Ieri un amico, citando Giulio Milani, mi diceva una cosa molto bella: “Senza ferite non c’è storia”. Oggi mi è tornata in mente e così – io che mi definisco sensibile e ogni addio mi scatena un sentimento di perdita che devo tamponare con la scrittura – mi è venuto da pensare a tutti quei momenti in cui credevo che dopo un brutto addio mi sarebbe venuto fuori qualcosa, ma poi invece nulla, non mi è venuto fuori nulla, non dico un verso, ma nemmeno una scorreggia, come a significare che quella certa persona non mi ha lasciato di sé nulla, non dico la puzza, ma nemmeno la puzzetta. E ho realizzato che forse sono meno sensibile di quel che dico.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 24 novembre 2019
sabato 16 novembre 2013
dignità e matte risate

Per quanto sia indifendibile a più livelli, è difficile per un non pugliese riuscire a capire il profondo senso di tradimento che qui si prova per il comportamento di Nichi Vendola. Non riguarda l’essere o meno di sinistra, o anche quello certo, ma soprattutto Vendola per molti di noi (della mia generazione almeno) era la speranza di qualcosa di piccolo ma integro, qualcosa che aveva a che fare, una volta tanto, con le idee e con i sentimenti, prima ancora che con gli interessi di qualcuno e col cinismo sterile di tanti altri.
Persino di fronte agli scandali che di volta in volta sono venuti fuori negli ultimi anni, c’era ancora il dubbio che oltre gli errori politici e le brutte figure si potesse ancora trovare, quasi intatta, quella coerenza intima, profonda, dell'uomo. Invece, la risata quasi imbarazzata, untuosa, che abbiamo ascoltato nelle ultime ore, da lui non ce la saremmo mai aspettata e a molti di noi ha fatto male.
È vero, le cose sono sempre più complesse di come sembrano, tutti hanno diritto a difendersi, ma quella risata, più ancora di ciò che è stato detto, ha scavato un solco profondo, una ferita non rimarginabile.
Cade Vendola, sepolto sotto la sua stessa risata, e con lui vengono meno, ed è assai peggio, molte delle energie migliori che, bene o male, era riuscito a tirarsi dietro nella sua corsa. Perché, e questo va ricordato, Nichi Vendola non è (stato) semplicemente, come in molti ora sostengono per delegittimarlo, un uomo politico come tanti, è stato un simbolo, un leader, e anche per questo il danno è ancora più grave.
Speriamo davvero che si dimetta. Lo deve alla dignità di chi lo ha votato e difeso, almeno quanto alla sua.
Persino di fronte agli scandali che di volta in volta sono venuti fuori negli ultimi anni, c’era ancora il dubbio che oltre gli errori politici e le brutte figure si potesse ancora trovare, quasi intatta, quella coerenza intima, profonda, dell'uomo. Invece, la risata quasi imbarazzata, untuosa, che abbiamo ascoltato nelle ultime ore, da lui non ce la saremmo mai aspettata e a molti di noi ha fatto male.
È vero, le cose sono sempre più complesse di come sembrano, tutti hanno diritto a difendersi, ma quella risata, più ancora di ciò che è stato detto, ha scavato un solco profondo, una ferita non rimarginabile.
Cade Vendola, sepolto sotto la sua stessa risata, e con lui vengono meno, ed è assai peggio, molte delle energie migliori che, bene o male, era riuscito a tirarsi dietro nella sua corsa. Perché, e questo va ricordato, Nichi Vendola non è (stato) semplicemente, come in molti ora sostengono per delegittimarlo, un uomo politico come tanti, è stato un simbolo, un leader, e anche per questo il danno è ancora più grave.
Speriamo davvero che si dimetta. Lo deve alla dignità di chi lo ha votato e difeso, almeno quanto alla sua.
giovedì 8 novembre 2012
silenzioso
ripeteva come un mantra
è silenzioso
e si cercava il bigolo ferito
rattrappito a una larva.
Lentamente si chiudeva in se stesso
si immergeva nel bozzolo
delle sue coperte
pronto a metter l’ali.
è silenzioso
e si cercava il bigolo ferito
rattrappito a una larva.
Lentamente si chiudeva in se stesso
si immergeva nel bozzolo
delle sue coperte
pronto a metter l’ali.
giovedì 18 ottobre 2012
motti e aforismi privati
Ripescando un po’ dal passato del blog e un po’ dal mio profilo fb,
pubblico qui alcuni aforismi o motti che ho raccolto nel tempo. Quelli
senza attribuzione sono miei, gli altri di amici.
Tempi amorali richiedono persone amorali.
La vita fa di questi scherzi. Pensi di aver trovato l'amore, invece cambi solo coinquilino.
Cosa conta essere migliori o peggiori se non si è almeno uguali?
Cosa fai nella vita? Riempio gli spazi.
Il titolo del mio prossimo romanzo: UTERO, ADDIO!
Adieu, ma moustache, au revoir.
Non ci sono molte persone veramente cattive. Il problema è sopportare i difetti di tutti.
La grappa è la migliore amica dell’uomo.
