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venerdì 28 gennaio 2022

The King's Man - Le origini (2021)

E' stato un miracolo che lo tenessero tre settimane al multisala, quindi ho dovuto onorarlo battendo la sfiga e correndo a vedere The King's Man - Le origini (The King's Man) diretto e co-sceneggiato nel 2021 dal regista Matthew Vaughn.


Trama: alla vigilia della prima guerra mondiale, un'organizzazione segreta trama per seminare il caos e sta al pacifista Duca di Oxford, assieme a un pugno di fedeli alleati, evitare che la situazione precipiti ancora di più...


The King's Man
era uno dei film che attendevo con più ansia, perché ADORO la zamarrissima saga creata dal regista Matthew Vaughn partendo da un fumetto di Mark Millar che nemmeno ho mai letto (e, onestamente, non ci tengo a farlo). Kingsman - Secret Service era un action sboccato e pieno di momenti WTF ma anche genuinamente esaltanti e, nonostante Il cerchio d'oro fosse decisamente inferiore, ho voluto molto bene anche a quello; davanti a un trailer che mi metteva davanti un Rasputin folle fino al midollo e brutto come il peccato non ho avuto altra scelta che mettermi in paziente attesa anche del prequel, sebbene non ci fossero né Colin Firth Taron Egerton, e per quanto mi riguarda sono stata ripagata, perché con tutti i suoi difetti The King's Man si è rivelato divertente, caciarone ed esaltante quanto i suoi predecessori. L'idea, come immaginate, è quella di rivelare come sono nati i Kingsman partendo dai pochi indizi disseminati nel corso dei primi due film, e in questo caso i realizzatori hanno optato per un esempio di "fantastoria" che mescola eventi realmente accaduti (l'omicidio del duca Ferdinando, lo scoppio della prima guerra mondiale, il messaggio inviato al Messico dalla Germania) e personaggi realmente esistiti ad elementi di pura finzione destinati ad influenzarli. Fin dall'inizio, il Duca di Oxford interpretato da un magnetico Ralph Fiennes si propone come uomo d'altri tempi, elegante e onorevole, che sceglie di utilizzare una ricchezza nata col sangue e la sofferenza di altri per aiutare i più sfortunati, a mo' di compensazione; ad affiancarlo e "contrastarne" il pacifismo c'è il figlio, ancora giovane e quindi impossibilitato a capire cosa significhi immolarsi per la patria ed entrare in guerra, vittima di una concezione di "disonore" e "codardia" inculcata da chi ovviamente ha bisogno che la gente combatta per una causa. Oltre a fare da sfondo a una storia più grande e complessa, lo scontro generazionale tra i due diventa il cuore della futura fondazione dei Kingsman, cristallizzandosi in un momento decisamente inaspettato in cui, come sempre, Matthew Vaughn ribalta tutte le regole del genere lasciando lo spettatore con un palmo di naso dopo una sequenza così eroica e piena di "sentimento" da fare invidia a Spielberg. Ma non spoileriamo.


L'idea che offre The King's Man è quella di un'opera ad ampio respiro; si vede che Vaughn aveva voglia di sbragare, sia a livello di location che di sequenze eleganti, e anche i folli combattimenti dal montaggio serrato che hanno fatto la fortuna dei due film precedenti qui vengono centellinati, in favore di atmosfere più da film di avventura, à la Indiana Jones quasi, o à la James Bond ma senza gadget né inseguimenti in auto. Onestamente, questo cambio di rotta non mi è dispiaciuto, così come la maggiore "serietà" offerta dalla presenza di Ralph Fiennes a discapito di un protagonista più giovane e scavezzacollo, ma per gli amanti del "vecchio" Kingsman e dei suoi personaggi sopra le righe c'è la creatura migliore del film. No, non intendo Rasputin, ché altrimenti Mirco non mi rivolgerebbe più la parola, ma il capronetto protagonista della scena più apprezzata dal Bolluomo. POI c'è Rhys Ifans col suo Rasputin, che purtroppo mangia la scena a tutti, buoni o cattivi che siano, e sì che come cast The King's Man è messo più che benissimo. Ifans danza, gigioneggia, seduce, combatte come un derviscio e disgusta in una sequenza che è già il mio scult del 2022 e di cui vorrei assolutamente vedere il backstage per capire come diamine hanno fatto Fiennes ed Ifans a rimanere seri anche solo per un istante. Purtroppo, a rimetterci davanti a tanta meravigliosa esagerazione sono personaggi dalle altissime potenzialità ma un po' sciapi come la Polly di Gemma Arterton e il Shola di Djimon Hounsou (il figlio di Orlando Oxford, ahilui, è davvero privo di ogni speranza di essere interessante, invece), quanto a Daniel Bruhl ormai si è cucito addosso il personaggio di Barone Zemo e devo dire che gli calza benissimo, anche se vorrei tornare a vederlo in altri ruoli visto che è sempre stato un ottimo attore. Quindi, per concludere, come potete immaginare, aspetto con ansia il terzo capitolo cronologico della saga, che dovrebbe cominciare le riprese quest'anno, perché a mio avviso l'universo di Kingsman ha ancora molto da offrire!


