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sabato 25 febbraio 2023

mettere senso

Mia madre mi ha appena ricordato una frase che mi diceva sempre mia nonna preoccupata che a trent’anni non mi fossi ancora sposato: «Mitte sinse, ca l’anne i tine».

domenica 6 gennaio 2019

sentire

Le interviste (come ne leggo tante ultimamente) in cui si chiede a un poeta anziano cosa pensa della instapoetry mi ricordano sempre un dialogo surreale fra nonno e nipote che sentii una volta in pullman, in cui il nipote chiedeva al nonno, che da ragazzo era stato un puttaniere, nel senso che frequentava case chiuse, cosa pensava del porno in rete, e il nonno si agitava: "E che è? Io la femmina la devo sentire".

domenica 16 dicembre 2018

gli americani alle fogge di barnaba


Fra i pochi ricordi condivisi da mia nonna con noi bambini il più importante riguardava l’arrivo degli americani alle Fogge di Barnaba. Nonno era prigioniero in Albania e lei lo aspettava in quella loro casa in campagna, da cui si allontanava solo la domenica, a piedi, per raggiungere il paese per la messa. I soldati americani arrivarono in un gran polverone che toglieva il fiato e seccava la gola. Si fermarono davanti alla sua porta e in una lingua torbida, e a gesti, le chiesero dell’acqua, per poi riposare un poco sotto l’albero vicino alla pila delle bestie, prima di riprendere la marcia. Anni dopo mia nonna li ricordava ancora con gli occhi spalancati e la bocca che tremava. Era l’arrivo del futuro quello, annunciatole da quei soldati in una lingua tanto incomprensibile per lei quanto il latino della messa. In quella lingua oscura le dicevano di tenersi pronta, perché li seguiva un tempo nuovo e feroce che avrebbe divorato il suo tempo chiuso, miserabile e felice delle Fogge di Barnaba, quel tempo che presto l’avrebbe schiacciata al suolo. Mia nonna annuiva con gentilezza e un po’ di paura, ma non conosceva quella lingua, e per questo ci mise molti anni a capire le sventure che avrebbe portato.

lunedì 2 ottobre 2017

il silenzio

Stamattina in libreria, già pronto allo sciacallaggio editoriale che in genere si fa quando uno scrittore muore, chiedevo quante copie fossero già state ordinate per Cappello. Nessuna. Nessuno ha chiesto, nessuno ha scritto per proporre l'acquisto o nuovi rifornimenti. Cappello era grande, mi hanno detto, ma non quel tipo di personaggio che smuove le masse, che richiama all'acquisto. Se ne sta defilato, a voce piana, persino nella morte. Quel che intendo io per eleganza. Sempre oggi ricorre l'anniversario della morte di mia nonna. Mi accorgo come di quel giorno si mischino nella memoria solo colori. Le Verdi colline d'Africa, libro che leggevo, e il rosa del gelato preconfezionato alla fragola di cui mia nonna era golosa, che mangiucchiava in barba al diabete. Il cielo di un azzurro puro, profondo e ancora estivo ai primi di ottobre. Una sorta di sogno kitsch, insomma, anche nel lutto. Poi le grida di mio zio: mamà, mamà. E il silenzio attonito di mio padre che spezzava il suono.

domenica 14 maggio 2017

la parola «screato»

Oggi la meraviglia mi viene da mia nonna che parlando di una pianta di gerani mi dice che solo un fiore ha cimato, ma il resto della pianta è gelata, è «scriata», anzi meglio in dialetto: «jè scriéte». Credevo fosse una espressione tutta nostra, nata dalla fatica della terra: scriato, o screato, chi è venuto meno alla propria creazione. Invece controllo e ne trovo traccia nel Vocabolario della Crusca fin dalla sua prima edizione nel 1612. Screato, aggettivo non derivato da alcun verbo attivo: non si può screare qualcosa, si può soltanto essere o non essere screati da natura o destino. Varie le sfumature del suo significato. Screato: venuto meno, venuto a stento, di poca carne, lì dove l’idea non si è ancora fatta corpo in una donna e resta tutta concentrata come un seme nella costola sterile di Adamo.

