Visualizzazione post con etichetta Wagner. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wagner. Mostra tutti i post

martedì 11 febbraio 2020

Verdi (Renato Castellani)


Verdi (produzione Rai,1982) Scritto e diretto da Renato Castellani. Fotografia di Giuseppe Ruzzolini. Musiche di Verdi, Rossini, Boito, Wagner, Bellini, Donizetti. Musiche per lo sceneggiato: Roman Vlad. Scenografia: Carlo Tommasi, Elio Balletti. Costumi: Maria De Matteis, Enrico Luzzi. Interpreti: Roberto Cominati (Verdi da bambino), Enrico Fagnoni (Verdi a 9 anni), Stefano Coratti (Verdi a 18 anni), Ronald Pickup (Verdi adulto, voce di Gianni Marzocchi), Carla Fracci (Giuseppina Strepponi), Omero Antonutti (padre di Verdi), Giampiero Albertini (Barezzi), Giulio Bosetti (voce narrante), Daria Nicolodi (Margherita Barezzi), Adriana Innocenti (Maria Barezzi), Nanni Svampa (Merelli), Giorgio Trestini (Solera), Raimondo Penne (Francesco Maria Piave), Ugo Bologna (Donizetti), Milena Vukotic (Clara Maffei), Enzo Cerusico (Emanuele Muzio), Eva Christian (Teresa Stolz), Victoria Zinny (Maria Waldmann), Nino Dal Fabbro (Giulio Ricordi), Lino Capolicchio (Arrigo Boito), Giampiero Becherelli (Camillo Boito), Jan Niklas (Angelo Mariani), Renzo Palmer (Cavour), Tito Schipa jr (Franco Faccio), Renato Montanari (Ghislanzoni), Leopoldo Trieste (Finola), Carlo Colombo (Giovannino Barezzi), Pierluigi Giorgio (Provesi), Fernando Cerulli (Lavigna), Jackie Basehart (Tamberlick), Anna Orso (Filomena adulta), Elena Vaccarossa (Filomena bambina), Lino Puglisi, Clara Colosimo, Carlo Tuand, Paolo Silveri, Silvia Silveri, Leila Gencer (Marianna Barbieri-Nini), Luciana Palombi, Paolo Gozlino (Rigoletto), e molti altri. Durata: nove puntate di un'ora e un quarto circa l'una

Lo sceneggiato Rai su Giuseppe Verdi, andato in onda per la prima volta nell'inverno 1982, ed è uno tra i più famosi e celebrati di quel periodo; dispiace quindi prenderne le distanze, perché è stato fatto con passione e con molta cura, ma qualcosa va pur detto. Rivisto oggi, dopo quasi quarant'anni, ho trovato molto belle le prime due puntate, con l'infanzia e la giovinezza di Verdi; andando avanti, però, qualcosa non convince e chi conosce almeno un po' le opere di Verdi e la loro cronologia qualcosa da ridire lo trova, un "ma" sorge spesso durante la visione, anche a non essere esperti. Sono nove puntate, di un'ora e un quarto circa ciascuna, e siamo nel 1982, quindi poco prima dell'avvento di Berlusconi e della tv commerciale che avrebbe cambiato drasticamente il modo di intendere la televisione. Dopo quel 1982, avrebbe preso piede definitivamente l'idea che la tv si fa per la pubblicità; lentamente e con qualche resistenza all'inizio, fino al referendum del 1995 sulle televendite, che vide gli italiani votare contro i loro stessi interessi. Ma questa è una storia che porterebbe lontano, di sicuro c'è il calo qualitativo delle produzioni Rai negli ultimi vent'anni, ma la Rai è ormai occupata stabilmente da funzionari (a tutti i livelli: alti, bassi e medio-bassi) da persone nate e cresciute sotto le tv commerciali, alle quali i nomi di Sergio Pugliese e di Vittorio Veltroni non diranno niente di niente.

Detto questo, e premettendo (ovviamente) che si tratta di un ottimo lavoro e consigliabile a chiunque voglia iniziare un percorso su Verdi, lo sceneggiato Rai scritto e diretto da Renato Castellani ha alcuni difetti che provo a raccontare qui sotto. In primo luogo, danno fastidio le molte (troppe) arie storpiate o canticchiate malamente in ogni puntata; la cosa peggiore è per "Un ballo in maschera" stonata malamente e a lungo dal ragazzotto romano nella puntata del "Viva VERDI" risorgimentale, ma capita spesso per tutte le puntate di ascoltare canticchiare o accennare musica meravigliosa che si vorrebbe invece sentir eseguire come si deve. Tra l'altro, Castellani e Roman Vlad (suo consulente), si appoggiano per il resto a registrazioni Rai preesistenti di ottimo livello, quindi a costo zero; la scelta di far canticchiare gli attori è quindi piuttosto strana da ogni punto di vista. "Un ballo in maschera", tra l'altro, non è in colonna sonora e me ne chiedo ancora la ragione.
 

Un secondo difetto è sicuramente nella scelta del protagonista, l'attore inglese Ronald Pickup; scelta che fu molto criticata anche quarant'anni fa. E' vero che Pickup non sfigura al pianoforte, e che ha una certa somiglianza fisica, da silhouette, con le fotografie del vero Verdi; ma quello che ne esce è poco più di una figurina ritagliata, senza forza e senza spessore. Viene spontaneo il paragone con il Puccini diretto da Sandro Bolchi (1973) e con il Rossini di Mario Monicelli (1992), dove la parte di protagonista spettava ad attori di livello altissimo o comunque buono (Alberto Lionello, Philippe Noiret, Sergio Castellitto); ma basta anche guardare le prime due puntate, con attori veri come Giampiero Albertini e Omero Antonutti, per capire la necessità di una presenza scenica di livello soprattutto quando il protagonista è una figura imponente come Giuseppe Verdi. Il regista Castellani era reduce da un altro grande successo, dieci anni prima (1971) con "La vita di Leonardo da Vinci": l'impostazione è simile, ma il protagonista era Philippe Leroy e tutto funziona molto meglio. Dal "Leonardo" del '71 Castellani riprende anche la figura del narratore, l'ottimo Giulio Bosetti: che nel "Verdi" è una voce fuori campo, mentre nel "Leonardo" era ben presente sullo schermo, in abiti moderni, anticipando Piero Angela e molti documentaristi d'oggi.
 
 
C'è poi una certa confusione con la successione delle opere, e con le date: per gli "anni di galera" bisognava almeno fare un elenco, una citazione veloce, per tutte le opere di quel periodo. Si tace totalmente su Alzira e Stiffelio, c'è solo un cenno velocissimo per "I due Foscari", trascurato anche il "Simon Boccanegra", e poco spazio ha, tutto sommato, anche il "Macbeth". Erano gli anni delle leggendarie esecuzioni di Claudio Abbado e di Giorgio Strehler, forse sarebbe bastato tagliare qualche minuto dalla Traviata e dal Trovatore (opere molto più note) per avere spazio a sufficienza per tutto. Nella ricostruzione del dissidio con Angelo Mariani non viene detto che poi Aida al Cairo fu diretta da Giovanni Bottesini. Nella ricostruzione storica, oltretutto, manca la presa di Porta Pia (1870), con il completamento dell'Unità d'Italia, e si tace sull'annessione di Venezia e del Veneto.
C'è pochissimo spazio per Giulio Ricordi, ridotto a una figurina di contorno; tra le cose positive c'è invece il risalto dato a Margherita Barezzi. Tutto sommato buona l'idea data di Giuseppina Strepponi: Carla Fracci è bravissima nel renderla positiva e simpatica, ma non vengono nascosti gli aspetti negativi di Giuseppina Strepponi, le sue battute di pessimo gusto sulla salute di Mariani, i figli tenuti lontani di cui si fa spesso cenno. Avrei evitato volentieri, invece, i "che donna!", due o tre volte, che Castellani mette in sceneggiatura parlando della Strepponi; così come avrei evitato volentieri i riferimenti ad aspetti delle malattie (Muzio che assiste Verdi: bene sottolinearlo, ma certi dettagli si potevano lasciar perdere).
Qua e là appare anche Wagner, presentato troppo sbrigativamente come un "rivale" di Verdi; la realtà è molto più complessa, tutto è presentato in modo troppo superficiale. Non ho trovato il nome dell'attore che interpreta Wagner, ma si tratta comunque di poche inquadrature senza troppo rilievo.

 
Gli attori: il migliore è Giampiero Albertini, che rende un Barezzi memorabile. Anche Carla Fracci è molto brava, e non era scontato non essendo attrice di professione. Omero Antonutti, che interpreta il padre di Verdi, replica per molti aspetti il ruolo che aveva in "Padre padrone" dei Taviani (1972). Roberto Cominati, che interpreta Verdi da bambino, è poi diventato un concertista vero, pianista di successo e ancora in attività. Ma tutto il cast è ben scelto, ruolo per ruolo (invito a leggere l'elenco che ho messo qui sopra), anche se con Arrigo Boito e Franco Faccio si corre ancora il rischio della "figurina ritagliata" come per Pickup con Verdi: non per demerito degli attori (Capolicchio è un ottimo attore) ma per precisa scelta registica. E' un rischio che si corre spesso nei film biografici, bisogna mettere per forza quel personaggio e in fase di scrittura non sempre si riesce a dargli la forza necessaria. Enzo Cerusico, che interpreta Emanuele Muzio, è doppiato e irriconoscibile sotto una parrucca rossa; era un attore molto noto e stupisce che sia stato scelto per non farlo recitare. Nella versione americana il narratore è Burt Lancaster; nella versione originale c'è Giulio Bosetti, uno dei grandi del teatro italiano nella seconda metà del Novecento. Manca comunque un vero protagonista, non c'è l'equivalente di Alberto Lionello nel "Puccini" di Bolchi, ma nemmeno quello di Noiret e Castellitto nel "Rossini" di Monicelli. E' vero che Ronald Pickup suona il piano e ha la silhouette giusta, ma i primi piani mostrano quasi sempre una faccina sperduta che non rende giustizia al carattere di Verdi; ma forse Castellani lo voleva proprio così, alter ego e sdoppiamento del narratore sulla falsariga del suo "Leonardo" con Philippe Leroy. Va detto che Leroy aveva tutt'altra presenza scenica rispetto a Pickup, e del resto la carriera dei due attori parla da sola. Tra gli attori anche diversi cantanti d'opera: Leila Gencer per il Macbeth al pianoforte nella quarta puntata, e poi Paolo Silveri, Silvia Silveri, Carlo Tuand, Luciana Palombi, e altri ancora (difficile segnalare dove di preciso, mancano le indicazioni).
Per la musica si attinge alle registrazioni Rai, del resto ottime (Maria Callas per Traviata, il Rigoletto con Pavarotti e Cappuccilli, e tanto altro); unica eccezione, se non sbaglio, è l'Otello di Mario del Monaco. La musica originale, scritta apposta per lo sceneggiato, è di Roman Vlad: la si ascolta soprattutto nella prima puntata, quando bisogna rendere un'idea delle prime composizioni di Giuseppe Verdi, andate perdute (distrutte dallo stesso Verdi); Vlad ha fatto un ottimo lavoro, che meriterebbe maggiore attenzione.
 

