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mercoledì 26 febbraio 2025

spreco

Da ciò che vedo, la massima parte dei commenti a giovani poete che mettono la faccia su IG sembrano fatti col copia-incolla e dicono tutti più o meno SEI BELLISSIMA! proposto indifferentemente da uomini e donne con diverse sfumature di significato. Qualcuno/a più coraggiosamente azzarda un SEI BRAVISSIMA! Ma ne leggessi mai uno a cui scappa un guizzo in più, che so, QUEL VERSO MI HA TRAFITTO IL CUORE, o che provasse a entrare nel merito di una poesia per dire la sua senza apparire molesto. Eppure, non so perché, le giovani poete preferiscono IG a tutti gli altri social. Forse perché non devono scrivere troppo, chissà. Aggiungo che questo post riguarda soprattutto le donne non per misoginia, ma perché in genere ai poeti su IG nessuno scrive mai nulla di interessante, in genere i poeti su IG non se li caga nessuno. Al massimo se hanno un amico si fanno delle battute criptiche che le capiscono in due. Insomma, scrivere di poeti su IG è noioso. A meno che non siano Francesco Sole, che scrive appunto alle donne: "Ricorda, a volte hai solo bisogno di sentirti 'sprecata' e non rifiutata. Fidati che è un dettaglio che cambia tutto!" e per questo prende più di 12.000 like. Le donne su IG, ne deduco, si sprecano un sacco.

venerdì 8 marzo 2024

lacrime di rimmel

Parlando di giornata internazionale della donna, ho visto ieri sera Sick of Myself (2022) di Kristoffer Borgli e al di là dell’estremizzazione di alcune situazioni (col volto deformato di lei che in fondo è un’attualizzazione “social” del ritratto di Dorian Gray, con la ragazza che, come in una sorta di patto insano, più degrada nella morale e di contro aumenta nella fama, più si fa orrenda in viso, lì dove il suo viso e la sua immagine coincidono, sono la stessa cosa), devo dire che il film mi ha fatto soprattutto pensare al cinema di Antonio Pietrangeli, uno dei nostri registi meno conosciuti eppure uno dei più lungimiranti, che alle donne ha dedicato i suoi film più belli. Proprio come le varie eroine di Pietrangeli (in particolare quelle di Nata di marzo, La parmigiana e Io la conoscevo bene), che sono donne immerse nel tumulto dei primi anni Sessanta, quando il primo boom economico stava sconvolgendo ogni rapporto sociale e famigliare, Signe, l’eroina di Borgli, è una donna incapace di “accontentarsi” di ciò che ha fino al punto da inventarsi delle strategie di “guerriglia” basate sull’inganno per far emergere la propria personalità sulle altre in una sorta di gara col proprio compagno, ma sempre tendendo a un nuovo squilibrio che rilanci la partita in avanti. Anche il compagno di Signe, Thomas, come tutti gli eroi di Pietrangeli è inadeguato alla situazione che vive e pertanto si ritrova a mostrarsi per quello che è, un uomo debole, profittatore, furbo, vanitoso, vittimista, continuamente in gara col proprio ego come i vari Nino, Piero o Roberto di Pietrangeli, o l’Adolfo di La visita che nella sua abiezione è l’unico a mostrare un po’ di luce nel momento stesso in cui si scopre, di fronte ai rimproveri di Pina, e ammette di essere un mostro. Signe invece, come le varie Francesca, Dora, Adriana, è patologicamente bugiarda, egoista, pronta a tutto per ottenere qualcosa che nemmeno lei sa definire, e soprattutto per niente simpatica, tanto che lo spettatore può anche capirla, provarne pietà, ma non riesce a empatizzare con lei, allo stesso modo in cui lei non riesce a empatizzare con gli altri, se ne sente di continuo distaccata e tutto si riduce a una osservazione più o meno coinvolta di se stessa nell’altro. Due squilibri, quelli di Signe e Thomas, che proprio come nei film in bianco e nero di Pietrangeli, non si riassestano appoggiandosi sull’altro, ma anzi raddoppiano la propria carica autodistruttiva e portano così all’infelicità o a una posticcia felicità di entrambi. Meglio allora la solitudine. Aggiungo come nota di colore che il viso della Ferragni truccata come Joker uscita sull’Espresso, mi ha fatto pensare soprattutto a un incrocio fra la Signe di Borgli e l’Adriana di Io la conoscevo bene di Pietrangeli (interpretata da Stefania Sandrelli) che piange lacrime di rimmel .

