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sabato 25 febbraio 2017

Il pollo fritto, me e l'MTC


Sono mesi che non scrivo e sicuramente anni che non lo faccio con passione e, sicuramente, se non fosse per Alessandra per questa community e poche, poche altre persone per cui nutro un profondissimo rispetto prima ancora che un sincero affetto non sarei ancora qui oggi a scrivere su questo blog. La cucina è ancora la mia vita e se possibile lo è ancora di più, tutto è cambiato dalle prime volte che ho calcato questi "palcoscenici", troppo poco è cambiato invece nel modo di fruirne. È colpa mia lo so, ma non mi sento a mio agio, la cucina per me è diventata rigore, metodo, tecnica. Capisco che per molti è ancora divertimento, un modo per distendere i nervi dopo brutte giornate o solo un modo per veicolare una passione e capisco anche che magari friggere un pollo sembra una cosa da fare con leggerezza perché in fondo è solo una frittura. Per me non è più così. Una frittura ha la stessa importanza di una meringa, di una sette veli, di un eclaire perfetto. La cucina ad occhio non mi appartiene più, ma non per questo sto qui a sentenziare su chi la vede diversamente, sono solo punti di vista, per alcuni, per me è lavoro! Detto questo mi scuso se in qualche modo vi sono sembrata saccente, o esagerata, o la maestrina di turno, ma non sperimentare non mi diverte più. 

I cosci di pollo fritti
Alias 
Pollo marinato in aceto di ribes affumicato con legno di ciliegio, panatura all'italiana con barbabietole laccate alla senape accompagnate da senape homemade alla birra e pickles di puntarelle 

Ci vuole più tempo a scrivere il titolo che a descrivere tutta la ricetta 😂😂 


Non mi dilungo perché altrimenti non arrivate alla seconda riga. Procederò come se procedessi alla mise en place, quindi come se adesso cucinassimo insieme per giorni! Fate conto di rimanere qui con me per i prossimi due giorni. Oggi allora cominciamo con le barbabietole, e faccio subito una considerazione, avrei potuto essiccarle e ridurle in farina, ma mi sono complicata la vita ed ho deciso di laccarle a fine processo spennellandole con un mix di senape e miele, perché ripensando alla ricetta finale mi mancava un po' di piccante e la senape faceva al caso mio. Sto già divagando! Cominciavamo dalle barbabietole, le ho affettate a circa 3mm di spessore e le ho essiccate a 45 gradi per 12 ore cambiando l'ordine dei cassetti per un paio di volte, quindi le ho spennellate con il miele e la senape e riacceso l'essiccatore sempre a 45 gradi per altre 5 ore, rigirandole dopo due ore e mezza e laccando anche l'altro lato. 
Non avete l'essiccatore? Non c'è problema! Usate lo stesso metodo che usate per cuocere le meringhe, forno al massimo, spegnete, infornate la placca con le fettine di barbabietola  spegnete il forno, lasciate un piccolo spiraglio per permettere all'umidità di fuoriuscire e andare a dormire, sicuramente il giorno dopo ci sarà bisogno di dargli un'altra "bottarella" rigirando le fettine ma vedrete che verranno perfette. Stessa cosa per laccarle dall'altro lato. Vi sembrerà una cosa da pazzi, in realtà se ci riflettete bene vi prenderà pochissimo tempo e nella costruzione della ricetta farà la differenza. Mentre le fettine sono lì nel sollazzo pensiamo anche alla senape, niente di più facile, basterà riunire tutti gli ingredienti in un barattolo sterilizzato, chiudetelo e riponetelo in frigorifero, ricordatevi solo di agitarlo un paio di volte al giorno. Ho marinato in aceto di ribes, quindi vediamo insieme come prepararlo; non è altro che un principio di macerazione, ho messo a bagno in aceto di mele un pugno di ribes lavati e ben asciugati, li ho lasciati nell'aceto per 24 ore, naturalmente the more the better quindi più li lasciate lì a bagno poi trasferiranno colore e profumi all'aceto. A questo procedimento aggiungo un altro modo per trasferire l'odore di fumo, direttamente preso in prestito dal mondo della miscelazione, ho abbrustolito sulla fiamma due pezzi di legno di ciliegio che ho poi mesi a bagno nell'aceto insieme ai ribes, promettetemi che proverete! 
Siamo sempre al giorno uno e le barbabietole stanno seccando, l'aceto sta riposando e la senape inizia a diventare tale. 
Giorno due!
Passiamo alla marinatura del pollo, io lavoro sempre a temperatura ambiente, e parlo sia di pollo che di ingredienti che agiranno su di esso, quindi pollo fuori dal frigorifero almeno un'ora prima di cominciare a lavorare, è pollo con osso quindi lo steso impegno che ci vuole per far riscaldare la carne fino al cuore durante la cottura dovete averne per farlo arrivare a temperatura ambiente, si parla di un rapporto intimo dategli tempo!  Ho marinato solo in aceto in purezza per cui è stata una marinatura veloce per non dare il via a nessuna cottura, in una ciotola di vetro ho coperto i cosci di pollo con l'aceto, lasciando cadere anche qualche frutto, io li ho pestati leggermente e lasciati tutto lì a bagno per circa un'ora e mezza o fino a tre, se riuscite rigirateli ogni tanto. Step 3 le puntarelle sott'aceto, la ricetta è la stessa che della Fede che trovate sul sito MTC, l'amaro è spesso trascurato nei piatti, io trovo che esalti perfettamente le acidità e tutte le sensazioni di freschezza. Ho tagliato le cime delle puntarelle a metà, in quattro quelle eccessivamente grandi quindi le ho invasate proprio come trovate scritto nel post. Il riposo in frigo è durato circa sei ore. Ci avviciniamo alla frittura, fino ad ora ho parlato naturalmente solo della mia versione, quella creativa perché per l'altra versione ho usato la splendida ricetta di Silvia, quindi scolate i cosci sale marinate, sia dall'aceto che dal latticello e lasciateli ad asciugare su una gratella per circa una mezz'ora. 