Sul mio piano personale, ho ritrovato il ricordo dell'allestimento del set in esterni: a Milano venne steso una specie di grande tappeto di plastica che simulava il selciato ottocentesco, e tra i molti curiosi c'ero anch'io. Viste le immagini, direi che si è trattato di un lavoro ben fatto.
Mi ha fatto molto piacere rivedere la Scala con i colori giusti, quelli del tempo di Verdi che fino agli anni '90 erano ancora visibili e che poi sono stati cancellati nel restauro di inizio Duemila, con la pretesa di tornare al progetto del Piermarini. Quando passo davanti alla Scala, o a Palazzo Reale, con tutti quei marmi bianchi mi sembra sempre di essere al Monumentale - ma ormai a chi interessa più.
Molto belle le locations, quasi tutte nei luoghi originali dove possibile; non si vede però mai l'interno della Scala, quel teatro è il Ponchielli di Cremona (più piccolo, si contino le gallerie) che alla Scala somiglia molto.
 
Le registrazioni utilizzate nello sceneggiato:
Prima puntata:
- Donizetti, L'elisir d'amore: "Una furtiva lacrima", tenore Cesare Valletti, Rai Roma dir.Gianandrea Gavazzeni.
- Bellini, Capuleti e Montecchi: "O quante volte, o quante", soprano Antonietta Pastori, Rai Roma dir. Lorin Maazel.
Seconda puntata:
- Verdi, Oberto conte di san Bonifacio: basso Simon Estes, Comunale Bologna dir. Zoltan Pesko
- Verdi, Un giorno di regno: Rai Milano dir. Alfredo Simonetto
Terza puntata:
- Verdi, Nabucco: Paolo Silveri, Caterina Mancini, Gabriella Gatti Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, I Lombardi alla Prima Crociata: orchestra Rai Roma dir. Manno Wolf Ferrari
Quarta puntata:
- Verdi, Ernani: Giuseppe Taddei e Caterina Mancini, Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, Attila: Dino Dondi, Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, Macbeth: Leila Gencer e Giuseppe Taddei al piano

 
Quinta puntata:
- Verdi, Rigoletto: Pavarotti, Cappuccilli, Rinaldi, Lazzarini Rai Torino dir. Mario Rossi
- Verdi, Rigoletto: Lina Pagliughi Rai Torino dir. Angelo Questa
- Verdi, Il Trovatore: Lauri Volpi, Mancini, Pirazzini Rai Roma dir. Previtali
Sesta puntata:
- Verdi, La Traviata: Callas e Ugo Savarese Rai Torino dir. Gabriele Santini
- Verdi, I Vespri Siciliani: Rai Roma dir. Thomas Schippers
- Verdi, Simon Boccanegra: Mario Petri, Rai Roma dir. Francesco Molinari Pradelli
- Verdi, Aroldo: Rai Torino dir. Gianfranco Masini
Settima puntata:
- Verdi, La forza del destino: Galliano Masini, Carlo Tagliabue, Rai Torino dir. Gino Marinuzzi
- Verdi, Macbeth: Alda Borelli Morgan, Rai Milano dir. Ferruccio Scaglia
- Verdi, Don Carlo: Tancredi Pasero, Rai Torino dir. Ugo Tanzini
- Boito, Mefistofele: Ferruccio Tagliavini, Rai Torino dir. Angelo Questa
Ottava puntata:
- Verdi, Aida: Franco Corelli, Giulio Neri, Miriam Pirazzini, Maria Curtis Verna, Rai Torino dir. Angelo Questa
- Verdi, Traviata: Rai Torino dir. Gabriele Santini
Nona puntata:
- Verdi, Otello: Mario Del Monaco, Santa Cecilia, Erede
- Verdi, Falstaff: Giuseppe Taddei, Rai Torino dir. Mario Rossi
La voce di Giuseppina Strepponi, nel canto, è di Jeanne Marie Bima; la voce di Teresa Stolz, sempre nel canto, è di Mara Zampieri. Le musiche di Roman Vlad nella prima puntata sono dirette da Gianfranco Plenizio con l'Orchestra Unione Musicisti di Roma.





sabato 2 novembre 2019

Estasi (Franz Liszt 1959)


 
Song without end (Estasi, 1959). Regia di Charles Vidor (terminato da George Cukor). Scritto da Oscar Millard. Fotografia di James Wong Howe. Musiche di Liszt, Chopin, Wagner, Verdi, Beethoven, Berlioz, Mendelsson, Haendel. Interpreti: Dirk Bogarde (Liszt), Genevieve Page (contessa Marie d'Argoult), Capucine (principessa Carolyne Wittgenstein), Alexander Davion (Chopin), Patricia Morison (George Sand), Erland Erlandsen (Thalberg), Lyndon Brook (Wagner), Ivan Desny (principe Nicola), Martita Hunt (granduchessa), Lou Jacobi (Potin, agente di Liszt), Marcel Dalio (Chelard, direttore teatro Weimar), Katherine Squire (madre di Liszt), e molti altri. Durata: 2 ore e 10 minuti.
 
"Song without end" (Estasi, nella strana titolazione italiana) è una biografia di Franz Liszt, realizzata secondo i canoni hollywoodiani ma non priva di interesse. A differenza del precedente "Rapsodia", Charles Vidor (o chi per lui) stavolta sceglie bene gli attori: non più gli improvvisati Vittorio Gassman e John Ericson ma l'inglese Dirk Bogarde, che non somiglia per niente a Liszt ma riesce a essere più che credibile come pianista e direttore d'orchestra. Forse Gassman avrebbe reso meglio il carattere di Liszt, ma aveva ormai lasciato Hollywood da tempo. E' l'ultimo film di Charles Vidor, che morì durante le riprese; il film fu terminato da George Cukor.
Come è normale per un film di Hollywood, l'accento viene messo soprattutto sulle storie d'amore; ma c'è comunque molta musica ben eseguita, e i tagli sui brani musicali sono stati effettuati in maniera intelligente. Sono molto belle anche le locations, si direbbe che siano i luoghi originali ma purtroppo non ho trovato indicazioni in proposito.
 
 
Franz Liszt, o meglio Ferenc Liszt, nasce in Ungheria nel 1811; comincia a fare concerti poco più che bambino, e in breve tempo raggiunge una grande fama in tutta Europa. La fama di Liszt è paragonabile a quella di una rockstar di oggi, quindi non sono esagerati gli applausi e i trionfi che si vedono nel film; le cronache di quel periodo ci parlano spesso di questi entusiasmi, sia per strumentisti come Liszt e Paganini che per i cantanti d'opera (maschi e femmine).
Il film si apre dopo il 1833, quando Liszt fugge in Svizzera con la contessa Marie d'Agoult (interpretata da Genevieve Page); hanno tre figli, vivono insieme fino al 1839 e si lasceranno definitivamente nel 1844.
Qualche indicazione biografica, presa per comodità da wikipedia.it : Marie (1805-1876, maggiore di sei anni rispetto a Liszt) è contessa d'Agoult per nascita, e moglie del visconte di Flavigny, che abbandonerà per seguire Liszt. Scrittrice e saggista con lo pseudonimo Daniel Stern, fu amica di Mazzini; ebbe due figlie dal visconte, e tre figli da Liszt: un maschio e due femmine. L'ultima figlia di Liszt e di Marie d'Agoult è Cosima, che diventerà moglie di Richard Wagner (quasi coetaneo di Liszt) e madre dei suoi figli. Liszt terminerà la sua vita a Bayreuth, dove vivevano Cosima e Wagner con i loro figli.
 
Carolyne Iwanowska (1819-1887, interpretata dalla modella e attrice Capucine) visse con Liszt per quarant'anni, continuando a frequentarlo anche dopo che Liszt si fece terziario francescano. Il loro incontro avviene nel 1847, passano quindi tre anni dalla fine della relazione di Liszt con Marie d'Agoult (nel film sembra invece che Liszt lasci Marie per Carolyne). Liszt e Carolyne vissero insieme dal 1848, dopo che Carolyne (come già fece Marie d'Agoult) aveva lasciato il marito, il russo principe Wittgenstein. Era cattolica, nata Iwanowska, in una città della Polonia che oggi fa parte dell'Ucraina ma all'epoca era Russia.
Nel film si sottolinea che Marie era agnostica, mentre Carolyne era molto religiosa.
 
All'inizio del film siamo in Svizzera, Liszt ha poco più di vent'anni e Marie gli dice che la sua musica è troppo religiosa; la principessa (più avanti) invece lo spingerà verso la religione. Liszt si è rifugiato in Svizzera dopo la fuga con Marie d'Agoult, che ha lasciato il marito e due figlie per seguirlo. Liszt si è ritirato dalle scene, Marie lo spinge a comporre musica sua. A questo punto arrivano gli amici Chopin e George Sand, insieme all'impresario Potin. Marie è contrariata, vuole che Liszt componga, non che faccia concerti; teme che gli amici lo possano riportare alla vita di prima e infatti così accadrà. Potin racconta a Liszt che a Parigi c'è una nuova stella del pianoforte, Thalberg; lo stimolo della concorrenza con Thalberg spingerà Liszt a tornare a suonare, deludendo Marie. Nella notte, i tre amici e Potin escono in strada cantando "sur le pont d'Avignon" ; poi incrociano un prete e Liszt va a suonare l'organo in chiesa (un brano di Johann Sebastian Bach). Marie li raggiunge, irritata: sono le quattro di notte, stai svegliando tutti. Bello il dettaglio di Potin che aziona il mantice per l'organo a canne.
 
Al minuto 13 Liszt è a Parigi; ha voluto che Potin gli fissasse il concerto nello stesso giorno e allo stesso orario di quello di Thalberg. L'effetto voluto è raggiunto: la sala dove suona Thalberg è quasi vuota, da Liszt c'è il pienone ed è lo stesso Thalberg a mandare i presenti al concerto di Liszt. Sigismund Thalberg (nato a Ginevra, 1812-1871) fu pianista e compositore; la Garzantina della Musica accenna alla sua rivalità con Liszt, erano entrambi virtuosi e spettacolari. Va anche ricordato che erano i primi anni in cui circolavano i pianoforti moderni, certi virtuosismi prima di quell'epoca non erano possibili. Al minuto 16 Liszt suona la "campanella" di Paganini, brano famosissimo, da lui trascritto dall'originale per violino.

 
Al minuto 26 Liszt è a Vienna e suona Beethoven (Sonata n.8, "Patetica"); alla fine si concede ai fans adoranti, soprattutto donne. Nei camerini incontra Wagner (quasi suo coetaneo, ma all'epoca quasi sconosciuto) ma lo snobba mandandolo dal suo agente.
Al minuto 30 bello il dettaglio della tastiera di legno per gli esercizi, sulla carrozza in viaggio verso la Russia. Le cronache raccontano che anche Mozart ne usava una simile, era l'unico modo per tenersi in esercizio durante i lunghi viaggi tra un concerto e l'altro.
A Pietroburgo, dallo zar in una sala privata, Liszt inizia con Beethoven ("chiaro di luna"), che interrompe perché lo zar arriva in ritardo; poi riprende il concerto su invito di Carolyne.
Al minuto 36 Liszt è a Dresda e suona una fantasia tratta dal Rigoletto di Giuseppe Verdi; lo portano in trionfo per le strade. Più tardi, al minuto 47. Liszt si trova per caso ad ascoltare le prove dell'opera di Wagner "Rienzi"; ne è entusiasta ma Wagner irritato gli ricorda il loro primo incontro, quando non aveva nemmeno voluto dare un'occhiata alla partitura.

