Visualizzazione post con etichetta abbinamenti letterari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta abbinamenti letterari. Mostra tutti i post

domenica 17 giugno 2018

La truffa dei Logan (Logan Lucky)


  • Sabato 17 giugno 2018, Cinema UCI a Porta di Roma, Sala 3, posti F3 e F4, spettacolo delle 22.20 che in realtà inizia 35 minuti dopo.
  • No, dico io, ma allora di' che inizia alle 22,55 no?
    Per ingannare quei 35 minuti siamo usciti all'aperto, salvo poi intristirci alla visione di orde di tredicenni seminude, che passavano la serata sulla terrazza di un centro commerciale.
    E ci raggiungeva anche la puzza di fritto del McDonald.



Qualche volta fa al cinema avevamo visto il trailer della truffa dei Logan e ci era sembrato pieno di brio, divertente, sufficientemente colorato e eccessivo.
Veramente fico Daniel Craig versione biondo platino! E dai, andiamo!

Non ci aspettavamo il film del secolo, né la rivelazione ultima sul senso della vita ma nemmeno di sperimentare la noia in così svariate e molteplici sfaccettature.

Io mi sono messa a osservare la mia vicina di posto, una signora di tre quarti di età, accompagnata da un giovaotto. Il figlio? Il toy-boy? Un nipote unico erede?
Chi può saperlo? E mentre mi facevo queste domande ne La truffa dei Logan non accadeva niente o meglio, le cose accadevano ma senza che il mio interesse venisse minimamente scalfitto.
Insomma, passa la prima mezz'ora e le nostre facce diventano icone di rassegnazione.

I personaggi sembrano essere tutti un po' squiibrati, quasi border-line, parlano tutti lenti, sbagliano le parole e litigano per futili motivi.
I tempi morti poi rallentano una storia già natural born inceppated.
In questo balaimme del nulla però uno di loro si rivelerà un genio della rapina, capace di ideare un piano che nemmeno la sorella folle dell'ultimo episodio di Sherlock, sarebbe riuscita a ideare.

A fine proiezione iniziano i titoli di coda e finalmente trovo un perché a tutto questo: un film di Steven Soderbergh.

Cazzo, dico, ecco perché!
Steven Soderbergh, colui che ha osato concepire il remake di Solaris, quello che ha dato vita alla saga dei vari Ocean stocazzo, il tizio che ha sdoganato il voyeurismo e reso felici branchi di pipparoli incalliti con Sex and lies and videotapes...

Il trauma mi riporta al momento in cui abbiamo fatto il biglietto, con una tessera grazie alla quale entriamo gratis.

Leggo il cartello alle spalle del cassiere, "Lo spettaolo avrà inizio dopo 35 minuti dell'orario indicato", faccio una smorfia che Gloria Swanson me spiccia casa ed esclamo: "Certo che 35 minuti dopo è veramente una cosa indecente!".

Il tizio per qualche secondo resta in silenzio, nemmeno alza gli occhi.
Sarà lì da ore e probabilemnte fino a quel momento è riuscito a farsi i cazzi suoi, poi evidentemente non può più resistere e risponde "E ringrazia Dio che manco paghi pe' vede' sto film!".

E come darti torto amico cassiere?

Abbinameno cinematografico, letterario e televisivo.
Prima di questo filmetto, per me di Logan esisteva solo la fuga, invece della truffa.
Prima vidi il film, che mi piacqua moltissimo, quindi decisi di comprare il libro, che ancora possiedo e infine adorai la serie di telefilm con il bel Gregory Harrison.
Sia il film che la serie sono entrambi datati ma il libro conserva ancora intatto il suo fascino.
Il messaggio comunque dovrebbe essere chiaro: Fuga di Logan sì, Truffa dei Logan NO.

giovedì 24 maggio 2018

L'arte della fuga

  • Giovedì 24 maggio 2018, in sala dal 31 maggio
  • Anteprima presso la sala cinematografica del Centro Culturale San Luigi di Francia, ore 10.30

Tratto da un best seller americano ma lavato nella Senna, L'art del la fugue si mantiene in bilico tra commedia familiare e malinconia, in una Parigi che resta in disparte ma concede generosamente il suo respiro.
E niente, solo i francesi riescono ad avere questa leggerezza, questo registro un po' frou-frou anche se sono infelici, insoddisfatti e irrisolti.
Tre fratelli (che curiosamente si somigliano anche un po') alle prese con due genitori molto presenti, per non dire invadenti.
Antoine è gaio ma la cosa non fa notizia, thanks God. E' annoiato dalla sua relazione decennale ma non sa come sganciarsene.
Louis, quello con un successo professionale più evidente, vive a Bruxelles e mette le corna alla fidanzata con Mathilde, un'Irene Jacob fisicamente cristallizzata ai tempi della doppia vita di Veronica.
Gérard, che sembra il fratello minore di Benicio del Toro, si è appena separato ed è distrutto ma troverà conforto nell'accoglienza di Ariel, Agnés Jaoui alla quale gli anni che passano regalano charme e disincanto.
Le loro vite sono un curioso miscuglio di intromissioni e confidenze svelate, nessuno sembra volersi guardare veramente dentro, tantomeno crescere emotivamente ma la Vita ha in serbo per ognuno di loro un evento catalizzatore, davanti al quale le decisioni che hanno sempre rimandato reclameranno una scelta.
Regia molto naturale e intimista che riesce a regalare dei ritratti veri e molto umani. Una bella sceneggiatura che non lascia punti oscuri e trae il suo meglio da cose dette a mezza bocca e verità taciute.
Epilogo che lascia ad ognuno di essere sé stesso, nel bene e nel male.
Un film piacevole che difficilmente deluderà lo spettatore in cerca di storie delicate ed esenti dalla minima volgarità.


Come non abbinare al Centro Culturale San Luigi di Francia, magnifica libreria e centro dove a Roma in pieno centro ci si può godere un angolo di Francia. In Largo Giuseppe Toniolo, 20-22,  tel 066802626

giovedì 12 ottobre 2017

Blade Runner 2049


Giovedì 12 ottobre 2017, Cinema King di Via Fogliano, prima un caffè da De Angelis.

Il cinema King è stato recentemente rinnovato e ora ha tre sale.

Commenti della mia amica Emanuela: "Insostenibile", "Voglio morire".



Io non so se l'ho già raccontata questa cosa, ma è tardi e me la voglio cavare velocemente.

