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venerdì 24 novembre 2023

Cimitero Vivente: Le Origini (2023)

Nei due giorni di malanno sono riuscita anche a recuperare Cimitero Vivente: Le Origini (Pet Sematary - Bloodlines), diretto e co-sceneggiato dalla regista Lindsey Anderson Beer.


Trama: proprio mentre Judd Crandall e la futura moglie Norma sono in procinto di partire per raggiungere i Peace Corps, Bill Baterman seppellisce nel terreno Mic Mac il figlio Timmy, morto in guerra. Il ritorno di Timmy dà inizio a un'ondata di orrore inarrestabile...


Cimitero Vivente: Le Origini
può tranquillamente essere definito un'inutile zozzeria. E non lo dico perché sono una "bimba di King" (nonostante sia cosa verissima) o perché Cimitero vivente è una delle mie opere preferite, sia libro che film del 1989, ma perché ha sicuramente meno dignità del gradevole remake recente e, cosa ancor più grave, è ben più brutto e noioso di Cimitero Vivente 2, che almeno qualche risata la strappava. Cimitero Vivente: Le Origini è il nulla fatto a film, l'ennesima opera a base di morti viventi priva di cuore o cervello, e poteva avere qualsiasi altro protagonista, oltre ad essere ambientato in un'altra città che non fosse Ludlow. In realtà, l'unico aspetto positivo di Cimitero Vivente: Le Origini è che prova, almeno all'inizio, a creare una "mitologia" legata al terreno Mic Mac col potere di resuscitare i corpi e maledice un'intera città grazie alle linee di sangue del titolo originale, all'ereditarietà di uno scomodo ruolo di guardiani per espiare le colpe di coloni irrispettosi. Purtroppo, questa idea originale si traduce nella presenza di personaggi che stanno a Ludlow perché devono vigilare su un luogo conosciuto da tutti, e che quindi non avrebbero motivo alcuno di seppellire lì i morti, visto che già sanno come torneranno; inoltre, si perde il cuore dell'opera originale, quel dolore inenarrabile che spinge a sperare che non ci sia niente di peggio della morte e che i nostri cari possano tornare a tenerci compagnia anche solo per qualche ora, perché non c'è un singolo personaggio del film che non sia un cartonato privo di spessore emotivo oppure un cretino. Non sono una di quelle che amano sottolineare i presunti vilipendi all'opera originale, ma qui Judd ci fa la figura del minchione, perché rinuncia a fuggire da Ludlow solo per poi battersene le balle, da vecchio, e liberare il male attraverso Louis Creed (nel libro ci sta, quella di Timmy era una sorta di leggenda oscura, l'unica vittima era stato suo padre, Judd poteva anche pensare che morti più "freschi" avessero la possibilità di tornare sani, ma qui viene sterminato mezzo consiglio comunale e lo stesso Judd perde il padre, che senso ha???).


Voi direte, almeno c'è qualche momento interessante o particolarmente succoso a livello di gore? Oddio. Timmy non fa paura neppure per un istante e lo stesso vale per gli altri, sparuti "ritornanti", nonostante a un certo punto ci sia un bel profluvio di sangue versato. Il problema è che, salvo per qualche jump scare ampiamente prevedibile, il film si priva dell'atmosfera malata e a volte un po' visionaria dei film precedenti, dove i personaggi sembravano davvero persi nel dormiveglia, intontiti dal dolore o mossi da una mano malvagia e ineluttabile, quindi la noia di una storia prevedibile dall'inizio alla fine regna sovrana. Lindsey Anderson Beer ci mette del suo, in quanto ogni scena che preveda un minimo di "tafferuglio" coi morti è al limite dell'incomprensibile (sul finale, poi, ci si mette una fotografia scurissima che fa ancora più venir voglia di dormire), mentre quelle che dovrebbero trasmettere un po' di pathos o partecipazione verso il destino dei protagonisti sono piatte e fredde, e non serve far passare un camion della Orinco ogni tanto per ricordarmi che, in futuro, un* bimbett* ci rimetterà la ghirba e spingermi così a piangere. Stendo un velo pietoso anche sugli attori. Henry Thomas, poverello, ci prova, ma tutto gioca contro di lui e il vero, imperdonabile difetto del film è lo spreco di un David Duchovny che a momenti non sa neppure perché si trova lì. Ovviamente, 'sta schifezza è arrivata in Italia in un lampo grazie a Paramount +, con tutta la bella roba che rimane al palo, inedita per anni, quindi mi viene ancor più da piangere. 