 
Al minuto 51 Liszt è a Kiev, in concerto; poi va a suonare l'organo in chiesa. La musica suonata nella cattedrale è di Haendel, un arrangiamento della famosa aria dal "Serse", con coro.
A 1h02 Liszt è in concerto a Odessa; alla fine chiude il piano e annuncia che si ritira, vuole comporre. Ad attenderlo c'è la principessa Carolyne, che lo consiglia di andare a Weimar dove la Granduchessa (sorella dello zar) gli affiderà la direzione musicale del teatro.
A 1h10 Liszt è a Weimar, "teatro e orchestra mediocri, di provincia" come sottolineerà Marie, tornata a trovarlo con i figli. A 1h13 Liszt suona Wagner al pianoforte ("O du, mein holder Abendstern" dall'opera Tannhäuser), poi arriva Marie, inaspettata.

 
A 1h19 c'è la rivoluzione a Vienna (i moti del 1848) e Liszt vi corre da Weimar perché a Vienna c'è Carolyne. Insieme vanno a casa della mamma di Liszt, dove però c'è anche Marie con i tre figli. Qui Liszt viene però acclamato dai suoi fans, e a 1h25 c'è la festa con gli zingari, che sfocia nella sinfonia fantastica di Berlioz (marcia Rakoczy).
A 1h30 siamo tornati a Weimar, dove Liszt dirige Wagner. Qui c'è un dialogo davvero curioso, direi perfino una stupidaggine, perché si ascolta Wagner dire che è fuggito da Dresda "per un clarinetto", cioè un litigio per uno strumentista con il sovrintendente. La realtà storica è che Wagner partecipò ai moti del 1848; era amico dell'anarchico Bakunin e salì sulle barricate insieme ai rivoltosi. Wagner fu messo al bando dal Re di Prussia, e per molti anni non potè tornare nei paesi tedeschi; solo l'amicizia con Ludwig II di Baviera consentirà a Wagner di tornare a Dresda, molti anni dopo. E' comunque vero che Liszt protesse a aiutò Wagner; non solo, Liszt diventerà il suocero di Wagner quando Wagner (quasi coetaneo di Liszt, aveva solo due anni di meno) sposerà la sua figlia più giovane, Cosima. Si può far notare che anche Cosima, come sua madre Marie, abbandonerà il marito per legarsi ad un musicista; ma Cosima in questo film non c'è, i figli di Liszt erano ancora bambini e sono rimasti fuori dalla sceneggiatura.

 
A 1h34 Liszt dirige il "Tannhäuser" di Wagner a Weimar; vediamo in scena il famoso coro dei pellegrini. Nell'opera di Wagner, il peccatore Tannhäuser va a Roma per avere la grazia dal Papa; nel film è Carolyne ad andare a Roma dal papa, per chiedere l'annullamento del suo matrimonio con il principe russo (Carolyne era cattolica, nata in Polonia)
A 1h47 Liszt è in concerto a Roma, prima del matrimonio che non si farà.
Altre note prese durante la visione: 1) tutte le immagini d'epoca mostrano Liszt con i capelli lunghi; nel film non è così e Dirk Bogarde non somiglia affatto a Liszt, ma è comunque molto bravo e credibile. 2) quando Liszt propone a Carolyne il coro dal Lohengrin di Wagner per le nozze, cioè una delle due marce nuziali più utilizzate nei matrimoni (l'altra è di Mendelssohn) sarebbe stato il primo a farlo; ma Carolyne vuole solo musiche di Liszt, e poi non ci sarà il matrimonio. 3) gli applausi e trionfi erano veri, regista e sceneggiatori per una volta non stanno inventando: Liszt era come una rockstar di oggi, come lui Paganini e molti cantanti d'opera, maschi e femmine 4) si citano spesso i figli di Liszt e di Marie, ma non si vedono mai: una di loro è Cosima, che sposerà Richard Wagner. 5) la vita di Liszt non finisce in un convento, diventerà terziario francescano ma continuerà a vivere nel mondo, spesso come ospite a casa di Wagner e di Cosima a Venezia e a Bayreuth. 6) Dirk Bogarde è molto credibile, ma non so dire se abbia studiato da pianista; il pianista che ascoltiamo è Jorge Bolet. 7) l'amico Felix del film non è Mendelssohn; nel film manca anche Robert Schumann. 8) abbastanza incomprensibile il titolo italiano, anche perché "Estasi" è un film molto famoso degli anni '30, con Hedy Lamarr.
I brani eseguiti nel film, da www.imdb.com :
- Franz Liszt: Liebestraum, nr 3, op. 62; Consolation In D Flat; La Campanella (trascrizione da Niccolò Paganini), Fantasia su temi dal Rigoletto di Verdi (trascrizione di Giovanni Daelli, 1855);
Concerto per pianoforte e orchestra No. 1 In E Flat And Hungarian Fantasy (Medley); Un Sospiro (Excerpt); Les Preludes (Excerpt)
Jorge Bolet (pianoforte); The Los Angeles Philharmonic dir. Morris Stoloff
- Felix Mendelssohn-Bartholdy: Rondò Capriccioso (Part II)
- Ludwig van Beethoven: Sonata per pianoforte n.8 op. 13, c-moll, Pathétique  e Sonata per pianoforte n.14 op.27 " chiaro di luna"
Jorge Bolet (piano)
- Richard Wagner: Ouverture dall'opera "Rienzi"; "O du, mein holder Abendstern" e Coro dei pellegrini dall'opera Tannhäuser.
( "Song Without End" Chorus, The Los Angeles Philharmonic conducted by Morris Stoloff )
- Héctor Berlioz: Rakoczy March (Sinfonia fantastica)
The Los Angeles Philharmonic conducted by Morris Stoloff
- Georg Friedrich Haendel: Largo: Ombra mai fu dall'opera "Serse" (arrangiamento per organo e coro)  (The "Song Without End" Chorus )
- Johann Sebastian Bach: Passacaglia e fuga per organo, BWV 582, c-moll
(organista non indicato)

sabato 2 giugno 2018

C'era una volta un merlo canterino


C'era una volta un merlo canterino (Iko shashvi mgalobeli, 1970). Regia di Otar Iosseliani. Soggetto e sceneggiatura: Otar Iosseliani, Dimitri Eristavi, Sh. Kakichashvili, Semyon Lungin, Otar Mekhrishvili, Ilya Nusinov. Fotografia: Abessalom Maisuradze. Musica di Wagner (La Walkiria), J.S.Bach (Erbarme dich), e altri. Musiche per il film di Temur Bakuradze. Interpreti e personaggi: Gela Kandelaki, Jansug Kakhidze, Irina Giandieri, Marina Kartsivadze, Goci Tchkheidze. Durata: 1h17'

All'inizio del film c'è un giovane uomo che sembra non avere nulla da fare: si gode il sole nel prato, passeggia per la città, saluta tutti ed è salutato da tutti, corteggia le ragazze. A un certo punto però lo vediamo correre: è infatti il timpanista di un'orchestra sinfonica e sta per arrivare l'attimo del suo intervento. Trafelato, all'ultimo istante, entra in teatro di corsa, si infila la giacca, entra di soppiatto nella buca dell'orchestra, ce la fa: il suo intervento ai timpani è impeccabile e a tempo. Sipario, applausi, tutto sembra essere andato bene ma invece il direttore d'orchestra si è arrabbiato, quel timpanista lì non lo vuole più vedere, dimmi un po' tu se è il modo di fare e non è mica la prima volta. Infatti, non è la prima volta e non sarà l'ultima, come vedremo nel corso del film: ma in fin dei conti, questo ragazzo è un ottimo orchestrale e il direttore si farà convincere a riprenderlo. L'orchestra è quella del Conservatorio di Tbilisi, in Georgia, e il film è "C'era una volta un merlo canterino" del georgiano Otar Iosseliani (alle volte trascritto Oseliani). Uno dei film più simpatici che mi sia capitato di vedere, detto en passant: anche al di fuori dell'ambito musicale il film si fa vedere con piacere ancora oggi, ed è ben strano che sia stato dimenticato e che non passi più nemmeno in tv (luogo dove invece passano e vengono replicate all'infinito vere e proprie ciofeche, sempre detto en passant).
 

E' molto comune, per i frequentatori delle sale da concerto e dei teatri, l'esperienza del timpanista, o del percussionista in genere (i piatti, o il triangolo) che sta fermo in orchestra e aspetta pazientemente il suo turno. Ci sono opere, e sinfonie, dove i percussionisti sono molto impegnati; in altre, invece, il loro lavoro è limitato a poche battute, ma devono comunque essere lì pronti. Uno dei miei primi ricordi in concerto, da spettatore, è un'esecuzione dell'Ottava Sinfonia di Bruckner dove succede proprio questa cosa; altre esperienze di lavoro in orchestra (dal loggione si vede tutto benissimo) riguardano i cornisti e in genere i suonatori di strumenti a fiato, che spesso approfittano di queste pause per smontare lo strumento e ripulirlo dalla condensa del fiato (e magari anche per fare quattro chiacchiere, ma in silenzio). Questa possibilità è però negata ai percussionisti, che nelle lunghe pause loro concesse devono proprio stare fermi e poco più. Intanto, in orchestra, gli archi lavorano indefessamente: per gli archi, viole violini violoncelli contrabbassi, c'è sempre da suonare e non si fermano mai. Capita anche con il coro, che nella Nona di Beethoven di solito viene fatto entrare solo nella pausa fra il penultimo e l'ultimo movimento, altrimenti non avrebbe nulla da fare; ma alle volte il direttore vuole tutti presenti fin dall'inizio e allora bisogna stare fermi e zitti per tre quarti d'ora. Il metodo trovato dal protagonista del film di Ioseliani è notevole, quasi una gag da cartone animato o da film di Buster Keaton, non so sia davvero possibile farlo ma devo dire che la sua perfetta riuscita riempie ogni volta di ammirazione.


In definitiva, confesso di amare molto questi piccoli dettagli; e ho sempre guardato e ascoltato l'orchestra, mi piace il lavoro quotidiano, l'accordatura degli strumenti all'inizio. Da buon loggionista, infatti, non mi piaceva andare in platea (da lì si vede solo il palcoscenico). Il momento più bello (ma questo lo sanno tutti) è quando il direttore d'orchestra dopo gli applausi al suo ingresso si gira e dà l'attacco per l'inizio; e il silenzio che c'è un attimo prima, quella pausa spesso infinitesimale ma piena di magia (Claudio Abbado spesso si voltava e dava l'attacco all'improvviso, ed era magia anche questa).


Quasi tutti i siti riportano lo stesso striminzito riassunto, proprio con le stesse parole, e viene il dubbio che nessuno dei "recensori" abbia veramente guardato il film, il che è veramente un peccato (per loro: che hanno perso un'occasione per divertirsi e per pensare - bastava un po' di pazienza...).
Il riassunto tipo è questo, che prendo da wikipedia.it:  Il giovane Guia Agladze è il suonatore di timpano dell'orchestra sinfonica di Tblisi. Spensierato e compagnone, è circondato da ragazze ma tanto svagato da giungere sempre in ritardo all'ultimo atto di "Daissi", uno spartito che lo chiama a suonare il suo strumento solo per poche battute nel finale. Nessuna delle persone che lo circonda riesce a riportarlo alle sue responsabilità. Un giorno, però, il destino è in agguato.