Insomma era l'ultimo anno di liceo e durante il compito in classe di italiano mi accorgo che il mio compagno Paco non sta scrivendo nulla.
Gli faccio: "Paco, ma non scrivi?" e lui: "Sto pensando di risolvere tutto il tema con una sola parola... Un mio amico l'anno scorso l'ha fatto, il tema era "Il coraggio" e lui ha consegnato il foglio con scritto soltanto "Il coraggio è fare questo! E la professoressa gli ha messo ottimo..".
"Paco fa' un tema normale che è meglio!" gli dissi io.

Ora dopo oltre trent'anni, che Paco l'ho pure ritrovato su Facebook, prendo spunto da questo ricordo e invece di scrivere una recensione dettagliata (che ne avrei da dire) mi limito marzullianamente a rispondere alla seguente domanda "Era veramente necessario un sequel di Blade Runner?"

La risposta è NO.

E ottimo me lo do da sola!

Abbinamento con uno qualsiasi dei libri di Philip K. Dick.




martedì 16 maggio 2017

A dog's purpose



A Dog's purpose di Lasse Hallström ha subìto ben due oltraggi dalla distribuzione italiana, il primo è la "traduzione" orrida in Qua la zampa!
Il secondo è il doppiaggio del protagonista da parte di Jerry Scotti.
Questi due affronti meriterebbero pene corporali, a base di scudisciate per l''esattezza.
Ma parliamo del film.
Non entro nel merito di pregi artistici o di apparizioni mistiche durante la visione ma per chi come me ama i cani ed è ancora in un lutto per aver perso la più fantastica cagnetta del mondo A dog's purpose è altrettanto tenero e divertente quanto straziante.  A Mister Hallström è necessario riconoscere una mano felice nel parlare di questi meravigliosi amici dell'uomo visto che aveva diretto anche il remake di Hachiko e non fa eccezione questa sua ultima fatica dove si trova a dirigere dei cani che sono meglio di tanti attori in circolazione.
Tanti momenti veri in cui ci si ritrova nei piccoli gesti quotidiani di affetto reciproco e tanta gioia che grazie al cielo non ho mai dato per scontata.
La storia è presto detta, un cane ricorda le sue esperienze e vite precedenti e si interroga sullo scopo della vita. Le sue avventure, viste dl suo punto di vista immediato e disarmante, lo porteranno a comprenderlo.
Io ovviamente mi sono vista la versione in lingua originale e con un paio di click anche voi potrete comprendere la differenza tra l'interpretazione di Josh Gad e quella di Gerry Scotti.
Ora io sono anche capace di accettare logiche di mercato per le quali evidentemente molte persone sapendo che la voce è di Gerry Scotti vanno più volentieri al cinema, non le comprendo ma le accetto.
Accetto anche che Qua la zampa possa essere un titolo che acchiappi più di A dog's purpose però penso che ogni tanto nella vita bisognerebbe avere anche il coraggio di lasciare alle persone la possibilità di vedere un film molto gradevole e con una bella morale senza trascinarle con l'inganno in sala e snaturando il concetto originale.
Ecco il trailer originale in cui potrete sentire una voce che trasmette tenerezza, curiosità, fiducia, speranza, gioia di vivere... 


Ed ecco il trailer italiano in cui potrete sentire la voce di Gerry Scotti come se presentasse il Milionario o facesse la pubblicità dell'omonimo riso.
Cazzo Gerry è una vita che stai in televisioni, altro che milionario, avrai i miliardi che ti escono dalle orecchie, potevi anche dire no A dog's purpose ma giustamente poi l'avrebbero chiesto a Claudio bisio e sarebbe stata la stessa cosa.

Ad entrambi, americani e italiani, invece si rivolge il mio sconcerto per il trailer in cui fanno vedere tutto ma proprio tuto il film senza minimamente coglierne l'anima.
Quindi da vedere se avete un cane, se lo avete avuto e se lo vorrete in futuro ma assolutamente in lingua originale.


Abbinamento con questa fantastica pasticceria/boulangerie di Trastevere, in Via Luigi Santini, 22 tel 06 64562880, un piccolo angolo di Parigi a Roma dove potrete trovare splendidi croissant, piccole deliziose tarte au citron, brioche sfogliate commoventi e anche un ottima selezione di pani. Non sono un'appassionata di macaron e anzi mi auguro che prima o poi scompaiano dalla faccia della terra ma se vi piacciono ci troverete anche quelli!

venerdì 9 marzo 2012

The woman in black




Quando parlo male di un film italiano mi assale sempre il dubbio che regista e attori possano leggere le mie invettive e rimanerci di merda oltre che, ovviamente, infierire sul mio bagaglio personale di mortacci.
Dubito invece che David Watkins regista di The Woman in black arriverà mai sul Cinefilante e quindi mi metto comoda e vado a ruota libera, che è una delle cose che mi riesce meglio.
The woman in black vorrebbe segnare la rinascita della Hammer , casa di produzione britannica che dagli anni trenta ha fatto una marea di pseudo horror usando sempre la stessa sequenza della casa che bruciava.
Il problema è che se questa è la rinascita la nuova vita sarà molto breve.
Il film è un paradigma di tutto ciò che sfrantega i coglioni a livello cinematografico, lunghi silenzi, pochissimi dialoghi e una colonna sonora capace solo di eliminare ogni suspance per come sottolinea i momenti topici con crescendo eccessivi.
La storia è presto detta: Harry Potter, asessuato avvocato vedovo, si reca in un villaggio per curare il testamento di una cliente.
Una volta arrivato tutti lo scacciano manco ci avesse la rogna. Nell'immane sforzo di non cambiare mai espressione il maghetto (quanto mi sta sul cazzo quando lo chiamano così) cresciuto si intigna nel portare a termine il lavoro.
Frodo (perché un po' gli somiglia) comincia ad avere visioni orrende e incomprensibili e invece di darsela a gambe, sempre in stato catatonico insiste che è una bellezza.
E questo per me resta il vero mistero...
Non so... se la mia casa desse segni di demoniache presenze io mi chiuderei la porta alle spalle e piuttosto andrei a vivere sotto un ponte. Col cazzo che rimarrei lì a fare una fine d'inferno.
The woman in black infatti è il fantasma di una donna al quale hanno tolto il figlio che poi è morto annegato nella palude (in realtà un lago di merda).
L'apparizione del fantasma è sempre presagio della morte violenta di uno dei bambini del viallaggio.
Il film si riduce ad un'estenuante esplorazione di casa e giardino in cui ombre e veloci movimenti dietro le finestre dovrebbero far sussultare ma il tempo sembra fermarsi e inizia la classica evasione mentale del tipo: mmmh ma che posso cucinare domani? Potrei fare una creme brulèe ma dove le trovo delle uova fresche di galline allevate a terra e all'aperto? Vabbè... uh... cazzarola... devo rinfrescare il lievito madre, sarà una settimana che sta chiuso in frigo senza che lo controllo, speriamo non sia morto....
Ma Harry Potter si sarà messo da parte qualche soldo? Perché secondo me mica glielo fanno fare un altro film.. oddio certo non è peggio di quel pesce lesso di Robert Pattinson....
ahhhh ma non succede proprio niente... Chi potrei cercare su Facebook? Devo mandare qualche sms?
Insomma le stesse cose che pensi durante una scopata niente di che.
Con grande fatica il film finisce e l'unica cosa che resta è la sensazione di due coglioni aumentati a dismisura.
Bellissima l'ambientazione, che forse è l'unico reale motivo per dare un'occhiata a questo filmaccio, girato tra Pinewood e varie zone dell'Inghilterra, in particolare la suggestiva Osea Island.
Suggestive le scenografie all'interno della villa maledetta con le pareti violacee.
Se dovessi dare un consiglio a Harry Potter gli direi di lasciar perdere col gotico... si scegliesse una storia completamente fuori dal contesto soprannaturale. Punterei su qualcosa di destabilizzante per il grande pubblico che l'ha visto crescere tipo l'interpretazione di un cattivo coi fiocchi. Almeno se ne parlerebbe a livello di curiosità...

