Bè quello è sicuro!
Fino a che poi ti rendi conto che a questi manco gli importa più gnente di quelli che erano i loro cani e quindi non puoi fare a meno di pensare che siano dei grandissimi fiji de na mignotta.
Serie TV (HBO)
Spoiler sul finale della serie, pay attention!
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5 ottobre 2023
- Sul treno
- Sul cellulare
Sono le 6.58 del mattino, siamo in treno già da 40 minuti.
Nei sedili vicino a noi c'è e ci sarà fino a Milano, una tizia che non smette un attimo di parlare.
Ha elaborato un'arte, quella di inzeppare ogni frase con più parole del necessario. Si ripete, gira intorno ad ogni concetto, arzigogolandolo all'inverosimile, mossa com'è dal suo horror vacui smazzola i cojoni con voce alta.
Noi ci siamo organizzati per vedere Beau ha paura, no, non sul computer ma ognuno sul suo cell.
Per riuscire in questa impresa è necessario sincronizzare l'inizio.
Dobbiamo avere la possibilità di sgranare gli occhi o saltare sulla poltrona nello stesso momento, se necessario.
Mio fratello vuole vedere questo film perché Mike Portnoy ne ha parlato in termini entusiastici in un post su facebook.
Voi direte "e chi cazzo è Mike Portnoy?".
Senza che scomodiate google vi dico che è il batterista dei Dream Theather un gruppo da me definito "metal barocco", che non mi ha mai fatto strappare i capelli. Troppi virtuosismi, melodie niente di che e un punto debole inaccettabile: la voce del cantante, un Bocelli metallaro che secondo me faceva cagare pure a Portnoy, tanto che ha abbandonato il gruppo nel 2013.
Io invece volevo vedere questo film perché adoro queste tematiche.
Purtroppo riesco a trovarlo solo in italiano, ma meglio di niente.
Insomma siamo in treno, senza aver fatto colazione perché era troppo presto, ma abbiamo entrambi il file...
Cosa facciamo, lo vediamo?
Eddai, vediamolo...
Beau ha paura dura tre ore, a dire il vero sono io che inizio ad avere paura.
Però c'è la speranza che, con le cuffie, l'audio sovrasti la logorroica vicino a noi.
Non è così, la prima parte del film è infestata dal niente irritante delle chiacchiere della tizia.
C'è Joaquin Phoenix che è Beau e parla con un filo di voce.
Io ho patito tutto il tempo questa voce di merda e oggi sono andata a vedere un trailer in lingua originale, per scoprire che proprio non c'entra nulla il doppiaggio italiano, che come al solito è da prendere a cinghiate sulle gengive.
Resistiamo un'ora, diciamo che Beau ha paura non è "Non mandarmi fiori" con Doris Day ma il problema vero è un altro, abbiamo una fame nera.
Mio fratello mi fa "Guarda, se vuoi, io ho portato un panino di segale con il Philadelphia vegetale, è pure già diviso in due!".
Dio sia lodato, dammi sto mezzo panino che non ci vedo più dalla fame, ieri sera nemmeno ho cenato poi.
Ai tempi mio fratello era uno che alle 4 del pomeriggio ci comunicava "Io mi vado a fare delle patate fritte...".
Si metteva lì e pelava 4 chili di patate (no per scherzo, proprio 4 chili) e le friggeva tutte in maniera magistrale.
E poi le mangiavamo.
Ed erano vere patate fritte, non le merdose patatine di McDonald's.
Ai tempi se a mio fratello gli veniva l'influenza mi dava cinquantamila lire e mi diceva: "Esci e non tornare senza un profiterole e almeno un chilo di pizzette...".
Io uscivo e mi procuravo sia il profiterole che le pizzette, poi tornavo a casa e ci mangiavamo tutto.
E così via, si potrebbe scrivere un libro su queste prodezze mangerecce.
Sono passati quei tempi...
Dai, dammi sto panino!
Tira fuori un incartino di stagnola grande quanto una saponetta usata da almeno un paio di settimane, assottigliata, quindi.
"Ah è già diviso?"
