Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post

giovedì 12 febbraio 2026

Il segreto del vecchio Signor Nakamura di Tommaso Scotti

Il segreto del vecchio Signor Nakamura di Tommaso Scotti è un romanzo poliziesco che si ispira a un celebre caso irrisolto della storia giapponese: il furto dei trecento milioni di yenavvenuto  nel 1968. 

Il  romanzo è costruito su due piani temporali: Tokio, il 1968, il giovane Nakamura, brillante e infaticabile ispettore della polizia alle prese con l’indagine e il 2018, quando il vecchio ispettore,viene intervistato dal giornalista Watanabe e dalla cameraman Myōga, incaricati di preparare un servizio televisivo per l’anniversario della rapina. 

Sono passati cinquant’anni … “che strano animale è il tempo

La narrazione riesce a farci rivivere l’epoca del grande furto del 1968, un crimine all’apparenza semplice, ma che si rivela molto più complesso di quanto sembri. Infatti ci furono grossolani errori investigativi, quasi centodiciottomila sospettati e interrogatori condotti con superficialità. Fu un’indagine su un crimine apparentemente senza vittime, ma che porterà a scoprire trame oscure, vite sconvolte da incubi e alla fine sacrificate.

«C’è sempre stato qualcosa di romantico in quella rapina… hanno preso tutto senza togliere niente a nessuno e senza fare del male.» 

Tutto il racconto di Nakamura si svolge durante il suo giro di commissioni, tra le vie del quartiere di Fuchū, facendoci assaporare odori, sapori e storie che lo animano, accompagnato dai due inviati, attraverso incontri con vari personaggi la venditrice di the, il msestro di timbri, il parrucchiere, il ristorante ecc, le storie degli artigiani, l'indagine nel passato.  Ognuno di loro ha una storia unica, ma tutti condividono un filo comune: la realizzazione di un sogno in cui hanno sempre creduto. Tutti, a modo loro, fanno parte di questo racconto. 

La caratterizzazione dei personaggi, e in particolare quella di Nakamura, si distingue per profondità e umanità, trasformando la storia in un racconto non solo avvincente, ma anche ricco di intimità e introspezione. 

Tra le righe si percepisce una profonda riflessione sul tempo e sull’identità: “Non sai chi sei finché non lo sei.” 

«Prima di morire, mia moglie mi ha detto questa frase. Lì per lì non ho capito cosa volesse dire, ma poi riflettendo ho iniziato a comprendere. Non è detto che arrivi per tutti, ma nella vita c’è un momento che ti definisce. Uno solo»

 In questa frase si racchiude l’essenza del romanzo.

 “Nessuno si fa da solo, siamo tutti il risultato delle azioni degli altri. E se queste azioni sono buone, allora, forse, saremo buoni anche noi” 

Il finale non mi ha deluso. Si tratta di un segreto tra verità e memoria, ma mi rimane il dubbio che anche l'epilogo, frutto dell'immaginazione dell'autore, corrisponda a verità: il ladro ha fatto "qualcosa di buono".

E mi viene anche il dubbio che  l'ispettore Nakamura abbia avuto a che fare con quel "qualcosa di buono",

lo deduco da questo dialogo tra l'ispettore Nakamura e il suo capo:

«Tu cosa ci faresti con tutti quei soldi?» 

«Mi comprerei un bell’impianto stereo»

L’impianto stereo il vecchio Signor Nakamura l’aveva comprato davvero …

 



martedì 27 gennaio 2026

La donna abitata di Gioconda Belli

 04/04/2017 17:39

La donna abitata di Gioconda Belli

La donna abitata è un romanzo scritto da Gioconda Belli nel 1988 e pubblicato in Italia nel 1995

Il romanzo inizia con queste parole “All’albeggiare emersi”,(è Itzá che rinasce alla vita in un albero di arance) e narra di una donna, affermata professionista, che, inconsapevolmente, viene ‘abitata’ da un’altra donna, vissuta cinque secoli prima e uccisa dai Conquistadores spagnoli. La ribellione di Itzá, la guerrigliera, rinasce lentamente in Lavinia, la protagonista del romanzo,  e le apre gli occhi per farle scoprire l’orrore dell’oppressione del ’Grande generale’.

 Lavinia è una giovane donna nicaraguense, si considera una donna emancipata che ha studiato in Europa e lavora come architetto presso un prestigioso studio della città di Faguas, ha rotto con i rigidi e ipocriti schemi della società in cui vive ed abita da sola, pur non essendo sposata, con la sola compagnia dell'albero dell’arancio, che racchiude l’anima di Itzá.