Come finisce The woman in black? Lo vuoi sapere? Seleziona il seguente testo da qui: Harry Potter ha scoperto il mistero del Villaggio: la donna in nero fa sì che i bambini del posto facciano una brutta fine. Sapendo che il figlioletto lo sta per raggiungere con la governante e non riuscendo a fermarli perché ancora non esistevano i cellulari, pensa che riunendo il fantasma della donna al corpo del figlio annegato nella palude e mai ritrovato, si possa spezzare la maledizione.
Quindi si lega una corda, si immerge nel lago di merda e al primo colpo trova il corpo del bambino.
Lo porta nella villa e ancora una volta appare il fantasma della donna che fa uno dei suoi urli lancinanti.
Convinto di aver esorcizzato la maledizione che pesa sul luogo e sui bambini, corre alla stazione per ricevere il figlioletto. Ma la stronza è ancora lì. Le basta uno sguardo e il bimbo si getta sotto il treno. Harry Potter si precipita sui binari in un disperato tentativo di salvarlo ma restano uccisi entrambi.
Si riuniranno così alla moglie di Harry Potter, la mamma del bambino, che era morta di parto. Ovviamente senza cambiare mai espressione... a qui!

"Forse non tutti sanno che..." è il titolo di una celebre rubrica della Settimana Enigmistica.... che prendo in prestito per dire: forse non tutti sanno che il Cinefilante è uno dei massimi esperti di letteratura gotica dell'800 e pure del primo novecento. Ne approfitto quindi per un suggerimento letterario, visto che spesso e volentieri un bel racconto lascia suggestioni molto più intense di un brutto film.... Quindi suggerisco di ripescare le raccolte di Montague Rhodes James... Sarà un bel leggere!

giovedì 5 gennaio 2012

Melancholia

  • Ripescando a casaccio film visti l'anno passato...



Il 2011 è stato l'anno dei registi seri che hanno dato la loro interpretazione del catastrofico in attesa di questo fatidico 2012. Lars Von Trier ha tirato fuori questo tremendo Melancholia con una Kirsten Dunst dallo sguardo sempre più liquido. Un primo tempo interminabile e privo di qualiasi interesse che si è visto esclusivamente nella speranza che fosse propedeutico ad un qualche senso. Aspetta e spera...  il senso non è mai arrivato. Conflitti familiari che lasciavano sperare un Festen si disperdono in un'inesorabile fine, senza che ci sia alcuna via d'uscita.  Tutto molto autocelebrativo, con eccessi al quale il patron del Dogma ci ha da sempre abituato, con l'inutile partecipazione di Kiefer Sutherland e di un'isterica Charlotte Gainsbourg. Io ci avevo sperato che fosse un bel film, del resto Lars ha diretto capolavori non indifferenti e in passato ha avuto anche la capacità di confrontarsi mirabilmente con The Kingdoom, dimostrando di saper gestire egregiamente un materiale altro.... Ma questa tremenda Melancholia non decolla, si disperde, non incide ma soprattutto non funziona questa versione apocalittico familiare fatta come sempre di non detti. Insomma si può tranquillamente evitare. Oltretutto io credevo che alla fine ci fosse la colonna sonora di Caparezza e speravo di sentire Good-bye Malinconia. Invece no... pare non si siano messi d'accordo sui diritti. Peccato.
Comunque Good-bye Malinconia, quello sì che è un capolavoro e poi rivedere Tony Hadley è un'emozione non da poco per una ragazza degli anni '80.
Dovendo scegliere tra Melanchonia e Malinconia io consiglio decisamente la seconda!

Viste le centinaia di richieste giunte per e-mail di scrivere il finale dei film riprendo la consuetudine interrotta per pigrizia:
Se volete sapere come finisce Melanchonia selezionate da qui:
Le due sorelle impotenti di fronte all'imminente catastrofe hanno reazioni diverse... una si dispera, l'altra glie fa un baffo. A un certo punto il pianeta si schianta e finisce tutto. fino a qui!

Abbinamento difficilissimo per questo polpettone inutilmente lungo e stiracchiato. Direi che potrei consigliare un bellissimo libro di fantascienza di Kurt Vonnegut: Le sirene di titano. Quale raffinata ironia. Quasi quasi me lo rileggo!

domenica 3 luglio 2011

Transformers 3 (e pure 3D.... 3D stocazzo as usual)