Ho cercato invano informazioni su internet riguardo alla musica di questo film, perché di musica il film è pieno e si vorrebbe saperne di più, ma nessuno dà informazioni precise in proposito. Provo quindi con il "fai da te", dicendo fin da subito che le informazioni che posso dare sono poche e che mi farebbe piacere avere qualche integrazione da eventuali lettori.
Due momenti sono facilmente riconoscibili: è di Johann Sebastian Bach "Erbarme dich, mein Gott", (abbi pietà di me, Signore) un'aria dalla "Passione secondo Matteo", vero e proprio leitmotiv del film (nel finale se ne capirà il significato) in un arrangiamento per violino poi per flauto e altri strumenti. Ed è di Richard Wagner, "Die Walküre", la musica in teatro all'inizio del film, la prima volta in cui il timpanista arriva trafelato all'ultimo istante e riesce comunque ad essere a tempo. E' il finale dall'atto primo della Walkiria, ma non è facile capirlo subito perché viene tagliata la voce femminile (Sieglinde); vediamo solo l'orchestra e non il palcoscenico, probabilmente un'esecuzione in forma di concerto. Si tratta della scena in cui Siegmund estrae dal frassino la spada Notung; la parola "Notung" è ben percepibile. Ho provato a riascoltare le edizioni discografiche che ho in casa, il colpo di timpano finale si ascolta bene in alcune edizioni ma non in tutte; è la differenza fra ciò che si ascolta in teatro e la ripresa sonora effettuata dai microfoni e dai mixer dei tecnici del suono (chi è abituato ad ascoltare la musica nelle sale da concerto sa bene cosa intendo).
 

Queste le musiche che non sono riuscito a identificare: un clavicembalo all'inizio del film; musica da ballo alla radio, una marcia per banda, un canto forse popolare sul tipo dello jodler usato da Werner Herzog nei suoi primi film; un armonium (so cos'è ma non mi viene: forse Dvorak?), un carillon grande che il protagonista aziona per i bambini, subito dopo una fuga per pianoforte.
Al minuto 18 il timpanista (in realtà musicista completo e multistrumentista) prova a scrivere musica ma si ferma subito; poi, per strada, forse Johann Strauss. Al minuto 23 prove con l'orchestra, sembra musica più leggera, forse è il balletto che verrà dopo; in questa scena il maestro manda via il percussionista sempre in ritardo. Al minuto 25 il timpanista si aggira per il Conservatorio, da una stanza si prova il Rigoletto ("Questa o quella", in italiano); molte ragazze, ci sono anche le ballerine e il nostro protagonista le conosce tutte.


Una delle scene più belle al minuto 29, nella bottega dell'orologiaio; il timpanista ripara il tasto di uno strumento a fiato (clarinetto?), poi mette un chiodo sullo stipite per il basco dell'amico. Al minuto 32 siamo in biblioteca, con un canto femminile da lontano; sta consultando dei libri ma si interrompe per un'esplosione in strada: stanno solo girando un film, e si ferma a curiosare e ad attaccare bottone. In strada, canzoni popolari per voce maschile. Al minuto 36 siamo in un laboratorio chimico, si direbbe biologico, forse analisi del sangue; poi un'aula matematica di fianco al laboratorio, si direbbe l'università. Anche qui, molte belle ragazze e il nostro timpanista non se ne perde una.


Al minuto 40 ancora un clavicembalo al Conservatorio (sempre ascoltato da una stanza, passando nei corridoi) poi prove per clarinetto e pianoforte. Qui un'altra bella scena, le prove al pianoforte per il coro (Bartok, musiche popolari?), il timpanista corregge l'intonazione di uno dei cantanti, poi sostituisce un corista chiamato al telefono. Al minuto 43 musica rock per strada, un organetto, le prove di un coro femminile; poi il protagonista accompagna un amico in ospedale per una visita.
Al minuto 52 siamo in sala concerto e ci sono le prove d'orchestra; in precedenza, il timpanista aveva convinto il direttore a riprenderlo e quindi torna al suo posto ai timpani. Non conosco questa musica, però ancora una volta dopo aver suonato le sue battute il giovane abbandona tutti e va da una famiglia con donna anziana che canta, a tavola con molta gente; ascolta e poi suona il piano per accompagnare la donna, ci sono anche due ragazze. Al minuto 56 c'è in scena balletto, il timpanista arriva ancora di corsa all'ultimo momento, i colleghi lo aiutano e gli vogliono bene; poi per poco non cade in una botola in palcoscenico. In precedenza aveva evitato per strada la caduta di un vaso di fiori, e i calcinacci da un cantiere non segnalato: dettagli purtroppo non secondari, ma fin qui sembrano solo delle piccole gag senza uno scopo particolare.


A 1h00 torna la corale con gli amici, in trattoria; molto bella la musica e l'armonizzazione. Una melodia elegiaca per pianoforte alla fine. A 1h05 in strada, dopo il tramonto; poi una casa con un pittore con un bambino, ancora il clavicembalo, due ragazze. In famiglia, il timpanista sistema il modellino aereo con il bambino, gioca con il cannocchiale sempre con il bambino. Torna "Erbarme dich", c'è una partita di calcio in tv. A 1h09 prova a telefonare, poi in casa, ancora la corale. Infine, è notte ed è con sua madre, torna "Erbarme dich". A 1h12 arriva l'alba, c'è una sveglia che suona, si alza ed esce; osserva in strada il vaso di fiori pericolante, si ascolta un tango dalla radio, due belle ragazze fanno volgere lo sguardo al timpanista mentre attraversa la strada.
E' solo un istante; alla fine la vita riprende come se nulla fosse successo, ed è così per tutti noi.Nella bottega dell'orologiaio l'amico fa per mettere il basco sul tavolo, poi si ricorda del sostegno fissato al muro il giorno prima, e sospira. Si rimette al lavoro, e l'immagine finale è per il meccanismo dell'orologio, il bilanciere che segna il tempo. Time flies, il tempo non si ferma, la nostra vita scivola via...

"C'era una volta un merlo canterino" è un piccolo film in bianco e nero di cui ci si può innamorare. L'attore protagonista si chiama Gela Kandelaki, di aspetto gradevole e simpatico, può ricordare nel fisico e nel modo di fare Jean Louis Trintignant o magari Glenn Gould da giovane, o magari anche Rüdiger Vogler nei primissimi film di Wim Wenders. Il titolo inglese, "Once lived a song thrush" trasforma il merlo (blackbird) in tordo (thrush), e servirebbe dunque un traduttore dal georgiano per sapere com è davvero il titolo originale (probabilmente un modo di dire proverbiale, o il titolo di una canzone popolare). Ricorda a tratti Olmi (Il posto), e anche Buster Keaton ma meno frenetico. I titoli di testa sono in alfabeto georgiano; il film è disponibile su youtube solo in lingua originale, devo dire che si capisce quasi tutto, ma lo scrivo comunque qui per chiedere scusa delle mie imprecisioni.


venerdì 11 maggio 2018

Wagner 1984 ( IV )


Wagner (1981– 1984, dieci episodi) Regia di Tony Palmer. Scritto da Charles Wood. Consulenza storica e musicale: John Culshaw, Gordon Parry, Oswald Georg Bauer, Tibor Erkel. Fotografia di Vittorio Storaro. Altro direttore fotografia: Nic Knowland. Direzione musicale: Georg Solti. Altri direttori: Iván Fischer, Ádám Fischer, Oswald Georg Bauer. Costumi di Shirley Russell
Interpreti principali: Richard Burton (Wagner), Vanessa Redgrave (Cosima), László Gálffi (Ludwig II), John Gielgud (Pfistermeister), Miguel Herz-Kestranek (Hans von Bülow), Gemma Craven (Minna), Ralph Richardson (Pfordten), Richard Pasco (Otto Wesendonck), Laurence Olivier (Pfeuffer), Ronald Pickup (Nietzsche), Marthe Keller (Mathilde Wesendonck), Ekkehard Schall (Franz Liszt), Niall Toibin (Lutz), Vernon Dobtcheff (Meyerbeer), John Shrapnel (Semper), Franco Nero (Crespi), Peter Hofmann (Schnorr von Carolsfeld), Gwyneth Jones (Malvina von Carolsfeld), László Horváth (Hanslick), Jess Thomas (Albert Niemann), Joan Plowright (Mrs. Taylor),Péter Andorai (Bakunin)Heinz Zednik (Ander). Durata totale: 7-8 ore, secondo l'edizione che si trova

Siamo in navigazione sul lago di Lucerna, e una guida turistica sul battello racconta la storia della città e anche Wagner è un'attrazione per la sua bella casa sul lago, a Triebschen. Anche Nietzsche (l'attore che lo interpreta è Ronald Pickup) è sul battello di Lucerna, e ascolta un bavarese che parla malissimo di Wagner.Wagner sul suo pianoforte Erard compone i Maestri Cantori; Cosima ha quattro figlie che giocano nei prati. Due delle bambine sono figlie di Hans von Bülow, le due più piccole sono di Wagner: a Isolde si è aggiunta Eva, nata il 7 febbraio 1867. Il nome Eva viene dalla protagonista dei Maestri Cantori di Norimberga, che Wagner termina di comporre qualche mese dopo, sempre nel 1867.
Minuto 5: Ludwig è arrivato di nascosto in Svizzera, si presenta alla porta di casa Wagner e lo riceve Cosima (i due non si erano mai incontrati prima). Abbraccia Wagner, si interessa subito dei Maestri Cantori, dice che vuole restare ad abitare a casa di Wagner. A Monaco, i ministri si interrogano sulla sparizione del re (Pfistermeister, Pfordten, Pfeuffer, che Wagner chiama Pfi, Pfo, Pfu, e che ogni tanto ricordano Ping, Pang e Pong della Turandot di Puccini). Pfeuffer, il capo della polizia (è Laurence Olivier) sa dov'è il re, non perché glielo abbia detto ma solo per via delle sue spie disseminate ovunque. I ministri smentiscono ufficialmente la "fuga" del re, ma invece è tutto vero (con la barba finta, "incog-nìto" dicono i tre, con la storpiatura inglese della parola italiana).
Minuto 10: Ludwig dice a Wagner che vuole rinunciare al trono e stare sempre con lui a fare musica, Wagner si spaventa e lo sconsiglia, ma Ludwig insiste e chiede del Ring. Cosima e l'attendente del re discutono di cosa fare, Ludwig deve rientrare assolutamente perché la Prussia è entrata in guerra contro la Baviera e il re deve dare l'ordine per far partire l'esercito. Wagner chiede all'attendente: se Ludwig si dimette, chi diventa re? Toccherebbe a suo fratello Otto, notoriamente folle. Infine, Ludwig si fa convincere da Wagner ad accettare il suo ruolo di re, e torna a Monaco. Sospiro di sollievo di Cosima e dell'attendente, e anche di Wagner.
Minuto 17- Hans von Bülow è nella redazione del giornale bavarese che ha pubblicato un articolo su sua moglie e Wagner, vuole una rettifica ed è pronto a sfidare in duello il direttore del giornale, che però gli consiglia di calmarsi: non solo la notizia è vera, ma Bülow è prussiano e la guerra sta per cominciare...
Minuto 19 - Il preludio atto terzo Tristano illustra le scene di guerra. Ludwig sul campo di battaglia tra i morti, poi visita i feriti, è sconvolto. La Baviera verrà sconfitta dai prussiani di Bismarck e del futuro Kaiser.

