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venerdì 28 gennaio 2022

The King's Man - Le origini (2021)

E' stato un miracolo che lo tenessero tre settimane al multisala, quindi ho dovuto onorarlo battendo la sfiga e correndo a vedere The King's Man - Le origini (The King's Man) diretto e co-sceneggiato nel 2021 dal regista Matthew Vaughn.


Trama: alla vigilia della prima guerra mondiale, un'organizzazione segreta trama per seminare il caos e sta al pacifista Duca di Oxford, assieme a un pugno di fedeli alleati, evitare che la situazione precipiti ancora di più...


The King's Man
era uno dei film che attendevo con più ansia, perché ADORO la zamarrissima saga creata dal regista Matthew Vaughn partendo da un fumetto di Mark Millar che nemmeno ho mai letto (e, onestamente, non ci tengo a farlo). Kingsman - Secret Service era un action sboccato e pieno di momenti WTF ma anche genuinamente esaltanti e, nonostante Il cerchio d'oro fosse decisamente inferiore, ho voluto molto bene anche a quello; davanti a un trailer che mi metteva davanti un Rasputin folle fino al midollo e brutto come il peccato non ho avuto altra scelta che mettermi in paziente attesa anche del prequel, sebbene non ci fossero né Colin Firth Taron Egerton, e per quanto mi riguarda sono stata ripagata, perché con tutti i suoi difetti The King's Man si è rivelato divertente, caciarone ed esaltante quanto i suoi predecessori. L'idea, come immaginate, è quella di rivelare come sono nati i Kingsman partendo dai pochi indizi disseminati nel corso dei primi due film, e in questo caso i realizzatori hanno optato per un esempio di "fantastoria" che mescola eventi realmente accaduti (l'omicidio del duca Ferdinando, lo scoppio della prima guerra mondiale, il messaggio inviato al Messico dalla Germania) e personaggi realmente esistiti ad elementi di pura finzione destinati ad influenzarli. Fin dall'inizio, il Duca di Oxford interpretato da un magnetico Ralph Fiennes si propone come uomo d'altri tempi, elegante e onorevole, che sceglie di utilizzare una ricchezza nata col sangue e la sofferenza di altri per aiutare i più sfortunati, a mo' di compensazione; ad affiancarlo e "contrastarne" il pacifismo c'è il figlio, ancora giovane e quindi impossibilitato a capire cosa significhi immolarsi per la patria ed entrare in guerra, vittima di una concezione di "disonore" e "codardia" inculcata da chi ovviamente ha bisogno che la gente combatta per una causa. Oltre a fare da sfondo a una storia più grande e complessa, lo scontro generazionale tra i due diventa il cuore della futura fondazione dei Kingsman, cristallizzandosi in un momento decisamente inaspettato in cui, come sempre, Matthew Vaughn ribalta tutte le regole del genere lasciando lo spettatore con un palmo di naso dopo una sequenza così eroica e piena di "sentimento" da fare invidia a Spielberg. Ma non spoileriamo.