Questo terzo Transformer l'ho negoziato con cognizione di causa, come male minore.
Posta di fronte ad una Scelta di Sophie tra Venere Nera e l'immane cazzata di questa saga della ferraglia ho preferito quest'ultima senza indugio.
Bisogna capire... Venere Nera pare sia una legnata di piatto sui coglioni, almeno transformer è fantascienza e tutto sommato aveva un bel trailer che, quando l'ho visto la prima volta, ho sperato ardentemente che si trattasse di qualcosaltro.
Ennesima bufala di un 3D inesistente,  ma mea culpa se ancora mi ci fregano con questa storia....
Però è divertente vedere come come gestisce la cosa l'UCI Cinema di Via Enrico Fermi, accanto alla Città del Gusto...
Il biglietto costa 10 euri e gli occhialetti un'euro, quindi se te li conservi dalla ciofeca precedente risparmi un euro...
Sì ma il biglietto sempre 10 euro costa, prezzo che nelle altre sale include l'uso degli occhialini...
Ma veniamo al film... Inizio decente con commistione di filmati di repertorio e fiction, tentativo di impreziosire il cast con un sempre fico John Malcovich e col marito di Grey's Anatomy, che però troppi ce ne sono meglio di lui nel simpatico telefilm ospedaliero arrivato ormai alla settima stagione.
Megan Fox (che per me è una bufala tale e quale al 3D) l'hanno eliminata e uno dei transformerini dice pure che era "cattiva", la nuova ragazza è bionda e ha le labbra che ogni 10.000 chilometri deve controllare la pressione dell'azoto.
Lui è sempre Shia Le Boeuf, con la sua boccuccia a culo di gallina  è un mistero che gli affidino dei ruoli.
Prima parte anche divertente con personaggi eccessivi che fanno sorridere poi il dramma... un'ora secca di transformers che combattono con un rumore infernale, decisamente la realizzazione tecnica è ottima ma due palle così non te le leva nessuno. E poi quando sono tutti aggrovigliati vai a distinguere i buoni e i cattivi ...
Non credo di dover sottolineare la sceneggiatura piuttosto debole e a colabrodo e i dialoghi a base di pane e retorica, non ci viene risparmiato nemmeno il rallentatore degli "eroi" che avanzano sulla linea di guerra. La cosa più fastidiosa però resta che gli umani vengono centrifugati in lungo e in largo,  precipitando da grattacieli, sbucando da palazzi esplosi eccetera eccetera e hanno meno ammaccature dei transformer.
A tutto c'è un limite... e tutto sommato mi sa che comunque deve essere stato meglio della legnata venere nera, ho detto tutto!

Consiglio letterario... Si ripeschi la saga dei Robot di Isaac Asimov per una panoramica sulla questione macchina/essere umano eccetera eccetera. Una lettura perfetta anche sotto l'ombrellone!







sabato 18 giugno 2011

Sei giorni sulla terra

  • Venerdì 18 giugno 2011, Cinema The Space Parco dei Medici (prima si chiamava Warner Village ma ha cambiato nome chissà perché...)

Sei giorni sulla terra non è un film di fantascienza… sembrerebbe un’affermazione magrittiana di primo acchitto e invece è proprio il regista Varo Venturi che vuole togliere questa etichetta, capace di attrarre un folto pubblico di aficionados ma anche di stravolgere il senso di un progetto fortemente voluto per risvegliare le coscienze.
La conferenza stampa è gremita, a parlare è il Prof. Corrado Malanga studioso di interferenze aliene e le cui conclusioni sono sconcertanti.
Alla base della trama il succo di centinaia di sedute di ipnosi regressiva che svelano una realtà agghiacciante. L’umanità come esperimento genetico per ospitare una serie di entità aliene che alla stregua di parassiti ne sfruttano l’energia cercando di catturarne l’anima immortale.
Si dimentichi il tenero E.T., si può smettere di rivolgere l’occhio al cielo per cominciare a fare i conti con una realtà ben più amara… l’essere umano come “contenitore” all’interno del quale, la maggior parte del tempo inconsapevolmente, si agitano forze e volontà altre.
E quando queste forze si scatenano lo sa bene Linda Blair cosa succede… Se l’alieno che usurpa il nostro contenitore viene sfrugugliato a dovere manifesta tutta la sua intransigenza e arroganza. Dunque la (fanta)scienza incontra la religione e c’è da giurare che se in parecchi hanno il dubbio che esistano forme di vita extraterrestre sono molto meno quelli che metterebbero la mano sul fuoco sul fatto che il demonio non esista.
A livello filosofico si tratta di un’intuizione mica da poco, a livello cinematografico ne esce fuori un cross-over coi fiocchi, altro che licantropi e vampiri...
E vengo al film, preceduto da critiche scalcagnate è invece una bella sorpresa. Una produzione tutta italiana che con investimenti contenuti è riuscita a mettere su un’opera con un’identità stilistica notevole partendo da una regia niente affatto scontata, una fotografia impressionista che usa la luce come fosse un elemento di scena vero e proprio. Effetti speciali pochi ma dignitosi e sufficientemente evocativi per una storia che tiene col fiato sospeso, a tratti disturbante. Non privo di una certa ironia e con la capacità di fotografare mondi solitamente nascosti ai più, Sei giorni sulla terra si lascia vedere senza lasciare indifferenti.
Interpreti giusti, dal regista che si ritaglia la parte del prete gesuita depositario di verità nascoste passando per l’interprete principale che è una versione un po’ più fashion di Malanga, fino alla giovane Laura Glavan che si destreggia abilmente tra la parte umana e quella aliena con un’immedesimazione che difficilmente non si imprimerà nella memoria dello spettatore.

Per un approfondimento, ça va sans dire, in libreria, Alieni o demoni di Corrado Malanga...

lunedì 17 gennaio 2011

La versione di Barney

  • Domenica 16 gennaio 2011
  • Cinema Eden in Via Cola di Rienzo. Biglietti comprati il giorno prima.
  • Cinema pieno come un uovo, aria irrespirabile.
  • Spazio tra le file inesistente, per arrivare ai nostri posti praticamente mi sono dovuta sedere sulle ginocchia di signore che si è rifiutato di alzarsi, credo sia stato felice per una grazione di secondo...

Barney libro, Barney film. Vince Barney libro ma il film è comunque godibile anche se è un peccato aver scelto la fisicità antihollywodiana di Paul Giamatti per poi stemperare l’indole profondamente bastarda di Barney Panosky. Ma forse lo snaturamento più forte è stato privarlo quasi completamente del tormento relativo alla fine del suo sfortunato amico.
O più ancora l’aver ridotto la vicenda ad una semplice esposizione cronologica con flash-back invece di aver reso la destrutturazione temporale e mentale del libro. Detto quanto andava dovuto il film si lascia vedere e alla fine non fa schifo solo che ecco… ci si affeziona a quel tenero orsetto di Paul Giamatti cosa che non accade al Barney letterario.
Paul Giamatti… uno di quegli attori che piace molto agli uomini. Ci si rispecchiano in tanti in quella sua pancetta, la pelata…. Eppure ha successo, è bravo, intenso… spesso in ruoli da timido oppure sofferente ma alla fine riesce sempre a conquistare la donna che gli piace con quella sua aria sorniona e rassicurante. Cosa mai potrebbe farci di male quel tenero orsacchiotto?
E invece questa volta il copione gli impone di essere un po’ stronzo ma quel tenerone va a finire che piace lo stesso… e insomma io l’avrei perdonato quando confessa l’avventura con la strappona…
Vabbè insomma il film lo potete andare a vedere ma io direi di leggere il libro.
La versione di Barney è un’altra cosa….