"No qui c'è il panino già tagliato a metà..."
Non mi voglio lamentare, qui c'è in gioco la sopravvivenza!
Prendo la mia metà.
Il Philadelphia vegetale è stato quasi completamente assorbito dalla segale e quindi c'è rimasto solo uno stratino bianco di un millimetro.
"Comunque considera che il pane l'ho fatto tre giorni fa....", sì, perché mio fratello fa pure il pane.
Ma io me lo mangio lo stesso, come se fosse un croissant di Pierre Hermé.
Con la scusa di questa parca colazioncina ci dimentichiamo del film.
Io faccio come facevo a scuola, poggio le braccia sul tavolinetto, ci appoggio la testa e mi addormento, sempre con quella che parla.
Allora cerco di usare le cuffie come tappi per le orecchie ma in quella posizione il mio padiglione auricolare le risputa fuori inesorabilmente. Mi addormento lo stesso e mi sveglio poco prima dell'arrivo.
Abbiamo pochi minuti per la coincidenza che dobbiamo prendere ma puntiamo un bar che si chiama qualcosa come "Prelibatezze napoletane".
C'è parecchia gente ma sono organizzatissimi, solo che nella confusione chiediamo un cornetto in meno. Nel frattempo infatti siamo diventati in quattro, che la vita a volte è strana più di un film.
Due caffè, due cappuccini e due cornetti che dovevano essere tre.
"Ma che ti sei mangiato il cornetto mio?"
Non c'è tempo per un"altra fila, spezziamo i cornetti con le mani e li ridistribuiamo. Va da sé che in stazione pure se si chiamano "Specialità napoletane", si tratta di cornetti demmerda.
Facciamo il viaggio in piedi, tra turisti e pendolari, sull'onda di ricordi.
Arriviamo, un taxi, una chiesa, un saluto attonito e meno di due ore dopo siamo di nuovo in viaggio verso Milano. Questa volta ci sediamo. Davanti a me c'è uno che beve yerba mate nella classica tazza, come se fosse tranquillamente seduto a Buenos Aires.
Questa volta in stazione a Milano andiamo in un locale che si forgia del titolo "Bistrot", in realtà è Autogrill.
Io gli ho dato anche un nome a questo bistrot "Dimenticare Parigi".
Sedie fatiscenti, panini che li trovi identici in tutta italia e toilette al terzo piano dove si aggirano loschi figuri.
Ci sdraiamo due panini mozzarella e pomodoro di cui ancora mi interrogo sulla consistenza.
Siamo di nuovo in viaggio verso Roma. Ovviamente anche ora c'è una che parla.
"Ma che facciamo... Lo continuiamo il film?"
"E vabbè, dai!".
Risincronizzare a un'ora e tre minuti si rivela difficilissimo ma alla fine ci riusciamo.
La seconda parte del film è ancora più strana della prima.
Mi comincio a chiedere cosa gli dica il cervello a Mike Portnoy.
Ci controllano i biglietti, interrompiamo, risincronizziamo, ricominciamo.
A un certo punto mio fratello fa: "Oh... Io ho un sonno... Non riesco a tenere gli occhi aperti.... Non ce la faccio a continuare..."
"Guarda pure io sono stremata... Interrompiamo?"
"Sì, sì interrompiamo!"
Basta dirlo che tutte le energie ritornano disponibili e il sonno scompare!
"Ehi... Io mi sento meglio, mi è passata la stanchezza...
"Incredibile... Pure a me! Che facciamo allora? Riprendiamo?"
Come l'idea prende forma riniziano i primi sbadigli, che anche ora che sto scrivendo, mi prende la cecagna.
"Oddio che sonno..."
"È bastato solo pensare di riprendere la visione e guarda come stiamo...".
Ipotizzo che Beau ha paura possa essere la cura risolutiva per l'insonnia.
Io però so che o vado avanti lì, sul treno, o sarà molto difficile che riprenda la visione di Beau.
Decidiamo di procedere, risincronizziamo, 1,47 aspetta io sono a 1,48, cazzo mi è saltato a 2,22, ripartiamo da 1,45.
