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venerdì 16 agosto 2024

le storie di ieri

Ieri, al concerto di Nada, il momento più commovente me lo hanno offerto tre donne che mi stavano alle spalle chiacchierando del più e del meno e dopo mezz’ora che Nada aveva cantato tutta una serie di canzoni che quasi nessuno conosceva, invocavano a gran voce “Vogliamo Amore disperato!”. Quando Nada ha deciso di accontentarle e ha fatto una dietro l’altra “Ma che freddo fa” e “Amore disperato” la temperatura piazza si è alzata così come tutti i telefoni per farle un video, e anche le tre donne, finalmente attente, mi sono sgusciate davanti sollevando il loro smartphone con gli altri, ballando e cantando le parole che finalmente sapevano. Dietro si portavano i figli, e quando uno di loro ha cominciato a tirare la gonna della madre perché voleva dell’acqua, la mamma si è girata e gli ha detto: “Non rompere il cazzo che sto facendo la storia!”. Dopo “Amore disperato” Nada si è messa a cantare un’altra di quelle canzoni che non conoscevano. Una delle mamme ha detto “Ce n’è una terza bella che ha fatto”, ma Nada non le ha tenute contente. “Andiamoci a fare un panino” ha proposto. Così se ne sono andate e finalmente c’è stato un po’ di silenzio. A quel punto Nada, quasi per dispetto, ha cantato “Ti stringerò” (la sua terza canzone famosa), e una di loro è tornata di corsa per fare una storia per tutte. In una mano stringeva il telefono e nell’altra il panino.

venerdì 15 marzo 2024

amica al telefono

 Amica che non si fa sentire mai, se non quando si lascia con qualcuno per farsi consolare, mi chiama all’improvviso dopo mesi. – Oddio, ti sei lasciata! – Ma perché pensi sempre questo di me, sempre questi luoghi comuni! Siamo amici o no? E se una persona è tua amica non può volerti chiamare solo per salutarti e sapere come stai? Basta Lì, sempre con questo tono giudicante, mi offendi! – Ok. Scusami, scusami… Allora va bene, come stai? Come va? – Oddio Lì, va tutto male, mi sto lasciando! E io vengo da te perché ho bisogno delle parole di un amico, e tu mi fai capire che sono prevedibile e scontata! Invece di consolarmi peggiori la situazione! – Adesso non esageriamo, non ho mai usato la parola “scontata”. Va be’, c’è qualcosa che posso fare per non peggiorare la situazione? – Basta che adesso non mi fai una battuta sulle tette o mi chiedi se ho il ciclo, non lo sopporterei! – Ma perché, ce l’hai? – Oddio, Lì. Sbuffa. Chiude il telefono.

sabato 9 dicembre 2023

nuove statistiche sul tempo dei lettori

Ieri leggevo una statistica entusiastica da Il Libraio dove si dice che è in aumento il numero dei lettori in Italia. C'è però una certa preoccupazione perché il tempo medio dedicato alla lettura diminusce e facendo una media fra tutti arriva a poco più di due ore a settimana. In sostanza, sono 100 ore all'anno, che divise per le canoniche 8 ore di lavoro sono due settimane scarse all'anno. Non so come abbiamo fatto, ma anche il mondo del libro ormai riflette le tempistiche e i modi del mondo del lavoro in Italia, dove per i sondaggi TV e la politica i lavoratori aumentano, ma nei fatti solo con contratti stagionali, o part time, da stagista o con contratto a tempo determinato (i canonici tre mesi senza conferma), quando non sono in nero. Si sostituisce la mancanza di qualità della prestazione con l'euforia per la quantità, che in questo caso è talmente risicata che mi verrebbe da dire che due ore a settimana sono la somma delle volte che un tempo si dedicava alla lettura durante la defecatio quotidiana, quando sul cesso ci si portava un libro, ben sapendo che oggi in bagno ci si porta il telefono (e spesso soltanto per farsi i selfie).