Di Henry Thomas (Dan Crandall), David Duchovny (Bill Baterman), Samantha Mathis (Kathy Crandall) e Pam Grier (Marjorie Washburn) ho già parlato ai rispettivi link 

Lindsey Anderson Beer è la regista e co-sceneggiatrice del film, al suo primo lavoro dietro la macchina da presa. Americana, è anche produttrice. 


Natalie Alyn Lind
, che interpreta Norma, era la Lauren Strucker della serie The Gifted. Se Cimitero Vivente: Le Origini vi fosse piaciuto recuperate Cimitero vivente, Cimitero vivente 2 e Pet Sematary, di cui questo film è il prequel. Soprattutto, magari, leggete il romanzo di Stephen King, che è sempre cosa buona e giusta. ENJOY!

venerdì 5 dicembre 2014

Bad Girls! - Amiche cattive (1999)


Dopo la rassegna contro la violenza nei confronti delle donne vediamo cosa succede quando è proprio il gentil sesso a mostrare denti ed unghie e a diventare... cattivo! Su proposta di Arwen noi blogger ci siamo riuniti per parlare delle Bad Girls cinematografiche e a me è subito venuto in mente un guilty pleasure visto tanti anni fa, Amiche Cattive (Jawbreaker), scritto e diretto nel 1999 dal regista Darren Stein. ENJOY!


Trama: quando la reginetta del liceo compie diciassette anni le sue tre migliori amiche decidono di imbavagliarla, rapirla, chiuderla in un bagagliaio e portarla a festeggiare. La bravata però si conclude con la morte della ragazza...



Amiche Cattive è la versione thriller del mio guilty pleasure per eccellenza, Ragazze a Beverly Hills. A riguardarlo oggi è semplicemente imbarazzante ma se dicessi che non vado matta per questa sagra della cattiveria gratuita liceale, che nel finale cita persino Carrie - Lo sguardo di Satana, mentirei. E pensare che tutto quello che succede dopo lo sconvolgente inizio ha del surreale, la trama di Amiche Cattive è talmente pretestuosa ed incoerente da rasentare la follia. Courtney, Julie e Foxy ammazzano senza volerlo la loro migliore amica, la reginetta del liceo Liz Purr (detta Miao, nientemeno), perché Courtney ha la brillante idea di rapirla tappandole la bocca con un'enorme caramella dura e tonda detta "spaccamascelle" (da cui il titolo originale); fin qui tutto bene, se non fosse che, dopo aver scoperto di aver ucciso Liz, in 30 secondi Courtney si dimentica di essere stata una delle sue migliori amiche e diventa la versione femminile del Governatore di The Walking Dead mentre le altre due decidono in automatico di non essere colpevoli, perlomeno del reato di stupidità congenita, ed entrambe scaricano ogni responsabilità sulla squilibrata Courtney sgravandosi così le coscienze. A complicare le cose ci si mette la sfigata della scuola, Fern Mayo (detta Maionese), che ovviamente sgama le tre furbone mentre riportano Liz in camera e cercano di simulare una violenza sessuale finita male, salvo poi decidere di non raccontare l'accaduto quando Courtney le offre di farla diventare popolare come loro in cambio del suo silenzio. Da lì in poi ogni pretesa di coerenza va a farsi benedire, tra Fern che prende il nome di Vylette e si finge una nuova studentessa senza che né la preside né nessun altro professore si chiedano a) che fine abbia fatto Fern e b) perché mai una tizia sconosciuta all'improvviso decida di seguire dei corsi al liceo, Courtney che diventa sempre più malvagia (ove per malvagità si intende "dare aria alla bocca e minacciare a vanvera" oppure darla a Marilyn Manson) e Julie che, riscoperta una coscienza pur rimanendo convinta della propria estraneità verso i fatti, decide di consacrare la sua esistenza non già a consegnare Courtney alla polizia, bensì a sputtanarla davanti a tutta la scuola.


