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mercoledì 11 dicembre 2024

poeta senza jannacci

Autore mi manda raccolta in cui ogni poesia è dedicata ai “veri grandi poeti” che lo hanno ispirato. Apro la raccolta e l’elenco, cominciando con De André, prosegue con Guccini, Lolli, Dalla, De Gregori, Battiato, ecc., tutti cantautori e nemmeno uno che scriva poesie fra di loro. – Momento, qui manca Enzo Jannacci! – Non mi è mai piaciuto tanto Jannacci... – Mi spiace, gli rispondo, ma la raccolta non rientra nella nostra linea editoriale.

sabato 10 agosto 2024

e questo mio amore non finirà mai

Ho letto adesso che ieri è venuta a mancare Giuliana Orefice, moglie e musa di quel genio di Enzo Jannacci. Io la ringrazio per le tante belle canzoni che gli ha ispirato, in particolare questa che mi porto sempre nel cuore. 

venerdì 5 gennaio 2024

Oggi mi sono finalmente regalato la visione di Enzo Jannacci. Vengo anch'io, di Giorgio Verdelli, e posso solo dire quanto sia bello questo fillm. In genere i documentari sugli artisti non sono quasi mai all'altezza delle aspettative, sempre troppo carichi, come quello su Gaber, o semplicemente insignificanti. Ci sono poi delle eccezioni, e così ad esempio questo insieme al documentario su Patrizia Cavalli sono le cose più belle che ho visto negli ultimi mesi. Il film su Jannacci però, forse perché amo l'artista, è qualcosa che tocca corde molto più profonde, e mi sono commosso più di una volta nel vederlo. Soprattutto quando il figlio dice una cosa in cui mi sono riconosciuto, dice cioè che Jannacci era in grado di toccare picchi altissimi di successo e cadute rovinose, ma a lui non importava un granché, perché lui seguiva un suo percorso basato sulle parole "coerenza" e "decenza". Ecco, io sto lì, o mi piace stare lì, con lui, seguendo una mia coerenza e perseguendo una decenza che spero siano percepite anche se non portano al successo.

lunedì 23 ottobre 2023

due poesie di cassiano ricardo

Cassiano Ricardo è uno splendido poeta brasiliano della prima metà del '900, mai tradotto in Italia, un cui testo però è stato tradotto e musicato da Enzo Jannacci in una canzone assai bella è sempre molto struggente, Giovanni telegrafista (quello dal cuore urgente)... La traduzione di entrambe è mia. La prima poesia viene dalla raccolta Un giorno dopo l’altro (1947), la seconda da Montagna russa (1960).

ELEGIA PER MIA MADRE

Ora, ciò che mi resta
è questa triste grazia
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.

Ora ascolto di notte
la voce delle radici,
anche quella delle formiche
immense, numerose,
che stanno, tutte, mangiando
le spighe e le rose.

Io sono un ramo secco
sul quale due parole
gorgheggiano. Nulla di più.
E so che ormai non ascolti
queste parole vane.
Un fitto universo
mi ferisce con radici
di tristezza e di gioia.
Ma non vedo che le facce
della notte e del giorno.

Non ti ho dato il dolore
di andarmene io per primo.
Non ti ho freddato le labbra
col gelo del mio viso.
È stato saggio il destino:
tra il dolore di chi parte
e quello più grande di chi resta
a me ha dato quello – che più dura –
che non volevo darti.

Che mi importa di sapere
se al di là delle stelle
ci sono altri mondi
o se ciascuno di essi
è fatto di luce o è uno stagno?
L’universo, nel suo cerchio,
brilla alto e complesso.
E al centro di tutto
e di qualsiasi sole
che sia giorno o notte
un’unica cosa esiste.

È questa grazia triste
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.
È una lapide nera
sulla quale, giorno e notte,
brilla verde una fiamma.

***

CANTO INCIVILE

Basta essere vivi
per essere sovversivi.
(O sottovivi).
Basta non figurare
nel registro civile
per essere incivili.
(O vili, per dirla in breve).

Basta essere incivili
per non essere nessuno.
Basta non essere nessuno
per avere il soprannome
che dà la polizia
a chi non è nessuno.

Io avevo due nomi:
Zebedeo,
che mi ha dato la povertà.
E “elemento sovversivo”
che mi ha dato la polizia.

E soltanto un dolore:
che mi ha dato la vita.

E ora eccomi qua, incivile,
(o vile, per dirla in breve).
Scalciato da un cavallo
a metà del corteo
eccomi qua, steso lungo per terra
sulla schiena.

(O già tagliato a metà,
senza dolore, né sale).