Abbinamento con un bel libro dedicato a questa splendida città "Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti a Roma" di Costantino D'Orazio. A parte scoprire nuovi luoghi in cui andare a curiosare ci sono tutte le informazioni per accedere... dal numero di telefono all'e-mail... Veramente interessante e utile!

venerdì 23 luglio 2010

Solomon Kane



Un po' troppo cruento per i bambini, un po' troppo banale per gli adulti.
Solomon Kane, ripescato una volta tanto dalla letteratura invece che dall'inflazionata graphic novel poggia sul sempiterno tema della lottra tra bene e male.
Una lotta che almeno al cinema sembra essere vinta dal male vista la quantità di brutti film che vengono messi sul mercato e prima ancora concepiti da menti limitate e limitanti. Ma sto divagando come consueto perché tutto sommato Solomon non fa così schifo pur tuttavia senza presentare grandi attrattive.
Ambientazioni e fotografia sono veramente splendidi e fanno da sfondo ad un protagonista scialbo come pochi. Un pennellone inglese che a me sembra un po' un Wolverine dei poveri, per conferirgli un aspetto un po' più macho gli hanno messo i capelli lunghi e unti abbinati al trattamento "velo di fuliggine" che fa tanto uomo rude. Tutta questa profusione di muscoli, capelli e tatuaggi per un personaggio dèdito alla redenzione della sua anima (abbiamo anche un'irrealisticissima crocifissione) e che le donne nemmeno le guarda.
Sarò troppo romantica ma nel film manca una bella storia d'amore, magari sofferto, a renderlo un po' più interessante. Comunque magari ce ne sarà nel seguito...
Un film da inserire nella scia post Signore degli Anelli per tematica e ambientazione... uno dei tanti epigoni che non fanno la differenza (del resto per me non l'ha fatta nemmeno il capostipite, né letterariamente né cinematograficamente). Quel che so però è che se i politici invece di basare le proprie campagne elettorali su tasse, ambiente, pensioni e lavoro dicessero semplicemente che sono fan della Saga.... conquisterebbero una fetta di lettorato insospettata! Misteri della fede...

Abbinamento letterario per un libro dalle atmosfere avvolgenti e misteriose con al centro una storia d'amore che travalica i confini del tempo... proprio come piace a me. E chissà che prima o poi ci facciano un bel filmone... Verde oscurità di Anya Seton, scrittrice americana nata nei primi del Novecento...

mercoledì 6 gennaio 2010

A serious man

Martedì 5 gennaio 2010, Cinema Fiamma in via Bissolati

  • Ancora molta puzza in sala come quando visto Be kind rewind, ricordarsi di evitare per il futuro...
  • Pubblico adulto con alta percentuale di chirurgia estetica (che poi proprio estetica non è)...
  • Ad alcuni non è piaciuto... una coppia di fronte a noi ha detto ai loro amici: se la prossima volta che vi incontriamo e facciamo finta di non vedervi... sapete il perché!
  • Altri si sono limitati a gesti che mimavano due palle smisurate e sbuffando sonoramente..

Nelle mie innumerevoli vite precedenti sicuramente ce n’è stata più d'una in cui sono stata/o yiddish... questo ha fatto sì che apprezzassi il film dei Coen con un godimento simile a quello del cattolico che viene ricevuto in udienza dal Papa.

Datemi un film a tematica yiddish e io mi ci tuffo con un triplo salto mortale carpiato, certa di sentirmi come se fossi a casuccia mia, sotto le coperte in una notte di pioggia.

E in tutto ciò mi sono fatta pure una mia idea su che cavolo volessero dire i Coen in questo film...

Il serious man è un uomo senza qualità, il primo impatto lo abbiamo sul suo abbigliamento… i suoi pantaloni sono più corti almeno 15 centimetri di come dovrebbero essere…

Forse non è sempre vero che l’abito fa il monaco ma se ti vesti come un cretino è molto probabile che tu sia un cretino.

Galleria di personaggi fantastici nella loro fisicità ai limiti del grottesco... Apprezzabile la scelta di ricorrere ad attori praticamente sconosciuti e sicuramente un bel po' di milioni di dollari risparmiati per i compensi di George Cloney o Brad Pitt.

Persone come denti di un ingranaggio che non si cura dell’individuo a favore del massimo sistema, del flusso, della macchina compattatrice che tiene insieme un popolo che è al contempo simbolo.

Un protagonista che è professore di fisica e che parla del gatto Schrödinger…

Schrödinger per tentare di spiegare le sue teorie ha dovuto usare un gatto perché parlare di elettroni e fotoni è troppo astratto… fa lo stesso.. il risultato non cambia, la sostanza è che l’osservazione di un evento influisce sull’evento stesso.

Voi direte: “azzo peppe… ma mo’ questa ardisce pure di parlare di certe cose? Non le basta sproloquiare di cinema, inserendo quegli irritanti siparietti in cui parla dei beati cazzi suoi?”

Ebbene sì... è proprio così...

Dicevo... se l’osservatore influisce sulla natura dell’evento contribuisce alla creazione dell’evento stesso e il suo stato d’animo di fronte all’evento condiziona ulteriormente la situazione…

Non si tratta di magia ma di fisica quantistica e bisogna farene una ragione ragazzi miei...

Applicando alla nostra quotidianità tutto ciò succede che se osserviamo la nostra vita giorno per giorno in totale abbandono, lasciandoci trasportare da forze estranee al sè, il massimo sistema, il flusso, l’ingranaggio superiore ti lascia, esattamente come desideri, a bollire nel tuo brodo.

Un’educazione rigida ed esteriore e una religiosità ingombrante come quella ebrea, che fa del senso di colpa la sua pietra angolare, fanno il resto e il serious man è sempre più avviluppato in una spirale di fallimento che in realtà è solo il risultato della sua rinuncia alla vita, goccia in un oceano, trasportata dalle onde.

