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mercoledì 23 marzo 2016

Bollalmanacco On Demand: Doom Generation (1995)

Oggi avrei dovuto parlare di L'inquilino del terzo piano ma siccome nell'ultimo On Demand ho mancato di rispetto a Milo Ventimiglia e soprattutto a Una mamma per amica sono stata "punita" dalla cara Kara Lafayette la quale, simpatikerrima, mi ha chiesto di guardare Doom Generation (The Doom Generation), scritto e sceneggiato nel 1995 dal regista Gregg Araki. Per la cronaca, il prossimo film On Demand sarà DAVVERO L'inquilino del terzo piano. ENJOY!


Trama: i fidanzati Amy e Jordan incontrano il misterioso Xavier e si imbarcano assieme a lui in un folle viaggio per le strade dei disagiati USA anni '90...



Se dovessi individuare un periodo storico col quale non sono proprio in sintonia penserei quasi subito agli anni '90. Io sono figlia degli '80, ancora un po' legata a quei nostalgici '70 mai passati di moda, preferisco la stupidera un po' tamarra all'angosciosa ribellione della cosiddetta MTV Generation, la generazione del whatever al quadrato in cui non c'è nessuna certezza tranne quella che il mondo fa schifo ma l'anonimato e la sobrietà anche di più. Forse per questo quando vedo una pellicola profondamente e seriamente radicata nel disagio di quegli anni (roba meravigliosa come Ragazze a Beverly Hills non fa testo, quelle sono supercazzole allegre!) vengo presa alla gola da un'angoscia terribile durante la quale, vai a saper perché, comincio a pensare a The Head e non la smetto più. Ve lo ricordate The Head? O, ancora peggio, MTV Oddities? Andate a cercare su uìchipìdia che a me s'accappona la pelle al sol pensiero. Tutto questo viaggio intorno al mondo l'ho fatto per dire che Doom Generation è stata una visione tosta e perplimente, un tuffo nella melma anni '90 dal quale sono uscita sporca e depressa nonostante buona parte del film sia poco più di un grottesco road trip a base di sesso, droga, ancora sesso e ultraviolenza. Dimenticate però l'eleganza Kubrickiana, ché Doom Generation è la sagra dell'acido per quel che riguarda la regia e quella del cane per quel che concerne gli attori e a un occhio disattento potrebbe anche risultare una roba talmente raffazzonata e senza capo né coda da non volerla mai più rivedere. Io sicuramente non lo riguarderò ma sono arrivata anche a riconoscergli un senso, il suo essere bandiera di una gioventù americana allo sbando resa ancora più confusa e svogliata dalle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarla, Stato e Chiesa in primis.


Persi in una giungla infernale fatta di junk food, droga, sesso facile, violenza e talmente tanta omologazione che la protagonista viene riconosciuta da chiunque come una vecchia fiamma, i tre colori della bandiera americana (Amy BLUE, Jordan WHITE e Xavier RED) cercano un senso alla loro esistenza o, meglio ancora, cercano di sopravvivere al caos che minaccia di inghiottirli e annullarli per sempre, trovando forza nell'assurdo e fragilissimo legame che li unisce. Si ride a denti stretti ad ogni guizzo di grottesco umorismo che Araki inserisce nella sceneggiatura, davanti alla goffaggine dell'innamoratissimo James Duval e al bestiario di comprimari uno più sballone dell'altro ma il finale, che rischiate di trovare tagliatissimo, è un colpo allo stomaco pesantissimo e zeppo di simbolismi che condannano sia lo spettatore che i protagonisti alla perdita di ogni speranza e voglia di vivere. Quello che non manca a Doom Generation è sicuramente lo stile (finalmente ho capito dove diavolo ha tirato fuori Ai Yazawa l'orrida giacchetta trasparente indossata da Miwako in parecchi capitoli di Cortili del cuore) oltre ovviamente ad una voglia di osare e di scioccare lo spettatore che riverbera nella regia, nel montaggio audace ed esplicito delle scene di sesso e violenza (se ripenso al finale mi sento male e io non ho lo stomaco delicato, lo sapete) e anche nella fisicità degli attori. Parlo di fisicità perché, davvero, alla McGowan e ai due quarti di manzo che l'accompagnano non si chiede altro che essere bellocci ed incarnare il vuoto cosmico di una "gioventù bruciata" e pazienza se James Duval parrebbe quasi ritardato e Johnathon Schaech pronto per girare il cosiddetto "film muto" citato da Elio, tutti e tre sono obiettivamente perfetti per il ruolo. Quindi, in sostanza, Doom Generation mi è piaciuto o no? Potrei rispondere con un bel whatever, come farebbe Amy, prima di mandarvi tutti quanti a fan**lo, ma sono figlia degli anni '80 e vi rispondo che sicuramente è un film MOLTO interessante ma purtroppo non fa per me. Però sicuramente una visione la merita e ringrazio Miss Lafayette per avermi consigliato una pellicola così particolare!

L'orrida giacchetta trasparente.
Di Rose McGowan, che intepreta Amy Blue, ho già parlato QUI.

Gregg Araki è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Ecstasy Generation e Mysterious Skin. Anche produttore, ha 57 anni.


James Duval interpreta Jordan White. Americano, ha partecipato a film come Independence Day, Ecstasy Generation, Donnie Darko e Tales of Halloween. Anche produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 44 anni e ben quindici film in uscita.


