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martedì 27 agosto 2024

testimonianza

Esce oggi per Ponte alle Grazie Accorgersi di essere vivi di Franco Arminio. Io da quando ne ho letto il titolo/slogan non riesco a smettere di metterlo a confronto, come possibile risposta, a Far finta di essere sani di Giorgio Gaber. I due estremi di ciò che siamo: da una parte la ricerca spasmodica di quei rari momenti emozionali in cui ci accorgiamo di essere vivi mentre facciamo finta di essere sani; e dall'altra, siccome in noi prevale la malattia, l'abitudine, invece di gustarceli fino in fondo, di fotografarli e postarli come rappresentazione ad uso degli altri del fatto che viviamo. La nostra vita appena vissuta ridotta a testimonianza postuma.

sabato 1 giugno 2024

salute

Incontro dopo mesi il mio amico Michele. Gli dico: Michele ti trovo benissimo, sei ringiovanito, hai perso peso, i capelli sono tornati neri! Che cacchio hai fatto? – Michele mi sorride tipo quello della pubblicità e mi rivela il suo segreto: Mi sono tolto la partita Iva. Tutto in una volta mi è passata la cervicale, il reflusso, la tendinite al polso e pure l'insonnia! Dormo benissimo adesso. – Un vero toccasana.

venerdì 26 aprile 2024

il sale

In fila in Tabaccheria sono l'unico che sta comprando del sale. Gli altri o prendono sigarette o giocano oppure fanno la ricarica al telefono. Un mio amico entra mi guarda e fa: Ancora il sale usi?! Non lo sai che fa male? – Poi si gira e ordina un pacchetto di Merit blu.

mercoledì 20 marzo 2024

l'odore della poesia

«Poesia viene da pus» scrive Magrelli in Exfanzia, «poetare-suppurare-suppoetare», e a me viene da pensare, per associazione, a Filottete, l’arciere greco protagonista di una tragedia di Sofocle che viene abbandonato su un’isola deserta da Ulisse, mentre sono diretti a Troia, perché ha una gamba in cancrena che emana dalla ferita purulenta un odore orribile, un odore di morte in vita insopportabile; e che poi dieci anni dopo Ulisse stesso andrà a recuperare perché una profezia rivela che senza di lui e senza il suo arco infallibile la guerra di Troia non potrà essere vinta. Facile immaginarsi, a questo punto, come Ulisse, l’astuto Ulisse, sia il mercato editoriale teso alla conquista della città nemica (la letteratura) in cui è custodita la bellezza (Elena), e Filottete malmesso e zoppicante, ma pur sempre quello con la mira più lunga, sia la poesia abbandonata al suo destino mortale perché considerata inutile alla guerra. Eppure i presagi sono chiari, non c’è vittoria senza poesia, e allora bisogna tornare indietro, riprendere i rapporti, scusarsi, patteggiare, lusingarlo, ingannare se occorre l’orgoglio offeso del ferito, almeno stando a Sofocle. E sopportarne soprattutto l’odore mefitico, l'odore della poesia.