Quando si rende conto che il suo ribellismo giovanile è solo il capriccio di una ragazza borghese e non porterà ad un vero cambiamento nella società autoritaria ed ingiusta in cui vive, prende la decisione di seguire il suo cuore e di entrare nelle file della guerriglia sandinista, osteggiata anche dal suo compagno Felipe (guerrigliero anch'esso), che non riesce a superare i suoi preconcetti piuttosto maschilisti.

 Ho trovato questo libro non facile e confesso che ho fatto fatica  ad esserne coinvolta soprattutto all’inizio, forse ho riscontrato qualche elemento di disturbo, le frequenti irruzioni della storia fantastica di Itzà e  le continue ripetizioni delle riflessioni della protagonista sui suoi dubbi, le sue paure…

Comunque, man mano, sono riuscita ad entrare in questa appassionante storia d’amore, di solidarietà e di morte che si anima tra la leggenda e la realtà. E ancora meglio,dopo aver letto il romanzo e l‘intervista di A.M. Torriglia a Gioconda Belli, posta in chiusura al libro, ho compreso cosa volesse esprimere l’autrice nell’incipit: “All’albeggiare emersi”

“La vita in sé non è un valore assoluto. C’è bisogno di una qualità della vita…La vita è un dono, ma allo stesso tempo è un caso, un azzardo. È dovuta ad una serie imprevedibile di coincidenze.. e io credo che, per il solo fatto di essere vivi, noi abbiamo una responsabilità.… È una responsabilità che cambia con il tempo.. Per me, ad esempio, in questo momento è la scrittura… Come scrittrice sento la necessità di generare e far crescere consapevolezza. Questo è il ruolo che assegno alla scrittura: quello di elaborare pensieri che permettano ad altri individui di capire meglio se stessi e quello che vogliono – un ruolo che è, se vogliamo, di responsabilità sociale.” così Gioconda Belli, nell’intervista citata, ci parla della sua visione della vita umana.

 “La donna abitata” porta inevitabilmente a riflettere su molti temi importanti, quali la giustizia, la libertà,la condizione femminile, la vita, la morte, l’amore  e porta alla riscoperta di come avvenne la conquista del Nuovo Mondo e  alla conoscenza delle vicende dei paesi del Sudamerica del secolo scorso, dove la feroce ingiustizia sociale faceva nascere i movimenti di rivolta armata.

Il romanzo si conclude con questa bellissima poesia.

Nessuno sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di questa mescolanza di razze,
di questa storia di lance;
di questo popolo amante del mais,
delle feste al chiaro di luna;
del popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Né lei né io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
danzeranno sulle nostre corolle
ci feconderanno eternamente.
Vivremo nel crepuscolo della gioia
nell’alba di tutti i giardini.
Presto vedremo il giorno colmo di felicità
le imbarcazioni dei conquistatori allontanarsi per sempre.
Saranno nostri l’oro e le piume
il cacao e il mango
l’essenza dei sacuanjioces.
Chi ama non muore mai.

Link per conoscere

L’autrice

Guerriglia sandinista

Guerriglia nahua

Conquistadores

 

 

Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome

 



  J. (il narratore), George e Harris, tre giovani londinesi stanchi della monotonia e dei loro malanni immaginari, decidono di fare una crociera sul Tamigi per rilassarsi.

 "J., Harris e George compongono un terzetto alquanto balzano. J. ha la fissa della malattia: le ha passate tutte (gli manca solo il ginocchio della lavandaia). Harris - a suo dire - fa tutto lui, ma tiene sempre in scacco gli altri con ordini e contrordini. George non farebbe che dormire, ma la pigrizia è un vizio che non lo riguarda. Ai tre amici si accompagna un cane, e anche lui ci mette la sua: Montmorency è un feroce fox-terrier certo di essere troppo buono per questo mondo. Tutti assieme fanno un viaggio in barca lungo le rive del Tamigi. Ne nasce una storia esilarante, costellata di piccole sventure e comiche avventure, con curiosi aneddoti di costume e ricordi di esperienze buffe, in una serie di gag sulle gioie e i dolori della vita sul fiume. "Tre uomini in barca", che negli anni ha conosciuto un successo di pubblico straordinario, è ormai unanimemente considerato un classico della comicità anglosassone, fatta di humour e nonsense, che all'ironica paradossalità delle vicende narrate sa unire realistiche descrizioni delle campagne inglesi e brevi note di filosofia spicciola."(dal Web)

 A me non è piaciuto molto, perchè l'ho trovato molto dispersivo per i troppi aneddoti raccontati che fanno perdere il filo e che non mi hanno divertito tanto. Fra i protagonisti il più simpatico è il fox terrier Montmorency. Umanizzato ironicamente da Jerome, è un animale con un proprio codice etico e  soffre di idiosincrasie nei confronti dei tre protagonisti.  I tre amici, invece, sono sempre impacciati e goffi nel compiere mille peripezie di fronte ad ogni difficoltà,  tanto che anche semplici oggetti diventano perversi nei loro confronti (aprire la scatola di ananas, preparare il pranzo o il te, montare la tenda ecc,).

