
. ….. … … …..
Condividi:
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
È tempo – è tempo – è tempo
di ridare il biglietto al Creatore.
.
Mi rifiuto – di esistere.
Nel bailamme dei non-uomini
mi rifiuto – di vivere.
Coi lupi nelle piazze
.
mi rifiuto – di ululare.
Con gli squali delle distese
mi rifiuto di nuotare –
giù – nella corrente delle schiene.
.
Non ho bisogno di cavità
auricolari, né di occhi che vedono.
Al tuo mondo dissennato
una sola risposta – il rifiuto.
MARINA CVETAEVA
CORONA
Dalla mia mano l’autunno bruca la sua foglia: siamo amici.
Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a andare:
il tempo torna al guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca profetizza.
Il mio occhio scende sul sesso dell’amata:
ci guardiamo,
ci diciamo cose oscure,
ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguinante della luna.
Stiamo abbracciati alla finestra, ci osservano dalla strada:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra si decida a fiorire,
che all’inquietudine batta un cuore.
È tempo che sia tempo.
È tempo.
PAUL CELAN
Il poeta. 2.
Ci sono al mondo i superflui, gli aggiunti,
non registrati nell’ambito della visuale.
(Che non figurano nei vostri manuali,
per cui una fossa da scarico è la casa).
Ci sono al mondo i vuoti, i presi a spintoni,
quelli che restano muti: letame,
chiodo per il vostro orlo di seta!
Ne ha ribrezzo il fango sotto le ruote!
Ci sono al mondo gli apparenti – invisibili,
(il segno: màcula da lebbrosario)!
ci sono al mondo i Giobbe, che Giobbe
invidierebbe se non fosse che:
noi siamo i poeti – e rimiamo con i paria,
ma, straripando dalle rive,
noi contestiamo Dio alle Dee
e la vergine agli Dei!
Marina Ivanovna Cvetaeva
Versi a Blok. 1.
Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.
Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.
Il tuo nome – ah, non si può! –
il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:
sono gli alberi che vagano sulla terra notturna.
Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,
sono le stelle che di casa in casa peregrinano,
sono i fiumi che il cammino cominciano a ritroso!
E io ho voglia di venire da te sul petto – a dormire.
Marina Ivanovna Cvetaeva
L’amore
è lama? È fuoco?
Più quietamente – perché tanta enfasi?
È dolore che è conosciuto come
gli occhi conoscono il palmo della mano
come le labbra sanno
del proprio figlio il nome.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Superficialità! – Caro peccato,
Compagna mia e nemica mia carissima!
Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
E la mazurka in tutte le mie vene.
Da te ho imparato a non tener l’anello,
Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
A cominciare a caso, dalla fine,
E a finire però sempre daccapo.
A essere fuscello, e essere acciaio,
In questa vita, in cui si può sì poco…
A scioglier la tristezza con la cioccolata,
E a sorridere in viso a chiunque passa!
Marina Ivanovna Cvetaeva
Versi per la Cecoslovacchia. Marzo. 8.
O lacrime agli occhi!
Pianto d’ira e d’amore!
O Boemia in lacrime!
Spagna nel sangue!
O nera montagna
che ha tolto ogni luce!
È tempo – è tempo – è tempo
di ridare il biglietto al Creatore.
Mi rifiuto – di esistere.
Nel bailamme dei non-uomini
mi rifiuto – di vivere.
Coi lupi nelle piazze
mi rifiuto – di ululare.
Con gli squali delle distese
mi rifiuto di nuotare –
giù – nella corrente delle schiene.
Non ho bisogno di cavità
auricolari, né di occhi che vedono.
Al tuo mondo dissennato
una sola risposta – il rifiuto.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Tu cercati amiche fiduciose,
che non giustificano il prodigio col numero.
Io so che Venere è impresa di mani;
artigiano – io conosco il mestiere!
Dagli alti e solenni mutismi
sino a calpestare l’anima:
tutta la scala divina – dal:
io respiro – sino a: non respirare!
Marina Ivanovna Cvetaeva
Alla mia povera fragilità
guardi senza sprecar parole.
Tu sei di pietra, ma io canto.
Tu sei un monumento, ma io volo.
Io so che il più tenero maggio
all’occhio dell’Eternità è nulla.
Ma io sono un uccello e non incolparmi
se una facile legge m’è imposta.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Ti ho versato nel bicchiere
una manciata di capelli bruciati,
perché tu non mangi, non canti,
non beva, non dorma.
Perché la giovinezza non ti sia gioia,
perché lo zucchero non ti sia dolce.
Perché tu non te la intenda nel buio della notte
con la giovane moglie.
Come i capelli tuoi d’oro
sono divenuti cenere grigia,
così gli anni miei giovani
diventeranno bianco inverno.
Perché tu diventi cieco-sordo,
perché ti dissecchi come il muschio,
perché ti dilegui come un sospiro.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Con me non bisogna parlare,
ecco le labbra: date da bere.
Ecco i miei capelli: carezzali.
Ecco le mani: so possono baciare.
Meglio però, fatemi dormire.
Marina Ivanovna Cvetaeva
Grazie per tutto quello che ci hai dato, Francesco. Grazie per quello che mi hai dato. Che l’eternità sia una poesia senza inizio né fine. Ti abbraccio