mercoledì 3 gennaio 2024

esempi

Faccio alcuni esempi degli ultimi giorni. Mio cugino, che lavora a Roma, ha un incidente con la moto, va al Pronto Soccorso e gli fanno fare quasi otto ore di sala d’aspetto: non era ovviamente un codice rosso, ma otto ore è una giornata di lavoro, non c’è nulla di “pronto” in questo. Un’amica di mia madre ha la figlia che si sente male, la mette in macchina, la porta su consiglio medico nell’ospedale di Monopoli (sull’Adriatico), dove però scopre che non c’è posto, e da lì comincia un girotondo fra vari ospedali dei dintorni, per trovare il primo ospedale “libero” a Taranto (sullo Ionio). Indico i mari perché ci trovo qualcosa di simbolico in questo attraversare la regione da costa a costa alla ricerca di un ospedale. Una mia amica, con cui parlavo l’altra sera, mi raccontava l’identica trafila burocratica e snervante che ho vissuto anch’io, come tanti altri, per ottenere quei servizi a cui suo padre con l’Alzheimer avrebbe semplicemente diritto. E un’altra amica, ieri, mi raccontava di suo padre, morto sotto i ferri per degli errori medici. Tutto questo nel Centro-Sud, dove uno può dire è un problema nostro di terroni. Ma sempre ieri leggevo un post dell’AISLA dove si diceva che la giunta della Regione Lombardia – dove invece sono all’avanguardia – sotto le feste di Natale ha votato all’unanimità per il taglio dei fondi per i Caregiver, che sono quelle persone che stanno h.24 coi malati affetti da grave o gravissima patologia, fino anche ad annullare se stesse. Come al solito, per arrivare all’eccellenza, si taglia sul pubblico per favorire il privato e chi se lo può permettere. Non ho mai creduto a quella stronzata che ne usciremo migliori, ma pensavo che data la batosta avuta col Covid, avremmo riorganizzato tutto il settore della Salute pubblica che è ai piedi di Cristo. Pensando a un domani! Invece nulla, mi pare che vada sempre peggio e peggio, con una popolazione che invecchia e non fa più figli e al domani non ci pensa proprio. Io, che di figli non ne ho e al dunque sarò solo come un cane, mi guardo intorno e penso che mi stanno scavando la fossa.

mercoledì 6 dicembre 2023

il primo passo

Ieri, dopo una lunga pausa in cui mi sono molto trascurato, ho fatto i primi esami medici dopo due anni. Subito gli amici poeti intervengono. Uno mi manda una poesia di Angelo Maria Ripellino, di cui si festeggia in questi giorni il centenario, in cui il poeta dice di avere fede nella sua urina che lo rasserena quando non è “verde pastello” ma splende invece “timida come una bambina”; un altro mi rilancia una poesia di Beatrice Zerbini, che ha qualche anno meno di me, in cui lei si augura che “a pagina due / delle tue / analisi del sangue / vada tutto bene”. Ecco io le leggo, leggo i risultati delle mie analisi e penso che la mia generazione ancora non ha perso, ma di sicuro il primo passo verso la geriatria l’ha messo.

martedì 28 novembre 2023

equilibrio

Dicono che sulla lunga distanza il lavoro che fai ti rende, se non in denaro, altre piccole soddisfazioni che danno gusto alla vita. A me finora ha portato soltanto calcoli dovunque (da reni a cistifellea sono pieno zeppo di pietre che ogni tanto si fanno sentire, le favolose pietre vive) e ipertensione che prima o poi mi regalerà il primo infarto, e che tengo a bada non mangiando, non bevendo, uscendo soltanto per lunghe passeggiate o scendere nell'orto, non accoppiandomi, non facendo un cacchio di socialmente rilevante, tanto che ho il modus vivendi di un monaco zen. Ieri un amico mi diceva: Hai praticamente una vita perfetta, non guadagni un soldo, ma non hai nemmeno spese.

lunedì 21 agosto 2023

ferie

Oggi una signora in ospedale, che trascinava fra i piani suo marito paralizzato dalla scorsa primavera da un male incurabile, gridava a gran voce che in due mesi non è riuscita a parlare con lo specialista che dovrebbe seguirlo, perché sono due mesi che le dicono che lo specialista è andato in ferie. – Ma la sua malattia non va in ferie, gridava a voce alta nei corridoi, la malattia non va in ferie! – E mentre andava su e giù cercando un sostituto per farsi aiutare, spingeva il corpo dell’uomo rigido sulla carrozzina con la bocca spalancata e muta e gli occhi spalancati in avanti e pieni di paura. Allora lei ogni tanto allungava la mano e lo accarezzava sull'orecchio per fargli sapere che c’era.

venerdì 28 luglio 2023

la spada di damocle

 Ieri una donna con qualche anno meno di me mi ha detto che non si abitua al contrasto fra il mio viso da cinquantenne e il corpo da liceale. Abbiamo bevuto spritz (cosa che in effetti non potrei più fare) per metterci alla prova ed è venuto fuori che il mio corpo sembrerà pure da liceale ma dentro va per gli ottanta, con tutte le ripicche i bruciori e i contorcimenti del caso quando beviamo, mentre lei che diceva di non avere nemmeno fame ha continuato la serata mangiando panzerotti come se non ci fosse un domani. La spada di Damocle, insomma, pende su di me.