Jerome  con un tono umoristico e uno stile vivace, fa uso di ironia e autoironia per raccontare le discussioni tra i compagni, le digressioni storiche e personali, le scene comiche e surreali che si susseguono lungo il percorso. Indubbiamente è un testo di facile lettura adatto anche ai ragazzi.

 Nel gruppo La Potenza dei libri  molti  commenti negativi. 

Tra i commenti positivi:

  • Bisogna considerare l'epoca storica in cui è stato scritto il libro, il 1889, il periodo della rivoluzione industriale. Il libro porta ad una riflessione sulle idiosincrasie della società ed esplora alcune tematiche come lo stress da lavoro meccanico, l’amicizia, il viaggio e il senso dell’umorismo e i desiderio di divertirsi nel tempo libero.
  • Il legame  di amicizia tra i tre amici: si insultano, si fanno scherzi e si sostengono durante un’avventuroso viaggio in barca. L’autore sembra quasi suggerire che quando ci sentiamo annoiati e preoccupati dalla realtà circostante, la miglior soluzione per ravvivare i nostri sensi è partire per un’avventura con qualcuno che conosciamo intimamente. 
  • Una lettura interessante anche per la menzione dei vari luoghi che i personaggi scoprono durante la loro escursione, fungendo il libro quasi come guida per un viaggio lungo il Tamigi. (Pare che l'autore all'inizio volesse farne una guida turistica)
  • Non mancano momenti di poesia e di malinconia, in cui si riflette sul senso della vita, sulla natura, sull'arte e sulla storia. 


]

lunedì 1 dicembre 2025

Ferito a morte

La vicenda narrata in Ferito a morte si svolge nell’arco di circa undici anni, dall’estate del 1943, quando, durante un bombardamento, il protagonista Massimo De Luca incontra Carla Boursier, fino al giorno della sua partenza per Roma, all’inizio dell’estate del 1954. Tra questi due momenti il racconto procede per frammenti e flash, ognuno presente e ricordato, ognuno riferito ad un anno diverso, anche se tutti sembrano racchiusi, come per incanto, nello spazio di un solo mattino: la pesca subacquea, la noia al Circolo Nautico, il pranzo a casa De Luca…. Negli ultimi tre capitoli vi è poi come una sintesi di tutti i successivi viaggi di Massimo a Napoli, disincantati ritorni nella città ..."(Mondadori)

 La vera protagonista di questo romanzo  è Napoli: una città «che ti ferisce a morte o t'addormenta, o tutt'e due le cose insieme». E'  «La Foresta Vergine», odiata e amata, temuta, sconfitta e sempre sognata.  Una Napoli che si sveglia dopo la fine della guerra e  che vive nella psicologia del miracolo, sempre nell'attesa di un fatto straordinario tale da mutare di punto in bianco la sua situazione. 

 Nei dialoghi di questi giovani della borghesia napoletana ci sono le illusioni e  le disillusioni, la nostalgia e  i ricordi di belle giornate.Tra  i rimpianti per le grandi occasioni mancate c'è Carla, l'unica donna, irraggiungibile,  un fantasma o un sogno. 

 Nella luce calda e accecante di un'estate che non vuole morire, il colore che predomina è l’azzurro, quello mutevole del mare e quello inalterabile del cielo, tutto descritto da incantevoli immagini e vivaci descrizioni : «Una grande striscia rossa all’orizzonte, un rosso sfarzoso, e sopra nitido il profilo di lavagna viola delle isole, Ischia, Procida, Vivaro. Anche Capo Miseno, nella distanza, è come un’isola sospesa sul mare. Il cielo, verde acquamarina sulle nostre teste, dietro Monte Solaro, dove annotta, è di cartavelina blu trasparente. Un’increspatura lunga s’avvicina rabbrividendo veloce dalla parte dove è sparita la scia del vaporetto...»

Ho avuto difficoltà a leggere questo libro, l'ho iniziato per ben due volte e lasciato...Mi disperdevo tra i salti temporali dei dialoghi che passano dalla prima  alla terza persona, in una prosa che non presenta lo stile narrativo della prosa letteraria.