Johnathon Schaech interpreta Xavier Red. Americano, ha partecipato a film come La mia peggior nemica, Che la fine abbia inizio, Quarantena e a serie come Cold Case, CSI: Miami e Masters of Horror. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 47 anni e quattro film in uscita.


Jordan Ladd avrebbe dovuto interpretare Amy ma la madre Cheryl, ex Charlie's Angel, ha messo il veto proprio all'ultimo minuto e per questa sua prodezza è stata inserita nei NON-Ringraziamenti finali tra quelli che "non hanno avuto fede". Doom Generation fa parte della cosiddetta "Teenage Apocalypse Trilogy" del regista, di cui fanno parte anche Totally F***ed Up ed Ecstasy Generation; se il film vi fosse piaciuto recuperateli tutti, ovviamente e magari aggiungete anche Amiche cattive. ENJOY!


venerdì 5 dicembre 2014

Bad Girls! - Amiche cattive (1999)


Dopo la rassegna contro la violenza nei confronti delle donne vediamo cosa succede quando è proprio il gentil sesso a mostrare denti ed unghie e a diventare... cattivo! Su proposta di Arwen noi blogger ci siamo riuniti per parlare delle Bad Girls cinematografiche e a me è subito venuto in mente un guilty pleasure visto tanti anni fa, Amiche Cattive (Jawbreaker), scritto e diretto nel 1999 dal regista Darren Stein. ENJOY!


Trama: quando la reginetta del liceo compie diciassette anni le sue tre migliori amiche decidono di imbavagliarla, rapirla, chiuderla in un bagagliaio e portarla a festeggiare. La bravata però si conclude con la morte della ragazza...



Amiche Cattive è la versione thriller del mio guilty pleasure per eccellenza, Ragazze a Beverly Hills. A riguardarlo oggi è semplicemente imbarazzante ma se dicessi che non vado matta per questa sagra della cattiveria gratuita liceale, che nel finale cita persino Carrie - Lo sguardo di Satana, mentirei. E pensare che tutto quello che succede dopo lo sconvolgente inizio ha del surreale, la trama di Amiche Cattive è talmente pretestuosa ed incoerente da rasentare la follia. Courtney, Julie e Foxy ammazzano senza volerlo la loro migliore amica, la reginetta del liceo Liz Purr (detta Miao, nientemeno), perché Courtney ha la brillante idea di rapirla tappandole la bocca con un'enorme caramella dura e tonda detta "spaccamascelle" (da cui il titolo originale); fin qui tutto bene, se non fosse che, dopo aver scoperto di aver ucciso Liz, in 30 secondi Courtney si dimentica di essere stata una delle sue migliori amiche e diventa la versione femminile del Governatore di The Walking Dead mentre le altre due decidono in automatico di non essere colpevoli, perlomeno del reato di stupidità congenita, ed entrambe scaricano ogni responsabilità sulla squilibrata Courtney sgravandosi così le coscienze. A complicare le cose ci si mette la sfigata della scuola, Fern Mayo (detta Maionese), che ovviamente sgama le tre furbone mentre riportano Liz in camera e cercano di simulare una violenza sessuale finita male, salvo poi decidere di non raccontare l'accaduto quando Courtney le offre di farla diventare popolare come loro in cambio del suo silenzio. Da lì in poi ogni pretesa di coerenza va a farsi benedire, tra Fern che prende il nome di Vylette e si finge una nuova studentessa senza che né la preside né nessun altro professore si chiedano a) che fine abbia fatto Fern e b) perché mai una tizia sconosciuta all'improvviso decida di seguire dei corsi al liceo, Courtney che diventa sempre più malvagia (ove per malvagità si intende "dare aria alla bocca e minacciare a vanvera" oppure darla a Marilyn Manson) e Julie che, riscoperta una coscienza pur rimanendo convinta della propria estraneità verso i fatti, decide di consacrare la sua esistenza non già a consegnare Courtney alla polizia, bensì a sputtanarla davanti a tutta la scuola.


Eppure, nonostante tutto questo bailamme di incoerenza, amo Amiche Cattive. Lo amo innanzitutto per la sfacciataggine con cui Darren Stein pretende di darci a bere tutte le vaccate di cui sopra e poi per lo stile trash tipico degli anni '90 con cui le mette in scena. Scene al ralenti, visioni, flashback inquietanti, momenti di esasperante cattivo gusto e, soprattutto, dei colori vivacissimi sono gli elementi distintivi della pellicola, che potrebbero condensarsi nelle terrificanti mise delle protagoniste (soprattutto nella cofana finale di Courtney e nei completini rossi di Vylette) e nell'ossessiva immagine dello spaccamascelle, tanto colorato e pop all'esterno quanto duro ed ostico all'interno. Quanto alle protagoniste, io le adoro ma vogliamo stendere un velo pietoso? Innanzitutto le attrici erano tutte quasi sulla trentina ed interpretavano delle diciassettenni (palese, ennesimo omaggio a Carrie - Lo sguardo di Satana) poi la loro recitazione è davvero imbarazzante: tra tutte si salvano giusto, e per un pelo, Rebecca Gayheart e Judy Greer (la Greer in particolare, forse per la metamorfosi a cui va incontro il personaggio), mentre Julie Benz è di una pochezza terribile e Rose McGowan gigioneggia in modo indegno senza esserne in grado (alla McGowan voglio bene ma non è mai stata un'attrice, al limite un sex symbol...) ma perlomeno si porta dietro l'allora fidanzato Marilyn Manson come bonus, per di più con mustacchio da pedofilo. Ah, ovviamente amo Amiche Cattive anche per l'omaggio tarantiniano alla stupenda Pam Grier, ingaggiata come tostissima e minacciosa ispettrice... e per la colonna sonora adolescenziale, non dimentichiamolo! Se volete passare una serata "cattiva" e ad alto tasso di ignoranza anni '90 dovete assolutamente recuperare questo Amiche cattive... e proseguire leggendo i cattivissimi post dei miei colleghi blogger! ENJOY!


