E’ tempo che sia tempo

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4 pensieri riguardo “E’ tempo che sia tempo”

  1. È tempo – è tempo – è tempo
    di ridare il biglietto al Creatore.
    .
    Mi rifiuto – di esistere.
    Nel bailamme dei non-uomini
    mi rifiuto – di vivere.
    Coi lupi nelle piazze
    .
    mi rifiuto – di ululare.
    Con gli squali delle distese
    mi rifiuto di nuotare –
    giù – nella corrente delle schiene.
    .
    Non ho bisogno di cavità
    auricolari, né di occhi che vedono.
    Al tuo mondo dissennato
    una sola risposta – il rifiuto.

    MARINA CVETAEVA

  2. CORONA

    Dalla mia mano l’autunno bruca la sua foglia: siamo amici.
    Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a andare:
    il tempo torna al guscio.

    Nello specchio è domenica,
    nel sogno si dorme,
    la bocca profetizza.

    Il mio occhio scende sul sesso dell’amata:
    ci guardiamo,
    ci diciamo cose oscure,
    ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria,
    dormiamo come vino nelle conchiglie,
    come il mare nel raggio sanguinante della luna.

    Stiamo abbracciati alla finestra, ci osservano dalla strada:
    è tempo che si sappia!
    È tempo che la pietra si decida a fiorire,
    che all’inquietudine batta un cuore.
    È tempo che sia tempo.

    È tempo.

    PAUL CELAN

  3. Il poeta. 2.

    Ci sono al mondo i superflui, gli aggiunti,
    non registrati nell’ambito della visuale.
    (Che non figurano nei vostri manuali,
    per cui una fossa da scarico è la casa).

    Ci sono al mondo i vuoti, i presi a spintoni,
    quelli che restano muti: letame,
    chiodo per il vostro orlo di seta!
    Ne ha ribrezzo il fango sotto le ruote!

    Ci sono al mondo gli apparenti – invisibili,
    (il segno: màcula da lebbrosario)!
    ci sono al mondo i Giobbe, che Giobbe
    invidierebbe se non fosse che:

    noi siamo i poeti – e rimiamo con i paria,
    ma, straripando dalle rive,
    noi contestiamo Dio alle Dee
    e la vergine agli Dei!

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Versi a Blok. 1.

    Il tuo nome è una rondine nella mano,
    il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
    Un solo unico movimento delle labbra.
    Il tuo nome sono cinque lettere.
    Una pallina afferrata al volo,
    un sonaglio d’argento nella bocca.

    Un sasso gettato in un quieto stagno
    singhiozza come il tuo nome suona.
    Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni
    il tuo nome rumoroso rimbomba.
    E ce lo nomina lo scatto sonoro
    del grilletto contro la tempia.

    Il tuo nome – ah, non si può! –
    il tuo nome è un bacio sugli occhi,
    sul tenero freddo delle palpebre immobili.
    Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
    Un sorso di fonte, gelato, turchino.
    Con il tuo nome il sonno è profondo.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:
    sono gli alberi che vagano sulla terra notturna.
    Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,
    sono le stelle che di casa in casa peregrinano,
    sono i fiumi che il cammino cominciano a ritroso!
    E io ho voglia di venire da te sul petto – a dormire.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    L’amore
    è lama? È fuoco?
    Più quietamente – perché tanta enfasi?
    È dolore che è conosciuto come
    gli occhi conoscono il palmo della mano
    come le labbra sanno
    del proprio figlio il nome.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Superficialità! – Caro peccato,
    Compagna mia e nemica mia carissima!
    Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
    E la mazurka in tutte le mie vene.

    Da te ho imparato a non tener l’anello,
    Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
    A cominciare a caso, dalla fine,
    E a finire però sempre daccapo.
    A essere fuscello, e essere acciaio,
    In questa vita, in cui si può sì poco…
    A scioglier la tristezza con la cioccolata,
    E a sorridere in viso a chiunque passa!

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Versi per la Cecoslovacchia. Marzo. 8.
    O lacrime agli occhi!
    Pianto d’ira e d’amore!
    O Boemia in lacrime!
    Spagna nel sangue!

    O nera montagna
    che ha tolto ogni luce!
    È tempo – è tempo – è tempo
    di ridare il biglietto al Creatore.

    Mi rifiuto – di esistere.
    Nel bailamme dei non-uomini
    mi rifiuto – di vivere.
    Coi lupi nelle piazze

    mi rifiuto – di ululare.
    Con gli squali delle distese
    mi rifiuto di nuotare –
    giù – nella corrente delle schiene.

    Non ho bisogno di cavità
    auricolari, né di occhi che vedono.
    Al tuo mondo dissennato
    una sola risposta – il rifiuto.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Tu cercati amiche fiduciose,
    che non giustificano il prodigio col numero.
    Io so che Venere è impresa di mani;
    artigiano – io conosco il mestiere!
    Dagli alti e solenni mutismi
    sino a calpestare l’anima:
    tutta la scala divina – dal:
    io respiro – sino a: non respirare!

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Alla mia povera fragilità
    guardi senza sprecar parole.

    Tu sei di pietra, ma io canto.
    Tu sei un monumento, ma io volo.

    Io so che il più tenero maggio
    all’occhio dell’Eternità è nulla.

    Ma io sono un uccello e non incolparmi
    se una facile legge m’è imposta.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Ti ho versato nel bicchiere
    una manciata di capelli bruciati,
    perché tu non mangi, non canti,
    non beva, non dorma.
    Perché la giovinezza non ti sia gioia,
    perché lo zucchero non ti sia dolce.
    Perché tu non te la intenda nel buio della notte
    con la giovane moglie.
    Come i capelli tuoi d’oro
    sono divenuti cenere grigia,
    così gli anni miei giovani
    diventeranno bianco inverno.
    Perché tu diventi cieco-sordo,
    perché ti dissecchi come il muschio,
    perché ti dilegui come un sospiro.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

    Con me non bisogna parlare,
    ecco le labbra: date da bere.
    Ecco i miei capelli: carezzali.
    Ecco le mani: so possono baciare.
    Meglio però, fatemi dormire.

    Marina Ivanovna Cvetaeva

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