L’odio esplode a Dallas
di Roger Corman
Unico film di Roger Corman a essere andato in perdita, L’odio esplode a Dallas – titolo italiano un po’ creativo per The Intruder – è stato realizzato dal re dei b-movie in contemporanea con i primi film del ciclo di Poe, passando da quell’orrore gotico all’orrore reale del segregazionismo. Un pamphlet antirazzista e una satira della pancia dell’America profonda in un’epoca cruciale del paese negli anni di Kennedy.
Anti-segregazionismo ultima frontiera
Stati Uniti, anni Cinquanta. Adam Cramer, uomo pieno di pregiudizi verso gli afroamericani, gli ebrei e i comunisti, ma dotato di un’ottima abilità retorica, giunge nella fittizia cittadina di Caxton al fine di incitare i cittadini alla violenza razziale contro la minoranza nera della città e contro l’integrazione scolastica. [sinossi]
Vuole la ‘dottrina’ di Roger Corman, estesa anche a tutta la sua factory, che il cinema debba essere intrattenimento, una fantasmagoria tra horror, fantascienza, gangster, erotismo a fini commerciali, contenendo al contempo messaggi progressisti, di equità sociale, razziale e di genere. Appare quindi come eccezione nella sua filmografia L’odio esplode a Dallas, titolo italiano per The Intruder, film del 1962 in bianco e nero, realizzato in contemporanea con i primi sgargianti film in technicolor del ciclo di Poe, del quale sarebbe poi arrivato a girare sette opere. Risale all’anno prima Il pozzo e il pendolo, mentre nello stesso anno esce I racconti del terrore, ma anche, nella prolifica produzione del regista, il film di ispirazione shakespeariana La torre di Londra. Corman passa dall’orrore gotico dai colori pastello all’orrore reale di un’America profonda dove albergano profondi sentimenti di razzismo e segregazionismo. L’odio esplode a Dallas è tratto da un romanzo di Charles Beaumont scritto nel 1958 e ispirato alla figura reale di un fomentatore d’odio razziale, John Kasper, che si era trasferito in una piccola città del Tennessee per incitare la popolazione. Quegli anni erano davvero caldi. Nel 1957 il governatore dell’Arkansas Orval Faubus tentò di impedire l’ingresso a scuola di nove ragazzi afroamericani in un liceo di Little Rock, in deroga ad una decisione della Corte suprema che aveva reso illegale la segregazione nelle scuole. Il presidente Eisenhower mandò la Guarda nazionale a scortare gli studenti per entrare nell’istituto e Faubus, per tutta risposta, fece chiudere tutte le scuole superiori della città. Fu un episodio che suscitò la profonda indignazione di Corman. Il film è del 1962, nel pieno degli anni della presidenza di Kennedy che decise analoghi provvedimenti federali: intervenne sempre con la forza per garantire l’iscrizione di James Meredith all’Università del Mississippi, e poi fece lo stesso in Alabama, quando il governatore George Wallace cercò di bloccare l’ingresso di studenti neri all’università.
Corman realizza così un film che si discosta, almeno ufficialmente, da tutta la sua produzione commerciale, come un pamphlet antirazzista in quei tempi bui. Le idee progressiste del regista sono peraltro evidenti anche nell’impietoso ritratto dell’America profonda fatto per esempio in Il clan dei Barker (Bloody Mama). E probabilmente Corman mette in conto un fallimento al botteghino, cosa che si verificherà per la prima e ultima volta nella sua carriera. Nessuna casa di produzione vuole produrgli il film e Corman rimane co-produttore solo in coppia con il fratello Gene. Non trova un attore disposto a interpretare il malvagio protagonista. L’unico che si rende coraggiosamente disponibile è William Shatner che, due anni dopo, avrebbe cominciato a solcare gli spazi nei panni del capitano Kirk della serie Star Trek, altra emanazione della nuova frontiera kennediana. Nonostante il titolo italiano faccia riferimento, in modo del tutto inventato, alla grande città del Texas, storica roccaforte dei conservatori, teatro dell’omicidio di JFK un anno dopo l’uscita del film – che deve essere stato distribuito in Italia anni dopo e quindi il titolo può risentire di quell’evento iconico – The Intruder è ambientato nella piccola cittadina fittizia di Caxton, ottenuta girando in piccoli centri urbani del Missouri al confine con l’Arkansas. L’arrivo di Adam Cramer in quei luoghi, all’inizio del film, rappresenta il cavaliere buono, che si rivela malvagio, che giunge in un villaggio da western (lo si potrebbe paragonare allo straordinario western anti-maccartista La campana ha suonato di Alan Dwan).