Oggi in rete trovate già i post di La Fabbrica dei Sogni e Pensieri Cannibali, nel bellissimo banner che segue ci sono invece gli altri imperdibili appuntamenti dei prossimi giorni!





giovedì 21 aprile 2011

Scream (1996)

Esiste solo un film che posso dire abbia segnato la mia adolescenza, diventando l’Horror per eccellenza. Prima della scoperta di Fulci, prima dell’arrivo del J – Horror, prima di cominciare a scavare nelle perle trash della cinematografia mondiale… c’era questo Scream – Chi urla muore (Scream), diretto da Wes Craven nel 1996.


La trama: Nella cittadina di Woodsboro un killer mascherato comincia a mietere vittime tra gli studenti del liceo. In particolare, la più perseguitata parrebbe essere Sidney Prescott, la cui madre era stata brutalmente uccisa proprio un anno prima…


Scream è il giocattolo di un appassionato di horror e come tale va visto e “vissuto”. Nonostante il sangue scorra abbastanza copioso, non c’è niente di serio per i veri appassionati, ci sono soltanto una miriade di ammiccamenti al pubblico “esperto” che deve giocare col regista e cogliere la citazione, l’indizio, la presa in giro del cliché. Ecco perché all’epoca vedevo Scream come l’apoteosi dell’horror e saltavo sulla sedia ad ogni apparizione di Ghostface mentre adesso mi faccio delle grasse risate (tolto il fatto che ormai l’ho già visto almeno cinque volte e ogni spavento mi è precluso…): questo primo episodio è una sorta di dono che Craven fa ai suoi fan e una bella autocritica al cinema di genere, un ironico “manuale del perfetto film horror che ne smaschera le convenzioni, suggerendo ai registi, soprattutto quelli che pensano bastino delle lame e del sangue per spaventare l’audience, di percorrere altre strade visto che ormai l’horror segue gli stessi schemi fin dagli anni ’70, gli anni in cui ha cominciato a lavorare Craven, per l’appunto.


La trama, quindi, è solo un pretesto, anche personalmente ritengo che la parte horror funzioni quanto quella thriller. Sì perché anche a distanza di anni, anche se ora è l’Enigmista di Saw a proporre “giochi” ben più efferati, quello crudele e cinefilo che viene proposto telefonicamente a Casey mette i brividi e la sequenza iniziale è una delle più belle della storia del cinema: la telefonata amichevole, qualche domanda mirata di cui Craven approfitta per mostrare il suo disgusto per i sequel del suo Nightmare – Dal profondo della notte, poi l’inquietudine che si sparge come il fumo dei pop – corn che cominciano a bruciare, quindi la violenza per mano di una maschera che richiama l’impressionante Urlo di Munch, per finire con la cattiveria di mostrare genitori impotenti che sentono i rantoli della figlia attraverso il telefono e che sfocia in quell’urlo che percorre tutto il film. Da qui in avanti il gioco, per lo spettatore, è capire chi si nasconda dietro la figura di Ghostface: Craven ci sfida svelandoci le regole horror che ben conosciamo (il nostro Virgilio all’interno dell’inferno di Woodsboro è il nerd Randy, che conosce a menadito cliché e difetti del genere, tanto da poter essere l’indiziato numero uno…) e ci prende in giro facendoci capire che potrebbe anche non seguirle. Il risultato finale, se vogliamo, potrebbe essere un po’ tirato per i capelli ma, almeno in questo primo film, non delude e funziona. Wes Craven ci regala, così, l’ultimo classico (e questo è indicativo…) di un genere, l’horror USA, che da quel momento non ha fatto altro che declinare lasciando spazio alla Francia, alla Spagna e all’Asia. Da vedere, assolutamente.


Del regista Wes Craven (che fa una guest appearence nei panni del già citato bidello Fred) ho già parlato qui, il post dedicato a Liev Schreiber , che compare brevemente nei panni di Cotton Weary, lo trovate qua, mentre qui c’è un breve profilo di Rose McGowan, che interpreta Tatum.

Neve Campbell interpreta Sidney Prescott. Attrice canadese assai quotata e famosa negli anni ’90, la ricordo per film come il bellissimo Giovani Streghe, Scream 2, Sex Crimes – Giochi pericolosi, Studio 54, Scream 3 e serie come Il mio amico Ultraman, Medium e, soprattutto, Party of Five – Cinque in famiglia, che l’ha fatta conoscere al pubblico. Ha doppiato anche un episodio de I Simpson. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 38 anni e due film in uscita tra i quali Scream 4, attualmente nelle sale italiane, dove riprenderà il ruolo della sfortunata Sid.