L'idea che offre The King's Man è quella di un'opera ad ampio respiro; si vede che Vaughn aveva voglia di sbragare, sia a livello di location che di sequenze eleganti, e anche i folli combattimenti dal montaggio serrato che hanno fatto la fortuna dei due film precedenti qui vengono centellinati, in favore di atmosfere più da film di avventura, à la Indiana Jones quasi, o à la James Bond ma senza gadget né inseguimenti in auto. Onestamente, questo cambio di rotta non mi è dispiaciuto, così come la maggiore "serietà" offerta dalla presenza di Ralph Fiennes a discapito di un protagonista più giovane e scavezzacollo, ma per gli amanti del "vecchio" Kingsman e dei suoi personaggi sopra le righe c'è la creatura migliore del film. No, non intendo Rasputin, ché altrimenti Mirco non mi rivolgerebbe più la parola, ma il capronetto protagonista della scena più apprezzata dal Bolluomo. POI c'è Rhys Ifans col suo Rasputin, che purtroppo mangia la scena a tutti, buoni o cattivi che siano, e sì che come cast The King's Man è messo più che benissimo. Ifans danza, gigioneggia, seduce, combatte come un derviscio e disgusta in una sequenza che è già il mio scult del 2022 e di cui vorrei assolutamente vedere il backstage per capire come diamine hanno fatto Fiennes ed Ifans a rimanere seri anche solo per un istante. Purtroppo, a rimetterci davanti a tanta meravigliosa esagerazione sono personaggi dalle altissime potenzialità ma un po' sciapi come la Polly di Gemma Arterton e il Shola di Djimon Hounsou (il figlio di Orlando Oxford, ahilui, è davvero privo di ogni speranza di essere interessante, invece), quanto a Daniel Bruhl ormai si è cucito addosso il personaggio di Barone Zemo e devo dire che gli calza benissimo, anche se vorrei tornare a vederlo in altri ruoli visto che è sempre stato un ottimo attore. Quindi, per concludere, come potete immaginare, aspetto con ansia il terzo capitolo cronologico della saga, che dovrebbe cominciare le riprese quest'anno, perché a mio avviso l'universo di Kingsman ha ancora molto da offrire!


Del regista e co-sceneggiatore Matthew Vaughn ho già parlato QUI. Ralph Fiennes (Orlando Oxford), Djimon Hounsou (Shola), Matthew Goode (Morton), Charles Dance (Kitchener), Gemma Arterton (Polly), Rhys Ifans (Grigori Rasputin), Daniel Brühl (Erik Jan Hanussen), Tom Hollander (Re Giorgio / Kaiser Guglielmo/ Zar Nicola), Aaron Taylor-Johnson (Archie Reid) e Stanley Tucci (Ambasciatore americano) li trovate invece ai rispettivi link.


Essendo un prequel, The King's Man - Le origini si può vedere anche da solo, ma perché perdervi i divertentissimi Kingsman: Secret Service e Kingsman: Il cerchio d'oro? ENJOY!

martedì 10 maggio 2016

Captain America: Civil War (2016)

Finalmente anche io sono riuscita ad andare a vedere Captain America: Civil War, diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo: segue post rigorosamente SPOILER FREE!!


Trama: a seguito della morte di parecchi civili, le Nazioni Unite stilano un protocollo che prevede, di fatto, la "statalizzazione" degli Avengers. Se Iron Man, roso dai sensi di colpa, è pronto a firmare, Capitan America è ben deciso a rimanere libero...



