Mentre facevo una ricerca per un libro, ho incontrato una mia vecchia amicizia di quando facevo il liceo, si parla dei primi anni '90. – Madonna, Lillo sei? Se non era per gli occhi non ti riconoscevo! – Io non l'avrei riconosciuto per nulla al mondo. Infatti, ai tempi era una ragazza, adesso è un uomo, ha fatto la cura di ormoni e poi ha cambiato sesso. Ha pure una compagna. – Ti ricordi quando provavi a baciarmi? mi dice per sfottermi. Arrossivi proprio come adesso, però eri tenero.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 4 giugno 2024
lunedì 27 maggio 2024
dottore a chi?
Quello che abita accanto al mio studio viene da me e mi chiede: Dottò, ti posso fare una domanda? – Certo, dimmi pure. – Dottò, io ci ho mia madre che vive alle case popolari, mo ci ho messo dentro mio nipote e su consiglio di un amico mio carabiniere ci ho fatto fare la residenza… Volevo sapere, se mamma sckatta, la casa passa direttamente a mio nipote o c’è da fare la sanatoria? – Ah, e che ne so io, dovresti chiedere a un avvocato. – Mi guarda come se fossi un cretino. Scusa ma tu ce ssì? Non sei avvocato tu? – Io sono editore. – Sarebbe? – Faccio libri. – E che cazzo! Sono dieci anni che ti chiamo dottore, mi pensavo che eri uno che conta qualcosa. Libri fasce questo! Lillì, ma vafangulo!
sabato 11 maggio 2024
viva l'italia
Questo mi sa è un viaggio per coppie. Dopo gli inglesi di ieri, oggi divido il posto con due siciliani diretti come me al Salone. È la prima volta che vengono in Piemonte e si incantano per ogni cosa. Poco prima di Vercelli si alzano attaccandosi al vetro per guardare le risaie che come lame si accendono nel riflesso di un cielo freddo e luminoso nel primo mattino. – Che meraviglia, fa lei, sembra che ci camminiamo sopra, è proprio come a Venezia! – Qui ci avranno delle zanzare da un chilo, risponde lui altrettanto ammirato, altro che le nostre! – Da lontano un contadino che passa con gli stivali di gomma e la vanga sulle spalle gli fa ciao con la mano e loro rispondono contenti. – Viva l'Italia e quant'è bella!, dice lui pieno di spirito patriottico. – Io mi sento calato in pieno Risorgimento.
venerdì 10 maggio 2024
coppia
Una coppia inglese, un po' in là con gli anni e alquanto voluminosa, è seduta accanto a me in treno e da mezz'ora fa colazione ingozzandosi di M&M e gommose alla frutta. Me ne offrono una, mi dicono che per perdere peso stanno facendo una dieta a base di caramelle. Sgranocchiano quelle per togliere la fame e poi non pranzano. Una cosa da pazzi, anche perché di caramelle finora ne hanno mangiate un sacco. E i denti? Tanto sono finti, mi dice lui facendo il gesto di togliersi la dentiera per farmela vedere, ma lo fermo in tempo. Mi decanta le meraviglie di non avere più denti veri che prima gli davano il tormento. Certo se mangi solo caramelle la vita non dev'essere facile... Lei intanto, senza staccare un minuto lo sguardo dallo schermo del telefono, si toglie le scarpe e allunga le gambe cicciotte fino a poggiare entrambi piedi sul pacco di lui che le accarezza dolcemente le caviglie con gli occhi ancora pieni di appetito. Tutto sommato mi sembra un matrimonio felice.
venerdì 29 marzo 2024
attaccare bottone
In pullman mi ritrovo seduto accanto a un uomo che attacca bottone. Parliamo un poco, poi mi fa: Ma sa che lei è molto intelligente, vota Fratelli d’Italia per caso? – Scusi, ma è serio o mi percula? – Perché dovrei prenderla in giro? – Ma mi ha visto in faccia? Le sembro uno che vota Fratelli d’Italia? Con questa faccia, con questa barba? – Ah per quello, ma si figuri, la barba le dona! Le basta una spuntata qui e lì ed è perfetto per noi. – Apposto.
lunedì 18 dicembre 2023
barba
Sto in fila davanti al caseificio. Forse per ammazzare il tempo, la signora che sta davanti a me si gira per attaccare bottone, e gesticolando per farsi capire mi dice a voce alta: Tu, stai qui da tanto? – Io penso che sia sorda e le rispondo a voce altrettanto alta: No, signora, solo cinque minuti, sto dopo di lei! – La signora, allora, a sentirmi parlare italiano, scoppia a ridere e si fa tutta rossa: M'à scusè, belle giovene, pe tutte chera varve mbacce me credève ca jère une de fuore.