lunedì 4 dicembre 2023

tempi di risposta

Autore che, non fidandosi dei miei tempi di risposta, mi chiama al telefono e mi dice: Antonio, scusami, hai cinque minuti da dedicarmi? – Certo, ma per cosa? – Non ti preoccupare, chiudi solo gli occhi. – Poi attacca a leggermi al telefono, per i successivi venti minuti, la sua intera raccolta di poesie. Tutta, dall'inizio alla fine, a velocità sostenuta per non farmi perdere tempo. – Io non so che dire, chiudere il telefono mi pare brutto, e siccome legge come un treno non riesco a infilarmi fra le parole per stopparlo. – Allora, cosa ne pensi? mi chiede quando finisce. – In verità, confesso, mi sono perso intorno alla terza poesia. – Eh ci credo, il mio è un linguaggio denso. Ma visto che l’hai ascoltata tutta, sono sicuro che ti piace.

sabato 1 aprile 2023

telefono vs intelligenza artificiale

Di fronte alle polemiche di questi giorni su chi parla con le intelligenze artificiali mi viene da pensare che in fondo io sono cresciuto in un’epoca in cui non c’erano nemmeno i cellulari e si chiamavano al fisso di casa le ragazze che ti piacevano dai telefoni a gettoni. Mi sono ricordato quella volta che a quindici anni chiamai una che mi piaceva e mi rispose sua madre dicendo che era non c’era trippa per gatti ed era meglio se giravo al largo. E mi sono chiesto se – meraviglie della tecnologia a parte – c’è così tanta differenza se quando chiami una che ti piace a dirti di girare al largo è una intelligenza artificiale, la sua amica impicciona o una madre ostile.

sabato 18 marzo 2023

staccare gli italiani dal telefono

Ho letto adesso che tutte le date italiane dei concerti di Bob Dylan sono andate esaurite. I concerti di Dylan sono a pagamento: circa 140 euro a persona. Non solo, Dylan impone al pubblico di non usare il telefono durante il concerto, e di pagare a spese loro gli speciali sacchetti in cui chiudere e custodire i telefoni censurati: 5 euro a sacchetto. Siccome Dylan non è Lady Gaga, ma nemmeno i Maneskin, per me questa è la riprova di ciò che ho sempre pensato, che quando il pubblico piange miseria per comprare un cazzo di libro a 12 euro sta spudoratamente mentendo. E che se si vuole, in nome della cultura, si può fare anche questa cosa che sembra davvero impossibile per gli spettatori italiani: staccarli per due ore dal loro telefono e fargli sganciare soldi per farlo, proprio come quando vanno in terapia.

giovedì 17 novembre 2022

dissociazione

Sono talmente dissociato che prima, quando ha suonato il telefono svegliandomi, la prima cosa che ho pensato è stata: Ecco che sono morto e mi avvisano per dirmi che stanno venendo a prendermi. — Invece era il barbiere che chiamava per spostare l'appuntamento. — Quale appuntamento? Sono dieci anni che non vengo da te. — Infatti ha sbagliato persona e chiamava mio cugino che porta il mio stesso nome.

giovedì 11 agosto 2022

telefono

Tutti che si raccomandano, oh riposati, spegni il telefono! Spengo il telefono per tre ore. Lo riaccendo. Mi hanno cercato in dieci. Uno si inquieta, dov’eri finito? Eh, ho spento il telefono. Ma proprio oggi dovevi andare in vacanza? – Aspetterò ferragosto.

sabato 6 agosto 2022

segretaria

Che strano – osserva l’autore che mi ha chiamato già due volte per informarsi sulle modalità di invio – col mio vecchio editore mi rispondeva sempre la segretaria. Non mi dispiace che nel suo caso mi risponda direttamente l’editore, però mi dà una strana sensazione, la segretaria creava distanza, ma dava importanza alla chiamata… – Se preferisce, gli rispondo, la prossima volta che mi chiama le faccio la voce da donna e le dico che sono occupato…

