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venerdì 23 ottobre 2020

Colazione indiana (Masala omelette)

Era un giorno di fine novembre del 2015 e io, per la prima volta, mi svegliavo in terra indiana, a Udaipur per l'esattezza, la città dei laghi.
Mi preparai e scesi per la colazione, che veniva servita nel giardino dell'albergo, sulla riva di uno degli innumerevoli laghi, con vista sulla città.
Mi lasciai guidare dai colori e dai profumi di quella terra lontana a lungo sognata per raggiungere il buffet. Mentre la maggior parte degli occidentali si dirigeva sicura verso torte e cappuccini, io mi permisi di indugiare di fronte al banco dei prodotti locali. Un cameriere in livrea bianca, incrociando il mio sguardo, mi chiese se desideravo una "masala omelette". Non avevo idea di che cosa fosse, oltre al fatto che conteneva uova, ma accettai l'offerta di buon grado, desiderosa di provare la vera cucina indiana.
Osservai il cameriere saltare velocemente in un padellino cipolla e peperoni, a parte scocciare un uovo e sbatterlo vigorosamente con un mix di spezie, per poi aggiungerlo alle verdure. Appena un paio di minuti di cottura e la mia omelette era pronta. Tornai al tavolo con il mio trofeo e al primo boccone esplose in bocca una bomba di sapore: la mia frittatina era calda, speziata, saporita in modo inusuale ma deliziosa.  Su suggerimento del cameriere la accompagnai con un buon thè Chai (che ancora non ho imparato a fare nel modo giusto).
Ho ancora negli occhi l'immagine dei Ghat di Udaipur e in bocca il sapore di quella prima masala omelette. Che nostalgia!
In questi tempi di quasi totale immobilità mi limito a ripercorrere con la mente i miei viaggi e a ricreare i sapori che mi hanno accompagnato. Oggi è stata la volta di questa deliziosa omelette, tanto semplice quanto buona. Per viaggiare nei ricordi.

 


 MASALA OMELETTE
 
Ingredienti (per una persona):
1 uovo 
2 falde di peperoni dolci verdi e rossi (vanno bene anche 2 friggitelli)
1 cipollotto (o uno scalogno)
mix di spezie (garam masala)
semi di cumino
semi di senape
olio di semi (o ghee)
sale

Lavare i peperoni ed eliminare i semi interni e i filamenti bianchi. Tagliare sia i peperoni che il cipollotto a dadini piuttosto piccoli (fare una brunoise).
Far scaldare in un padellino un cucchiaio di olio di semi (per me di girasole) e quando è ben caldo spadellare per un paio di minuti le verdure, facendo attenzione che non brucino.
Sbattere un uovo con mezzo cucchiaino di garam masala (mix di spezie per curry), un pizzico di semi di cumino e un pizzico di semi di senape secchi. Salare a piacere (poco: le spezie danno tantissimo sapore). Aggiungere l'uovo sbattuto in padella e farlo amalgamare bene con le verdure. Abbassare il fuoco e incoperchiare. Far cuocere l'omelette per un paio di minuti. Servire subito accompagnata da una buona tazza di thè, meglio se Chai.
Buon appetito!

N.B.: Si possono aggiungere anche alcune foglie di coriandolo tritate (onnipresenti nella cucina indiana) all'uovo sbattuto. Io non l'ho fatto perchè non avevo il coriandolo, oltre al fatto che non mi piace molto.


venerdì 27 gennaio 2017

Il giorno della memoria (Minestra di ceci e finocchi)


Ho parlato poco di quando sono stata in vacanza a Cracovia e mi sono recata in visita ad Auschwitz e a Birkenau. Un momento privato, di raccoglimento e riflessione. Doloroso ma doveroso: tutti dovrebbero vedere. Tutti dovrebbero sapere. Poi, col tempo, le informazioni sedimentano in fondo all'animo, i ricordi si assottigliano ma resta quella sensazione di profondo disagio, quel groppo in fondo allo stomaco che ti fa dire "Come è stato possibile tutto questo?". All'epoca mi parve strano che in luoghi del genere potesse ancora splendere il sole. Ho trovato profondamente sbagliato che nei campi intorno alle baracche crescessero ancora erba e fiori. Luoghi di puro, abbacinante, sconvolgente dolore ma anche di memoria che non deve andare perduta.  Tutto ha un aspetto così normale e allo stesso tempo agghiacciante e alieno, come se fosse un set cinematografico. Eppure sai che non è così: l'impronta del male vero esiste e io l'ho sentita lungo quei binari maledetti, nelle baracche coi ripiani di legno come letti, nelle macerie bruciate e annerite dei forni crematori. E' un'esperienza surreale ma che non ha niente di ultraterreno, tutt'altro; la cosa più spaventosa è proprio la natura umana e tutte le nefandezze che è riuscita a creare ed evocare. Rendersi conto di questo è stato l'orrore più grande. Davvero ho avuto vergogna di appartenere al genere umano.
Da ragazzina ho letto tanti libri sull'argomento, visionato foto e filmati, studiato, eppure niente ti prepara ad una simile esperienza. La vita e gli scritti di Primo Levi hanno avuto un impatto fortissimo su di me e sul mio modo di pensare ed è a lui che affido il mio pensiero in questo giorno della memoria:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Torno in cucina (perchè questo è pur sempre un blog di cucina) con la consapevolezza che se non posso cambiare ciò che è stato, posso pur sempre ricordare per evitare che qualcosa di simile accada ancora.
Ricetta rustica oggi, con ingredienti di stagione, velocissima (se abbiamo i ceci già cotti) e super gustosa. Della serie "ci si può nutrire con gusto anche con sola verdura".