Mentre i cosci sono lì a riposo prepariamoci alla panatura, io vi dico la verità dopo aver provato il metodo del sacchetto di Nigella nessuno mi convincerà mai a tornare indietro! Ho preparato due sacchetti, nel primo ho messo solo farina, nel secondo le barbabietole laccate e un pugno di farina e le ho pestate lasciando dei pezzi un po' più grandi. 
Ci siamo allora ultimi tocchi e il piatto è pronto, io ho frullato leggermente la senape per darle corpo, ma non ho filtrato perché mi piaceva leggermente crunchy, ho scolato le puntarelle e le ho condite con un paio di cucchiai d'olio. Ci siamo! Panate i cosci, il primo va passato prima nell'uovo e poi tuffato nel sacchetto con la barbabietola, premete per far aderire bene i pezzetti, l'altro coscio va messo direttamente nel sacchetto con la farina. Mettere su l'olio è l'ultima cosa da fare, come già sapete io friggo in extravergine e misuro la temperatura con un termometro, non perché sono una fighetta ma perché la cucina è rigore. Non friggo oltre i 160 gradi perché questa sarà una cottura prolungata, per i miei cosci per esempio ci sono voluti 20 minuti a 150 gradi. Come vi dicevo nel gruppo io faccio sempre riferimento alla temperatura di sicurezza che per il pollo con l'osso è tra i 78 e gli 82 gradi al cuore, questo mi permette di essere assolutamente sicura che il pollo che sto servendo è cotto, non c'è bisogno di fare prove!  
Per la ricetta di Silvia, vi lascio alla sua descrizione che trovate qui



A questo punto cosa aggiungere, scolate i cosci asciugateli salateli e godeteveli! Non voglio rompere le scatole anche col sale ma la prossima volta vi beccate pure quello! 


Ingredienti: 


6 cosci di pollo
1 litro di olio extravergine di oliva

per le barbabietole laccate:
2 barbabietole tagliate a fettine
2 cucchiai di miele di acacia
2 cucchiai di senape alla birra
un po di pazienza!
per la senape alla birra:
50 gr di senape in grani ( io non avevo i grani di senape neri ma li avessi avuti avrei fatto metà e metà ) 
50 ml di aceto di mele ( se non potete mangiare le mele l'aceto di riso è perfetto ) 
150 ml di birra bionda ( io ho usato una lager ) 
1 cucchiaino di curcuma ( mi serve per il colore ) 
1 cucchiaino di miele di acacia 
la punta di un cucchiaio di peperoncino di Cajenna 
per l'aceto di ribes:
150 gr di ribes 
due chips di legno di ciliegio
500 ml di aceto di mele ( o di riso ) 
per le puntarelle in salamoia: 
500 gr di puntarelle 
per la panatura:
1 uovo intero
2 cucchiai di farina
barbabietole laccate 