Del regista e co-sceneggiatore Matthew Vaughn ho già parlato QUI. Ralph Fiennes (Orlando Oxford), Djimon Hounsou (Shola), Matthew Goode (Morton), Charles Dance (Kitchener), Gemma Arterton (Polly), Rhys Ifans (Grigori Rasputin), Daniel Brühl (Erik Jan Hanussen), Tom Hollander (Re Giorgio / Kaiser Guglielmo/ Zar Nicola), Aaron Taylor-Johnson (Archie Reid) e Stanley Tucci (Ambasciatore americano) li trovate invece ai rispettivi link.


Essendo un prequel, The King's Man - Le origini si può vedere anche da solo, ma perché perdervi i divertentissimi Kingsman: Secret Service e Kingsman: Il cerchio d'oro? ENJOY!

domenica 13 gennaio 2019

Bird Box (2018)

Inaspettatamente, prima della fine dell'anno Netflix ha messo a segno un altro colpaccio mettendo in catalogo Bird Box, diretto nel 2018 dalla regista Susanne Bier e tratto dal romanzo La morte avrà i tuoi occhi di Josh Malerman.


Trama: il mondo viene funestato da un'epidemia di suicidi causati da misteriose entità. Tra i pochi sopravvissuti c'è Malorie, madre di due bambini assieme ai quali tenta una disperata traversata alla cieca lungo il fiume...



Netflix fa una pubblicità spudorata a rumenta come Sabrina e poi lascia passare gioiellini come Bird Box in secondo piano, al punto che se non avessi letto della presenza di Sarah Paulson nel cast probabilmente non avrei nemmeno dato una chance al film di Susanne Bier. Poi l'ho guardato, ho scoperto che c'era anche John Malkovich e ovviamente ho ri-bestemmiato contro Netflix. Detto questo, Bird Box è un inquietante horror post-apocalittico che priva i personaggi principali di uno dei cinque sensi, rendendo ancora più ardua la sopravvivenza. Benché il romanzo da cui è tratto risalga al 2014, è inevitabile pensare subito a A Quiet Place, all'interno del quale i protagonisti venivano messi in pericolo dai suoni, ma la mente durante la visione è corsa anche al quasi sconosciuto ma pregevole From Within; all'interno di Bird Box, infatti, chi utilizza la vista rischia di scorgere qualcosa di terribile che lo spinge a suicidarsi e i personaggi sono dunque costretti a rimanere chiusi in casa con le finestre oscurate oppure tentare una fuga disperata con gli occhi bendati, a rischio di finire malissimo sia che si incroci lo sguardo con le creature invisibili sia che ci si rompa l'osso del collo perché impossibilitati a vedere (cosa che, per inciso, non succede a nessuno, un'ingenuità a livello di trama che effettivamente fa un po' sorridere visto che, io per prima, come minimo sarei volata in un dirupo). In tutto questo, la protagonista è una donna incinta dotata dello stesso senso materno che potrei avere io la quale, già provata dalla sua indesiderata condizione, si ritrova a un certo punto a dover garantire la sopravvivenza sua e di ben due bambini e ad affrontare scelte che la renderebbero ancora meno umana delle creature che danno loro la caccia. La storia di Malorie e dei sue due figli viene narrata con una serie di flashback che fungono da intermezzo per la loro  fuga disperata verso la salvezza, affidata alla corrente di un fiume, scelta narrativa che divide il film in due "generi" ideali: il survival apocalittico in senso stretto e qualcosa di più simile al The Mist di Stephen King, all'interno del quale fanno più paura le dinamiche che intercorrono tra i sopravvissuti piuttosto che la minaccia che li affligge.