MINESTRA di CECI e FINOCCHI

Ingredienti (per 2 persone):
150 g ceci secchi
1 grosso finocchio (o 2 piccoli)
2 spicchi di aglio
1 rametto di rosmarino
qualche foglia di salvia
olio evo
sale
pepe nero

Tenere i ceci in ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore, cambiandola un paio di volte in totale. Trascorso il tempo di ammollo, scolare i ceci e metterli in una pentola capiente insieme a uno spicchio d'aglio sbucciato, il rametto di rosmarino e le foglie di salvia lavate e asciugate. Riempire la pentola di acqua fredda fino a coprire abbondantemente i ceci (devono esserci almeno due dita di acqua sopra il livello dei ceci). Portare a ebollizione, poi incoperchiare parzialmente e abbassare la fiamma al minimo. Lasciare sobbollire i ceci circa 2 ore. Aggiustare di sale solo a fine cottura.
Lavare e asciugare i finocchi, eliminare le radichette verdi e il torsolo duro. Affettare finemente i finocchi e farli saltare in padella per una decina di minuti insieme al secondo spicchio di aglio sbucciato e schiacciato e 2-3 cucchiai di olio evo: devono risultare cotti ma ancora sodi. Salare a fine cottura.
Eliminare dai ceci il rosmarino, la salvia e lo spicchio di aglio e frullarli parzialmente in modo da creare una sorta di crema molto grossolana, con alcuni ceci ancora interi. Se la consistenza dovesse risultare troppo soda aggiungere del brodo vegetale o dell'acqua calda, se troppo liquida rimettere sul fuoco fino a che non si è ristretta. Personalmente questa la minestra mi piace piuttosto brodosa ma è questione di gusti.
Quando la minestra di ceci è pronta e calda aggiungere i finocchi spadellati e lasciare insaporire una decina di minuti a fuoco basso. Servire calda irrorando con un filo di olio evo a crudo e poco pepe nero appena macinato.
Buon appetito!





mercoledì 13 gennaio 2016

Falsi miti e modi di dire (Risotto al nero di seppia)

Sfatiamo un mito, anzi, anche più di uno. Prima di tutto: chiunque pensi che per ritrovare il proprio lato spirituale basti un viaggio nella terra dei Maharaja si sbaglia di grosso.

I santoni, i sadhu, gli uomini santi, se ancora esistono, temo se ne stiano rintanati in qualche luogo ameno, ben lontani dai circuiti turistici. Anche se la religione è praticamente il fulcro della struttura politico-sociale-culturale indiana e influenza il modo di vivere di milioni di persone è pur vero che viene sfruttata come una collaudatissima macchina per estorcere soldi a turisti più o meno ignari. Ad esempio, se vuoi recarti al lago sacro di Pushkar per pregare o anche solo per fare delle foto si devono pagare cifre esorbitanti ai sacerdoti-guardiani del lago e vieni addirittura inseguito e insultato se ti rifiuti (ebbene si: esperienza diretta)!


Spesso l'ingresso ai templi è a pagamento e anche se in questo non c'è niente di strano, ben più insolita è l'usanza di venire letteralmente "adescati" da santoni/guide/custodi in modo che possano pregare per te. In seguito viene chiesto se dopo la preghiera si è felici e tu, ingenuamente, rispondi di si. E qui scatta la trappola:"se sei felice dammi dei soldi perchè con la mia preghiera ti ho reso felice!". Geniale e inappuntabile, non c'è che dire.


Questi sono solo degli esempi per dare un'idea di come, tutto sommato, la classe sacerdotale locale, nonostante propugni un'immagine di purezza e povertà, non disdegni un bel mucchietto di rupie, anche se non mangiano animali e camminano scalzi!

Altro falso mito: il cattivo odore. Sarà che le temperature non hanno mai superato i 25°C, sarà che la stagione era molto secca e la regione visitata la più desertica dell'India, ma io non ho avvertito tutta questa puzza che tutti mi avevano detto che avrei trovato appena aperto il portellone dell'aereo. E' vero che le fogne sono a cielo aperto, gli animali girano liberamente per paesi e città e ci sono cumuli di spazzatura un po' ovunque, eppure non mi sono mai sentita mozzare il fiato dai cattivi odori, almeno non più di quanto mi sia successo in un qualunque vicolo di una qualunque altra città. In realtà l'odore che associo a questo viaggio è senza dubbio quelle delle spezie, del loro meraviglioso thè, di incenso e fiori. Decisamente un bel ricordo.


Adesso voglio invece confutare un famoso modo di dire: gli indiani, veramente "fanno gli indiani"!!! Nonostante questa espressione sia stata coniata con riferimento agli Indiani d'America ben si confà anche agli indiani asiatici: la nonchalance con cui cercano di sorpassare le file di persone in attesa è degna del Guinness dei Primati. Giuro che non riesco a capire come facciano a non prendersi a ceffoni dalla mattina alla sera con un simile atteggiamento! Magari è solo perchè, oltre alla nonchalance, possiedono anche un innato senso per la fatalità. "This is India!" è la frase con cui giustificano praticamente qualunque cosa, per quanto assurda.

Sfatiamo un ultimo mito che però niente ha a che vedere con l'India: il risotto al nero di seppia. Non so perchè ma pensavo fosse difficilissimo da fare, considerando che non sono esattamente la maga dei risotti, così quando il maschio alfa mi ha chiesto di prepararglielo per il cenone di capodanno mi sono messa le mani nei capelli. E invece....facile! Quasi banale e si fa un figurone incredibile. Da fare e rifare e rifare e rifare!