Con questa ricetta partecipo all'MTC n° 63 ovvero del pollo fritto 



martedì 29 ottobre 2013

I Caniscioni di Gaeta per la #SwissCheeseParade


Altra ricetta per la #SwissCheeseParade, stavolta dalle strade di New York partiamo per i vicoli di Gaeta, tra le strade che odorano di salsedine, in cui contadini e pescatori hanno condiviso tanto. Gaeta è un posto povero di frasche, il forno era comune, pane e tielle venivano cotte tutte insieme solitamente di domenica, giorno in cui le famiglie facevano scorta di pane per la settimana che arrivava, per cui gli altri giorni lo stesso impasto per la tiella veniva fritto in grandi catini pieni di olio rigorosamente di olive autoctone, prenendo il nome di caniscione. La cucina della mia terra come ho detto spesso ha subito tante dominazioni, ma è rimasta incantata dai Borboni, tanto che Ferdinando IV usava mischiarsi al popolo per vivere appieno la vita di ogni giorno, fu lui a quanto sembra a portare tiella e caniscioni alla fama che hanno adesso e, da scritture del tempo, l'olio doveva sgrondare fino ai gomiti perchè fossero davvero buoni. Naturalmente adesso non sarebbe concepibile una cosa del genere, ho comunque mantenuto la frittura in extravergine da olive di Gaeta, ma a temperatura controllata, ne ho fatte più versioni di cui vi illustrerò il contenuto, anche se in fotografia appare solo la versione più famosa, o forse solo più mangiata :)



I caniscioni di Gaeta

Ingredienti:
600g di farina ( per me 400g di fanina di grano Verna e 200g di farina 00 bio )
2 tazze di acqua tiepida
2 cucchiai di olio extravergine
1 cubetto di lievito di birra
1 cucchiaio di sale
1 cucchiaino di zucchero
per le farciture:
ricotta e salsiccia:
400g di ricotta di mucca
200g di salsiccia di Monte San Biagio
100g di gruyere
basilico
pepe nero

scarola e olive:
1 cespo di scarola
1 manciata di olive bianche di Gaeta
1 peperoncino secco
100g di Sbrinz

cipolla e formaggio:
300g di cipollotti
pepe nero
1 foglia di alloro
100g di gruyere

Preparazione:

Cominciamo dalla pasta, mescolate la farina con il sale e formate una fontana, sciogliete il lievito nell'acqua con lo zucchero, quindi versatelo nel cratere della fontana e cominciate ad impastare, aggiungete l'olio d'oliva e impastate fino ad ottenere una massa piuttosto elastica, morbida ma non appiccicosa, provate ad allungarla, si deve tendere senza strapparsi, formate un panetto e mettetelo a lievitare sotto una ciotola per un'oretta. L'impasto è lì che lievita, intanto prepariamo i ripieni, la scarola va lavata e lasciata a foglia intera, io di solito uso solo il cuore, le foglie più chiare ( il resto non va buttato ma usato in altre preparazioni ) e le metto a sudare in una padella con un filo d'olio, le olive bianche denocciolate e il peperoncino, un pizzico di sale e appena appassisce leggermente spegnete il fuoco e mettete a scolare la scarola, appena fredda aggiungete lo Sbrinz tagliato in dadini piccoli, tenete da parte. Il cipollotto va tagliato sottile e stufato senza fargli prendere troppo calore in una padella con un filo d'olio, bagnando con un pò d'acqua se necessario, appena diventa trasparente, fondente, togliete dalla padella e lasciate da parte, appena freddo aggiungete il Gruyere tagliato a listarelle. Resta soltanto la ricotta, essendo un cibo da strada niente uova nel ripieno, che doveva essere trasportato, la ricotta era legata in una mussola e lasciata appesa a sgocciolare, nel nostro caso lasciata solo a sgocciolare, la salsiccia di Monte San Biagio è profumata di cumino, finocchietto, non macinata ma tagliata a coltello, insomma esprime un'aroma unico e va tagliata a fette, quindi in cubetti e mescolata con la ricotta, il Gruyere grattugiato grosso e il basilico strappato a mano. Non appena l'impasto è lievitato mozzate dei pezzi tra indice e pollice, stendeteli aiutandovi con le dita, quindi poggiate un cucchiaio abbondante, molto abbondante di ripieno nel centro, chiudete con l'altra metà, quindi sigillate il tutto aiutandovi con le dita, niente coppapasta, rotelle o simili, si usano solo le mani, quindi friggete in olio extravergine a circa 180/190° l'impasto colora ma cuoce uniformemente, altrimenti la parte sigillata rimane cruda e tutto il resto stracuoce. Godeteveli caldi! Io ho usato prodotti nostrani, ma essendo un "pasto" usato anche dai pastori, veniva preparato anche durante la transumanza, che nel mio caso arrivava alle porte del molise, prova ne è la salsiccia, ovvio che i prodotti usati cambiavano durante il tragitto, per cui usate pure quello che la vostra terra vi suggerisce. 