Ad aiutare gli altri non si fa male… ma in realtà nessuno aiuta il serious man che infatti scivola inesorabilmente nei gironi infernali che tanto abilmente si è costruito giorno per giorno nella sua vita…

Affrontata la questione “ma che volevano dire sti fratelli Coen?” passo alla mesa in scena di classe, densa di particolari gustosissimi e contemporaneamente minimalissima… All’ironia sopraffina e ai momenti di conversazione raffinatissima.

Probabilmente, comunque, l’essere ebrei o “non ebrei” è sostanziale nell’apprezzamento o disprezzamento di questa pellicola oppure, come dicono gli adolescenti del nuovo decennio “ma anche no…!”.


Se ve regge la pompa e vi va di tuffarvi nel mondo della fisica quantistica io consiglio un libro che per me è stato rivelatorio “Tutto è uno – l’ipotesi della scienza olografica” di Michael Talbot.

Sono certa che questo sarà uno degli abbinamenti meno apprezzati e che forse avreste preferito un posto dove mangiare un buon panino all’ora di pranzo… bè sarà per la prossima volta!



venerdì 11 dicembre 2009

Ink


Eh? Ma di cosa si tratta? Mai sentito....

Bè è risaputo come io certe cose io me le vada a cercare col lanternino, finendo pure per trovarle.
Partiamo dall'inizio.
Scopro l'esistenza di questo film per una piacevole sincronicità e grazie ai miei super poteri me lo procuro.
Programmo una seratina per la visione che ci sta sempre bene.
Prima della visione comunico con l'universo, augurandomi che non sia una delle frequenti mazzate che incontro sulla via. Qualcosa mi dice che non rimarrò delusa.
Uno squarcio sulle dimensioni che coesistono al nostro quotidiano ma alle quali non è dato accesso (non a tutti almeno...). Un "Franklin" che mostra qualcosa in più e che rapisce per la sua capacità di sovrapporre, intrecciare, confondere piani temporali, linee di vita, occasioni possibilità...
Se si vuole godere della visione si esca dal tempo e si cerchi di dimenticare la propria esistenza cronologica da alfa ad omega, in Ink tutto coesiste, tutto è prestabilito eppure soggetto a cambiamento.
La "scelta" è alla base di ogni momento, consapevole, a volte inconsapevole ma di fatto unico motore di forze ed entità che sopravvivono solo grazie alle nostre emozioni.
Un film che propone una chiavce di lettura della realtà avvincente ed emozionante e che svela l'importanza che c'è dietro ad ogni singolo gesto.
Indubbiamente criptico ma evocativo e di gran fascino, Ink si bilancia tra soluzioni escogitate nella più sconcertante semplicità e visioni inquietanti.
Per il resto, attori mai visti né sentiti, così come il regista che scrive e dirige i suoi film con la presenza di attori feticcio.
Uscirà mai in Italia? E se uscisse troverebbe un singolo spettatore disposto ad andare al cinema per pensare invece che per "distrarsi"?
Io di certo se possibile me lo andrò a rivedere.

Direi che per approfondire determinati argomenti si può di sicuro fare un salto in via dei SS. Quattro, 26 a Roma (06 7047 6834), molto vicino al Colosseo...
Troverete la libreria Harmonia Mundi, specializzata in tutto ciò che può aiutarvi a guardare oltre il velo. Una bella sala inoltre accoglie regoalrmente conferenze e seminari a tema e se vi iscriverete alla mailing list riceverete gli appuntamenti mensilmente... Se non erro tra pochi giorni concerto con campane di cristallo per una profonda esperienza meditativa... fatevi sotto!

lunedì 15 giugno 2009

Looking for Eric

  • Mercoledì 10 giugno 2009, Cinema Nuovo Sacher (ex Cinema Induno) in Largo Asciani, 1 tel. 065818116
  • Sempre per la rassegna Cannes a Roma, in lingua originale con sottotitoli
  • Nanni Moretti era presente a ricevere il pubblico... très chic...
Un Ken Loach lieve e ridanciano per una commedia piacevole e puntellata di speranza.
Un uomo sull'orlo della crisi di nervi trova la forza di reagire ad una vita che se ne sta fuggendo troppo in fretta grazie al suo idolo calcistico Eric Cantona. I suggerimenti del pittoresco calciatore (che da anni ha il vezzo del mondo del cinema) lo rimetteranno in sesto e lo renderanno il salvatore della famiglia allargata di cui è a capo.
L'inedito tocco surreale che vede la personificazione del salvatore del protagonista nelle vesti di Cantona, che si presta con ironia alla vicenda di cui è anche produttore, funziona e diverte.
Un film figlio dei nostri tempi in cui sembra volersi affermare la fine del nucleo familiare classico a favore di valori affettivi che si estendono all'ambiente lavorativo, alle amicizie del pub e soprattutto alla fede del calcio.
In un'epoca dove sono venute a cadere tante ideologie Loach immortala quello che Antonello Venditti cantava già svariati anni fa (secondo me riferendosi alla Magggica e non alla città eterna)... dimmi chi è che me fa sentì 'mportante anche se nun conto niente...
Esseri umani allo sbaraglio che trovano uno spiraglio di vitalità nell'appartenenza ad una squadra piuttsto che ad un'altra... cosa che per me resta un mistero ben più oscuro di quelli di Fatima.
Ma insomma a parte questa triste presa di coscienza personale... il film è carino e i personaggi sono tutti uno spasso. Il calcio poi tutto sommato è marginale e forse il pregio è che viene inquadrato come metafora della vita, con il lavoro di squadra dove ognuno deve fare la sua parte per raggiungere un obiettivo... tra imprevisti, casualità, incontri, scontri ecc. ecc.
Non credo di sbagliarmi nel dire che piacerà a molti per la sua leggerezza mai superficiale e per quel disincanto tutto anglosassone di cui il cinema italiano difetta in maniera invalidante.

Ovviamente io non avevo idea di chi fosse Erica Cantona... la mia cultura calcistica si ferma a quando mio fratello faceva l'album con le figurine e c'era Falcao. Però mi sono fatta un saco di risate a vedere il video con cui da un bel calcio ad un tifoso che gli ha detto una parola di troppo...


