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15 ottobre 2019

101 LP che devi avere (#vinile)

Beh, niente, se capitate a leggere queste righe nella speranza di trovarci una lista di vinili immortali non ci siamo.
Tuttavia se volete collaborare a rendere più pregevole la mia collezione, siete nel posto giusto.
Lasciate un commento con il vostro 33 giri mito (uno e solo uno però) e giuro lo ascolterò e lo vaglierò per l'acquisto (fortunatamente siamo in un'epoca in cui si può fare).
E sì sono un neofita musicalmente, ma mi sto impegnando seriamente per colmare questa vergognosa lacuna.
Per adesso ho cominciato con quelli della foto.

101 il numero decimale dei vinili da avere per una collezione basica, e 101 il numero binario di quelli che ho adesso.

p.s. che scoperta i lynyrd skynyrd!

7 maggio 2019

C'è pure un cruciverba

Sono stato al mercatino della scuola media di mio figlio.
Carini tutti questi ragazzi che si danno un gran daffare per risollevare le sorti della loro malmessa scuola.
Noi abbiamo fornito una cinquantina di vasetti di piantine grasse che sono andati via come il pane.
Mi ha colpito un ragazzino molto sveglio che mi ha appioppato il giornalino della scuola, probabilmente leggendomi nell'intimo, convincendomi con lo sguardo ammiccante che accompagnava un "Oh, c'è pure un cruciverba".
La riflessione è che un cruciverba possa avere ancora un effetto positivo sulla tiratura di uno stampato, anche sulla generazione dei nativi digitali. Bon, dai, mi pare positivo.
Anche se in realtà quello che ho apprezzato di più è stato l'oroscopo, con frasi del tipo: Sei dei Pesci? Spero che tu sappia nuotare perché affogherai nei compiti. Piccoli umoristi crescono.
E comunque ho contribuito anche con il contante acquistando un'intera annata di Topolino (53 numeri) al prezzaccio di venti euri.
Li tengo al cesso dopo che ho sentito Bebe Vio chiosare: Chi è che non ha un Topolino in bagno?
E sì, leggetelo Topolino, fa cultura.

19 aprile 2019

La preghiera della settimana santa



In onore della mia mamma che ci ha messo tanto impegno per farmela imparare a memoria, voglio ricordare questa cosa perché, bene o male, ogni anno mi viene in mente e me la ripasso.
Ultimo e notevole risvolto il fatto che non ci sia nell'internet, da nessuna parte, in nessun anfratto.
Adesso potete trovarla qui, direttamente dai miei sensi di colpa degli anni settanta.
Pensateci a come venivano tirati su certi bambini.
Trattasi di un dialogo tra la Madonna e Gesù, come potete agilmente desumere.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Lunedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Lunedì Santo sarò preso e legato.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Martedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Martedì Santo sarò martirizzato.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Mercoledì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Mercoledì Santo sarò venduto per trentatré denari falsi.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Giovedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Giovedì Santo sarò condotto al macello come un agnellino perfetto.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Venerdì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Venerdì Santo sarò nel Santo sepolcro.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Sabato Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Sabato Santo lieviterò come un formento su quella terrolina fresca.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il giorno di Pasqua?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il giorno di Pasqua risusciterò al cielo, diventerò padrone di tutto il mondo e se ci fossero cristiani e cristiani che avessero detto questa preghierina tre volte al giorno nella settimana Santa, gli vorrei perdonar più peccati che non c'è fili d'erba su pei prati, chicchi di rena giù nel mare e tre grazie a suo piacere.

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Dai, confortatemi, ditemi che qualcuno di voi la conosce... o sua madre, o sua nonna, non lasciatemi solo in quest'abisso.

21 aprile 2017

Scrivere nel passato (remoto)


Non ne posso già più delle storie infarcite di cellulari, di social e di tutte quelle moderne diavolerie.
Per carità, benissimo per la realtà reale e per tutti i lestofanti che l'avrebbero fatta franca un secolo fa e invece adesso restano impigliati nelle maglie digitali e regolarmente beccati.
Ma per la fiction no, non ce la fo mica, mi viene l'orticaria.
Bene Perfetti sconosciuti, visto e piaciuto, ma anche basta.
Io voglio godermi delle storie, lette o viste, dove per ricevere una telefonata devi restare inchiodato all'apparecchio e nei pressi del suo fottuto filo che sbuca dal muro.
Voglio vedere il cazzo di protagonista sanguinante che si trascina per dei chilometri in caccia di un posto pubblico per telefonare, voglio che si frughi in tasca alla ricerca di qualche spicciolino che gli salvi il culo.
Altro che flat e 500 sms gratuiti.
Mi voglio immedisimare in tempi e luoghi dove il telefono senza fili è ancora e soltanto quello stupido gioco da fare a tavola nei dopocena un po' bevuti, quando il primo della catena bisbiglia La Coca Cola fa fare i rutti e all'ultimo gli arriva immancabile L'Eleonora la dà a tutti.
Voglio un mondo raccontato dove pullulano gli Overlook hotel isolati da tutto. Voglio un bosco dove ti puoi far azzannare in santa pace da un orso senza che tu debba rompere le palle ai tuoi contatti in rubrica per venirti a pigliare, voglio un amore tra due disperati confinati agli angoli del globo che si sviluppa a colpi di lettere scritte a mano, meglio se vergate con la stilografica. Voglio della gente che cucina spulciando un vecchio ricettario macchiato e rilegato con lo spago.
Voglio una fiction whatsapp free, dove ci siano delle foto da sviluppare e dove i messaggi vocali si lascino al massimo dentro al buco nero di una segreteria.
Oppure mi date una storia con tutta sta roba digital, ma che sia stata pensata e scritta cinquant'anni o più fa, allora va anche bene.

p.s. poi voglio anche conoscere l'Eleonora.