La bellezza di Bird Box, dunque, risiede non solo nella storia ma anche nel modo in cui vengono tratteggiati i vari personaggi. Mi verrebbe da dire che il tocco femminile alla regia si percepisce, perché la protagonista viene costretta ad affrontare se stessa prima ancora che la minaccia sovrannaturale incombente ma anche perché persino i personaggi secondari hanno qualcosa da dire, come per esempio un John Malkovich sopra le righe ma capace di regalare almeno un interessante confronto a base di "saggezza popolare", per non parlare dei primi piani di due bimbi tanto espressivi quanto disperati e del modo in cui Sandra Bullock si rapporta con loro. L'attrice, poi, è bellissima e brava come non mai. Il personaggio di Malorie è infatti una protagonista nella quale ci si può ritrovare sotto molti aspetti, è eroica ma anche umanissima ed imperfetta, oltre ad essere pervasa da un dolore che la spinge a comportarsi da stronza persino con i due bambini che si è ritrovata tra le mani, un "boy" e una "girl" ai quali viene letteralmente impedito di affezionarsi alla madre, fino a rischiare inevitabili, nefaste conseguenze. In generale, comunque, mi è parso che ogni dialogo, ogni gesto, ogni interazione non fosse lasciata al caso e il risultato è che, oltre ad avere il cuore in gola durante le sequenze più concitate e prettamente horror (e ce ne sono moltissime), di tanto in tanto guardando Bird Box si riesce anche a riflettere e a commuoversi, soprattutto sul delicato finale che, mi si dice, è molto diverso da quello del libro. Quindi il mio consiglio è quello di recuperare Bird Box per incominciare l'anno cinematografico su Netflix nel migliore dei modi!


Di Sandra Bullock (Malorie), John Malkovich (Douglas), Sarah Paulson (Jessica), Jacki Weaver (Cheryl), Tom Hollander (Gary), Pruitt Taylor Vince (Rick) e David Dastmalchian (Predone che fischia) ho parlato ai rispettivi link.

Susanne Bier è la regista del film. Danese, ha diretto film come Non desiderare la donna d'altri, Dopo il matrimonio, In un mondo migliore e Love Is All You Need. Anche sceneggiatrice, produttrice e attrice, ha 58 anni.


Machine Gun Kelly (vero nome Colson Baker) interpreta Felix.  Rapper americano, ha partecipato a film come Nerve e Viral. Anche compositore e produttore, ha 28 anni e quattro film in uscita.


Parminder Nagra interpreta la dottoressa Lapham. Inglese, la ricordo per film come Sognando Beckham, inoltre ha partecipato a serie quali E.R. Medici in prima linea e Agents of S.H.I.E.L.D.. Ha 43 anni e un film in uscita.


Se Bird Box vi fosse piaciuto recuperate The Mist e A Quiet Place. ENJOY!



domenica 4 maggio 2014

Questione di tempo (2013)

Prima di partire per Parigi ho avuto modo di vedere Questione di tempo (About Time), scritto e diretto nel 2013 da Richard Curtis. Siccome è passato del tempo, vediamo di rimettere insieme le idee e scrivere una recensione decente!


Trama: il giorno del suo 21esimo compleanno Tim viene messo a conoscenza del segreto di famiglia: tutti gli uomini che ne fanno parte hanno il potere di viaggiare indietro nel tempo. Il ragazzo decide di sfruttare questo nuovo potere per trovare l'amore...