mercoledì 17 gennaio 2024

i nomi

La mia memoria, con tutto che la tengo allenata, comincia fare cilecca. Stamattina cercavo il profilo di una ragazza a cui la settimana scorsa ho scritto “mi posso innamorare di te?” e non mi ricordavo il nome. Sempre meglio, però, di quella volta in cui ero a letto con una conosciuta da poco e l’ho chiamata per tutto il tempo col nome di un’altra. Quando me ne sono accorto ho provato a scusarmi, ma lei “non ti preoccupare, tanto quando ci rivediamo noi due?”. Da dimenticante a dimenticato il passo è breve.

giovedì 7 dicembre 2023

toccata e fuga

A tal punto mi ha toccato nel profondo questa storia del patriarcato che prima ho incontrato una donna strafighissima, ho cominciato a parlare con lei dei massimi sistemi e mentre ci parlavo la guardavo e pensavo "Madonna mia che ti farei" ma così forte che mentre lo pensavo mi sono sentito così in colpa che quando poi mi ha invitato a casa sua non ci sono andato, volesse mai il cielo che succedeva davvero qualcosa e domani mi risvegliavo patriarca.

venerdì 1 dicembre 2023

la panne

Davanti al mio ufficio, praticamente al semaforo in via Alberobello, si ferma un’auto coi lampeggianti accesi, bloccando il traffico per circa un quarto d’ora. Dentro ci sono due donne e una bambina. Sarà un guasto, penso, e come me alcuni altri uomini si avvicinano, scendendo anche dalle auto dietro per chiedere se c’è bisogno di una mano, anche solo per mettere in folle l’auto e spingerla di lato, liberando la strada, in attesa di intervento. La ragazza alla guida abbassa appena il finestrino e risponde a tutti che non hanno bisogno, grazie, hanno già chiamato aiuto e restano ferme lì coi lampeggianti accesi, grazie. Le auto dietro, allora, suonando con violenza ogni volta che scatta il verde, cominciano a superare la macchina in panne e devo dire che con vera solidarietà femminile quelle a suonare con più incazzatura sono proprio le donne. Mi ha colpito in particolare una che digrignando i denti come un mastino ha gridato forte, così forte che l’abbiamo sentita tutti: Se non sai guidare vai a fare i bocchini a mare, zoccola! – Poi, dopo circa un quarto d’ora, sono arrivati i soccorsi. Non il carro attrezzi o il meccanico, come mi aspetto, ma una ragazza a piedi che arriva trafelata, bussa al finestrino chiuso, fa scendere la conducente, si mette al suo posto e riavvia l’auto che riparte senza problemi.

domenica 8 ottobre 2023

felicità

È opinione comune che buona parte della bellissima filmografia di Carl Theodor Dreyer, con la sua carica di rabbia e di dolore trattenuti e sempre sul punto di scoppiare, tanto da creare una continua tensione emotiva, di chiara ascendenza neoclassica, nello spettatore, sia frutto di un’infanzia infelice. Dreyer, figlio illegittimo di una relazione clandestina, venne dato in adozione a una severissima famiglia luterana – la madre naturale era governante nella casa del padre, sposato a un’altra, e morì poco dopo a causa di un tentativo di aborto fallito – e crebbe in un ambiente rigido, soffocante, che non faceva altro che rinfacciargli le sue origini “sbagliate” solo per ribadire, in una sorta di ricatto emotivo, quanto dovesse essere grato a chi lo aveva salvato dandogli una casa. Ecco allora dove nascono l’odio per ogni forma di oppressione e l’assillante sentimento religioso presente in tutti i suoi film, il continuo conflitto con le figure genitoriali, l’incomunicabilità e il disperato bisogno d’amore che si sposano, però, a una continua ricerca d’ordine formale, espressione di un rigore morale che era frutto di un’educazione frigida. Ecco dove nascono i bellissimi ritratti di donne così emancipate: le donne di Dreyer desiderano e soffrono a testa alta, si fanno furbe, ladre, prendono, rispondono, rivendicano un posto, un diritto alla parola, una loro dignità. Non sempre puoi amarle, ma non puoi ignorarle, al contrario di quanto era successo a sua madre. Di fronte a storie come la sua viene sempre da chiedersi se sarebbe stato preferibile avere un genio di meno e un bambino felice in più. Oppure se anche l’infelicità ha un suo motivo di essere proprio nel godimento e nel senso di crescita che proviamo noi, ogni qualvolta guardiamo un suo film.