12 marzo 2017

Il pistolero di graniglia


C'era una brutta faccia nel pavimento di graniglia della cucina.
Stava vicino alla porta-finestra sul retro, era il volto triangolare di quello che avresti detto un omaccione corpulento e severo, seppure era solo una brutta faccia. E magari nemmeno.
Era verdastra, screziata di rughe scavate dal sole: era la faccia di un pistolero.
Potevo sentire il cigolare della diligenza, i cavalli sbuffare e lo sciacquettio metallico degli speroni dentro quell'universo bidimensionale di cemento e frattaglie di marmo.
E quando ero fortunato sentivo gli spari.
Non che fosse mio amico, il pistolero, ma certo nel mio mondo inscatolato di bambino era un'entità percepibile.
Era persino troppo discreto per aspirare al ruolo di compagno di giochi, però se avevi bisogno di un simulacro poligonale di faccia con cui scambiare un pensiero, nelle ore infinite trascorse davanti alla porta aspettando che spiovesse, lui stava lì: spiaccicato e severo, oltreché calpestabile.
Ci potevi contare su di lui, sul suo profilo, sui capelli adagiati sul capo e sulla sua basetta nera.
Stava tutta in quella basetta curata la sua usurpata umanità: non c'era propriamente nemmeno un orecchio, ma c'era una basetta da pistolero con tutti i crismi.

Il pavimento non è mai stato cambiato, ha la splendente eternità degli anni settanta e il sole ci fa ancora il suo giro a lancetta sopra, eppure non lo vedo più il pistolero. Nemmeno adesso che sento l'insana voglia di parlare con qualcuno.
E allora cerco un sostituto su un'altra piastrella, sfido l'impiantito da un diverso punto di vista, provo a penetrare nei suoni disperati di un affollato saloon, ma tutto quello che il mio mondo sconfinato di adulto mi consente di vedere è lo spargimento casuale e indistinto di scarti di marmo e melanconia a buon mercato.

18 gennaio 2017

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma


Temo che l'umanità abbia preso un po' troppo alla lettera l'illuminato postulato del chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier.

Perchè se, com'è vero iddio, o chi per lui, le schuko non si sa mai dove stanno, le patatine mancano sempre, e i calzini si spaiano irrimediabilmente, è altrettanto vero che stiamo assistendo a una pericolosa invasione di trasformatori (chiamateli alimentatori, chiamateli Ismaele o chiamateli come volete...).
Gran parte dei ritrovati tecnologici che agevolano le nostre vite ci sono venduti accessoriati di un rassicurante trasformatore.
Cellulari, harddisk esterni, laptop, cordless, consolle, tablet, fotocamere, giocattoli e tutta una serie di apparecchi dall'aspettativa di vita tendenzialmente molto breve.
Va così che passano gli anni, la tecnologia progredisce, i meccanismi si rompono e giocoforza vanno rimpiazzati con nuovi modelli.
I vecchi si buttano. Ma non il trasformatore, che può sempre tornare utile! (mi par di sentirvi).
C'è comunque una piccola fetta dell'umanità, studiata dalla Nasa, che riesce a gettare via il trasformatore - funzionante - assieme all'apparecchio di riferimento non più funzionante o fatalmente obsoleto. Beh, non sto dicendo a voi, iatevenne!

Noi gente normale raccogliamo i trasformatori in contenitori generalmente plastici di provenienza vagamente svedese etichettati alla meglio come "materiale elettrico", seppure negli anni si genererà l'esigenza di un'archiviazione più esclusiva e dignitosa in uno scatolone riservato marchiato "trasformatori".

Poi capita che devi comprare una tastiera elettrica per il figlio e la sua buona scuola - non sai mai ti diventi un Roby Facchinetti o un dio delle città - e che il prodotto in questione sia venduto con il trasformatore A PARTE.
Boni! Fermi tutti! Ce l'ho io il trasformatore!
Finalmente hai l'occasione per tirar giù il cavolo di contenitore zeppato negli anni di fior di trasformatori che potevano tornare utili.
E cominci a vagliare i volt e gli ampere, che non ci capisci una cippa, ma non vogliamo certo fulminare la tastierina nuova con una scarica inadeguata.
E niente, pare che il cartello mondiale dei trasformatori sia riuscito a destinare alla tastiera dei tuoi desideri un trasformatore dalle caratteristiche tecniche diverse, anche mezzo volt non di più, da tutti quelli che hai zelantemente messo via negli anni.
In ogni caso prendo quello dalle specifiche più simili all'originale e mi faccio consigliare dagli espertoni della materia che qui da me abbondano. Mi fanno: va bene lo stesso, e compro la tastiera senza alimentatore.
Va così che il cartello degli spinotti ha dotato la femmina di quel cazzo di sintetizzatorino di un buco di diametro avverso e il mio trasformatore, vanamente auspicato di riutilizzo, torna di filato nel cestone dei dimenticati.