lunedì 4 dicembre 2023
fila
Lunedì mattina. Dalla fila in posta alla fila in banca in attesa della fila alla cassa per fare la spesa. Mentre sono in fila cito Beckett a quello dietro di me, un simpatico vecchietto in fila per la pensione, che mi assicura di averlo conosciuto bene quando lavorava in Francia. Uno che si fidava poco, mi dice, non ti dava mai la mano.
sabato 19 agosto 2023
ritratto
Stamattina ho incontrato un amico che beve troppo. Alle dieci stava fuori dal bar e aveva già un bicchiere di rosso in mano. Stava seduto per terra davanti al bar. Mi ha chiamato, mi sono seduto per terra con lui. E siccome c’era una bella luce ho tirato fuori il telefono per fargli il ritratto. Lui s’è arrabbiato. – Uno che mi vuole bene il mio ritratto se lo fa nella testa e non col telefono. Non mi piace il telefono! – Gli ho detto che anche Paride mi diceva così. Mi ha sorriso. Poi abbiamo parlato di Mungione e di Franco il rosso, a cui invece il ritratto l’ho fatto. All’improvviso si è fatto scuro in volto. – Ma di che mi stai parlando. Sono morti, sono morti! Sono morti, hai capito? Io sono vivo, hai capito? Io sono vivo! Io non voglio nessuna foto da te! – Mi sono scusato, gli ho detto che non volevo offenderlo con l’idea di fargli il ritratto. – Ma io mi sento già le campane sulla testa, mi ha gridato. Mi sento le campane addosso! – Poi si è tolto le scarpe e mi ha scacciato lanciandomele dietro. – Lilloo-o-o! Ha cominciato a ululare scalzo per strada. Lilloo-o-o-o! Lilloo-o-o-o! E non si capiva più se era arrabbiato o piangeva.
domenica 9 aprile 2023
la mano
Ieri incontro un’avvenente cinquantenne che non vedevo da alcuni anni, da quando cioè si è separata. Lei si sbraccia da lontano per salutarmi poi mi corre incontro sorridendomi e quando mi è davanti mi bacia e mi abbraccia forte e mentre mi chiede come sto che faccio come va la vita come va il lavoro comincia ad accarezzarmi affettuosamente la schiena i fianchi le braccia, con movimenti ampi e le dita tentacolari, fermandosi appena sopra il culo. Io però sono un cretino e così quando mi chiede come va il lavoro le dico quanto per me è ovvio, che lavoro tanto come un mulo ma senza mai vedere un soldo. Non faccio in tempo a dirle così che la mano della donna si stacca dal culo e si posa comprensiva sulla spalla. I tempi sono orrendi ma vedrai che ce la faremo, mi dice materna per incoraggiarmi. Poi mi saluta velocemente e se ne va quasi di corsa. E io ho passato tutta la notte chiedendomi che sarebbe successo se le avessi detto la verità , che sono ricco di famiglia.
sabato 13 agosto 2022
le ciole
Mio zio la chiamava la timidezza delle ciole, che sollevano il braccio solo quando l’affare le interessa. Io di ciole non ne vedo così tante quando esco, ma qualcuna c’è sempre, di quelle che magari ti conoscono da una vita ma siccome volano alto se ti incontrano per strada fanno finta di non vederti. E le vedi che sono a disagio se compari, perché non vogliono parlarti, non vogliono nemmeno dirti ciao; e siccome nessuno è immune da peccato, lo riconosco, ogni tanto lo faccio anch’io. Però una cosa è una ciola bipolare, di quelle che vanno in giro a fasi alterne, un’altra è la ciola di professione, di quelle che vanno sempre dritte per la loro strada, solitarie oppure in piccoli gruppi in cui tu non sei compreso, le ciole doc. Le vedi che ti annusano da metri e metri di distanza e man mano che ti avvicini si fanno timide, piccole piccole, si raggrinziscono fra le gambette toniche come per nascondersi, mimetizzandosi dietro gli occhiali per non farsi notare, e fissano ostinate in avanti come se avessero torcicollo e collare, attente a non sporcarsi se incrociano il tuo sguardo, e se per caso lo incrociano subito gli viene il singhiozzo o perdono la voce. Perché se mostrano appena appena di averti notato allora sono fregate, la buona educazione è più forte e devono salutarti per forza, con o controvoglia, per non passare dalla parte del torto, quella dei cafoni che non si sentono di essere. Te lo concedono sì quel ciao, ma a quale prezzo.