Nonostante Civil War mi sia piaciuto moltissimo voglio che il post sia necessariamente spoiler free quindi sarò particolarmente sintetica, anche perché non avevo letto ai tempi la versione cartacea di questo mega crossover Marvel e non sarei in grado di fare confronti o impelagarmi nel comodo gioco "è meglio il film o il libro?". Innanzitutto, è necessario dire che Civil War rappresenta l'evoluzione dell'Universo Cinematografico Marvel, un passo avanti verso l'equilibrio tra le pellicole zeppe di quell'ironia spesso fuori luogo tipiche della Casa delle Idee (non che qui l'ironia non ci sia, si veda lo sguardo d'intesa maschile che si scambiano Rogers, Falcon e Bucky ma è molto ben dosata) e le processioni con tanto di cilicio incarnate dai film della DC (ogni riferimento alle meravigliose recensioni di Leo Ortolani è assolutamente casuale, ovviamente!), inoltre credo sia uno dei pochi film di supereroi ad ampliare la prospettiva e focalizzare l'attenzione non solo sulla cerchia ristretta dei protagonisti ma anche sulle miriadi di persone senza volto che sono costrette a condividere il loro universo; la Guerra Civile del titolo parte, di fatto, da una serie di "effetti collaterali" al salvataggio del mondo, tra i quali la morte di un numero enorme di civili innocenti, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questo scatena una serie di domande scomode, ovviamente: qual è la differenza tra eroi e vigilantes? E' giusto che persone potentissime siano libere di girare per il mondo e utilizzare i loro poteri per scopi insondabili ai comuni mortali? Dove si trova il confine tra lavorare per il governo e ritrovarsi ad essere delle pedine utilizzate per oscuri fini politici? Fin dove è giusto spingersi per proteggere chi ci è caro? Questi sono solo alcuni dei quesiti posti nel corso del film e fortunatamente Civil War non si prefigge di dare delle risposte univoche. Al di là dei facili hashtag che imperversano nella rete, dare ragione al #TeamCap o al #TeamStark non è affatto facile poiché tutti i membri delle due fazioni hanno i loro buoni motivi per perseguire le proprie convinzioni, così come tutti i membri hanno le loro colpe e i loro peccati da scontare a renderli ciechi di fronte al disastro che potrebbe causare una guerra intestina. La Civil War è il fulcro di un passaggio che condizionerà per forza di cose tutti i prossimi film Marvel e la presenza nel titolo di Captain America non impedisce alla pellicola di diventare un Avengers 3 (roba che se non avete visto Avengers: Age of Ultron Ant Man siete fregati, mi spiace!), all'interno del quale viene dato il giusto spazio a tutti i membri della squadra, tanto che a un certo punto le macchinazioni del villain di turno finiscono quasi in secondo piano prima di tornare prepotenti nel toccante pre-finale.


Al divertimento di parteggiare per l'una o per l'altra fazione si aggiunge infatti la GODURIA di vedere i personaggi interagire tra loro con una naturalezza che farebbe invidia a qualsiasi capitolo degli X-Men cinematografici, tra battibecchi, profferte di amicizia, qualche timido accenno ad eventuali storie d'amore ed antipatie difficili da sopire, magari coltivate nel corso degli anni. L'assenza di Thor e Bruce Banner non si fa sentire (sono sempre nei nostri cuori e "ci guardano da lassù", inoltre vengono utilizzati durante un dialogo come termine di paragone calzantissimo), anche perché tutti gli eroi e i villain coinvolti nella Civil War sono sfaccettati e ben lontani dall'essere dei pupazzotti monodimensionali; ormai ad Iron Man, Cap, Occhio di Falco e Vedova Nera siamo abituati, non c'è dubbio che la parte del leone spetti a loro, tanto che pare quasi di ritrovare dei vecchi amici, ma il modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a rendere vivi anche i nuovi arrivi ha un che di miracoloso. Senza scendere troppo nei particolari, Pantera Nera, Scarlett, la Visione, Ant Man, il Soldato d'inverno, l'Uomo Ragno e persino War Machine e Falcon, due personaggi che non mi hanno mai convinta granché, sono adorabili, umanissimi e complessi, oltre che una figata da vedere in azione. Nascondersi dietro a un dito sarebbe da ipocriti: le scene "di menare", all'interno delle quali si possono apprezzare i poteri e le abilità dei membri delle due fazioni mentre si pestano come se non avessero un domani, erano sicuramente le più attese ed effettivamente non deludono. I fratelli Russo giocano talvolta con inquadrature azzardate e il montaggio è talmente dinamico che due sequenze in particolare, quella iniziale e quella anticipata dai trailer che vede gli eroi scontrarsi, diventano una gioia per gli occhi di ogni appassionato: vedere un personaggio iconico come Pantera Nera (dal costume meraviglioso oltre che uno dei pochi eroi di finzione capace di evolvere e diventare tridimensionale nel giro di un film!) sfoggiare tutte le sue abilità e rimanere ipnotizzati dalle magie di una Scarlet stilosa e bellissima scaldano veramente il cuore e, finalmente, abbiamo un Uomo Ragno degno di questo nome, alla faccia di quei molluschi di Tobey Maguire o Andrew Garfield! Peter Parker uno di noi e senza dubbio il giovanissimo Tom Holland, assieme alla zia gnocca Marisa Tomei, non è solo una delle rivelazioni di Civil War ma anche l'unico che mi riporterà al cinema a vedere le gesta dell'ennesimo Uomo Ragno. Detto ciò, non alzatevi durante i titoli di coda (ci sono DUE scene, mid e post credits), aspettate con gioia il 2017 e nel frattempo fiondatevi a vedere il film Marvel più bello dopo The Avengers!