Una fatica bestiale ma riusciamo ad arrivare alla terza parte, tutta molto scura.
Nonostante tiri giù la tendina, il riflesso incasina la visione. Oltretutto è risaputo che lo schermo del mio cell è sempre pieno di ditate.
Il mix scene scure più riflesso, più ditate è una sfida folle ma io procedo. Metto le mani a conchetta sullo schermo, lo inclino in tutti i modi possibili, lo strofino suo pantaloni sperando che le ditate si tolgano, e invece le ditate diventano come pozze di benzina esposte al calore, concentriche e iridiscenti.
Arriviamo alla quarta parte e tutto è ancora più scuro.
Io praticamente non vedo più un cazzo.
Però Beau è una visione potentissima, pure se non vedi un cazzo.
Si volge all'epilogo tirando le fila di un'esistenza, delle esistenze, tra le esistenze, a momenti squarciando veli su verità incomprensibili. Nel risparmiarvi pipponi psicanalitici, vi dico che è un viaggio, un'Odissea o una Divina Commedia della mente in un interminabile ciclo di vite.
Consigliato a tutti?
No, a pochissimi direi, ma quei pochissimi potrebbero apprezzarlo.
Però magari non guardatelo sul cellulare, soprattutto se è pieno di ditate.
L'abbinamento mangereccio è con il Philadelphia vegetale. E' buonissimo, lo preferisco all'originale! Non è facilissimo trovarlo nei supernercati ma vale la pena provarlo!
Niente, succede che a volte io inizi a scrivere una recensione su Word, poi magari salta la corrente perché il forno e phon fanno zompare tutto, quindi anche il computer. Magari due mesi dopo riapro Word, che devo scrivere una cosa che non c'entra niente e mi si apre questo "file recuperato".
A me mi fa tenerezza sta cosa che un computer spento si tenga per due mesi in memoria un file che manco avevo salvato e quindi oggi mi ritrovo il file recuperato di Tre piani, un film che mi ha lasciato abbastanza indifferente. Comunque...
Oggi inauguro quella che diventerà una nuova consuetudine, condensare il succo del film in una frase, possibilmente breve.
Tre piani in una sentenza:
Condominio di tre piani nel quartiere Prati a Roma si rivela
coacervo di rogne agghiaccianti.
Inizia a bomba, si capisce subito che sarà senza pietà.
Ma divaghiamo, che è piacevole.
Prati è uno dei quartieri più grandi a Roma, una città nella
città, con tante identità.
C’è il Prati dei villini liberty, quello dei palazzoni a
nove piani, c’è Cola di Rienzo (dove c’è Castroni), i confini del Vaticano e
anche alcune parti che per me sono lugubri, cupe, come se fossero rimaste
invischiate in un passato oscuro.
In questo caso, trattandosi di soli tre piani siamo ovviamente in un Prati radical chic, dove le donne portano ancora il twin set grigio e il filo di perle della nonna.
Quella stessa nonna che probabilmente ha lasciato loro in eredità
l’appartamento in Prati.
Non parliamo di appartamenti grandissimi, un
cento/centodieci metri quadri.
Ma ad avvecceli a Prati!
Appartamenti ben arredati, senza cafonate eclatanti e
sfarzose, tutto è in tono col twin set.
Solo due bagni, dettaglio che per me è dalle parti dell'imperdonabile.
Nel secondo bagno dell’appartamento dove vivono Nanni
Moretti e Margherita Buy, fredda coppia di giudici, non solo in cassazione ma
anche nella vita emotivo/familiare, scorgo un dettaglio che mi fa rabbrividire.
Le piastrelle del bagno sono di finto mosaico, 20 X 20 con
finte tesserine che simulano il certosino lavoro di un mosaicista. Roba da 6
euro e 90 in offerta da Leroy Merlin.
Una cosa orribile, inqualificabile, si può, davvero, in Prati, la finta piastrella di mosaico?
In molti starete frugando nella memoria “Ma io mica me lo ricordo sto bagno demmerda…”.