RISOTTO al NERO di SEPPIA

Ingredienti (per 2-3 persone):
300 g riso Carnaroli
2 grosse seppie mediterranee
1 grosso scalogno
2 bustine di nero di seppia o le 2 sacche di nero delle seppie
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 litro circa di fumetto di pesce o brodo vegetale
1 tazzina di panna fresca
prezzemolo
olio evo
sale
pepe nero

Lavare le seppie sotto acqua corrente, asciugarle e togliere loro la pellicina esterna, poi pulirle delle interiora facendo attenzione a non rompere la sacca che contiene il nero. Recuperare la sacca e tenerla da parte (se non ci si riesce usare le bustine di nero di seppia che si trovano al supermercato). Eliminare anche l'osso di seppia e tagliare le seppie a striscioline sottili. Sbucciare lo scalogno e tritarlo finemente. Scaldare 3-4 cucchiai d'olio in una casseruola antiaderente e farvi appassire lo scalogno a fiamma vivace per alcuni minuti, poi aggiungere le seppie. Rosolare per un paio di minuti mescolando con un cucchiaio di legno, poi aggiungere anche il riso e tostare alcuni minuti insieme alle seppie. Sfumare con del vino bianco secco  (io ho usato il prosecco che avevo aperto per cena). Abbassare la fiamma e iniziare a bagnare il riso con il brodo caldo, mezzo bicchiere alla volta; non aggiungere il successivo finchè l'aggiunta di liquido precedente non è stata incorporata. Se non si ha a disposizione nè fumetto di pesce, nè brodo vegetale, usare acqua calda. Incoperchiare la casseruola e lasciare cuocere a fiamma bassa mescolando ogni tanto. A metà cottura del riso (circa 10-15 minuti) aggiungere le 2 sacche di nero di nero di seppia (o il contenuto di 2 bustine) e amalgamare, sempre continuando ad aggiungere il brodo in modo che la superficie del risotto non si asciughi troppo. Verso fine cottura aggiustare di sale e pepe e mantecare con poca panna fresca. Servire caldo cosparso di prezzemolo tritato.
Buon appetito!

N.B.: In mancanza di panna fresca si può optare per la classica noce di burro per mantecare.

giovedì 7 gennaio 2016

Voglia di biscotti (Biscotti bianconeri)

Sono ritornata. In tutti i sensi.
Dopo lo straordinario viaggio in India, dopo il frenetico rientro a lavoro, dopo le feste, finalmente torno ad avere tempo e testa anche per questo mio spazio nel web.
Da dove comincio a raccontare?
La vacanza indiana è stata come me la aspettavo nei miei sogni e anche di più: un Paese affascinante, talmente ricco di contrasti che è oggettivamente impossibile rimanere indifferenti.

Kumbalgarh Fort

I palazzi, i templi e i monumenti sono magnifici, ricchissimi e elaborati oltre ogni immaginazione, tanto che più di una volta mi sono sentita come su un set cinematografico.

Ranakpur jain temple

Mehrangarh Fort - Jodhpur
Jaisalmer - The golden city


Ma è stata la variopinta vita quotidiana a richiamare costantemente l'attenzione dei miei occhi: i mercati all'aperto, i coloratissimi sari delle donne, l'onnipresente profumo di thè e spezie, così come le vacche sacre, i cammelli e gli elefanti, i maiali e i cani randagi.


La vita si svolge letteralmente a bordo strada (e spesso direttamente nella strada) in un traffico talmente assurdo, congestionato e sregolato da essere indescrivibile se non lo si vede dal vivo. Trattori contromano in autostrada, auto e autobus stipati di persone fino all'inverosimile, cammelli e tuc-tuc che non rispettano le precedenze. Basti pensare che gli indiani riescono a far sedere su un motorino fino a 4 persone, minimo 2, sempre senza casco. Una volta addirittura ho visto un motorino con 2 persone e una capra! La totale anarchia della strada!
Tante luci e ombre in un paese indubbiamente in via di sviluppo, con uno sconfinato potenziale umano, ma che resta comunque ancorato al passato, alle sue tradizioni, siano esse buone o cattive, al sistema delle caste (anche se ufficialmente sono state abolite), ai matrimoni combinati. C'è ancora tanto su cui devo riflettere, tanto da elaborare e digerire. Per il momento, a caldo, ciò che ho imparato è che:
1) le spezie nel cibo non sono mai abbastanza
2) la polvere è onnipresente, a prescindere da quanto è lussuoso l'albergo in cui si alloggia
3) il lato spiritual-religioso può accordarsi egregiamente con quello economico (ma questo lo sapevamo già dalla storia degli antichi papi!)
4) il rispetto per gli animali non è opzionale

La ricetta di oggi? Biscotti! Preparati un paio di mesi fa in un momento in cui mi sarei nutrita solo di biscotti, li propongo adesso per iniziare dolcemente l'anno nuovo e per rappresentare al meglio i contrasti della società indiana.
Belli da vedere e con ingredienti estremamente semplici, sono come quelli che mangiavamo da bambini, anzi, forse pure meglio!



 BISCOTTI BIANCONERI

Ingredienti:
125 g burro morbido
110 g zucchero semolato
1 uovo
250 g farina 00
1 bustina vanillina
2-3 cucchiai di cacao amaro


Lasciare ammorbidire il burro a temperatura ambiente (oppure 1 minuto in microonde al minimo di potenza). Lavorare il burro morbido (non sciolto!) con l'uovo e lo zucchero con delle fruste elettriche per circa 10 minuti. Aggiungere la farina setacciata continuando a lavorare l'impasto. Dividere l'impasto in 2: in una parte aggiungere il cacao amaro lavorando il tutto fino a che l'impasto non è omogeneo; nell'altra parte aggiungere la vanillina e un paio di cucchiai di farina e amalgamare fino all'omogeneità. Avvolgere i 2 impasti in pellicola e lasciare riposare 30 minuti in frigo.
Preriscaldare il forno a 180°C.
Suddividere i 2 impasti in 4 parti ciascuno e formare con ognuno dei rotolini di circa 40 cm. Intrecciare delicatamente un rotolino bianco e uno nero: occorre un pochina di manualità. Il mio metodo consiste nel tenere vicine, a contatto i 2 rotolini e, partendo da un'estremità attorcigliarli insieme fino ad avere un pezzo di torciglione di circa 10/15 cm; a questo punto taglio il torciglione a pezzi di circa 5 cm, poi ricomincio ad attorcigliare. Proseguire così fino al termine dei rotolini. Tenere in frigo l'impasto non utilizzato al momento in modo che non diventi troppo morbido.