Di Raffaele La Capria, avevo letto un suo libro, La neve sul Vesuvio. L'avevo letto ai miei alunni  come pre-testo in un progetto di sperimentazione di un"Laboratorio di clinica di apprendimento" . Un libro di tutt'altro stile che racconta la fatica di crescere del protagonista, Tonino, dal tempo dell'infanzia fino alla pubertà. Perciò forse anche la mia delusione nel leggere questo libro. Comunque è un libro vincitore del premio Strega del1961 e,  forse bisogna rileggerlo, come consiglia  Sandro Veronesi, in un suo recentissimo contributo sul «Corriere della Sera», " è come un boomerang che ritorna, tanto vale rileggerlo o almeno di  rileggere il primo capitolo." 

Nel gruppo "La Potenza dei libri", molti non sono riusciti a leggere il libro , qualcuno a cui è piaciuto ha parlato della Napoletanità, della bellezza delle descrizioni,  del periodo storico che bisogna considerare e di leggerlo come una poesia e rileggerlo.

martedì 28 ottobre 2025

L'architettrice di Melania Mazzucco

 


"Nel maggio del 1624 un uomo accompagna la figlia sulla spiaggia di Santa Severa, dove si è arenata una creatura chimerica. Una balena. Esiste anche ciò che è al di là del nostro orizzonte, è questo che il padre insegna a Plautilla. Una visione che contribuirà a fare di quella bambina un’artista, misteriosa pittrice e architettrice nel torbido splendore della Roma barocca. Melania Mazzucco disegna un grande ritratto di donna tornando alle sue passioni di sempre, il mondo dell’arte e il romanzo storico.

Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte: materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un’epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell’arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell’ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L’incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto piú di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l’arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna."(editore)

Plautilla Bricci, Casino del Vascello, 1663, Roma (Archivio di Stato)

 L’Architettrice di Melania Mazzucco è un romanzo storico che narra la vita della prima "architettrice", della storia, Plautilla Bricci,veramente esistita (Roma, 13 agosto 1616 – Roma, 13 dicembre 1705). 

 Un libro molto coinvolgente per la descrizione dei personaggi realmente vissuti, delle opere d'arte, dei luoghi di Roma del Seicento. Vivace anche lo stile  e la scrittura scorrevole, ma appesantita da troppi particolari e dai dialoghi senza virgolette che diventano un po' dispersivi. Anche la narrazione in parallelo della progettazione della villa del Vascello da parte della Bricci e della sua distruzione durante i combattimenti per la difesa della Repubblica Romana mi hanno annoiata un po'.

Comunque attraverso queste 568 pagine, mi è molto piaciuto seguire il lungo cammino di questa donna libera, Plautilla Bricci, fino a poco tempo fa pressoché ignorata, a cui è stata restituita la voce, la vita, la storia e il nome dimenticato.

(Letto su Kindle) 

giovedì 23 novembre 2023

Eppure qualcuno mi doveva ascoltare di Aurelio Pace



 “Eppure qualcuno mi doveva ascoltare” di Aurelio Pace è la storia di Agostino Lacerenza, una vittima di "un colpevole ostinato strabismo di paladini della giustizia", vittima di un errore giudiziario che lo condannò per omicidio, ad una pena senza fine, al carcere prima e all'ostracismo della sua stessa comunità dopo.

 Il romanzo è tratto da un fatto vero, accaduto nella contrada Casone di Brindisi di Montagna, paese dell’entroterra lucano, negli anni della Grande Guerra. Lo scrittore Aurelio Pace dà voce ad Agostino Lacerenza, che nessuno aveva voluto ascoltare, e ne fa un racconto struggente e accorato di domande senza risposte, di ferite, di ricordi e di sogni: " Il tempo in carcere ti mangia, ti fa mancare l'aria, ti inganna..."  "il silenzio ti sfiata negli occhi...quando parla confonde, stordisce, rintrona...si presenta come un uomo elegante" . 

Nella solitudine del carcere Agostino Lacerenza si interrogava sul perché la sorte gli aveva riservato tanta crudeltà e perché Cristo non lo ascoltava. ma la sua verità non veniva ascoltata nè da Dio, nè dagli uomini e trascorreva i suoi anni di carcere angosciato dai rimpianti, dalla mancanza della famiglia, dalla vergogna, e dalla rabbia.

 E' il racconto di una vita sacrificata a causa dell’ingiustizia  di un processo farsa  che condannò un innocente. La verità, raccontata in punta di morte dal vero colpevole,  era scritta nel fascicolo  ma era stata sempre taciuta. A conferma viene riportato nelle ultime pagine del libro, un estratto di quel fascicolo  polveroso dove era stata nascosta la verità.

