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lunedì 10 luglio 2017

Animali Notturni

6 luglio 2017, Cinema Lux di Via Massaciuccoli, nell'ambito di una rassegna estiva in cui si paga solo 3 euro e i pop-corn sono in omaggio!

In lingua originale con sottotitoli in italiano.

Uscito a novembre 2016 e recuperato in una calda serata di luglio 2017.




Attenzione se non avete visto Animali notturni
non procedete nella lettura!

SPOILER ALERT!!!

Esiste una possibilità che esista qualcuno non sappia chi sia Tom Ford e io ringrazio Google per non doverlo spiegare.

Stesso stile e patina di A single man e stesso sguazzare in uno strato sociale, ben sintetizzato da Michael Sheen, in cameo veramente striminizito:
"Susan, enjoy the absurdity of our world. It's a lot less painful. Believe me, our world is a lot less painful than the real world."


Susan (Amy Adams) lo sa bene, e mentre cerca di sopravvivere al naufragio del secondo matrimonio con un belloccio fedifrago, riceve la copia di un romanzo "Animali notturni", scritto da Edward (Jake Gillenhal), il primo marito.

La lettura è appassionante, stranamente coinvolgente per la donna, che ne resta profondamente turbata.
Gli animali notturni si muovono tra presente, passato e romanzo e sono un po' ovunque, intercambiabili, con le zanne affilate.

Ci si mette poco a scoprire quanto è stronza Susan e quanto ci ha messo poco a lasciare Edward, colpevole solo di non essere abbastanza rampante, di essere un "debole" agli occhi di un mondo ai vertici economici.

Ed ecco disvelarsi il senso dell'opera che va letta in piena psicanalisi come l'elaborazione di una perdita, di un lutto.
Edwards mette il punto ad una vicenda in cui finalmente esorcizza il dolore con la letteratura, uccidendo simbolicamente la donna che lo ha lasciato e si vendica pure.
La debolezza di Edward diventa il suo punto di forza, la sua assunzione di responsabilità lo riscatta finalmente con la pubblicazione del romanzo.


Elaborare la fine di un amore, questo è Animali Notturni, attraverso l'immaginazione, l'arte. la letteratura, il cinema...
Io mi chiedo che doveva elaborare Tom Ford che oltre ad aver diretto il film lo ha anche scritto.

Susan comunque arriverà pure a pensare che ci possa essere la possibilità di rivedersi, di recuperare qualcosa ma rimarrà sola con la sua freddezza a scontare le sue scelte da stronza, nel suo mondo meno doloroso di quello reale ma decisamente morto.

Qualche didascalia di troppo, così come di troppo gli infiniti primi piani.
Da segnalare il fantastico Aaron Taylor-Johnson in una parte che non ispira certo simpatia ma sempre bravissimo.

Tom Ford comunque promosso ma mi piacerebbe vederlo in una veste meno cerebrale, in un  completo meno attillato anche perché non è che potrà riproporre per una terza volta gli stessi stilemi, staremo a vedere!

Abbinamento mangereccio sulla fiducia visto che non ci sono ancora stata... però mi sembra magnifico! Flower Burger in Via dei Gracchi, 87  Tel. 0645666538 è un'hamburgeria vegana con panini coloratissimi molto invitanti!




















giovedì 13 febbraio 2014

Lone survivor

  •  Mercoledì 12 febbraio 2014, Cinema Moderno The Space di Piazza della Repubblica altrimenti detta PIazza Esedra.
  • Prima del film preso caffè al bar dell'hotel Boscolo attiguo al cinema.
    Mortacci loro un caffè 3 euro, chenon è il problema di pagarlo 3 euro infine ma il fatto che il caffè fosse dimmerda. Mai più.
  • E ora il film!