lunedì 25 settembre 2023

choderlos de laclos

 
Uno degli autori che in assoluto preferisco, Choderlos de Laclos viene principalmente ricordato per il suo capolavoro “anticonvenzionale, immorale e distruttivo”, Le relazioni pericolose (1782), riuscendo nella non facile impresa di scrivere un solo romanzo talmente riuscito da diventare un classico e una delle opere simbolo della propria epoca. Al di là di quello, però, tutta la vita dell’autore è un grumo irrisolvibile di contraddizioni e avvicendamenti affascinanti: nato alle soglie della rivoluzione francese, nel 1741, da famiglia altoborghese, sceglie di dedicarsi alla carriera militare che prosegue per il resto della vita con pigrizia encomiabile e nessuna ambizione a far carriera. Da lì entra prima a servizio del duca d’Orleans, poi si avvicina a Danton, attraverso i quali si adopera attivamente per spodestare la famiglia reale. Dopo la rivoluzione rientra nei ranghi del potere sotto Napoleone che lo incarica come comandante di riserva di andare prima sul Reno e poi a Taranto, dove muore di malaria nel 1803 rifiutando in punto di morte i sacramenti, ragion per cui i tarantini ne distruggono la tomba e gettano i suoi resti in mare. Come autore ha scritto pochissimo, il suddetto romanzo epistolare che lo ha reso celebre (anche attraverso le sue diverse trasposizioni cinematografiche), qualche studio e un’operetta teatrale, e un trattato del 1783, L’educazione delle donne, che quando uscì creò un vero e proprio scandalo – paragonabile soltanto a quello suscitato dal personaggio dell’indipendentissima e spietata Marchesa de Merteuil, vera e propria antesignana di tutte le dark lady a venire –, perché vi asseriva che le donne sono uguali agli uomini in tutto e per tutto, e meritavano quindi di avere l’identico diritto all’istruzione e alla carriera. Ciò detto da un uomo che non aveva alcuna inclinazione né al lavoro né alla carriera e forse avrebbe preferito essere una donna.

domenica 9 aprile 2023

la mano

Ieri incontro un’avvenente cinquantenne che non vedevo da alcuni anni, da quando cioè si è separata. Lei si sbraccia da lontano per salutarmi poi mi corre incontro sorridendomi e quando mi è davanti mi bacia e mi abbraccia forte e mentre mi chiede come sto che faccio come va la vita come va il lavoro comincia ad accarezzarmi affettuosamente la schiena i fianchi le braccia, con movimenti ampi e le dita tentacolari, fermandosi appena sopra il culo. Io però sono un cretino e così quando mi chiede come va il lavoro le dico quanto per me è ovvio, che lavoro tanto come un mulo ma senza mai vedere un soldo. Non faccio in tempo a dirle così che la mano della donna si stacca dal culo e si posa comprensiva sulla spalla. I tempi sono orrendi ma vedrai che ce la faremo, mi dice materna per incoraggiarmi. Poi mi saluta velocemente e se ne va quasi di corsa. E io ho passato tutta la notte chiedendomi che sarebbe successo se le avessi detto la verità, che sono ricco di famiglia.

lunedì 28 novembre 2022

libido

Confesso che non ho mai capito cosa scateni la libido degli uomini verso alcune donne in particolare, a scapito di altre anche bellissime. Ne parlavo oggi a pranzo con una mia amica musicista, molto sexy secondo me, ma un po’ insicura, che quasi si lamentava di questo. – Non credo di essere brutta, mi diceva, sono socievole, non ho problemi col sesso, allora perché nessuno in trent’anni di vita mi ha mai mandato la foto del suo cazzo in chat? – A dirlo sembra ridicolo, ma la vive quasi come una sorta di deficit esperienziale. – Non è che voglio essere importunata in rete, eh, ma nemmeno uno che ci pensa che cosa vuol significare? Non sarà che non sono abbastanza sensuale, che non scateno l’immaginazione di nessuno? – Secondo me è una questione di atteggiamento, le dico. Il tuo li scoraggia. – Mi stai dicendo che sembro frigida? – E via così con altri mille film su ciò che non funziona in lei. – Ci sono autrici, invece, che pur non facendo nulla di particolare scatenano ogni sorta di fantasie nei malintenzionati e si lamentano di continuo di come vengano molestate in chat. Mi sono ricordato oggi una scrittrice molto elegante, quasi pudica, non le ho mai sentito usare una sola parola volgare in vita sua, che una volta le mandarono la foto di questo “coso viola” che la traumatizzò per sempre. Infatti poi si è comprata un cane di grossa taglia, sbavante, minaccioso, di quelli che se li vedi ti prende subito la paura che ti stacchino il braccio se ti avvicini troppo, e da allora non fa altro che fotografarsi abbracciata a quello.

