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domenica 10 settembre 2017

l'occasione

Da ciò che leggo, mi pare che ancora una volta si stia perdendo l’occasione di parlare di cos’è uno stupro, cioè un atto di prepotenza, di potere, un sopruso a danno di un più debole (senza limiti di genere e di età), per continuare a fare le solite dietrologie socio-politiche. Ancora una volta, cioè, si parla non delle vittime di suddetto potere, se non come pretesto, né dei meccanismi che le rendono prede, ma di chi quel potere ha esercitato e solo per decidere chi sono i “veri” cattivi: se i giovani neri immigrati o i carabinieri armati di pistola, in questa sorta di romanzetto criminale che appassiona tutti, senza commuovere realmente nessuno.

venerdì 15 aprile 2016

fame

Sono in studio. La porta si apre ed entra un nero sventolando un accendino. Gli dico, scocciato: No, senti, non mi interessa. Mi risponde: No, non mi frega nulla, ho fame, dammi almeno una moneta, ho fame, per favore non mangio niente oggi, ho fame. Ripete tre volte ho fame, con una paura nella voce che viene da tremare anche a me, e senza nemmeno sapere come mi alzo e tiro fuori il portamonete. Gli compro due panini e una bottiglia d'acqua da un litro. Lui mangia i due panini di fronte a me, il primo senza nemmeno gustarlo, per solo bisogno, il secondo con più gusto, ma sempre troppo veloce. E beve, dopo, il litro d'acqua quasi tutto in un sorso. Di fronte a me, in piedi, sulla porta del mio studio. Poi, sazio, mi dice grazie, e mi stringe la mano, me la stringe così forte, con tanta di quella gratitudine che ancora mi sento la pressione sulla pelle. La gente che passa davanti allo studio ci guarda come si guarda un cartone animato, con troppo lieto fine per essere credibile. Intanto, da qualche parte in Europa, ci sono persone che parlano di alzare muri e chiudere fuori questa gente, ma fuori da cosa? Dicono di farlo per il bene di tutti, ma io mi chiedo come fanno a non sentirsi degli stronzi se io, solo che uno mi dice che ha fame, mi sento subito colpevole.

lunedì 11 gennaio 2016

stella nera/ buco nero

Devo essere sincero, nell'ultima settimana mi sono successe queste due cose a loro modo traumatiche: 1) mi hanno inserito su Fb in un gruppo segreto del mio vecchio liceo attraverso cui mi bombardano quotidianamente di vecchie foto dei primi anni '90 con dentro persone di cui non mi ricordo più nemmeno il nome ma che continuano a scrivere che quelli sono stati i migliori anni della loro vita (e non riesco a immaginare cosa deve essere stata la loro vita nei vent'anni successivi per dire una cosa così assurda) e 2) è morto David Bowie che proprio in quegli anni ho cominciato ad ascoltare (lui e Lou Reed) e da allora, fra alti e bassi, non ho più smesso. E devo dire che, se dovessi indicare qual è l'evento più traumatico dei due, direi che è l'inserimento nel gruppo segreto, mi mette un disagio addosso che Bowie manco per sogno ci è mai riuscito. Con la differenza che Bowie, morto, ha ancora tempo per rimediare, ha tutta la mia vita che si aggiunge alla sua per continuare a lanciarmi messaggi dalla stella nera che si è scelto come casa (quasi fosse un Piccolo principe versione dark); il gruppo del liceo, anche continuando a postare foto di jeans a vita alta e belle frasi un po' melense, è qualcosa di talmente perduto e lontano nello spazio/tempo che può solo finire com'è cominciato, in un buco nero della memoria.

sabato 9 maggio 2015

idea per una installazione dal titolo: cosa penso di voi

Tutto si svolge su una sorta di mappa del mondo in scala. Sul Nordafrica sono segnate delle tracce per il posizionamento dei piedi, in modo che chi si posiziona sopra dia le spalle all’Europa. Poiché la nostra è una installazione razzista le tracce sono indicate dalla targa: “questo è il posto dei negri”. Proprio per questo, nelle tracce devono posizionarsi categoricamente persone di colore, le quali non hanno la possibilità di spostarsi sul resto della mappa. I neri che scelgono di posizionarsi lì devono restare immobili per un certo periodo di tempo, senza bere né mangiare né sedersi. L’unica azione che è concessa loro è quella di piegarsi su se stessi fino a restare col culo sospeso sull’Europa, e svuotarsi delle feci. I neri possono svuotarsi anche più volte e sono loro a determinare la fine della performance. Se però il nero in posizione non si svuota, la performance non può concludersi. Il pubblico che sceglie di assistere alla performance viene chiuso nella stessa stanza col nero ed è costretto a restare lì, intorno a lui, fino al suo svuotamento. Quando il nero si svuota sull’Europa, tutto il pubblico deve categoricamente applaudire l’azione. Se qualcuno non applaude, allora verrà costretto dal personale della galleria a calpestare l’Europa, camminandoci sopra più volte fino a imbrattarsi le scarpe delle feci del nero. Il pubblico è anche caldamente invitato a fare dei selfie durante la performance e a metterli in rete, usando l’hastag: #cosapensodivoi.

martedì 12 marzo 2013


Non sarà il tuo vuoto a chiudermi nel cerchio
non sarà lo spazio vuoto di un teatro
di Malevic tatuato sul tuo braccio
se
piegato il cerchio a frantumata notte
la perfetta solitudine di un angolo ha mancato
il nero pieno di bandiera aprile dunque
per rifarsi.

domenica 27 gennaio 2013

ho un buco nello stomaco

Ho un buco nello stomaco
ferita da mattino. Fuori
gli storni cantando
rubano degli alberi il cuore.

Nulla hanno a che fare
– dicono – con te
con il tuo ammanco. Piove
qui persino sul bagnato.

Hai preso la porta senza stile
senza piangere neppure
se ridevo e mordi ghiaccio
per nascondere dolore!

Ma una domenica qualunque
– senza data – cosa conta
soffrire chiusi in casa?
Orgoglio per dirsi così poco.

Che l’ammanco era
prima di te nel cuore.
E la resa studiata a tavolino
a rimare con destino.

Perché vedi la maschera che porto
nera – un tuo regalo –
pare sempre fuoriposto
sul mio naso poco eroico.

E non per questo non ti amo.

lunedì 19 novembre 2012

estrarre la bellezza dalla bestia...

Estrarre la bellezza dalla bestia
questo l’imperativo la scommessa
cercare un punto d’armonia con lo spazio
e stringerlo intorno al tuo dito
per scoprire nella geografia dell’unghia
la fragilità dell’osso il nero
dello smalto.

Questa è la mia vita oggi
abituarmi a essere con te
nella tua assenza nella nostra
svagata lontananza o inettitudine.