Autore mi manda raccolta in cui ogni poesia è dedicata ai “veri grandi poeti” che lo hanno ispirato. Apro la raccolta e l’elenco, cominciando con De André, prosegue con Guccini, Lolli, Dalla, De Gregori, Battiato, ecc., tutti cantautori e nemmeno uno che scriva poesie fra di loro. – Momento, qui manca Enzo Jannacci! – Non mi è mai piaciuto tanto Jannacci... – Mi spiace, gli rispondo, ma la raccolta non rientra nella nostra linea editoriale.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 11 dicembre 2024
sabato 10 agosto 2024
e questo mio amore non finirà mai
Ho letto adesso che ieri è venuta a mancare Giuliana Orefice, moglie e musa di quel genio di Enzo Jannacci. Io la ringrazio per le tante belle canzoni che gli ha ispirato, in particolare questa che mi porto sempre nel cuore.
venerdì 5 gennaio 2024
Oggi mi sono finalmente regalato la visione di Enzo Jannacci. Vengo anch'io, di Giorgio Verdelli, e posso solo dire quanto sia bello questo fillm. In genere i documentari sugli artisti non sono quasi mai all'altezza delle aspettative, sempre troppo carichi, come quello su Gaber, o semplicemente insignificanti. Ci sono poi delle eccezioni, e così ad esempio questo insieme al documentario su Patrizia Cavalli sono le cose più belle che ho visto negli ultimi mesi. Il film su Jannacci però, forse perché amo l'artista, è qualcosa che tocca corde molto più profonde, e mi sono commosso più di una volta nel vederlo. Soprattutto quando il figlio dice una cosa in cui mi sono riconosciuto, dice cioè che Jannacci era in grado di toccare picchi altissimi di successo e cadute rovinose, ma a lui non importava un granché, perché lui seguiva un suo percorso basato sulle parole "coerenza" e "decenza". Ecco, io sto lì, o mi piace stare lì, con lui, seguendo una mia coerenza e perseguendo una decenza che spero siano percepite anche se non portano al successo.
lunedì 23 ottobre 2023
due poesie di cassiano ricardo
Cassiano Ricardo è uno splendido poeta brasiliano della prima metà del '900, mai tradotto in Italia, un cui testo però è stato tradotto e musicato da Enzo Jannacci in una canzone assai bella è sempre molto struggente, Giovanni telegrafista (quello dal cuore urgente)... La traduzione di entrambe è mia. La prima poesia viene dalla raccolta Un giorno dopo l’altro (1947), la seconda da Montagna russa (1960).
ELEGIA PER MIA MADRE
Ora, ciò che mi resta
è questa triste grazia
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.
Ora ascolto di notte
la voce delle radici,
anche quella delle formiche
immense, numerose,
che stanno, tutte, mangiando
le spighe e le rose.
Io sono un ramo secco
sul quale due parole
gorgheggiano. Nulla di più.
E so che ormai non ascolti
queste parole vane.
Un fitto universo
mi ferisce con radici
di tristezza e di gioia.
Ma non vedo che le facce
della notte e del giorno.
Non ti ho dato il dolore
di andarmene io per primo.
Non ti ho freddato le labbra
col gelo del mio viso.
È stato saggio il destino:
tra il dolore di chi parte
e quello più grande di chi resta
a me ha dato quello – che più dura –
che non volevo darti.
Che mi importa di sapere
se al di là delle stelle
ci sono altri mondi
o se ciascuno di essi
è fatto di luce o è uno stagno?
L’universo, nel suo cerchio,
brilla alto e complesso.
E al centro di tutto
e di qualsiasi sole
che sia giorno o notte
un’unica cosa esiste.
È questa grazia triste
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.
È una lapide nera
sulla quale, giorno e notte,
brilla verde una fiamma.
***
CANTO INCIVILE
Basta essere vivi
per essere sovversivi.
(O sottovivi).
Basta non figurare
nel registro civile
per essere incivili.
(O vili, per dirla in breve).
Basta essere incivili
per non essere nessuno.
Basta non essere nessuno
per avere il soprannome
che dà la polizia
a chi non è nessuno.
Io avevo due nomi:
Zebedeo,
che mi ha dato la povertà .
E “elemento sovversivo”
che mi ha dato la polizia.
E soltanto un dolore:
che mi ha dato la vita.
E ora eccomi qua, incivile,
(o vile, per dirla in breve).
Scalciato da un cavallo
a metà del corteo
eccomi qua, steso lungo per terra
sulla schiena.
(O già tagliato a metà ,
senza dolore, né sale).