Disporre i biscotti su una teglia rivestita di carta da forno, distanziati fra loro di circa 2 cm. Riporre la teglia in frigo per 10 minuti prima di infornare per 15 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare completamente.
Buon appetito!

domenica 6 settembre 2015

Pigro weekend (Muffin al cacao e crema di Speculoos)

Sabato pomeriggio. Dalle finestre aperte entra una calda luce dorata e un gradevole venticello. Mi godo un paio d'ore di solitudine sul divano, mentre Kiki sonnecchia tranquillamente accanto a me. Ogni tanto capita pure a me di aver bisogno di calma e tranquillità. Ho tempo per riposare e ripensare all'estate che, ahimè, anche per quest'anno sta finendo.
Guardo per l'ennesima volta le foto del mio viaggio in Belgio e penso che non c'è niente di meglio di una valigia in una mano e un biglietto aereo nell'altra. Ma oggi mi godo un momento di immobilità.
Mi frullano in testa mille ricordi e mi capita di soffermarmi sugli speculoos, i tradizionali biscotti speziati alla cannella, tipici del Belgio. Ne ho fatto scorta prima di tornare a casa e tra i vari souvenir che mi sono concessa c'è anche un barattolino di crema di speculoos, praticamente una sorta di nutella spalmabile fatta coi biscotti.
Non ci ho pensato due volte: tempo 15 minuti e ho infornato una teglia di muffin al cacao e crema di speculoos, perchè i ricordi non sono solo visivi ma anche olfattivi e gustativi!
Ottimi per una colazione o una merenda in terrazza, almeno finchè dura il bel tempo!



MUFFIN CACAO e CREMA di SPECULOOS

Ingredienti (per circa 6 muffin piccoli):
140 g farina 00
15 g cacao amaro
60 g zucchero
1 uovo
1 vasetto di yoghurt bianco (125 ml)
50 g burro
1 cucchiaino di lievito per dolci
sale
crema di speculoos

Far sciogliere il burro a bagnomaria o nel microonde e lasciare raffreddare.
In una terrina setacciare la farina, il cacao, il lievito e un pizzico di sale.
Montare l'uovo e lo zucchero con la frusta elettrica fino a che non si ottiene un composto spumoso. Aggiungere lo yoghurt e il burro fuso e mescolare. Aggiungere anche la farina con il cacao e amalgamare bene. Si ottiene un composto abbastanza denso. Versare una cucchiaiata di impasto nel fondo dei pirottini da muffin, poi mettere in ogni pirottino un cucchiaino di crema di speculoos. Coprire la crema con una abbondante cucchiaiata di impasto al cacao, fino a riempire il pirottino per circa 2/3.
Infornare in forno preriscaldato a 180°C e cuocere 25 minuti.
Sfornare,fare raffredare e servire.
Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest "Di cucina in cucina" di Barbara di Settembre-Ottobre 2015, intitolato "I Lievitati da Colazione" e ospitato dal blog La passione di Laura


mercoledì 26 agosto 2015

Birra e patatine fritte (Tortino di verdure e ricotta al curry)

No, non sono sparita e non ho abbandonato il blog: ero in vacanza! Quest'anno, per ricaricare le batterie, siamo stati in Belgio (con noi intendo io e il maschio alfa, non era un pluralis majestatis!). Paese affascinante, più di quanto mi aspettassi, con la sua architettura medievale e un gusto per l'ironia surreale. Ci siamo mossi tra la capitale, Bruxelles, la fiabesca Bruges e la giovane e vitale Ghent. Ci siamo persi alla ricerca dell'art noveau di Horta, l'arte surreale di Magritte mi ha intrigato e divertito, i graffiti di Tintin mi hanno sorpreso per le vie di Bruxelles.Ho visto il grande Atomium, ormai simbolo di Bruxelles, una enorme molecola di ferro che accoglieva i visitatori dell'esposizione universale del 1958.


Ho assaporato i romantici scorci dei canali di Bruges e Ghent e passeggiato per le loro fascinose stradine lastricate.




Storia antica e moderna si mescolano in questo piccolo stato con piccole città, visitabili a piedi in non più di 2 giorni, ma dalla grande personalità. Mi è piaciuto il rispetto per l'ambiente (la gente si sposta prevalentemente in bici e a Ghent è stato istituito il "giovedì vegetariano") e lo stile di vita agiato e rilassato. E poi, oltre alla storia, l'arte, la cultura, l'irrinunciabile lato enogastronomico: carbonnade flamandes (stufato di manzo alla birra belga), stinco alla senape, coniglio alla birra alla ciliegia, stoemp (salsicce locali con purè), cozze alla birra o con vino e panna e, soprattutto, le patatine fritte più buone che abbia mai mangiato! Non avevo idea che fossero i belgi gli inventori di tale prelibatezza e ne hanno fatto una sorta di bandiera nazionale (esiste addirittura il museo della patata fritta, meta obbligatoria a Bruges!). Guai a dire french fries! E' stato un malinteso: sono i belgi gli inventori! Ho scoperto che il segreto è l'uso di patate fresche appena sbucciate e, soprattutto, una doppia frittura a diverse temperature in strutto di manzo o vitello: inutile inorridire di fronte al grasso....sono buonissime! Non sarò mai in grado di replicare ma sono strafelice di essermene ingozzata fino a scoppiare praticamente ogni giorno!
Per fortuna era freschetto e camminavamo tantissimo per smaltire!

Altro colpo di fulmine: le birre. Ne sono sempre stata una estimatrice ma ammetto di essermi letteralmente innamorata delle birre belghe, della loro incredibile varietà  e della cura nella presentazione. Sembra che ogni paese, ogni pub, per quanto minuscolo e sperduto, abbia la sua birra, prodotta o servita solo da loro, in un bicchiere dedicato, con un orgoglio e una cura quasi religiosa. Ho amato follemente questi posti e le birre alla spina erano davvero deliziose, sebbene a gradazione alcolica decisamente importante!

