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venerdì 14 marzo 2025

ha scritto solo canzoni

Leggo con fastidio la battuta di un signore che commentando la scelta di Guccini di partecipare alla manifestazione pro-Europa di domani a Roma lo irride scrivendo: “Cos’ha fatto mai Guccini nella vita a parte scrivere belle canzoni? Mica andava a salvare i feriti in guerra come Gino Strada”. Che è un commento stupido che ha preso più di cento di like. Purtroppo convivo da tutta la vita con questo pregiudizio, io come tutti coloro che pur non andando a salvare feriti in guerra provano a creare qualcosa di bello che dia gioia agli altri, i quali la danno troppo spesso per scontata. Si può essere o non essere d’accordo con le scelte politiche di Guccini, ma non gli si può dire con quella sottintesa sufficienza che nella vita ha scritto solo canzoni, come se scrivere canzoni fosse una cosa da poco. Perché, se davvero lo pensate, mi dovete anche giurare che quando state male, quando state bene, quando siete innamorati, o malinconici, quando siete sotto la doccia o andate a zonzo in auto, voi non cantate le vostre canzoni del cuore, no, voi che siete diversi non cantate niente, voi vi guardate sul telefono le foto dei feriti raccolti negli ospedali da campo di Emergency perché solo quando guardate quei feriti che vengono curati da qualcuno che non siete neanche voi vi sentite compresi, appagati e in pace con voi stessi e il mondo.

domenica 3 aprile 2022

qualcuno doveva cantare

Stanotte ho sognato mio nonno che cantava Bella ciao in piazza e non si ricordava le parole. C'era una piccola folla che applaudiva ma non cantava con lui. E più lui sbagliava più loro applaudivano per incoraggiarlo. Io cercavo di portarmelo via perché sapevo che se lo avessero trovato a cantarla lo avrebbero arrestato ma quando mi avvicinavo gli altri mi gridavano contro e mi spingevano lontano perché lo volevano lì. Qualcuno doveva cantare la canzone, mi dicevano, ed era meglio che lo facesse lui che era vecchio e non aveva niente da perdere. E io non avevo abbastanza forza per difenderlo e mi mordevo le mani pieno di rabbia e lì guardavo uno per uno per ricordarmi le loro facce vuote.

venerdì 22 maggio 2020

coerenza

Più o meno un anno fa ho perso l’amicizia di una persona che conoscevo da anni, né ci parliamo da allora, per la faccenda di Montanelli e della sposa bambina. Lei convinta che Montanelli fosse un porco fascista e andasse boicottato in toto, sia come uomo che come giornalista, insomma cancellato del tutto dalla storia e io che invece dicevo: no, l’uomo e lo scrittore sono cose diverse e una cosa va preclusa dall’altra, altrimenti rischiamo di perdere tantissimo se applichiamo il principio a tanti altri artisti dalle biografie poco etiche. Lei non era la sola a pensarla così, e da parte mia un articolo simile a quello che pensavo lo ha scritto anche Nicola Lagioia che sta un po’ più in alto di me, ma tutto questo invece di sanare le cose sul piano del dialogo le ha solo inasprite e così ho perso quell’amicizia. In questi giorni vedo timidamente riaffacciarsi una serie di articoli su David Bowie (successivi alla pubblicazione della sua biografia) comparsi la prima volta nel 2017, in cui si rivela come nei primi anni ’70 il Nostro era solito organizzare delle orge a base di coca con delle minorenni, per essere più precisi si scopava delle ragazzine che andavano dai 13 ai 15 anni, alcune delle quali erano fan di cui si approfittava (in alcuni pezzi vengono definite “groupie”), altre volte pagava perché allora come oggi andare con una 13enne significa essere al limite della pedofilia. Né pare che Bowie abbia mai chiesto scusa per questi suoi gusti sessuali. Ora, io da quando li ho letti sto aspettando, né demorderò e rimarrò qui ad aspettare a lungo, finché non vedrò i secchi di vernice rosa lanciati contro il monumento di Bowie ad Aylesbury (peraltro altrettanto brutto di quello di Montanelli a Milano) e il boicottaggio assoluto di tutta la sua musica da parte del movimento #metoo e di chi ha fatto il processo a Montanelli. Io ve lo chiedo di cuore: se avete coerenza e ritenete che Montanelli avesse sbagliato e in nome di quell’errore tutta la sua vita e la sua opera vadano cancellate, allora per coerenza smettete in questo stesso momento di ascoltare Heroes, Life on Mars, Changes e tutte le altre belle canzoni che ha scritto Bowie. O altrimenti dovrò pensare che ho perso un’amicizia per niente, nessun principio e nessuna idea.