A casa mia ce n'ho almeno venti di questi cosi. Ora... ipotizzando che il 30% delle famiglie mondiali sia messo come me, nei garage/cantine del pianeta dormono 6 miliardi sei di cazzosi trasformatori funzionanti.
Negli anni '70, ve lo dico, eravamo avanti: noi avevamo un coso rosso a cui bastava spostare un'interruttore per infondere alla pista polistil il voltaggio che volevamo. Un vero spasso.

E per la serie invenzioni da realizzare non ditemi che non sia possibile varare il trasformatore universale, ché non vi credo.

Poi, se il potere verrà preso dai trasformatori, che una notte senza luna decideranno di uscire dalle nostre scatole e pigliarsi il mondo, non lamentatevi se per salvarvi dovrà scapicollarsi qui Schwarzenegger direttamente dall'anno tremila.

19 ottobre 2016

Alla fine aveva ragione lui

(chissà se lei ha lo stesso problema)
Il Leo, il mio amico del cuore, che quando comprai 400 lire di elastici alla Upim - avevamo 15 anni - mi disse: O che te ne fai di tutti questi elastici? Son soldi buttati.

C'era sempre stato un problema di reperibilità elastici a casa mia, fin da cuando era pequeño.
È andata che gli elastici dell'Upim non li ho finiti mai, erano davvero una paccata, ma a un certo punto sono come scaduti, mezzo imporrati e mezzo induriti. Inservibili.
Fu così che a trent'anni mi ritrovai in una selva oscura e priva di elastici. In più mi martellava il pensiero di avere buttato della pecunia con un acquisto davvero poco oculato.
Fatto sta che non ho più comprato elastici a chili, c'era la vocina di Leo che mi si ripresentava in testa, a mo' di coscienza elastica.

Epperò il problema non l'ho risolto e ogni volta che mi serve un elastico, ancora oggi nella mia casa di adesso, devo raschiare il fondo di mille cassettini svuotatasche nella spesso vana e casuale ricerca di questi anellini dalla varia circonferenza e dalla forma estensibile.

9 maggio 2016

Sono pienamente d'accordo a metà con Franzen

E niente, Purity mi ha un po' deluso (2,5 Carver).
Certo un po' dipenderà dall'effetto tutto qui?, e magari anche dai miei circuiti della memoria che mi rimandano insistentemente al purity auto degli anni '80, una polverina da tenere nel posacenere della 500 che t'inebriava di mela verde o che so io e che era sostanzialmente deprimente, anche se non raggiungeva le vette dell'alberello magico.
Cosa mi ha deluso? Non saprei esattamente, forse la trama, dove ho trovato alcuni passaggi ridondanti e, di contro, carenze narrative di quantità quando invece avrei voluto altre pagine da leggere.
Poi c'è la mia parte di responsabilità che si è concretizzata in una lentezza inaccettabile di lettura (ero troppo preso dal non scrivere post per la Linea). Un romanzo così è una bella donna che non puoi corteggiare per dieci minuti al giorno sperando poi pure di farci qualcosa
S'incunea persino il dubbio che la lentezza potesse essere l'effetto, più che la causa, del mancato apprezzamento del tomo.
Attenzione però, questa specie di delusione e di insoddisfazione non è assoluta, esiste solo nel paragone con altre sue opere.
Resta inalterato, in ogni caso, quello che a mio parere è il più grande pregio di Franzen: quando leggo di un suo personaggio, specialmente nelle prime pennellate descrittive di presentazione, o nei primi dialoghi, io non vedo mai un tizio inventato, vedo una persona vera, strappata al mondo reale e trasferita su carta.
Non vedo un dipinto, vedo una foto.
Di Cartier-Bresson.
Meglio di Come lui solo Manzoni.

8 aprile 2016

Io nei film

Il giochino nasce su Pensieri Cannibali, e precisamente qui. Io non so davvero se la mia personalità possa riflettersi nelle sfaccettature sotto elencate o se solo vorrei averle o magari esorcizzarle, inoltre, la mia cultura in fatto di film in confronto a quella di Cannibal Kid è una caccola, e quindi rischio di essere fatalmente banale, ma scavare fuori tutta 'sta roba è stato alla fine divertente - e mi ci è voluta una settimana! - quindi ora ve la beccate!
E voi come mi vedete? Cinematograficamente parlando, dico.
Sarebbe interessante conoscere l'area NASCOSTA della mia finestra di Johari riguardo al me nei film.

Intanto Gaetano di Ricomincio da tre, non foss'anche perché avevo i miei bei riccioloni e mi ci chiamavano Troisi, poi perché proprio non ce la faccio a pigliare per buone le cose che ti vendono. È nella mia natura mettere in discussione un po' tutto, soprattutto ciò che viene dato per scontato.

