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lunedì 27 novembre 2023

And just like that...

Serie TV (HBO)

Spoiler sul finale della serie, pay attention!

Sì, ho visto Mission Impossible, l'anteprima del nuovo film di Wes Anderson e pure Oppenheimer eppure oggi parlo di And just like that, così è la vita!
Per chi non lo sapesse si tratta del sequel di Sex and the city, un successo planetario tra il 1998 e il 2004 per un totale di sei stagioni, dove quattro amiche più o meno spregiudicate si confrontavano sulle loro avventure sentimentali e sessuali (The sex) a New York (the city).
A guidare le fila era Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker), celebre per vivere come una miliardaria ma la cui unica fonte di reddito è scrivere la rubrica (a column), che da il titolo alla serie, su un quotidiano.
Sua è la voce narrante e sue sono le amiche:
- Samantha (Kim Kattral), la più zoccola
- Miranda (Cynthia Nixon), la più disillusa
- Charlotte (Kristin Davis), la più romantica
Divertente, pungente, se vogliamo anche didattica (consigliatissima agli uomini), Sex and the city, ci ha proiettato in un mondo di vestiti, scarpe, ristoranti e feste che fanno da background alla marea di uomini che incrociano i letti delle protagoniste.
La serie si conclude come una favola, le nostre quattro si arrrendono all monogamia!
Seguono diversi film più inutili che altro ma che hanno avuto il merito di tenere viva la "connessione emotiva" con i personaggi.
Fino a che...
Fino a che qualcuno, in costanza di mancanza di idee, decide di riciclare le nostre "ragazze" oramai piuttosto attempate e di elaborare un sequel.
Così stanno le cose....
Primo episodio, del tutto a freddo... Carrie torna nella splendida magione dove vive con il marito e lo trova a terra che ha avuto un infarto dopo aver fatto un po' di cyclette.
Invece di chiamare un ambulanza, sta lì ad aspettare che esali l'ultimo respiro e poi si dispera.
A tutt'oggi si tratta di una delle scene o scelte più contestate dagli spettatori.
Diciamo che per assurdità può corrispondere al fatto che in Titanic Kate Winslet lascia affogare di Caprio.
La ditta di cyclette ha pure fatto causa alla produzione per cattiva pubblicità.
Scopriamo che Samantha non c'è più, si è trasferita a Londra e la sua presenza si riduce a una chat di Whatsapp.
Del resto pare che Kim Cattral e Sarah Jessica Parker si siano sempre odiate, tra di loro volavano coltelli e la Cattral ha deciso di rovinare il giocattolo, negando la sua partecipazione. O forse non ce l'hanno proprio voluta, non è chiaro, ma tant'è che uno dei personaggi più divertenti, ironici, eccessivi e pazzeschi è missing.
Miranda, che aveva abdicato alla sua rigidità, cedendo alla maternità e al matrimonio con un tipo del tutto anonimo ma di buon cuore, si sveglia un bel  mattino e diventa lesbica.
Ciò è avvenuto anche nella vita reale e quindi Cynthia Nixon ha voluto un po' portare un po' di sè nella nuova produzione, di cui spesso cura anche la regia.
Charlotte è sempre sposata con il suo marito ebreo, per il quale si è convertita, ha  due figlie, una adottata e una biologica che si rivela di genere non binario.
Ora... Per me binario è solo qualcosa relativo ad una ferrovia. Invece no, negli ultimi anni le persone si dichiarano "non binarie" e fin qui tutto bene.... La cosa che però mi torna difficile da comprendere è che  ti devi rivolgere a un non binario con "Loro". Che poi se ci pensi, i binari sono due, però usano "NON binario" per dire che sono "loro" ovvero lei/lui, quindi due, esattamente come i binari. Vabbè.
La novità di And just  like that sta nel fatto che in quest'epoca di pazzi non puoi più fare una serie se non ci metti:
- Una storia gay maschile
- Una storia gay femminile
- Trans, transgender ecc.
- Non binari o binari o quel che è
- Persone di colore

Dunque come gay maschile abbiamo l'italo/americano Anthony, piuttosto inutile e pure un po' macchiettistico.
Come storia gay femminile abbiamo Miranda che però si mette con la non binaria Che, che diventa di fatto un personaggio fisso anche quando la storia tra loro finisce.
E poi così dal nulla vengono intrufolate nel cast una coppia di colore, però super ricchi e super affermati socialmente, che dal niente sembrano essere amici da sempre delle tre protagoniste.
Poi c'è una professoressa, sempre di colore, che all'inizio è sposata e poi da un giorno all'altro non lo è più e infine un'agente immobiliare con ascendenze indiane/orientali.
La multietnicità si conclude con la figlia cinese adottata di Charlotte.

In una serie dove è sempre stato basato tutto sui dialoghi e sulle situazioni più che su una trama orizzontale, si sono moltiplicati i personaggi fissi per esigenze del politically correct, senza un minimo di attenzione bensì buttati allo sbaraglio con pochissima coerenza. Ne consegue che nella durata di un episodio, dove di base manca sempre Samantha, ci troviamo ad assistere alle beghe matrimoniali della coppia di colore upper class o ad assistere ai nuovi amori di Che, dopo la rottura con Miranda.
Un mischione senza né capo né coda capitanato da una Sarah Jessica Parker sempre più scheletrica.
Ma, giuro, tutto questo sarebbe nulla se confrontato a ciò:
Carrie decide di ricontattare il suo ex di 25 anni prima, Aiden. L'attore ebbe un momento di popolarità con Il mio grosso grasso matrimonio greco. All'epoca, a secondo dei gusti, si poteva reputare un belloccio ma, believe me if I tell you che la scena di lui in mutande nella nuova serie ha qualcosa di raccapricciante. Insomma lui arriva a razzo e riniziano la storia, esattamente da dove l'avevano interrotta, tranne che lui si rifiuta di entrare in casa sua perché gli evoca brutti ricordi.
Ora Carrie, non te lo devo dire io che uno così è un po' problematico e in questi 25 anni che vi siete persi di vista non ha risolto nulla...
E Carrie cosa fa? Decide addirittura di comprare una nuova casa per iniziare una nuova vita con lui.
Bè, insomma, è tutto pronto, compresa un'inaugurazione con chef stellato, ma Aiden, piagnucolando, le fa: "No senti scusa, sai mio figlio ha bisogno di me perché si è fatto di allucinogeni e ha avuto un incidente stradale, non posso andarmene dalla Virginia...".
Lei sente cadere le sue palle immaginarie sul parquet intarsiato ma cerca di fare buon viso a cattivo gioco...
"Dai allora verrò io da te...!"
Ma questa soluzione a lui non va bene, la sua proposta è "Guarda ti chiedo di aspettare cinque anni, fino a che non finisce l'adolescenza di mio figlio...".
E allora Carrie che fa?
Va ai Caraibi con un'amica sua!
Fine!
 
Decisamente abbino con la serie capostipite! Una vera delizia! Riscoprite The sex and the city e abbiate l'accortezza di guardarla in lingua originale perché la versione italiana è stata censurata in più punti.







giovedì 3 febbraio 2022

America Latina

  • Sabato 29 gennaio 2022
  • Cinema Moderno The Space a Piazza Esedra, spettacolo delle 19.30


"Ma di che parla st'America Latina? 

"Aspetta che leggo.... Dice che è un thriller... Un uomo entra nel suo scantinato e incontra l'assurdo..."

Io sono un'amante dell'assurdo e immediatamente il mio pensiero va a Insalata russa un film del 1994 in cui, in un appartamento, condiviso comunisticamente da molte persone, scoprono una finestra che se attraversata conduce direttamente a Parigi. Un film adorabile Insalata russa, forse oggi un po' datato ma se non l'avete visto, da recuperare.

Va da sé che lo scantinato di America Latina purtroppo non porta né a Parigi, né da qualsiasi altra parte.

Da qui è un agguato lo spoilerone, quindi decidete voi se proseguire o no.

Dentista pontino, vive in una villa molto brutta, a Borgo Sabotino, con un paio di cani, una moglie e due figlie.

La moglie dorme sempre, al massimo socchiude gli occhi per sussurrare qualcosa.

Sappiate che America Latina è un film di sussurri, non è dato usare la voce in un tono normale ma solo come se foste Marylin Monroe che canta Happy birthday Mr. President.

Il dentista ha una routine settimanale che include una sbronza con un amico, sussurrante anche lui.
Praticamente il dentista si prende un suo spazio, un suo momento di libertà dalla consuetudine familiare.
E per carità... Che le famiglie, si sa, possono essere luoghi di detenzione estremamente pesanti, ben venga l'ora d'aria, ben venga l'amico strambo, che però non basta, visto che Elio/Massimo necessita di un bel mix di pillole per sostenere la quotidianeità.

E per carità... Chi dice gnente... Il lavoro, il traffico, i mille obblighi...
Ah no, mi sono sbagliata, questo vive perso nel nulla di Borgo Sabotino dove c'è una casa ogni quarto d'ora di macchina a velocità sostenuta....
Nel suo studio dentistico è pure aiutato da ben due assistenti, cosa che manco il dentista privato di Madonna. Insomma lo stress è ridotto al minimo.
Eppure... Eppure scende in cantina e trova un gran casino, un sacco di carta straccia e una ragazza imbavagliata e legata a un palo.