Dei registi Anthony e Joe Russo (che interpreta lo psicologo sostituito da Zemo) ho già parlato QUI Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Jeremy Renner (Clint Barton/Occhio di falco), Paul Bettany (Visione), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Daniel Brühl (Zemo), Frank Grillo (Brock Rumlow/Crossbones), Martin Freeman (Everett K.Ross), Marisa Tomei (May Parker), John Slattery (Howard Stark), Hope Davis (Maria Stark) e Alfre Woodard (Miriam) li trovate invece ai rispettivi link.

Chadwick Boseman interpreta T'Challa/Pantera Nera. Americano, ha partecipato a film come Gods of Egypt e a serie come CSI: NY, ER Medici in prima linea e Cold Case. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita tra cui Pantera Nera.


Emily VanCamp interpreta Sharon Carter. Canadese, ha partecipato a film come The Ring 2, Carriers e Captain America: The Winter Soldier. Ha 30 anni e un film in uscita.


William Hurt interpreta il segretario di Stato Thaddeus Ross. Americano, lo ricordo per film come Stati di allucinazione, Brivido caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Il bacio della donna ragno (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Figli di un Dio minore, Dentro la notizia, Ti amerò... fino ad ammazzarti, Michael, Dark City, Lost in Space, A.I. Intelligenza artificiale, The Village, A History of Violence, Syriana e L'incredibile Hulk, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak e Incubi e deliri. Anche, ha 66 anni e due film in uscita.


Tom Holland, che interpreta il giovanissimo Uomo Ragno, dovrebbe tornare (assieme a Robert Downey Jr. e Marisa Tomei i quali, peraltro, all'inizio degli anni '90 avevano avuto una relazione quindi altro che "zia gnocca"!) con lo stesso ruolo l'anno prossimo, in un film intitolato Spider-Man: Homecoming, la prima pellicola del Marvel Cinematographic Universe dedicata al tessiragnatele; l'immancabile cameo di Stan Lee invece stavolta vede comparire l'arzillo vecchietto nei panni di un improbabile corriere della FedEx. Passando a chi non ce l'ha fatta, Devil era parte integrante della Civil War cartacea e il povero Charlie Cox, favoloso "uomo senza paura" della serie Netflix, è rimasto molto male per il fatto di non essere stato incluso: lo stesso vale per Samuel L. Jackson, giustamente snobbato in quanto Nick Fury non sarebbe servito a nulla all'interno del film, per Evangeline Lilly, che dovrebbe comunque tornare nel ruolo di Hope Van Dyne/Wasp nel seguito di Ant-Man, Ant-Man and the Wasp, previsto per il 2018, e per Mark Ruffalo, che invece tornerà nei panni di Hulk in Thor: Ragnarok. E ora un po' di cronologia: Captain America: Civil War segue Iron ManIron Man 2ThorCaptain America - Il primo vendicatoreThe AvengersIron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierAvengers: Age of Ultron e Ant-Man: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I, Ant-Man and the Wasp Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!

mercoledì 20 aprile 2016

Bolle di ignoranza: Intruders (2011)

Qualche sera fa mi è capitato di guardare Intruders, diretto nel 2011 dal regista Juan Carlos Fresnadillo. Siccome il sonno mi ha vinta per buona parte della visione, mi pare quantomeno scorretto propinarvi un post di lunghezza normale, quindi ho scelto di far rientrare le poche righe di “recensione” nell’ambito della rubrica Bolle di Ignoranza, anche perché sicuramente quest’aburrimiento di film non lo riguarderò mai più nella vita.