Gianna: Comunque quel film devo dire che era tremendo, a me mi ha veramente... impaurito. Ma senti, se a te ti torturassero come a quello del film, avresti parlato?
Gaetano: Pe' carità! A me non c'era nemmeno bisogno che mi torturavano: a me bastava che mi dicevano sulamente... per esempio...: "Guarda che se non parli... forse... ti torturiamo", immediatamente parlavo, scrivevo, cioè se non capevano facevo 'nu disegno...
Gianna: Eh, ma allora sei peggio di Giuda!
Gaetano: No, che c'entra? È proprio che io, per esempio il dolore fisico nunn 'o supporto proprio. È 'na cosa ca... e po' che c'entra cioè Giuda? Mo' tutte quante: "Giuda traditore", "Giuda traditore". Cioè s'hanna conoscere primma 'e fatte, eh? Giuda avrà avuto una ragione per fare 'na cosa del genere, no?
Gianna: Eh no! Per soldi.
Gaetano: Eh, per soldi, e non è una ragione, scusa? Basta che 'o facevano nascere ricco e già s'evitava tutta st'ammuina, sta cosa... l'uccisione, 'o tradimento e poi lasciamm sta', cioè pecché... quanno uno non conosce 'a gente nun me piace 'e giudica', capito? Pecché miette... sa' tu hai bisogno proprie... A un certo punto, 'sti trenta denare, quante putevano essere, mettiamo due, trecentomila lire, quattrocento, nunn' 'o saccio però chillo avrà miso apposto e cose soje. Miette ca ieva a casa e 'a mugliera ogni vota: «Giuda, tu devi andare a lavorare. Giuda, 'o padrone 'e casa, 'a luce, l'acqua», per dire, «'o telefono». A un certo punto, chillo tutte 'ste cose... «Tu non porti cchiù 'e sorde a casa!», «Tu non porti cchiù 'e sorde a casa!», s'ha visto 'e trenta denari in mano e ha detto: "Ma che me ne 'mporta!"

Poi Truman Burbank di The Truman Show perché nella mia narcisa presunzione adolescenziale avevo sviluppato una teoria che si chiamava la teoria degli attori - ho amici che potrebbero testimoniare - e io ero il Truman della situazione. E la questione stava proprio in quel modo, e Peter Weir mi ha fregato l'idea.

Truman: Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!








Mi vedo anche nel Saverio/Benigni di Non ci resta che piangere. Sì, direi che sono tenace e che se mi metto in testa una cosa è difficile smontarmi. Poi sono ottimista, proprio come Saverio, anche in una situazione che può sembrare - o è - difficile, m'ingegno a trovare uno stimolo per viverla al meglio o, alle brutte, per trarne dei benefici.
E poi, vabbè, per tutte le volte che altri Marii si sono presi il merito per le cose mie.

Saverio: Parisina, mi è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo.
Parisina: Grazie Mario!
Saverio: No! Che grazie Mario! Dicevo, stanotte, a ME è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo!
Parisina: Grazie Mario!


E sono Ben Stiller ne I sogni segreti di Walter Mitty.
Walter Mitty è un grigio impiegato della rivista Life che lavora nell'archivio dei negativi da molti anni, con una madre anziana e una sorella aspirante attrice a cui badare; Walter tuttavia è anche un moderno sognatore: senza mai uscire dalla propria città, compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza, entrando in un mondo di fantasie caratterizzate da grande eroismo, appassionate relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo (da wiki).
Insomma sono un sognatore dai piedi per terra ®. Che non si può? Io può.

Cheryl - Quella canzone, Major Tom, prima quando il barbetta stava... quel tipo non sa nemmeno quello che dice. Quella canzone parla di coraggio e di sfidare l'ignoto. É una canzone mitica.
...
Cheryl - Questa è dedicata a Walter Mitty. Lui sa perchè: [canta la canzone Space Oddity di David Bowie] Ground Control to Major Tom. Ground Control to Major Tom. Take your protein pills and put your helmet on... Ten... Ground Control to Major Tom... Seven... Six... Commencing countdown, engines on... Two... Check ignition and may God's love be with you... 

A volte sono anche un po' il Danny Zuko di Grease (ti piaceresse!), un po' guappo un po' guascone, ma sotto sotto un tenerone (*).

Oh Sandy, baby, someday
When high school is done
Somehow, someway
Our two worlds will be one








E dello Steve Carell di 40 anni vergine ne vogliamo parlare?
Perchè fondamentalmente sono un imbranato e uno che è approdato alle varie fasi della vita sempre con fisiologico e pluriennale ritardo.
E perché, a ben guardare, io sono vergine dentro. Anche a 54 anni, caro il mio Andy Stitzer.

- Hai quarant'anni.
- Oggi è come averne venti!










Mi rivedo anche nel dentista di Una notte da leoni, Stuart/Ed Helmes. Infatti può capitare che io sia indolente e che abbia bisogno di essere convinto e un po' trascinato nelle cose ma poi, una volta che ci sono dentro, ci sto al centopercento, ragazzi miei! Non esiste che lo faccia tanto per fare.

Stu: Ha l'anello di mia nonna al dito quella!
Phil: Che?!
Stu: L'anello da dare a Melissa, hai presente? Quello che ha salvato dall'olocausto? Ora ce l'ha lei al dito.

E poi ne Il favoloso mondo di Amélie sono Amélie, sono Amélie a tutto spiano, perché se c'è da far andare la fantasia quello è il mio credo e il mio mondo.

Nino è in ritardo. Per Amélie ci sono due spiegazioni possibili. La prima: non ha trovato la foto. La seconda: non ha ancora avuto il tempo di ricomporla, perché tre banditi, multirecidivi, che assaltavano una banca, l'hanno preso in ostaggio. Seguiti da tutti i poliziotti della zona, sono riusciti a seminarli, ma lui ha provocato un incidente. Quando ha ripreso conoscenza, non ricordava nulla. Un camionista ex detenuto l'ha raccolto, e credendolo in fuga l'ha messo in un container in partenza per Istambul. Là, è finito tra avventurieri afgani, che gli hanno proposto di andare a rubare testate missilistiche sovietiche. Ma il camion è saltato su una mina alla frontiera col Tagikistan. unico superstite, è stato accolto in un villaggio di montagna, ed è diventato militante mujahiddin. Perciò, Amélie non vede perché deve stare in quello stato per uno scemo che mangia la minestra di cavolo per tutta la vita con uno stupido portavasi in testa.