venerdì 21 luglio 2023

orgasmo

Ormai è diventata una consuetudine sentirmi dire, ogni volta che incontro qualcuno: "Antò, stai bene? Sei dimagrito ancora!" Io allora, per variare sul solito trito e ritrito bollettino sulla mia salute, amo dire che ho cominciato a praticare quel famoso apologo di Woody Allen dove mi sto lentamente restrigendo fino a scomparire in un orgasmo. Mi sono già immaginato la scena con un gran botto finale fra le case, come un sacchetto di carta che viene fatto esplodere fra le mani di un burlone e poi la scia che guizza sopra il campanile e una pioggia sottile che ricade dolcemente sul paese.

domenica 12 marzo 2023

malattia

Ieri parlavo con un Anna, un'amica che ha avuto problemi molto simili ai miei, e parlando con lei mi è venuto in mente quando alcuni mesi fa avevo preso la decisione di chiudere o mettere da parte il progetto editoriale per dedicarmi a qualcosa di nuovo che mi ridesse un po’ di entusiasmo e che non mi creasse sempre affanni economici che mi fanno spesso sentire come un trampoliere con le vertigini. Poi mio padre si è ammalato e non avendo più tempo libero ed energie da dedicare ad altro ho lasciato perdere e fra alti e bassi sono rimasto dov’ero, abbassando il tiro in base alle mie possibilità. L’attività editoriale ha cominciato così per me a sovrapporsi all’idea di un corpo malato: editoria e malattia coincidono nella mia vita, hanno lo stesso peso, ed ecco che spesso mi sento come Zeno Cosini, uno che non potendo curare il corpo lo racconta nelle sue devianze con tutta l’ironia di cui è capace, nell’attesa della grande esplosione che distruggendolo darà la possibilità alla vita di ripresentarsi sul terreno bruciato. Il bello, pensavo ieri, è che tutto questo non è necessariamente la verità sull’editoria, ma solo una sua piccola parte, la mia storia in mezzo alle altre. Altri ancora avranno storie completamente diverse da raccontare in cui vincono la salute e la vita. Persone come Giovanni Turi o Elena Zuccaccia che conosco da prima ancora che diventassero editori e nelle cui storie vedo spesso delle varianti alla mia, o come Andrea Cati che è diventato papà di recente, e soprattutto Alessandro Canzian che ha creato la Samuele Editore quando è nato suo figlio Samuele e in quel caso la casa editrice e il figlio hanno lo stesso nome, coincidono, e quella che emerge è l’idea di un corpo solo e vitale che possa superare il padre. In questo un po’ li invidio, perché non avendo figli né eredi a un certo punto tutto ciò che ho fatto finirà con me, un po’ come è successo a Fabrizio Bianchi che per fortuna aveva dei buoni amici che ancora se lo ricordano. Non è una cosa scontata. E infatti, come mi diceva ieri Anna, una volta che sarà finita la malattia tutto ciò che ti rimarrà saranno gli amici. Aggràppati a loro.

martedì 21 febbraio 2023

stabilità

Oggi pensavo a questa circostanza per cui ogni volta che esco di casa e incontro un vicino o mi chiamano per chiedermi come va, la prima cosa che rispondo – perché so a cosa alludono – è: “È stabile”. Ci penso e trovo strana, addirittura buffa, questa sorta di contraddizione per cui la parola che più ripeto in questo periodo, stabilità, è anche quella che più mi manca in assoluto.

