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lunedì 24 marzo 2008

per il tibet, ma l'anticomunismo l'è morto

Sono amici miei, quelli che hanno aperto questo blog, ed essendo il mio appoggio per il Tibet - per quanto totalmente inutile - scontato (soprattutto se si tratta del Dalai Lama, che anche lì ci sono scalmanati nazionalisti che mi stanno sulle balle come dappertutto) metto sul mio blog la pecetta, che peraltro esteticamente è pure caruccia.
Purtuttavia - essendo la mia specifica ragione sociale quella di scassare la minchia, con particolare riferimento agli amici - decido di metterla in un post e non nell'area eterna del blog per due motivi. Il primo - meno importante - è che ho una idiosincrasia per le pecette. Il secondo è che l'impostazione di questo blog mi pare del tutto anacronistica. Contrariamente a quello che pensa Uriel ritengo che la Cina non sia un paese comunista, ne' penso che "dittatura" e "comunismo" siano sinonimi.
Il comunismo è totalmente, incontrovertibilmente, rovinosamente franato addosso a se' stesso. Esso non esiste più ne' come realtà ne' come prospettiva.
Essere attivamente anticomunisti oggi è come essere antisionisti: significa fondare la propria identità tramite la resurrezione di zombie: una ideologia morta, come il comunismo, o che avrebbe esaurito la sua ragione di essere, come il sionismo, costretto a sopravvivere a se' stesso a causa dei suoi antagonisti. Persino per Berlusconi l'anticomunismo è diventato un'arma troppo logora.
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