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sabato 17 gennaio 2026

Ricordi di bambina (Panini di Sant'Antonio)

Tra i ricordi d'infanzia più golosi che ho, una menzione d'onore la meritano sicuramente i panini dolci di Sant'Antonio. 
Ero una bambina gracile e molto inappetente ma attendevo ogni anno l'arrivo del 17 gennaio per poter fare colazione e merenda con questa prelibatezza. Che poi non si tratta d'altro che di semplici sofficissimi panini dolci! Ma quanto erano buoni, appena presi dal fornaio!
In seguito mi sono informata sulla loro storia e a quanto pare si tratta di un dolce tradizionale unicamente della zona Prato-Pistoia! Anni addietro si era soliti prepararli in occasione della benedizione del parroco agli animali delle fattorie. 
Adesso, che non sono più bambina (e nemmeno inappetente!) e questa tradizione religiosa si è decisamente persa, anche perchè di stalle ormai ne sono rimaste ben poche! Restano loro, i panini di Sant'Antonio, a memoria di un tempo che fu e anche della mia infanzia.




PANINI di SANT'ANTONIO

Ingredienti (per circa 30 panini):
550 g di farina 0 + altra farina per lavorare
80 g di zucchero semolato
1 uovo
50 g di olio di semi di girasole
250 ml di latte
12 g di lievito di birra
sale
1 tuorlo + una tazzina di latte per spennellare
zucchero semolato per decorare

In una ciotola capiente disporre la farina a fontana. Al centro mettere 80 g di zucchero, un pizzico di sale, l'uovo sbattuto, l'olio e il latte tiepido in cui avrete fatto preventivamente sciogliere il lievito di birra. Iniziare ad impastare, prima con un cucchiaio e poi a mano. Impastare energicamente per una decina di minuti, fino a che non si crea un impasto sodo ma elastico. A questo punto creare una specie di palla con l'impasto, praticare un taglio a croce sulla sommità e coprire la ciotola con la pellicola per alimenti. Riporre la ciotola in luogo riparato (io metto la ciotola nel forno spento ma con la luce interna accesa in modo che il forno si intiepidisca) per far lievitare l'impasto fino al raddoppio: occorreranno 3/4 ore circa. 
Una volta terminata la lievitazione, versare l'impasto su un piano di lavoro infarinato e formare tante palline di impasto di circa 35 g ciascuna. 
Disporre le palline di impasto su una placca da forno previamente rivestita di carta da forno: devono essere vicine ma non toccarsi tra di loro. Arriveranno a toccarsi al termine della seconda lievitazione. Tradizionalmente si creano file da 6 panini. Riporre la placca in forno, sempre e solo con la luce accesa, e lasciare lievitare un altro paio d'ore circa. 
Una volta che i panini hanno finito di lievitare toglierli dal forno e accenderlo in modalità statica a 170-180°C.
In un bicchiere mescolare il tuorlo d'uovo e il latte e usare questo composto per spennellare abbondantemente i panini. Spolverizzare a piacere con zucchero semolato e, quando il forno è caldo, infornare. Cuocere per 25 minuti: la superficie dovrà appena brunirsi.
Sfornare e lasciare raffreddare completamente prima di servire.
Sono ottimi da soli, staccati con le mani, ma se siete dei veri viziosi potete osare una farcitura a piacere: nutella, panna, marmellata...
Buon appetito!



mercoledì 31 maggio 2023

Cambiamenti (Salame di cioccolato)

È con molta timidezza che mi riaffaccio sul mio blog: sono cosciente che non mi faccio viva da mesi ma, ehi, sono ancora qui!
Inizialmente ero molto stanca e oberata dalle mille cose da fare, poi, semplicemente, mi sono concessa del tempo per riorganizzare la mia vita. 
Non è successo niente di grave, sia chiaro! Finalmente, dopo anni di stress, pressioni, incazzature folli e varie altre spiacevoli vicissitudini ho cambiato lavoro!
E sono rinata. È  incredibile come non mi fossi resa conto di quanto mi sentivo schiacciata e annientata da un ambiente di lavoro che definirei "tossico".
Sono già 3 mesi che ho cambiato e non mi sembra vero potermi alzare la mattina senza quel senso di indolenza, quel magone alla bocca dello stomaco.  Forse tra un pò le cose peggioreranno ma per il momento me la godo. E festeggio. Con chiunque: familiari, amici, ex-colleghi, nuovi colleghi. Son 3 mesi che è tutto un "magna magna" e "bevi bevi", con buona pace del mio girovita!
Mi mancava da festeggiare qui, sul blog e non sarebbe un festeggiamento senza dolce!
Ecco quindi la mia ricetta per il salame di cioccolato al Bailys, supercollaudata, golosissima e oggetto di continue modifiche apportate nel corso degli anni fino a quella che, secondo me, è la versione perfetta (ecco spiegato perché ancora non l'avevo postata).
Provate: è davvero facile!
E buon lavoro a me!