Il volto del protagonista, interpretato dal futuro capitano Kirk, è angelico e demoniaco allo stesso tempo; è seducente, rappresenta l’evangelizzatore di ritorno, l’uomo dell’America delle grandi città che fomenta i bifolchi di provincia. Conquista facilmente la barista e poi la moglie del dirimpettaio in albergo, in cerca dell’appagamento sessuale, ma affabula tutti con i suoi modi gentili. Presentandosi con chiunque, aggiunge un «diventeremo amici». In tal senso Corman lavora con sentimenti lombrosiani, contrapponendo la fascinazione di William Shatner ad attori presi dalla strada a rappresentare i villici, che inquadra scrutandoli nel volto. Adam non è scavato psicologicamente, è una pura funzione narrativa, emanazione del Male, che si traveste da Bene. È lo stereotipo dell’americano bianco razzista e suprematista. Non ce l’ha solo con i neri, ma anche con gli ebrei e i comunisti. Tra la folla poi c’è qualcuno che allude, in modo razzista, anche agli indiani, ovvero i nativi americani. Subdolamente Adam parla di quei personaggi storici che si sono temprati in carcere, accomunando Socrate, Lenin, Hitler. Il metodo del fomentatore è ben calcolato. Chiede a tutti se siano d’accordo che dieci ragazzi di colore vengano inseriti nella scuola pubblica. Nessuno lo è, ma bisogna accettarlo, così vuole la legge. Adam a quel punto fa uscire il peggio da ognuno, sul concetto di legge e di sovranità popolare. Passo dopo passo arriverà a istillare odio. Corman realizza una un’elegante metafora delle dinamiche come si stanno sviluppando in una mossa di dama, dove le pedine sono o bianche o nere.
Il re dei b-movie fotografa un concentrato dell’America, in quella sua essenza capitalistica già alla base. La popolazione locale è capeggiata da un tycoon di quartiere, un bulletto di periferia che minaccia il giornalista, da azionario del suo giornale. Non potrà che essere lui a mettersi a capo della rivolta. Arrivando nella sua pensioncina, Adam viene scambiato per un rappresentante di commercio, un commesso viaggiatore. Uno di quei personaggi della cultura americana che conosciamo bene, al pari dei promotori religiosi porta a porta, che pure viaggiano per vendere prodotti. Facile quindi che Adam venga ritenuto uno di questi: sono i personaggi che viaggiano in America in lungo e in largo. Uno di questi è realmente il dirimpettaio in albergo di Adam, un uomo volgare che costringe la moglie a maratone sessuali e poi l’accusa di ninfomania perché lo ha tradito. Eppure, questo signore si rivelerà il personaggio dal ruolo più positivo del film. Sarà lui a smascherare Adam, ma lo farà sulle basi di quelle stesse regole del commercio che sembrano imprescindibili. Perché lui capisce che Adam è prima di tutto un venditore fallito proprio nel momento in cui sembra avere più successo, perché in realtà ha scatenato qualcosa di incontrollabile. Il vero imbonitore deve essere subdolo, insidioso, convincere in forma strisciante. Sarà quest’uomo a fare da motore per sventare il linciaggio. L’happy ending può essere letto in vari modi: come un puro obbligo narrativo da cinema commerciale cui Corman non si sottrae ma rende comunque poco credibile; come l’aver messo di fronte quella popolazione davanti al re nudo, davanti al proprio orrore, equivalente della famosa scena di Le armonie di Werckmeister in cui la folla impazzita assalta l’ospedale e si ritrae solo davanti al paziente anziano; semplicemente come la presa d’atto da parte di quella marmaglia di aver fatto saltare un tappo che era meglio rimanesse chiuso: ognuno di loro tornerà a casa con i propri sentimenti razzisti che torneranno in fase di latenza, pronti però a esplodere alla prossima occasione.
Info
L’odio esplode a Dallas, un trailer.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: The Intruder
- Paese/Anno: USA | 1962
- Regia: Roger Corman
- Sceneggiatura: Charles Beaumont
- Fotografia: Taylor Byars
- Montaggio: Ronald Sinclair
- Interpreti: Beverly Lunsford, Charles Barnes, Charles Beaumont, Frank Maxwell, George Clayton Johnson, Jeanne Cooper, Katherine Smith, Leo Gordon, Phoebe Rowe, Robert Emhardt, William F. Nolan, William Shatner
- Colonna sonora: Herman Stein
- Produzione: Los Altos Productions
- Durata: 84'



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