Il ritorno alla realtà è stato traumatico, come sempre d'altronde, e all'insegna della depurazione: tanta acqua e tisane, frutta e verdura a volontà. Ma chi ha detto che bisogna rinunciare al gusto per stare un po' a dieta???
Ecco la mia proposta golosa, colorata e a basso impatto calorico!



TORTINO di VERDURE e RICOTTA al CURRY

Ingredienti (per 4 persone):
3 uova
250 g ricotta vaccina
250 g piselli lessati
1 piccolo peperone
1 cipolla dorata
2 carote
curry
olio evo
sale

Sbucciare la cipolla e le carote e affettarle sottilmente. Scaldare un cucchiaio di olio evo in una padella e far appassire cipolle e carote. Aggiungere eventualmente qualche cucchiaio di acqua per evitare di bruciare tutto. Aggiungere il peperone privato di picciolo, semi e filamenti bianchi e tagliato a listarelle. Dopo un paio di minuti aggiungere anche i piselli sgocciolati e un cucchiaio di polvere di curry. Lasciare insaporire tutto per 5 minuti a fiamma media, poi aggiustare di sale.
In una terrina mescolare le uova e la ricotta, poi aggiungere le verdure al curry e amalgamare. Foderare una teglia a bordi altri di circa 22 cm di diametro con carta da forno e versarvi il composto. Cuocere in forno a 200°C per circa 30 minuti: deve essere appena dorato in superficie.
Sfornare, tagliare a fette e servire, caldo o freddo accompagnando con una fresca insalatina.
Buon appetito!


domenica 22 marzo 2015

Neve sul Bosforo (Gamberoni al brandy)

Se qualcuno oltre a me poteva pensare che a Istanbul a febbraio avrei potuto trovare una primavera precoce, beh, si sbagliava di grosso: il giorno prima della nostra partenza tutti i voli in partenza dall'aeroporto internazionale sono stati cancellati per emergenza neve....
Appena scesi dall'aereo, in piena notte, siamo stati accolti da un'arietta fredda e pungente e da cumuli di neve accatastati ai lati della strada, ma è stato solo la mattina successiva che ci siamo resi conto della portata del fenomeno: tetti bianchi e strade ghiacciate su cui slittavo molto poco leggiadramente con i miei stivaletti scamosciati (quanto di meno adatto per camminare nella neve).
Eppure... voglio tornare a Istanbul, o Bisanzio, o Costantinopoli che dir si voglia, crocevia di religioni e culture, la porta d'Oriente, una delle città più antiche e ricche di storia del mondo, poliedrica e affascinante come solo un mix culturale riesce ad essere.
Immaginate le moschee innevate che scintillano al sole o le fontane ghiacciate nel cortile dell'harem del Topkapi... che contrasto incredibile!


Voglio tornare per perdermi negli infiniti vicoli del Grand Bazar e inebriarmi con gli aromi di spezie, infusi e dolci al miele nel mercato delle spezie; voglio ammirare lo stretto del Bosforo e il Corno d'oro dalla terrazza della moschea di Solimano; voglio ancora bere tè alla mela e succo di melograno fresco e mangiare un panino con il pesce sotto il ponte di Galata.






Sono rimasta stregata dai meravigliosi arabeschi azzurri delle porcellane, dalle preghiere dei muezzin diffuse dagli altoparlanti all'interno di Hagia Sofia e dagli incredibilmente ipnotici balli dei dervisci rotanti.




Una città magica, da scoprire in ogni momento. Tantissime cose da fare, vedere e racconatare. Troppo pochi 3 giorni per andare oltre la superficie ma abbastanza per sognare di tornare.


Dato che al mercato del pesce di Istanbul ho visto dei gamberoni davvero enormi, al mio rientro ho pensato ad una ricetta semplicissima con questi meravigliosi crostacei.


GAMBERONI al BRANDY

Ingredienti (per 2 persone):
10 gamberoni
100 ml di brandy
1 spicchio d'aglio
peperoncino fresco
prezzemolo
olio evo
sale

Lavare i gamberoni e togliere le zampette, poi incidere il carapace sul dorso con le forbici ed eliminare il filamneto nero.
In una padella scaldare un paio di cucchiai di olio evo insieme a poco peperoncino tritato e farvi rosolare uno spicchio d'aglio sbucciato e tagliato a fettine. Aggiungere anche i gamberoni e farli dorare un paio di minuti per lato, poi salare e sfumare con il brandy a fiamma vivace. Quando il fondo si è ristretto (occorrono pochi minuti) spengere il fuoco e spolverizzare con prezzemolo tritato prima di servire ben caldi.
Buon appetito!

sabato 28 febbraio 2015

Voglia di partire (Cavolfiore speziato)

A novembre, dopo un forsennato periodo di lavoro, dopo essere sopravvissuta, quasi indenne, a una ispezione in laboratorio, avevo bisogno di una vacanza. Così la prima cosa che ho fatto subito dopo è stata prenotare un volo. La prospettiva di un viaggio riesce sempre a rilassarmi e il sapere che a breve vedrò un nuovo pezzo di mondo mi esalta tantissimo. "Staccare da tutto" è la parola d'ordine e novembre era il periodo perfetto per una mini-vacanza low cost e senza stress. Come ho già accennato qui la  destinazione è stata la Romania. A prima vista può non sembrare allettante (io, in primis, ero scettica) e invece si è dimostrata sorprendentemente interessante.

