
Purtroppo da allora sono passati tre anni e all'inizio leggendo "La strada di Smirne", ho fatto fatica a ricordarmi chi é chi, e ho dovuto continuamente guardare l'albero genealogico delle prime pagine, forse sarebbe stato meglio rileggere il primo e poi questo.
Nonostante questo, é un libro bellissimo in cui si parla della persecuzione contro gli armeni da parte dei turchi, e del loro annientamento in seguito all'incendio doloso della città di Smirne nel 1922.
Purtroppo ancora una volta si capisce che le grandi potenze hanno aiutato fino a quando avevano qualcosa da guadagnare, e poi se ne sono lavate le mani.
Trama de "La strada di Smirne" da Anobii.
È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della "Masseria delle allodole". Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all'illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all'esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
Trama de "La masseria delle allodole" da Anobii.
Ispirato ai ricordi familiari dell'autrice, il racconto della tragedia di un popolo "mite e fantasticante", gli armeni, e la struggente nostalgia per una terra e una felicità perdute. La masseria delle allodole è la casa, sulle colline dell'Anatolia, dove nel maggio 1915, all'inizio dello sterminio degli armeni da parte dei turchi, vengono trucidati i maschi della famiglia, adulti e bambini, e da dove comincia l'odissea delle donne, trascinate fino in Siria attraverso atroci marce forzate e campi di prigionia. In mezzo alla morte e alla disperazione, queste donne coraggiose, spinte da un inesauribile amore per la vita, riescono a tenere accesa la fiamma della speranza; e da Aleppo, tre bambine e un "maschietto-vestito-da-donna" salperanno per l'Italia...
Dei tre il mio preferito resta comunque "Il cortile dei girasoli parlanti", 77 brevi racconti di una paginetta o poco più, piccole storie dell'infanzia, tradizioni che non ci sono più, ricordi di antiche saggezza perdute.
Questo libro partecipa a "LeggiAmo 2013" , "Io leggo italiano", "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge".
venerdì 15 febbraio 2013
18 - L'amore rubato
L'amore rubato
Dacia Maraini
pag. 203
ed. Rizzoli
Ho cominciato questo libro mentre ero di turno alla mostra del libro, e ogni tanto ne leggevo un capitolo, da allora ho cercato di prenderlo in biblioteca ma era sempre in prestito.
Finalmente ieri ce l'ho fatta e in poco tempo l'ho finito, giusto qualche ora prima che Luciana Littizzetto facesse il suo fantastico monologo a Sanremo.
8 storie brevi. 8 storie crude su donne che subiscono, che a volte per amore proteggono i loro carnefici, o che per paura non ammettono quello che stanno subendo.
Partecipo con questo libro al Venerdì del libro.
Trama da qui.
Sono tutte qui le donne raccontate da Dacia Maraini, in questo piccolo libro importante. Sono qui a mostrarci qualcosa di intimo, qualcosa di necessario e doloroso. Le donne di Dacia sono forti, hanno lottato, a volte hanno perso ma non si sono mai arrese. Le protagoniste de "L'amore rubato" combattono una battaglia antica e sempre attuale, contro gli uomini amati che sempre più spesso si dimostrano incapaci di ricambiarle, di confrontarsi con il rifiuto, il desiderio. Davanti a queste donne, mariti, amanti, compagni si rivelano ragazzini che stentano a crescere e confondono la passione con il possesso e, per questo, l'amore lo rubano: alle bambine che non sanno, alle donne che si donano troppo. Come Marina, che si ostina a cadere dalle scale, come Ale, che sceglie con sofferta determinazione di non far nascere il frutto di una violenza o ancora come Angela, che si addossa, aderendo alle parole della Chiesa, le colpe che una antica misoginia attribuisce alla prima disobbedienza femminile. In tutte queste storie affilate e perfette, dure e capaci di emozionare e indignare, Dacia Maraini racconta di un mondo diviso fra coloro che vedono nell'altro una persona da rispettare e coloro che, con antica testardaggine, considerano l'altro un oggetto da possedere e schiavizzare.
sabato 26 gennaio 2013
10 - Miss Alabama e la casa dei sogni
Questo libro mi è piaciuto moltissimo.
Ho fatto un po' di fatica a decollare, ma poi ho fatto le ore piccole per finirlo.
Come altri libri di Fannie Flagg che ho letto, la storia viene ambientata nel sud degli Stati Uniti e i personaggi per quanto a volte un po' singolari sembrano le persone che giornalmente incontriamo anche nei nostri paesini, ognuno con i suoi tic e le sue manie.