mercoledì 7 settembre 2022

farmacia ospedaliera

Ieri ho fatto la prima esperienza della farmacia ospedaliera. Che sulla carta nasce per dare una mano al cittadino a velocizzare l’approvvigionamento di medicinali importanti, poi nella pratica è (secondo me) l’ennesimo disastro della sanità che demanda ai cittadini per tagliare sui costi. La farmacia ospedaliera più vicina al mio paese è a 30 km, dispersa nella campagna di Putignano, per arrivarci serve un’auto, un’ora di viaggio fra andata e ritorno più l’inevitabile fila di attesa (lunga, visto che serve mezza provincia di Bari) e non apre tutti i giorni ma solo in determinati giorni e a determinate ore molto stringenti (due ore a metà pomeriggio il martedì, due a metà mattina il mercoledì ecc.) per cui per andarci devi mollare il lavoro. Non solo, ieri quando ci siamo andati con due ricette diverse, la signora allo sportello ci fa: “Questa ve la posso dare oggi, per quest’altra dovete tornare domani mattina perché la diamo solo il mercoledì”. Se questo è stato fatto per velocizzare i cittadini, non riesco a immaginare quanto era lunga la trafila una volta. Ovviamente danno dosi mensili, e l’idea che questo è un impegno che mi prenderà una giornata ogni mese per il resto della vita di mio padre mi atterrisce. Ho provato a chiedere se c’è un servizio che fa qualcuno in paese per ritirare queste medicine così da evitarsi la scarpinata in campagna, non è chiaro. Una farmacia lo faceva ma gli orari stringenti sono scomodi anche per loro e hanno lasciato perdere, un’altra lo fa talvolta, a titolo di favore per i suoi clienti, Uomo 2000 lo faceva durante il Covid e ora solo ogni tanto per qualcuno, alla farmacia ospedaliera mi hanno detto di rivolgermi alla Croce Rossa (non scherzo). Possibile, mi chiedo, che non si riesca a organizzare in Comune una rete o un servizio messo a sistema per tutti quelli che hanno bisogno? Eppure in mezz’ora di fila lì, ieri, ho visto arrivare tre persone del mio stesso paese. Un servizio in cui accumuli le richieste, vai due o tre volte al mese lì e rifornisci le persone senza costringerle ogni volta a spostarsi in massa? E senza contare che così com’è, se sei vecchio, disabile, povero, senza figli accanto, sei già tagliato fuori dal diritto alla salute che ti spetta. O devi pagare qualcuno che ci vada per te, e voglio capire come fa chi prende una pensione da fame. Già immagino che succederà anche a me, che non ho figli, quando avrò l’età di mio padre. Ma non è solo questo, l’altro giorno in paese non si trovava più una goccia di benzina, i benzinai a secco mandavano i clienti che ronzavano da una pompa all’altra nei paesi vicini a fare il pieno. Magari è stato solo un caso, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ed è vero che di qui a dieci anni avremo tutti le auto elettriche, ma nel frattempo se la crisi avanza e la benzina finisce si resta tutti a piedi e poi voglio vedere.

sabato 30 luglio 2022

abc

Questa settimana la mia salute ha fatto le bizze e il mio corpo mi ha dato problemi su diversi fronti. Io però restavo lucidissimo, e così avevo il corpo che si arrestava da una parte e la testa che spingeva dall'altra, creando una strana separazione che (mi sa) annuncia la prossima senilità. Infatti mio fratello, che mi dava una mano, ogni tanto passando mi diceva: Ricordati che devi morire. L'abc dei classici è che il messaggio, in qualsiasi variante lo inserisci, è sempre quello.

martedì 24 maggio 2022

ineluttabilità

 Tocchi con mano la tremenda ineluttabilità del tempo quando cominciano ad arrivarti con insistenza i primi messaggi di qualcosa a cui ieri nemmeno pensavi: Hai problemi ad urinare? È ora di pensare alla prostata!