 
Il gigantesco ex palazzo del popolo, a Bucarest, voluto dal dittatore Ceausescu, che ho scoperto essere il secondo edificio governativo più grande del mondo, dopo il Pentagono. L'enormità delle sale e dei corridoi e il loro sfarzo è sorprendente, considerando che la sua costruzione ha ridotto sul lastrico una intera nazione.  Peccato che il giorno che avevamo a disposizione per visitare la capitale il tempo è stato grigio e piovoso e non abbiamo potuto goderne a pieno. Per fortuna il gran fascino della Romania non risiede tanto nella sua capitale quanto nelle sue sconfinate aree rurali, punteggiate da una moltitudine di castelli estremamente suggestivi e nei suoi monti innevati che sembrano usciti direttamente dalle fiabe: uno spettacolo che non mi aspettavo, reso ancora più magico dal freddo pungente e dalla neve che cadeva gentile e silenziosa.


Last but not least, l'immancabile aspetto enogastronomico: abbiamo mangiato benissimo! I piatti sono pesanti e saporiti, adatti al rigido clima invernale: zuppe calde e dense, stinchi al forno con crauti e patate, salsicce, stufati e spezzatini di tutti i tipi. Alloggiando a Brasov, deliziosa cittadina sui Carpazi (è detta la Hollywood romena: qualcuno è in grado di capire il perchè?), abbiamo anche avuto modo di gustare dei tipici prodotti locali come i salumi di cervo e di orso. Fantastico!


Quelle dietro il vassoio sono le mie impazienti manine!!!
Mentre ripenso a questo mio ultimo viaggio mi rendo conto che sono di nuovo al punto di partenza: distrutta da un'altra ispezione, tra pochi giorni ho un volo prenotato per un lungo weekend a Istanbul! Perchè lavorare va bene, ma viaggiare è meglio!
Per tale motivo la mia ricetta di oggi non può che essere già proiettata verso l'Oriente e le sue meravigliose spezie: un modo alternativo di cucinare un buon cavolfiore che, anche se non piace a tutti, in questo modo diventa oltremodo goloso e profumato!



CAVOLFIORE SPEZIATO

Ingredienti (per 3-4 persone):
1 cavolfiore
300 ml passata di  pomodoro
125 ml yoghurt bianco
1 grossa cipolla dorata
1 spicchio di aglio
1 pezzo di radice di ginger fresco
paprika in polvere
curry in polvere
1 peperoncino fresco (o secco, secondo disponibilità)
olio di semi
prezzemolo
sale

Lavare il cavolfiore, dividerlo a cimette e cuocerlo al vapore per 10-15 minuti. Sbucciare lo spicchio d'aglio e tritarlo insieme ad un pezzo di ginger privato della corteccia. Scaldare 2 cucchiai di olio in una padella, poi aggiungere il trito di aglio e ginger, il peperoncino tagliato a fettine (per non avere un gusto troppo piccante eliminare i semi) e la cipolla sbucciata e affettata a velo. Unire 3 cucchiai di acqua e lasciare stufare piano per 10 minuti. Salare, unire la passata di pomodoro (meno un paio di cucchiai), un cucchiaino di paprika e uno di curry e cuocere ancora 10minuti, fino a che le cipolle non sono ben cotte. In una ciotolina mescolare lo yoghurt con un cucchiaio di olio, 2 cucchiai di passata di pomodoro e un pizzico di sale. Stendere un paio di cucchiai di crema di yoghurt in una pirofila e adagiarvi il cavolfiore lessato ma ancora croccante. Versare la salsa di yoghurt e le cipolle speziate sul cavolfiore, poi infornare  per una decina di minuti al massimo della temperatura. Una volta sfornato spolverizzare con un trito di prezzemolo e servire subito, meglio se accompagnato da del buon riso basmati semplicemente bollito.
Buon appetito!


giovedì 10 luglio 2014

Fame da babbuino (Insalata di pollo e patate alla senape)

Mi accingo a festeggiare ben 2 mesi di carestia: per la prima volta riesco ad avere sufficiente forza di volontà da limitare l'attività mangereccia delle mie fauci voraci. D'altronde non è che abbia molta scelta: o perdo qualche chilo o mi rifaccio il guardaroba, cosa che mi piacerebbe moltissimo, se avessi fondi illimitati ma che, purtroppo, non ho. Le prime settimane sono state le più dure, avendo diminuito porzioni e condimento, ma di fatto anche ora sono sempre affamata....una fame da babbuino! Non avevo idea che questi animali fossero così attratti dal cibo ma, che diamine, lo sono eccome! E io che pensavo che mangiassero solo banane e noccioline! La rivelazione di questa inaspettata verità è giunta senza preavviso mentre eravamo a Capo di Buona Speranza. Ci eravamo fermati per fare alcune foto alla bellissima costa: non c'era nessuno nei paraggi e lasciammo il portello dell'auto aperto. A un centinaio di metri avvistammo una coppia di babbuini con il cucciolo. Non avevano paura e si avvicinavano, prima lentamente, poi correndo, tanto che abbiamo dovuto scansarci per non essere caricati. Nemmeno il tempo di pensare che l'ardimentoso babbuino ha puntato l'auto e ed è entrato. Scene di panico: chi rideva, chi cercava di farlo scendere battendo sui vetri...personalmente ho optato per una serie di urla isteriche!
Il curioso babbuino ha poi iniziato a maneggiare il cruscotto e, ahimè, il mio zaino. Mi si è gelato il sangue nelle vene appena ho realizzato che dentro c'erano dei dolcetti, da cui evidentemente il babbuino era attratto, e i passaporti mio e del maschio alfa. Se fosse scappato via con la mia borsa con quale coraggio avrei potuto denunciare un furto di documenti da parte di una scimmia???
In quel momento mi sono agitata più che mai, fino a che non mi sono accorta della babbuina femmina seduta accanto a me che, sbadigliando, esibiva enormi, affilatissimi canini di circa 15 cm. Mi sono ricordata allora degli ammonimenti del medico "stai lontana dalle scimmie: mordono e graffiano trasmettendo malattie come rabbia e AIDS"....mi sono subito placata per non farla arrabbiare.
Nel frattempo quel bellimbusto del compagno era sceso dall'auto portandosi via solamente il sacco dell'immondizia, per fortuna. Ed eccolo qui, con il suo magro bottino: una carta sporca di cioccolato ha salvato i miei passaporti!



