Un interessante descrizione di come si diventa ebrei, senza credere in Dio.
E' esattamente quello che è successo a molti ebrei lontani dalla cultura ebraica e dalla religione durante il fascismo, è quello da cui sono stata risparmiata io essendo convertita alla nascita (mia madre non è ebrea) ed è quello che non è accaduto ad Amery, ebreo senza alcun legame con l'ebraismo, morto suicida dopo Auschwitz, orfano della sua haimat tedesca e deprivato definitivamente della sua anima.
Da parte di molti antisionisti, e paradossalmente di molti ebrei, questo "ritrovarsi" ebrei proprio malgrado e sentirsi tali senza credere e - quel che più conta - senza "osservare", non è visto con simpatia.
I primi pensano che si tratti di uno strano trabocchetto per ottenere qualche non meglio identificato vantaggio. Un passaporto in più, la possibilità di lagnarsi delle persecuzioni, magari un bell'appartamento a Sderot.
I secondi vedono questa identità povera di contenuti culturali e religiosi come una sorta di "resa" all'agenda del nemico. Non si può, dicono, costruire la propria identità sotto il diktat del tuo "nemico".
Io dico invece che non è ne' bello ne' brutto, semplicemente è un dato di fatto "naturale", quasi fisico, e inevitabile. Quando il grado di casino supera una certa soglia la bestia si sveglia e chiede il suo tributo, e se ti chiami Cohen o sei fuori - e devi dichiararti "contro" al di là di ogni possibile equivoco e sfaccettatura - o sei dentro, e fortunatamente finora si può essere "dentro" l'ebraismo senza subire alcun diktat.
Oppure finisci come Amery, senza identità. E allora sei morto.
sabato 14 febbraio 2009
o sei fuori o sei dentro
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giovedì 27 novembre 2008
gli storici israeliani e la pratica dell'antisionismo
qua, il thread lanciato su ice (it.cultura.ebraica)
Mi è arrivato - in pdf sulla mail di rosalucsemburg - un articolo di tal Shlomo Sand, uno storico israeliano.
La tesi di questo signore è che la diaspora non sia conseguenza dell'esilio, ma del proselitismo ebraico. Non ho assolutamente strumenti per giudicarne la validità storica, ma al di là del contenuto mi allibisce la fallacia logica delle conclusioni politiche: secondo questo "antisionista" di professione infatti questa "scoperta" minerebbe la legittimità dello stato ebraico.
Personalmente non ho mai pensato che la legittimità dello "stato degli ebrei" fosse da fondare su una continuità "etnica" con l'antichità: a prescindere da quale sia la realtà storica di quella antichità. La legittimità "giuridica" si fonda - come tutti gli stati del mondo - sul fatto stesso di esistere e di essere riconosciuti come nazione. L'idea di fondare uno stato ebraico non è nata su basi biblico-religiose, ma come risposta alle persecuzioni - tutt'altro che mitologiche - che si sono dimostrate con ogni evidenza endemiche indipendentemente dal grado di assimilazione degli ebrei stessi. Avevano altra scelta, gli ebrei, a parte fondare uno stato, per la loro sopravvivenza non solo collettiva ma come individui? E se non l'avevano (io penso che non l'avessero, e qui inizia e si conclude il mio "sionismo") in quale altro posto avrebbero dovuto fondarlo se non nella terra a loro cara - non importa quanto per motivi storici o mitologici - dove per vicende di cui gli ebrei non sono responsabili non esisteva ne' era esistito uno stato sovrano, terra contesa con un popolo le cui leadership avevano perduto la guerra alleandosi fattivamente con i nazifascisti?
In quale altro caso al mondo sarebbe pensabile mettere in discussione la legittimità di una qualsiasi forma amministrativa in base ad una ricerca storica su fatti avvenuti migliaia di anni prima?
venerdì 18 luglio 2008
martedì 13 maggio 2008
gli ebrei e la destra
Non entro nel merito della prima parte del post Tsunami, del buon vecchio Nahum, anche perchè mi dà (se pure acidamente, ma non si può cavare il sangue da una rapa) ragione.
Rispondo invece alla seconda parte del suo post, dove dimostra di avere colto granchè di quello che ho scritto.
Innanzi tutto non ho mai detto di "capire" la disperata volontà di legittimazione di Fini.
Ho detto, casomai, che quel primo gesto - andare in Israele - era stato, anche per me, rassicurante. Grazie a quel gesto Fini abbandonava, e solo a livello simbolico, il suo elettorato più violentemente antisemita al suo destino.
Così è stato: gran parte dei suoi ex camerati oggi lo dipingono come servo del giudaismo mondiale, la lacerazione è stata imponente e definitiva, e sotto ogni profilo positiva.