Minuto 23: Hans von Bülow da Cosima e dai figli, porta a Wagner il giornale con la notizia della sconfitta bavarese; nelle pagine interne c'è l'articolo su Cosima. I loro rapporti sono ottimi, suonano insieme i Maestri Cantori e Bülow dopo mezz'ora è già ben dentro alla partitura. A parte, Cosima commenta il fatto con Wagner: non sono menzogne, è la verità, sono la tua amante e abbiamo due figli nostri. "Ho bisogno di Bülow e di Ludwig", risponde Wagner; e poi "il re non lo sa".
Minuto 27: Wagner legge il giornale, ricorda che combattè contro il re di Prussia a Dresda, ora non gli dispiace (forse sarà lui a unire la Germania) e ammira Bismarck. I tre insieme scrivono una lettera per Ludwig per far rettificare la notizia al giornale, però Cosima parla chiaramente a Bülow del loro divorzio: Cosima vuole che i suoi figli abbiano il cognome che devono avere. Bülow ribatte: e tuo padre Liszt, la tua religione? Cosima dice che è Wagner l'importante, la sua arte; andrà da suo padre a Roma, e rinuncerà alla sua religione (Liszt era profondamente cattolico). Torna Wagner con delle correzioni alla lettera, capisce subito che qualcosa è cambiato.
Minuto 30: lettera di Wagner a Ludwig. Ludwig con i suoi ministri distribuisce le decorazioni, c'è un premio anche per Bülow ("cow bells", campane per le mucche, scherza il re). I ministri bavaresi commentano. Poi, Bülow dirige i Maestri Cantori.
Minuto 33: prima dei Maestri Cantori di Norimberga: è il 21 giugno 1868, a Monaco di Baviera. Ludwig è accanto a Wagner nel palco reale; grande successo. Il ministro Pfordten (Ralph Richardson) si sfoga e parla molto male di Wagner al re, dice anche dell'influenza di Schopenhauer su Wagner (Schopenhauer nega che lo Stato abbia una funzione morale).
Minuto 35: Cosima e Wagner litigano su Bülow, lei dice che lui è molto malato e che lei vuole il divorzio. Poi il regista ci mostra la realizzazione di una famosa foto di Wagner con la figlia. Cosima, di fronte all'impossibilità che suo marito torni a collaborare con Wagner, suggerisce Hans Richter come direttore d'orchestra.
Minuto 38: una visita in casa Wagner: è Nietzsche. Lui e Wagner si erano già conosciuti a Lipsia. A tavola, Cosima, Wagner, Hans Richter e Nietzsche. Nietzsche non mangia carne, è vegetariano; se ne discute a tavola, Wagner definisce Nietzsche "coniglio arrogante", parlano di Schopenhauer, Cosima dice "Sigfrido non forgiò la spada nel latte"
 

Minuto 43: Wagner ricorda i suoi diari di Lipsia (un dettaglio: voleva usare colori diversi per ogni sezione orchestrale, ma poi non aveva tutti gli inchiostri e dovette rinunciare). Cosima sta per partorire; nasce Siegfried, il primo maschio dopo 4 femmine. E' il 1869. Il nome Siegfried significa "Vittoria nella pace", ricorda Wagner. Motivo di Alberich nella scena del parto; l'urlo dei Nibelunghi scacciati da Alberich si sovrappone al dolore della partoriente.
Minuto 50: ricostruzione della realizzazione di un'altra famosa foto di Wagner, quella con il figlio, all'aperto. Poi vediamo Ludwig che decide di andare in guerra contro la Francia, al fianco di Bismarck e della Prussia: "per una volta possiamo pensare di non tornare sconfitti", si commenta sottovoce. Si avvicina il sogno della Germania unita, ciò che spinse Wagner a Dresda sulle barricate (ma allora era contro il re di Prussia, con l'anarchico Bakunin al suo fianco).
Minuto 52: Il ministro Pfordten (qui a destra una sua foto; nel film è interpretato da Ralph Richardson), dopo il suo sfogo, è stato licenziato da Ludwig. Hans Richter e Wagner, con Cosima, progettano il Rheingold in scena. Ludwig controlla i bozzetti, però Wagner non c'è, è in Svizzera con orchestra e cantanti. Vediamo le prove in scena, le Figlie del Reno hanno il mal di mare a causa delle macchine sulle quali devono ondeggiare...
Minuto 58: alle prove c'è anche Hans von Bülow, che parla con Cosima: non è disposto a concedere il divorzio.
A 1h00 Hans Richter a colloquio dai ministri Lutz e Pfistermeister. Il re Ludwig vuole assistere subito a Das Rheingold, ma l'opera non è pronta e si rinvia. "Never mind the king" dice Richter e Lutz è scandalizzato, come può dire "del re non m'importa"? "Obbedisco solo a Wagner" risponde Richter; Pfistermeister prova a mediare ma Richter viene sospeso dai suoi incarichi. Bisognerà trovare un altro direttore, ma intanto Ludwig (che detiene i diritti del Ring) è molto arrabbiato e farà mettere in scena Das Rheingold anche senza Wagner: è il 22 settembre 1869. Intanto, in Francia ci sono molti direttori che dirigono Wagner, uno di essi è Hermann Levi (ebreo, figlio di un importante rabbino tedesco). Durante le prove in palcoscenico, alle ondine viene sempre il mal di mare.
A 1h03 un arcobaleno, grotte, acqua. Lettere di Cosima a Bülow, che continua a negarle il divorzio.
A 1h06 la famiglia Wagner con Nietzsche sui prati davanti alla loro casa in Svizzera. Discutono di Ludwig che ha messo in scena Das Rheingold senza il consenso di Wagner, e dei francesi che apprezzano Wagner e lo eseguono; alcuni sono ebrei come Mendes e Levi, Wagner non apprezza né ebrei né francesi. Wagner fa esercizio fisico, si arrampica sulla grondaia di casa. Poi cena con Nietzsche e il critico francese Villiers con signora, che è venuto a conoscerlo e che rimane perplesso e anche offeso dai discorsi di Wagner contro i francesi e in favore della guerra contro la Francia, che porterebbe la Germania all'unità. Nietzsche dice che teme la sconfitta, ma che una vittoria tedesca sarebbe un'ottima cosa: c'è in ballo il predominio sull'Europa.
 

A 1h12 Ludwig con i suoi ministri, è la guerra contro la Francia insieme a Bismarck e alla Prussia, vediamo la firma sull'editto reale, datato 16 luglio 1870. In guerra, Nietzsche fa il barelliere (ha combattuto in precedenza, una ferita al petto, ha preso la cittadinanza svizzera ma ha voluto partecipare ugualmente). Antisemitismo di Wagner, Nietzsche medita sulla volontà di potenza (brani dalle lettere con Wagner)
A 1h16 Cosima al pianoforte suona un brano in francese; ha finalmente ottenuto il divorzio e il 25 agosto1870 si sposa in chiesa con Wagner. Vediamo Nietzsche sul campo di battaglia, con i feriti della guerra; Bismarck ha vinto, la Francia è sconfitta a Sédan. A Natale, Wagner si traveste da Santa Claus per i bambini, ma nel frattempo esterna ancora espressioni pesantissime contro i francesi sconfitti. Cosima legge passi dell'autobiografia ed è gelosa di Minna; dice che è contro i francesi con pessime parole, e che gli italiani sono patetici ma gentili, la grandezza dell'Italia scomparsa, Garibaldi un vecchio pazzo (Cosima era nata a Bellagio, sul lago di Como).
A 1h20 orchestrali nella neve vanno a casa Wagner, svegliano Cosima dolcemente per festeggiare il primo compleanno di Siegfried; si tratta del "Siegfried Idyll", composizione che non fa parte del Ring ma che contiene temi dal "Siegfried" che Wagner aveva ripreso a comporre. Questa scena è presente anche in "Ludwig" di Luchino Visconti, resa con maggiori dettagli musicali. Siamo sempre nel 1870.
 

A 1h23 Nietzsche è tornato da Wagner; si parla di Bismarck, Wagner parla contro filosofi e preti. Intanto, Ludwig insiste con i suoi ministri per un nuovo castello. Le spese aumentano, e in più c'è in ballo il teatro per Wagner; Ludwig viene informato che il Kaiser potrebbe finanziare Wagner, nell'ambito delle celebrazioni per la vittoria tedesca. Wagner ha già chiesto il sussidio a Berlino, Ludwig è furioso per non essere stato consultato.
A 1h27 Wagner è in montagna con Nietzsche, tra la neve; sta leggendo il manoscritto del nuovo libro di Nietzsche e ne è entusiasta. "L'ho scritto prima della guerra", protesta Nietzsche, spaventato dall'entusiasmo pangermanista di Wagner. Poi, Nietzsche regala il manoscritto a Cosima. Si comincia a parlare del nuovo teatro: uno dei palcoscenici più grandi è a Bayreuth, "a metà strada fra Berlino e Monaco, sarebbe l'ideale". Wagner e Cosima vanno a vedere il teatro di Bayreuth, che è bello ma è rococò, "va bene per Mozart" e non per l'opera d'arte dell'avvenire: l'anno è il 1871. Wagner cerca finanziamenti tra i simpatizzanti, nascono le associazioni wagneriani, le donazioni; Wagner vorrebbe scaricare re e principi (Ludwig compreso) e autofinanziarsi per avere più libertà.
A 1h33 il sito per il nuovo teatro viene fissato nella collina che domina Bayreuth, vediamo la posa della prima pietra, sotto la pioggia, con la banda che suona. C'è anche Nietzsche. Wagner costruisce a Bayreuth anche una sua casa d'abitazione, che chiamerà "Wahnfried". Nello stesso tempo, Ludwig costruisce il suo nuovo castello, "il passato della Germania che rivive nella pietra".
A 1h35 Wagner e Cosima assistono al Don Giovanni (la scena in cui canta "finché han del vino"), sono in cerca di cantanti adatti al Ring. Spese crescenti per il nuovo teatro. A Darmstadt la locale associazione wagneriana raccoglie fondi, idem a Dresda, anche negli Usa ci sono associazioni wagneriane. Cosima e Wagner vanno a cercare fondi anche in Inghilterra, dalla regina Vittoria (che è poco interessata); lettere di Cosima dove descrive Windsor come luogo triste e piovoso.
A 1h39 Wagner è con Nietzsche: "io non teorizzo", risponde seccato al filosofo, "faccio musica e teatro". Anche Nietzsche è compositore, scrive brani per pianoforte ma Wagner lo respinge bruscamente, non ha tempo per leggerli. Ludwig è sempre perso nei suoi castelli; in colonna sonora ancora la maledizione di Alberich e l'urlo dei nibelunghi in fuga ( Das Rheingold scena quarta, nell'edizione discografica diretta da Georg Solti).
A 1h42 Wagner ragiona sul titolo Götterdammerung, che non è propriamente "Il crepuscolo degli dèi". Il teatro di Bayreuth è pronto, dopo cinque anni di lavoro. Prove del "Siegfried", con la forgiatura della spada Notung; il tenore è Heinz Zednik. Prove in scena, Hans Richter dirige il preludio di Das Rheingold. Nel nuovo teatro di Bayreuth, costruito come voleva Wagner, la buca per l'orchestra, chiusa dal di sopra, provoca troppo caldo: si rompono le corde degli strumenti ad arco e bisogna andare fino a Monaco per trovare qualcuno che li ripari (altre spese). "Siamo come dentro una nave", protesta Hans Richter. Wagner assiste alle prove della macchina per il vapore (e dell'arcobaleno): per l'effetto desiderato ce ne vorrebbe di più, ma è costoso e "non possiamo permettercelo". Da Monaco arrivano le macchine per le figlie del Reno, quelle usate alla prima senza l'autore; Wagner le prova di persona per vedere se funzionano bene e se veramente danno il mal di mare. Il basso Manfred Jung canta alcuni momenti di Das Rheingold. Cosima continua a cercare fondi, Wagner invece fa entrare gratis alle prove il corpo dei pompieri al completo. L'inventore Brandt propone a Wagner la fisarmonica "che può sostituire tutta un'orchestra"; la reazione di Wagner è sarcastica, "sta per arrivare la fine del mondo".
 