Sei un po’ blues tu. Bevi, sei lento, stai attento alle sfumature. (Claudio Fusillo)
Lascia aperte le ferite, è da lì che passa la luce. (Paolo Vites)
L’amore è pratico. Si nutre di concretezza. (Marian)
Una casa non serve, sono solo costi inutili. Basta una stanza per essere liberi. (Alfredo)
Siamo troppo fichi per finire male. Abbi fiducia nella mediocrità italiana. (Licia Vignotto)
L’ottimismo non ci basta! (Rob Lacarbonara)
Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli. (Gianluca)
Tempi amorali richiedono persone amorali.
La vita fa di questi scherzi. Pensi di aver trovato l'amore, invece cambi solo coinquilino.
Cosa conta essere migliori o peggiori se non si è almeno uguali?
Cosa fai nella vita? Riempio gli spazi.
Il titolo del mio prossimo romanzo: UTERO, ADDIO!
Adieu, ma moustache, au revoir.
Non ci sono molte persone veramente cattive. Il problema è sopportare i difetti di tutti.
La grappa è la migliore amica dell’uomo.
Sei un po’ blues tu. Bevi, sei lento, stai attento alle sfumature. (Claudio Fusillo)
Lascia aperte le ferite, è da lì che passa la luce. (Paolo Vites)
L’amore è pratico. Si nutre di concretezza. (Marian)
Una casa non serve, sono solo costi inutili. Basta una stanza per essere liberi. (Alfredo)
Siamo troppo fichi per finire male. Abbi fiducia nella mediocrità italiana. (Licia Vignotto)
L’ottimismo non ci basta! (Rob Lacarbonara)
Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli. (Gianluca)
martedì 27 ottobre 2009
dualismo e stress da ambivalenza
Alcuni anni fa, quand’ero all’università , ho conosciuto un trans. Viveva di fronte a casa mia e per un breve periodo l’ho frequentato/a. Si faceva chiamare Bella. Era una sagoma, una enciclopedia vivente di barzellette sconce e anche un po’ idiote. Parlava con lieve accento spagnolo e ovviamente, ovviamente, la sua canzone preferita l’aveva scritta Fabrizio De Andrè. Me la cantava sempre quando, dopo aver bevuto qualcosa al bar, ce ne tornavamo a casa, verso la stazione, dal centro. Ora l’ho perso/a di vista, come ho perso di vista tutti i vecchi compagni dell’università . Ma stamattina, mentre guardavo al telegiornale la storia di un uomo finito e consumato dalla tensione e dallo stress, mi è tornata in mente una sera che mezzi ciucchi su di una panchina mi fece tutto un discorso sulla sincerità , dicendomi: “Guarda che qui, caro il mio Lillo, la più sincera di tutti sono io! Io almeno che sono una doppia persona lo faccio vedere!”
Pensate al povero Marrazzo. Essere in una sola volta così tante persone, né una né due, ma inventarsene una terza, a volte una quarta o una quinta per gli altri, moglie e figlia, avversari politici e compagni di partito, amici ed elettori, pubblico e privato e amanti vari nell’armadio. Chissà se nell’amplesso era uomo o donna? Chissà se davanti allo specchio si riconosceva più, alla fine? Vi immaginate la pressione a cui era sottoposto? Definirlo solo uno stress mi pare poco.
A me fa proprio pena, sapete? M’indigna certo, per alcune scorrettezze verso gli elettori, ma umanamente mi fa pena. Per quanto se ne possa dire male, queste sono cose che ti distruggono da dentro. Ti maturano lentamente in corpo, come un cancro, attraverso il lungo processo che immagino ci sarà e ti invecchiano e ti rattristano senza rimedio. Né credo che si possa mai guarire da ferite così. E poi, se parliamo di ambivalenza, allora non è che i carabinieri ci facciamo una così bella figura. I sempre fedeli alla patria. Né tutti gli altri coinvolti e che non dico, tutti protesi all’interesse generale di chissà quale astratta entità partitica o di potere. A me fa pena l’uomo e credo che alla fine avesse ragione Bella. In tutta questa storia gli unici sinceri per davvero, perché un semplice dualismo, sono stati i trans.
Pensate al povero Marrazzo. Essere in una sola volta così tante persone, né una né due, ma inventarsene una terza, a volte una quarta o una quinta per gli altri, moglie e figlia, avversari politici e compagni di partito, amici ed elettori, pubblico e privato e amanti vari nell’armadio. Chissà se nell’amplesso era uomo o donna? Chissà se davanti allo specchio si riconosceva più, alla fine? Vi immaginate la pressione a cui era sottoposto? Definirlo solo uno stress mi pare poco.
A me fa proprio pena, sapete? M’indigna certo, per alcune scorrettezze verso gli elettori, ma umanamente mi fa pena. Per quanto se ne possa dire male, queste sono cose che ti distruggono da dentro. Ti maturano lentamente in corpo, come un cancro, attraverso il lungo processo che immagino ci sarà e ti invecchiano e ti rattristano senza rimedio. Né credo che si possa mai guarire da ferite così. E poi, se parliamo di ambivalenza, allora non è che i carabinieri ci facciamo una così bella figura. I sempre fedeli alla patria. Né tutti gli altri coinvolti e che non dico, tutti protesi all’interesse generale di chissà quale astratta entità partitica o di potere. A me fa pena l’uomo e credo che alla fine avesse ragione Bella. In tutta questa storia gli unici sinceri per davvero, perché un semplice dualismo, sono stati i trans.
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