Courteney Cox interpreta la reporter Gale Weathers. Attrice americana universalmente conosciuta per avere interpretato Monica nella fortunatissima serie Friends, la ricordo per film come I dominatori dell’universo, Cocoon il ritorno, Ace Ventura – L’acchiappanimali, Scream 2 e Scream 3; inoltre ha partecipato anche alle serie Love Boat, La signora in giallo, Casa Keaton e Scrubs. Produttrice, regista e sceneggiatrice, fino a quest’anno era anche sposata con David Arquette, un amore nato con il primo Scream e purtroppo finito con il quarto episodio, al quale parteciperà comunque la quarantasettenne Courteney.


David Arquette interpreta il poliziotto Linus. Attore canadese tra i miei preferiti (nonostante i ruoli da idiota io lo trovo bellissimo!!), il più giovane dei fratelli Arquette ha partecipato a film come l’orrendo Buffy l’ammazzavampiri, Airheads – Una banda da lanciare, Scream 2, il bellissimo L’insaziabile, Scream 3, l’inguardabile Spot, Arac attac – Mostri a otto zampe, e a serie come Beverly Hills 90210, Friends, My Name is Earl e Medium. Produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita, tra cui Scream 4.


Matthew Lillard interpreta Stuart. Attore americano dalla faccia particolarissima, anche lui ha avuto il suo momento di gloria una decina di anni fa, quando partecipava a film come La signora ammazzatutti, I tredici spettri, Scooby – Doo e Scooby – Doo 2: mostri scatenati; proprio questi ultimi due film lo hanno legato al ruolo di Shaggy visto che tuttora sta continuando a doppiare il personaggio nei cartoni animati, oltre a prestare la voce per serie come American Dad e Robot Chicken. Per la TV, ha anche lavorato in Law & Order e Dr. House. Curiosamente, appare brevemente anche in Scream 2, ma non nei panni di Stuart. Anche produttore, ha 41 anni e quattro film in uscita.


Skeet Ulrich (vero nome Bryan Ray Trout) interpreta Billy. Americano, tra i suoi film ricordo Weekend con il morto, Tartarughe Ninja alla riscossa, il geniale Giovani streghe, Insoliti criminali e Qualcosa è cambiato, mentre per la TV ha lavorato in CSI: New York, Law & Order e doppiato episodi di Robot Chicken. Ha 41 anni.


Drew Barrymore interpreta la sfortunata Casey. Decisamente una delle più famose e potenti attrici americane, fa cinema fin dalla più tenera età, da quando è comparsa nel film E.T. l’extraterrestre come sorellina del protagonista Eliott. Tra gli altri suoi film ricordo Fenomeni paranormali incontrollabili, La mia peggiore amica, Fusi di testa 2 – Waynestock, Batman Forever, La leggenda di un amore: Cinderella, Charlie’s Angels, Donnie Darko, Confessioni di una mente pericolosa e Charlie’s Angels: più che mai. Ha partecipato ad un episodio di Hercules e doppiato serie come I Simpson e I Griffin. Anche produttrice e regista, ha 36 anni e un film in uscita.


Henry Winkler interpreta il preside. Credo che nessuno potrà mai dimenticarsi di colui che ha incarnato per anni il mito di Fonzie nell’ancor più mitico Happy Days (e in una puntata di Mork & Mindy…); con un personaggio così carismatico sulle spalle, va da sé che la carriera di Winkler non se n’è praticamente mai staccata, e le sue parti in film come Cambia la tua vita con un click o Zohan – Tutte le donne vengono al pettine sono essenzialmente degli omaggi a quel ruolo. Inoltre, ha partecipato alle serie McGyver, Law & Order e Numb3rs, oltre ad aver doppiato episodi di South Park e I Simpson. Anche produttore e regista, ha 66 anni e due film in uscita.


Linda Blair compare in un breve cameo nei panni di una giornalista. Tornando a parlare di attori che sono rimasti bloccati in un ruolo, la Blair verrà probabilmente sempre e solo ricordata nei panni della piccola Regan, la ragazzina posseduta dal demonio ne l’Esorcista (ruolo che l’ha vista nominata all’Oscar come attrice non protagonista e che ha ripreso, molti anni dopo, nella parodia Riposseduta, con Leslie Nielsen nei panni dell’esorcista) e nel sequel L’esorcista II: l’eretico. Tra gli altri film ai quali ha partecipato ricordo solo La casa 4 - Witchcraft, mentre tra le serie che la vedono presente segnalo Fantasilandia, Love Boat, La signora in giallo, MacGyver, Renegade e Supernatural. Anche produttrice, l’attrice americana ha 52 anni e un film in uscita.