Trama: due bambini vengono perseguitati dal fantasma “senza faccia”, un essere che si nasconde tra le ombre ed è alla costante ricerca di volti da rubare...


Questa sono io. Durante la visione.
Clive Owen non ha molta fortuna sul Bollalmanacco. Dopo Elizabeth – The Golden Age, in cui se non rammento male faceva la parte del capitano gnocco, tocca ad Intruders finire nelle Bolle di Ignoranza. O forse sarebbe meglio dire Bolle al Naso. Sì perché durante la visione di Intruders ho dormito come non mi era mai successo prima, da tanto il film era “entusiasmante” e “terrificante”. Sono riuscita a svegliarmi nei momenti topici, per carità, tanto da potervi raccontare, se volessi, quello che avrebbe dovuto essere il twist capace di far gridare al miracolo oltre che la trama in generale, ma sinceramente all’ennesima scena buia col tizio incappucciato che minaccia i pargoli da un armadio o da un soffitto gocciolante melma il mio cervello ha scelto consapevolmente di spegnersi. Oltre alla noia imperante ho ravvisato una generale incapacità del regista e degli sceneggiatori non soltanto di creare tensione o di sfruttare al meglio gli attori a disposizione (Daniel Bruhl non è sprecato: di più!) ma anche di gestire la doppia narrazione che dovrebbe rappresentare la peculiarità stilistica della pellicola; tra mocciosi che scrivono racconti interminabili, genitori che non capiscono una mazza o combinano solo casini, agenti esterni che vorrebbero riportare tutti i coinvolti al raziocinio e un fantasma che si limita a imporre le proprie mani sui giovani virgulti o a nascondersi, non visto, alle loro spalle, Intruders è davvero la sagra del cliché fatto a tirar via. Peccato perché, viste le sequenze finali, con un po’ più di coraggio e un regista maggiormente capace (un autore asiatico con del materiale simile avrebbe fatto faville) sarebbe potuta uscire fuori una bella favola nera, un po’ come è stato per La madre, magari non memorabile ma comunque gradevole. Vabbé, se avete problemi di sonno potreste prendere in considerazione Intruders come una sorta di terapia d’urto quindi alla fine non è un film proprio totalmente inutile!



giovedì 8 ottobre 2009

Inglorious Basterds (2009)

Ogni volta che esce un film di Quentin è sempre una festa. Dopo anni di onoratissima carriera, i fan aspettano con trepidazione ogni nuova opera, e non restano mai delusi. Credo sia praticamente impossibile infatti restare delusi da chi mette amore per quello che fa in ogni singolo fotogramma, anche quando il genere scelto non è molto “tarantiniano”, come nel caso di Inglorious Basterds, il primo film di guerra del nostro (anche se definirlo solo film di guerra è estremamente riduttivo), girato nel 2009.



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La trama, come in tutti i film di Quentin, non è lineare: nella Francia occupata dai nazi si intrecciano i destini dei “Bastardi”, un gruppo di militari guidati dall’americano Aldo Raine , il cui unico scopo è fare strage di nazisti, possibilmente scalpandoli, e dell’ebrea francese Shosanna, scampata per miracolo, da ragazzina, allo sterminio della famiglia per mano del “cacciatore di ebrei” colonnello Landa, ed ora proprietaria di un piccolo cinema dove Goebbels in persona vorrebbe proiettare il suo ultimo film.