Con questa ricetta partecipo alla #SwissCheeseParade organizzata da Tery in collaborazione con Formaggi Svizzeri



venerdì 24 giugno 2011

Kakiage Soba...ed è di nuovo MTC


Si, è di nuovo MT Challenge! Questo mese sono in ritardo rispetto al solito, ma ho dovuto lottare con delle emozioni che ho ritrovato dentro di me, che per fortuna non sono sopite, ma che ogni volta sono una sorpresa. Ho mangiato questo piatto in un ristorante giapponese a Bali 3 anni fa, ricordo come fosse ieri il commento del marito scettico..." Maaaa...c'è anche una pizzeria dove andare dopo vero??" e invece entriamo in questo locale e una signora talmente eterea da sembrare un angelo ci fa togliere le scarpe, le ripone in un contenitore e ci accompagna al nostro tavolo. Ricordo ancora la sensazione del tatami sotto le piante dei piedi...meraviglioso...col marito che continuava ad incalzare dicendomi "seeee...con quei piedi adesso fai scappare tutti!", ma l'atmosfera era talmente rilassante che anche fare finta di niente era un gioco da ragazzi...le luci, la musica, l'unico rumore era la lama del coltello del maestro di sushi, anche le chiacchiere erano dolcissimi bisbigli, tutto intorno era grazia...noi eravamo elefanti, ma anche per gli elefanti c'è speranza! E' stata una serata bellissima, leggera, ma molto intima, spensierata, ma complice...non so come spiegarvi, in questi casi ci vorrebbe la chimica a risolvere gli enigmi. Dopo vari assaggi si sushi e sashimi arrivano in tavola dei noodles sistemati con cura su una collinetta di ghiaccio e da un lato una ciotolina di tsuyu, un brodetto a base di dashi, salsa di soia e mirin, il maestro di sushi in un inglese poco comprensibile ci spiegò che questo piatto tradizionalmente di serve a capodanno, nella versione calda, fatta di tanti passaggi freddo-caldo-croccante, nella versione più estiva, invece, i noodles sono serviti sul ghiaccio e il brodo è freddo, da un lato queste piccole frittelline di sole verdure, perchè l'equilibrio non si può rompere...la perfezione è fragile.



Kakiage soba...in versione estiva

Ingredienti:
1 carota piccola
6 fagiolini
1 zucchina
65g di farina per tempura + 1 cucchiaio
95g di acqua freddissima
olio di semi di arachide
1 pizzico di fiore di sale di cervia
1/2 tuorlo
2 tazze di acqua + 2 cucchiai di dashi in polvere, 1 cucchiaio di mirin, 1 cucchiaio di salsa di soia
100g di soba noodles



Preparazione:
Ho cercato di seguire la ricetta tradizionale, per quanto tradizionale poteva essere una cucina giapponese a Bali, ma quella serata è stata perfetta, quindi quella è tradizione per me! Detto questo ho cominciato preparando il brodo, quindi in un pentolino metto l'acqua, appena diventa abbastanza calda, aggiungo anche stemperandolo bene, il dashi, il mirin e la soia, appena arriva ad ebollizione tolgo dal fuoco e faccio raffreddare completamente, quindi trasferisco il brodo in una ciotola e la posiziono su del ghiaccio. Passiamo ai noodles...vanno bolliti come una classica pasta nostrana, una volta cotti, vanno passati sotto l'acqua fredda e tenerli da parte....ora è tempo di frittura...io ho seguito i dettami del cuore e ho tagliato le verdure in bastoncini, li ho quindi cosparsi di farina, ho eliminato le eccedenze...un attimo di attenzione...deve essere chiaro che le verdure devono essere ben asciutte, altrimenti intorno alle verdure si forma una specie di poltiglia...prepariamo la pastella stemperando la farina ben setacciata con una miscela di tuorlo e acqua fredda, questa miscela va aggiunta alla farina e mescolando velocemente formare una pastella piuttosto liquida. Questa operazione deve essere fatta velocemente, altrimenti ci perdiamo l'alchimia di caldo e freddo! Riscaldate bene l'olio...e qui altra precisazione...se non avete una wok, una padella a bordi alti va bene comunque, molto importante è anche la quantità di olio, proprio come l'acqua per la cottura della pasta, io di solito provo la temperatura immergendo uno stecchino di legno, se tutto intorno si formano delle bollicine l'olio è pronto per la frittura, immergete un "mazzetto" di verure per volta nella pastella, avvolgete bene le verdure con la pastella e con le bacchette immergete il "mazzetto" nell'olio, non lasciatelo per i primi 10 secondi, questo aiuterà a tenere bene insieme le verdure...di nuovo una precisazione...le temperature di cottura sono fondamentali, se è troppo caldo colora la pastella ma rende gommoso l'interno, se è troppo poco caldo la inzuppa...una volta pronte le frittelle passatele su carta da cucina per eliminare l'olio in eccesso, ma se sarete stati bravi sarà pochissimo e passiamo a comporre il piatto...come vi ho detto i noodles andrebbero serviti su un letto di ghiaccio pilè, per comodità io ho servito la zuppa ben fredda in cui ho immerso i noodles soba e sopra per completare l'armonia e i contrasti si adagiano le frittelle di verdura.
Con questa ricetta partecipo al MT Challenge di giugno