Nell'epilogo la lettera aperta della famiglia di Agostino Lacerenza ringrazia lo scrittore che con questo libro ha ripristinato la dignità della loro famiglia, mettendo in luce la verità taciuta per più di settantanni di sofferenza e discredito.

 Dal romanzo “Eppure qualcuno mi doveva ascoltare” è stata tratta l'opera teatrale,“‘O Pollc” scritta a quattro mani da Aurelio Pace e da Ulderico Pesce.

Un libro di poche pagine, ma intenso di contenuti e di riflessioni.

mercoledì 16 febbraio 2022

Virus La grande sfida di Roberto Burioni

Ho audioascoltato questo libro, per me la prima volta.Preferisco il cartaceo, ma questo mi ha interessata in modo particolare, perchè non è un trattato scientifico, ma  fa un'attenta analisi di come le varie epidemie abbiano modificato le società nel corso del tempo, giungendo  alla conclusione che "Non possiamo sapere quando sconfiggeremo il coronavirus. Ma sappiamo che l’unica arma su cui contare è la scienza"
 Sinossi
Alla fine del 2019, i medici degli ospedali di Wuhan, nella Cina centrale, si trovano ad affrontare una strana sindrome respiratoria che pare legata al grande mercato ittico della città, dove oltre al pesce si vende ogni tipo di animale commestibile, vivo o morto. Mentre i malati si moltiplicano e alcuni soccombono a una polmonite virale particolarmente aggressiva, i laboratori riescono rapidamente a isolare il responsabile della malattia: è un nuovo coronavirus, simile a quello della SARS che tra il 2002 e il 2003 aveva spaventato il mondo. Rispetto alla SARS, la nuova malattia è meno mortale ma molto più contagiosa, e ben presto la Cina è costretta a fare i conti con quella che per le autorità è «la più grave emergenza sanitaria nella storia della Repubblica popolare» e che per l'Organizzazione mondiale della sanità è «una minaccia peggiore del terrorismo». E davanti ai contagi e alle morti provocati dal coronavirus, anche l'Italia è obbligata a prendere misure senza precedenti per fermare l'epidemia. In questo libro, Roberto Burioni attinge – insieme a Pier Luigi Lopalco, esperto epidemiologo – alla sua lunga esperienza di medico e ricercatore per mostrare la natura e il funzionamento dei virus, il loro passaggio (spillover) dagli animali all'uomo, l'evoluzione delle nostre conoscenze scientifiche, gli effetti devastanti delle epidemie nella storia dell'umanità e le battaglie combattute nell'ultimo secolo contro i nostri nemici più piccoli e più feroci. Il nuovo coronavirus è una sfida alla nostra società avanzata.  

Letto lo scorso anno, ma forse non pubblicato

venerdì 3 dicembre 2021

Il Patto dell'abate nero

 

TRAMA

"13 marzo 1460, porto di Alghero. Un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, messer Teofilo Capponi. Vuole vendergli un’informazione preziosissima: l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcana, un saraceno agli ordini di re Marsilio, scomparso ai tempi di Carlo Magno. Venuta per caso a conoscenza della trattativa, Bianca de’ Brancacci, moglie di Capponi, intuisce che suo padre era coinvolto nella ricerca di quel tesoro prima di morire. Elabora così un piano e per realizzarlo chiede aiuto a Tigrinus, il noto ladro con cui ha già avuto a che fare. Tigrinus dovrà partire alla volta di Alghero e, spacciandosi per Teofilo Capponi, dovrà mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus e scoprire anche la verità sulla morte del padre di Bianca. Nel frattempo, a Firenze, Bianca dovrà mantenere a tutti i costi il segreto sulla missione affidata al ladro, nonostante i sospetti del capo dei birri e di Cosimo de’ Medici. Ma in pericolo, a Firenze, c’è anche il tesoro più grande che Tigrinus nasconde: la Tavola di Smeraldo... "

Piazza della Signoria Firenze

Questo libro, che ho letto in cartaceo, rappresenta la seconda parte della saga di Marcello Simoni. Qui il primo volume della saga

ll romanzo si svolge nel XV secolo, ovvero negli anni in cui la Toscana è retta da Cosimo de’ Medici: tra la Firenze e Alghero, con qualche incursione in Catalogna. La ricostruzione degli ambienti è minuziosa a tal punto che  pare davvero di trovarsi accanto ai protagonisti in una vicenda tortuosa e appassionante dai momenti che sono al contempo sia storici che individuali e avvolti sempre da un'atmosfera misteriosa. Ritroviamo Bianca de' Brancacci, che si rivela una donna forte e determinata a scoprire il mistero che avvolge la morte del padre e stabilisce un patto con Triginus, il ladro gentiluomo, dai capelli striati di bianco. L'ambientazione, oltre alla Firenze di quel tempo, piena di riferimenti storici, si arricchisce con Alghero, che nel medioevo era punto d'incontro di diverse culture.  Anche questo libro colpisce per la ricercatezza del lessico e  la terminologia tecnica,( applicata in particolare alle imbarcazioni e alle loro componenti) che però non ne appesantiscono la forma.