In effetti si intravede al massimo due secondi, quando Nanni Moretti riesce ad uscire dal bagno, dove l’ha rinchiuso il figlio.
La storia di queste quattro famiglie, su tre piani, è
originariamente un libro che io non ho letto.
Mi dicono che il libro sia molto bello ma che l’autore ha pure
fatto di meglio.
In particolare sembra sia molto bello L’intervista.
Tre piani sì, bello bello sto libro, ma poi alla fine non se lo ricorda nessuno, tanto che è difficile riuscire a capire quali siano le differenze con il romanzo.
Una coppia di giudici ha questo figlio, che uccide una donna mentre è ubriaco alla guida.
Il padre non lo vuole più vedere, la madre invece è una seguace della celebre filosofia meroliana "i figli so’ piezze e core", quindi vorrebbe mantenere i rapporti. Ma è proprio il figlio che non ne vuole più sapere.
Poi c’è la coppia Scamarcio/attrice sconosciuta, con
figlioletta piccola, molto spesso lasciata a casa dei vicini anziani.
Una sera il vicino anziano esce per una passeggiata con la
bambina e si perdono in un parco, che poi mi devono spiegare dov’è sto parco in
Prati.
Scamarcio è ossessionato dal fatto che la figlia possa
aver subito degli abusi.
Che poi mi devono pure spiegare perché gli abusi potevano
avvenire solo la sera nel parco e non a casa del vecchio, dove veniva lasciata
sempre.
In questa ossessione trova il modo di zomparsi la nipote del
sospetto pedofilo, in una personale rilettura del celebre chi è senza peccato scagli la prima pietra.
La famiglia si sfascia, Scamarcio viene processato, il
vecchio muore.
Nel frattempo sono passati dieci anni e la figlia, tra un
saggio di danza e un viaggio in Spagna, non sospetta nulla di quanto sia
successo.
Scamarcio trova il coraggio di chiederle in maniera diretta
se effettivamente è stata molestata e lei gli fa: "Ma che sei matto, ma proprio
no… Ma come ti viene in mente?".
Alba Rochwacher invece è pazza e dopo il parto la cosa si
acuisce.
Il marito è un Adriano Giannini, che ha assunto la fisionomia di un
attore degli anni 50/60, con quel non so che di solido e affidabile.
La neomamma vede cornacchione nere in casa e vive in solitudine. Anche sua madre è
come lei e la conclusione è che pure la figlia sarà così.
Il medico al quale si
rivolge le dice: “Stia tranquilla la patologia di sua madre non è ereditaria…”.
Alla faccia della non ereditarietà della patologia mentale…. Cioè qui sono segnate tre generazioni!
“Ma io vedo uccelli neri… Ho paura…”
“Ma no stia tranquilla…”.
Alla fine abbandona i figli e se ne va da sola.
Del resto doveva stare tranquilla.
Ma torno alla coppia Moretti/Buy.
A dieci anni dall’incidente, del ragazzo si sono perse le
tracce, il padre è morto e Margherita Buy si trova da sola in questo attichetto
con ben due terrazze, che decide di vendere, secondo me per via del bagno col
finto mosaico.
Mentre porta a un centro di raccolta i vestiti e le scarpe del marito, magicamente incontra un uomo, diciamolo, un po’ invadente, che si scopre essere il novello suocero del figlio ubriacone e assassino. Accipicchia che coincidenza! È proprio vero che Roma è un paese!
L’uomo insiste per portare Margherita a fare una gita fuori
porta.
Per un attimo penso ad un maldestro tentativo di
seduzione in un bed&breakfast nei dintorni di Bracciano, (dico Bracciano
perché due tizie davanti a noi, che non hanno mai smesso di parlare, hanno
identificato con certezza assoluta la zona), poi però intuisco subito che ha
qualcosa a che fare con il ragazzo.
L’incontro però non va come sperato, la riconciliazione
sembra impossibile perché al figlio, uscito dal gabbio e diventato apicoltore, glie rode ancora.
Cioè, non è che glie rode perché ha distrutto la vita di una persona,
commettendo un omicidio in stato di ebbrezza ma perché i genitori avevano
aspettative troppe alte per lui.