Questione di tempo è una gradevole commedia romantica molto british che parte da un simpatico quanto fantasioso assunto: cosa farebbe una persona normalissima se avesse il potere di tornare indietro nel tempo? Molto probabilmente, come succede a Tim, realizzerebbe desideri normalissimi, in primis quello di trovare l'amore. E proprio su questa rocambolesca e divertente ricerca dell'anima gemella ruota l'intera prima parte di Questione di tempo, una pellicola che nasconde, dietro alla facciata alternativa e un po' sciocchina, un paio di riflessioni più interessanti e profonde che se, da un lato, appesantiscono la seconda parte tirando la storia anche troppo per le lunghe, dall'altro lo rendono forse più apprezzabile e "sentito" rispetto alla media del genere. Per una volta, infatti, il titolo italiano rende molto bene (anche se mai come quello originale) la doppia anima del film, che racconta sì una storiellina fantastica in cui, finalmente, il protagonista riesce a crearsi una vita manipolando con paracula ed imbranata accortezza il tempo, ma riflette anche sul Tempo in generale e, soprattutto, sul modo sciocco in cui troppo spesso viene sprecato impedendoci di assaporare i momenti davvero degni di essere vissuti, anche quelli che ci sembrano più banali e scontati: se all'inizio si ride parecchio, verso la fine Questione di tempo assume una sfumatura sempre più malinconica e commovente, evitando per un pelo l'affossamento in una ripetitività di gag che, a lungo andare, lo avrebbero reso soporifero.


Oltre al cambio di atmosfera, ciò che giova a Questione di tempo è il fatto che il fulcro della storia, ad un certo punto, si sposti dalle vicende amorose di Tim a quelle relative alla sua famiglia perché, non stiamo a raccontarcela, Domnhall Gleeson è bravo e simpatico ma non ancora in grado, a mio avviso, di reggere quasi da solo un intero film mentre il vecchio leone Bill Nighy è sempre un piacere da ascoltare e vedere: la strana famiglia di Tim, con quell'aria vagamente Andersoniana, è indubbiamente la carta vincente di una pellicola che, privata di questi strani personaggi, molto probabilmente mi sarebbe piaciuta meno. Altro geniale picco di eccentricità, apprezzabile appieno solo guardando la versione originale di Questione di tempo, è il matrimonio celebrato sulle note de Il mondo di Jimmy Fontana, definito molto tranquillamente come an italian weirdo, che tuttavia alle orecchie di un madrelingua nostrano dona un ulteriore significato alla pellicola: il mondo non si è fermato mai un momento, la notte segue sempre il giorno, come a dire che il tempo può anche essere (nei limiti che scoprirete guardando il film) governato e controllato, ma alla fine le cose dovranno fare sempre il loro corso, bello o brutto che sia. Starà a Tim, e per estensione a noi, trovare UN mondo, IL mondo, quello dove riusciremo a stare bene nella buona e nella cattiva sorte, senza ricorrere a sotterfugi e senza sprecare neanche un minuto prezioso a rimpiangere "quello che avrebbe potuto essere". Voi intanto rubate un paio di orette alla vostra vita guardando questo delizioso Questione di tempo, non ve ne pentirete!


Del regista e sceneggiatore Richard Curtis ho già parlato qui. Domhnall Gleeson (Tim), Rachel McAdams (Mary) e Bill Nighy (Papà) li trovate invece ai rispettivi link.

Lindsay Duncan interpreta mamma. Scozzese, ha partecipato a film come Un marito ideale, Sotto il sole della Toscana, Alice in Wonderland e a serie come Doctor Who, Black Mirror e Sherlock. Ha 64 anni.


Tom Hollander interpreta Harry. Inglese, ha partecipato a film come Gosford Park, The Libertine, Orgoglio e pregiudizio, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, Un'ottima annata - A Good Year, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, Elizabeth: The Golden Age, Byzantium e ha doppiato episodi de I Griffin e American Dad!. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita.


Margot Robbie interpreta Charlotte. Australiana, ha partecipato a The Wolf of Wall Street e alla soap opera Neighbours. Anche produttrice, ha 24 anni e quattro film in uscita tra cui l'ennesima versione di Tarzan che dovrebbe avere tra i protagonisti anche i tarantiniani Samuel L. Jackson e Christoph Waltz!


Se Questione di tempo vi fosse piaciuto non perdetevi Sliding Doors e, soprattutto, il meraviglioso Ricomincio da capo. ENJOY!

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