sogno della piantina

Stanotte ho fatto un sogno che credo abbia le sue radici nelle favole. Ho sognato che piantavo un seme in giardino e ne nasceva una piantina bruttissima che però mi parlava e mi diceva che se avessi creduto in lei sarebbe diventata una donna bellissima. E io forse ci ho creduto troppo perché invece di una donna, alla fine, ne arrivavano due, entrambe bellissime, che mi dicevano “Eccoci, siamo le segretarie che hai sempre sognato”. Da quel momento prendevano in mano loro la situazione della mia vita e in pochissimo tempo io mi sentivo meno solo e la mia situazione economica migliorava sensibilmente. Unico difetto delle due, a tutti quelli che incontravano non dicevano “Buongiorno” o “Buonasera” ma ogni volta “Auguri! So che oggi è il tuo compleanno” con una voce un po’ troppo allusiva. Insomma, le persone venivano da noi a decine, facevano la fila sulla porta, ma non certo per acquistare i nostri libri. E tutti i vicini sparlavano di me.

lunedì 15 agosto 2022

buco nero

Dice una intervistata afghana a cui hanno tolto il lavoro per la gravissima colpa di essere nata donna: “Nel paese in cui ho costruito la mia vita e la mia carriera mia figlia non ha un futuro. Mi sento come se fossimo stati sepolti in un buco nero. Respiro ma non sono viva”. Di fronte alle notizie che ci vengono ogni giorno dall'Ucraina ci si chiede spesso perché a fronte di 59 conflitti mondiali si parli solo di quello. Un po' sono interessi politici, un po' è lo staff di Zelenski che è molto bravo a tenere viva l'attenzione mediatica. Ma io credo anche che se si parlasse di 59 guerre tutte insieme, semplicemente la maggior parte di noi spegnerebbe la Tv disgustata, o avvilita, farebbe comunque finta di nulla. Abbiamo i nostri problemi ti risponderebbero con invidiabile faccia tosta. Non tutti hanno abbastanza stomaco per guardare. Io che mi indigno per un tipo ammazzato per strada mentre lo riprendono coi telefoni, non ce lo avrei. Di fronte a una situazione come questa, dove la scelta è fra vivere allo stremo o suicidarsi, vendere i propri figli come schiavi, come si fa a restare calmi ovvero a puntare il dito? E verso chi? Verso gli Americani che se ne sono andati? Verso i Talebani che sono tornati e odiano le donne? Verso gli stessi Afghani che subiscono tutto questo e non combattono strada per strada? Verso chi non li aiuta dall'esterno, me compreso? Perché di questo si tratta, accendere la Tv ogni giorno e guardare il male che si compie mentre ci si fa un piatto di pasta. – Che fare?

martedì 12 luglio 2022

un proverbio in cina

Raccolta fondi in piazza contro la violenza sulle donne. Dallo stand mi chiedono una piccola offerta, una monetina. A una moneta ci arrivo, gli dico. Tiro fuori due euro dalla tasca. Non fare il taccagno, scherzano, daccene almeno cinque. Alla faccia della monetina! Ma la causa è importante e ci penso un attimo di troppo. Loro subito rincalzano: Se ce ne dai dieci ti facciamo la tessera. Poi ti chiedi da dove nasce la violenza, dico. E comunque gli lascio la moneta. Fermano uno dopo di me e gli rifilano la stessa solfa. Lui: Sapete cosa dice un proverbio in Cina? Al povero non fa bene l'elemosina, è più utile insegnargli a pescare. Si gira e se ne va.