Altro che aspettative... Ti dovevano crescere a legnate, ragazzo mio,
Margherita Buy però capisce che comprandosi finalmente un vestito a fiori può risolvere tutto, la sua vita, il rapporto con il figlio e forse anche le guerre e il problema della fame del mondo.
E sconvolgentemente è proprio così, ha ragione lei.
Appena il figlio
la vede con questo costoso abito di boutique dalla fantasia primaverile, le fa
un sorriso, come a dire: "Ohhh finalmente… Prima ti vestivi come una suora laica
in missione in Kazakistan… Ora possiamo fare pace!". Inoltre il giovine sembra essersi ravveduto perché invia vasetti di miele al marito della donna che ha falciato proprio sotto il condominio di Prati.
Del resto mi sembra più che equo questo scambio.
Preciso, in quest'epoca di grandi misunderstanding, che sto facendo dell'ironia.
Oltretutto magari si trattava di un comunissimo Millefiori.
Riassumo:
Scamarcio e la moglie, una vita distrutta.
Moretti/Buy, una vita distrutta.
La coppia Rochwacher/Giannini, una vita distrutta.
A chiudere la vicenda di questo sfigatissimo
condominio di Prati, un corteo di gente che balla il tango per strada.
Sì, il film finisce così, musica e ballo.
Eh lo so, mi dispiace, questo spoiler è un colpo basso.
Ora io comprendo che, così come non possiamo più pretendere
che Carlo Verdone faccia ancora Borotalco, non possiamo nemmeno pretendere che Nanni
Moretti faccia cose e veda gente, che prepari gli studenti per la maturità o che stia ancora in mutande dietro
un maxi bicchiere di Nutella.
O a parlare in maniera sublime della struttura dei dolci, di come mangiarli, di come non si scava il tunnel nel mont-blanc… Grandi verità, indimenticabili.
Però ecco io auspicherei almeno l’ardire e l'ardore di una sceneggiatura originale, al posto del best seller israeliano.
Comunque bello il condominio di tre piani a Prati.
Abbinamento con una serie Tv Succession, di cui al momento sono uscite tre stagioni. Le avvincenti avventure della famiglia di Logan Roy, magnate dell'alta finanza, dei media e dell'informazione. Spietato, ironico, drammatico, insomma come dire che è sempre più frequente trovare qualcosa di meglio nel mondo dei serial invece che al cinema.
L'immaginario visivo di Denis Villeneuve è potente, onirico e spettacolare, non gli si può veramente obiettare nulla se non un certo compiacimento nell'insistere su scene molto belle, vere e proprie opere d'arte.
Però alla sedicesima ripresa dall'alto del deserto che sembra riprodurre ammalianti quadri astratti, si aziona quello stesso martellatore, usato per richiamare il verme della sabbia, solo che viene azionato, l'avrete capito anche voi, non sul suolo di Arrakis bensì sui cojoni dello spettatore.
Poi c'è tanto fumo, fumo ovunque. Bello sì, ma anche qui, dopo un po', ecco entrare in azione il martellatore. Il tempo passa e scoccate le due ore e dieci io comincio, come sempre, a vagare con la mente...
Forse sono morta e la mia condanna e restare in questa sala per sempre, con un film a base di deserto e fumo. Mi rivolgo al mio accompagnatore che, già dopo pochi minuti ha manifestato un certo disagio, percependo la presenza di un martellatore, posizionato al centimetro.
"Finirà mai?" chiedo, "Speriamo...", la risposta.
Segno che anche lui si trova in un girone infernale dal quale non è dato sapere se usciremo a riveder le stelle.
Una delle caratteristiche di Dune libro è una tale complessità da rendere necessaria uno spiegone all'inizio di Dune film.
C'era nel Dune lynchiano e c'è pure qui.
Si fa fatica a raccapezzarsi tra i nomi di personaggi e pianeti, una fatica molto simile a quella che si fa vedendo il primo episodio di Game of throne, in cui ti trovi centomila personaggi diversi con i nomi più assurdi, che pensi che non te li ricorderai mai.