Lì per lì gli prende un mezzo colpo, poi tenta di comunicare con la ragazza che però urla senza dire nulla di intellegibile. Invece di slegarla le porta una bottiglietta d'acqua e inizia così a visitarla ogni giorno, cercando di capire come possa essere arrivata lì.
Io avrei sospettato subito della figlia maggiore, tipo storie di bullismo, ma no, lui, comincia a pensare di essere stato lui e di non ricordarselo. Poi sospetta pure dell'amico strambo, perché si sa, ci sta tutta che uno rapisca una ragazza e la nasconda nella cantina di qualcun altro.
Poi sospetta pure del padre, vecchio, malandato e stronzo.

L'apoteosi avviene quando in preda ad un attacco psicotico rompe un tubo dell'acqua che comincia a inondare la cantina.
Rompe il tubo e dice alla moglie e alle figlie di non entrare in cantina che c'è un problema idraulico.

Il tempo passa e in sala si comincia a sussurrare "Oh... ma ormai non sarà affogata sta ragazza?".
E invece no, i giorni passano ma l'acqua le arriva sempre alla gola.
Ma ci sono anche altre domande, "Ma sta ragazza non fa né la cacca né la pipì?" oppure "Ma se c'è il tubo rotto in cantina, non si accorgono in casa che sono senza acqua?"

Comunque sia, dopo un tentativo di affogamento e una partaccia alla famiglia, il dentista si costituisce e la ragazza, che fino a quel momento c'era pure l'ipotesi che fosse la proiezione di una psiche malata, viene portata in salvo.
Quelle che si rivelano inesistenti sono le figlie e la moglie.
Di lui, in sostanza, si dirà "Era una brava persona, salutava sempre!", insomma quello che dicono di tuti quelli che improvvisamente sterminano la famiglia.

Ora io qualche considerazione la butto lì, così a casaccio... Cioè vivi isolato a Borgo Sabotino e ti inventi una famiglia co' una moglie moscia, due figlie, di cui una ti lamenti che sia un po' zoccola e per completare il quadro rapisci una ragazza, la leghi a un palo in cantina e te ne dimentichi.
Malimorte'.... Ma almeno non ti potevi inventare una vita felice invece di quella gran rottura di cojoni?

E incredibilmente, ormai giustamente al gabbio, il dentista Elio Germano continua a vedere la sua famiglia immaginaria, la moglie e le figlie, che per l'occasione indossano abiti da quadro preraffaellita.

E giuro, il presupposto strampalato, sarebbe il meno, perché sono almeno trent'anni che ci sommergono di film tutti uguali sulla follia dell'essere umano.
Il problema di America Latina è che lo potevano girare pure nel garage di casa mia, non c'era bisogno di scomodare il ridente Borgo Sabotino, visto che le riprese sono fatte a due centimetri dalla faccia degli attori, veri e immaginari.
Infatti, non a caso, the Oscar goes to:

  • I peli del naso di Elio Germano
  • I pori della fronte di Elio Germano
  • Le sopracciglia di Elio Germano
  • Il derma in generale di Elio Germano

Oh... Io ve lo dico poi fate un po' voi, ma dopo un ora e mezza di campagna avvolta nel nulla, pori, peli, pelle sudaticcia e cantine allagate, l'unica cosa di cui si è riconoscenti è che questo film duri solo 90 minuti. Però dai, 90 minuti di pori e peli del naso sono decisamente troppi.

C'è anche un'altra questione, i fratelli D'Innocenzo o il loro Ufficio Stampa, hanno fatto uscire il film con una campagna à la Matrix, in cui si lascia intendere che la realtà potrebbe non essere quella che sembra ecc. ecc.

Ecco i fratelli Wachosky iniziarono così e ora sono sorelle. Io ci abdrei piano con certe dichiarazioni, io farei un po' di attenzione...

Concludo immaginando degli strascichi legali, tipo che il Sindaco di Borgo Sabotino faccia causa per la pessima pubblicità turistica o che i fratelli D'Innocenzo potrebbero denunciarsi l'un l'altro, per rendersi giustizia in una vicendevole necessità di redenzione.

La visione è stata comunque allietata dagli improperi di Gian Luca che ha mortacciato con grande generosità ogni aspetto dell'opera, iniziando dal manifesto "Ma poi perché sta testa bucata?".

Ancora una volta un cinema italiano a cui difetta la mancanza di una storia solida e che diventa presupposto per atti masturbatori con la macchina da presa.

Ay que dolor!

Abbinamento ormai quasi inevitabilmente con una serie TV spagnola, tanto per non sembrare ripetitiva con le solite produzioni USA e/o UK. Dunque la serie, poco conosciuta, è El ministerio del tiempo, divertente, intelligente, avvincente, ironica e con dei  personaggi splendidi. Se la trovate dategli uno sguardo....

PS "Ridente" lo dicevo pe' ride, eh!

giovedì 30 dicembre 2021

Don't look up

 


Il 1998 ci offrì, cinematograficamente parlando, Deep impact e Armageddon. Entrambi parlavano di un meterorite che avrebbe provocato la distruzione della nostra casa, la Terra.

Deep impact finiva male mentre Armageddon finiva bene, seppur con il sacrificio di un Bruce Willis, che, ahimè, già allora si avviava ad una decadenza fisica oltre che attoriale.
Nel 2011 ci aveva riprovato addirittura Lars Von Trier con Melancholia.
Siamo nel 2021 e Don't look up ripropone la stessa storia.
Io vi ricorderei che nel 1975 andò in onda I sopravvissuti e circa 45 anni più tardi è arrivato il Covid, non insisterei troppo su questi argomenti, che già prima o poi ci toccheranno gli zombie.

La trama che segue è presto detta e contiene spoiler!
Jennifer Lawrence, con una la frangetta à la fantastico mondo di Amelie, scopre una cometa.
L'entusiasmo della scoperta è raggelato quando il suo professore, Leonardo Di Caprio, imbolsito, gommoso e con le borse sotto gli occhi, scopre che la cometa si schianterà sulla Terra.
I tentativi di avvertire le autorità e di collaborare per una possibile soluzione della catastrofe saranno vani.

La prima di una lunga serie di pecche di questo film potrei dire che è il marchio Netflix che appare all'apertura ma non voglio entrare in polemica, contenti voi di produzioni insulse come Emily in Paris, contenti tutti!
I personaggi sembrano capitati lì per caso, che pensi alla distruzione del pianeta come ad un salutare cambio d'aria, come quando in casa c'è odore di chiuso.
Penalizzato da un doppiaggio da pena capitale ma anche dal parrucchino col ricciolo sempre scomposto sulla fronte dell'insipido protagonista, la storia balzella qua e là tra accenni grotteschi e discussioni urlate.

Il professor Di Caprio e la dottoranda Lawrence, entrambi dipendenti dallo Xanax (e questi dovrebbero essere i nostri eroi), non riescono in nessun modo a trasmettere il messaggio dell'imminente sciagura. Chiusi come sono, nel loro mondo di dati, formule e calcoli, fanno due palle così a chiunque rivolgano la parola. Lei poi si produce in uscite da pesciarola in cui sbraita "moriremo tutti" e tutti ridono.
Che poi dico.... Non è che non abbia ragione, in effetti moriremo tutti e varrebbe anche la pena farsene una ragione.


Il presidente degli Stati Uniti è Meryl Streep che però l'hanno conciata come Anastacia, all'apice del suo  successo. Il suo personaggio è abbastanza sgradevole come tutti quelli che nel film ricoprono ruoli di una qualche importanza o potere.
Ma questo lo sappiamo già, o no? Cioè pur nella totale inconsapevolezza in cui viviamo, la percezione di essere in mano a dei deficienti, ce l'abbiamo un po' tutti, mi pare.
Insomma i grandi potenti della Terra prima minimizzano, poi tentano di sfruttare la vicenda a fini propagandistici ed economici. Ma ormai il danno è fatto, la cometa arriva a distruggere tutto.
Il gotha dei ricchi però si è messo in salvo su un'astronave che li porterà, alcuni migliaia di anni dopo, su un pianeta dove probabilmente faranno tutti una brutta fine.
Incredibile la partecipazione di Timothée Chalamet che ormai sembra che non si possa più produrre un film se non c'è lui, con quei cazzo di capelli sempre scompigliati.

Ma qual è la particolarità di Don't look up? Perché, nonostante sia un film davvero modesto, sta facendo parlare tanto di sé?

È molto semplice...
L'essere umano è per lo più è guidato da due stati emotivi, avidità e indignazione.
L'avidità non ve la devo spiegare io vero?
È quella spinta a desiderare sempre di più, ad accumulare senza fine, cose, oggetti, proprietà, soldi...
Insomma un attaccamento insano a tutte quelle cose che  essendo all'esterno e non potranno mai riempire il vuoto che c'è all'interno.