giovedì 25 novembre 2021

viulenza

Ci sono tanti tipi di violenza. Stamattina ad esempio una mia amica ha pubblicato una foto che mi ha fatto pensare a Patti Smith, gliel’ho detto, e quella si è incazzata come una biscia. Ma che cazzo di complimento è Patti Smith, non ha un briciolo di femminilità, non è nemmeno una donna. Con tutte quelle che ci sono proprio Patti Smith mi dovevi dire? Ma lo ha detto con un tono ferito, come se l’avessi accoltellata alle spalle, tanto che mi sono sentito un mostro. Cerco di scusarmi – non so bene di cosa, ma ci provo – e intanto un’altra mi scrive un messaggio: Caro editore, come stai, ti ricordi quel libro che mi avevi rifiutato perché dicevi che non era il momento? Bene. L’ho appena pubblicato con un altro. Visto che si poteva fare? Io mi arrendo senza nemmeno combattere.

lunedì 15 febbraio 2021

vantaggio

 Rispetto alla polemica nata negli ultimi giorni da parte delle donne del PD che si sono risentite per essere state escluse da incarichi di Governo, polemica a cui molti (uomini) hanno risposto che parlare di "quote rosa" non è dignitoso per una donna e ogni persona deve costruirsi la propria posizione da sé, mi viene da dire che in effetti il problema è sempre di chi ce l'ha. A me capita di continuo quando parlo del fatto che il mio vivere al Sud mi penalizza come editore. Molti editori del Nord mi rispondono che il mio è un falso problema che mi creo da solo, oppure i più scafati mi dicono che la colpa è tutta mia che non mi trasferisco al Nord; quindi non risolvendo i motivi della disparità all'origine, ma imponendomi, in nome della mia stessa dignità, di fare il doppio degli sforzi (rispetto a quelli che fanno loro) per aggirare i limiti e pareggiare i loro dieci punti di vantaggio.

venerdì 19 giugno 2020

cose brutte

Negli ultimi tre giorni sono morte in Iran Reyhaneh Ameri, decapitata dal padre a 22 anni per essere rientrata tardi (precedentemente per una colpa simile lo stesso padre le aveva spezzato gambe e braccia); e Fatemeh Barihi decapitata a 19 anni dal marito di 17 anni (che era stata costretta a sposare) e ammazzata con la complicità della famiglia della ragazza perché accusata di averlo tradito. Il 27 maggio scorso invece è morta, con grande scalpore pubblico, Romina Ashrafi, decapitata dal padre a 13 anni per essere scappata di casa con un uomo di 35 anni del quale si era innamorata. In Iran, secondo l'articolo 630 del codice penale, l'adulterio giustifica il delitto: nel senso che se un marito scopre la moglie a tradirlo può ucciderla senza subire pena. Mentre, sempre secondo il codice penale islamico, se un padre o un nonno uccide un figlio è condannato al pagamento di una multa in denaro.

mercoledì 8 gennaio 2020

il mio pensiero sessista

C'è stato un momento oggi, fra le 10.00 e le 12.00, che mi sono ritrovato in contemporanea 5 autori in chat o al telefono, tutti che mi chiedevano attenzione o con cui dovevo incastrare delle date per delle presentazioni, e un'amica che a sua volta mi doveva parlare di una cosa sua, e il medico che mi doveva dire per un appuntamento, e nel frattempo ero in banca con la direttrice della rivista che pubblichiamo per un finanziamento, e subito dopo sono dovuto scappare in posta a fare le spedizioni del giorno, prima di fare la spesa. C'è stato un momento che mi è successo tutto questo e ho pensato che il telefono è un oggetto infernale, ma ho cercato di fare quello che potevo per dare qualcosa a tutti, e in quel momento mi sono sentito come un funambolo sulla corda. E guardandomi intorno ho pensato che io non so davvero come fanno le donne a destreggiarsi in queste situazioni. Ma poi ho capito che è anche questo, a suo modo, un pensiero sessista, perchè le donne fanno un gran casino anche loro, o vanno nel panico come tutti, però sono più brave a far vedere che hanno tutto sotto controllo, così non vai nel panico anche tu.

sabato 28 dicembre 2019

i deserti

Sul sito dell'Archivio Antonioni c'è una pagina dedicata ai percorsi tematici del suo cinema. Tre voci in sostanza: I deserti, Monica Vitti, Lucia Bosè. Due donne bellissime e una lunga carrellata di paesaggi solitari in cui perdersi idealmente con loro. Poi dicono l'incomunicabilità di Antonioni. A me sembra il mio sogno di una vita.

lunedì 21 ottobre 2019

lapalissiana

Ieri una donna mi fa: "Ammettilo Lillo, tu ti lamenti sempre perché, da bravo Capricorno, hai la mania del controllo". Io le rispondo: "Mi lamento perché ogni volta che mi fido mi va male qualcosa". Mi risponde: "Lo so, fidarsi è difficile. Per questo secondo me ti dovresti trovare una donna, così prende lei il controllo e non c'è più bisogno che ti fidi".