Oltre al danno la beffa: arrivati al faro del Capo di Buona Speranza abbiamo trovato questo cartello.

 E grazie!....ce lo avessero detto prima magari!!!

Per evitare che a breve pure io mi ritrovi a leccare la carta della cioccolata cerco di mangiare poco, bene e soprattutto pietanze che, anche se non soddisfano la mia voglia di dolce, soddisfano comunque egregiamente i miei occhi e la mia pancia, come questa deliziosa e coloratissima insalata di pollo: trovo che sedano, funghi, peperoni, cipolla e patate stiano benissimo insieme. Ah! Importante: anche il condimento è light! ;-)



INSALATA di POLLO e PATATE alla SENAPE

Ingredienti ( per 4 persone):
1 pollo spellato e tagliato a pezzi
1 peperone
2 grosse patate
2 costole di sedano
1 cipolla di Tropea fresca
10-15 funghi champignon
1 mazzetto di rucola
lattuga
1 limone
salsa di senape in grani
olio evo
sale

Sbucciare le patate e tagliarle a dadi, poi lavare il pollo e asciugarlo. Cuocere pollo e patate al vapore per circa 45 minuti. Nel frattempo lavare bene tutte le altre verdure e asciugarle. Tagliare a listarelle il peperone (dopo aver eliminato i semi e le parti bianche interne) e le costole di sedano, affettare la cipolla di Tropea sbucciata e i funghetti. In una ciotolina emulsionare bene 2 cucchiai abbondanti di senape, il succo del limone, 3 cucchiai di olio evo e una presa abbondante di sale. Quando il pollo è cotto farlo raffreddare un poco e disossarlo a mano in modo da ottenere dei bocconcini. Disporre nel piatto qualche foglia di insalata, il pollo, le patate, e tutte le altre verdure tagliate e condire con la salsa alla senape. Servire subito.
Buon appetito!



domenica 8 giugno 2014

Un tranquillo trekking di paura (Moscardini al pomodoro)

Finora ho raccontato della bellezza africana e della poesia di quei tramonti infuocati che nemmeno "Via col vento" ma la realtà è che gli italiani all'estero sono comunque soggetti beceri, disorganizzati e spesso incauti. Diciamo la verità: non c'è paragone con l'efficiente organizzazione del turista tedesco o con l'ordinatissima orda di turisti giapponesi! Data la premessa mi accingo a narrare le disavventure di 6 sprovveduti italiani a passeggio per il Sudafrica....
Durante il tratto costiero lungo la Garden Route abbiamo fatto tappa a Plettenberg Bay, la Portofino sudafricana: belle case affacciate sull'oceano e un'accoglienza molto curata.


Cena vista mare a base di ottimo pesce, fiumi di vino e una maionese al wasabi di cui mi sono innamorata e di cui mi sono fatta dare la ricetta dallo chef.

Il mattino successivo, ben riposati e ristorati, ci prepariamo per l'escursione alla Robberg Peninsula: 9 km di passeggiata intorno ad un promontorio che è parco naturale. La giornata è splendida, i cespugli sono tutti in fiore e i paesaggi da sogno.

Incuranti di vari teschi segnalati sulla mappa del sentiero ci siamo incaminati baldanzosi: avvistiamo tantissime foche e qualche notevole esemplare di maschio sudafricano che fa jogging.


Poi il sentiero inizia a stringersi e ci troviamo sull'orlo di un baratro roccioso a picco sul mare. Il maschio alfa, che soffre terribilmente di vertigini, inizia a sudare copiosamente e a stringermi convulsamente le mani. In qualche modo continuiamo ad avanzare sul ciglio, un po' salendo e un po' scendendo, seguendo le indicazioni ma aumentando il livello di difficoltà, tanto più che non ci sono parapetti o protezioni di alcun tipo. Siamo fortunati perchè non c'è vento che, presumibilmente, avrebbe potuto scaraventarci facilmente giù. A circa metà percorso, i segnali a forma di foca che indicano il percorso sono posizionati in punti sempre più astrusi e il sentiero è ormai praticamente invisibile ai nostri occhi: ci muoviamo arrancando malamente tra sassi spigolosi e scogli giganti tanto più che proprio quel giorno nessuno calzava scarpe da trekking. Intantoil cielo inizia a rannuvolarsi...
Al colmo della stanchezza inizia a cadere una sottile ma insistente pioggerellina che si infila pure negli occhi. Lo sgomento: siamo soli, indietro non si può tornare e avanti il percorso prosegue su scogli bagnati mentre il mare si ingrossa. Iniziano le derapate sui sassi sdrucciolevoli ed è praticamente un miracolo se nessuno si è nemmeno storto una caviglia. A questo punto i miei ricordi diventano confusi per la stanchezza anche se ho l'immagine di me, bagnata fradicia, arrampicata su una fangosa parete verticale, aggrappata con piedi, mani e ginocchia.

Abbiamo fatto su e giù non so quante volte, su scogli scivolosi, enormi rocce da aggirare sull'orlo del baratro, scalando dune di sabbia giganti...sembrava di esser in una puntata di "Lost". Ad un certo punto mi aspettavo persino di vedere uno di quei maledetti segnali a forma di foca in mezzo al mare, per fare anche un tratto a nuoto! Avessi avuto il numero dell'elisoccorso....
Quando finalmente siamo riusciti a raggiungere il parcheggio (dopo circa 5 ore di "passeggiata") eravamo tutti bagnati e infreddoliti, le gambe tremavano per la fatica e abbiamo dovuto cambiarci nei bagni pubblici, offrendo uno spettacolo ben poco edificante di persone in mutande che si asciugano col getto dell'asciugamani. Di avventura ne avevamo avuta abbastanza. Non so come il maschio alfa sia riuscito a sopravvivere a tutto ciò, anche se alla fine mi ha guardato intensamente e mi ha detto "Adesso vado a evacuare tuto il coraggio che ho accumulato!". Quando si dice "farsela addosso dalla paura"....