A 1h49 vediamo la scritta "Wahnfried": è la casa dei Wagner a Bayreuth, costruita insieme al teatro. Wagner parla con Nietzsche, gli fa notare che il completamento dell'Anello del Nibelungo coincide con le vittorie tedesche, il sogno di una Germania unita e potente. Nietzsche dice che se ne va, che l'amicizia tra di loro è finita e che è malato, ha emicranie spaventose. Troppa gente a Bayreuth, troppo lusso, troppo antisemitismo, la musica di Wagner va bene ma il resto no, c'è ipocrisia, si parla di Graal, di ricerca, di Croce, ma qui si vive nel lusso e paga tutto il re, la seta ovunque... "Ho altro da fare" conclude Nietzsche. "Vivete realizzato, sapete che cosa vuole il popolo tedesco... siete pericoloso, siete capace di convincere i pazzi che possono diventare dèi", dice ancora Nietzsche a Wagner: una nazione che fiuta il potere... Nietzsche esce, Cosima suona una fuga al piano, Wagner la consola.
A 1h56 in stazione sta per arrivare un treno, non uno qualsiasi: si aspetta Ludwig a Bayreuth. Das Rheingold in colonna sonora. Abbraccio tra Ludwig e Wagner: ci sono voluti cinque anni per costruire il teatro, 1872-77, e anche Ludwig ha dato molti soldi. Prove in scena, sul drago la scritta Beirut (in tedesco è quasi uguale a Bayreuth). Ludwig assisterà alla prova generale, fatta apposta per lui; il Kaiser arriverà dopo.
A 2h00 vediamo Ludwig in teatro. Le Figlie del Reno fanno le prove. Il drago somiglia a quello del Flauto Magico di Mozart nel film di Bergman. Fermo immagine che si sovrappone alle foto autentiche della prima, con un effetto molto bello. Sogno di Ludwig che nuota con le figlie del Reno (quello che dovrebbe essere nelle intenzioni sue e di Wagner, in palcoscenico non viene così bene...). Immagine dei Nibelunghi che picchiano sull'incudine (in musica: scena di Loge e Wotan che scendono a Nibelheim).
A 2h05 una carrozza con il Kaiser, e Bismarck. Wagner stringe la mano al Kaiser (che combattè a Dresda...). Dopo la prova generale a cui ha assistito solo Ludwig, si replica con il pubblico (e con il Kaiser). Alla fine Ludwig regala suoi ritratti alla troupe, ai nani, alle figlie del Reno, a Cosima e figli, per tutti una foto del re incorniciata.
 
A 2h09 siamo a Venezia: il regista e gli sceneggiatori hanno fatto un salto in avanti di parecchi anni, difficile raccapezzarsi senza un po' di date. Probabilmente qui sono stati fatti dei tagli, la versione completa è di circa nove ore e questa è più corta. La messa in scena del primo Bayreuth Festival è del 1876, con l'Anello del Nibelungo al completo nelle sue quattro parti. Subito dopo, Wagner parte per l'Italia e comincia a comporre il Parsifal, che deve molto al suo soggiorno a Siena e a Palermo. Wagner continua a dirigere concerti in tutta l'Europa, va a Londra dove l'ingaggio come direttore gli servirà per coprire parte dei debiti (sempre debiti!) contratti con il Bayreuth Festival, che ha registrato un enorme passivo. Il teatro di Bayreuth, a seguito di questo crac finanziario, rimarrà chiuso per diversi anni. Wagner continua anche l'attività di saggista, e nel 1880 è ancora in Italia: è l'anno in cui prende casa nei pressi di Posillipo, visita Ravello e poi parte per Siena. Torna quindi a Bayreuth, e nel 1881 è a Palermo, dove completa la partitura del Parsifal. Nel maggio 1882 iniziano le prove per la messa in scena del Parsifal a Palermo; la prima andrà in scena a Bayreuth il 26 luglio 1882, diretta da Hermann Levi. A settembre Wagner parte per Venezia, e qui ci ricolleghiamo con il film di Tony Palmer.
A Venezia, Palazzo Vendramin, Wagner è con Liszt (qui sopra nell'interpretazione di Ekkehard Schall): i due sono quasi coetanei, ma Liszt è il suocero di Wagner. C'è un lungo colloquio fra i due che riassume in parte ciò che è successo fra la prima del Ring a Bayreuth e il momento attuale (sei anni circa). Liszt ricorda che Hermann Levi ha diretto il Parsifal e Wagner gli chiese di battezzarsi prima di cominciare. Il Ring del 1876 fu un disastro finanziario, dovettero vendere tutto per ripagare i debiti. Parsifal invece rese molto denaro, ma il denaro finisce sempre. Il teatro wagneriano di Bayreuth è chiuso, in attesa di nuovi finanziatori.
A 2h12 Wagner ricorda la visita al Duomo di Siena con il pittore Joukowski, cioè Paul Schukowsky, (Joukowsky secondo la trascrizione francese), ed è l'occasione per una spettacolare sequenza documentaria fotografata con maestria da Vittorio Storaro, sulle note del Parsifal. "L'ho rubato da te" dice Wagner a Liszt, e Liszt risponde: ma che brano era? Liszt insiste, tre volte, per far ascoltare la sua Ave Maria a Wagner, che però non è interessato. Wagner "rubò" molto, almeno due temi importanti, a Mendelssohn più che a Liszt, ma Tony Palmer qui non lo dice.
A 2h16 Liszt ricorda a Wagner di miss Carrie Pringle, sua ammiratrice, "fanciulla in fiore, almeno finché non sei arrivato tu...". Liszt parla di religione e dice "Dio è stata la mia forza", ma Wagner alza le spalle. Wagner ha diretto alcune rappresentazioni del Parsifal; è deluso da Bismarck che ha concesso agli ebrei pari diritti con i tedeschi, è pesantemente razzista verso il direttore d'orchestra Hermann Levi però dice "siamo ancora amici". Tra gli amici, Wagner ricorda il compositore Peter Cornelius e l'allievo Karl Ritter ("un idiota ma utile": la madre di Ritter finanziò a lungo Wagner). Ricordo di Ravello, sempre con il pittore Joukowski (Paul Schukowsky). Wagner dice che chi lo accusa di essere arrogante non ha capito niente. Altri amici nel ricordo: Tausig, che si fece garante dei suoi debiti (altro ebreo!), la prima moglie Minna... A Sorrento Wagner ritrovò Nietzsche, molto malato, "non siamo più amici". Poi ripensa anche a Ludwig, sulle note del Parsifal.
A 2h21 Liszt gli dice che considera il Parsifal "un inizio" (nella realtà, Wagner aveva ancora pochi mesi di vita). Wagner va da Cosima e le dice che suo padre è un ipocrita, che la sua Ave Maria proprio non la vuol ascoltare ma lui insiste, e di mandarlo via che proprio non ne può più. Liszt sale su una gondola, se ne va via da Venezia e da Wagner. Qui vediamo la bara, i funerali veneziani di Wagner (un anticipo, manca poco) che ci ricollegano all'inizio del film. Wagner al pianoforte, le ragazze al bagno con il figlio Siegfried; poi Cosima; infine Siegfried accanto al padre al pianoforte.
A 2h25 i ministri bavaresi concludono che è ora che Ludwig se ne vada, la sua follia è ormai evidente. A discuterne sono Lutz, Pfistermeister e Pfeuffer. Poi arriva una lettera per Wagner che viene ricevuta da Cosima, a tavola: è Miss Pringle, una ragazza inglese che dice che non può vivere senza di lui. Cosima va da Wagner, che è nel suo studio, e gliela porta, ma Wagner ha un malore e muore fra le sue braccia. E' il 13 febbraio 1883. Il narratore conclude la storia: Ludwig morirà tre anni dopo Wagner, annegato e suicida-omicida. Cosima visse quarantasette anni dopo la morte di Wagner. Bayreuth è ancora lì, "e Wagner? beh..."
Finale con musica dal Parsifal, quasi un sipario su Wagner nel suo studio. Sui titoli di coda l'Ave Maria di Liszt, per coro.
 
 


 

martedì 8 maggio 2018

Wagner 1984 ( III )


Wagner (1981– 1984, dieci episodi) Regia di Tony Palmer. Scritto da Charles Wood. Consulenza storica e musicale: John Culshaw, Gordon Parry, Oswald Georg Bauer, Tibor Erkel. Fotografia di Vittorio Storaro. Altro direttore fotografia: Nic Knowland. Direzione musicale: Georg Solti. Altri direttori: Iván Fischer, Ádám Fischer, Oswald Georg Bauer. Costumi di Shirley Russell
Interpreti principali: Richard Burton (Wagner), Vanessa Redgrave (Cosima), László Gálffi (Ludwig II), John Gielgud (Pfistermeister), Miguel Herz-Kestranek (Hans von Bülow), Gemma Craven (Minna), Ralph Richardson (Pfordten), Richard Pasco (Otto Wesendonck), Laurence Olivier (Pfeuffer), Ronald Pickup (Nietzsche), Marthe Keller (Mathilde Wesendonck), Ekkehard Schall (Franz Liszt), Niall Toibin (Lutz), Vernon Dobtcheff (Meyerbeer), John Shrapnel (Semper), Franco Nero (Crespi), Peter Hofmann (Schnorr von Carolsfeld), Gwyneth Jones (Malvina von Carolsfeld), László Horváth (Hanslick), Jess Thomas (Albert Niemann), Joan Plowright (Mrs. Taylor),Péter Andorai (Bakunin)Heinz Zednik (Ander). Durata totale: 7-8 ore, secondo l'edizione che si trova