sabato 19 marzo 2022

quando l’ignoranza regna somara

“Ma se l’Ucraina è così tanto democratica – mi scrive uno molto furbo – perché hanno vietato il Partito Comunista?” Gli rispondo che anche Brodskij, che era russo, odiava i Comunisti perché da loro era stato perseguitato ed esiliato, anzi se c’era una cosa che trovava rivoltante del nostro Paese – lui che lo amava tanto – è proprio che l’Italia avesse un Partito Comunista fra i più attivi d’Europa. Non riusciva ad accettare quella che ai suoi occhi era una contraddizione fra bellezza e barbarie. “Ma sei sicuro – mi chiede il molto furbo – che non sia una fake news? Che ne sai tu di chi c’è dietro a questo Brodskij?” Ecco, questo è il punto in cui non ce la posso fare, non so più che rispondere. Come glielo spieghi a uno che non ha mai letto un libro chi era Iosif Brodskij, poeta, morto nel 1996 e sepolto a Venezia? Come glielo fai capire se nemmeno gli interessa saperlo perso com’è nelle sue trame geopolitiche? Circa un mese fa, quando è scoppiato questo conflitto c’era gente benintenzionata che scriveva: “Prima di sparare a zero su tutto, informatevi”. Ma a chi lo dicevano? Al popolo più analfabeta d’Europa, quello che nelle classifiche dei lettori è all’ultimo posto del continente e al primo fra i consumatori di telefonia mobile? Ci lamentiamo della propaganda russa o americana e non ci accorgiamo che noi siamo le vittime perfette di qualsiasi propaganda, perché abbiamo un solo canale di conoscenza del mondo: lo smartphone, e chi controlla i social controlla tutti. Tolti quelli, nel paese tanto amato da Brodskij, resta il nulla, il medioevo, il Vaticano (con buona pace di Papa Francesco che a modo suo ci prova a rinnovarlo ma è una partita persa in partenza perché il Vaticano siamo noi che pontifichiamo su tutto, dall’alto della nostra superiorità cacata dal Cielo).

venerdì 4 febbraio 2022

la mossa

Antonio caro, mi dice un autore al telefono, sei stato molto gentile, ma ti chiamo per dirti che c'è una casa editrice che mi ha fatto una proposta interessante e penso di accettare.
Quando sento il nome della casa editrice chiudo gli occhi e domando: Quanto ti hanno chiesto, 2500?
No, 2000, perché il mercato è in crisi e allora vengono incontro all'autore.
Figurati se non ti venivano incontro. E tu che fai, firmi?
Beh, mi dispiace un po', ma ho quasi trent'anni e ancora non ho pubblicato un solo libro. Devo darmi una mossa.

venerdì 28 gennaio 2022

è urgente

Uno che mi scrive Lillo rispondimi, Lillo rispondimi, Lillo rispondimi, Lillo rispondimi, è urgente. È urgente. È urgente. E va avanti così dalle 21 alle 23. Alla fine gli rispondo: Che c'è? E lui: volevo sapere se ti posso chiamare domani mattina, sul tardi. Ma cazzo, mi arrabbio, chiamami direttamente domani. E lui: Non volevo disturbare, che tu sei sempre occupato. È finita che un altro poco mi sono scusato io.

martedì 12 ottobre 2021

dall'altra parte

Ogni giorno c’è qualcuno che mi chiama da un numero inesistente. Lo so perché ogni tanto, come un gioco, provo a richiamare e la voce registrata mi dà sempre l’identica risposta: il numero chiamato è inesistente. Chissà se pure chi mi chiama è inesistente quanto il numero che usa. E se sono inesistente anch’io, dall’altra parte, che ricevo la chiamata e non rispondo.