mercoledì 19 gennaio 2022

la domanda

È colpa dei no vax se gli ospedali stanno affondando?”. Ho visto che lo chiedevano ieri da Floris. E io ogni volta che sento questa domanda a cui si può rispondere semplicemente sì, perché è anche vero, sulla parola “affondare” ho sempre voglia di aggiungere il mio ricordo personale di quando dieci anni fa mio nonno ebbe una crisi e stava morendo e il medico ci disse che era meglio portarlo in ospedale. Erano gli anni in cui si cominciavano ad attuare i primi seri tagli alla sanità e si vedeva perché ci furono problemi con le ambulanze. Così, nel bisogno, caricammo mio nonno in auto e lì cominciò un’odissea di ore – me la ricordo ancora con ansia – in cui con mio padre e un suo amico girovagammo, con questo vecchio di 98 anni semisvenuto sul sedile, rimpallati fra tre ospedali, nessuno dei quali aveva posto per lui, stavano tutti scoppiando. In uno, me lo ricordo ancora, c’era un uomo che aveva avuto un incidente d’auto ed era parcheggiato in corridoio perché non c’erano letti liberi. Tre ospedali e nessuno aveva posto. “Ormai ha fatto il suo tempo” ci dissero in un altro, per sbarazzarsi dell’incomodo. Era il 2012, c’era Nichi Vendola alla Regione, mio nonno ci stava morendo in auto e in tre ospedali che girammo non c’era ancora un solo no vax su cui scaricare la colpa per i posti che mancavano. Quindi, quando mi chiedono: “è colpa dei no vax se gli ospedali affondano?” vorrei rispondere che se vogliano essere pratici e risolverla qui ed ora, “frisce i mange” (friggi e mangia) come si dice qui da noi, sì, è colpa loro, così una volta sgominati si tornerà tutti alla sospirata normalità. Se vogliamo pensare al fatto che già la normalità da cui veniamo era solo un’apparenza, che già prima andava male e che è i problemi che stiamo vivendo sono cominciati molto prima di oggi e non finiranno certo col ritorno a quella normalità, allora no, la colpa è di altri, di determinate scelte fatte male e rimaste impunite, basate su tagli studiati a tavolino e adottati per mere ragioni economiche, imposte colpevolmente a un paese la cui popolazione diventa di anno in anno più vecchia e indifesa.

martedì 16 novembre 2021

salute

La scrittura, benché spesso si dica tutto il male possibile di chi la pratica, è un bisogno più che un atto di vanità. Una importantissima valvola di sfogo. Lo dico per esperienza diretta, ma anche perché conosco ottimi professionisti che vengono appiattiti dal lavoro a tal punto che, se non scrivessero (o suonassero, o dipingessero, o fotografassero, ecc.), impazzirebbero. Non è una questione di avere più cultura degli altri, ma di respiro, di libertà, di equilibrio e di salute. Un po’ come andare in palestra, ma sul lato della fantasia e dell’espressione. È uno dei motivi per cui io sono favorevole delle sovvenzioni pubbliche all’arte, al cinema come al teatro lirico e di prosa, come lo sarei, con i debiti paletti, alle piccole case editrici come la mia che sul mercato stentano, ma provano a dare spazio e modo di esprimersi a tanti bravi autori che in un sistema puro di mercato editoriale semplicemente non dovrebbero starci perché sono sotto la soglia minima di vendita. Per fare un esempio banale, in questo sistema di mercato Van Gogh, invece di insistere a dipingere, avrebbe dovuto andare a zappare la terra. Ma Van Gogh, insistendo, ha creato una gamma inedita del linguaggio che, contrariamente a quanto si dice, gli ha impedito di impazzire del tutto e ha fatto star bene chi poi si è confrontato col suo lavoro. Ci sono volte che davvero non capisco chi vuole ridurre tutta la questione a mera pratica di mercato o la svilisce parlando di “assistenzialismo”, o all’opposto difende il sistema mercato come sinonimo di libertà di scelta per chi pubblica: forse per Mondadori, ma come fai ad avere libertà di scelta se non sai come arrivare a fine mese e qualche concessione al mercato (meno poesia e più tette al vento) la devi fare? Per me chi fa questo discorso non ha capito molto delle qualità terapeutiche dell’arte, o forse ha capito e bene e cerca in maniera goffa di accostare le case editrici o di produzione alle lobby farmaceutiche, che campano sulla salute degli altri, ma col coltello dalla parte del manico.