 


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Fin dall’inizio del film la “zampata” tarantiniana si vede e si sente. Innanzitutto il film è diviso in capitoli, il primo è una sorta di preludio alle vicende che verranno narrate in seguito. Seconda cosa, il tempo narrativo non segue i dettami della fabula, ma è MOLTO intrecciato, e i flashback, i salti temporali sia in avanti che indietro abbondano. Terza cosa, la colonna sonora, che ci introduce fin da subito nella Francia occupata dai nazisti con una splendida Fur Elise la cui melodia si unisce ad un’altra di stampo assai simile a quelle presenti negli spaghetti – western di Sergio Leone. E’ solo la parte più evidente di una contaminazione dei generi assoluta ed affascinante, spiazzante per chi è abituato a film di guerra girati seguendo certi canoni, che pervade l’intera pellicola: qui vengono introdotti anche l’horror, il metacinema, il noir, la commedia grottesca, persino la fiaba (la citazione da Cenerentola, nell’immancabile scena “feticista”, è d’obbligo). E ovviamente altrettanto immancabili sono le ironiche scritte a segnalare i diversi personaggi importanti durante la première di Goebbels, come in Pulp Fiction.



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Ma la bellezza dei film di Quentin non sta solo in questi splendidi vezzi stilistici. La trama è coinvolgente e particolare, riesce a reinventare i clichè del genere (la persecuzione degli ebrei, la resistenza di un manipolo di eroi) in un modo del tutto nuovo pur sfruttando al massimo elementi già visti. Shosanna alla fine è una giovane “Sposa”, giustamente assetata di vendetta, che non perde l’occasione per metterla in piedi nel modo più eclatante ed efficace possibile, come già fece la buona Beatrix Kiddo in Kill Bill (peraltro torna anche il personaggio di Sofie Fatale, o meglio una sorta di sua antenata, interpretata dalla stessa attrice e sempre nel ruolo di traduttrice ufficiale dei “cattivi”). I Bastardi, più che soldati sono un branco di desperados violenti degni di un film come Il giustiziere della notte, più figli degli spaghetti – western che dei film di guerra. Ognuno di loro, ovviamente, è caratterizzato con pochi particolari che lo rendono unico ed indimenticabile (l’”orso ebreo” di Eli Roth con la sua mazza, l’ex soldato nazista torturato dai suoi, il “piccoletto” che scalpa con la stessa naturalezza con cui si allaccerebbe le stringhe, e così via), curato nei dettagli e nella psicologia come tutti i personaggi della pellicola, sia buoni che cattivi, più o meno importanti.

 


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Molta della bellezza dei personaggi sta nella bravura degli interpreti. E’ stupefacente come Quentin riesca sempre ad assegnare a qualsiasi attore, anche il più sconosciuto ed incapace, un ruolo in grado di valorizzarlo e renderlo indimenticabile. A me pare che in Inglorious Basterds, più che in qualsiasi altro suo film, si sia lavorato molto sull’interpretazione. Al di là di Christoph Waltz che è semplicemente eccelso nel ruolo di Landa (non a caso ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes di quest’anno), e che riesce ad infondergli la perversione, la cattiveria, la stupidità ironica e l’infamia in grado di renderlo odioso fin dal primo fotogramma, anche gli altri attori sono perfetti, le interpreti femminili in primis: Diane Kruger con la sua bellissima attrice – spia, tanto raffinata e bella (e con un guardaroba da urlo!) quanto coraggiosa ed intelligente, e la rivelazione Mélanie Laurent con la sua sfortunata e determinata Shosanna, uno dei personaggi femminili più belli mai creati da Quentin, a mio avviso. E parliamo dei Bastardi, che sono uno meglio dell’altro. Ora, io non amo troppo Brad Pitt come attore, ma il suo personaggio così sopra le righe, strafottente e spaccone, affamato di scalpi e infastidito dal fatto che i nazi, una volta finita la guerra, potrebbero condurre una vita tranquilla e rispettabile, senza essere riconosciuti per quello che hanno fatto, è decisamente geniale, e lui ci mette del suo per renderlo indimenticabile, creando dei siparietti esilaranti. Che sarebbero impossibili senza il valido appoggio di Eli Roth che, lo ammetto, mi ha decisamente folgorata: le scene al cinema, dove lui, Pitt e un terzo “Bastardo” devono imitare un trio di cineasti siciliani sono da primato, e aspetto solo che esca il DVD per potermi gustare queste parti senza il doppiaggio italiano, che pure è bellissimo. Menzione d’onore, inoltre, spetta all’ex ragazzino di Goodbye Lenin, Daniel Brühl, che è cresciuto per interpretare un magistrale “eroe” di guerra ambiguo ed irritante fino all’ultimo fotogramma, e ovviamente a Mike Myers, che interpreta un generale inglese in pochi, preziosi minuti di mix tra Dottor Male e Austin Powers.