E' ancora possibile nel 2014 un'apologia della guerra?
Se lo deve esser chiesto Peter Berg, indimenticato regista di cose molto cattive, quando gli hanno sventolato sotto il naso il contratto per girare Lone Survivor e la risposta per lui è sì.
Un manipolo di ragazzoni, alcuni dei quali veramente notevoli, fanno jogging  in Afghanistan fino a che non vengono assegnati ad una missione per eliminare un talebano privo dei lobi delle orecchie. Condotti su una montagna dalla quale sorvegliano i movimenti del bersaglio vengono sorpresi da un gregge di capre.
E qui ti viene il primo dubbio sul loro QI perché uno di loro esclama "WHAT THE FUCK IS THAT'?" e più d'uno in sala si è sentito in dovere "So' capre!".
Preso atto che so' capre nasce il dilemma, cosa farne dei pastori?
Seguiamo le regole? Li sterminiamo senza pietà?
Dico io... tra crivellarli di colpi e lasciarli andare con una pacca sulla spalla, c'è una mezza misura che probabilmente sarebbe stata più saggia, invece, i pastori, medaglio d'oro olimpica di corsa su roccia impervia, avvertono i cattivi e in nanosecondo un esercito di talebani ingrifati innesca una carneficina che resterà difficile da dimenticare, tanto è vero che ci hanno fatto questo film.
Avete presente quando giocate a Risiko, avete solo due carrarmatini verdi e nonostante vi attacchino con 78 carrarmatini rossi, voi, prima di perdere con onore, gli fate un culo come un secchio?
Ecco Lone Survivor va proprio così perché nonostante i fucking talib siano pressocché infiniti e abbiano un arsenale che ci si aspettava da un momento all'altro di vedere il fungo atomico di Hiroshima avranno il loro bel da fare per eliminare i 4 navy seals.
Visto che il titolo non lascia troppi dubbi a come andrà a finire, non credo di spoilerare se dico che sti poracci faranno la fine di Highlander, se ne salverà uno solo.  Il resto della missione verrà sterminato senza alcuna pietà in una deriva splatter degna di un Romero qualsiasi.  E in effetti non sono forse zombie, al limite del lobotomizzato, questi giovani convinti che andarsi a fare massacrare in paese straniero sia un atto eorico o peggio ancora nessario?
Non sembrano forse pupazzetti a molla quando ormai privi di una mano o di un piede continuano a trascinarsi per uccidere più gente possibile?
Io francamente questo amore per il proprio paese che ti manda a morire in nome di interessi economici legato al traffico di droga o al petrolio non mi sento di condividerli e fatemi pure giudicare dalla corte marziale.
Ci si interroga sull'odio, sulla violenza efferata, sul crogiulo di sangue e polvere da sparo ma tutto rimane molto fine a sé stesso. Si punta sull'immagine, sull'icona da cliccare come su uno schermo con questi talebani macchietta dalla fisiognomica neanderthaliana, con barbe e capelli crespi, senza minimamente provare a entrare nel merito dei perché.
Di certo alla fine si fa una certa fatica a guardare tutte quelle foto di tutti quelli che non ce l'hanno fatta, con le famiglie, i cani, gli amici ma forse sarebbe stato interessante una volta tanto vedere le foto anche dei "nemici" perché tutto sommato dove c'è guerra e violenza non c'è il giusto e nemmeno qualcuno migliore o peggiore dell'altro.
Non credo che questo film cambierà le idee a qualcuno. Chi è per la pace ci vedrà l'inutilità e l'ingiustificabilità della violenza, chi la pensa diversamente uscirà fregandosi le mani e borbottando: li dovevano ammazza' tutti, limortacciloro!
Da un punto di vista squisitamente di intarttenimento il film non si discute e per tutta la sua durata si sta a bocca aperta partecipando emotivamente al conflitto.
Morale del film comunque è che puoi pure essere Ares in persona ma se non ciai campo e non ti prende il cellulare sono cazzi tuoi e di chi non te lo dice con la mano alzata.
Se poi torniamo alla domanda inziale, se ancora possibile nel 2014 un'apologia della guerra io comunque, a differenza di Peter Berg, direi di no.

Abbinamento cinematografico che più lezioso non si può, però ci vuole qualcosa di bello e anche un po' commovente per far rinascere un po' di sentimenti Al di là dei sogni, sicuramente non è un film perfetto ma tocca corde che bisognerebbe sempre tener presenti....


domenica 18 aprile 2010

Perdona e dimentica

  • Venerdì 16 aprile 2010, Cinema Nuovo Sacher, Largo Ascianghi, 1 - Tel. 065818116
Chi nel 1998 ha visto Happiness di sicuro non l'ha dimenticato.
Io, che ho ben radicato il gusto dell'eccesso lo apprezzai moltissimo.
Ti sbatteva in faccia senza se e e senza ma una serie di situazione orrorifiche tra perversioni, sconclusionatezze e dolori inaffrontabili.

Rimase per parecchio tempo un film da portare in palmo di mano per il coraggio ma soprattutto per la feroce ironia, che non aveva nessuno scrupolo a dilaniare il pilastro della nostra società malata: la famiglia.

Qualche giorno fa, avida di cinema in vista di una nuova partenza, decido di andare a vedere Perdona e dimentica, senza sapere nulla a parte chi fosse il regista.

Ci rechiamo al Nuovo Sacher con largo anticipo per lo spettacolo delle 22.30.
C'è sempre il piccolo bar con la libreria che tutto sommato è un luogo piacevole per fare quattro chiacchiere.
Non appena arrivo mi si rizzano i capelli sulla testa... In bella mostra sul bancone una torta al cioccolato che viene tristemente spacciata come "Sacher".
Ecco, di fronte ad un simile affronto certo non posso stare zitta.
"Oh mio dio... ma è inconcepibile! Questa non è una Sacher!".La ragazza al bancone accenna un'espressione tra l' "Uh che palle" e lo "sticazzi".

Forse tutti non sanno che il Nuovo Sacher è il cinema di Nanni Moretti, grande appasssionato ed intenditore della torta austriaca (vedi Bianca).

Entriamo in sala con il consueto pubblico del Nuovo Sacher, coppie di mezza età abbigliate finto etnico da boutique di un vicolo dietro Piazza Navona, cuoio, sciarpe di seta, loden e qualche tocco di cachemire.
 

