di cieli

Il settimo è l'incontenibile
il trifoglio in cerca del quarto petalo,
eppure è così vivo l'azzurro
del visibile oltre cime d'abeti
da far scommettere su domani
meno ambiziosi. Serve memoria
a ricordare il primo respiro oltre placenta, la prima carezza
materna, basterebbe riaverla per esser più ricchi. Tutto il resto si fonde con ali di cera. Icaro non ha insegnato ai supponenti che per gustar vita devono
sentirsi oltre l'ottavo.
Volare rasoterra non è banale,
tantomeno sentirsi margherita
più che orchidea.
L'unico che riconosco è azzurro, libero da ferraglie e onnipotenze sovrane. Cielo. Non così scontato per tutti.

Daniela Cerrato

la sostanza del frutto

un pomo acerbo non chiede solo tempo ma sole pieno.
l'Onegin di Puskin
non ha eguali nello sviscerare
emozioni senza condizioni
tralasciando cicaleggi da balconi
derogabili priorità
che appendono il filo all'amen.
Pagine viaggianti
le si può riattraversare
mille volte in compagnia del silenzio
finchè neutro prende colore,
note intriganti graffianti
cristallizzano ipotetici amanti.
Finestre chiuse, un taglio netto
sull'indolenza che non muta aspetto.
La verità è che il frutto maturo
può preferire il becco del pettirosso
a quello del podargo annoiato a vita.

Daniela Cerrato

Nubi

timide solitarie s’aggregano in un sabba di correnti,
tra loro abbracci brevi
sfumati dalla manodopera dei venti. Tregue di sereno per tornare in scena, mai identiche, autentiche primedonne,
nubi-li giovincelle celle di pioggia, in previsione
d’uno sputo d’angelo o di ploia
ch’a nulla vale ombrello.
Primavera è volubile, mobile
piuma al vento verdiana.

Daniela Cerrato

Il fiume è sempre lì

Mi raccontavano di barconi
di draghe e del mulino
di carretti buoi e cavalli.
Guglielmo ne conosceva segreti
sprofondando nella nita coi gambaloni da pesca. Sapeva carpionare barbi e cavedani
raccontava oltre la superficie
di argini alberi e silenzi
masticati col sigaro. Di delizie e disgrazie annegate. Nelle ore graziate dal traffico possibile
seppur raro vedere un airone
in sosta sull'isolone. Tani è sempre lì ma rive ed orti hanno  volto smunto, i bimbi sulla giostra ignorano che dietro tant'acqua ci son storie di tante famiglie dimezzate dalle bombe.
Resta la casa dello zio
chissà chi ci vive ora.

Daniela Cerrato




Corto

Nemmeno Maltese di cognome
un tragitto di vita come tante
fatto di sassaiole
e fionde usurate.
Sincronizzava orologi sull'uno
rigorosamente digitale
masticava gomme altrui
lamentandone lo sciapo.
Corto di circuito
senza dosare energie.
Le magie erano altrove
tra correnti alternate.

Daniela Cerrato

Averti addosso – Gino Paoli

Se non so dire cosa sento dentro
Come un cieco, come un sordo
Se non so fare quel che si deve fare
Come una scimmia, come un gatto
Se non so amare come si deve amare
Come un bambino, come un cretino
Se non so dare come una tasca vuota
Come un problema ormai risolto

Averti addosso
Sì, come una camicia, come un cappotto
Come una tasca piena, come un bottone
Come una foglia morta, come un rimpianto
Averti addosso
Come le mie mani, come un colore
Come la mia voce, la mia stanchezza
Come una gioia nuova, come un regalo

E se il mio cuore vuole essere una bocca
Che ti cerca e che ti inghiotte
Così mi porto dentro la tua vita
Questa canzone mai finita

Averti addosso
Sì, come una camicia, come un cappotto
Come una tasca piena, come un bottone
Come una foglia morta, come un rimpianto
Averti addosso
Come le mie mani, come un colore
Come la mia voce, la mia stanchezza
Come una gioia nuova, come un regalo

Averti addosso
Come la mia estate di San Martino
Come una ruga nuova, come un sorriso
Come un indizio falso, come una colpa
Averti addosso
Come un giorno di sole a metà di maggio
Che scalda la tua pelle e ti scioglie il cuore
E che ti da la forza di ricominciare

Averti addosso
Averti insieme
Restare insieme, volerti bene

Averti addosso
Averti insieme
Restare insieme, volerti bene

© Gino Paoli

Braccia conserte

Il dolore ha braccia conserte
un silenzio inaudito
spezza parole con lacrime
scrive su fibre di cuore
Il dolore sfida il relitto
spiaggiato all'ultimo nervo
di Nettuno. Non ci sono braccia
tanto forti da vincerlo in prima battuta, bisogna guardarlo
negli occhi finché allenta presa.
Finché diventa cicatrice viva
dolente al primo scafo in acqua.

Daniela Cerrato

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