Sull'indignazione vi chiedo un piccolo esercizio di immedesimazione, ben più semplice di quello che vi chiesi qui!
Immaginatevi alla guida della vostra macchina...
C'è una macchina in doppia fila che vi impedisce di passare per la strada, che è un po' stretta.
Riesaminate velocemente la fila di santi in colonna con anche la madonna, a cui vi appellate, nel totale odio e disprezzo di quell'incivile che ha bloccato la strada.
Proseguiamo.
Dovete rientrare a casa e davanti al vostro passo carrabile c'è l'inevitabile utilitaria parcheggiata di sbieco, con le luci di emergenza accese.
Non vi soprende come vi tornano alla mente quei vostri amici veneti e toscani, che hanno saputo fare un'arte della bestemmia articolata, tanto che quasi quasi sarebbe da organizzarci un festival, che te saluto San Remo? Incredibile, vero?
Bene, andiamo avanti!
Vi tagliano la strada.
Malimortacci de sto pezzo demmerda che m'ha tagliato la strada! Ma guarda te la gente è pazza, stava pure a guarda' il cellulare! Sto stronzo, sto fijo de na mignotta!
Suonate anche il clacson, per sottolineare il vostro scontento, PEEE, PEEEEEEEEEEEE, PEEEEEEEEEEEEEEEE!
Se devono affaccià tutti!
Appena lo stronzo solleva gli occhi dal cellulare, che gli era arrivato un cuoricino, fategli anche un segno con la mano.
Può essere la classica mano a paletta a indicare un mavvaffanculo, te e tutta la famiglia tua, ma anche  le vecchie corna restano un grande classico, insomma scegliete voi.
È arrivato il momento di concludere l'esercizio, come vi sentite, qual è il vostro stato d'animo?
La sentite tutta quella indignazione che vi fa dire "In questa città non ci si può più vivere!"?

Bene, eccoci arrivati alla fine!
State andando in ufficio, ovviamente lamentandovi per il traffico che state alimentando, voi come gli altri, e dovete fermarvi un secondo a comprare il giornale, prendere un caffè al volo, insomma anche qui potete scegliere.
Ahò, è tardi, il parcheggio non c'è, mi metto un attimo in seconda fila, ma un attimo solo... Che sarà mai!
Percepite tutta quell'autoindulgenza che vi da l'immunità, manco foste un parlamentare.
Godetevi il vostro caffè, leggete pure una pagina del giornale.
Tornate alla macchina e quando trovate il poveretto inferocito, al quale avete bloccato il parcheggio, trattatelo anche male, perché si permette di dirvi che non si dovrebbe parcheggiare in doppia fila.
Ahò che rompicazzo questo... Un attimo! è un attimo! Certo che la gente non sta bene! Maccheppalle!
Ovviamente permanete nello stato di dissociazione in cui, quando sono gli altri, sono mortacciloro e quando siete voi, sono sempre mortacciloro.
Ora che avete fatto l'esercizio ripensate a sta rottura di palle di don't look uo, che per oltre due ore ripropone le stesse macchiette e vi mostra un'umanità di cui è molto piacevole pensare che non siate parte.
Poi accendete il condizionatore, usate la mcchina per fare cento metri, cambiate cellulare a ogni piè sospinto, incazzatevi se non c'è campo ma incazzatevi pure se vi mettono una nuova antenna sulla testa, insomma indignatevi per qualunque cosa ma non mantenete coscienza del fatto che siete parte del problema.
Ma mi raccomando, qualunque sia il vostro punto di vista, esprimetelo da dietro uno schermo e dal vostro divano.
Ecco questo è Don't look up e, se vi ha turbato, è questo il motivo, non la cometa che si schianta o l'ottosusità della gente ma il fatto che sotto sotto siete consapevoli di essere incapaci di rinunciare alla seppur minima comodità.
La cometa da mo' che s'è schiantata, ragazzi!

 Per Don't look up (ma anche per mancanza di idee) inauguro una nuovo abbinamento, ovvero "Non degno di abbinamento"!



martedì 8 settembre 2020

Sto pensando di finirla qui

Sabato 5 settembre 2020, mezzanotte circa

Sul divano di casa, in montagna, con 18 coperte


Aspettavo da mesi il film di Charlie Kaufman.

E' andata così, era circa mezzanotte e avevo già visto due episodi di Lucifer, che vi devo dire, la serie non è nulla di che ma lui è irresistibile e quindi me la vedo lo stesso.

Dicevo, è circa mezzanotte e io sono armata solo della mia caparbietà. 

Dopo circa mezz'ora però, il parlare continuo dei due protagonisti, in macchina, sortisce un effetto collaterale inevitabile, mi si cominciano a chiudere gli occhi.

Sono consapevole che se interrompo la visione ora non la riprenderò mai più...
Quindi chiudo l'occhio sinistro, cercando di tenere aperto quello destro. Dopo un po' si chiude anche il destro ma io prontamente apro il sinistro che nel frattempo si è riposato.
Mentre faccio questo giochetto oculare comincio a pensare che tutto ciò che vedo sia frutto di un mix di sonno, immaginazione e stanchezza. 

Comincia il delirio.
Oh ma che cazzo, il maglione di lei era di un dicolore diverso...
Oppure, ma il padre non era più giovane? Oddio ma è lei o è cambiata l'attrice?
La lotta tra stato di veglia e noia mortale diventa una guerra senza esclusione di colpi ma torna in campo la caparbietà e vince.


Il giorno dopo, al ristorante,  mio fratello: "Sai ieri abbiamo visto quel film, di quel regista... come si chiama..."

"Ah sì, pure io!"

"Mi sembra tipo ..."

"No, no... Era qualcosa tipo Vorrei finisse qui..."

 "No... qualcosa di simile..."

"Sto pensando di farla finita..."

"No, non era proprio così..."

Andiamo avanti così per un quarto d'ora senza arrivare a niente.
"Ma ti ricordi che lui era pure in Breaking bad?"

"Assolutamente no... Non lo ricordo assolutamente..."

"Ma come? Faceva quel personaggio..."

"No, proprio non me lo ricordo..."

"Comunque qualche giono fa stavo vedendo una serie spagnola di cui non ricordo il titolo..."

"Ma di che parlava..."

"In questo momento mi sfugge..."

Internet nel frattempo si ribella.
Digito Charlie Kaufman e esce una vecchia ricerca su "Piante resistenti al freddo e all'ombra", che purtroppo il giardino è esposto a cazzo, riprovo e esce il numero di telefono del ristorante, che avevo cercato per prenotare.
Insomma quando è così meglio lasciar perdere.
La situazione non è migliora dopo che troviamo il titolo giusto.
"Ma secondo te di che parla?"

"Secondo me è un film sulla morte"

"Pensa! Secondo me è un film sull'amore!"

Eh beh dico io... Ognuno proietta un po' di sé su ciò che vede!

Mentre i vicini di tavolo fanno scorta di storie da raccontare ai nipoti, noi proseguiamo in un non-sense degno dei Monty Python, in cui nessuno si ricorda nulla di nulla.
Più non ci ricordiamo e pià tentiamo di ricordarci altre cose che non ci ricordiamo.

Sembriamo i personaggi del film del giorno prima o forse ci hanno rapito gli alieni, ipotesi tutto sommato quasi auspicabile, rispetto ad un tale grado di rincoglionimento generale.
"Secondo me è colpa di tutte queste serie tv... Stai a casa, te le vedi in due giorni e poi non ti ricordi un cazzo..."

"Ma come in due giorni?"

"Eh bè sì quando sono episodi brevi di 30 minuti scarsi, che ci vuole..."

"Ah proposito l'hai visto Intelligence?"

"No..."

"Guardalo, è carino... E io guarderei anche DEVS e assolutamente Call my agent"

Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Premesso che forse chi ha letto il libro ci capisce qualcosa di più, io insisto sul fatto che sia un film sulla morte, su come vengano viste le cose al momento del trapasso, insomma tutte mischiate e con poco senso logico.
Devo dire a malincuore che il film non è riuscitissimo e che i dialoghi spesso ti fanno le palle al pinzimonio, come diceva Franco Califano.

Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Due fidanzati in macchina vanno a trovare i genitori di lui. Nel mentre lei pensa, senza un particoalre perché, che forse vuole mettere fine alla storia.
Arrivati a casa, i genitori prima sono adulti, poi più giovani, poi vecchissimi.
Il cane sembra strano e no, non è come hanno scritto in alcune recensioni, che lei mette in dubbio la realtà. Ma manco pe gnente. lei sta lì come se fosse tutto normale.
Ripartono sotto una tempesta di neve (perché lui ha le catene), si fermano a prendere un orrido gelato, cambiano strada perché lui vuole passare davanti al vecchio liceo.
Qui gli attori cambiano e diventano due leggiadri ballerini che danzano.
Io mi dico: "Seh vabbè, mo ci manca giusto il pezzo a cartoni animati...".
Nemmeno finisco di pensarlo che arrivano i cartoni animati.
Poi c'è l'inserviente vecchissimo che secondo me è morto nella macchina, sotto la coltre di neve.
Da vedere? Ecco tra Tenet e questo abbiamo due rappresentazioni di ciò che ci sta proponendo il cinema del 2020, ovvero l'inutilità con qualche tocco irritante.