martedì 19 aprile 2022
il traduttore
Mi chiama un tipo con un forte accento romagnolo e mi fa: Scusi, dott. Antonio, ma voi le pubblicate le poesie? – Sì, certo. – E chiedete i soldi o li date? – In che senso? – Dottore, io qua ci ho 40 poesie fresche fresche, che mi dice, le vuole? – Ma appena pescate o di giornata? – Dottore, questa non l’ho mica capita, le vuole o no? – Guardi, ora sono pieno di lavoro, c’è da aspettare… – Ma se ne mando due come assaggino e poi decide? Le va bene? – Va bene. – E se le piacciono firmiamo e mi paga? – Va bene. – Dottore, ma le serve anche un traduttore, per caso? – Perché, sei traduttore? Da che lingue? – Inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese e russo. So pure un po’ di greco e di latino. A lei che lingua le serve? Ce le ho tutte! – Apposto, se ho bisogno allora so chi devo chiamare. – E mi paga? – Dipende dal lavoro che fai. Hai già tradotto con altri editori? – Dottore, se lei mi paga le traduco pure i libri degli altri editori, se vuole! – Apposto. – Affare fatto?
giovedì 1 aprile 2021
pietro pietraviva
Durante il mio primo anno da editore mi scrisse un uomo, età imprecisata, si firmava con una strana sigla, e quando gli dissi che gli serviva un nome se voleva farsi pubblicare, se ne inventò uno lì per lì, apposta per me: Pietro Pietraviva. Con quel nome ce l’ho ancora salvato sul telefono. Disse che ci aveva scelto proprio per il nostro nome, che «puzzava di empirismo». Io all’inizio pensai fosse un burlone, poi mi resi conto che era matto seriamente. Eppure mi stava simpatico. Pietro mi spedì in visione tre opere, due romanzi e una raccolta. Tutte e tre, nel contenuto, inneggiavano a Satana, col quale il protagonista intesseva un rapporto da adepto, spinto fino all’omicidio inteso come sacrificio rituale. Mi disse anche, nel profluvio di menzogne che si inventava lì per lì con un talento straordinario, che avremmo di certo sbancato nell’America di Kerouac, appena ci avessero tradotto il primo romanzo, ma che per quello gli servivo io, perché lui era sorvegliato a vista, non da Satana ma dalle guardie, essendo stato rinchiuso per aver accoltellato un uomo durante un raptus omicida. Un po’ mi affascinava e un po’ mi faceva pena, Pietro. Di certo non lo avrei mai pubblicato, ma a un certo punto abbassai la guardia e lui prese a chiamarmi al telefono ogni singolo giorno, affetto com’era dal male dei secoli: la solitudine. Lui, puntualissimo, mi chiamava dalle tre e un quarto di ogni pomeriggio, quando gli ridavano il telefono che per il resto del giorno gli era stato vietato, e in quei circa 45 minuti d’aria che gli erano concessi, Pietro mi «sequestrava» per parlare un po’ con uno del mondo esterno. Ci teneva a raccontarmi i suoi sogni, le sue letture, i suoi problemi con le sigarette, oppure fatti reali che però erano sempre evidentemente travisati da visioni, esagerazioni e menzogne, e in ognuno dei quali finiva immancabilmente per «sbudellare» con un coltello qualcuno o qualcosa che lo aveva irritato. Altre volte veniva preso da crisi di autocommiserazione e vittimismo, piangeva al telefono, con grande astuzia, per evidenziare le proprie disgrazie, oppure di contro si esaltava all’improvviso perché, grazie ai suoi rapporti intimi con Satana e con me, il suo amico editore, avrebbe conquistato l’America di Kerouac. Finché un bel giorno, forse incoraggiato dai miei silenzi complici, Pietro Pietraviva non cominciò a chiedermi con insistenza dove vivevo, prima per spedirmi delle cose fatte da lui, poi perché voleva venirmi a trovare. Ai miei tentativi di svicolare dall’indirizzo, però, lo feci infuriare, cominciò a insultarmi pesantemente e mi disse di non provare a fregarlo, altrimenti mi avrebbe sbudellato. La prima volta che mi minacciò di uccidermi al telefono rimasi zitto, alla seconda gli dissi di finirla o lo avrei mollato, ma alla terza gli chiusi il telefono in faccia e da allora ho smesso di parlargli. Ci vollero sei mesi perché la finisse di provare a chiamarmi. E anche dopo, ogni tanto, a sorpresa, ho rivisto il suo nome accendersi sul display del telefono. Ma senza rispondergli. Sei anni dopo, ero a Firenze, su sollecitazione di un amico, installai Telegram sul telefono. Dopo nemmeno dieci secondi mi vedo arrivare il primo messaggio, un messaggio di Pietro Pietraviva: «Io ti conosco! Tu non hai accettato nessun mio libro. Sei un fallito. Ti ho spedito documenti, materiale, scienza, empirismo, poemi. Io sono uno dei migliori della storia, empirista pure. E diventerò ricco prima o poi! Sei un fallito, ok? Non si poteva manco più parlarti. Taci adesso. Per sempre. Ti blocco pure». E mi blocca. Stamattina, infine, dopo altri due anni, mi vedo arrivare un nuovo messaggio: «Ciao Pietraviva, sei ancora vivo tu? Io sono Pietramorta ormai. Esattamente. Mi pubblichi o no?»