Dopo tanto mare e tanta paura non posso che parlare di pesce, ma una ricetta tranquilla tranquilla, un classico della cucina di mare, senza sorprese ma buonissima!





MOSCARDINI al POMODORO

Ingredienti (per 2 persone):
900 g moscardini decongelati
400 g pomodori pelati
1 peperoncino piccante (fresco o secco), opzionale
150 ml vino bianco
2 spicchi d'aglio prezzemolo fresco tritato
olio evo
sale


Sbucciare e schiacciare gli spicchi d'aglio. Soffriggere appena l'aglio e il peperoncino in un tegame a bordi alti (la cosa migliore sarebbe un tegame di coccio) con 3-4 cucchiai di olio evo, poi aggiungere i moscardini puliti e lavati. Io ho usato quelli congelati già puliti, ovviamente vanno benissimo, anzi meglio, quelli freschi a cui però occorre eliminare le interiora e "l'occhio". Appena i moscardini si sono scottati e hanno rilasciato parte dei loro liquidi, salare e sfumare con il vino. Aspettare alcuni minuti che l'odore di vino si sia attenuato, poi aggiungere i pomodori pelati schiacciati e poca acqua. Far prendere il bollore, poi abbassare la fiamma, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere 30-40 minuti, mescolando di tanto in tanto. Se il fondo di cottura si adovesse asciugare troppo aggiungere dell'acqua calda. La cottura piuttosto lunga è necessaria per ammorbidire la carne dei moscardini che, con cotture più veloci, diventerebbero gommosi. A fine cottura scoperchiare, cospargere con prezzemolo e alzare la fiamma per far addensare il fondo (solo nel caso sia ancora troppo brodoso). Servire caldo con pane casereccio arrostito e una generosa spolverata di prezzemolo fresco tritato.
Buon appetito!

domenica 1 giugno 2014

Mal d'Africa (Vellutata di piselli al ginger)

Eccomi! Diciamo che sono tornata....almeno fisicamente, perchè mentalmente sono ancora molto lontano, affacciata ad uno strapiombo sulla cima della Table Mountain o di fronte al fragoroso muro d'acqua che sono le cascate Vittoria. Per la prima volta ho sperimentato la depressione da rientro, una fiacca che mi riesce difficile spiegare altrimenti. Magari ho solo acquisito i sonnacchiosi ritmi africani!
...Il primo impatto con il suolo africano, l'aria calda e secca, i babbuini tutto attorno, la terra così rossa da ferire gli occhi, alberi mai visti carichi di fiori colorati, gente che vende frutta a bordo strada. Inutile dire che in Zimbabwe eravamo turisti riconoscibili a chilometri di distanza. Strano sentirsi diversi e osservati, una sensazione cui non siamo abituati. Victoria Falls è un paesino totalmente turistico che però ben poco ha da offrire a dei turisti europei, oltre alle cascate. Tanto per non subire troppi shock culturali tutti insieme la prima tappa è stato il lussuoso e coloniale Victoria Falls Hotel, affacciato sulla gola attraversata dal fiume Zambesi, praticamente a cavallo con lo Zambia.


Rispettando l'inglesissimo rito del thè time delle 17, con tanti pasticcini serviti sulla terrazza in giardino, si possono intravedere le magnifiche cascate e la nuvola di schizzi che sollevano....Quanto è selvaggia la mia Africa!



....A proposito...No, noi non dormivamo qui, dormivamo qui! (Notare il tetto in eternit!)

Le cascate però sono uno spettacolo davvero maestoso, per di più nel periodo di massima portata: un muro d'acqua che si schianta in un crepaccio con un tale fragore e violenza da sollevare schizzi ben oltre il livello del fiume (circa 110 m sopra), tanto da formare una sorta di nuvola bianca di vapore raso terra, visibile anche dall'aereo! Stare al suo interno è come ricevere continuamente secchiate d'acqua addosso: giuro che uscita da lì avevo persino le mutande bagnate nonostante il K-way! Spero solo che nell'acqua dello Zambesi non ci fossero coliformi! Ci si sente piccoli, molto piccoli, di fronte a tanta forza.

 Molte cose si ridimensionano, altre spariscono proprio. Non c'è bisogno di molte parole di fronte a uno spettacolo del genere, è il fiume che parla... Così come è inutile parlare di fronte a qualcosa di molto buono, come questa vellutata, da provare sia calda che fredda, con i piselli, che sono di stagione e un tocco esotico dato dal ginger, che ci sta sempre bene. La fettina di salmone non è opzionale: con la crema di piselli si crea un connubio delizioso!


VELLUTATA di PISELLI al GINGER


Ingredienti (per 3 persone):
500 g di piselli (anche surgelati)
un pezzo di ginger fresco
1 cipollotto fresco
salmone affumicato
basilico fresco o erba cipollina
olio evo
acqua calda (circa 1 l)
sale

Tritare il cipollotto e il ginger sbucciato e soffriggerli in una pentola insieme a  un paio di cucchiai di olio evo. Dopo alcuni minuti aggiungere i piselli freschi (o quelli surgelati) e lasciare insaporire alcuni minuti. Salare e iniziare ad aggiungere acqua calda. Far prendere il bollore e lasciare cuocere coperto a fiamma bassa per una mezz'ora. Aggiungere ancora un poco di ginger grattugiato e frullare tutto con il minipimer. Servire calda o fredda guarnita da una fettina di salmone affumicato e da foglie basilico (o erba cipollina).
Buon appetito!