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In ultimo, facciamo il gioco delle citazioni. Ammetto che stavolta Quentin si è impegnato per rendere il tutto più difficile, sfoggiando un’invidiabile conoscenza del cinema tedesco che sta alla base del dialogo tra gli inglesi e in quello tra Shosanna e l’eroe di guerra, conoscenza che porta sicuramente a rimandi e citazioni che io, ahimé, non ho saputo cogliere. Posso solo dire che, oltre ai già citati omaggi a Leone e Cenerentola, e a nomi propri come quello del generale Ed Fenech (interpretato da Myers) o Antonio Margheriti, si vede un Brad Pitt “siciliano” che è praticamente identico al Don Vito Corleone interpretato da Marlon Brando ne Il Padrino (sia nelle movenze, che nelle espressioni, che negli abiti), un Eli Roth che nelle scene finali assume la posa e l’espressione di Al Pacino in Scarface, un film, quello girato da Goebbels, che riprende atmosfere ed alcune inquadrature da La Corazzata Potiemkin, per finire con una faccia gigante fatta di fumo e specchi come quella ingannevole de Il mago di Oz. Ci sta anche una citazione sugli scantinati per bocca di Brad Pitt, presa paro paro dal Fight Club di cui lui è interprete.

 


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Difetti? Ma vogliamo proprio trovargliene qualcuno? Mmmmh…. L’inaccuratezza storica sul finale. Il film alla fine può essere però visto come un sogno. Un sogno di gloria di questi poveri bastardi. Un sogno per l’umanità intera. E se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, gli alti papaveri nazisti, soprattutto Hitler, sono delle macchiette, dei pupazzi da operetta. Ma, diciamocelo… chissenefrega? Bastardi Senza gloria, insomma, è un film cinefilo che, a differenza di Deathproof, può essere visto ed apprezzato da tutti. Non ai livelli di Kill Bill, quello secondo me è il capolavoro di Quentin, ma poco inferiore. Splendido, assolutamente consigliato.

Di Tarantino ho già parlato qui, dell’affascinante Michael Fassbender (che interpreta il Bastardo scozzese) qui, Eli Roth lo trovate qua, mentre Christoph Waltz è stato nominato in questo post. Il caro Brad invece ha fatto la sua comparsata sul bollalmanacco qui.

 


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Mike Myers interpreta, come già detto, il generale Ed Fenech. Trasformista come pochi, soprattutto nella sua trilogia più famosa, quella di Austin Powers, il demenziale comico canadese, negli ultimi tempi, pare essersi incarnato nell’orco Shrek, a cui ha prestato la voce per tutti e tre i film. Tra le altre pellicole del “miTTico”, ricordo il geniale Fusi di testa (e seguito), il particolare Studio 54 e lo storico e maffissimo Cat in the Hat. Ha 46 anni e tre film in uscita tra cui un quarto Shrek.



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Diane Kruger interpreta l’attrice Bridgett Von Hammersmark. Tedesca (anche se Quentin la trovava troppo “americana”), tra i suoi altri film cito Troy e Il mistero dei Templari, insomma due pellicole che in effetti non lasciavano presagire un’interpretazione come questa. Ha 33 anni.

 


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Ora, siccome ho già messo in un post il trailer di Inglorious Basterds, vi lascio al trailer del film da cui tutto è partito: Quel maledetto treno di blindato, di Enzo G. Castellari, il cui titolo USA è proprio... The Inglorious Bastards. ENJOY!!!!



 

 

 

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