lunedì 23 dicembre 2019

damnatio memoriae

Sabato ho visto la presentazione di un bel libro di Alberto Castelli, Soul to Soul (Chinaski, 2019), il cui titolo è abbastanza esplicativo. Fra gli altri Castelli dedica un capitolo al primo Michael Jackson, mostrando quanto abile, innovativo e spregiudicato sia stato il giovane nell'imporsi. Devo dire che, a riascoltarlo oggi, mi sono accorto di quanto avevo rimosso Jackson dalla mia memoria (letteralmente cancellato) a causa degli ultimi scandali e di una certa critica che, in virtù di quegli scandali, lo descriveva come una sorta di bamboccio o di marionetta senz'anima nella mani di altri, da suo padre a Berry Gordy a Quincy Jones. Una cosa per certi versi infame, non migliore del trattamento infertogli dal padre, in cui si toglie a un uomo qualsiasi dignità per annullarlo sia nel bene che nel male, fino all'estremo della Damnatio Memoriae operata oggi, contro di lui, da molte radio anglofone. Non mi è piaciuto tutto ciò che ha fatto, ma anche io ascoltando le sue canzoni mi sono chiesto: possibile che Jackson non "fosse lì" mentre cantava, che eseguisse semplicemente dei comandi, che alla fine tutto ciò che ci rimane di lui come artista fosse una finzione ben costruita a tavolino come si fa oggi con tante pop star fasulle? E Castelli alla fine del capitolo argutamente chiede: è quella la storia che vi interessa che vi racconti?


mercoledì 7 febbraio 2018

appunto

Appunto per una recensione che stabilisca i possibili punti di contatto e le necessarie distanze fra Buon Sangue di Lorenzo Cherubini (2005) e Il Sangue Amaro di Valerio Magrelli (2014), in barba a tutta la critica snob e per il solo piacere di fare un bagno di sangue a parole. Possibilmente farla uscire per Pasqua, in tema di resurrezione. 

Mi lavo i denti in bagno. 
Ho un bagno. 
Ho i denti. 
Ho una figlia che canta 
di là dalla parete. 
Ho una figlia che ha voglia di cantare 
e canta. 
Può bastare. 

(Valerio Magrelli)


sabato 31 ottobre 2015

anniversari

Parlando di quarantennali interessanti quest'anno cade, anzi cadeva proprio ieri (l'ho appena letto, anche se andrebbe tenuto conto del fuso orario) quello dell'inizio dei concerti della Rolling Thunder Revue che viene considerato, da molti suoi fan, il più bel tour mai realizzato da Bob Dylan. Così, per un poeta che muore, ce n'è uno che canta... 

sabato 8 agosto 2015

le parole preferite

In generale mi piacciono tutte le parole che cominciano con Z, forse perché ti danno l’idea di essere parole scomode, le ultime della partita, già quando le pronunci sulla lingua. In particolare mi piacciono: la parola Zavorra, perché mi fa pensare a tutte quelle cose che ti porti dietro, spesso tuo malgrado, anche se non sono indispensabili, e sono praticamente le sbavature che danno significato alla tua storia. Mi piace la parola Zappa, perché è stata la prima parola con cui ho capito la differenza fra nord e sud (al nord hanno la Vanga, mi diceva mio nonno, perché lì la terra è soffice e ricca, e la gente sta sempre a testa alta, mentre qui la terra è aspra e piena di sassi, e allora noi usiamo la zappa, che ti costringe a stare piegato). Poi mi piace la parola Zingaro. Adesso si usa tanto la parola Rom nei telegiornali, quando sembra che vogliano tutti puntualizzare sull’etnia, a me in verità pare una sigla fredda. Zingaro magari è meno corretto ma è più bello, perché dentro ci senti tutto un mondo di avventure e di pericoli, com’è appunto quello del cuore. Il cuore è uno zingaro e va, cantava Nada, e tu ti ritrovavi calato in un paesaggio impetuoso di Salgari. Pensa se invece fosse stato: Il cuore è un Rom e va. Non funziona. Dove va un cuore così? Nei centri di Accoglienza, non certo senza catene per il mondo. 

Nota. Ho scritto questo pezzo in risposta a un bellissimo post sul blog di Paolo Nori, che potete leggere QUI.