domenica 26 giugno 2016

cugghijunère

Mia nonna definisce così Matteo Renzi quando lo vede in tv, e subito dopo aggiunge che è il ritratto sputato di quel lontano cugino che ha fatto i soldi in America, ma nessuno ha capito ancora come, perché quando leggevi le sue lettere a un certo punto ti perdevi e non sapevi più distinguere fra il vero e il falso delle sue chiacchiere di martinese.

mercoledì 7 agosto 2013

dal confino

Esce quest’anno il mio terzo libro di poesie, il primo pubblicato da me stesso medesimo, cosa che mi riempie di orgoglio ed entusiasmo. 
Titolo dell’opera: DAL CONFINO. In realtà è un libro che precede i primi due, essendo composto per lo più da testi scritti intorno ai miei 30 anni, quindi quasi sei anni fa. Lo tenevo nel cassetto da un po’, incerto se tirarlo fuori oppure no, e alla fine ha vinto la certezza che ne sarebbe venuto fuori un buon libro. Sulla copertina, rigorosamente senza titolo, campeggia una bella incisione delle mani di mio nonno (e ai miei nonni il libro è dedicato). Tutte le illustrazioni del volume sono dell’artista Linda Aquaro. Di seguito le note sul retro di copertina.

“Dal confino è il diario intimo ma scanzonato di un uomo al passaggio dei trent’anni, che non ha trovato un proprio posto nel mondo né una dimensione stabile per dirsi felice, e sospetta che mai li troverà. Si pone così in una zona di autodifesa, o “di confino”, in cui si tiene alla larga da tutto, e sta lì, meravigliosamente sospeso tra cinismo e candore, prendendo nota di quanto gli succede intorno nelle sue minute storie di provincia, ma senza mai intervenire, nella speranza, in questo modo, di riuscire a sfuggire alle grinfie della Storia, alle sue trappole perverse.” 

Prezzo 10 euro.

lunedì 17 giugno 2013

la morte dei nonni

Uno è morto di sera, sognando la pioggia che oscura e rinfresca l’estate, ma senza avere più sete.
L’altro nel suo letto ortopedico, col becco rivolto alla finestra e le tende chiuse. Com’era bello nell’abito scuro, elegante come da tempo non si vedeva.
Fuori la strada è tappezzata di manifesti, annunciano la fine di un’era senza importanza, una storia di uomini che portano con sé pochi oggetti riposti negli angoli della bara: il tagliaunghie, il rasoio, lo spazzolino da denti, il cappello e il fazzoletto intonati, il portafogli di pelle consunta, gli occhiali, il mazzo di carte da gioco. L’orologio fermo ad un’ora. Le sigarette messe da parte, per un ultimo tiro, otto anni prima.

venerdì 14 giugno 2013

l'aria

Il giorno in cui è morto mio nonno, lui era così grande che quasi non entrava nella cassa. Ci stava stretto con le spalle larghissime e toccava il fondo con la suola lucida delle scarpe, le sue grosse mani spingevano sui bordi per uscire. Sembrava goffo, come chi non si sente a suo agio col proprio destino mortale e se ne sta sull’attenti, aspettando un qualsiasi accidente che lo salvi dall’imbarazzo. Più di tutto, però, di lui spiccava il naso, con la sua gobba secolare e le narici storte a forza di annusare l’aria, lo vedevi ergersi oltre l’orizzonte immacolato della bara, come ad inseguire l’aroma denso di caffè, preparato per noi dai vicini nel primo mattino. Sarebbe stata la prima colazione che saltava dai tempi della guerra, e anche per questo, forse, ci teneva il muso e rifiutava di parlare con chiunque.