E ora un paio di curiosità: nel corso di alcune interviste Craven ha dichiarato di avere rifiutato, almeno all’inizio, di dirigere il film (che all’inizio doveva chiamarsi Scary Movie, proprio come quella che sarebbe diventata la sua parodia!) perché “troppo violento”, e di avere poi riconsiderato la cosa dopo le pressioni dei fan. Per quanto riguarda gli attori, inizialmente doveva essere proprio Drew Barrymore ad interpretare Sidney al posto di Neve Campbell. Ma è stata la stessa Barrymore a convincere Craven ad usarla per il ruolo di Casey, così da poter mostrare agli spettatori che in Scream poteva davvero succedere di tutto. Tra le altre attrici in lizza per il ruolo di Sidney c’erano anche Melissa Joan Hart (la ragazzetta di Sabrina – Vita da strega!) e Reese Witherspoon, mentre per quello di Tatum c’era la bella Rebecca Gayheart, che compare però in Scream 2. Cambio ruolo, invece, per David Arquette, a cui in origine era stato offerto quello di Billy: pare infatti che la parte di Linus fosse stata pensata per un attore molto più carismatico e atletico. Francamente, io preferisco il poliziotto dolce ed impedito che è diventato! (SPOILER: parlando sempre di Linus, se guardate con attenzione le scene dopo che il personaggio è stato accoltellato, potete notare che non sta respirando. Effettivamente il povero sbirro avrebbe dovuto morire, ma il pubblico durante le proiezioni di prova lo ha amato così tanto che Craven ha deciso di “salvarlo”, e per fortuna!). Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di cercare i due seguiti (inferiori al primo, ahimé…) e di andare al cinema a vedere il quarto episodio, ovviamente. E ora vi lascio alla prima parte dello storico e bellissimo incipit del film. Decidete voi se guardarla o meno, e se continuare! ENJOY!


giovedì 1 ottobre 2009

Planet Terror (2007)

Che tristezza non avere il tempo di vedere film come si dovrebbe (ovvero almeno due al giorno, e che diamine!!), tanto che persino pellicole bramate come il Planet Terror di Robert Rodriguez rimangono in sospeso ben dal 2007. Finalmente l’ho visto e devo ammettere, con rammarico, di essere rimasta un po’ delusa.

 

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La trama: dei soldati rilasciano all’interno di una cittadina un gas che in quattro e quattr’otto trasforma gli ignari abitanti in ammassi di pus zombizzati. Poche persone sembrano immuni al virus, tra cui l’ambiguo El Wray e la sua ex fidanzata, Cherry Darling, a cui gli zombie hanno divorato una gamba. Assieme, riuniscono un gruppetto di sopravvissuti e cercano di mettere un freno all’epidemia dilagante, senza mancare di sterminare quanti più zombie possibili.

 

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Planet Terror è un film che lascia delusi, perché sa tanto di occasione sprecata. Peccato, perché le premesse c’erano tutte. Innanzitutto un’operazione commerciale inaudita, ovvero un film doppio diretto da Tarantino e Rodriguez, un omaggio ai vecchi Grindhouse, due filmacci splatter o in puro stile exploatation al prezzo di uno. L’operazione, almeno in Europa, è sfumata, visto che Planet Terror e Deathproof sono stati distribuiti in separata sede e il secondo meglio distribuito del primo, ma questo non avrebbe dovuto penalizzare più di tanto le due pellicole, visto che la parte di Tarantino era bella come sempre. Altre cose interessanti la trama, e i personaggi: la prima ridotta all’osso, è vero, ma comunque piena di trovate terribili ed esilaranti allo stesso tempo, i secondi ben caratterizzati e cool, come sono stati il buon vecchio Mariachi o i fratelli Jecko. E poi, non ultimi, un insieme di attori da far venire la bava alla bocca, primo fra tutti il divino Bruce Willis, ma anche Rose McGowan, Tarantino, Tom Savini e compagnia cantante non scherzano. Insomma, poteva essere un Dal Tramonto all’alba all’ennesima potenza, e invece qualcosa è andato storto.

 

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Il motivo, secondo me, sta proprio nel fatto che questo film è un calderone confuso di tutte le cose citate sopra. Per carità, l’effetto “vintage” della pellicola utilizzata è splendido e reso ancora più realistico dal “reel missing” durante la scena di sesso, la realizzazione, come gli effetti speciali (uno su tutti la protesi di Cherry Darling) è bellissima, Rodriguez è un regista con le palle e si vede, anche per come sa avvalersi di validi collaboratori. Però quello che dovrebbe essere il cuore della pellicola si perde in un ritmo troppo rapido e confuso. L’inizio, preceduto dal meraviglioso falso trailer di Machete (con Danny Trejo è inquietante ed interessantissimo, con il virus che comincia a prendere piede e la lenta introduzione dei personaggi principali, in un’atmosfera scusa e pervasa da nebbie. La morte dell’amante di Dakota, l’attacco alla polizia e le scene in ospedale sono puro, splendido stile Rodriguez, pervase da nera ironia e decisamente scioccanti. Purtroppo dal momento esatto in cui i sopravvissuti si ritrovano nel ristorante comincia la lenta discesa verso la noia più tamarra.