martedì 12 marzo 2019

una causa più alta

Leggendo il (bel) pezzo di Zad El Bacha sul gesto dimostrativo contro il monumento di Montanelli da parte del collettivo femminista NUDM, ho capito le motivazioni profonde del gesto. Eppure, ammetto che vedere imbrattata la statua di uno scrittore, di un uomo che cioè scrive, che racconta il proprio tempo, continua a darmi fastidio e farmi pensare che scegliere proprio quella statua, invece di mettere a fuoco il problema lo abbia come banalizzato e spento. Perché, al di là di tutte le possibili interpretazioni simboliche, quello è e rimane il monumento a Montanelli giornalista e non a Montanelli colonialista. E l’idea che non si possa scindere la propria identità lavorativa da quella umana mi sembra in qualche depauperante. Così, utilizzare quel monumento come pietra dello scandalo per denunciare il trattamento verso le donne africane subito durante il colonialismo, mi pare un po’ come se si volesse annullare un percorso umano più complesso, per riassumere l’intera vita di Montanelli in un solo gesto infamante. Un po’come se si andasse a dimostrare sulla tomba di Céline per denunciare la deportazione degli ebrei francesi. O come se si censurasse l’ultimo film di Woody Allen per riparare ai danni delle molestie sessuali nel mondo cinematografico americano. Ancora si dice: quella messa in atto non è una presa di posizione contro Montanelli in se stesso, ma contro ciò che rappresenta come maschio italiano dell’epoca. Si chiama politica del capro espiatorio. Ne condanni uno per assolvere tutti gli altri. In questo caso quell’uno è il giornalista Montanelli. Uomo di destra, di cultura orgogliosamente borghese, spesso arrogante. Insomma, uno che sta poco simpatico. E Montanelli, in effetti, si comportò da stronzo nella storia di quella bambina, tanto più che, senza mai scusarsi, cercò sempre di giustificarsi. Eppure, a differenza di altri, Montanelli ne ha parlato pubblicamente. Di tutti gli italiani che con lui si vogliono riassumere ma non hanno mai parlato, che vogliamo fare? Dei vostri nonni, dei bisnonni, che ne facciamo? Li lasciamo in pace perché Montanelli paga pegno per tutti? Ecco allora che mi chiedo: non sarebbe stato più giusto, visto che il problema era il contesto, andare a gettare quel secchio di vernice su un qualsiasi monumento dedicato alle guerre coloniali, prenderli tutti insieme e non uno per tutti? Ce ne sono, in Italia, di monumenti collettivi, anche se la memoria storica li ha velocemente oscurati. No, perché Montanelli avrebbe causato più scalpore, proprio in virtù di quella vicenda di cui si è detto e su cui si è montato negli anni un caso mediatico. In altre parole, ancora una volta è vero che è il contesto a fare la differenza, ma il contesto televisivo che ci permea tutti, il contesto populista in cui viviamo e in cui servono persone, con nomi e cognomi, da mettere alla gogna, lo stesso contesto di massa, del più forte contro il più debole, che portò Montanelli (o Malaparte, per dire un altro) in Africa a fare quello che facevano tutti senza opporsi: prendersela con una persona che non può difendersi, in nome di una causa o di una giustizia più alta.

mercoledì 9 gennaio 2019

breve storia triste (ma tragicamente vera)

Dovevo uscire con una ragazza. Lei mi dice di essere affascinata da quello che scrivo e dalla mia attività di editore, ma propone di andare in una serie di locali che consiglia lei, dove si possono bere delle cose buone che, sottintende, costano un po’, ma ne vale la pena. Io tentenno. “Tanto tu sei editore!” ripete ogni tanto per convicermi. (Questa non ha capito nulla, penso io). Io che ho sempre pochi soldi in tasca e soprattutto odio buttarli in alcolici, visto che dice di essere tanto sensibile alle parole, le propongo di fare una cosa alternativa: andiamo piuttosto per librerie e ci compriamo dei libri, uno dei quali ce lo regaliamo con dedica in ricordo della giornata passata insieme. Lei mi guarda e fa: “Ascoltami, sei tanto dolce, ma se continui così stasera non te la do”. Ecco, la mia storia triste finisce prima ancora di cominciare.