Eppure, nonostante tutto questo bailamme di incoerenza, amo Amiche Cattive. Lo amo innanzitutto per la sfacciataggine con cui Darren Stein pretende di darci a bere tutte le vaccate di cui sopra e poi per lo stile trash tipico degli anni '90 con cui le mette in scena. Scene al ralenti, visioni, flashback inquietanti, momenti di esasperante cattivo gusto e, soprattutto, dei colori vivacissimi sono gli elementi distintivi della pellicola, che potrebbero condensarsi nelle terrificanti mise delle protagoniste (soprattutto nella cofana finale di Courtney e nei completini rossi di Vylette) e nell'ossessiva immagine dello spaccamascelle, tanto colorato e pop all'esterno quanto duro ed ostico all'interno. Quanto alle protagoniste, io le adoro ma vogliamo stendere un velo pietoso? Innanzitutto le attrici erano tutte quasi sulla trentina ed interpretavano delle diciassettenni (palese, ennesimo omaggio a Carrie - Lo sguardo di Satana) poi la loro recitazione è davvero imbarazzante: tra tutte si salvano giusto, e per un pelo, Rebecca Gayheart e Judy Greer (la Greer in particolare, forse per la metamorfosi a cui va incontro il personaggio), mentre Julie Benz è di una pochezza terribile e Rose McGowan gigioneggia in modo indegno senza esserne in grado (alla McGowan voglio bene ma non è mai stata un'attrice, al limite un sex symbol...) ma perlomeno si porta dietro l'allora fidanzato Marilyn Manson come bonus, per di più con mustacchio da pedofilo. Ah, ovviamente amo Amiche Cattive anche per l'omaggio tarantiniano alla stupenda Pam Grier, ingaggiata come tostissima e minacciosa ispettrice... e per la colonna sonora adolescenziale, non dimentichiamolo! Se volete passare una serata "cattiva" e ad alto tasso di ignoranza anni '90 dovete assolutamente recuperare questo Amiche cattive... e proseguire leggendo i cattivissimi post dei miei colleghi blogger! ENJOY!


Oggi in rete trovate già i post di La Fabbrica dei Sogni e Pensieri Cannibali, nel bellissimo banner che segue ci sono invece gli altri imperdibili appuntamenti dei prossimi giorni!





venerdì 27 dicembre 2013

Jackie Brown (1997)

Oh, finalmente. Dopo tantissimo tempo sono riuscita a rivedere quello che per me (non me ne voglia l'aMMoro) è il film meno riuscito di Quentin Tarantino, ovvero Jackie Brown, da lui diretto nel 1997. Laddove "meno riuscito" significa comunque capolavoro assoluto...


Trama: Jackie Brown lavora come hostess per una piccola compagnia aerea. Attraverso il suo lavoro, introduce illegalmente in America il denaro del trafficante d'armi Ordell finché, un giorno, viene fermata da due agenti del dipartimento anti-frode che, assieme al denaro, trovano anche della droga nella sua borsa. Per rimanere fuori di prigione e assicurarsi un ricco futuro, alla povera Jackie non resta che mettere in piedi un pericolosissimo triplo gioco... 


Togliamoci il dente, via. Il motivo per cui non ritengo Jackie Brown all'altezza degli altri film di Quentin va ricercato semplicemente nel fatto che la sceneggiatura è tratta dal romanzo Rum Punch di Elmore Leonard e ciò ha limitato parecchio l'inventiva del regista e anche la naturalezza dei suoi dialoghi assurdi, come se tra il canovaccio di base e il fiume di parole messo in bocca ai protagonisti ci fosse un baratro incolmabile, una fastidiosa scollatura. Se i dialoghi tra Jackie e Max, delle amare e spesso realistiche riflessioni sul tempo che passa, l'inevitabile incombere della vecchiaia e il terrore verso un futuro incerto, risultano molto dolci e particolarmente adatti all'atmosfera "vintage" che si respira per tutto il film, il personaggio di Ordell risulta invece incredibilmente fastidioso, fanfarone e portatore sano di aria fritta, un soffiablabla salvato solo dall'incredibile abilità con cui Samuel L. Jackson riesce a freddare lo spettatore con un unico sguardo capace di trasformarlo da belinone a pericoloso e temibile killer. Ad affossare ulteriormente questi momenti di eccessiva logorrea, inoltre, concorre un De Niro particolarmente svogliato e stranamente inadatto al ruolo di laconica "spalla", costretto in un ruolo da mollo che non gli si confà, forse l'unico errore nella carriera di un mago del casting come il mio dolce aMMore Quentin. Al quale chiedo venia, andandomi subito ad amputare le mani per aver scritto queste cose così orribili su una sua Opera: continuare a redigere il post con i gomiti sarà un problema ma me lo sono meritata, quindi procediamo.