Sospetta e preoccupante è invece la ridondanza attuale : Sventolar di bandiere e di dichiarazioni, processioni in sinagoga, i naziskin picchiano a morte un poveraccio e Fini non trova niente di meglio che tirar fuori la sinistra antisemita. Proprio così: il filogiudaismo mi puzza e mi allarma: siam quattro gatti, portiamo zero voti, che significato ha questa sovraesposizione? da parte di ex fascisti, poi! E' assolutamente speculare all'ossessione antigiudaica: mi pare una visibile trappola e trovo preoccupante che ci si caschi.
Nahum poi si turba perchè ha l'impressione - del tutto sbagliata - che io voglia suggerire agli ebrei quello che devono fare. No: prendo atto semplicemente di una cosa: gran parte dei rappresentanti istituzionali e pubblici delle comunità ebraiche italiane hanno delle posizioni che non condivido (posso essere incazzata con i miei concittadini e noi non i miei correligionari? E perchè mai?)
Se è lecito criticare e/o disprezzare le posizioni di Moni Ovadia, dovremmo astenerci dal farlo con quelle di Pacifici o Fiamma Nirenstein? Dovrei gioire del fatto che gli ebrei votino e si candidino per gente che dichiara che "i Rom sono una mafia, e che bisogna limitare l'accesso di "certe etnie"", solo perchè sventolano un giorno sì e l'altro pure bandiere israeliane?
Ho - come ebrea - un interesse specifico, sissignore, a non mandare clericofascisti al governo, e non apprezzo i miei correligionari che votano Alemanno perchè la sinistra è "antisemita" (ma chi, Veltroni? Rutelli?)
Chi si rallegra della sovraesposizione degli ebrei e di Israele è egocentrico ed ingenuo.
Quanto al fatto che gli ebrei siano antifascisti per definizione o per propria natura, è qualcosa che non ho mai detto e che è contraddetta dai fatti. Gli ebrei sono stati fascisti esattamente come tutti gli altri italiani: è lecito aggiungere che hanno fatto male?
Che non avevano allora - e non hanno neanche ora - alcun interesse ad associarsi con clericofascisti antidemocratici?
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venerdì 25 gennaio 2008
il mio libro per la biblioteca della memoria
Hans Mayer, austriaco di padre ebreo e madre cristiana, nato e vissuto senza alcun rapporto con la sua origine ebraica, viene deportato ad Auschwitz e diventa ebreo suo malgrado. Un ebreo - come si definisce - senza Dio, senza storia, e senza speranza messianica nazionale. Tradito e abbandonato dalla cultura che lo ha nutrito e gli ha dato una identità, a guerra finita rinuncia al suo nome tedesco, diventa Jean Amery e descrive la sua esperienza di deprivazione identitaria in Intellettuale ad Auschwitz, che è il libro che io scelgo di aggiungere alla virtuale biblioteca della memoria cui il mio amico Mmax mi invita a contribuire.
Ma la perdita di se' non è recuperabile, e Jean Amery muore suicida.
Scelgo questa esperienza estrema e disperata perché Amery è mio fratello, perchè io stessa mi sento ebrea per condizione più che per scelta e nel contempo, grazie anche a lui, sono persuasa che sia non solo possibile ma necessario coltivare una identità ebraica pur essendo lontani dalla religione e dalla tradizione. E scelgo Amery perchè mi pare spazzi via a suo modo qualsiasi tentativo di "normalizzare" il crimine ideologico nazista, qualsiasi tentativo di dare senso. Quel crimine - ne sono convinta - è peculiare, speciale e diverso dai molti crimini che hanno fatto la storia e continuano a plasmarla: una furia autofaga deprivata di qualsiasi ragione razionale e pragmatica, una operazione in perdita, un odio superstizioso che ha il suo scopo e la sua ricompensa in nient'altro che nel suo dispiegarsi.
Ogni violenza che ricerca una ricompensa può essere placata, ma non si può placare la violenza che ha in se' il suo premio.
Passo il testimone alla inquilina di Zulawskiego, ebrea leggiadra, a Falecio, che pur distante mi è simpatico, a Giulietta di Psicocafè, che potrebbe avere qualche libro interessante nel suo campo, al mio amico Maus, che così lo costringo a parlare di cose serie, e alla cara Candide, che così magari si decide ad aggiornare il blog.
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martedì 8 maggio 2007
ossimori
Da una scatola di azzime biologiche alla farina di kamut, l'incredibile ossimoro -a mio avviso straordinariamente significativo- e tragicamente comico: ostentare (millantare) e nascondere al tempo stesso! Un po' come l'amore di Asor Rosa per gli ebrei morti, o le famose, sbandierate origini "giudaico - cristiane".
Dell'inesistenza dell'esistente.
Dalla tradizione millenaria, il pane azzimo contenuto in questa confezione è realizzato secondo le più rigorose prescrizioni. Solamente acqua e farina di prima molitura la compongono, senza l'aggiunta di grassi. Lavorato sottilissimo per aumentarne la naturale fragranza, come migliaia di anni fa viene cotto su una superficie rovente. "Uno ad Uno" dalle sapienti mani delle nostre maestranze, come impone la tradizione.