 

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Ad ogni personaggio comincia a venire dato uno spazio esiguo ed il più delle volte per confessioni lacrimevoli che poco ci azzeccano con la trama ed approfondiscono decisamente poco visto che sembrano dialoghi presi da qualche bignami di psicologia. Persino il cameo di Tarantino, che pur finisce in modo esilarante, è lontano anni luce dall’ironia di Four Rooms, giusto per citare un film, e sembra un tentativo fallito di fare ridere. Altri personaggi sprecati sono Dakota con il marito ed il padre (il solito sceriffo che ci accompagna fin dai tempi di Dal tramonto all’alba), le Crazy Babysitter Twins, lo scienziato pazzo interpretato dal Sahid di Lost, e persino Bruce Willis si perde in un monologo che avrebbe fatto venire il mal di testa al buon Kurtz di Conradiana memoria, delirando su Bin Laden e su un assurdo complotto per mascherarne la morte. Oltre la cacofonia di esplosioni, sparatorie, corpi e cervella spappolati, rimane un finale che non è orrendo… di più: un futuro post apocalittico e bucolico con Rose McGowan nei panni di una novella Xena dotata persino di turbante e marsupio per pargolo. Decisamente un finale da pugno nello stomaco, trash e raffazzonato come pochi.

In definitiva, non un brutto film, per carità. Ma non aspettatevi chissà che: non rimarrete delusi come è successo a me, se seguirete questo semplice consiglio.

 

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Di Tom Savini ho già parlato qui.

Robert Rodriguez è il regista della pellicola. Enfant prodige del cinema americano (nonostante il cognome e i temi spesso trattati nei suoi film è infatti nato in Texas) e collaboratore tarantiniano pressoché costante, ha all’attivo un sacco di pellicole tra le più belle degli ultimi decenni. Tra i suoi film ricordo El Mariachi (che con Desperado e C’era una volta in Messico compone una trilogia tra le più belle), Four Rooms (l’episodio The Misbehavers), il già citato Dal tramonto all’alba, The Faculty, la trilogia di Spy Kids e Sin City. Ha 41 anni e due film in uscita, ovvero il seguito di Sin City e il film che tutti stiamo aspettando: Machete!!


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Bruce Willis interpreta il Tenente Muldoon. Come diceva l’Alberto Tomba imitato da Gioele Dix “chi mi conosce lo sa”: io AMO Bruce. E’ l’uomo ideale, che sia pelato, grasso, scionco, viola… è sempre un fico. Anche quando si scioglie in una colata di pus, come in questo caso. Non ho ancora perso le speranze di convolare a giuste nozze con lui, ma nel frattempo continuo a guardare i suoi film, tra cui ricordo: Appuntamento al buio, la quadrilogia di Die Hard, Il falò delle vanità, Hudson Hawk – Il mago del furto, L’ultimo boyscout, La morte ti fa bella, Palle in canna, il divino Pulp Fiction, il già citato Four Rooms, L’esercito delle 12 scimmie, Ancora vivo, Il quinto elemento, The Jackal, Codice Mercury, Armageddon – giudizio finale, Attacco al potere, Il sesto senso, FBI protezione testimoni (col seguito), Faccia a faccia, Unbreakable – Il predestinato, Bandits, Charlie’s Angels: più che mai, Sin City. E’ stato la voce originale di Mickey nei due Senti chi parla oltre ad aver doppiato alcuni personaggi in Beavis & Butthead alla conquista dell’America e La gang del bosco. Oltre al telefilm che lo ha reso famoso, Moonlighting, ha partecipato anche a episodi di Miami Vice, Ai confini della realtà, Ally McBeal, Friends, That’s 70 Show. Ha 54 anni portati benissimo e la bellezza di cinque film in uscita. Go Bruce!!!!


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Quentin Tarantino interpreta il soldato stupratore. Se Bruce è il futuro marito, Quentin è la divinità che consacrerà il nostro matrimonio, visto il suo assoluto amore ed impegno verso ogni genere di cinema, soprattutto il più becero e trash, e visto che i suoi film sono i miei preferiti in assoluto: Le iene, Pulp Fiction, Four Rooms, Jackie Brown, i due episodi di Kill Bill (gli unici due film in cui non ha fatto una comparsata, di quelli da lui diretti…), Sin City, Deathproof. E ora Inglorious Basterds che aspetto come un bambino aspetta Babbo Natale. E’ riuscito anche a dirigere un episodio di ER e uno di CSI. Come attore invece ha partecipato a Il tuo amico nel mio letto (con un delirante monologo sull’omosessualità latente in Top Gun), Mr Destiny, Desperado (con una delirante barzelletta sugli uomini che pisciano su banconi e baristi), Dal tramonto all’alba e anche ad un paio di episodi di Alias. Se volete sapere che età ha Dio, ha 46 anni. Ma è molto, molto lento, quindi non ha progetti in cantiere. Damn!

 

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Rose McGowan interpreta Cherry Darling. Salita alla ribalta con la serie Streghe come quarta sorella Halliwell, Paige, al momento della dipartita di Shannen Doherty, e famosa per la relazione con il buon Marilyn Manson, effettivamente la filmografia dell’attrice non è delle più esaltanti. Tra i suoi film rammento lo storico Scream e l’interessante Amiche cattive, mentre per la TV ha recitato anche in qualche episodio di Nip/Tuck. L’attrice di origini italiane ha 36 anni e tre film in uscita, tra cui… Machete!


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Freddy Rodriguez interpreta El Wray. Famoso per la sua interpretazione di Federico nell’ormai conclusa seria Six Feet Under, ha avuto piccole parti in film come Il profumo del mosto selvatico, Giovani pazzi & svitati, l’orrendo Lady in the Water. Ha inoltre doppiato un episodio di American Dad oltre ad aver partecipato alle serie Party of Five, Scrubs, ER e Ugly Betty. Ha 34 anni.