La storia non si conclude  nel finale... leggerò il seguito!

Molto bella questa descrizione!

"Ritta sul patibolo, col collo ancora infilato nel cappio, Bianca assisteva alla scena quasi fosse al cospetto di un evento sovrannaturale, mentre un nodo alla gola le impediva di dar sfogo sia alla gioia che all'angoscia che d'un tratto si contendevano il suo cuore.
Per un attimo era tornata bambina.
Una bambina ansiosa di riabbracciare il proprio padre.
Ma la parte più nascosta di se, quella di cui lei stessa aveva paura e si vergognava, era ben disposta ad accettare il sacrificio di quell'uomo pur di salvarsi la vita."


venerdì 30 ottobre 2020

Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari


Ragazzo Italiano è il romanzo d’esordio di Gian Arturo Ferrari, volto noto dell’editoria italiana, ex presidente di Mondadori Libri, editorialista del Corriere della Sera e per parecchio tempo professore di Storia del pensiero scientifico presso l’Università di Pavia

E' il racconto del percorso di crescita di Ninni, nato nel 1946..." in quelle notti e in quelle nebbie, in quell’Europa atroce e disperata, loro erano venuti al mondo. Figli della guerra, non c’era dubbio. Ma come nei film inglesi prediletti dalla mamma, anche figli di amori che erano stati grandi, incoercibili.” Attraverso le tre fasi di crescita del protagonista (bambino, ragazzino, ragazzo), si ripercorrono poco meno di vent’anni di storia italiana, partendo da una contrapposizione tra il mondo rurale dell’Emilia, a Querciano, il paesino della nonna materna, contrapposto all’industrializzazione della provincia lombarda di Zenigrate e  Milano, una città commerciale in fermento, in cui Ninni diventa Piero, un ragazzo agli ultimi anni di liceo e poi all’università verso un mondo di libri e di cultura.

Attraverso la storia delle vicende familiari di Ninni, si delinea la storia dell’Italia del dopoguerra. Prima la povertà e l’incertezza del futuro poi l’insperato boom economico con la conseguente disuguaglianza sociale e la diversa appartenenza politica. 

Attraverso la storia di questo ragazzo ho rivisto la mia storia, la difficoltà di quei tempi, le privazioni, ma anche la volontà  di dare il massimo per un riscatto sociale. La molla di promozione sociale per Ninni, così come per noi ragazzi, fu la scuola e lo studio vissuto con sacrifico e abnegazione. 

L'autore si sofferma a descrivere in modo particolare l'incontro di Ninni con maestri e professori di straordinario valore che gli permetterà di crearsi un’identità.....Il maestro Poli diceva “a noi qui non interessa da dove viene uno, se da una baracca o da un palazzo. In generale ci interessa altro, cosa c’è dentro la sua testa. Quella ci preoccupiamo di arredare. E comunque, più che da dove viene, a noi interessa sapere dove uno va.”

E' un libro scorrevole, lineare, che suscita emozioni e nostalgia per noi ragazzi degli anni 50, ma lo consiglierei anche ai giovani, per far loro apprezzare le radici del nostro passato e i valori della scuola, della cultura e della lettura.





venerdì 18 settembre 2020

Almarina di Valeria Parrella

 

"Può una prigione rendere libero chi vi entra? Elisabetta insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. Ogni mattina la sbarra si alza, la borsa finisce in un armadietto chiuso a chiave insieme a tutti i pensieri e inizia un tempo sospeso, un’isola nell’isola dove le colpe possono finalmente sciogliersi e sparire. Almarina è un’allieva nuova, ce la mette tutta ma i conti non le tornano: in quell’aula, se alzi gli occhi vedi l’orizzonte ma dalla porta non ti lasciano uscire. La libertà di due solitudini raccontata da una voce calda, intima, politica, capace di schiudere la testa e il cuore.