Meglio una serie TV... Anche  spagnola!

Abbinamento con le serie già citate: DEVS, Call my agent e Intelligence, come al solito basta cercarle su IMDB per saperne di più!

martedì 4 febbraio 2020

Hammamet

Domenica 2 febbraio 2020, Cinema King di via Fogliano, sala 3. Spettacolo delle 20.10 che però inizia parecchio dopo a causa della pubblicità.



Vi ricordate Tafazzi?



Era un personaggio interpretato da Giacomo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
Usava una bottoglia di plastica vuota da un litro e mezzo per percuotersi i genitali, opportunamente protetti da una conchiglia come quella che usano i giocatori da rugby.

Ecco, ora che avete l'immagine ben presente, vi propongo un divertente esercizio di immedesimazione.
Immaginate la seguente situazione:
Uomini: identificatevi con Tafazzi.
Donne: immaginate di avere i testicoli e identificatevi con Tafazzi.
Per entrambi i sessi: La bottiglia invece di essere da un litro e mezzo, è da due litri.
Per entrambi i sessi: La bottiglia invece di essere vuota è piena
Per entrambi i sessi: Siete sprovvisti di conchiglia.

Ora che vi siete immedesimati avrete raggiunto l'11% del tasso di sfracellacemento di cojoni che si ottiene con la visione di Hammamet.

La situazione è evidente giè dopo la prima mezzora, a ragion veduta il mio accompagnatore mi sussurra all'orecchio: "Finora una discreta mattonata sui cojoni...".
La lentezza è esasperante ma come al solito non è tanto quella la responsabile del disagio quanto una storia piatta e scialba e degli attori incapaci o mal diretti, a voi la scelta.
Ovviamente escludo Favino che è bravo, non glie se può di' gnente.
L'operazione si regge tutta sul make-up department, praticamente, come a dire, che se fosse ancora vivo Alighiero Noschese gli avrebbero dato l'Oscartm.
Per questo motivo da ora in avanti Favino non lo chiamerò più Favino, bensì Noschese.
E Noschese è magistrale nella sua interpretazione.
Lo guardi e non puoi fare a meno di pensare: "Dio ma Noschese è veramente bravo ad imitare Lino Banfi...".
Nessuno prima di Noschese aveva imitato Lino Banfi in modo così sublime.

E in questa improvvisa realizzazione ho trovato il modo di resistere fino alla fine.
Da quando ho realizzato questa straordinaria interpretazione di Noschese featuring Banfi, ho proseguito la visione immaginando che ogni parola pronunciata fosse in barese e, porca puttegna, è stato tutto più sopportabile.

In sala alla nostra sinistra (ovviously) due craxiane nostalgiche, ben oltre la mezza età, cantano l'inno socialista sulla scena del congresso. Si godono ogni immagine sospirando, senza essere coscienti di essere innamorate di Lino Banfi.
Alla nostra destra una coppia giovane giovane, non sanno nemmeno chi sia Craxi e probabilmente manco chi sia Lino Banfi. Mandano per tutto il film messaggi su Whatsapp.
Le due nostalgiche si ricorderanno dei tempi andati, la coppietta dimenticherà senza colpo ferire.

Ma questo Hammamet alla fine, cosa ci racconta?
Un pastrocchione di verità (ma quando mai), arte e finzione (certo, come no) e pure un tocco di surreale (Lino Banfi salvaci tu), detto sinteticamente, un cazzo.
In definitiva un'operazione di cui proprio non si sentiva nessuna esigenza e che, spogliata dal lavoro di make-up, resta veramente poca cosa.

Menzione speciale per l'imperdonabile la bruttezza della villa di Hammamet, spero vivamente per Craxi & family che non fosse veramente così orrenda come appare nel film.
E Craxi se non ti stava sulle palle prima sicuramente ti ci sta ora, mentre Lino Banfi resterà indimenticato nel suo skecht "La vostra soddisfazione è il nostro miglior premio".

A ognuno il suo, a noi italiani entrambi.



In realtà in questo periodo ho visto parecchi film decisamente più interessanti Hammmet. Quindi vi consiglio Jojo Rabbit che è una delizia, Figli, che pur essendo italiano è piacevole, divertente e dolce amaro e pure Parasite che sebbene uscito ormai da un po' valeva parlarne bene, molto bene.




domenica 22 gennaio 2017

Rogue One

  • Sabato 21 gennaio 2017, spettacolo delle 20.00
  • Cinema Lux, in ultima fila. Bambini presenti in sala che tra il primo e secondo tempo sentono la necessità di prendere lo smart-phone e giocare ai video-game.

Inevitabile, bisognava vederlo per (la) forza, anche se la mattonata sui coglioni era in agguato dietro l'angolo, quasi meglio un film francese in cui tutti muoiono di AIDS oppure un Dogma integralista in bianco e nero sull'incesto (non Festen però... che Festen è bellissimo).

Andate solo se vi piacciono gli effetti speciali, se per motivi inesplicabili vi eccitate solo con astronavi e pianeti che esplodono, allora prego, andate pure, altrimenti no.
Di storia ce n'è pochina e i dialoghi raccapriccianti non aiutano.
La versione doppiata in italiano poi sembra a cura dei doppiatori parrocchiali amatoriali del martedì sera, e nemmeno questo aiuta.

Personaggi...
Mi piace molto Felicity Jones che come di consueto avevo talentscoutato in una delle sue prime apparizioni, in "Flashback of a fool",  mai uscito in Italia e che a me continua a piacere molto.
Un visetto delizioso che se ripreso dal profilo meno fotogenico inspiegabilmente sembra quasi brutto... Ovviamente il regista, per motivi oscuri, spesso predilige questa inquadratura.

Il tipo con cui alla fine c'è il bacio, di cui non mi ricordo già più il nome e che non vale neanche una rapida ricerca su IMDB, è uguale a Ricky Menphis smagrito.

Ora... non è che io voglia denigrare Ricky Menphis, che oltretutto mi sta pure molto simpatico ma cazzo nell'universo attoriale ci sono dei fichi da paura, che te senti male solo a guardarli...
Non dico che dobbiamo arrivare alle vette di un James Franco che quando sorride irradia sex-appeal  da qui alla costellazione di Orione, ma Ricky Menphis con 20 chili in meno non è la mia idea di protagonista di un episodio di Guerre Stellari.

Sempre interessante Mads Mikkelsen che sta bene con tutto, proprio come una borsa di Gucci d'annata.

Taccio su Forrest Withaker, tra l'altro forse il peggio doppiato di tutti, e la considero la mia buona azione quotidiana.

Trama sconclusionata con buchi di sceneggiatura grandi come l'accesso nello scudo spaziale del pianeta. Meraviglioso (sottolineo che è ironico perché al lettore frettolo spesso tende a sfuggire completamente) il momento in cui uno dei comprimari dovendo collegare un cavo per trasmettere dei dati (cazzarola non hanno il wi-fi), è impossibilitato a farlo perché il filo è troppo corto.
Cambio di scena e il filo magicamente si è allungato di cinque o sei metri.

Aggiungo che tutta la "filosofia" originaria è un pallido ricordo ed è solo accennata mentre la roboante colonna sonora non abbandona un solo secondo la visione, aumentando ulteriormente la dimensione dei suddetti coglioni, già pesantemente messi a dura prova dalla mattonata ricevuta.

La mia amica Emanuela ha commentato: "Forse l'unica novità potrebbe essere che lei avesse una storia con il robot...". Ma no... purtroppo non è così!

Consigli per una prossima visione?

Abbinamento di un certo prestigio, una new entry nelle categorie degli abbinamenti del Cinefilante... perfetto da abbinare con Rogue One.... Vabbè se volete scoprire il mistero selezionate il testo seguente tra le due X...


X                       STOCAZZO!                    X

sabato 19 aprile 2014

Transcendence

  • Lunedì 14 aprile 2014, Cinema Adriano in Piazza Cavour ore 20.30 Anteprima
  • Cellulari imbustati e sigillati, impegni firmati di non divulgazione fino alle ore 18 del 16 aprile 2014. Vabbè.
  • In sala Anselma dell'Olio, che se n'è andata a metà film.