Abbinamento facilissimo alla piccola libreria di cinema annessa al Nuovo Sacher dove è possibile trovare una bella selezione di titoli sia per quanto riguarda i libri che i DVD... qualche tavolino e anche un piccolo bar dove in onore ai risaputi gusti mangerecci morettiani nella stagione più fredda si trova anche la Sachertorte.

domenica 19 aprile 2009

Franklin

  • Sabato 18 aprile 2009, Cinema Doria in Via Andrea Doria, 52 tel 0639721446

Franklin piomba nelle sale italiane in sordina, senza nessuna pubblicità e con l’etichetta di “fantascienza”… un’etichetta capace di allontanare una grossa percentuale di pubblico abituale… ma anche di richiamare coloro sempre in crisi di astinenza da questo genere… detto ciò di sabato sera a vedere questo film ci sono solo 5 persone in sala…

I primi 40 minuti sono criptici, apparentemente non c’è nessun filo logico nel dipanarsi della trama, poi qua e là dei bagliori squarciano il buio in cui si è brancolato fino a quel momento.
La visione dell’essere umano come entità interdimensionale che vive contemporaneamente su diversi piani di esistenza è affascinante e si apre ad una serie di scenari praticamente infiniti.
In questa visione Franklin è il punto di incontro o meglio il nodo che viene al pettine in un dato luogo e in un preciso momento. Scopriamo così che una giovane donna irrisolta con il bellissimo volto di Eva Green è anche l’amica immaginaria di un giovane che è stato abbandonato all'altare e che un militare probabilmente sconvolto dalla guerra in Iraq è anche un giustiziere in una Londra che è un'orgia gotico/barocca, tra Blade Runner e Brazil, passando per Gotham city.
Non sembrano esserci contatti tra le diverse dimensioni del corpo e dell’anima, non ci è dato comunicare tra i diversi mondi ma qualcosa nonostante tutto trapela… disegni su un tavolo che potrebbero sembrare il delirio artistico di un’artista senza pace rappresentano scorci della Londra parallela... E poi abbiamo anche un personaggio misterioso che dietro l’apparente stato dimesso di un inserviente dispensa parole capaci di evocare nei personaggi la strada da seguire.
Tra simbologie e stati d’animo dolenti, esseri che vivono nella costante ricerca di un qualcosa di indefinibile, forse la riconnessione con le altre parti del sé… Franklin riesce a ipnotizzare lo spettatore (almeno lo spettaore Cinefilante…), grazie anche ad una fotografia riuscitissima che rende splendidamente l’umidità e la grigiosità del clima britannico.
Da segnalare nel cast Susanna York, indimenticata interprete di altre pellicole che hanno a che fare con dimensioni altre, da “L’australiano” di Jerzy Skolimowski all’altmaniano “Images” e anche Richard Coyle, conosciutissimo in UK per la sua partecipazione a Coupling, una sit-com a metà tra Friends e Sex and the city (probabile che l’abbia vista solo io…).
Insomma Franklin non attirerà milioni di spettatori e forse a molti non piacerà ma è un bel film di quelli che ti lasciano con delle sensazioni e qualche domanda a cui si vorrebbe più di una risposta....

A questo film abbino una chicca veramente unica…Doozo (che in giappolanguage vuol dire “prego”) è una libreria giapponese, spazio espositivo, ristorante e sala da tè e nasconde al suo interno uno splendido giardino dove all’ombra di un abella magnolia è possibile trovare ristoro dopo una lunga passeggiata in centro. In Via Palermo, 51/53 tel. 064815655, ad un passo dal caos di Via Nazionale si trova questa oasi di pace dove verrete accolti con grazia e simpatia. Se fosi in voi io ci farei un salto immediatamente!

giovedì 19 febbraio 2009

Cloverfield

  • Visto su Sky, che da Blockbuster mi fu impedito il noleggio da mio fratello... "Ancora ste cazzate ti guardi?"

Prendi la strega di Blair e applicala al thriller/horror/fantascientifico e otterrai Cloverfield.
L'unica differenza è nelle foglie... in Cloverfield non ci stanno le foglie secche.
Ancora rido al pensiero di quel mio amico che andò a vedere The Blair withch project pensando di trovarsi di fronte all'incarnazione della strega malefica... mi chiamò sconsolato "Marzia... è un film di foglie... ci sono solo foglie secche, non si vede altro...".
Questa cosa delle foglie quasi lo scioccò.. né parlò mesi e ogni volta mandava gli accidenti al film, non gli andava giù di essersi fatto infinocchiare dalla raffinatissima operazione di marketing dell'epoca. Smise quasi completamente di andare al cinema a causa della strega di Blair. Io dico che suo malgrado fu colpito dalla maledizione, altroché!
Si aspettava dal "cinema" l'emozione suprema, quel qualcosa che tuttalpiù si dovrebbe ritrovare nella propria vita e la cui incapacità di ottenere conduce all'esasperazione e alla degenerazione, alla ricerca dell'emozione forte a tutti i costi di fronte allo schermo...
C'è quasi da ringraziare che l'immagine della strega non gli sia apparsa in tutto il suo orrore a grantirgli che solo assistendo ad una rappresentazione, ad una pantomima, ci si possa scuotere dal torpore della quotidianeità.
Non che io non creda al potere meraviglioso del cinema, tramite di messaggi meravigliosi e ispiratori ma di certo l'ispirazione non si trova nel plateale, nel salto sulla sedia (sebbene divertente e di grande svago), nella risata isterica o nella pelle d'oca... così come la musica il cinema può ispirare se ci accorgiamo che cambiamo qualcosa dentro (e fuori) di noi, a causa di ciò che abbiamo visto e sentito...
Ma torniamo ai giorni nostri... sono passato quasi 10 anni dalla strega e ci troviamo a New York, un gruppo di ragazzi logorroici e piuttosto superficialotti organizzano una festa, dicono fesserie e, col fatto che riprendono tutto con una telecamera, la sceneggiatura è praticamente poco più di un rumore di fondo. Improvvisamente esplosioni e forti vibrazioni scuotono la casa e nonostantante sti ragazzi è evidente che non rappresentino un campione di rara intelligenza... capiscono che devono darsela a gambe. Una delle ragazze, in pieno stile Sex and the city, si fa tutta la fuga su dei tacchi che io non ci farei nemmeno 10 metri.
Mentre il gruppo di ragazzi fugge per le strade la statua della libertà viene decapitata, insomma come se a noi facessero esplodere il colosseo o la cupola di San Pietro. Solo che, con tutto il rispetto, volete mettere la differenza? Il testone che ruzzola sul marciapiedi è stato utilizzato come teaser lasciando presagire chissà quali immagini sconvolgenti invece è tutto lì... per il resto tutto un fuggi fuggi, scene di panico, buio, assalti, mostriciattoli e poi un mostro enorme, una cosa a metà tra un demone e un alieno, con reminiscenze gigeriane, brutto e cattivo che distrugge qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
I ragazzi continuano a riprendere tutto... fino a che uno per uno cominciano a cadere come mosche e infine un ordigno nucleare mette fine al tutto. Ma la telecamera, evidentemente, si salva... ma va', va'!
Cloverfield ha il pregio di durare meno di un'ora e mezzo il che non essendo un film memorabile è già un bel pregio. Indubbiamente ci sono alcuni momenti inquietanti, almeno prima dell'apparizione del mostro, poi diventa tutto ordinaria amministrazione. Un film che cerca di far leva sulle paure ancestrali dell'essere umano al cospetto di eventi catastrofici di fronte ai quali nulla può se non cercare riparo o fuggire.
In questo caso la strega di Blair è superiore in quanto non mostra mai l'oggetto dell'orrore, lasciando allo spettatore la libertà di dar vita ai propri incubi.. di mostri francamente ne abbiamo visti di tutti i generi e quello di Cloverfield non ha niente di speciale, non è destinato a restare nella storia come un Alien o un Nosferatu. Se qualcosa riesce a rimanere impresso si tratta delle scene dell'esodo iniziale in cui non si sa cosa stia succedendo e le morti cominciano a susseguirsi senza riguardo per nessuno. Mi viene da dire che poteva essere un capolavoro ma che non gli si avvicina nemmeno lontanamente... Quindi, come al solito purtroppo, non vi aspettate niente di speciale.. si tratta di un epiteto della strega di Blair ma la mancanza delle foglie si sente... eccome se si sente!