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A questi punti, visto che ho sproloquiato a sufficienza, vi lascerei, per la gioia di Toto, con la barzelletta raccontata da Quentin in Desperado.. ragazzi, ENJOY davvero e cercatela in italiano, fa sdraiare!!!




 

mercoledì 6 giugno 2007

Grindhouse - A prova di morte (2007)

Dopo tanto aspettare, ecco arrivare anche in Italia, finalmente, l'ultima fatica di Tarantino. Vero è che dobbiamo vederla, grazie ai fratelli Weinstein e al pubblico bue americano, sottoforma di un banale filn di due ore e passa, invece del divertissement cinefilo che doveva essere nelle intenzioni di Tarantino e Rodriguez, un doppio spettacolo intervallato da Trailers inventati ad hoc, omaggio ai film di serie Z anni 70 e alla cultura dei Drive-In. Tuttavia, al di là di questa mancanza (alla quale spero rimedierà un bel dvd fatto come si deve), a Tarantino donato non si guarda in bocca anche perché il film in sé, nonostante timori iniziali (lo ammetto) è un piccolo capolavoro.



La trama di Death Proof è quanto di più semplice ci sia al mondo, da buon omaggio ai B Movies anni 70. Stuntman Mike (Kurt Russell) è una maniaco che, sulla sua Mustang " a prova di morte" uccide le ragazze di cui si infatua, con un movente, ovviamente, non ben chiaro. Fine. The End. Questo è quanto. In questo film, più che in altre pellicole di Quentin, non è importante cosa ma COME. Al di là del fatto che i dialoghi a base di cibo, sesso, cinema, telefilm, cultura pop sono ormai un pò inflazionati, ciò che Quentin non ha perso ma, anzi, è diventato la base del suo cinema (forse per questo Death Proof potrà essere amato solo da regular Quentin fans  e cinefili incalliti) è il gusto per la citazione e l'omaggio cinefilo.

Detto questo, cominciamo col far notare che la pellicola si può dividere (ed è in effetti divisa) in due parti, prologo e 14 mesi dopo. Nella prima parte ci troviamo di fronte un gruppo di quattro sgallettate alle prese con un'uscita serale a base di ragazzi (uno dei quali è Eli Roth, regista di Hostel e Cabin Fever), alcool, marijuana e una scommessa. Questo frammento di film è un omaggio ai BMovies Horror anni 70, con protagoniste sexy, scosciate ma anche innocenti vittime del maniaco di turno, girati con interpreti trentenni che dovevano farsi passare per adolescenti o poco più. La pellicola è rovinata, Quentin ha avuto anche il coraggio di mettere i puntini neri tipici dei vecchi film la cui qualità è ormai logorata dalle frequenti proiezioni. Il montaggio è dilettantesco, la macchina da presa piuttosto statica, com' era all'epoca. La zampata Tarantiniana qui, qual è? La marea di riferimenti a pellicole più o meno conosciute, una colonna sonora da urlo (Down in Mexico , sulle cui note Butterfly regala a Stuntman Mike la famigerata Lap Dance che solo noi europei, chissà perché, possiamo vedere, è un pezzo splendido), autocitazionismo a piene mani (l'ossessione per i piedi, tipica di Quentin, diventa quasi caricaturale e percorre tutto il film. Si parla del Big Kahuna Burger, c'è un cameo dello stesso Tarantino nei panni del barista e torna anche lo sceriffo, interpretato da Michael Parks, che troviamo in Kill Bill e, prima ancora, in Dal Tramonto all'Alba, sempre accompagnato dal Son number one. Si potrebbe quindi dedurre che la storia narrata avvenga prima degli eventi di Dal Tramonto all'Alba, ma occhio: non siamo negli anni 70 anche se da macchine e abiti così parrebbe, e questo è il bello. Basta un cellulare per infrangere l'illusione, sicuramente escamotage voluto dallo stesso Quentin).



La seconda parte è un omaggio ai film di Russ Meyers, con le sue donne sexy, procaci e soprattutto forti e assassine, nonché ai film come il citato Punto Zero, giocattoloni a base di macchine, velocità e stunts. Proprio nel mondo del cinema e degli stuntman è ambientato questo segmento, che parla di quattro donne, meno sgallettate delle prime, perseguitate dallo stesso maniaco durante una pausa dal set. Lo stacco tra i due frammenti è dato dalla scritta 14 mesi dopo e dal fatto che l'inizio della seconda parte è in bianco e nero. Simbolo di una giuntura tra due pellicole mal eseguita, certo, ma mi pare che anche i film di Russ Meyers fossero in bianco e nero. Anche qui, colonna sonora meravigliosa (c'è anche l'omaggio ai poliziotteschi all'italiana), citazionismo a palate, da quello palesemente dichiarato al fantomatico Punto Zero che è alla base della trama, dialoghi che nominano film quali Zozza Mary Pazzo Gary (con un Peter fonda d'annata) e autocitazionismo: una delle protagoniste, Zoe Bell, era nientemeno che la stunt che sostituiva Uma Thurman in alcune scene di Kill Bill. Nel negozio dove Rosario Dawson va a fare spese si vede una guida TV con CSI in copertina (vorrei ricordare a chi ha vissuto su Marte che Quentin ha girato per la serie l'episodio Grave Danger), la suoneria del suo telefonino è la melodia fischiata da Daryl Hannah in Kill Bill, e una delle ragazze chiede un pacchetto di sigarette Red Apple, la marca inventata da Quentin che campeggia in ogni suo film. Può essere che mi sia sfuggito altro, o me lo sia dimenticato ma, direi che rendo l'idea.