Indeciso tra una fantascienza concettuale ancora legata ai cavi e agli hard-disk ed una più cinematografica di effetti speciali e nanotecnologie, Transcendence si apre come se fosse un episodio di Revolution, in un mondo post black-out totale.
Torniamo a cnque anni prima per capire cosa sia successo...
Scopriamo che Jhonny Depp è andato da un chirurgo plastico, un macellaio de quarta categoria, che l'ha botulinato all'inverosimile eliminando anche l'ultimo briciolo del suo antico fascino.
Triste declino quello di uno dei divi più desiderati dal genere femminile, diventare l'ombra imbolsita di se stesso, senza aver la possibilità di modulare un'espresione che sia una.
Hai voglia a lavorare con Tim Burton che ti mette un centimetro di cerone bianco per ridisegnarti la faccia, se vuoi parti differenti da Willy Wonka o Cappellaio matto, ti tocca presentarti con questa faccia che non è più la tua. Contento tu....
Scienziato di fama mondiale insieme alla moglie, l'ormai lanciatissima Rebecca Hall, viene preso di mira da un gruppo di ecoterroristi contrari alla tecnologia e ridotto in fin di vita.
La moglie disperata trasferirà la sua coscienza su un computer e saranno cazzi un po' di tutti quanti.
Se dovessi elencare tutti i film in cui hanno trasferito la coscienza di qualcuno in un computer ci passsrei la notte e, sebbene io stessa ho più volte asserito che mi farei impiantare un chip à la Matrix per potermi caricare all'occorrenza programmi per pilotare aerei o elicotteri ma soprattutto tecniche di arti marziali per fare un mazzo così a chi dico io, oggi ho altri programmi
Lasciamo perdere per un attimo le questioni tecnico/scientifiche, che per la perenne sete di fantascienza le lascio da parte pur di godere pienamente di una storia dimenticando il significato del termine credibilità.
Lasciamo perdere la non recitazione dell'ex bel Johnny Depp e pure dei comprimari, incluso un inutile Morgan Freeman che sembra messo lì solo per rispettare una quota parte delle minoranze di colore.
Lasciamo pure stare tutto il resto e uscirà fuori questo Transcendence che sembrava avere così tanti numeri per essere il film di fantascienza dell'anno e invece alla fine è un B-movie rinforzato da un improvviso e inaspettato arrivo di capitali.
Insomma lasciamo stare un po' tutto, anche l'idea di andare a vederlo e tuttalpiù recuperiamo
Äkta människor, vi basti sapere che è molto ma molto più intrigante.

Abbinamento televisivo con Äkta människor , serie svedese, in cui la problematica del trasferimento di coscienza in un'unità robotica assume contorni stratificati e impicazioni interessantissime, sempre dalle parti del prequel di un possibile Terminator.









martedì 28 gennaio 2014

I segreti di Osage County







Per fare certi film o ti chiami Tennessee Williams oppure è meglio lasciar perdere.
Non è tanto la matrice teatrale che pesa su Osage County ma una recitazione eccessiva, gigiona e urlante da non augurare al peggior nemico. Il tutto condito da un linguaggio che è tutto un fuck di qua e un fucking di là, chissà forse a voler essere crudo ma a me è sembrato solo molto ridondante. Insopportabile la Streep che aggiunge del suo ad un personaggio di per sé già odioso, inguardabile Julia Roberts, bellezza svanita in tratti equini induriti.
La bocca pesantemente siliconata non aiuta.
Juliette Lewis poverina porta in faccia i segni dei bagordi giovanili a base di alcol e droga.
e si arriva fino alla fine della visione è solo per curiosità, per vedere se nel progredire del dramma famiiare alcune scomode verità verranno fuori.
E' vero che i gusti non si discutono ma mi riesce difficile credere che qualcuno potrà adorare questo film o anche solo che l'Academy si sputtani assegnando l'ennesimo Oscar alla Streep.
Insomma io vi consiglio di non farvi abbindolare da questo parterre attoriale a meno che non abbiate l'intimo desiderio di farvi martellare i coglioni per ben 2 ore e dieci minuti.
Ci sta tutta che a qualcuno possa anche piacere e in questo caso si rechi di corsa al cinema più vicino, ne avrà ben donde.

 Abbinamento cinematografico, che le famiglie siano incasinate si sa... in Broken ce ne sono varie e tutte complicate ma il tutto è raccontato con una delicatezza che nulla toglie al dramma. Non sto facendo un paragone tra i due film ma Broken vale la pena vederlo, Osage County no.



domenica 8 dicembre 2013

Frances Ha


Premessa
The best 25 films of 2013 according David Ehrlich
Io non chi sia ma si è preso la briga di mettere insieme un video su quelli che a parer suo sono i 25 migliori film del 2013.
Il video sta facendo un po' il giro del mondo webbisticamente parlando e per me è stata l'occasione di scoprire una serie di titoli di cui non avevo  ancora sentito parlare e di ritrovarne altri che avevo detto: "questo me lo segno che lo voglio cercare..." per poi cadere nell'oblio di mille altre cose da vedere, da fare, da dimenticare.
Incredibile la mia sorpresa quando ho scoperto che al primo posto si trovava il film che il Ballestrero ha odiato come nessun altro film nella vita, Before Midnight, e che io non ho voluto vedere sia per solidarietà, sia perché temevo avrebbe fatto schifo anche a me.
Escludendo quindi questo primo classificato passo ai titoli (di certo non saranno peggio di Thor o del tempo perso con Don Jon) che, scelti dal montaggio di poche sequenze, mi hanno catturato visivamente, vedrò e recensirò:
  • Frances Ha
  • Lawrence anyways
  • The broken circle breakdown
  • e Upstream Colours (quello che avevo dimenticato di aspettare)
Ci sarebbe stato anche Post tenebras lux ma all'epoca ho dovuto abbandonare la visione per la mia incapacità cronica di assistere a scena di violenza su cani.
Agli esseri umani glie ponno fa tutto e ho visto l'opera completa di Takashi Mike senza batter ciglio ma i cani no, mi sento male al solo pensiero e non mi sono potuta nemmeno vedere quella cagatina di I'm legend perché venni a sapere che il cane di Will Smith fa una brutta fine.
La mia missione blogghesca sarà di vedere questi quattro film entro la fine dell'anno e di capire se effettivamente da qualche sequenza io sia riuscita a cogliere delle opere interessanti.
Se il mio fiuto cinematografico si sia affinato oppure si sia imbastardito a forza di vedere immondizia senza senso alcuno.
Ecco il video 

Ed ecco la prima recensione. Iniziamo bene....


2013 quasi 2014 mi guardo intorno abbastanza sconsolata.
In classifica c'è Miley Cirus, al cinema peggio mi sento.
Certo posso ascoltare i Pink Floyd, i Genesis e gli Who tutta la vita ma sarebbe bello scoprire un'artista che ti faccia venire voglia di andare a un concerto e che sia qualcosa di più di un fenomeno generazionale di cui tra vent'anni si ricorderà forse solo il singolo più venduto per metterlo in una revival compilation.
Ma dai su! che magari in questa lista si trova qualcosa almeno nel cinema...
Frances ha ha (ah ah ah) quella messa in scena così fresca, quel bianco e nero che quasi vuole dire "ho il coraggio di spogliarmi pure del colore, non ne ho bisogno. Io il colore ce l'ho dentro".
Ma magari figlietta bella, ma manco per gnente. Non basta portare i capelli sciatti e correre per le strade di New York sgraziata come mai dovresti essere, visto che fai la ballerina.
Frances nel suo mostrarci il lato dimesso di Sex and the city ricorda personaggi ben più delineati di lei, che poveretta è solo un abbozzo a matita... Non è la Georgy girl di Silvio Narizzano, non ha un briciolo del fascino di Annie Hall e men che mai è la fantastica  Muriel (le nozze di).
Questa Frances qui si veste una merda e sembra si sia scordata chissà dove un buon 30% di quoziente intellettivo, non ha istinto, non vibra del fuoco dell'arte, ed è una logorroica insopporatbile...
Ritratto de sta cazzo di generazione? Oddio che palle.
Io non capisco se è più noiosa sta generazione o i registi senza idee che la ritraggono.
Io non dico che voglio Frank Kapra con una nuova vita meravigliosa ma è veramente troppo semplice mettersi dietro una macchina da presa per raccontare una storia fatta solo di momenti che andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, come direbbe Blade Runner.
Frances Ha è il nulla, vive di una personalità automatica, come se non fosse presente a sé stessa, incapace di organizzarsi, di capire quello che vuole, non instaurando vere relazioni con nessuno, nemmeno con la sua so called migliore amica che la usa come e quando le fa comodo.
Finalino che forse è cresciuta ma che resta sempre la mezza matta che è in realtà (scusate lo spoiler).
Film di una tale inutilità che piacerà da impazzire a chi dell'inutilità fa il proprio specchio.
Venticinquesimo film del 2013? Ci deve essere un errore, forse venticinquemilionesimo...
Finite bene l'anno e iniziate ancor meglio quello nuovo, statene lontani da sta Frances qua e se avete qualche dubbio vi dico pure che il regista è quello de Lo strano mondo di Greenberg, bel titolo per un film inequivocabilmente  bruttino.
Se poi proprio non potrete fare a meno di vederlo, toglietemi una curiosità e fatemi sapere se anche per voi uno dei momenti più irritanti è quando Frances, al parco con l'amica che le offre ospitalità, non le proprone di fare a botte per finta perché è troppo divertente.
Io l'avrei presa a sganassoni. Ma per davvero.