E infine sono anche Hombre - ma che ve lo dico a ffa'? - il pellerossa d'adozione interpretato da Paul Newman, il film che Briga (Giancarlo Brighenti) ha contribuito a legare al mio nome e al mio destino, enigmistico e non.
Il titolo del film è il soprannome indiano di John Russell, tres hombres (tre uomini, abbreviato in hombre), essendosi egli guadagnato fra i conterranei la fama di uno che combatte con il vigore di tre uomini messi insieme (da wiki)
E potete scommetterci che io sono questi tres hombres: sono figlio, sono padre e sono marito e non è certo una fatica da poco.


John Russell: We all die, just a question of when. 













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(*) Ehi, vi ricordate di me?

31 marzo 2016

I giorni di Gigi Riva


L’ho letto, sì, divorato più esattamente.
Ringrazio un amico di Cagliari che me l’ha prestato. La dedica è per lui, ovviamente, che da piccolo si prese, in un dopo-allenamento del grande Cagliari all’Amsicora, una pallonata da Riva nelle costole e il giorno seguente si trovò, regalata dal nostro, la mitica maglia con i laccetti, la numero 11.
L’ho letto con estrema cura, girando ogni pagina come se avessi alle mani la Bibbia di Gutenberg.
E l’ho difeso dalle mice artigliose, riponendolo sempre in una sorta di custodia rigida inattaccabile in mia assenza.
Purtroppo non ho potuto sottolineare nulla né orecchiettare pagina alcuna e quindi non sarei in grado di riportarvi i pezzi salienti.
Fidatevi però, se siete appassionati di quel periodo calcistico attorno al 1970, questo tomo è da considerare un’imperdibile lettura.
Tra l'altro, anche di foto ce ne sono di straordinarie.
E se oltre alle gesta sportive di Gigi Riva da Leggiuno…
Volete conoscere Arturo “Sandokan” Silvestri
Volete leggere di Comunardo Niccolai o di Manlio Scopigno
Volete saperne di più su La Partita: Juventus-Cagliari 2-2, del 1970.
Volete sapere chi scambiò la maglia con Pelé nell’amichevole con il Santos
Volete sapere come Arrica abbindolò Baglini per accaparrarsi le prestazioni sportive di Enrico Albertosi aggratis
Volete conoscere Reginato o Tomasini, Zignoli o Greatti...
Allora non perdetevi I Giorni di Gigi Riva (Paolo Gabriele – ed. AIPSA - 4,2 carver)

24 marzo 2016

Tutti volevano essere Cruyff



Il problema era che tutti volevano essere Cruyff. Il giocatore dell'Ajax aveva appena iniziato a marcare la sua impronta nella storia del calcio che già, in tutta l'area del globo appartenente alle terre emerse, i ragazzini di ogni età non desideravano altro che incarnarsi nel fenomenale olandese, per una partita, per mezz'ora, o anche soltanto per il tempo necessario a calciare un rigore.
(Bande)

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Essere Johan Cruyff
Olanda desolata

16 marzo 2016

Di Prinz ma più di Pickup


A me quelli col pickup mi fanno un po’ paura.
È irrazionale ma è così.
Mi fanno più paura di quelli con la Prinz NSU negli anni '70.
La sensazione non è quella che mi arrivi un calcio rotante, è più infida, sottile. Saranno i telefilm americani, non so, ma ho sempre paura che il pickup si fermi davanti a me, scendano in tre o quattro, un colpo in testa e via con me svenuto nel cassone e coperto da un telone blu, grezzo e impermeabile.
E poi dopo son pronto a essere seviziato, privato dei reni, sciolto nell'acido, preso a secchiate d'acqua gelata e interrogato in un garage sotterraneo o ficcato giù attraverso un buco nel ghiaccio di un lago (troppi Fargo?).
Ergo diffido dei pickup, sto sempre all'erta e pronto a fuggire quando ne vedo uno.
L'altro giorno ce n'era uno sul mio itinerario di corsa, su una stradella boschiva, era fermo cento metri avanti a me e non potevo né scappare né evitarlo.
A un certo punto - giuro - son scesi dal lato passeggero una donna (cinese!) e dal lato guidatore un tizio sigillato in una tuta integrale bianca modello virus letale. Non so di quali rifiuti radioattivi cercassero di liberarsi, ma io ho pensato che fosse la fine (troppi Narcos?).
E invece poi.

26 febbraio 2016

Delle cose inspiegabili

Pappagallo: una pippa a Vivo o Morto
Ve lo ricordate Samuele Bersani in Freak che chiedeva:

Hai più pensato a quel progetto
di esportare la piadina romagnola?