domenica 25 aprile 2021

il pirata

Ricevo un messaggio vocale da un numero che non conosco, intorno alle 11. «Buongiorno Lino, ciao, come stai prima di ogni cosa? Eeeeh, sono tornato avantieri mattina nella nottata, eh purtroppo abbiamo fatto un viaggio mezzo disastrato, ci siamo salvati per miracolo perché avevamo Antonio il meccanico insieme… (Voci confuse dietro) …mo’ non mi sto a dilungare sul fatto, praticamente abbiamo preso un alternatore nuovo da Leuci a Cisternino, eeeeeh, il meccanico abbisogna… siccome c’ha una… è una Dyane 6, eeeeh ha adattato un alternatore nuovo, e deve fare un taglio, semplicemente, gli servirebbe il laboratorio tuo, col fleks, che viene con l’alternatore nuovo, gli toglie un pezzettino che lo adatta al mezzo, tutto qua… e poi, e poi, se c’hai un trapano con la punta da… da…? (Seconda voce dietro: una da 5 e l’altra da 10) …una da 5 e l’altra da 10, per il ferro, giusto? (Seconda voce: Sì) …per il ferro. Se possiamo venire direttamente al laboratorio, ci dai un appuntamento… (Seconda voce: Se non c’ha le punte, eh, le compro io, e il disco del fleks, a me m’interessa solo che c’hai il trapano e il fleks quello piccolino) Eh quindi… (Seconda voce: Ci conosciamo Lino! Mo’ non ti ricordi, quando ci vediamo ti farò ricordare io…) …Sì, lui è il papà di Cinzia che venne con il fachiro al tempo con Monica, se ti ricordi, venti anni fa e più, era qui, e quindi rimane sempre lui il meccanico e, e… oltre che musicista ovviamente come primo mestiere, lui per passione rimane il meccanico perché è nato dentro la meccanica… Comunque, se mi fai sapere, così noi ci orientiamo, se puoi ci diamo l’appuntamento nel pomeriggio o domani con calma al tuo laboratorio e facciamo questo fatto, mandaci notizie. Ciao, e a presto… Domani facciamo anche una piccola festicciola con soprattutto un cerchio per capire che cosa dobbiamo fare a Castelluccio. Ciao ciao… (Seconda voce: Ciaooo) …buona giornata!».
Rispondo: Ma è un messaggio vero o uno scherzo? Mi arriva un nuovo vocale intorno alle 13. «Pronto? Lino no, non è uno scherzo, perché mai dovrebbe essere uno scherzo? E se no non ti avrei proprio disturbato al massimo ti avrei solo salutato così, e invitato domani con calma a venire come al solito… eeeeh sono il pirata e certamente ancora non hai capito, e sì sto col telefono di un amico perché il mio è quasi morto, eeeeh niente non è uno scherzo, se puoi dirmi nei dettagli come possiamo fare a venire al tuo laboratorio, sempre se è possibile, è perché c’è Antonio che tu lo conosci bene, te l’ho già detto nel messaggio prima, ciao, dal pirata e da tutti noi, c’è Ciccio il poeta, Antonio, e Ciccio di Poggiomarino, ciao e scusami eh, ma fammi sapere però…».
Rispondo: Non ho capito sinceramente chi siete. Io fra l’altro sono Lillo, e non Lino, e non ho un laboratorio, ho uno studio, di una casa editrice, perché sono un editore, però se hai detto che ci conosciamo mi fido. Se volete ci possiamo vedere domani, intorno alle 16. Io ho lo studio a Locorotondo, nella piazza vicino all’ospedale, ci vediamo lì, ci prendiamo un caffè, e anche se non ho né il trapano né il fleks, vedo che posso fare per darvi una mano.

giovedì 18 febbraio 2021

ansia

Pronto, parlo con Pietre Vive, sì?
Sì, sono io, dica.
Salve, sono *** le ho mandato un manoscritto lunedì scorso.
Ah sì, certo, mi ricordo di lei.
Si ricorda di me? Bene, è un buon segno!
Mi ha chiamato anche lunedì! Mi dica.
Sì, ecco, magari è un po’ presto, ma volevo sapere se c’erano novità.
Assolutamente no, mi deve dare il tempo di leggere.
Sì, ma ho sperato che magari nel frattempo avesse dato un’occhiata.
Senta, non voglio essere cattivo, ma le ho detto come funziona, non mi deve chiamare, se la ricontatto io è per una proposta, altrimenti il silenzio è da considerarsi come un rifiuto.
No, questo lo so, ma deve capire, questo silenzio mi crea un sacco di ansia!
Non so come aiutarla.
Sì, senta, lei è tanto gentile, me lo fa un piacere? La posso richiamare ogni tanto, sì? Così parliamo un po’ e mi passa l’ansia…

lunedì 15 febbraio 2021

volevo sapere

Pronto? Parlo con Pietre Vive, sì? Vi chiamo perché volevo capire quali sono le vostre condizioni. No, perché dal sito non è chiaro. Sì, certo, volevo sapere, se pubblico il mio libro con voi che mi date?