Due problemi. Mannaggiavvoi.
Tolti gli insignificanti (e sottolineo insignificanti) difetti di cui sopra, Jackie Brown si conferma una pellicola di tutto rispetto, una strana storia di crimine e amore (tanto, tanto aMMore!!) uscita dritta dritta dal cuoricino di Quentin che, a partire da questo film, comincia a spingere ulteriormente l'accelleratore sulla sua natura di "pescatore" di stili, generi e star di nicchia o relegati al limbo della serie B, aprendo la strada a capolavori maturi come Kill Bill, Inglorious Basterds o Django Unchained. L'intera pellicola, infatti, è un omaggio spudorato alla Blacksploitation e alla sua musa Pam Grier, che il regista riesce a rendere bella e fiera come una Dea in qualsiasi momento, che sia in vestaglia o che sia tiratissima in uno splendido tailleur; se non ci credete, pensate solo che la Jackie del romanzo di Elmore Leonard (peraltro, primo e unico libro rubato da un giovanissimo Quentin) è bianca, non afroamericana. A rendere ancora più seventies e black la pellicola ci pensa l'ennesima, splendida colonna sonora scelta per l'occasione dal regista, che spazia tra il soul e il funk regalando perle come la bellissima e fondamentale Didn't I (Blow Your Mind This Time) dei Deftonics o Long Time Woman, cantata dalla stessa Pam Grier nel film Sesso in gabbia; a tal proposito, è sempre meraviglioso vedere come Quentin giochi tantissimo con la natura stessa del film, creando degli inside joke che possono essere colti solo dopo mille mila visioni (per esempio, non avevo notato la prima volta che, quando Max esce dal cinema, la musica che lo accompagna durante l'uscita è la stessa che si sente nei titoli di coda di Jackie Brown) e che rendono ancora più preziosa ogni sua pellicola, compresa Jackie Brown. Che, per inciso, nonostante sia ambientata a Los Angeles, grazie a quegli stilosissimi baschi Kangol indossati da Jackie e Ordell, profumerà sempre di New York per me.


Del regista e sceneggiatore Quentin Tarantino (di cui peraltro si sente la vocetta in una scena con la segreteria telefonica) ho già parlato qui. Pam Grier (Jackie Brown), Samuel L. Jackson (Ordell Robbie), Michael Keaton (Ray Nicolette, ruolo ripreso dritto da Out of Sight), Robert De Niro (Louis Gara), Michael Bowen (Mark Dargus), Chris Tucker (Beaumont Livingston) e Sid Haig (il giudice) li trovate invece ai rispettivi link.

Robert Forster (che ha giustamente ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista) interpreta Max Cherry. Americano, ha partecipato a film come Psycho, Io, me & Irene, Mulholland Drive, Charlie’s Angels – Più che mai e a serie come Magnum P.I., La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Numb3rs, Desperate Housewives, Heroes, CSI: NY e Breaking Bad; inoltre, ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, ha 72 anni e sei film in uscita.


Bridget Fonda (vero nome Bridget Jane Fonda) interpreta Melanie Ralston. Americana, figlia di Peter Fonda, ha partecipato a film come Easy Rider, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, Il padrino – Parte III, L’armata delle tenebre, Piccolo Buddha, Può succedere anche a te e Soldi sporchi, inoltre ha lavorato come doppiatrice in Balto. Ha 49 anni.