Esiste un’isola nel Mediterraneo dove i ragazzi non scendono mai a mare. Ormeggiata come un vascello, Nisida è un carcere sull’acqua, ed è lí che Elisabetta Maiorano insegna matematica a un gruppo di giovani detenuti. Ha cinquant’anni, vive sola, e ogni giorno una guardia le apre il cancello chiudendo Napoli alle spalle: in quella piccola aula senza sbarre lei prova a imbastire il futuro. Ma in classe un giorno arriva Almarina, allora la luce cambia e illumina un nuovo orizzonte. Il labirinto inestricabile della burocrazia, i lutti inaspettati, le notti insonni, rivelano l’altra loro possibilità: essere un punto di partenza. Nella speranza che un giorno, quando questi ragazzi avranno scontato la loro pena, ci siano nuove pagine da riempire, bianche «come il bucato steso alle terrazze». Questo romanzo limpido e intenso forse è una piccola storia d’amore, forse una grande lezione sulla possibilità di non fermarsi. Di espiare, dimenticare, ricominciare. «Vederli andare via è la cosa piú difficile, perché: dove andranno. Sono ancora cosí piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui»

E' la prima volta che leggo qualcosa di Valeria Parrella e  devo dire che ci ho impiegato un po' di tempo per entrare nella storia  e comprenderne lo stile molto personale, basato su un monologo intimistico, con brevi frasi e pochi dialoghi.

La protagonista è la professoressa Maiorano, insegnante di matematica in un carcere minorile, che racconta minuziosamente i fatti accaduti soffermandosi sulle emozioni e sulle sensazioni. E' una donna vedova da tre anni, che ha desiderato fortemente  un figlio, anche adottivo  e, ora, l'unica cosa che le resta è il proprio lavoro. Ed è proprio all'interno del penitenziario che incontra Almarina, ragazzina romena fuggita dal proprio paese e dal padre violento, insieme al fratello più piccolo.

E' la storia di due vite di solitudini, che pur rimanendo sempre al solito punto di partenza, per tutta la storia, riescono lo stesso a salvarsi perché sono “insieme” e ciò basta a far comprendere a entrambe alla fine del libro, che quella è l’unica soluzione per riempire le loro vite vuote dopo tante ferite.

È stato un libro che mi ha fatto riflettere su molte cose, tra le più importanti l'insegnamento in un ambiente così difficile..." in me l'idea che le guardie sono sbirri, che gli sbirri fanno male, che sei colpevole perché appena ne incontri uno ti nasce una pietra in tasca. Come possiamo stare tutti e due dentro Nisida stamane se io ho scelto di fare l'insegnante e tu la guardia carceraria? Se tu credi alla repressione, perché sto cercando la tua approvazione?"  

Condivido alcune frasi dal libro:

"Non ci baciammo quella sera, né le volte subito dopo: non c'era più fretta ora che ci eravamo incontrati. Procedemmo con la cura che meritano le cose eterne."Pag. 38 
 
... "se c'è un minore colpevole c'è un adulto colpevole."Pag. 62 
 
..."Napoli è una città che ci sa fare con la morte, le dà il giusto peso, che è quello della vita: cioè, preso individualmente, poco più di nulla."Pag. 6 
 
..."la morte ha questo di disperato: che si resta unici testimoni di qualcosa, dei patrimoni invisibili, delle giornate spettacolari."Pag. 53 
 
..."una tazza da sola sul tavolo della mattina non è un motivo sufficiente per svegliarsi. Napoli sì."Pag. 39




lunedì 1 giugno 2020

L'estate dell'incanto di Francesco Carofiglio




"È successo d’estate, molti anni fa.
Tra le nebbie che affollano, adesso, i miei pensieri di vecchia, una luce rischiara una piccola porzione di mondo. Chiudo gli occhi e rivedo, intatta, la bellezza radiosa della campagna. Riesco a distinguere ogni dettaglio, nel fremito delle ciglia, colpite dai raggi obliqui del mattino.
Avevo dieci anni, e il mondo stava per affondare nell’abisso. Ma per me era solo estate e campagna.
La più bella estate della mia vita”. (p. 7)
E' il racconto di una novantenne, Miranda, che si guarda allo specchio, si alza, prende il caffè, esce con le amiche e ricorda  quell'estate del 1939, in cui a 10 anni viene accompagnata dalla mamma in vacanza nella villa del nonno, sulle colline pistoiesi. L'estate più bella della sua vita, un'età, in cui si è inconsapevoli di tutto quello che ti circonda e del tempo che ti rimane. Ora che si sente alla fine, già"estinta" ,richiama alla mente quelle persone e quei luoghi lontani, quasi per dare un senso alla sua vita. E' un viaggio nella memoria...
"Mi son sempre sentita a casa viaggiando. E ogni casa, nella memoria, rimanda a un'altra casa, ogni viaggio a un altro viaggio, ogni colazione a un'altra ."