Poi vedi Jason Momoa e tutto torna.
Insomma Dune ti accoglie così.... Raccontandoti chi sono gli Atreides, gli Arkonnen, Arrakis, la spezia (che diciamolo... non è facile "comprendere" la spezia).
Un giro di parole per dire "Io sono Dune e sarò il tuo martellatore".
Poi c'è Timothée Chalamet, per quanto non ispiri nessuna simpatia è decisamente bravo, e il ruolo di Paul Atreides gli calza a pennello molto poù che a Kyle MacLachlan.
Il ruolo di Paul... Anno 10981 o giù di lì ed esiste ancora il nome Paul e pure Jessica, come in Viaggi di Nozze di Verdone.
Armi capacidi frantumare un pianeta ma alla fine si combatte con spade e pugnali, come nel medio evo.
Ma insomma non vorrei che si pensasse che io stia parlando male di Dune, perché non è così, no.
Dune ti prende, ti martella col martellatore però è bello.
Esci dopo due e ore e quaranta che hai bisogno di una fisioterapia riabilitativa.
"Ti va se per arrivare alla macchina facciamo il giro lungo? Ho bisogno di riattivare la circolazione?".
Ma non puoi fare a meno di ammettere che lo spettacolo è stato bello, pure se è finito che deve ancora iniziare.
Più che un film di fantascienza è un trattato di politica, che potrebbe svolgersi in un qualsiasi presente dove ci sono interessi commerciali. Con la differenza che a livello politico non esiste nessuno che si sacrifica per un bene più grande.
Meravigliose le architetture, le progettazioni delle navi spaziali e dei velivoli, spettacolare il verme della sabbia e i costumi... I costumi per me sono da Oscar, straordinari e inquietanti.
Mi risparmio il pippone sul non Dune di Jodorowsky, la serie televisiva con William Hurt e la versione lynchiana (di cui per altro rimpiango uno Sting nel fiore degli anni).
Concludo consigliando questo Dune agli appassionati di science-fiction, a chi ha letto il libro, a chi vuole passare due ore e quaranta con un martellatore e a chiunque piaccia del buon cinema!
Abbinamento con una serie televisiva, con grandi ambizioni, uscita da poco "Fondazione" dal ciclo di romanzi di Asimov. Stessa situazione di Dune... letti i libri ma ricordo zero! La sto comunque guardando con piacere e stranamente, per il momento, non è presente il martellatore!
Sabato 5 settembre 2020, mezzanotte circa
Sul divano di casa, in montagna, con 18 coperte
E' andata così, era circa mezzanotte e avevo già visto due episodi di Lucifer, che vi devo dire, la serie non è nulla di che ma lui è irresistibile e quindi me la vedo lo stesso.
Dicevo, è circa mezzanotte e io sono armata solo della mia caparbietà.
Dopo circa mezz'ora però, il parlare continuo dei due protagonisti, in macchina, sortisce un effetto collaterale inevitabile, mi si cominciano a chiudere gli occhi.
Sono consapevole che se interrompo la visione ora non la riprenderò mai più...
Quindi chiudo l'occhio sinistro, cercando di tenere aperto quello destro. Dopo un po' si chiude anche il destro ma io prontamente apro il sinistro che nel frattempo si è riposato.
Mentre faccio questo giochetto oculare comincio a pensare che tutto ciò che vedo sia frutto di un mix di sonno, immaginazione e stanchezza.
Comincia il delirio.
Oh ma che cazzo, il maglione di lei era di un dicolore diverso...
Oppure, ma il padre non era più giovane?
Oddio ma è lei o è cambiata l'attrice?
La lotta tra stato di veglia e noia mortale diventa una guerra senza esclusione di colpi ma torna in campo la caparbietà e vince.
Il giorno dopo, al ristorante, mio fratello: "Sai ieri abbiamo visto quel film, di quel regista... come si chiama..."
"Ah sì, pure io!"
"Mi sembra tipo ..."
"No, no... Era qualcosa tipo Vorrei finisse qui..."