Nel film compare di sfuggita anche Mira Sorvino, all'epoca fidanzata di Quentin, nella scena del processo a Jackie; inoltre, l'attrice viene ringraziata nei credits e citata come "Figlia di Bert D'Angelo" (Bert D'Angelo era un detective interpretato da Paul Sorvino, padre di Mira, in una serie televisiva). Come accade spesso e volentieri con ogni film di Quentin, prima della realizzazione definitiva di Jackie Brown si sono susseguiti rumors, proposte e defezioni per quel che riguarda il cast. Per esempio, Sylvester Stallone voleva il ruolo di Louis, John Travolta sarebbe stato la prima scelta per interpretare Ray Nicolette, mentre tra i nomi scelti da Tarantino per il ruolo di Max Cherry c'erano Paul Newman, Gene Hackman, John Saxon e, appunto, Robert Forster (che aveva già partecipato all'audizione per il Joe Cabot de Le Iene), che alla fine ha avuto la parte nonostante la volesse anche De Niro. Se Jackie Brown vi fosse piaciuto, infine, guardatevi pure Pulp Fiction e Killing Zoe. ENJOY!

domenica 30 dicembre 2012

The Man with the Iron Fists (2012)

Ieri sera mi sono stravaccata in poltrona per una serata all'insegna della tamarreide, che mi ha portata alla visione di The Man With the Iron Fists (che uscirà in Italia a febbraio col titolo - corretto ma orrendo - L'uomo con i pugni di ferro, che tanto ricorda la frase storica di un famoso film di Maccio Capatonda) del regista RZA.


Trama: nell'antica Cina, diversi clan di guerrieri si contendono un'incredibile quantità di monete d'oro. Ad andarci di mezzo sarà un fabbro, ex schiavo ed ex monaco, che per salvare sé stesso e la donna amata dovrà allearsi con un militare inglese ed il figlio di un capoclan tradito dai compagni ...


Per spiegare cosa sia questo The Man with the Iron Fists occorre ritornare ai tempi dell'infanzia. Dovete sapere che io sono sempre stata molto brava a disegnare, un po' meno a colorare, e che quando ad una mia amichetta erano stati regalati dei meravigliosi e costosissimi pastelli Caran D'Ache non facevo altro che chiederglieli in prestito, illudendomi che questi magici colori mi avrebbero fatta diventare brava come lei. Niente, capra ero e capra sono rimasta. Ma lo stesso ragionamento deve averlo fatto anche RZA che, forte di una non disprezzabile fantasia e una certa abilità in campo musicale (a me come genere fa hahare ma, de gustibus...), ha deciso di farsi prestare soldi, mezzi, stile, amici e soprattutto nome con marchio di fabbrica acchiappagonzi dal divino Quentin e qualche idea dal meno divino ma sempre meraviglioso Eli Roth per mettere su il suo film d'esordio, raggiungendo così un risultato che, purtroppo, altro non è che una copia mal riuscita dell'inimitabile blend di generi tanto amato da Tarantino. La trama di The Man with the Iron Fists, infatti, non è altro che un esilissimo canovaccio al quale attaccare un mix di wu xia, gore, ultraviolenza, musiche reppuse, vaghi accenni al western e topa. Che poi è tutto quello che sicuramente venerano quei tre debosciati di RZA, Tarantino e Roth, che in pratica si sono creati un film da guardare in compagnia facendosi grasse risate.


Per lo spettatore "normale" questo film invece risulterà un'accozzaglia di fuffa senza capo né coda; per chi, come me, è Bastardo Senza Gloria inside l'unica cosa da fare è mettere da parte l'ovvia irritazione causata dai maldestri tentativi di scopiazzare il Maestro e dare a Cesare quel che è di Cesare. Cominciamo con i pregi. The Man with the Iron Fists è coreografato benissimo, i combattimenti (ovviamente, se piace il genere wu xia) sono un trionfo di stilosissime acrobazie che vanno contro ogni regola della gravità e della fisica, inoltre l'abbondante uso di lame di qualsiasi foggia con conseguente profusione di sangue è qualcosa che trovo sempre assai affascinante. Molto belli anche i costumi e le scenografie, soprattutto per quanto riguarda i combattimenti finali tenuti all'interno del bordello, accompagnati da una delicata pioggia di petali di ciliegio, e per quel che concerne il duo di gemelli guerrieri, emblemi viventi dello ying e dello yang sia per le armi che per i vestiti. Come ben sapete, personalmente apprezzo anche il trash e la tamarreide, che qui vengono usate senza vergogna e come se non ci fosse un domani: il personaggio di Russell Crowe è talmente laido e piacione che farebbe passare la voglia di toccarlo anche a una ninfomane, i due villain sono uno più deficiente e imbarazzante dell'altro (Silver Lion pronuncia delle battute a dir poco pietose e Poison Dagger, un cinese con gli occhi di ghiaccio, nun se po' guardà!), il pistolotto zen che consente al fabbro di diventare "l'uomo coi pugni nelle mani" prima, Kenshiro poi e Supersayan di terzo livello sul finale rischia di annichilire lo spettatore e, infine, il taurissimo wrestler Dave Bautista come uomo d'ottone tocca l'apice della serie Z, al punto da risultare quasi commovente. Insomma, poteva essere un capolavoro.