Abbinamento cinematografico già accennato nel post. Georgy girl con una giovanissima Lynn Redgrave sorella di Vanessa. Un film da recuperare dal magico free-cinema inglese con una title track che fece epoca!



venerdì 6 dicembre 2013

Don Jon




Joseph Gordon-Levitt sa dove colpire per guadagnarsi simpatia e complicità dello spettatore di sesso maschile, usa un linguaggio sboccato, da il voto a tette e culi e si lamenta delle difficoltà per guadagnarsi un bel pompino...
Ed ecco materializzarsi file di uomini che vorrebbero dargli una pacca sulla spalla, abbracciarlo, guardarlo negli occhi con ammirazione, senza  nemmeno aver il bisogno di dirgli "tu sì che mi capisci".
Se chiudi gli occhi li puoi quasi vedere... Masse di pornomani incalliti che finalmente ricevono l'agognato riconoscimento, la comprensione e l'accettazione cinematografica nel nome di Don Jon...
La storia infatti verte sulla presa di coscienza di un pipparolo incallito, il suo rapporto con le donne, il sesso e l'amore.
Regista, oltre che protagonista,  Joseph Gordon-Levitt ha udito il richiamo.
In genere quando un attore passa dietro la macchina da presa ha la pretesa di voler dire qualcosa, la famosa "urgenza". E guarda un po' Joseph ha l'urgenza di condividere con il suo pubblico che si ammazza di pippe guardando i porno. 
Ma passare dietro la macchina da presa non era abbastanza, la vera sfida è passare da ragazzo qualunque della porta accanto a iper palestrato,  stessa deriva tragica che ha visto passare Jake Gyllenhaal, da un Donnie Darko ai limiti dell'inquietante a Principe di Persia con due bicipti che Mike Tyson ancora lo sta tempestando di e-mail per chiedergli come ha fatto oppure Christian Bale da orrido uomo senza sonno a un Batman Schwarzenegger style.
S', lo so, lo so che Batman non avendo superpoteri notoriamente si deve fare il culo in palestra altrimenti prende tante di quelle schicchere che Robin lo deve raccogliere col cucchiaino e quindi Christian Bale è almeno in parte giustificato.
Il problema è che per me queste trasformazioni non funzionano, io sono immune, anzi penso che se sei un cesso resti tale, pure se te ricopri di muscoli.
Ma torno al film, di cui veramente non si sentiva quest'urgenza e che nonostante l'accenno alla religione cattolica abbastanza divertente non approfondisce una tematica che è una, se non quella delle pippa.
Appare poi evidente come Scarlett Joansonn sia una stronza madornale e che bellezza e giovinezza non sono tutto, tiè, anche la clausola contrattuale per la quale è costretta a recitare il 100% delle scene con la bocca a culo di gallina di certo non aiuta.
Insomma un filmetto niente di che, passabile e che però ha una sua morale.
La morale di Don Jon è la seguente: vuoi scopare bene? fai un bel bagno caldo prima!
Ehi Don Jon, dico a te, magari fosse così semplice...

Abbinamento che di certo non c'entra una mazza ma io sono in attesa di una nova serie di fantastcienza che debutterà a gennaio 2014: Intelligence. Incrociamo le dita!


lunedì 15 luglio 2013

A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III




Lo aspettavo perché qualcuno mi aveva detto che forse era molto carino.
La speranza è andata tristemente delusa.
Il figlio di Francis Ford Coppola, nonché fratello di Sophia, ci prova anche lui a fare un film.
Tra echi wesandersoniani, sosia di Scarlett Johansson, colori sgargianti, abbigliamento sixty e pure, dai sì, un accenno felliniano il glimpse inside the mind of Charles Swan III non convince più di tanto, forse per colpa di un Charlie Sheen tanto imbalsamato e tirato da sembrare Michael Douglas o Renato Zero, a seconda dell'inquadratura.
Sempre piacevoli Bill Murray e Jason Schwartzmann, qui in versione riccioluta e barbuta.

Però... però. A pochi giorni di stanza dalla visione non resta praticamente nulla. Si fa fatica a ricordare non dico un particolare che sia uno ma un nesso, uno spunto, un'idea.
Tutto si perde in qualche colore e qualche costume e molta grafica pubblicitaria retro.
Direi dunque che forse il lavoro migliore è quello posticcio, quello applicato, la forma che non è sostanza.
Intendiamoci, alcuni momenti sono carini ma manca un collante che dia un minimo di spessore alla storia.
Pensandoci bene Roman potrebbe migliorare e forse essere anche meglio di quella sorella dalle pretese intellettualoidi, se non altro è riuscito quasi a regalarci un finale positivo e con un briciolo di speranza ma la realtà è che Charlie Swan è un bel pacchetto di una scatola vuota.

Abbinamento cinematografica si recuperi la trilogia wesandersoniana partendo dai Tennenbaum passando per Le avventure acquatiche di Steve Zissou per arrivare al treno per Darjeeling con cui questo blog ha prestigiosamente iniziato a recensire.

mercoledì 11 aprile 2012

Piccole bugie tra amici

  • Lunedì 9 aprile ore 21.00 Cinema Lux di Via Massaciuccoli, al secondo tentativo che sabato i posti erano esauriti.
  • Sala 1 piena che non ci si crede.
  • Pubblico indisciplinato. Circondati da:

  1. Babbione che non stanno zitte e commentano come se fossero nel salotto di casa loro più volte redarguite ma incuranti.
  2. Coppie che lui le deve spiegare tutto perché lei non capisce un cazzo
  3. Frenetici scartatori di caramelle


Due ore e venti che dopo la prima mezz'ora ora si sospettano, a ragione, tremendamente inconcludenti. Film corale che rimane in bilico sulla superficie di un vuoto totale.
Les petits mouchoirs, che in italiano diventa il subdolo Piccole bugie tra amici, instilla nello spettatore la speranza che ci possa essere tutto un susseguo di piccoli intrighi, che possa essere l'ennesimo gioiellino francese a cui abbiamo fatto l'abitudine da un paio d'anni a questa parte, purtroppo niente è più lontano dalla verità.
Un gruppo di amici se ne va in vacanza nonostante uno di loro abbia avuto un incidente e si trovi in fin di vita in ospedale.
I loro egoismi e le loro piccole beghe personali sono il perno attorno al quale ruotano le loro esistenze. C'è il novello omosessuale, la pseudo intelletuale liberamente zoccola che aiuta i bambini dell'Amazzonia, il ricco ossessivo compulsivo più vari altri che non lasciano traccia...
Ad un gruppo di amici così ci sarebbe solo da prendere un'asse di legno piatta e sbattergliela in faccia di piatto. Tutti si baciano continuamente, si abbracciano con un'assiduità tra il lezioso e il fastidioso, il contatto fisico è perenne e continuo, baci sulla fronte, carezze, sempre vicini vicini... però in definitiva ecco... se uno ha bisogno loro voltano le spalle.
Il soggetto ci sarebbe tutto ma è la sceneggiatura ad essere vacante con tentativi multipli falliti di aprirsi alla commedia, insistendo su immagini quasi pubblicitarie, cartolinesche e su dialoghi pressocchè inutili, senza entrare mai nel dettaglio.
Chi ha voglia di andare a vederlo solo perché tra gli attori figura Jean "The Artist" du Jardin sappia che il suo ruolo è poco più di un cameo.
Sicuramente più di sostanza l'interpretazione di Cluzet, attore sorprendentemente in crescita e di una bravura smisurata,  già interprete del precedente film del regista Canet, ugualmente penalizzato da macroscopiche incongruenze. Sconsigliato.


Come finisce Piccole bugie tra amici? Vuoi saperlo? Seleziona il seguente testo da qui Il gruppo di amici in vacanza viene a sapere che il loro amico è morto da solo in ospedale a Parigi. Con lacrime di coccodrillo si recano al funerale e ognuno piange e commemora a modo suo. Tutto qui! a qui!

Ho subito pensato che Piccole bugie tra amici sarebbe stato il titolo perfetto per Comme un image di Agnes Jaoui che invece all'epoca venne tradotto con l'orrido Così fan tutti. E appunto ecco un vero piccole bugie tra amici... gustoso, irriverente e divertente!


domenica 12 febbraio 2012

Albert Nobbs





Attenzione SPOILER
Difficilmente potrà capitare di vedere in questo 2012  un film più brutto di Albert Nobbs. Un immane spreco di energie e di talenti come raramente si è visto.
Inguardabile Glenn Close nel suo travestimento maschile basato sull'essere al naturale come quando si sveglia la mattina e sul essersi infilata una scopa nel culo, tanto è imbalsamata e rigida.
La gamma di espressioni poi sembra ispirarsi alle celebri due espressioni di Derek Zoolander: la Magnum e la Blue Steel (per altro assolutamente identiche), occhi splancati e bocca leggermente socchiusa o in alternativa faccia atona, con accenno di occhio leggermente umido.
Insomma già è abbastanza fastidioso l'impatto visivo con questo personaggio e lo svolgersi della storia certo non aiuta...
Glenn Close nella veste di Albert Nobbs, cameriere in un albergo, vorrebbe aprire una tabaccheria (ma manco s'è mai accesa/o una sigaretta), nella sua mente si fa strada l'idea che che necessiti di una moglie per poter dar vita al progetto. Non tiene conto che potrebbe assumere una commessa forse perché indossando da troppo tempo i panni maschili ragiona proprio come quell'uomo che si sposa per avere una cameriera a gratis.
Si viene poi a scoprire che Dublino è piena di donne "en travesti" visto che Mr. Paige è pure lui una donna.
Momento di involontaria comicità la corsa sulla spiaggia vestite da donna in cui la totale assenza di grazia ricorda gli splendidi Matt Lucas e David Walliams nello sketch "We are ladies" in Little Britain.