Beh, diciamolo era una grandissima idea e non si capisce perché ci sia voluto così tanto a far arrivare un prodotto decente nei supermercati di tutta Italia.
Io, che sono un piadinofilo della prima ora, per soddisfare il mio smodato bisogno avevo messo su una sorta di piadinodotto composto da persone e passamani vari che dalle Piade della Lella a Rimini portava dritto al mio frigo.
Certo non era una fonte che si alimentava quotidianamente, ma una volta al mese poteva bastare (ne compravo una ventina).
Ora è tutto più semplice, ma lo stesso non si spiega quel buco temporale enorme in cui i non Romagnoli hanno dovuto vivere - sempre che fosse vita quella! - senza piadina.

Una premessa un po’ lunga per introdurre l’inspiegabilità delle cose, di certe cose.
Chi ha una certa età si ricorderà di cosa ha rappresentato il Formaggino Mio per i bambini degli anni ’70. Adesso è solo uno dei tanti formaggi spalmabili, ma allora, grazie a degli straordinari gadget, era un vero prodotto di culto tra i più piccoli.
La confezione da 3 dei formaggini era incellofanata e regalava un pupazzetto plasticoso (crusca piglia nota!) e internamente gommapiumoso (crusca piglia nota 2!) che era la gioia di ogni bambino, oltreché un fortissimo incentivo alle vendite.
Per spiegare ai più giovani i pupazzetti, ovviamente diversi in ogni confezione, diciamo che potevano essere insaponati sul retro e appiccicati alle mattonelle del bagno – questo era ciò che proponeva la reclame – ma, di fatto, potevano (dovevano!) essere collezionati e adoperati per una milionata di altri giochi.
Da me ci si giocava a Vivo o Morto, funzionava così:
Si pigliavano tutti i pupazzetti, ne avevo una borsata, e si lanciavano in aria, quelli che cadevano mostrando il dorso erano morti e si eliminavano dal gioco, quelli che cadevano a faccia in su, dalla parte colorata restavano in vita e venivano di nuovo lanciati per aria fino ad un Ne resterà solo uno  highlanderiano ante litteram.
E al vincitore veniva attribuito un punto, su un quadernetto dove erano riportati i nomi di tutti i pupazzetti (e no, non ce l’ho più).
Potevamo anche bonariamente scommettere su chi avrebbe vinto o su chi, come sempre, avrebbe fatto schifo (Pappagallo!).
I personaggi? Erano svariati, si andava dai disneiani a Braccio di Ferro & Co, dagli animali a Tex Willer e Kit Carson, tanto per fare dei nomi.
Pensate che un mio amico e compagno di scuola, ancora oggi quando m’incontra mi dice quanto si divertiva a giocare a Vivo o Morto, aggiungendo che lo farebbe ancora (sì, anch'io).
L’inspiegabilità sta nel fatto che questa cosa non riparte.
Nonostante dietro ci sia ancora tutto un giro di collezionisti e maniaci.
Guardate come hanno corso i bambini dietro ai Rollinz di Star Wars, cavolo, con i pupazzetti del Formaggino Mio impazzirebbero.
Ma niente, i signori del Formaggino Mio non ci sentono.
Ehi, c’è qualcuno in casa? Siete della cazzosa Nestlé? Eppure dovreste essere vispi, si dice in giro, pure troppo!
Vi fanno schifo i soldi? Questo, questo non credo!
Allora dormite proprio, cristosanto… Sveglia!!!

E mi sono interrogato spesso in questi decenni apupazzinici (crusca piglia nota 3!) del perché un fenomeno così mitico non sia stato riproposto. Pure la 500 hanno rimesso in produzione, pure il Winner Taco!1!!!1!1!!!

L’unica spiegazione potrebbe stare nel fatto che fossero pericolosi.
Ehi, bambini degli anni settanta, non è che vi siete ammazzati ingoiando giù pupazzetti come fossero lingue di gatto?
O magari vi ci siete tagliati le vene con quel bordino leggermente in rilievo che saldava il fronte con il retro?
Bastardi, fosse colpa vostra!

p.s. 'zzo c'è pure La Guida Illustrata per i collezionisti a 30 euri. Se non sapete cosa regalarmi a Natale...

17 febbraio 2016

5 (cinque) cose




5 cibi che mangerei in capo a un tignoso
  • Piada squacquerone e rucola
  • Spaghetti aglio olio e peperoncino
  • Pane burro e marmellata
  • La pizza di Pizzaman
  • Fiori di zucca fritti in pastella

5 cose che odio fare
  • Leggere le istruzioni
  • Ascoltare gli integralisti (in ogni campo)
  • La fila alla Posta
  • Programmare il termostato
  • Il cambio di stagione

5 sportivi anni ’70 che avrei voluto essere
  • Gigi Riva
  • Gustav Thoeni
  • Adriano Panatta
  • Niki Lauda
  • Bob Morse

5 film che guardo ogni volta che li passano
  • Pulp Fiction
  • Notting hill
  • Una giornata particolare
  • Toy Story
  • Love Actually

5 libri che mi sono piaciuti in 5 età diverse
  • Le avventure di Tom Sawyer
  • L’ombra dello scorpione
  • Alta fedeltà (questo potevate immaginarlo)
  • Il giovane Holden
  • Underworld 

5 donne famose che avrei voluto sposare ma non gliel’ho ancora mica chiesto

5 attori che non ce n’è

5 cose che non avrei dovuto fare
  • Ragioneria
  • Tirare su un blog
  • Quella maionese
  • Scommettere 50 euro su Karlovic
  • Chiederle se si voleva mettere con me

5 cose che dico spesso
  • Non scherziamo!
  • Carogna bigia
  • E quindi?
  • Te t’hai visto un bel mondo!
  • Ma che se’ grullo davvero?