- Maggie, la protagonista, ex miss Alabama e ora sessantenne agente immobiliare con la mania di fare ogni cosa come si deve.
- Brenda, sua collega e amica, una persona sovrappeso con la passione delle parrucche e che sogna di diventare sindaco.
- Ethel, che a 88 anni lavora ancora all'agenzia immobiliare, indomabile brontolona
- Hazel, proprietaria dell'agenzia, una nana, con una forte personalità che ora non c'è più, ma capace ancora di scaldare il cuore delle persone che l'hanno conosciuta.
- Babs Bingington, che lavora in un'altra agenzia e che viene soprannominata Belva per la sua cattiveria e la sua assoluta mancanza di scrupoli
Trama :
Una vera signora sa sempre quand'è il momento di uscire di scena. E Maggie Fortenberry, affascinante sessantenne che conosce almeno 48 modi diversi di piegare un tovagliolo e non ha mai detto una parolaccia in vita sua, ha deciso che il suo momento è arrivato. Ex Miss Alabama e quasi Miss America, dei suoi sogni di ragazza Maggie ha realizzato ben poco: non ha conquistato un marito adorante, non ha avuto con lui la nidiata di pargoli d'ordinanza, e oggi è una single depressa con una noiosa carriera da agente immobiliare a Birmingham. Ormai ha deciso, vuole farla finita. Non senza però aver prima saldato ogni debito, sbrinato il frigorifero e salutato gli amici con un'impeccabile lettera d'addio. Ma quando tutto sembra finalmente pronto per girare l'ultimo ciak, ecco che un bizzarro scheletro in kilt manda all'aria i suoi piani. Nella villa dove l'ha ritrovato, e che Maggie ha ricevuto l'incarico di vendere, si celano infatti segreti che aspettano solo lei per essere svelati. E se poi a scombinare il suo progetto ci si mettono anche una dispettosa capretta dal muso nero e il ritorno inaspettato di un vecchio amore, ecco che forse organizzare la sua dipartita non è più così urgente...
Sfida LeggiAmo 2013
Libro 6/50
Sezione Alfabeto, lettera F
totale libri 2013 : 11
venerdì 1 giugno 2012
Se per un anno una lettrice
Se per un anno una lettrice di Nina Sankovitch.
Ho letto questo libro circa due mesi fa, l'avevo visto come libro scelto per una lettura di gruppo, avevo preso nota del titolo e poi basta.
Poi mi capita un articolo di giornale che ne parla, un'altra volta lo vedo nelle recensioni di un'altra rivista, ne parlano nel programma di libri che seguo, mi occhieggia in libreria e decido di prenderlo.
Sembrava che mi stesse chiamando, ma ho dato la precedenza a altri libri che avevo sul comodino (e sotto, davani e da parte).
Quando ho cominciato a leggerlo non me ne sono più staccata, molto bello.
Bella la storia in se che è una storia vera, racconta di Nina che in seguito alla morte della sorella si butta in 1000 attività per tenersi impegnata, ma soprattutto per tenere impegnata la mente, e per tre anni corre da un posto all'altro per adempiere a tutto ciò in cui si è buttata.
Ma un giorno si ferma a riflettere su questo modo frenetico di vivere che non l'aiuta a dimenticare sua sorella e decide vista la comune passione che aveva con lei per la lettura di prendersi un anno di pausa.
Decide di leggere un libro al giorno per un anno, lasciando le sue numerose incombenze, ma ovviamente continuando ad occuparsi della sua famiglia, considerando che ha quattro figli.
Ogni giorno per un anno, dedicherà sei ore al giorno alla lettura, circa quattro per leggere e due per scrivere la recensione sul suo blog.
Ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro.
Tommaso de Kempis
In effetti il leggere sarà per Nina molto terapeutico.
Il libro della foto è quello che ho letto io, siccome non faccio angoli ai libri e non sottolineo, quando trovo una frase che mi piace metto un post it colorato, poi ho un quaderno sul quale annoto tutto.
Come potete vedere da tutte le orecchiette colorate, ho apprezzato molto il libro.
La storia è bella, di sicuro non da premio letterario, ma bella, le citazioni sono molto belle.
Se volete vistare il blog di Nina, in inglese, andate qui.
Bellissime le foto di lei che legge ovunque.
A chi non piacerebbe poter dedicare così tante ore al giorno alle sue passioni?
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