giovedì 6 aprile 2023
il mondo nuovo
martedì 18 maggio 2021
la polemica del fo
Poco fa leggevo un post fra i tanti, in cui si riportava un aneddoto di Battiato che rispondeva male a Dario Fo, il quale gli diceva di non apprezzare i suoi testi. Sotto il post, fra i soliti commenti sprezzanti, ce n’era uno che scriveva che quello di Fo era un Nobel immeritato. È un pensiero che serpeggia questo. E, lo confesso, io non l’ho mai capita questa cosa del Nobel a Fo che offende tanto gli italiani. Penso che se fosse successo a un artista francese, in Francia sarebbero stati contenti di quel Nobel a un connazionale. Invece noi no, noi per pura onestà intellettuale diciamo che non se lo meritava, era meglio darlo a Philip Roth. Non parlo manco di Luzi, altro grande sconfitto, perché chi lo legge più Luzi? Una volta l’ho consigliato a un amico che mi fa: è bravo, ma puzza di cattolicesimo. Così è visto Luzi in Italia. E questi siamo noi, un popolo di stronzi (Monicelli). Ma tutti quanti appassionati di musica, cinema, opera e teatro, al punto che ci possiamo permettere di dire chi merita cosa oppure no, o quanto è giusto o meno il giudizio della commissione di Stoccolma, in base alla nostra vasta conoscenza dell’arte che però ci guardiamo bene dal sovvenzionare (anche semplicemente pagando il biglietto). Me ne capitano di continuo di persone così, che mi vengono a parlare del mio lavoro, dei miei libri, a dire quanto è bello o brutto quel libro e poi hanno letto solo poche cazzatine d’amore di Neruda o di Tagore. Hanno letto un solo libro e per questo credono di conoscerne altri mille. Sono sincero, io non lo conosco così bene il lavoro di Dario Fo, non abbastanza da potermi esprimere su di lui, non conosco nemmeno bene il contesto sociale e politico in cui si è espresso, che pure credo conti qualcosa, non c’ero e nessuno me lo ha detto, e a nessuno ha interessato raccontarmelo. Sarebbe stato bello capire meglio quel contesto anche attraverso Fo, ma non è successo. Posso solo dire, da appassionato di Enzo Jannacci, che piaceva tanto anche a Battiato (meno agli italiani: troppo triste), che senza Fo quelle canzoni sarebbero state diverse, e solo per quelle (Ho visto un re, La luna è una lampadina, Ohè sunt chi, Veronica, L’Armando, persino Vengo anch’io no tu no che Jannacci fece esattamente come Fo non la voleva, perché l’arte spesso succede per reazione a qualcosa e non soltanto per approvazione), solo per quelle magari il Nobel no, ma un minimo di rispetto in più a Fo potremmo anche darglielo.
domenica 29 marzo 2020
jannacci e il sistema
giovedì 27 dicembre 2018
jannacci 1968!
Uno dei dischi di Enzo Jannacci di cui più si sentiva la mancanza era il 33 giri di Vengo anch’io. No, tu no, registrato e pubblicato nel 1968 ma mai ristampato in CD. Quest’album conteneva vari pezzi importanti del suo repertorio, dalla traccia omonima a Ho visto un re (che esprimevano tutta la carica più irriverente e per certi versi “insurrezionale” di Jannacci insieme a Dario Fo), da Giovanni telegrafista a Non finirà mai, fin alla famigerata La mia moroso la va alla fonte da cui attinse De André per la sua Via del Campo. Alcuni di questi pezzi era possibile ascoltarli smembrati fra varie antologie; di altri si trovavano tracce in giro ma a una qualità audio scarsissima. Di recente, sul canale YouTube di Jannacci (QUI) è comparsa una playlist con tutte le registrazioni effettuate dal Nostro nel 1968, dunque con tutte le tracce di quel disco più alcune outtakes (in verità pezzi minori ma ugualmente divertenti, come Il terzino d’Olanda) che è possibile ascoltare a una qualità audio perlomeno decente. Per un fan è davvero tanto. Il miracolo adesso, per me, sarebbe un’operazione analoga sul periodo Durium di Gino Paoli e sui dischi dell’ultimo Sergio Endrigo.
mercoledì 3 gennaio 2018
sabato 2 dicembre 2017
lezioni di stile
giovedì 15 settembre 2016
lunedì 29 agosto 2016
il panettiere
domenica 28 agosto 2016
rino
mario
domenica 17 aprile 2016
quelli che impongono di votare sì
lunedì 25 maggio 2015
la livella
mercoledì 13 maggio 2015
santi
venerdì 1 maggio 2015
basta! basta!
Linko qui sotto, a cura di Paolo Vites, una (brutta) storia del Concerto del Primo Maggio che non conoscevo. La storia di come 10 anni fa Enzo Jannacci, ospite del concerto, venne fischiato dopo aver cantato 'Sei minuti all'alba', canzone sulla lotta partigiana, probabilmente ritenuta noiosa (si basava su una melodia tradizionale a cui non siamo più abituati). Ho visto i video, e nel pubblico c'erano tanti ragazzi che gridavano "Basta! Basta!" come se non ne potessero più. Molti indossavano la maglietta con la Falce&Martello, e mi sono venuti i brividi pensando che per molti di loro tutti quei simboli non significavano nulla, non dicevano nulla, non raccontavano la loro storia, se non come scusa per sfogare la propria rabbia o gli ormoni. Come rispose loro Jannacci, innervosito: "Sembra che per molti la vita sia un modo per morire, ma la vita non è una cosa, non è un viaggio sperimentale fatto involontariamente, e neanche una selva di piaceri, un orgasmo sparso".
Potete leggerla QUI.
domenica 29 marzo 2015
povero jannacci
mercoledì 3 dicembre 2014
la luna è una lampadina
Oggi ero di buon umore, così, bando all'avarizia, mi sono fatto un regalo: La Milano di Enzo Jannacci, capolavoro cantautorale del 1964. Volevo comprarmi anche l'edizione completa delle poesie di Franco Fortini (che di quel disco ha scritto un testo: Quella cosa in Lombardia, quella cosa per la cronaca è il sesso), ma quel gran fetente di Francesco Santoro (proprio l'autore di Piombo, che abbiamo pubblicato noi), quel fetente dicevo, è passato in libreria prima di me e si è comprato la mia copia!! Ma come si fa? Scherzi da prete, li chiamavano una volta. Se non fossimo entrambi poco pretici. Scherzi poetici allora, da poeti, che è qualcosa di molto simile all'essere nerd, o almeno suona così (Jannacci, Fortini: sai che palle si dirà il lettore medio o mediamente più giovane di noi, di quelli che "i morti lasciali ai morti e non li chiamare più!"). E infatti dovevo dire hipster, come Ginsberg. Ché la parola hipster, si sa, l'hanno inventata i nerd di domani, per pararsi il culo oggi. 
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