"No... qualcosa di simile..."
"Sto pensando di farla finita..."
"No, non era proprio così..."
Andiamo avanti così per un quarto d'ora senza arrivare a niente.
"Ma ti ricordi che lui era pure in Breaking bad?"
"Assolutamente no... Non lo ricordo assolutamente..."
"Ma come? Faceva quel personaggio..."
"No, proprio non me lo ricordo..."
"Comunque qualche giono fa stavo vedendo una serie spagnola di cui non ricordo il titolo..."
"Ma di che parlava..."
"In questo momento mi sfugge..."
Internet nel frattempo si ribella.
Digito Charlie Kaufman e esce una vecchia ricerca su "Piante resistenti al freddo e all'ombra", che purtroppo il giardino è esposto a cazzo, riprovo e esce il numero di telefono del ristorante, che avevo cercato per prenotare.
Insomma quando è così meglio lasciar perdere.
La situazione non è migliora dopo che troviamo il titolo giusto.
"Ma secondo te di che parla?"
"Secondo me è un film sulla morte"
"Pensa! Secondo me è un film sull'amore!"
Eh beh dico io... Ognuno proietta un po' di sé su ciò che vede!
Mentre i vicini di tavolo fanno scorta di storie da raccontare ai nipoti, noi proseguiamo in un non-sense degno dei Monty Python, in cui nessuno si ricorda nulla di nulla.
Più non ci ricordiamo e pià tentiamo di ricordarci altre cose che non ci ricordiamo.
Sembriamo i personaggi del film del giorno prima o forse ci hanno rapito gli alieni, ipotesi tutto sommato quasi auspicabile, rispetto ad un tale grado di rincoglionimento generale.
"Secondo me è colpa di tutte queste serie tv... Stai a casa, te le vedi in due giorni e poi non ti ricordi un cazzo..."
"Ma come in due giorni?"
"Eh bè sì quando sono episodi brevi di 30 minuti scarsi, che ci vuole..."
"Ah proposito l'hai visto Intelligence?"
"No..."
"Guardalo, è carino... E io guarderei anche DEVS e assolutamente Call my agent"
Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Premesso che forse chi ha letto il libro ci capisce qualcosa di più, io insisto sul fatto che sia un film sulla morte, su come vengano viste le cose al momento del trapasso, insomma tutte mischiate e con poco senso logico.
Devo dire a malincuore che il film non è riuscitissimo e che i dialoghi spesso ti fanno le palle al pinzimonio, come diceva Franco Califano.
Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Due fidanzati in macchina vanno a trovare i genitori di lui. Nel mentre lei pensa, senza un particoalre perché, che forse vuole mettere fine alla storia.
Arrivati a casa, i genitori prima sono adulti, poi più giovani, poi vecchissimi.
Il cane sembra strano e no, non è come hanno scritto in alcune recensioni, che lei mette in dubbio la realtà. Ma manco pe gnente. lei sta lì come se fosse tutto normale.
Ripartono sotto una tempesta di neve (perché lui ha le catene), si fermano a prendere un orrido gelato, cambiano strada perché lui vuole passare davanti al vecchio liceo.
Qui gli attori cambiano e diventano due leggiadri ballerini che danzano.
Io mi dico: "Seh vabbè, mo ci manca giusto il pezzo a cartoni animati...".
Nemmeno finisco di pensarlo che arrivano i cartoni animati.
Poi c'è l'inserviente vecchissimo che secondo me è morto nella macchina, sotto la coltre di neve.
Da vedere?
Ecco tra Tenet e questo abbiamo due rappresentazioni di ciò che ci sta proponendo il cinema del 2020, ovvero l'inutilità con qualche tocco irritante.
Meglio una serie TV... Anche spagnola!
Abbinamento con le serie già citate: DEVS, Call my agent e Intelligence, come al solito basta cercarle su IMDB per saperne di più!
Christopher Nolan scrive un film sui viaggi nel tempo, ci aggiunge l’inutile orpello dell’inversione, nel mentre si fa le pippe e ci getta in pasto Tenet, costruito per minare l’autostima dello spettatore che non capisce una ceppa.