Nota. Con questo raccontino si conclude il piccolo romanzo a puntate sull’amicizia con mio nonno Antonio, venuto a mancare ieri, 13 giugno. L’ultima cosa che ha detto è stata: “Così è la vita”, poi è morto. Nei prossimi mesi mi piacerebbe raccogliere tutti i raccontini scritti intorno a lui negli ultimi due anni e pubblicare un libro in sua memoria e in memoria dell’altro mio nonno, Donato, morto cinque giorni prima, l’8 giugno, anticipando di pochissimo il suo amico.

martedì 14 maggio 2013

mattinata in ospedale

Una pigra mattinata in ospedale
in questo verde surreale che rinfranca
non un grido che turbi non una
emergenza. Attendiamo il nostro turno
per andare: radiologia poi di nuovo
nella stanza – fra i tuoi pari –
per essere smistati ad altro piano
risalire alla piena conoscenza del tuo male.

mercoledì 8 maggio 2013

ogni giorno al mio risveglio...

Ogni giorno al mio risveglio
ti svuoto la sacca dell’urina
ha il colore del mirtillo
e un retrogusto amaro di vita.

il grande segreto

Stasera sento in tv, per la prima volta, da Antonio Padellaro, che l’archivio segreto di Andreotti, tremilacinquecento faldoni, seicento metri di carta, contiene l’intero elenco delle raccomandazioni e dei favori richiestigli dal 1944 fino alla fine degli anni ’80. Da vero democristiano Andreotti accontentava tutti e si segnava ogni cosa, a buon rendere. Questa cosa mi sconvolge, lo ammetto.
Eccolo il grande segreto nascosto nel suo archivio, che ci svela come, nonostante tutti sapessero chi fosse (praticamente il Male), poi andavano lo stesso a chiedergli favori. “Tutte ‘na razze!” diceva mia nonna, parlando dell’umanità in genere. Ed è questo il punto: lo sapeva mia nonna e lo sapeva bene anche lui.
Poi certo, lui era mafioso, assassino, cinico, opportunista, un uomo del potere malato, ma gli altri? Quelli che ora gli danno addosso, e parlo soprattutto della generazione di mio padre? Quelli che sono?

domenica 5 maggio 2013

veglia

Se muori non porti con te la tua vita
né puoi lasciarla a chi resta
sparisce tutto di te e poi non torna
aspettiamo la fine stanotte a seconda
della forza del cuore.

Il tuo compare di là si lamenta
per il proprio tumore che scalcia
se potessi risucchiare il suo male
dare forza alle tue gambe marcite
direi nuovamente al tuo io
ormai incosciente cosa ho capito:

Non so niente di te né mai saprò niente
che conta – gli scarti irrefrenabili
del cuore taciuti per pudore –
e questo tuo vuoto è in me scavato
com’è la malattia nel tuo costato.

Ognuno ti è accanto coi suoi stracci
le macerie
coi suoi crucci che separano e fa i conti
ostinati col cuore
aspettiamo senza fare rumore
perché questo è la vita
e tu la lasci per sempre.

mercoledì 17 aprile 2013

come ogni anno

Lui dice d’essere stato un motore fuoriserie una volta e non il trabiccolo ch’è ora, e trema e vibra e sbuffa e gli sale e gli scende la voce mentre mi racconta la sua vita avventurosa, finché non gli rimbocco le coperte.
Lei ha piantato per lui un albero di susine sotto il balcone, da cogliere quando ti affacci. Me lo mostra con orgoglio, spiegandomi per l’ennesima volta le proprietà benefiche dei suoi frutti.
Poi d’estate, come ogni anno, i loro nipoti più piccoli e i bisnipoti giocheranno a rincorrersi e lanciarsi i frutti caduti come in guerra, e se lui potesse vederli si lamenterebbe dello spreco pieno di amarezza.