Visualizzazione post con etichetta risposta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta risposta. Mostra tutti i post

domenica 10 novembre 2024

se mi vuoi bene

Sarà l’autunno che rimescola le carte in tavola, ma ultimamente sta succedendo a molti di lasciarsi. Così è capitato di recente a una mia amica (e autrice) che, per compensare la perdita amorosa, ha cominciato a bere oltre misura. È una situazione per cui prima o poi siamo passati tutti, anche io, e la capisco bene. Ma ieri ha passato il colmo, infatti andando al cesso per liberarsi è inciampata, è crollata per terra e crollando si è spaccata la faccia contro lo spigolo del water. Mentre era al Pronto Soccorso per farsi visitare, col naso che sanguinava sui vestiti, ha cominciato a rimuginare sulla sua vita e su come si sente patetica, e ha avuto la necessità di chiamarmi per chiedermi se per caso avevo letto le poesie che mi aveva mandato mercoledì scorso, perché aveva bisogno di sentirsi dire qualcosa di buono per riacquistare autostima, tipo le poesie sono belle e ti pubblico l’anno prossimo. Si vede che non era serata, le ho risposto, perché proprio ieri sera, io che in genere esco poco e nulla, proprio ieri sera ero a cena con amici e non ho risposto al telefono. Non ho nemmeno letto le poesie. Così oggi la mia amica ha passato la giornata a lamentarsi con me, in lunghissimi vocali che ho ascoltato per autopunirmi, del fatto che non sono più l’amico di una volta. – Pochi anni fa mi avresti risposto a qualsiasi ora del giorno e della notte! – Pochi anni fa ti rispondevo perché volevo venire a letto con te! – Lillo, smettila, questa non è una giustificazione! Se mi vuoi bene, dimmi solamente cose belle!


due campagne d'aiuto

È a suo modo educativo mettere a confronto due diverse campagne di richiesta donazioni per due tragedie umanitarie in corso e vedere come vengono commentate dal pubblico italiano. Nemmeno due mesi fa, a settembre, venne lanciata una campagna a favore del Sudan colpito dal colera oltre che da una feroce guerra civile. I commenti italiani alla campagna sui social andavano da “Chiedeteli a Zelensky” a “Chiedeteli alla Meloni”, altri se la cavavano col solito “Ci abbiamo già i problemi nostri” fino al massimo di “Ora portatelo in Italia, mi raccomando”, sottinteso: il colera. Non ho letto nessuno, non un solo commento che dicesse: “Il mio cuore è con voi”. Oggi ho visto, invece, la campagna per richiesta di aiuti a Gaza. Non un solo commento cattivo, non una battuta sarcastica, più di uno scriveva: “È un anno che vi dedico il mio 5 per mille”, tantissimi i “Coraggio siamo con voi!” e persino qualcuno che scriveva “Speriamo che la vittoria di Trump vi possa aiutare!”, nonostante sia abbastanza evidente che Trump abbia maggiore simpatia per la parte avversaria.

domenica 19 gennaio 2020

la risposta di uno scrittore respinto

La vanità intellettuale che si mischia ai fatti di cuore è sempre stata una bella gatta da pelare, specie se dall’altra parte c’è qualcuno che ti interessa più sul piano artistico che amoroso, ma non sai bene come dirlo o, peggio, confondi tu stesso/a le acque fino al punto che si intorbidano. Successe, ad esempio, alla contessa bolognese Teresa Carniani Malvezzi, colta e bellissima quarantenne, appassionata lettrice e autrice di un poemetto di cui oggi non ricorda più nessuno, di cui si era invaghito nell’estate del 1826 il nostro Giacomino Leopardi, che all’epoca aveva circa dodici anni meno di lei e lavorava per l’editore Stella di Milano. Leopardi, dopo una iniziale profonda complicità – la quale scatenò le gelosie del marito di lei – venne rifiutato con severità: le sue visite la annoiavano, gli disse. La storia venne presto trascinata nel pettegolezzo (con lui che al solito ci faceva la figura del fesso), tanto che la contessa tagliò tutti i ponti, persino epistolari. Il silenzio durò più di sei mesi. Poi, però, la contessa pubblica, nel 1827, il libro a cui stava lavorando e ne invia una copia a Leopardi, al cui giudizio critico tiene moltissimo; ma, per evitare fraintendimenti, gli manda il libro senza un biglietto, né una dedica, nulla, tanto da fargli pensare che l’unica cosa rimasta a lei, di lui, è l’indirizzo. Leopardi allora che fa? Risponde. Risponde, con ironia e garbo, quello che qualsiasi scrittore respinto vorrebbe dire quando gli capitano storie così, ma non sempre trova la giusta nota per farlo, e le scrive, pungendola nell’orgoglio: «…Perciò non vi dirò nulla del vostro libro, dove io ammiro la sobrietà e il buon giudizio della prefazione…» e chiude il biglietto con una modernissima frasetta inglese che a me, personalmente, ha ricordato l’ultima riga dell’ultima lettera che Montale scriverà a Irma Brandeis un secolo più tardi: «Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi your most faithful friend, or servant, or both, or what you like». Ciao.


Nota. Il corsivo utilizzato per evidenziare le frasi dello scritto di Leopardi è opera mia.

martedì 14 gennaio 2020

non scherziamo

Un autore mi manda il suo manoscritto in lettura. Io gli scrivo come faccio con tutti: Guarda, non è per cattiveria, ma ci arriva davvero un sacco di roba, per cui rispondiamo solo se siamo interessanti, se entro quattro mesi non ti rispondiamo vuol dire che non ti pubblichiamo. Lui, dopo quattro mesi esatti, mi chiama al telefono e mi fa: Insomma, non scherziamo, si può sapere quando mi rispondi?