Sorge spontaneo chiedersi, c’è qualcosa che funziona in Tenet?
Secondo me no, no, no, no e sì che al contrario è no, quindi sempre no.
Come molti di voi sapranno sono una delle massime esperte di viaggi nel tempo in ambito letterario, cinematografico e televisivo in questo universo e probabilmente anche in infinite linee temporali parallele.
Oh… C’è chi si fa un vanto di pubblicare foto atteggiando la bocca a culo di gallina, a me concedete il vezzo di sapere tutto sui viaggi nel tempo.
A Christopher Nolan pareva brutto fare un qualcosa di Deja-vu (per altro con il Whashington originale) e quindi ci ha aggiunto l’inversione.
Mais que est-ce que c’est l’inversione?
Facile… Praticamente qundo ti “inverti” non è che cambi gusti sessuali, semplicemente tutto gira al contrario. Quindi la macchina va a marcia indietro, puoi respirare solo con una bomboletta, il fuoco ghiaccia e i proiettili invece di spararli, rientrano nella pistola, causando un fastidioso rinculo.
Che a pensarci bene sto rinculo coi gusti sessuali forse un po’ ha a che fare.
Per invertirsi bisogna passare in una porta girevole come quelle degli areoporti o degli alberghi ma pure del centro commerciale Porta di Roma, il che è tutto dire.
Ma procediamo con ordine, oppure al contrario, che è lo stesso.
TRELA RELIOPS ENOIZNETTA
Tutto ciò accade perché Kenneth Brannagh, abbandonati i palchi shakeaspeariani, vuole distruggere il mondo. Un cattivone tagliato con l’accetta, senza alcuna sfumatura, degno del Dottor Male di Austin Powers, che però è divertente.
Kenneth è sposato con una copia ancora più slavata di Sansa Stark, alta un metro e novanta, rimastami impressa esclusivamente per il guardaroba avanzato da Inception e per un improponibile culo moscio.
Il figlio barbuto e tracagnotto di Denzel Washington si farà aiutare dalla donna e dall’ex vampiro sbrilluccicoso Robert Pattinson, per scongiurare l’Armageddon.
Insomma attori presi alla catena Il mercatino dell’usato, vendita conto terzi, dove, se hai occhio, fai degli ottimi affari.
Nel mentre il termine algortitmo, che definisce un procedimento sistematico di calcolo, viene oggettivizzato e diventa una sorta di cilindro composto da varie parti in metallo.
Ad aggravare il pastrocchione c’è una colonna sonora continua, roboante e invadente. Brutta, non voglio dire altro, mi infastidisce anche il solo parlarne per quanto mi ha sfracellato i timpani prima ancora dei cojoni.
Cioè dico solo che in acuni momenti parlano come quando metti i vinili dei Beatles sul piatto e lo fai girare al contrario per vedere se veramente inneggiano a satana.
E praticamente non ho raccontato nulla… Per esempio dell’inutile presenza di Michael Caine…
Al dunque tutto accade perché stiamo distruggendo il pianeta e i nostri posteri ci vogliono sterminare per evitare che noi sterminiano loro.
Indiscutibilmente affascinanti le scene di azione ma ciò basta per vedere un film?
Sarebbe come dire che solo perché si possiede un televisore si è giustificati a guardare i reality.
Quindi no, non basta.
Tenet doveva essere il film del grande ritorno al cinema dopo il lockdown, roba da mandare una bella targa in ottone al Covid per averne ritardato l’uscita in sala.
Ma beato a lui, no, ma proprio ciao, o oaic, insomma come te pare a te Christopher, che va bene così...
Abbinamento cinematografico Sui viaggi nel tempo recuperiamo Los Cronocrímenes, il divertente Frequently Asked Questions About Time Travel e il delicatissimo Safety not guaranteed, quest'ultimo da me spelendidamente recensito su questo blog. Non metto link confidando che va pure bene se non acete capito Tenet ma, Cristo Santo, Google lo saprete pure utilizzare no?