giovedì 19 agosto 2021

dalla parte del riccio

Ieri leggevo questa cosa a cui non so se credere. Un articolo diceva che un uomo che fuma più di cinque sigarette al giorno inquina, in termini di CO2 immesso nell’aria, quanto una vecchia locomotiva a gasolio. Mi sembra troppo. Eppure non credo nemmeno a chi dice che più inquinante del traffico automobilistico è l’inquinamento aereo. Faccio un esempio. Solo nel mio paesino – 14.000 abitanti, circa 3-4.000 nuclei famigliari, una media di due o tre auto per nucleo famigliare – circoleranno in media 11.000 automobili. Possibile, mi chiedo, che 11.000 auto in movimento in una qualsiasi giornata dell’anno inquinino meno di un viaggio in aereo? C’è chi lo pensa. La verità, però, è che sappiamo le cose a metà, non siamo così ben informati come pensiamo. E credo che invece sarebbe utile, se vogliamo fare qualcosa, che qualcuno ci dia delle istruzioni chiare, su cosa fare per contribuire alla salvezza dell’ambiente. Delle misure semplici e precise, delle regole da rispettare. Delle multe come si deve. E non solo la promessa che entro il 2050 ridurremo questo e quello a livello mondiale. Perché quello per me non significa un bel niente di preciso, secondo me significa solo che si vuole cambiare tutto senza cambiare niente, cercare di mettere le pezze a colori continuando a considerare le persone come mucche da mungere in un sistema di mercato che resta identico nella sua filosofia. Mentre mi pare che il primo passo da fare per salvare il mondo sia dire alle persone come stanno le cose, che sono responsabili come tutti gli altri. Mollare una sberla se occorre. E dire loro che se usano l’auto solo un’ora al giorno, se riducono gli spostamenti, se mangiano meno carne, se fumano due sigarette invece di due pacchetti al giorno, se fanno queste semplici cose, già contribuiscono effettivamente a salvare il pianeta. Lo trovo molto più utile che ripetere: “Fate i bravi, state zitti, ci pensiamo noi”. Si è visto come ci hanno pensato loro finora. E aggiungo che anche noi dovremmo farci un esame di coscienza ogni tanto, su cosa è davvero utile e su cosa no. L’altro giorno parlavo con due amici. Lei mi diceva che una delle cose più belle, ma proprio più belle del lockdown, era vedere le strade vuote, senza più macchine. Di notte si dormiva, ma soprattutto le strade non erano costellate di cadaverini. Ricci, gatti, cani, volpi, tutti democraticamente investiti e lasciati a morire sull’asfalto in nome della nostra ritrovata libertà di movimento. Lui le rispondeva che c’entra, certo mi dispiace se investo un riccio, ma io mi devo muovere, e se quello si ferma sulla strada io che devo fare? che detta così sembra un duello all’ultimo sangue, mezzogiorno di fuoco, dove ci sono i buoni e i cattivi e, dalla parte del riccio, vincono sempre i cattivi.

sabato 3 aprile 2021

pasqua 2021

Fra i sintomi del COVID c’è che toglie il senso del gusto e dell’olfatto. Io ad oggi ho perso solo il senso del lavoro. Perdendo quello, assecondando il nulla che ci aspetta, ho recuperato il gusto di dormire, il piacere di rispondere al telefono, di mangiare come si deve. Ho finalmente smesso di correre dietro agli altri e me ne frego di dove vanno. Perdendo ogni speranza in ciò che inseguivo, ho recuperato la salute. È il grande paradosso dell’epidemia: fermando il mondo gli ha ridato tempo e, immergendosi in quel tempo, molta gente ha capito di non avere nulla fra le mani. Qualcuno si è depresso, altri hanno recuperato dal silenzio. Mi rendo conto che è privilegio di pochi, se hai una famiglia da mantenere è tutta un’altra storia. Eppure mi chiedo di continuo: è giusto tornare a “come prima”? Perché prima era tutto sbagliato. Io, almeno, credo si vivesse male. L’importante per ora è uscirne, mi rispondono col senso dell’urgenza in gola. Che è sempre il primo passo per tornare a “come prima” e poi non fare più nulla, aspettare, lasciare che decidano Altri. Così mi ci arrovello da una vita: che fare? cosa servirebbe per cambiare? sapendo che tanto decideranno Altri. Questo è il mio mistero pasquale, che dura da Natale.

sabato 28 novembre 2020

saluto

Persone che vanno in giro con la mascherina al collo e quando le incroci se la tirano sul viso in segno di rispetto. Mi sono immaginato che fra cinquant'anni, quando si indosserà per convenzione, questo diventerà un gesto rituale di saluto come ai tempi di mio nonno ci si toglieva il cappello.