Dopo circa mezz'ora mi viene il dubbio che sia il seguito di Happiness, mi confermano che è così. Mancano però tutta una serie di eccessi e di aberrazioni, in favore di una messa in scena molto compita e poco incline a scavare negli orrori personali dei protagonisti.
Ci sono addirittura dei personaggi "positivi".

Scopriamo che i protagonisti di progressi non ne hanno fatti granché, sono solo invecchaiti e stanchi, sempre pronti a sperare in qualcosa di meglio che quando arriva si impegnano a distruggere per restare nella loro condizione di infelicità. 

Il leit motiv del film è questo "perdona e dimentica", o solo perdona, o solo dimentica, che però solo se associati producono effetti positivi. Alla base di tutto c'è la condizione dell'ebreo statunitense, con le sue fissazioni, i suoi riti.

In una rassegna ideale su certo cinema lo proietterei insieme a A serious man, due facce della stessa medaglia.
Perdona e dimentica non è malaccio ma è molto lento, ed io non so perché comincio a rifuggire la lentezza. Poi vabbè ci sono lentezze e lentezze e questa francamente è la lentezza che ti fa un po' da due palle così. Inoltre ha uno dei finali più tronchi della storia del cinema, che sembra quasi che si sia rotta la pellicola. in sala silenzio assoluto quando appaiono i titoli di coda. Una signora accanto a noi osa: "ma vi è piaciuto?"
- "bé insomma... sì, certo un po' lento e poi questo finale..." 

Insomma io dico che il film si può vedere ma comunque prima va recuperato il capostipite Happiness altrimenti risulta ancora più indecifrabile e forse un tantino enigmatico...

Abbinamento cinematografico: ecco non può mancare l'abbinamento con Happiness.. recuperatelo e godetevi uno dei film più dissacranti degli ultimi vent'anni. e poi fatemi sapere...

venerdì 13 giugno 2008

E venne il giorno

  • Giovedì 12 giugno 2008, Cinema Savoy, Via Bergamo, 25
  • Su un totale di una cinquantina di persone ero l’unica donna presente in sala…

Visto nella sala 2 del Savoy che per arrivarci devi fare 5 o 6 chilometri di strade e cunicoli però alla fine sei felice perché ha uno schermo bello grande e la struttura ad anfiteatro di largo respiro.

M. Night Shyamalan continua con strabiliante coerenza a farsi portavoce di forze che poco hanno a che fare con la fisica tradizionale. E già solo per questo io l’adoro.
Le sue storie ci mostrano supereroi quotidiani, sirene rivelatrici, alieni che si annunciano tra cerchi nel grano, fantasmi che convinono con noi senza che li vediamo… fioche voci nella tempesta di una Cassandra che viene bollata come favolistica, inspiegabile e per molti insopportabile.
E venne il giorno, titolo orrendo da spaghetti western degli anni 70, si gioca subito il nodo centrale: ci sono eventi della natura che non riusciremo mai a spiegare.

Chi si aspetta un thriller, un film di azione rimarrà deluso prché questi elementi sono presenti ma stranianti e fuorvianti, tenedenti a generare un malinteso nei confronti dell’avventore che reclama un catastrofico all star dal consolatorio lieto fine.
Non ci troviamo di fronte ad uno di quei film che quando esci non vedi l’ora di chiamare gli amici per dirgli “non puoi capire che ficata! Vai a vederlo subito perché è fantastico!”, si rimane con un vago senso di disagio provocato dal fatto che le “regole” sono sovvertite… Non ci sono nemici da combattere a parte noi stessi... e gli esseri umani sono solo sgraditi ospiti che vengono messi alla porta.
Non posso dire che sia il masterpiece nella produzione di M. Night ma mi allineo alla sua visione e comprendo la strada impegnativa che ha imbroccato… ad iniziare dalla scelta di usare un’unica star di richiamo (che per me poteva restare a fare il modello per Calvin Klein) più tutta una serie di facce che potrebbero essere quelle che incontri quando vai a fare la spesa al supermercato… fino alla necesstità di spogliarsi da ogni elemento di distrazione a livello di intrattenimento classico.
Per i telefilm dipendenti di vecchia data come me, segnalo la presenza della madre adottiva della Famiglia Bradford "Abby" nel ruolo della vecchia pazza. Porca miseria gli anni passano senza pietà!
Vabbè ma alla fine cosa ci vuoi dire? Direte voi… A' Cinefila' sto film ti è piaciuto o no?
Dai sì, mi è piaciuto ma senza esagerazioni e lo consiglierei solo a pochissime persone tra quelle che conosco.

L’abbinamento di oggi lo faccio con il mio vivaio di piante grasse preferito: Si chiama CACTUS si trova in Via Appia Antica, 27 tel. 065138544 ed è curato da un esperto conoscitore siculo, il Sig. Gaetano Palisano. Potrete trovare cactus rari tra cui splendidi esemplari di Euphorbia Obesa. E e le tratterete bene queste piante non vi faranno alcun male!