Sono innocente
di Fritz Lang
Secondo film americano di Fritz Lang, Sono innocente (You Only Live Once) è un’ulteriore esplorazione dell’autore dei temi della fallibilità della giustizia umana, dell’uomo schiacciato dal Destino. Usando il volto quasi puro di Henry Fonda, il cineasta viennese costruisce un’opera scissa tra interni claustrofobici, delle prigioni, con luce di taglio espressionista, e una natura tetra in cui far avvenire la fuga della coppia, archetipo di molto cinema a venire.
Il destino cieco di Eddie Taylor
Uscito di prigione, Eddie Taylor è intenzionato rifarsi una vita. Si sposa con Joan e trova lavoro presso un corriere. Purtroppo per lui il pregiudizio della gente lo perseguita. Durante la luna di miele viene cacciato dai proprietari dell’hotel, il datore di lavoro lo licenzia in tronco. Viene accusato ingiustamente di aver rapinato una banca uccidendo sei persone. Essendo alla quarta detenzione, per Eddie c’è la pena di morte. Pochi istanti prima della sua esecuzione viene scagionato per il reato, ma ormai ha già messo in atto la sua evasione dalla prigione durante la quale spara e uccide padre Dolan. Eddie è costretto alla fuga assieme alla moglie Joan. Nei mesi seguenti i due vivranno nell’auto e daranno alla luce anche un figlio. A poche miglia dal confine vengono fermati dalla polizia, Eddie viene ucciso e in un’allucinazione sente una voce sussurrargli «i cancelli sono aperti», mentre un raggio di sole illumina la foresta. [sinossi]
Le figure del public defender e del district attorney rappresentano i due cardini del sistema giuridico di common law, diffuso nei paesi anglosassoni, incarnando la difesa d’ufficio di chi non può permettersi un avvocato e la pubblica accusa per conto dello Stato. Due figure dialetticamente contrapposte che Fritz Lang ci fa vedere in atteggiamenti di affettuosa amicizia, mentre quando al secondo viene ricordato di rappresentare la pubblica accusa ribatte: «così la gente mi definisce». Tutto questo avviene all’inizio di Sono innocente (You Only Live Once), la seconda opera in terra hollywoodiana per il regista viennese, dopo Furia. Insieme a questo primo film a stelle e strisce e al successivo You and Me, Sono innocente compone una trilogia che esplora i temi della colpa e della pena all’interno di un sistema giuridico, che Lang studia, altamente imperfetto come quello della democrazia americana, i cui ideali all’epoca rappresentavano il contraltare al totalitarismo nazista da cui il regista era scappato. Ancora una volta un uomo di fronte alla giustizia umana ufficiale, che è tutt’altro che infallibile e che rappresenta forse il grado più alto possibile in cui le società umane riescono a regolare i contenziosi che avvengono al proprio interno. Ai gradini inferiori possiamo avere il vigilantismo criminale come quello del processo sommario dei gangster nel finale di M – Il mostro di Düsseldorf, non a caso ancora ambientato nella Germania nazista, oppure il linciaggio. Quest’ultima forma di giustizia sommaria è frequente nel cinema del Maestro, basta pensare a Furia ma anche a quello che avviene a carico della Maria-robot di Metropolis che veniva messa al rogo. Maria era già un esempio di innocente ritenuta colpevole per i crimini commessi in realtà dal robot con le sue sembianze. In Sono innocente abbiamo la folla inferocita che si accalca sulle scalinate all’uscita di Eddie dal tribunale, riuscendo a volte a rompere i cordoli di protezione, lanciandogli contro oggetti mentre lui sbraita nei loro confronti reclamando a gran voce la propria innocenza. Eddie, con il volto dell’americano medio di Henry Fonda, non è propriamente un personaggio immacolato. Ha scontato però i reati per cui è stato condannato e la società gli offrirebbe anche un’occasione di reinserimento. Tuttavia, torna a essere vittima del suo passato criminale, che fa di lui il presunto colpevole perfetto, unitamente alla sua non accettazione sociale, per cui viene licenziato. La società borghese degli “onesti” si rivela come mediocre: Eddie viene licenziato in tronco per un ritardo. Proprio l’imbruttimento causato dall’essere vittima di un errore giudiziario, per cui è inizialmente destinato alla sedia elettrica, lo porterà a delinquere di nuovo uccidendo il cappellano del carcere. È il Destino langhiano, rappresentato dal percorso di un cappello, dai giochi nel film, la dama e il baseball in carcere, in cui è coinvolto anche il cappellano, in ultima analisi a tessere le fila del tutto, a schiacciare questo personaggio.
Fritz Lang orchestra questa saga giudiziaria americana in una contrapposizione di ambienti tra natura, città e la cittadella rappresentata dalla prigione. La fotografia, di taglio espressionista, della situazione claustrofobica in quella cella d’isolamento augusta, disegna una fitta trama con le ombre delle sbarre che si irradiano pervadendo tutto lo spazio scenico. La dimensione di reclusione si accentua anche con gli effetti surcadrage delle visioni da dietro le sbarre piuttosto che con il bacio tra le sbarre. Il Lang con i suoi strascichi dall’espressionismo si alterna al Lang dell’esaltazione della natura in chiave wagneriana di I nibelunghi, con quelle immagini del laghetto di ninfee alla Monet sulla cui superficie si specchiano i due innamorati illusi di un loro roseo futuro. E poi con le ranocchie e il diadema di fiori. La natura diventerà quella tetra dei boschi e delle stradine di campagna della fuga disperata dei due protagonisti, i due obbligati amanti criminali. Fuga che terminerà crivellati dalle pallottole di un mitra, in una scena che riprende l’epopea criminale di Bonnie e Clyde avvenuta tre anni prima. E che crea un topos cinematografico ripreso, per forza di cose, in Gangster Story, in La sanguinaria, in Pierrot le fou, fino a – perché no? – Thelma & Louise. In mezzo c’è la città nuda del noir, la metropoli anni Trenta, spesso inondata da acquazzoni, come nella scena della rapina alla banca con esplosione letale, lo spazio delle azioni dei gangster da massacro di San Valentino. Tutto fa parte di quell’esplorazione iniziale dell’America nel ritratto del regista che vi era approdato.
Info
Sono innocente, un trailer.
- Genere: drammatico, noir
- Titolo originale: You Only Live Once
- Paese/Anno: USA | 1937
- Regia: Fritz Lang
- Sceneggiatura: Charles Graham Baker, Gene Towne
- Fotografia: Leon Shamroy
- Montaggio: Daniel Mandell
- Interpreti: Barton MacLane, Chic Sale, Gonzalo Meroño, Guinn Williams, Henry Fonda, Jack Carson, Jean Dixon, Jerome Cowan, John Wray, Margaret Hamilton, Sylvia Sidney, Walter De Palma, Warren Hymer, William Gargan
- Colonna sonora: Alfred Newman
- Produzione: Walter Wanger Productions
- Durata: 86'







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