Siamo all'Opéra de Paris, nel 1861. Grazie all'interessamento dell'austriaca principessa Metternich, Wagner vi dirigerà e metterà in scena il Tannhäuser. Il problema per Wagner, oltre al fatto di detestare questo modo di mettere in scena l'opera (o meglio il "dramma in musica": Wagner ripete sempre che non compone opere, ma drammi in musica) è che i francesi gli hanno chiesto di inserire un balletto. All'Opéra di Parigi c'è sempre il balletto, anche Wagner dovrà adeguarsi. L'opera andrà in scena il 13 marzo 1861, con un clamoroso esito negativo; Tony Palmer ci mostra come è andata.
Troviamo Wagner con Royer dell'Opera Parigi, sul palcoscenico delle ballerine provano un balletto al suono di "Va pensiero" dal Nabucco di Verdi, per pianoforte. Il coreografo Marius Pétipa discute del balletto con Wagner, i francesi vogliono assolutamento un balletto, anche nel Tannhäuser. Wagner ne è molto seccato, è sarcastico, dice esplicitamente che per lui le ballerine sono solo delle prostitute (whores, nel sonoro originale).
Al minuto 4 vediamo un treno in stazione, è arrivata Minna da Dresda. Minna è stupita dal lusso nella casa di suo marito Richard Wagner, e dal grande numero dei suoi collaboratori: "da dove vengono i soldi?" chiede spaventata dai precedenti nella loro relazione tormentata. I soldi vengono in gran parte da Wesendonck, ma lei è ancora gelosa e irritata per via della storia con Mathilde Wesendonck.
Continuano le prove per il Tannhäuser a Parigi, dirette da Hans von Bülow. Bülow dice a Wagner che l'orchestra è buona, in gran parte costituita da musicisti tedeschi. Wagner è in platea e assiste alle proteste degli orchestrali che si lamentano delle tante prove e dicono "non vogliamo essere trattati come tedeschi anche quando siamo tedeschi" (cioè come soldati prussiani). La risposta di Wagner scatena gli applausi: pagherò di persona gli straordinari.
Al minuto 9:00 vediamo ancora il pianoforte Erard, che Wagner si porta dietro ovunque; c'è l'audizione del tenore Albert Niemann (con una gran massa di barba e capelli). L'attore che interpreta Niemann è il tenore Jess Thomas, il Lohengrin dell'edizione diretta da Rudolf Kempe (forse la più bella registrazione di quest'opera). Continuano le discussioni sul balletto nel Tannhäuser, va messo nel primo o nel secondo atto? I francesi per tradizione vogliono il balletto nel secondo atto, ma Wagner è disposto a metterlo solo nel primo.
Al minuto 13 l'ouverture dell'Olandese Volante in versione da camera, per archi. I presenti commentano che questi concerti servono a Wagner solo per tirar su qualche soldo. Madame Schwabe gli dà tremila franchi, dietro cambiale. Una bella signora in platea fa gli occhi dolci a Wagner; presente anche la principessa Metternich. Il tenore chiede tagli al Tannhäuser, la parte è troppo lunga. Wagner discute con Petipa sui balletti; Tony Palmer inserisce una piccola gag con un sax dietro le spalle di Wagner: è Monsieur Sax in persona, che costruisce gli strumenti per l'Opéra e che cerca di far inserire in orchestra la sua nuova invenzione (il brevetto è del 1840).
Al minuto 19 siamo alla prima del Tannhäuser a Parigi, 13 marzo 1861. Wagner respinge le richieste del capo claque, che risponde con minacce più o meno velate di disturbare la rappresentazione. A teatro assistiamo all'incontro di Wagner con Meyerbeer, ritorna l'antisemitismo di Wagner. Meyerbeer è gentile e un po' disorientato, ricorda a Wagner di averlo aiutato al tempo del Rienzi, la discussione finisce inevitabilmente su ciò che Wagner ha scritto in "Il giudaismo in musica": Meyerbeer gli risponde, con educazione, che i suoi saggi sono "opera di un uomo intelligente ma frustrato". Poi inizia l'opera e ci sono molti disturbatori nel pubblico, anche in platea. Anche il balletto viene disturbato, nel film si suggerisce che Meyerbeer abbia approvato i disturbatori. Minna, intanto, è ancora alle prese con i debiti lasciati dal marito.

Al minuto 27, a rappresentazione finita, Wagner ne discute con Bülow. Minna riparte, non sta bene e va dal dottor Pusinelli a Dresda, e proverà con le terme; in stazione vediamo Wagner con Bülow e Minna. Tra i progetti più probabili c'è il Tristano ("un'opera semplice, che porterà i favori del pubblico"), ma Minna odia il Tristano, che le ricorda sempre Mathilde Wesendonck. Anche Bülow parte, per Berlino; Wagner pensa di andare in Svizzera, dice che detesta Parigi (lo vediamo al mercato). Torna a dare concerti per guadagnare qualcosa, cerca sovvenzioni, comincia a pensare a un suo teatro. Nel maggio 1861 Richard Wagner arriva a Vienna, dove pensa di mettere in scena il Tristano; però prima, al minuto 32 torna da Wesendonck in Svizzera. Dice che Minna non sta bene, Wesendonck però gli chiede come sta lui (sospira, "as usual") Sta scrivendo Sigfrido, ha ancora bisogno di soldi ma stavolta Wesendonck si tira da parte e gli suggerisce di prendere soldi a prestito, a Vienna ci sono molti prestatori di denaro. Wagner risponde che non intende accettare soldi da gente che non apprezza il suo talento (ma poi lo farà). Wagner chiede 24 mila franchi a Wesendonck, gli offre i diritti sulle sue opere future, Wesendonck gli risponde che ha già i diritti sul Ring e allora Wagner gli chiede di investire su lui stesso, su Wagner... Ma stavolta Wesendonck non è più disponibile. Nei suoi spostamenti Wagner si porta sempre dietro il suo Erard; gli introiti delle rappresentazioni delle sue opere arrivano, ma non bastano mai.
Al minuto 34 una festa a Vienna dove incontra il critico Hanslick, che è gentile con Wagner ma Wagner gli ricorda che attaccò il Tannhäuser; c'è la granduchessa di Baden; Wagner parla con Hans von Bülow e con Cosima, moglie del direttore d'orchestra. A Vienna dicono che Tristano non è rappresentabile. Wagner dice che è stanco; primi sguardi con Cosima. Immagine del cigno ricorrente.
(qui a fianco, una foto di Hans von Bulow)
Minuto 37: siamo nel 1862, Minna a Dresda cerca di far avere incarichi a Wagner e si muove per far revocare le misure prese contro di lui (ci riuscirà). Poi tema Olandese Volante, barca e cascate per Wagner; il Ring, lontananza da Minna che non ne può più ma non vuole separarsi. Wagner cena con Bülow e Cosima, poi parte per Pietroburgo e impegna l'anello avuto dalla granduchessa per pagarsi il viaggio. Bülow prende l'anello e va a procurarsi i soldi (Wagner non lo vuole fare di persona), a tavola rimangono Wagner e Cosima.
Minuto 41: Minna a Dresda, sempre intenta a far revocare il bando per suo marito; cascate e barca in Russia per Wagner. Nei dialoghi brani dalle lettere di Wagner a Minna. Belle ragazze fanno compagnia a Wagner a Pietroburgo. Wagner a Pietroburgo fa festa, suona un'orchestra di contadini russi con cetra. Ricordi delle barricate di Dresda a fianco di Bakunin, altre lettere con Minna e contrasti con la moglie che lo vorrebbe ancora Kapellmeister a Dresda.
Minuto 45: Dopo il grande successo a Pietroburgo, Wagner torna a Vienna. Cambio di vita e di amici, nuove donne (le sarte che gli confezionano i vestiti di seta - Wagner dice che la malattia della pelle lo costringe a vestirsi solo di seta). Infine, Wagner è di nuovo senza soldi. Minna gli fa avere l'amnistia: siamo nel 1862, il bando durava dal 1849 e adesso Wagner può tornare in Germania.
Minuto 47: prove per il Tristano al pianoforte, difficoltà con i cantanti. I cantanti, Schnorr e Malvina von Carosfeldt, sono interpretati dal tenore Peter Hofmann e dal soprano Gwyneth Jones. Durante le prove Wagner riceve una lettera, è l'amnistia: "ora sono libero". Si reca a Dresda dove Minna è molto malata, Wagner la invita a Vienna ma le parla del Tristano, che lei detesta. Wagner definisce ancora il Tristano "un'opera semplice per conquistare il pubblico". In realtà, a questo punto è già iniziata la relazione di Wagner con Cosima, figlia di Liszt e moglie dell'amico Hans von Bülow. Il film di Tony Palmer ha il pregio di mettere a fuoco Minna, e di darle lo spazio che merita.
(qui a destra, i veri Schnorr e Malvina)
Minuto 53: accenni ai Maestri Cantori, spumante a volontà per una festa organizzata da Wagner, una cantante Federica, una donna giovane che perde i capelli e che non sono riuscito a identificare. Wagner si pavoneggia e legge cose sue, c'è ancora il critico Hanslick a cui dicono "ti ha ritratto nei Maestri Cantori, ora sei immortale": nei Maestri Cantori di Norimberga, il personaggio chiamato Sixtus Beckmesser è infatti una caricatura di Hanslick, e nella prima stesura aveva per nome Hans Lick (poi cambiato per evitare problemi). Wagner è munifico ma i soldi vengono dagli ebrei di Vienna, sono un prestito e andrebbero restituiti. Alla festa c'è anche l'amico Tausig che ha appena firmato come garante per i suoi debiti, ma non sa a cosa va incontro. Presenti anche frau Schott, moglie dell'editore, e Schott stesso, oltre a Bülow e al compositore Peter Cornelius che è in buoni rapporti con Wagner. Infine, Wagner deve fuggire (alla lettera) dai creditori e Tausig che li affronta scopre spaventato l'entità dei debiti di Wagner di cui si era fatto garante. L'editore Schott scarica Wagner. Wagner fugge con gli spalloni, di nascosto, di notte: ancora una volta, come già a Riga; tornerà a ripararsi in Svizzera e poi a Stoccarda.
 

A 1h00 appare finalmente Ludwig, appena nominato re di Baviera, a colloquio con Pfistermeister (segretario privato del re, e suo ministro: lo interpreta John Gielgud): vuole a tutti i costi incontrare Wagner, è un suo ammiratore fin da quando da bambino assistette a una recita del Lohengrin. Intanto, a Stoccarda, Wagner ripensa a quando disse a Wesendonck che non voleva soldi da persone che non apprezzano il suo talento, ma poi lo ha fatto ed ora è in angosce, ma qui arriva Pfistermeister come un angelo salvatore, e gli chiede di partire subito per la Baviera: la data è quella del 3 maggio 1864.
(a sinistra, una foto d'epoca di Pfistermeister)
A 1h06 ascoltiamo la marcia dal Rienzi, per banda: siamo a Monaco di Baviera. Ludwig II, interpretato dall'attore ungherese László Gálffi, è appena diventato re: ha solo 18 anni. Il narratore inquadra storicamente il momento, con la Prussia di Bismarck egemone e la Baviera unico stato tedesco che può fronteggiarla. A 1h11 Wagner conosce Ludwig, che gli paga tutti i debiti e gli dà carta bianca; poi stende un contratto dettagliato con i suoi ministri: una casa per sè e per Bülow, per Cosima e i suoi due figli, e un teatro nuovo da costruire secondo i suoi dettami. Pfistermeier è perplesso, e con lui gli altri ministri bavaresi. Poi, Wagner al piano con Bulow e Cosima al loro fianco.
A 1h15 vediamo il Lohengrin in scena ma solo nel ricordo di re Ludwig, che entusiasta ne parla con Wagner; progetti futuri, lunghe chiacchierate, dichiarazioni di amicizia eterna. A 1h20 arriva a Monaco Liszt che è molto arrabbiato per la relazione con Cosima e teme lo scandalo; è perplesso anche sull'amicizia di Ludwig, chiede a Wagner dei suoi progetti futuri. Bülow non sta bene.
A 1h23 siamo in open air; poi in interni vediamo Pfistermeister con la regina madre e lo zio di Ludwig. I ministri sono preoccupati per Wagner, per le spese e per l'influenza che ha su Ludwig (che dovrebbe piuttosto sposarsi, dice lo zio). Pfistermeister dice che se si occupa di musica e se segue le sue idee romantiche, "almeno non farà danni". Intanto Wagner parla con Ludwig della sua musica, gli mostra lo spartito di Das Liebesverbot, una delle sue prime opere, definendola "peccato di gioventù". Poi esegue L'Olandese Volante al pianoforte per Ludwig: a Wagner questa musica ricorda la fuga da Riga, in nave, con la tempesta e inseguito dai cosacchi e dai debitori. Poi vediamo le prove del Tristano, Wagner con Bülow e cantanti, e Cosima. "Le parole sono importanti come la musica" sottolinea Wagner; che è paziente e comprensivo, ma anche molto esigente. Malvina e Schnorr von Carosfeldt sono i due cantanti, interpretati da Peter Hofmann e Gwyneth Jones.
 

