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domenica 16 dicembre 2012

When anger shows

Il vostro dio, se ne avete uno, vi preservi dal folle spettacolo della rabbia di chi non si arrabbia mai.
Più pericolosa di un bambino con un machete in mano è la rabbia di chi non si arrabbia mai.
"Mai", in fondo, è una parola stupida. Perché non esiste chi non si arrabbia veramente mai. C’è sempre, prima o poi, il momento in cui succede.
E chi non si arrabbia mai non se ne accorge; la rabbia si mischia con altri pensieri, altre preoccupazioni, dentro giorni di autobus troppo pieni, persone troppo scortesi, vita troppo precaria, mani troppo fredde, panni stesi in casa perché fuori piove, è buio, nevica, è umido, quell’umido – signora mia – che ti entra nelle ossa. Così fa la rabbia di chi non s’arrabbia mai. Si infila nelle ossa, e manda ogni tanto delle fitte. E chi non s’arrabbia mai non le riconosce, perché – giustappunto – non è successo mai. Dunque le ignora, quelle fitte, commettendo il più grande degli errori.
Così la rabbia cresce, monta dall’interno, finché non c’è più spazio.
E a quel punto la rabbia – oscena, gonfia, e livida – spacca le ossa, e le schegge finiscono ovunque: dentro lo stomaco, dentro la testa, dentro i polmoni, che non funzionano più, dentro le gambe, che non si riescono più a muovere; le schegge finiscono persino nel naso.
Si diventa mostri tumefatti, pericolosi, ma non cattivi: perché chi non si arrabbia mai vuole disperatamente essere curato, ché quando si arrabbia pensa di morirne.


 

It creeps all over you like a dull ache
Think of all the things your hands could make
It pulls you to the ground like soaking wet gloves
The change in your face when anger shows

Eccetera.

domenica 25 novembre 2012

Le conseguenze dell'insonnia - Cannella prête-à-porter

C'è qualcosa di sbagliato, nella domenica; ne abbiamo parlato già, quindi siamo pragmatici e vediamo di salvarci. Capita che ti svegli male, perché hai dormito male, perché qualcuno si sta dormendo le tue ore di sonno al posto tuo, e tu rimani senza, a fissare lo spiraglio di luce grigiastra che arriva dalle persiane, sperando non diventi bianca troppo presto, sperando che - mentre ancora è buio - Morfeo arrivi e ti prenda con sé. Giorni interi a combattere contro una pseudo-narcolessia, e poi all'improvviso lei torna: l'insonnia di cui non avevi affatto sentito la mancanza. 



La privazione del sonno si ripercuote anche nella vita diurna. Senti il corpo consumato, come un tronco d'albero rosicchiato ai lati da un castoro, e capisci bene che reggersi in piedi non è semplice. Ti senti derubato, perché quelle ore dovevi passarle a dormire, e durante il giorno non pensi ad altro che tornare a letto e affrontare di nuovo la sfida, e vincere, accidenti, riuscire a chiudere gli occhi per più di una manciata di minuti. Senti la testa affollata da un costante brusìo: quello delle voci che hanno iniziato a parlare al buio e che ancora non smettono di blaterare; e quello del rumore di fondo del tuo stesso stordimento.
E allora è ovvio che ti alzi male, già arreso a tutto. Già stanco di ogni tipo di azione e interazione, e per fortuna almeno oggi non si lavora. Servirebbe un dolce, ma la sola idea di setacciare la farina ti stanca.

(Sì, ho messo lo zucchero cannellato anche sullo yogurt.)
Ma il dolce lo fai lo stesso, perché non ti va di arrenderti, non ti va di far vincere il lato oscuro, Luke, però non ti va nemmeno di pesare, setacciare, amalgamare, dosare.
Prendi delle fette di pane al latte - quello per i tramezzini - e le appiattisci un po' col matterello; poi spennelli del burro fuso su entrambi i lati, e cospargi uno dei due con una miscela di zucchero e cannella. Fai dei rotolini, ci metti su altro zucchero cannellato, e inforni per qualche minuto.
Pucciati nello yogurt, col contrasto caldo-freddo e dolce-acido, sono ancora più buoni.
Se solo Morfeo si lasciasse sedurre dai dolcetti.
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