Abbinamento letterario con una libreria in centro, vicino Piazza Navona "Libreria Aseq", in Via dei Sediari, 10 tel. 066868400. Si tratta di una libreria che oltre a trattare libri di argomenti particolari quali il mondo antico e il Rinascimento, le religioni e le mistiche, l'ermetismo, l'esoterismo la mediciba naturale e alternativa e molte altre cose... organizza praticamente settimanalmente delle conferenze molto interessanti sui suddetti argomenti. Mandando una mail al loro indirizzo info@aseq.it (oppure richiedendolo direttamente dal sito nella sezione newsletter) riceverete tutti gli aggiornamentii su confererenze e incontri e chissà che prima o poi non capiti proprio quello spunto che, senza saperlo, cercavate da tutta una vita...

mercoledì 26 novembre 2008

Gli amori di Astrea e Celadon

  • Visto su Sky

  • Dio santo non finiva mai.. una tortura...

Sono passati parecchi giorni dalla visione su Sky di questo film, speravo che dormendoci sopra, facendo passare del tempo qualcosa sarebbe cambiato…. No, niente da fare, oggi come una settimana fa questo film non è niente di diverso di una stronzata galattica.
Mi ci ero avvicinata con tutta la buona volontà pensando di trovare echi di uno dei miei film culto che però a quanto pare conosco solo io, ovvero “L’amore e il diavolo” di Marcel Carnè.
Vidi l’amore e il diavolo che ero proprio piccola, una delle prime volte che i miei genitori ci lasciarono a casa da soli senza l’ausilio di una nonna o di un altro occhio vigile. Era un venerdì sera e avevamo solo la televisione in bianco e nero, di sicuro andavo alle elementari.
Rimasi conquistata, affascinata, completamente sedotta da questa storia fantastica, romantica di un amore eterno destinato a sconfiggere il male… per anni e anni ho consultato i palinsesti di ogni rivista ma nulla… credo che da quella volta non l’abbiano mai più rifatto.
Qualche anno fa ebbi un’illuminazione e misi un annuncio sul mercatino di FilmTV “cerco “L’amore e il diavolo” di M. Carnè. Poche settimane dopo fui contattata da un collezionista che per una ventina di mila lire me ne mandò una copia in videocassetta.
Che emozione! Non so spiegare cosa significava per me finalmente vedere quel film che da quasi trent’anni cercavo di rividere senza successo. Non ne ricordavo praticamente più nulla a parte la mia emozione ed l’immagine fugace di una donna, tramutata in statua.
Ero piena di dubbi… il film mi avrebbe stregato ancora una volta oppure la vita passata tra le due visioni non mi avrebbe permesso di abbandonarmi di nuovo al sogno di una storia così bella?
Decisi di vederlo in solitudine, senza che nessuno potesse rovinarmi il momento o anche, in un futuro, il ricordo del riappropriarsi di un qualcosa che credevo perduto.
Mi ritrovai a guardare Les visititeurs du soir con gli occhi di adesso e con quelli di quando ero piccola ritrovando le stesse emozioni. Un film bellissimo, tra l’altro scritto da Jacques Prévert, che conservo con cura e che spero prima o poi un’anima pia mi trasferisca su DVD (vero Roberto?).
Insomma speravo che i rhomeriani amori di Astrea e Celadon potessero anche solo evocare tale bellezza e invece… una stronzata megagalattica ad iniziare dai costumi orribili, dalle scenografie che non sono altro che un bosco… per non parlare dei dialoghi che tratti da una novella cinquecentesca avrebbero meritato una riscrittura meno ridicola. Ma al d là di tutto ciò è la storia che è un po’ stupida.. con questo pastorello che ha un fraintendimento con la pastorella e quindi non trova niente di meglio che travestirsi da donna per poterle stare vicino. Finirà tutto bene… ma cavolo due ore di daloghi scemi e di false derive lesbo (visto che in definitiva non si tratta di due donne ma di una donna e di un travestito un po’ scemo).
Posso affermare con una certa sicurezza che Celadon, che come potete vedere ha una somiglianza inquietante con Hilary Swank, è uno dei personaggi più irritanti della letteratura e della cinematografia francese. Rhomer dal canto suo evidentemente accusa una botta di rincoglionimento oppure forse potrei essere io che passo una fase della mia vita in cui non sono in linea col messaggio del film… Ma non lo so eh?!..
Perché datemi Les visiteurs du soir e l’effetto è completamente diverso….

Oggi inauguro un altro tipo di abbinamento... quello letterario. Una volta ogni tanto invece del prosaico abbinamento mangereccio il nutrimento riguarderà l'anima...
Se avete avuto la sfortunata sorte di imbattervi in quei due deficienti d Astrea e Celadon cercate di porre rimedio leggendo "le confessioni di Max Tivoli" di Andrew Sean Greer edito dall'Adelphi al costo di 18 euri. Una storia struggente e bellissima dalla quale qualcuno magari, prima o poi, tirerà fuori un gran film...