domenica 14 febbraio 2021

cercasi luca disperatamente

Squilla il telefono.
Pronto, parlo con Luca di Pietre Vive?
No, sono Antonio Lillo.
Ah, ma lo conosce o no, Luca?
Io un Luca lo conosco, ma dipende se è lo stesso Luca che sta cercando lei.
Senta, se vede Luca, gli può dire di rispondermi al telefono quando lo chiamo? Gli dica di rispondermi, ha capito? Guardi che è urgente! Glielo dica subito.
Sì, ho capito, appena sento Luca, se è la persona che sta cercando lei, glielo dico. Ma prima mi deve dire con chi sto parlando, e perché lo vuole.
Io non le dico proprio nulla. Tanto lo sa già. La finisca di fare finta! Lo sappiamo tutti e due che Luca è lei! Si vergogni!
Ma mi sta coglionando? Io sono Antonio Lillo di Pietre Vive Editore, non sono Luca. Lei, invece, chi cazzo è?
Si vergogni! Si vergogni!
Chiude.

mercoledì 11 novembre 2020

il riccio

Stasera, appena fatto buio, ho scoperto che c'è un nuovo ospite in giardino. È un piccolo riccio rossastro che si è rifugiato qui e adesso si sta mangiando un piattino di pasta. Qui intorno è ancora campagna, e così ogni tanto se ne ferma qualcuno prima di riprendere i suoi giri. Così, visto che è arrivato oggi, ho pensato di chiamarlo Carlo. Ieri, leggendo i tanti post che gli hanno dedicato, ho visto che molti lo descrivevano come una persona discreta. Forse perché non alzava la voce ed era capace di grandi silenzi. Ma io personalmente ho un’altra esperienza di lui, di uno che coltivasse l’apertura. La prima volta che ci ho parlato, gli avevo appena scritto una mail, mi ha chiamato dopo nemmeno mezz’ora al telefono e abbiamo parlato. Io dalla Puglia e lui da Roma. Abbiamo parlato di poesia e di lavoro, non ho mai scritto una sola poesia sul lavoro mi ha detto, ma come se fosse una cosa a cui non aveva pensato. Ma soprattutto abbiamo parlato della situazione degli immigrati nel mondo, un argomento che invece aveva a cuore, tutta questa gente che cerca un posto dove vivere e i profondi problemi che deve affrontare per arrivarci. Non faceva più politica, diceva, ma aveva una visione politica del mondo. E questa politica cominciava appunto da loro. E da cosa potevamo fare noi per loro. Citandomi una sua poesia, mi ha detto: E noi che scriviamo poesie, cosa possiamo fare? Io non lo so. Ma la poesia serve proprio a questo, a dirsi E noi cosa possiamo fare? Io non lo so, ma per stasera ho accolto un riccio, ed è un inizio.

mercoledì 8 gennaio 2020

il mio pensiero sessista

C'è stato un momento oggi, fra le 10.00 e le 12.00, che mi sono ritrovato in contemporanea 5 autori in chat o al telefono, tutti che mi chiedevano attenzione o con cui dovevo incastrare delle date per delle presentazioni, e un'amica che a sua volta mi doveva parlare di una cosa sua, e il medico che mi doveva dire per un appuntamento, e nel frattempo ero in banca con la direttrice della rivista che pubblichiamo per un finanziamento, e subito dopo sono dovuto scappare in posta a fare le spedizioni del giorno, prima di fare la spesa. C'è stato un momento che mi è successo tutto questo e ho pensato che il telefono è un oggetto infernale, ma ho cercato di fare quello che potevo per dare qualcosa a tutti, e in quel momento mi sono sentito come un funambolo sulla corda. E guardandomi intorno ho pensato che io non so davvero come fanno le donne a destreggiarsi in queste situazioni. Ma poi ho capito che è anche questo, a suo modo, un pensiero sessista, perchè le donne fanno un gran casino anche loro, o vanno nel panico come tutti, però sono più brave a far vedere che hanno tutto sotto controllo, così non vai nel panico anche tu.

venerdì 15 novembre 2019

spia

Oggi, per chiamate di lavoro, ho passato cinque ore al telefono. Non avevo nemmeno finito il giro di chiamate, quando a un certo punto mi ha ceduto l'orecchio. Ha cominciato a fischiarmi come una spia accesa, e ha continuato così per un bel pezzo.