
Nel libro La dimensione nascosta, Edward Hall parla della distanza alla quale l'essere umano si sente a proprio agio con le altre persone.
E ci spiega che dipende da un mucchio di fattori.
Ad esempio, dalla cultura di appartenenza: europei e asiatici si tengono generalmente fuori dal raggio di azione del braccio col loro prossimo, mentre gli arabi se ne stanno gomito a gomito senza batter ciglio.
In alcune regioni dell’India, dove gli appartenenti alle diverse caste devono mantenere fra di loro una distanza rigidamente stabilita, gli individui della casta più bassa (i paria) devono tenersi a 39 metri dai bramini (la casta più elevata). Immagino che abbiano sviluppato un senso delle distanze misurate ad occhio straordinaria.
In ascensore, noi europei ci poniamo a cerchio e con la schiena appoggiata alle pareti (e ci fingiamo interessatissimi alla targhetta che riporta matricola e peso massimo), o fissiamo il pavimento come se ci vergognassimo di qualcosa, mentre gli americani si mettono in fila con la faccia rivolta alla porta. Vai a capire.
Sempre Hall, teorizzò una distanza fisica che istintivamente teniamo a seconda del nostro grado di intimità con qualcuno: ci teniamo a oltre un metro e fino a tre metri con i conoscenti, o gli insegnanti o un nostro superiore, ma questa distanza scende fino a 45 centimetri con gli amici e si riduce a zero solo col partner o con un familiare stretto.
Molti di noi si provano un vero e proprio disorientamento se si trovano ad essere salutati con un abbraccio, specie se provieniente da qualcuno non appartenente alla nostra "cerchia" di intimi. Se qualcuno si siede troppo vicino a noi al cinema o al parco, se osserva uno scaffale al supermercato a pochi centimetri da noi. E così via.
Ed è proprio sulla distanza prossemica (la prossima volta che volete fare i fighi in pubblico, tirate pure fuori questo termine) che gioca la campagna sociale che vedete qua sotto, commissionata dal governo della Tasmania per sottolineare l'importanza di mantenere i conducenti delle auto a distanza di sicurezza dai ciclisti. Che, anche se dei ciclisti non ve frega niente e anzi vi stanno anche un po' sulle palle, guardatelo lo stesso perché spiega in pochi secondi quello che vi ho raccontato io finora, e molto meglio.
E ci spiega che dipende da un mucchio di fattori.
Ad esempio, dalla cultura di appartenenza: europei e asiatici si tengono generalmente fuori dal raggio di azione del braccio col loro prossimo, mentre gli arabi se ne stanno gomito a gomito senza batter ciglio.
In alcune regioni dell’India, dove gli appartenenti alle diverse caste devono mantenere fra di loro una distanza rigidamente stabilita, gli individui della casta più bassa (i paria) devono tenersi a 39 metri dai bramini (la casta più elevata). Immagino che abbiano sviluppato un senso delle distanze misurate ad occhio straordinaria.
In ascensore, noi europei ci poniamo a cerchio e con la schiena appoggiata alle pareti (e ci fingiamo interessatissimi alla targhetta che riporta matricola e peso massimo), o fissiamo il pavimento come se ci vergognassimo di qualcosa, mentre gli americani si mettono in fila con la faccia rivolta alla porta. Vai a capire.
Sempre Hall, teorizzò una distanza fisica che istintivamente teniamo a seconda del nostro grado di intimità con qualcuno: ci teniamo a oltre un metro e fino a tre metri con i conoscenti, o gli insegnanti o un nostro superiore, ma questa distanza scende fino a 45 centimetri con gli amici e si riduce a zero solo col partner o con un familiare stretto.
Molti di noi si provano un vero e proprio disorientamento se si trovano ad essere salutati con un abbraccio, specie se provieniente da qualcuno non appartenente alla nostra "cerchia" di intimi. Se qualcuno si siede troppo vicino a noi al cinema o al parco, se osserva uno scaffale al supermercato a pochi centimetri da noi. E così via.
Ed è proprio sulla distanza prossemica (la prossima volta che volete fare i fighi in pubblico, tirate pure fuori questo termine) che gioca la campagna sociale che vedete qua sotto, commissionata dal governo della Tasmania per sottolineare l'importanza di mantenere i conducenti delle auto a distanza di sicurezza dai ciclisti. Che, anche se dei ciclisti non ve frega niente e anzi vi stanno anche un po' sulle palle, guardatelo lo stesso perché spiega in pochi secondi quello che vi ho raccontato io finora, e molto meglio.