Se all'inizio il film qualche piccola curiosità la suscita, nel suo svolgersi si incarta sull'inutilità più evidente...  fino a che Albert Nobbs muore senza neanche un perché.
Ma che cagata di film. E pensare che Glenn Close l'ha pure mezzo scritto e prodotto, insomma l'ha voluto con tutte le sue forze.
Diretto da Rodrigo Garcia, figlio di cent'anni di solitudine, che aveva già lavorato con la Close nel delicatissimo "Le cose che so di lei", Albert Nobbs è uno scivolone senza senso in cui si affida tutto il clamore alla mascherata della protagonista. Piccola apparizione di Jonhatan Rys Meyers che non mantenne ciò che promise in Velvet goldmine, ruolo secondario per Aaron Johnson, smagrito ma sempre bello polposo e come oggetto del contendere l'incolore Mia Wasikoska, una brutta copia di Gwyneth Paltrow che già non è proprio una Marylin Monroe.
Sì, sì... Glenn Close è bravissima lo sappiamo ma non cambia la realtà di questo film confezionato appositamente per gratificare l'Academy Awards.
Insomma non credo di dover dire molto altro per dissuaservi dalla visione di Albert Nobbs, film di una freddezza glaciale e di nessun interesse...
Victor Victoria è un'altra cosa...

E l'abbinamento cinematografico lo faccio proprio con Victor Victoria, uno dei tanti capolavori di Blake Edwards, uscito esattamente trenta anni fa. Un film da recuperare per passare una piacevole serata!



venerdì 27 gennaio 2012

E ora dove andiamo?

Domenica al Fiamma di Via Bissolati, per fortuna nella sala puzzopriva.


Sono contraria a queste operazioni stemperatorie di vicende drammatiche e sanguinose quindi la mia valutazione sicuramente risente di questa scarsa sintonia di base.
A parte questo però il film è troppo macchiettistico, ci sono dei momenti carini, le canzoni, gli sguardi, l'hashish.... Momenti perfetti per essere estrapolati e far bella mostra di sé su youtube.
Una cosa è una scena, una cosa è un film... qui la storia è veramente deboluccia.
"E ora dove andiamo?" che tra l'altro denuncia un finale totalmente irrisolto e da corto più che da opera finita ha il suo motivo di esistere nel fatto che la regista è una libanese dalla sensualità disarmante ma per il resto si assesta su una piattezza che rasenta la mediocrità.
I gusti so' gusti e non si discutono, ai miei amici è piaciuto. Meglio per loro, io in alcuni momenti ho anche chiuso gli occhi sperando di addormentarmi ma purtroppo non ci sono riuscita.

Abbinamento cinematografico forse poco attinente ma per me doveroso con Adam Resurrected, un film che dire è splendido è dire poco. Talmente sconvolgente da non riuscire a parlarne. Un pugno nello stomaco che tutti dovremmo subire. Altro che le cazzatine e i sorrisini....


domenica 3 luglio 2011

Transformers 3 (e pure 3D.... 3D stocazzo as usual)


Questo terzo Transformer l'ho negoziato con cognizione di causa, come male minore.
Posta di fronte ad una Scelta di Sophie tra Venere Nera e l'immane cazzata di questa saga della ferraglia ho preferito quest'ultima senza indugio.
Bisogna capire... Venere Nera pare sia una legnata di piatto sui coglioni, almeno transformer è fantascienza e tutto sommato aveva un bel trailer che, quando l'ho visto la prima volta, ho sperato ardentemente che si trattasse di qualcosaltro.
Ennesima bufala di un 3D inesistente,  ma mea culpa se ancora mi ci fregano con questa storia....
Però è divertente vedere come come gestisce la cosa l'UCI Cinema di Via Enrico Fermi, accanto alla Città del Gusto...
Il biglietto costa 10 euri e gli occhialetti un'euro, quindi se te li conservi dalla ciofeca precedente risparmi un euro...
Sì ma il biglietto sempre 10 euro costa, prezzo che nelle altre sale include l'uso degli occhialini...
Ma veniamo al film... Inizio decente con commistione di filmati di repertorio e fiction, tentativo di impreziosire il cast con un sempre fico John Malcovich e col marito di Grey's Anatomy, che però troppi ce ne sono meglio di lui nel simpatico telefilm ospedaliero arrivato ormai alla settima stagione.
Megan Fox (che per me è una bufala tale e quale al 3D) l'hanno eliminata e uno dei transformerini dice pure che era "cattiva", la nuova ragazza è bionda e ha le labbra che ogni 10.000 chilometri deve controllare la pressione dell'azoto.
Lui è sempre Shia Le Boeuf, con la sua boccuccia a culo di gallina  è un mistero che gli affidino dei ruoli.
Prima parte anche divertente con personaggi eccessivi che fanno sorridere poi il dramma... un'ora secca di transformers che combattono con un rumore infernale, decisamente la realizzazione tecnica è ottima ma due palle così non te le leva nessuno. E poi quando sono tutti aggrovigliati vai a distinguere i buoni e i cattivi ...
Non credo di dover sottolineare la sceneggiatura piuttosto debole e a colabrodo e i dialoghi a base di pane e retorica, non ci viene risparmiato nemmeno il rallentatore degli "eroi" che avanzano sulla linea di guerra. La cosa più fastidiosa però resta che gli umani vengono centrifugati in lungo e in largo,  precipitando da grattacieli, sbucando da palazzi esplosi eccetera eccetera e hanno meno ammaccature dei transformer.
A tutto c'è un limite... e tutto sommato mi sa che comunque deve essere stato meglio della legnata venere nera, ho detto tutto!

Consiglio letterario... Si ripeschi la saga dei Robot di Isaac Asimov per una panoramica sulla questione macchina/essere umano eccetera eccetera. Una lettura perfetta anche sotto l'ombrellone!







venerdì 24 giugno 2011

The conspirator


  • Qualche giorno fa al cinema Roxy Parioli nell'omonimo quartiere in Via Luciani.
  • Tante belle case e ci fosse un ristorante decente...

Un film di barbe, ecco in due parole il sunto di the conspirator. Più che altro senza nerbo e poco interessante quest’ultima inutile regia di Robert Redford tutta virata al seppia tipo quelle foto che il fotografo del matrimonio, senza che gli sia stato richiesto, ti fotoscioppa a tradimento.
Pathos assente, passaggi un po’ a casaccio.. mah… oserei dire che si può evitare tranquillamente. Non perché faccia proprio schifo ma per la sua totale piattezza.
E la sottile metafora sugli Stati Uniti attuali? Ah bè…. Talmente sottile che praticamente è l’unica cosa di cui si possa parlare se si vuole dire qualcosa di questo film.
E poi che palle co ste metafore… cioè… se vuoi dire qualcosa dilla e lascia perdere le metafore che la gente è di coccio e nemmeno le capisce…

Abbinamento cinematografico... Volendo parlare di eventi realmente accaduti rispolvererei lo stupendo In nome del padre... è chiedere troppo ad un film? che almeno emozioni?

lunedì 2 maggio 2011

Thor 3D (3D stocazzo...)



  • Domenica All'Embassy di Via Stoppani, poca gente in sala, ben gli sta!


Imperdonabile questo Thor, camionista pompato e ossigenato, totalmente privo di fascino. Insignificanti i comprimari, fuori parte Black Swan e un approfondimento psicologico che in confronto i teletubbies sono un trattato di Sigmund Freud. Peccato perché la rappresentazione del mondo di Asgard è affascinante e sufficientemente visionaria, niente di che, invece, i costumi.
Basta. Non c’è nient’altro da dire.

Parliamo invece dell’ennesima bufala del 3D che ci garantisce una bella profondità di campo ma nessun effetto degno di tale tecnologia. Il biglietto però costa 10 euro di cui ben 2 sono “giustificati” dal “noleggio“ degli occhialetti.
In alcuni cinema il dispositivo per la visione 3D resta di proprietà dello spettatore tanto che io stessa ne ho svariati paia a casa con cui non so cosa fare.
Cosa sarebbe successo se mi fosse presentata all’Embassy dicendo “No grazie gli occhialetti non mi servono… ho i miei! Ecco i miei 8 euro per il biglietto!”?
Mi avrebbero cacciato via a calci?
Forse la prossima volta proverò…. Quello che so è che il sovrapprezzo per il noleggio di occhialetti, che valgono pochi centesimi di euro,  oltretutto abbinati a film 3D quando 3D stocazzo... è una vera presa per il culo…. Poi non so… ditemi voi….