A 1h31 Hans von Bülow dirige il Tristano; nello stesso tempo Ludwig è alle manovre con l'esercito. I dialoghi che seguono sono presi quasi sicuramente da lettere e saggi di Wagner. Cosima si appassiona al Tristano. Tony Palmer non metterà nulla dei Maestri Cantori, salvo qualche accenno e qualche passaggio in colonna sonora dei momenti più famosi.
A 1h34 vediamo modellino del futuro teatro, il cui tratto principale è l'orchestra nascosta e non più visibile, secondo i dettami di Wagner; così sarà il teatro di Bayreuth, ancora oggi in attività. L'architetto è Semper, amico di Wagner dai tempi delle barricate di Dresda. I ministri vanno da Ludwig, che trascura gli affari di Stato e parla quasi soltanto del Tristano. Wagner è assillato da persone che sapendolo vicino al re gli chiedono grazie e favori: una coppia vuole la grazia per il figlio condannato a morte, una donna forse pazza gli chiede con insistenza di proteggere il re. Il giovane Lassalle vuole sposare la figlia di un barone ma è ebreo e anche lui chiede aiuto a Wagner, che li manda via tutti spazientito compresi i genitori del ragazzo condannato. Scorrono immagini di Venezia, nel ricordo, sulla musica del Tristano. Bülow è perplesso per il teatro di Monaco dove verrà rappresentato il Tristano, vuole più spazio per l'orchestra e a questo scopo verrà sacrificata la platea, trenta posti in meno che scandalizzano la direzione del teatro. E qui Hans von Bülow (prussiano) commette una gaffe pesante, usando la parola "Schweinehunde" riferita ai bavaresi: "cosa vuoi che siano trenta posti in meno, trenta cani e porci bavaresi in meno che assistono allo spettacolo... ". La frase viene riportata dai giornali. Ne parla il ministro Pfordten (Ralph Richardson). Poi ancora Wagner e Cosima, la donna con l'ombrello continua a dire a Wagner "devi difendere il re", si parla ancora delle condanne a morte. Hans von Bülow è sempre più in difficoltà a Monaco, i giornali bavaresi titolano contro di lui "è ancora qui Bülow?" e questo si aggiunge alla proteste sempre più diffuse contro i costi di Wagner e della sua corte. C'è anche la questione dell'adulterio con Cosima, un pubblico scandalo. Cosima sta per dare alla luce la prima figlia di Wagner, che si chiamerà Isolde e nasce nel 1865, ma ufficialmente è sempre la moglie di Hans von Bülow, che dal canto suo continua ad essere fedele collaboratore di Wagner.

A 1h42 Ludwig legge delle proteste contro Bülow, in compagnia dei suoi cani; gli viene mostrato il ritratto di Wagner, molto costoso ed eseguito senza il preventivo consenso. Questo fa arrabbiare il re che ritiene di essere stato tradito nella sua amicizia. Vediamo le proteste di piazza per le spese wagneriane del re, con lancio di sassi contro le finestre di casa Wagner. Pfistermeier a colloquio con Wagner fa paragoni con la storia di Lola Montes e del nonno di Ludwig, Wagner ne è offeso ma Pfistermeister insiste (Lola Montes era una mantenuta...) e suggerisce a Wagner di lavorare con più celerità e di essere meno stravagante; inoltre sottolinea che ha un seguito di collaboratori troppo numeroso. C'è anche la questione religiosa: Wagner è un protestante nella Baviera cattolica. Pfistermeister, sempre molto gentile, suggerisce a Wagner come esempio la principessa Sophie, che esercita un influsso benefico su Luwdig. Nella scena successiva l'altro ministro Pfordten accenna in seguito a Pfistermeister dei pettegolezzi che circolano, cioè che Wagner che veste solo di seta, che porta abiti lunghi simili a gonne... Pfistermeister taglia corto, "Wagner ama solo se stesso".
A 1h50, a seguito delle proteste di piazza e dell'irritazione del re, Wagner si chiede se dovrà lasciare Monaco. Ne discute con Cosima, che è incinta. Se Ludwig continua a non riceverlo sono guai. Debiti, soldi... eterna questione per Richard Wagner. Il giornale "Bayern Kurier" insiste nella sua campagna contro Hans von Bülow (prussiano, oltretutto, in tempo di tensioni che sfoceranno nella guerra fra Baviera e Prussia). Wagner scrive una lettera a Ludwig, chiedendo di poter tornare alla sua amicizia. A questo punto si presenta il dottor Schauss, mandato da Parigi da madame Schwabe: chiede che venga onorata la cambiale firmata a suo tempo da Wagner. Nel controllare i conti dello Stato, il ministro Pfistermeister (Gielgud) dice all'altro ministro Pfordten (Richardson): "il teatro da solo provocherà la bancarotta dello Stato"
 

A 1h54 vediamo Ludwig a caccia e poi in barca con il suo giovane assistente. Cosima, incinta, prega per Wagner (lunga scena), pensa a Bülow e al Tristano. Bülow cura sua moglie Cosima incinta, a letto. Durante la caccia arriva la pace tra Wagner e Ludwig, i due tornano amici. Wagner sottolinea davanti al re che "l'odio che si cambia in amore" è il soggetto del Tristano. Cosima partorisce Isolde, c'è anche Bülow accanto a lei e a Wagner: è il 10 aprile 1865.
A 2h00 siamo alla mattina della prima del Tristano a Monaco di Baviera. I cantanti fanno le prove, il soprano Malvina nella vasca da bagno, il tenore Schnorr nelle stanze accanto. Arriva una lettera di Ludwig a Wagner, poi ne annunciano un'altra ma stavolta non è ancora Ludwig, come pensa Wagner, ma il pignoramento del debito con la Schwabe. I due addetti fanno l'inventario dei beni di Wagner, pianoforte compreso. Cosima si muove e va a chiedere un prestito, che ottiene; va con i due bambini (la piccola nella carrozzina, la maggiore mette i soldi nella carrozzina). Il banchiere chiede sornione a che nome deve dare il prestito: baronessa von Bülow, risponde Cosima. (non frau Wagner, come aveva suggerito il prestatore di denaro...)
A 2h06 da Wagner irrompe il tenore Schnorr: Malvina è senza voce. Si rimanda la prima, nascono nuovi pettegolezzi, si dice che forse Malvina ha la voce rovinata per sempre a causa dell'opera di Wagner (ma non è così, si riprenderà). Il ministro Pfordten ha assistito alle prove: cinque ore, niente arie, niente melodie, insopportabile. Pfistermeister replica che è meglio così, adesso Ludwig si accorgerà e si stuferà di Wagner. Un accenno al Ring spaventa i ministri: altre spese...
(qui a sinistra: una foto di Gwyneth Jones, interprete di Malvina)
A 2h10: il narratore dice che il teatro disponibile a Monaco è troppo piccolo per l'orchestra di Wagner, sarà un disastro. La prima va comunque in scena, dopo essere stata rimandata: è il 10 giugno 1865. Wagner inizia a scrivere la sua autobiografia su invito di Ludwig, "da pubblicare solo dopo la mia morte" (se ne legge un brano). Il narratore parla della morte di Ludwig, che ventun anni dopo si annegherà dopo aver ucciso il suo medico.
A 2h13 vediamo in scena il duetto dal Tristano, Gwyneth Jones appare bella anche quando sembra urlare. Ludwig se ne va prima della fine, col suo attendente, in treno. Vediamo l'esecuzione di "Mild und leise", il finale; Pfistermeister e i ministri sonnecchiano.
A 2h18 Bülow dopo la recita; immagini di Ludwig nel futuro, la scena in cui si annega dopo aver ucciso il dottore (mancano ancora vent'anni, accadrà nel 1886). Ancora i due ministri, interpretati da Richardson e Gielgud. Ludwig sul suo treno personale, nella sala macchine con i macchinisti. Finisce il Tristano, primo piano di Cosima sorridente. E' un successo, a sipario chiuso Wagner va a prendersi gli applausi con i cantanti (Kurwenal non si vede mai...) (idem gli altri personaggi dell'opera, vediamo solo Malvina e Schnorr, cioè Isolde e Tristan).
 

A 2h22 vediamo Cosima e Wagner con i tre bambini, il cane, in giardino. Bulow porta la notizia che Schnorr è morto, Wagner ne è molto colpito. Siamo nel 1865, il modo in cui Wagner prende la notizia nel film può trarre in inganno perché Wagner è davvero commosso e sorpreso, il tenore aveva solo ventinove anni. E' per questo che risponde "Schnorr chi?", la notizia è sconvolgente e inattesa. A quel tempo si disse che la morte del tenore era dovuta allo sforzo per interpretare l'opera di Wagner, ma non c'è nessun fondamento per pensarlo veramente e anzi alcuni sintomi fecero pensare a tifo o meningite fulminante. Di seguito vediamo i ministri bavaresi e la regina madre prendere posizione contro Wagner. Pfeuffer, capo della polizia (lo interpreta Laurence Olivier), fa la sua relazione lunga e dettagliata e non manca di ricordare che Bülow è prussiano. Pfeuffer dice che Ludwig usa i suoi soldi personali, ma che comunque prende troppo tempo con Wagner togliendolo ai suoi impegni di Stato. La relazione prosegue con le spese per i castelli e per la musica, davvero pazzesco.
A 2h26 vediamo i famosi castelli di Ludwig, con le note della "diana" dal Lohengrin che risuonano dalle torri: la sveglia del mattino. Wagner si desta al loro suono, nella seta e nel lusso della sua casa. Lutz, capo gabinetto del re, porta a Wagner un poema di Ludwig in suo onore; poi arriva lo stesso Ludwig che congeda bruscamente Lutz. Ci sarà uno spettacolo sul lago, sta portando di persona l'invito all'amico; inoltre regala un anello con zaffiro a Wagner. I ministri sono sempre più preoccupati per le spese ingenti del re.
 

A 2h31 Lutz dice a Wagner che sostituirà Pfistermeister nei suoi contatti con il re. Festa sul lago di notte, vediamo il cigno di Lohengrin. In privato, Wagner invita Ludwig a diventare davvero come Lohengrin, prendendo le sue decisioni da solo senza Pfistermeister e gli altri ministri, lo esorta a prendere le redini della Germania unita (in quel momento divisa fra 34 regni e principati). Si fanno collegamenti col passato della Germania, il tema dei Nibelunghi (e del drago) si fa minaccioso e insistito in colonna sonora.
A 2h37 arriva la notizia che Bismarck arma la Prussia; la guerra si avvicina, i ministri bavaresi si chiedono cosa fare con Wagner. Ludwig è pensieroso, poi vediamo Lutz con un messaggio del re per Wagner, che se ne deve davvero andare. E' il re stesso, l'amico Ludwig, a chiederglielo. Wagner non la prende bene, poi parte in treno ma da solo, Cosima e Bülow per ora restano (andranno via anche loro). Minna stavolta non c'è ad accompagnarlo, come accadde nelle altre occasioni; il narratore dice che Wagner l'ha trascurata, le mandava sempre meno soldi, non andava mai a trovarla. Burton-Wagner nega risolutamente tutto questo, ma ormai Minna è morta.
Minna muore il 25 gennaio 1866. L'otto marzo dello stesso anno, meno di due mesi dopo, Cosima abbandona il marito e va ad abitare con Wagner a Triebschen, nei pressi di Lucerna.

 

(3-continua)