E con che cosa fa rima "ottone"...? Hmmm....
Invece, il difetto del film è 'sto cavolo di RZA. Oddio, no, c'è anche la trama, una belinata fatta di luoghi comuni ed idee nerd, ma io mi immagino Eli Roth che ride e si emoziona come un bambino mentre butta giù la sceneggiatura e alla stupidità del mio futuro marito non posso resistere. Però, RZA, parliamone. Sei inespressivo come una patata lessa, mollo come la panissa, non sai parlare inglese, Cristo santo, NON puoi ritagliarti il ruolo del protagonista, non hai carisma! Quentin ed Eli sanno recitare, gigioneggiano, se lo possono permettere, tu NO. E uno. Due. Lo split screen. Cioccolatino mio bello, questa è una tecnica che innanzitutto bisogna sapere padroneggiare e poi, una volta acquisito tale virtuosismo, andrebbe usato con parsimonia. Dalla metà del film in poi non c'è una maledetta scena che non venga ripresa da trentadue angolazioni diverse e messa su uno schermo trasformato per l'occasione in scacchiera. E miseria, ma Kill Bill te lo sarai guardato, no? Sì, si capisce che la battaglia tra la Sposa e gli 88 Folli t'è piaciuta un casino, ma proprio non hai imparato nulla dal Maestro! Terzo. La Cina feudale con il rap di strada ci sta davvero come i cavoli a merenda. Potrei concederti una sola canzone, ma un'intera colonna sonora di questo tenore farebbe cadere tutti i bling dal collo persino a 50 Cents. Caro Robert Fitzgerald Diggs, a The Man with the Iron Fists do sicuramente la sufficienza per una questione di devianza mentale, ma mi aspettavo moolto meglio. Come dicono a scuola, potevi fare di più, soprattutto col materiale, il cast stellare e i soldi che ti sei indegnamente ritrovato tra le mani.


Di Russell Crowe (Jack Knife), Lucy Liu (Madame Blossom), Jamie Chung (Lady Silk), Eli Roth (inserito nei credits come membro del clan dei Lupi ma non sono riuscita a scorgerlo purtroppo!) e Pam Grier (Jane, la madre del fabbro) ho già parlato nei rispettivi link.

RZA (vero nome Robert Fitzgerald Diggs) è regista, cosceneggiatore della pellicola e interpreta il fabbro. Musicista americano, è al suo primo film ma ne sta per girare altri due. Anche produttore, ha 43 anni.


Rick Yune (vero nome Richard Yun) interpreta Zen Yi, The X-Blade. Americano, ha partecipato a film come Fast and Furious, La morte può attendere e a serie come Alias e CSI: Scena del crimine. Anche produttore e sceneggiatore, ha 41 anni e un film in uscita.


Gordon Liu (vero nome Jin-Hsi Shin) interpreta il monaco. Cinese, lo ricordo per film come Kill Bill - Volume I e Kill Bill - Volume II. Anche stuntman, regista e produttore, ha 57 anni e tre film in uscita.


Il film concluso era lungo ben quattro ore. Ringraziamo Eli Roth per aver inculcato (inaspettatamente!!) un po' di senno nell'arrogante RZA che avrebbe voluto dividerlo in due parti a mò di Kill Bill e per averlo convinto a tagliarlo fino ad ottenere i canonici 90 minuti. A prescindere da questo scampato pericolo, se The Man with the Iron Fists vi fosse piaciuto consiglio la visione di Kill Bill Voll. 1 e 2 e di Pronti a morire di Sam Raimi. ENJOY!!



mercoledì 25 aprile 2007

Qualcosa di sinistro sta per accadere (1983)

Nella vastissima produzione Disney, capita di trovare questo piccolo tentativo di creare una favola horror dai toni luciferini, Qualcosa di sinistro sta per accadere (Something Wicked This Way Comes, citazione del MacBeth di William Shakesperare) scritto nienetemeno che da Ray Bradbury e diretto da Jack Clayton. Vidi per la prima ed ultima volta questo film all'età di sette anni, neppure tutto perché agli occhi di una bimba sembrava davvero inquietante, e così, a mò di operazione nostalgia, ho deciso di riguardarlo.