Ma alla fin fin di tutto sto sproloquio... m'è piaciuto Death Proof?

SI mi è piaciuto un sacco e mezzo, è splendido per tutti i motivi elencati sopra e perché i rushdown finali di ogni parte, sia che il maniaco attacchi, sia che venga attaccato, sono una sintesi di quello che deve essere il meccanismo filmico che provoca terrore e ansia, ansia a palate.

Eeeeeeeeeeeeeeeh, non ci credo, ce l'avrà pure un difetto sto film?

Si, lo ammetto. La prima parte del film è più debole della seconda, non fosse altro che per i dialoghi interminabili e vuoti che non portano a nulla e a tratti non sono neppure divertenti. Altro difetto, se così si può chiamare è che questo NON è un film per tutti, e capisco che in America abbia fatto fiasco, così come farà fiasco anche in Italia. E' un film per fan di Quentin, che sanno come divertirsi con lui, col suo citazionismo, e per cinefili trash e insaziabili. Questi erano solo aspetti marginali nei suoi primi film, ma ora gioca parecchio su questo, e ogni film è uno scrigno prezioso per chi ha voglia di stare attento, non per chi cerca un film d'intrattenimento.

E ora, parliamo di Quentin Tarantino, che se non si fosse ancora capito è il mio regista (e sceneggiatore, e produttore) preferito. La sua abilità consiste nel ripescare antichi generi, film e attori (John Travolta, David Carradine, Daryll Hannah, Pam Grier devono ergergli un monumento) e renderli nuovamente cool, oltre che nel promuovere nuovi talenti (tra i registi il fratello di sangue Rodriguez, tra gli attori Michael Madsen, Steve buscemi, Tim Roth, Uma Thurman). Ex commesso di un videostore, divoratore insaziabile di qualunque genere di film, cultore del trash e del cool nonché sopraffino esperto di musica, esordisce nel 1987 con My Best Friend's Birthday un filmetto quasi introvabile girato tra amici. La consacrazione arriva nel 1992 con Le iene. Nel 1994 il film che poi diventerà un cult, Pulp Fiction, premiato con l'Oscar per la sceneggiatura (fu battuito come miglior film da Forrest Gump, tanto di cappello ma condivido poco). Dopodiché arriva l'episodio The Man From Hollywood  per il mezzo flop Four Rooms, Jackie Brown, la definitiva consacrazione a genio con Kill Bill e la collaborazione per Sin City. Attivo anche per la TV ha girato un episodio di ER e uno di CSI. Inoltre è anche un discreto e divertente attore, tra le sue comparsate memorabili (oltre che in quasi tutti i suoi film) cito quella in Dal Tramonto all'Alba, Alias, Desperado. Se siete dei veri fans trovatevi la puntata del Saturday Night Live presentata da lui, è esilarante. Quentin ha 44 anni e un film in produzione, il sospirato e rimandato da tempo Inglorious Bastard.



Kurt Russel è il killer della pellicola, Stuntman Mike. Vecchia gloria degli anni ottanta, compagno di Goldie Hawn (ma non padre di Kate Hudson) ha all'attivo parecchie pellicole più o meno storiche, tra cui ricordo 1997: fuga da New York dove da volto e voce all'icona Jena Plissken (in inglese Snake Plissken) così come avverrà nel seguito Fuga da Los Angeles, sempre di John Carpenter. Con lo stesso regista ha interpretato La Cosa e Grosso guaio a Chinatown, che personalmente adoro. Tra gli altri film più o meno famosi ricordo Vanilla Sky e Stargate. Ha 56 anni.


Rosario Dawson interpreta Abernathy, la protagonista del secondo segmento del film. La splendida attrice ha partecipato a La 25sima ora , splendida pellicola di Spike Lee, Sin City (nel ruolo di Gail), Clerks II e compare anche nelle scene eliminate di The Devil's Rejects di Rob zombie. Ha 28 anni e tre film in uscita tra cui il seguito di Sin City.



Vanessa Ferlito interpreta Butterfly, la protagonista del primo segmento di film. Ha partecipato a diverse serie televisive di successo tra cui 24 e I Soprano e CSI Miami. Ha partecipato al già citato La 25esima ora e inoltre ha una breve comparsata anche in Spider Man 2. Ha 27 anni.

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Rose McGowan interpreta Pam, la sfortunata hippie. Famosa per il ruolo di Paige Halliwell nel telefilm Streghe e per una relazione ormai conclusa con la rockstar Marilyn Manson, la ricordo volentieri in film come Scream e Amiche cattive. Ha un ruolo anche nel segmento Planet Terror di Rodriguez. Ha 34 anni e un film in uscita. Ecco come appare nei due segmenti di GrindHouse.

 Mora e con gambetta armata per Rodriguez....


Bionda e svampita per Quentin...











E ora, visto che i trailers di Grindhouse li ho già messi qui , beccatevi la chicca di Tarantino che partecipa a Muppet's Wizard of Oz e intimorisce Kermit.. da paura, ma for fans only ^^



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