5 colleghi che lasciamo perdere
  • Quello che non paga mai il caffè
  • Quello che ti sorpassa in corridoio per andare in bagno
  • Quella che ce l’ha solo lei
  • Quella che non saluta
  • Quello che ti guarda nei cassetti quando non ci sei

5 lavori che avrei voluto fare (ho fatto)
  • Astronauta (muratore)
  • Giornalista sportivo (benzinaio)
  • Critico cinematografico (venditore porta a porta di pentole)
  • Maestro elementare (fornaio)
  • Scrittore (programmatore)

5 cose in cui sono bravo (sono negato)
  • Orientarmi (cantare)
  • Il Decathlon (suonare)
  • Cazzeggiare pallido e assorto (ballare)
  • Il calembour (parlare in pubblico)
  • Fare il nodo ai piccioli di ciliegia con la lingua (la calligrafia)

19 gennaio 2016

Dal mito all'Astoria

Le frasi che non albergano in nessun libro.




I have a trim
Il sogno di avere sempre le unghie curate

Acne, tu uccidi un uomo morto
Accenni di dislessia nell'adolescente Francesco Ferrucci

Datemi un'allieva e vi solleverò il mondo
Archimede dice basta alle classi di soli maschi

Siate affamati, siate frolli
Steve Jobs cerca di capire di che pasta siete fatti

Cogito ergo Sim
Cartesio s’interroga se basti pensare per aver diritto a un cellulare

Festina lenta
L'imperatore Augusto si lamenta perché il baccanale proprio non decolla

La religione è l'oppio dei propoli
Marx istiga all'ateismo un intero alveare

Signore rendimi Castro, ma non ora
Sant'Agostino prega per essere Fidel a Dio

Il mio regno per un avallo
Riccardo III alla disperata ricerca di approvazione

Hey fu
Nel finale alternativo di Happy Days Fonzie muore

18 dicembre 2015

star uors


A me star uors non mi piace.
E nel mio malato ragionare mi scopro a pensare che piaccia a pochi, che sia un po' una posa.
Star uors mi ricorda Ecce Bombo con tutti lì (anche io) a rimuginare Mi si nota di più se dico che mi piace star uors o se dico che non mi piace star uors, o magari mi si nota di più se dico che non lo guardo proprio star uors.
Ti si nota di più quando vai in giro vestito da Darth Vader.
Li ho visti, eh, tutti badate bene, e a più riprese, direi... ma mi sono scivolati sempre addosso.
E non è un pregiudizio di genere, adoro pellicole di ogni tipo, non è una questione di fantascienza o meno, insomma.
Il mio livello di gradimento non è salito neppure per via indiretta per il fatto che la saga piace ai miei figli.
E non mi ha sconvolto neppure vedere a Matmata (Tunisia) le grotte originali scavate nella pietra, dove sono state girate scene dei primi film. Per dire, mi ha fatto più effetto andare alla ricerca della libreria di Notting Hill a Portobello.
E ora affettatemi pure con una spada laser.

11 novembre 2015

Di numeri e di biscotti

In uno di quei riflussi nostalgici che sempre più spesso ultimamente mi si presentano è andata che ho comprato dei Pavesini che mi sto sparando, pacchetto dopo pacchetto, a colazione.
Ma voi, se foste stati il signor Pavesi, quanti diamine di biscotti avreste messo per ogni singola confezione?
Questo mi chiedevo ieri mattina in scooter mentre venivo in ufficio.
In realtà mi ero posto la questione a metà colazione, ma avendo già pappato alcuni e imprecisati pavesini mi era impossibile ricavare il numero iniziale, anche perché la confezione, giustamente anni '70 e priva di ogni e qualsivoglia malfunzionante apertura facilitata, va completamente dilaniata per accedere ai biscotti e non presentava uno spazio vuoto stimabile in numero di pavesini mangiati da sommare a quelli restanti per ottenere un totale.
Insomma a occhio potevano sembrare una decina ecco, o forse otto. O magari dodici.
In effetti erano le tre ipotesi più probabili anche se per questione di rotondità tendevo a pensare al 10. 10 frollini per confezione, e magari 10 confezioni per scatola. La vuoi meglio?
[n.p.g.(*) ogni scatola classica contiene 8 confezioni]
Invece cosa t'inventa il signor Pavesi? In ogni pacchettino ce ne stipa 11. Undici!
Ok, li state contando... vi lascio qualche secondo...
...
Fatto?
Sì, lo so, non ha senso, eppure è così.
La mia incredulità è stata avallata poi in famiglia, quando ho posto la questione tipo fagioli di Raffaella, e nessuno s'è sognato di dire 11.
Undici per otto ottantotto e via andare con una serie di multipli irragionevoli per un addetto alle statistiche di produzione e vendita.
Alla fine, e mi era venuto il sospetto, il conto pari l'hanno fatto con il peso, una confezione di 11 biscotti pesa infatti 25 grammi e questo spiega - quasi - tutto.
Sì perché, a quel punto, un frollino pesa 2,27 periodico, ma dico, non era più semplice farlo di 2,5 grammi?