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sabato 31 marzo 2007
azzime jap
Le azzime, o mazot, ovvero quelle gallette senza lievito che servono a ricordare a noi judios gli stenti patiti in Egitto, oltre che da monito per non farci gonfiare troppo del nostro peggior vizio: l'orgoglio; quelle ingiuriate da secoli, l'ultima volta il febbraio scorso; quelle tornate di moda al grande pubblico, che magari non crede in Dio, ma crede nelle intolleranze alimentari - fede non tanto spirituale ma pur sempre fede - quelle gallette, insomma.
Come dividerle in due parti uguali: istruzioni per l'uso in giapponese.
Da domani a martedì sarò a Torino a festeggiare la pasqua, ci si vede.
giovedì 8 febbraio 2007
due parole sui miei avi cannibali
Ma due parole le voglio dire lo stesso.
La prima accusa di omicidio rituale risale al XII secolo, e a tutt'oggi è uno strumento sempreverde ed efficace di denigrazione degli ebrei . Sono passati mille anni: quella calunnia ripetuta in quest'arco infinite volte, è stata un motore di stragi perpetuo e ciclico. Anna Foa dice - su Repubblica - e con quanta ragione! che una dichiarazione come questa avrebbe dovuto essere documentata da fatti molto solidi, da fonti nuove e incontrovertibili.
Così non è: la tesi millantata come nuova è vecchissima: non ci sono però nuove fonti, il perno sono le stesse dichiarazioni degli accusati, sotto tortura, che avevano scagionato gli ebrei da quella accusa.
In quest'epoca tormentata, dove la scomparsa delle distanze tra luogo e luogo rende le identità più incerte, dove la fine incombente delle riserve energetiche sta spaccando il mondo in due, e dove gli ebrei hanno la disavventura di abitare un territorio di confine, gravido di minacce e pericoli, l'odio antiebraico cova sotto le ceneri. Da sempre considerati gli agenti occulti della mondializzazione, e causa prima di tutte le guerre, gli ebrei incarnano un ruolo. Poco importa la Cina, il petrolio arabo, la crisi energetica, i computer: intervistati sulle cause della grave situazione internazionale, la maggior parte degli italiani non ha dubbi. La causa è Israele. Ovvero gli ebrei.
Una inibizione tuttora forte fortunatamente impedisce di rilasciare dichiarazioni apertamente antisemite sui media, ma la domanda c'è, eccome se c'è. Da un po' di tempo noto che per un ebreo, salire agli onori delle cronache e guadagnare denaro facile può essere estremamente semplice e poco impegnativo. Basta diventare un ebreo che denigra gli ebrei. Israel Shamir, Finkelstein, Gilad Azmon: personaggi spesso di nessuno spessore umano ne' culturale, improvvisamente diventano interessanti, famosi, conosciuti. E campano di una rendita di posizione data da un'unica attività: denigrare gli ebrei.
Chi vuole parlare dell' "industria dell'Olocausto" della "manipolazione mediatica" e cavalcare allegramente tutti i buoni vecchi cavalli di battaglia - sempre uguali - dell'odio antiebraico, ha lì pronto un testo di un qualche perfetta nullità - dotata dell'unica caratteristica di essere un ebreo antisemita. Se lo dice lui che è ebreo, non può essere una dichiarazione razzista.
Ho sentito Ariel Toaff alla radio (Farenheit, si può ascoltare da qui) dire "sono stato un ingenuo, non pensavo che il mio libro suscitasse reazioni tanto emotive" e ancora "non vedo che collegamenti ci possono essere tra [la credenza degli] omicidi rituali e la Shoah.
Si può davvero pensare che questa "ingenuità" sia credibile? Un libro che rimette in discussione gli studi precedenti, che scagionavano gli ebrei dall'accusa?
Forse chi non è molto addentro a questioni ebraiche, può pensarlo, ma un ebreo (uno storico ebreo) non può neanche per un attimo pensare che il sostenere che gli ebrei (alcuni, pochi, molti) impastassero effettivamente le azzime con il sangue, che Simonino da Trento sia stata una vittima di un omicidio rituale, sia una cosa che "non suscita reazioni emotive" leggi terrore negli ebrei.
Questa sua immagine di storico/entomologo, preso a sezionare i suoi insetti, scienziato e incurante del contesto, è patetica, assurda, e tradisce malafede.
Certo, è impossibile sapere se A.Toaff abbia resuscitato il cadavere della calunnia del sangue per denaro, per il successo, per ribellione all'autorità paterna, autoaffermazione, per nutrire il suo ego di "scienziato che non si ferma di fronte a nulla" ma è bene che sappia che la sua "ingenuità" non è minimamente, assolutamente credibile.
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domenica 24 dicembre 2006
natal tov [cit]
Cosa farebbero gli ebrei, se festeggiassero il natale. [hat tip: andrea/nahum]
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