Francesco Carofiglio riesce a incantare il lettore per il suo stile immaginifico molto vivido e per la sua sensibilità nel saper infondere, nei personaggi creati, sentimenti umani che destano profonde emozioni e riflessioni sulla vita. Si passa dalle immagini fiabesche dell'infanzia alle riflessioni dell'età matura, dalle descrizioni bucoliche della campagna e del bosco, a descrizioni di animali paurosi, dai sogni di una bambina alla matura rassegnazione di un'aziana, al termine della sua vita.
Consiglio questo libro anche ai ragazzi.

 

domenica 31 maggio 2020

Storia di Amina di Novella Capoluongo

Storia di Amina di Novella Capoluongo Pinto 

EditriceUniversosud

In questo romanzo, l'autrice racconta la storia vera di sua madre, Amina e di tutta la sua famiglia di origine, nel periodo che va dagli anni 30 fino ai gioni nostri.
E' la storia vissuta da una donna che aveva visto "l'irrazionale" come componente fondamentali delle più importanti scelte della sua vita.  Una donna libera, che riesce a vincere ogni coercizione autoritaria, sia della famiglia che del potere politico di quei tempi, una donna forte e determinata che abbandona tutto per seguire il suo vero amore a Teheran e, durante la seconda guerra mondiale, in India dove affronta la prigionia.

Intorno alla figura di Amina, sono ritratti molti personaggi, sapientemente descritti nella loro storia,  che suscitano emozioni, perchè "i sentimenti umani non conoscono differenze di sesso, di razza, di religione, ma quando sono autentici e sinceri sono gli stessi in qualsiasi latitudine"
 E' un libro molto coinvolgente non solo per la narrazione dei fatti veramente accaduti alla  famiglia dell'autrice, ma per le descrizioni dei paesaggi, il deserto, la luna, l'ululato della tempesta dei monsoni, che avvolgono il lettore in quelle atmosfere orientali, molto misteriose e lo trasportano in un mondo di fiaba.
Molto piaciuto, lo consiglio.

giovedì 23 maggio 2019

GlI SCADUTI di LIDIA RAVERA

“Gli scaduti” secondo l’autrice Lidia Ravera sono tutti gli uomini e le donne, che arrivati all’età di 60 anni, sono destinati alla scadenza e ad essere “ritirati” dalla società.
Umberto, un impiegato statale, ha appena compiuto 60 anni, quindi deve essere rottamato e allontanato dalla società. Deve abbandonare la sua famiglia, sua moglie Elisabetta e il figlio Matteo che prenderà il suo posto nel lavoro.
 È così che ha deciso il “partito unico”. Eppure Umberto si sente ancora “vivo”, pieno di energie, estremamente lontano dalla scadenza che qualcuno gli ha imposto. Non riesce ad abituarsi alla misteriosa casa di riposo e vuole ribellarsi alla tirannia di quel mondo che vuole calpestare etica, umanità e valori a favore  della pianificazione maniacale di tutto ciò che rientra nel naturale svolgimento della vita…
La scrittrice, in questo libro, vuole evidenziare il timore e la preoccupazione sull’angoscioso futuro degli anziani, che possano essere travolti dalle nuove generazioni:
“Ho immaginato ed elucubrato e poi, senza opporre resistenza, mi sono consegnata a questa fantasia distopica, sinistramente dolce, come certi incubi da cui ti svegli più avveduto, più agguerrito, più capace di guardare in faccia le tue angosce, più forte e perfino più allegro, per il sollievo che, quanto sognato, non sia veramente accaduto. O almeno non ancora.”
La Ravera ci pone interrogativi sull’attualità mostrandoci gli eccessi della moda della “rottamazione” delle persone e su un possibile futuro che forse sta nascendo.
Un romanzo che si legge scorrevolmente, ma a dire il vero mette un po’ di angoscia, a me è piaciuto di più “Il terzo tempo” della stessa autrice, che affronta lo stesso problema,  in maniera più divertente e ironica: “Insegno malinconia positiva. Soffrire da vecchi è la regola. Soltanto i vecchi speciali ce la fanno. E i vecchi speciali sono quelli che stanno bene.”…e speriamo di stare bene!
Quindi voglio terminare con la speranza che gli anziani continuino ad essere utili alla società per l’esperienza e la saggezza e che non diventino mai “scaduti”.

Teatro: Buongiorno, Ministro!

  Buongiorno, Ministro!  Una commedia comica e divertente con un un cast di tutto riguardo che vede nei suoi protagonisti, Enzo Iacchetti ...