(*) - n.p.g. nota post gugolata

2 gennaio 2015

Quanti amori conquistano il Cielo

Alla fine l'ho letto il libro di Giorgio Fontana vincitore del Campiello.
L'ho preso in biblio e me l'hanno dato pur se non ero troppo lucido quando l'ho chiesto:
- Volevo l'ultimo di Fontana, non ricordo il nome, il titolo è qualcosa tipo Vita di un uomo tranquillo.
- Ah sì, Fontana... Giovanni mi pare. (la bibliotecaria)
- Uhm, può essere. (ero sicuro di no, ma del resto anche io...)
- Eccolo qua, Morte di un uomo felice! (3,2 carver)
- Lui.
E l'ho letto. Niente da dire, un gran bel romanzo, pregno di riferimenti alla nostra storia recente. Una trama cupa per certi versi e lieve per altri e forse sta proprio qui la sua forza più grande.
Io ci ho ritrovato Scerbanenco, per dire, soprattutto per certe atmosfere, per l'asciuttezza dei dialoghi e per le descrizioni di luoghi e tempi molto accurate ma mai prolisse.
C'è tanto cielo nel romanzo, è un aspetto che mi ha colpito.
C'è cielo che incombe, cielo che rasserena, cielo che prepara, cielo che accompagna, c'è cielo che minaccia e cielo che si apre alla speranza.
Non lo so se è una cosa programmata e voluta o se gli sia venuto naturale a Fontana d'infarcire con tanto cielo la sua storia. Più di strade o luoghi, più di odori o suoni sono dettagliati i colori e le forme dei cieli e non è una roba brutta.
Una volta ho sentito Paolo Conte disquisire flemmatico sulla parola cielo e di come una semplice sfumatura, tipo usare cieli, al plurale, potesse conferire al testo una sensazione di spazi e di movimento.
Non che c'entri qualcosa col romanzo. O forse sì.

23 dicembre 2014

Gli anni di Cristo giri


Lo so, sono l'ennesimo coglione che, ai margini di un'operazione nostalgia, decide di insufflare nuova vita a un vecchio giradischi dimenticato da dio - o da chi per lui - e dagli uomini dentro a un informe sacchetto bleu in un recesso del ripostiglio.
L'ennesimo.
Siamo fatti cosi', siamo uomini e bambini, piu' che caporali.
E cosi' ho speso per questo Natale per una serie di acquisti paratecnologici affinche' da quei fetenti 33 giri al minuto uscisse nuovamente fuori una sequenza di note, se non accattivanti, almeno percepibili dall'orecchio umano anche in quest'era preamplificatore free.
E qualche doveroso e beato fruscio.
E ho resuscitato il vinile con lo stesso vivo entusiasmo e per le stesse motivazioni, anche se di segno opposto, di quando l'avevo pubblicamente ripudiato per una purezza di suono all'epoca irrinunciabile must.
E niente, il primo tentativo ha portato sul piatto una raccolta di brani di Mina dal foro centrale un po' strettino, tanto che l'ho dovuto scalzare via con un mestolo da frittate per non mandarlo in frantumi.
Poi le cose son andate meglio con Nuntereggae piu' (dolcemeta': Ma siamo in piena botta vintage o cosa?) e con Profumo e la nota rocker senese riconosciuta pure da France (Questa e' Gianna Nannini, c'ha sempre un po' di mal di gola).
Poi ho spento e mi son sparato una serie di mp3 in bluetooth prima che la noia e lo sconforto prendessero il sopravvento costringendomi a ricondurre tutto l'ambaradan vinilico-girevole in un luogo fuori dalla portata dei bambini.
Ad ogni buon conto, per Natale, sapete cosa regalarmi.

10 novembre 2014

Sumeri per sempre

Parlo ai miei coetanei... gente che si ricorda di Tenco, dello sbarco sulla Luna e di Ali-Frazier dal vero.
Ma i Sumeri che c'erano ai nostri tempi a scuola? Io non me li rammento mica.
Assiro-Babilonesi l'era pieno, fitto di giardini pensili un si girava, ma i Sumeri boh?
O di dove son spuntati questi? E poi, oh, hanno inventato tutto loro, dalla ruota alla barca a vela, dalle canalizzazioni dell'acqua alla scrittura in sillabe, com'è non si sapeva quarant'anni fa che c'erano stati 'sti cristi di Sumeri intelligentoni?
È dovuto venire a dircelo Alberto Angela che avevan fatto sfracelli, perché babbo Piero non ne sapeva una mazza manco lui.
No, ma mica ce l'ho con loro, bravi davvero, solo mi stanno un po' sulle scatole perché non me li hanno fatti studiare.
Non ce l'ho più il libro ma sarei curioso di controllare, per me se c'era una paginetta l'è grassa.
Sì, la Mesopotamia quella la c'era anche negli anni settanta, ma Sumeri politeisti nemmen l'ombra.
E invece ora son protagonisti assoluti, l'è due mesi tra poco che ci siam sopra con France e chissà per quanto ancora ci si tireranno dietro, mancano davvero solo i nomi.
E poi trovare Gilgamesh sui libri di storia, andiamo, lui non c'era perdìo sul nostro sussidiario.
I soldi che ho speso per leggere la sua epopea su Lanciostory! E ora te lo sparano a lezione di storia, ha fatto carriera pure lui.
Grande Wood su Lanciostory, avanti anni luce.
Ora mi aspetto solo di beccare Dago quando arriveremo alla Repubblica di Venezia.
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