Abbinamento... Quanta buona volontà ci vuole per fare un abbinamento con questo film. 
Bè magari direi di non perdere le speranze e di restare in attesa del nuovo film di Tarsem Singh di cui potete vedere il trailer... speriamo bene!


giovedì 11 novembre 2010

The social Network


La storia di Facebook secondo David Fincher che secondo me ha fatto un unico bel film ovvero Seven e con tutti gli altri ha vissuto di rendita.
La nuova opera, con un cast inutile nel quale spicca per consueta inettitudine Justin Timberlake, poco ha da offrire a livello cinematografico. Si cavalca l'onda del successo del social network e se ne racconta la storia, romanzata oppure no ma comunque come se fosse un TVmovie qualsiasi.
E' quasi fastidioso come veniamo proiettati nella Facoltà di Harward ocn questa massa di nerds di cui non sappiamo nulla a parte il fatto che sono dei disadattati. Il protagonista, che programma da dio ma sembra lobotomizzato, ispira un'antipatia irresistibile e gli altri non sono da meno, tanto che alla fine ti viene una voglia quasi incontenibile di cancellare l'account FB al solo pensiero di arricchire un cretino del genere.
Visto un paio di giorni fa già scemano i ricordi. Non dico non si possa guardare ma è di un piattume  fastidioso. Le vicende sono telefonate e dopo un po' non se può più di questi idiot savant che comunicano tra loro per equazioni e algoritmi ma sono totalmente incapaci di relazionarsi ad una ragazza.
The social network non diverte, non incuriosisce, non aggiunge, non toglie se ne sta solo lì in attesa di passare su Italia 1.
Molto meglio perdere tempo su Facebook che vedendo il film.

Vuoi sapere come finisce The social network?
Seleziona il seguente testo da qui:
A Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook gli tocca di pagare un botto di milioni di dollari a un suo collaboratore escluso ingiustamente dal progetto e a due gemelli ai quali ha fottuto l'idea.
E' uno sfigto ma è anche il più giovane miliardario del mondo, bella consolazione... sempre sfigato resta!
fino qui!
Molto più carino, arguto e divertente The big bang theory se vogliamo dare un'occhiata alla vita di un gruppo di nerds americani... ovviamente in lingua originale!

martedì 12 ottobre 2010

The Town


L’eclettico Ben Affleck, attore, regista e sceneggiatore alla sua seconda regia non ci regala niente di eclatante.
Qui a onor del vero potrebbe concludersi la recensione… perché sprecare tempo per parlare di the town? Storia trita e ritrita, personaggi da anello mancante tra uomo e scimmia che riscoprono i sentimenti, una direttrice di banca bona che lascia il lavoro per piantare bulbi.
Sia chiaro... la messa in scena non fa proprio schifo ma ci mancherebbe pure altro…
Dando per scontato che chi si mette dietro una macchina da presa sappia concepire il quadro generale eccetera eccetera... il problema resta quello di una storia senza alcun mordente…
E poi c'è un problema a monte in questo film... la faccia da scemo di Ben Affleck... Pensate che per non metterla sui cartelloni gli hanno fatto mettere una maschera come in Point Break...
Detto ciò vi lascio con la nuova consuetudine del finale da leggere per chi è curioso di conoscerlo senza aver visto il film oppure per chi ha visto il film e non lo ha capito…

Come finisce the town
Per conoscere il finale selezionare il seguente testo
Ben Affleck vorrebbe abbandonare la vita di ladro criminale per fuggire con la donna conosciuta durante la rapina e con cui ha intrecciato una relazione amorosa. Il suo committente però gli commissiona un ultimo furto minacciandolo di fare fuori la donna se lui si rifiuta.
Il colpo però va a finire malissimo, Ben se la cava, uccide il committente, fugge non si sa dove e lascia tutti i soldi alla donna con un biglietto in cui le dice che prima o poi si rivedranno.
Ecco… io avrei preso i soldi sarei fuggita alle Bahamas e tanti saluti a quel bamboccione di Ben Affleck. Lei invece probabilmente lo aspetterà!
Fino qui!

Abbinamento
Considerata l'espressività di Ben Affleck mi verrebbe voglia di abbinare questo film alle patate di Avezzano.. ma poi farei un torto a queste ottime patate abbruzzesi, quindi mi assesterei sul consigliare di rispolverare qualche bel film di rapine dove ci sia almeno un minimo di suspance... nel citare nuovamente il caposaldo Point Break...  consiglierei "Due sporche carogne" (titolo originale Adieu l'ami) del 1968. Un film francese di Jean Herman con due interpreti di eccezione: Alain Delon e Charles Bronson. Un film che a me è sempre piaciuto tanto! ...e quanto era bello Alain... altro che Ben!

martedì 5 ottobre 2010

La solitudine dei numeri primi

  • Cinema Admiral o King... nemmeno me lo ricordo...

Visto qualche settimana e mentre il ricordo già sta svanendo mi accingo a parlarne…
Non vorrei sembrare la solita vecchia in fila alle Poste che inveisce su Berlusconi, colpevole finanche della sciatica che l’attanaglia… però ai miei tempi c’erano dei film che li vedevi e li rivedevi, che ti stregavano per la capacità di raccontarti ogni volta qualcosa di nuovo eppure sempre diverso.
La solitudine dei numeri primi è uno di quei film che francamente non mi salterebbe mai in testa di rivedere, noioso, troppo lungo e con una serie infinita di tempi morti.
Il libro non l’ho letto.. non leggo mai questi best-seller/casi letterari che fanno bella mostra in libreria, che te ne trovi almeno due o tre copie sotto l’albero a Natale, che dopo averli letti dici sempre la stessa cosa: “bello, bello, una lettura scorrevole….”, senza neanche sapere bene il perché. Belle confezioni, ben pubblicizzate e presentate col fascino di un chilo di carote nel banco frigo del supermercato. Le compri perché le carote dove le metti stanno, un paio à julienne nell’insalata, due o tre a tocchetti nel minestrone e, se proprio quel giorno ti salta il ghiribizzo, ci aggiungi patate, piselli e maionese ed esce fuori una bella insalata russa.
Insomma le carote le compri senza neanche chiederti il perché ma poi tanto le usi e oltretutto si conservano per un sacco di tempo in frigo.
Ma parliamo del film… costruito su vite profondamente avviluppate ai sensi di colpa, come pilastri imprescindibili di psicologie immobili e tendenti all'autistico. Incapacità cronica di vivere, nell'accezione di progredire, andare avanti... masochismi estremi di solitudini e ferite autoinflitte in cui si sceglie di indugiare nel capovolgimento dei valori emotivi.
Possibile solo nella chiusura della cintura montana che avvinghia Torino... a Roma sarebbe stato tutto un fiorire di malimortaccitua e pacche sulle spalle…
La Rochwacher magrissima e col trucco a panda, l’altro nemmeno pervenuto. Cronologia destrutturata, che sia maledetto Tarantino! Basta, basta… veramente… Che qualcuno dimostri di saper fare un film raccontando una storia dall’inizio alla fine senza ingarbugliare tutto, cosa che a me sembra più un espediente da quattro soldi per dare un falso movimento a vicende stantie.
Colonna sonora ammiccante... sfido chiunque a non eccitarsi sulle note di Yes Sir I can boogie all night long delle Baccarat... che poi mi sa pure che che quel "boogie" ha un doppio senso...
Un film che punta ad un estetismo anni Settanta d’alto bordo senza averne la carica epocale.
E ora… visto che moltissimi accessi al mio blog avvengono perché esiste una miriade di persone che cerca “Come finisce il dubbio?”, “Come finisce Inception?”, “Come finisce Fish Tank?”… ho deciso di inaugurare la minirubrica fissa “Come finisce…”

Come finisce la solitudine dei numeri primi?
Se vuoi saperlo seleziona il seguente testo scritto in bianco!
Alice, dopo un matrimonio fallito, ci arintuzzica e cerca Mattia divenuto stimato ricercatore in Germania. Lui accorre ma ancora una volta non riesce ad esprimere nulla tranne un imbarazzante silenzio quindi fugge via. Alice lo rincorre e lo trova seduto con lo sguardo perso nel vuoto su quella panchina dove da bambino aveva abbandonato la sorellina segnando tragicamente il destino di entrambi. Alice capisce che deve essere lei a fare il primo passo altrimenti sto mammocchione non si deciderà mai… quindi finalmente gli mette una mano sul… sulla spalla… che pensavate? E forse insieme avranno una speranza di essere felici (io ci credo poco che tra tutti e due fanno un quadretto..)….
Fino qui!

Abbinamento
Suggerimento cinematografico… recuperate Il romanzo di Mildred un bel drammone con Joan Crawford del 1945 diretto da Michael Curtiz. Il soggetto del film è tratto da un romanzo di James M. Cai, che voglio dire.... è quello del postino che suona sempre due volte, della fiamma del peccato and so on. Insomma uno che sapeva scrivere....  Non solo è un filmone come non ne fanno più ma presto io e il Ballestrero lo includeremo in una delle nostre serate Cineclub! Buona visione