La trama è questa: In una notte di fine autunno giunge in una piccola cittadina una fiera, gestita dal misterioso mr.Dark. Tutti vengono attratti dalla novità e decidono di provare le varie attrazioni, soprattutto coloro che hanno desideri inconfessabili da far avverare. Due bambini, Jim e Will, scoprono tuttavia che esaudire i propri desideri richiede un prezzo molto alto..

La pellicola, che probabilmente sarà risultata piacevole e sottilmente inquietante nel 1983 purtroppo risente oggi del peso degli anni. Indubbiamente l'ambientazione è adatta ed affascinante ma lo stile registico, quasi da TV movie, gli effetti speciali decisamente obsoleti, e i personaggi poco convinti delle loro motivazioni e abbastanza privi di un reale spessore psicologico, rendono il film pesantuccio e risibile.

Ovviamente, in una produzione Disney il tasso di "paura" e violenza devono essere ridotti ai minimi termini, quindi si ha l'impressione di un film lasciato a metà. La trama stessa presenta alcuni buchi: il personaggio del venditore i parafulmini sembrerebbe una sorta di divinità temuta da mr.Dark e i suoi accoliti, ma la questione rimane irrisolta. Così come le fisime del padre di Will, e lo stesso rapporto tra i bambini protagonisti rimangono un pò campati in aria. Purtroppo, non avendo letto il libro, non so se l'opera cartacea possa essere migliore di quella filmica.

Sono convinta che questo film meriterebbe un remake, meno legato alla tipica, banale morale Disneyana e più concentrato sull'oscurità che si cela nell'animo umano. In definitiva, una pellicola adatta solo a bambini senza molte pretese, o a cultori di rarità Disneyane, visto che i piccoli mostriciattoli del giorno d'oggi disdegneranno quanto un'adulto la mancanza di effetti speciali.

La regia della pellicola è affidata all'inglese  Jack Clayton, attivo produttore dagli anni 40 agli anni 60 e regista della trasposizione cinematografica de Il Grande Gatsby. E' morto nel 1995.



Jason Robards interpreta Charles Halloway, il padre del protagonista. Questo grande vecchio del cinema, scomparso nel 2000 a causa di un cancro ai polmoni, ha all'attivo una lunga filmografia e ha vinto due Oscar, uno per il film Julia e l'altro per Tutti gli uomini del presidente. Tra i suoi film ricordo C'Era una volta il West, Tora! Tora! Tora!, Philadelphia, Nemico Pubblico e Magnolia, ove interpretava il padre malato di Tom Cruise.



L'inglese Jonathan Pryce, uno dei miei attori preferiti, interpreta Mr.Dark. Anche la sua filmografia è sterminata, seppur non del tutto irreprensibile ed indimenticabile. Tra i film migliori segnalo l'allucinante Brazil di Terry Gilliam, L'Età dell'Innocenza, Ronin, Stigmate, la trilogia di Pirates of the Caribbean. Altri film meno riusciti il già citato L'Intrigo della collana e The Brothers Grimm (mi rifiuto di citare l'orrido titolo italiota) Dovete sentire inoltre la meravigliosa voce di quest'uomo: Evita, pur se disprezzato dalla critica, è uno dei miei film preferiti, nonché l'unico, assieme al Rocky Horror Picture Show, capace di farmi cantare ininterrottamente dall'inizio alla fine come un'invasata. Nel fim interpreta Juan Peron: sfido chiunque a non commuoversi sentendogli cantare She's A Diamond. Ha 50 anni e due film in uscita.



La musa della Blaxpoitation Pam Grier interpreta la Strega. Questo splendido donnone è stata un'icona Black degli anni 70, ed è stata riesumata dal mistico Quentin per il suo Jackie Brown, dove le è stato offerto il ruolo che dà il nome al titolo. Tra i suoi film si ricorda Foxy Brown, Fuga da Los Angeles, Mars Attaks!, Amiche Cattive. Ha 48 anni e un film in uscita.



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