giovedì 17 febbraio 2022

Effetto pandemia (Frittelle di riso)

Partiamo da un semplice assioma: io non friggo. Mai. Troppa untuosità da ripulire, troppa puzza a giro per casa e no, non basta chiudere la porta: la cucina è un open space con il salotto e il divano tappezzato di stoffa è veramente troppo vicino ai fornelli. E poi troppe calorie e troppi sensi di colpa dopo un piatto di fritto. Quindi io non friggo. 
Poi è arrivata la pandemia. E i lockdown. E mentre tutta Italia imparava a panificare e si accapigliava per l'ultimo panetto di lievito di birra, io, nella noia della reclusione forzata, ho iniziato a friggere. Ho iniziato timidamente, con la salvia dell'orto, poi sono passata alle acciughe, alle verdure, alla mozzarella in carrozza e, per finire, le frittelle di riso. 
Bene. La ricetta di oggi è il risultato del lockdown da pandemia. Come si suole dire "non tutto il male viene per nuocere" e le frittelle di riso sono veramente superlative, soprattutto nel periodo di carnevale! 😉



FRITTELLE di RISO

Ingredienti:
250 g riso originario 
1 l di latte (per me parzialmente scremato)
1 bicchiere di acqua 
80-100 g zucchero semolato (+ altro per decorazione)
La scorza di un'arancia
2 uova intere 
Sale 
1 tazzina di vinsanto 
1 tazzina di brandy 
Farina 00
yogurt greco (facoltativo)
Olio di semi per friggere (io di semi di girasole)

In una pentola capiente porre il riso, il latte, l'acqua, lo zucchero, un cucchiaino di sale e la scorza di arancia in un unico pezzo, tutto a freddo. Portare a ebollizione, poi abbassare la fiamma al minimo e incoperchiare parzialmente. Lasciare cuocere circa 45 minuti, mescolando di tanto in tanto per evitare che il riso si attacchi al fondo della pentola: alla fine il riso dovrà essere ben cotto (ma non sfatto!) e il liquido quasi del tutto assorbito. Se il riso si asciugasse troppo in cottura, aggiungere acqua calda. A cottura ultimata togliere la scorza di arancia dalla pentola e lasciare raffreddare completamente. A questo proposito consiglio di cuocere il riso un giorno prima.
Quando il riso è raffreddato aggiungere il brandy, il vinsanto, i tuorli delle uova e mezzo vasetto di yogurt greco (facoltativo) per ammorbidire l'impasto e mescolare energicamente. Aggiungere anche 4-5 cucchiai di farina. Se non si aggiunge lo yogurt ne bastano 2-3 cucchiai e in ogni caso dipende da quanto liquido ha assorbito il riso, cosa che sarà ben visibile in cottura.
Montare a neve ben ferma gli albumi rimasti e incorporarli delicatamente al riso. A questo punto l'impasto è pronto per la frittura.
Scaldare l'olio (abbondante. Deve essere profondo per tuffarci letteralmente le frittelle) in un tegame dai bordi alti: è pronto quando buttandoci un pizzico di farina questa sfrigola copiosamente. Prelevare poco impasto con un cucchiaio e versare direttamente nell'olio bollente aiutandosi con un altro cucchiaio. Attenzione: cuocere poche frittelle alla volta per evitare che la temperatura dell'olio si abbassi! Far cuocere le frittelle su tutti i lati fino a che la superficie non sarà leggermente brunita: occorreranno circa 4 minuti.
Se le frittelle dovessero aprirsi e appiattirsi significa che l'impasto è troppo morbido e occorre aggiungere altra farina, fino a che in cottura non mantengono una forma più o meno tondeggiante. 
Una volta cotte scolare le frittelle dall'olio di cottura con l'aiuto di una schiumarola e asciugarle su carta assorbente, poi rotolarle bene in abbondante zucchero semolato.
Servire calde o fredde, a piacere, e godete!
Buon appetito!

N.B.1: mio babbo aggiunge sempre all'impasto abbondanti uvette ammollate nel rum e pinoli ma i miei congiunti non gradiscono (mannaggia a loro!)

N.B.2: a me piace usare il riso originario perché ha il chicco piccolo e tondo e ben si adatta a questo tipo di preparazione ma niente vieta di usare altre varietà come arborio o roma o baldo. Da evitare i risi poco amidacei e a chicco lungo come il basmati. 

N.B.3: Per aromatizzare io uso solo la scorza di arancia ma niente vieta di usare anche la scorza di limone (che però non piace al mio bimbo) o della vaniglia, per un gusto più dolce.