giovedì 6 aprile 2023

il mondo nuovo

Il nuovo mondo, 1982, di Ettore Scola è il suo secondo film in costume (dopo Passione d’amore dell’anno rima), il primo di un dittico che fa un dichiarato omaggio alla storia francese (seguito l’anno dopo da Ballando Ballando che Paolo Conte avrà adorato) e l’ultimo firmato dallo sceneggiatore Sergio Amidei. Vi si narra il viaggio di una serie di avventurieri durante gli ultimi giorni della Rivoluzione francese. Il film è lungo, a volte divaga un po’, ma rimane bellissimo, intenso e leggero insieme, pur nelle sue imperfezioni. Data la produzione, il cast è internazionale e assai ispirato, ma su tutti giganteggia Marcello Mastroianni che fa Giacomo Casanova dopo essere stato snobbato per la stessa parte da Fellini. Qui va detto che il Casanova di Mastroianni è una creatura stanca, crepuscolare e malinconica, di grande fascino umano ed è esattamente tutto ciò che non voleva Fellini dal proprio Casanova, volutamente vuoto ed esangue, pre-morto, per cui scelta del più “freddo” e “meccanico” Donald Sutherland. Ma il personaggio più curioso rimane quello del cantastorie che apre la storia con un siparietto teatrale, interpretato da Enzo Jannacci (lo straordinario Jannacci di fine anni 70 - primi anni 80) che vestito da arlecchino e si inventa una lingua tutta sua nella migliore tradizione di Dario Fo. Ecco, Jannacci in effetti non c'entra veramente nulla col resto del film, ci sta solo per il gusto di starci, e anche di questo “capriccio” dobbiamo ringraziare Ettore Scola.

martedì 18 maggio 2021

la polemica del fo

 Poco fa leggevo un post fra i tanti, in cui si riportava un aneddoto di Battiato che rispondeva male a Dario Fo, il quale gli diceva di non apprezzare i suoi testi. Sotto il post, fra i soliti commenti sprezzanti, ce n’era uno che scriveva che quello di Fo era un Nobel immeritato. È un pensiero che serpeggia questo. E, lo confesso, io non l’ho mai capita questa cosa del Nobel a Fo che offende tanto gli italiani. Penso che se fosse successo a un artista francese, in Francia sarebbero stati contenti di quel Nobel a un connazionale. Invece noi no, noi per pura onestà intellettuale diciamo che non se lo meritava, era meglio darlo a Philip Roth. Non parlo manco di Luzi, altro grande sconfitto, perché chi lo legge più Luzi? Una volta l’ho consigliato a un amico che mi fa: è bravo, ma puzza di cattolicesimo. Così è visto Luzi in Italia. E questi siamo noi, un popolo di stronzi (Monicelli). Ma tutti quanti appassionati di musica, cinema, opera e teatro, al punto che ci possiamo permettere di dire chi merita cosa oppure no, o quanto è giusto o meno il giudizio della commissione di Stoccolma, in base alla nostra vasta conoscenza dell’arte che però ci guardiamo bene dal sovvenzionare (anche semplicemente pagando il biglietto). Me ne capitano di continuo di persone così, che mi vengono a parlare del mio lavoro, dei miei libri, a dire quanto è bello o brutto quel libro e poi hanno letto solo poche cazzatine d’amore di Neruda o di Tagore. Hanno letto un solo libro e per questo credono di conoscerne altri mille. Sono sincero, io non lo conosco così bene il lavoro di Dario Fo, non abbastanza da potermi esprimere su di lui, non conosco nemmeno bene il contesto sociale e politico in cui si è espresso, che pure credo conti qualcosa, non c’ero e nessuno me lo ha detto, e a nessuno ha interessato raccontarmelo. Sarebbe stato bello capire meglio quel contesto anche attraverso Fo, ma non è successo. Posso solo dire, da appassionato di Enzo Jannacci, che piaceva tanto anche a Battiato (meno agli italiani: troppo triste), che senza Fo quelle canzoni sarebbero state diverse, e solo per quelle (Ho visto un re, La luna è una lampadina, Ohè sunt chi, Veronica, L’Armando, persino Vengo anch’io no tu no che Jannacci fece esattamente come Fo non la voleva, perché l’arte spesso succede per reazione a qualcosa e non soltanto per approvazione), solo per quelle magari il Nobel no, ma un minimo di rispetto in più a Fo potremmo anche darglielo.

domenica 29 marzo 2020

jannacci e il sistema

Sette anni fa (già sette anni?) se ne andava Enzo Jannacci che è forse il mio cantante italiano preferito, e il giorno dopo di lui lo seguiva il Califfo. Di Jannacci si ricordano sempre o il lato dada oppure quello disperato. Io qui linko una sua canzone minore, Il metrò, scritta da Bruno Lauzi, da un suo disco mai ristampato in CD (come tanti), in cui viene fuori un suo lato più pop, molto british nell'arrangiamento. Parla di un amore mai nato in metrò… perché lei "non ha capito il sistema" e alla fermata è andata via con un altro. Storie di tutti i giorni per noi vecchi romantici dall'amore facile. 

giovedì 27 dicembre 2018

jannacci 1968!


Uno dei dischi di Enzo Jannacci di cui più si sentiva la mancanza era il 33 giri di Vengo anch’io. No, tu no, registrato e pubblicato nel 1968 ma mai ristampato in CD. Quest’album conteneva vari pezzi importanti del suo repertorio, dalla traccia omonima a Ho visto un re (che esprimevano tutta la carica più irriverente e per certi versi “insurrezionale” di Jannacci insieme a Dario Fo), da Giovanni telegrafista a Non finirà mai, fin alla famigerata La mia moroso la va alla fonte da cui attinse De André per la sua Via del Campo. Alcuni di questi pezzi era possibile ascoltarli smembrati fra varie antologie; di altri si trovavano tracce in giro ma a una qualità audio scarsissima. Di recente, sul canale YouTube di Jannacci (QUI) è comparsa una playlist con tutte le registrazioni effettuate dal Nostro nel 1968, dunque con tutte le tracce di quel disco più alcune outtakes (in verità pezzi minori ma ugualmente divertenti, come Il terzino d’Olanda) che è possibile ascoltare a una qualità audio perlomeno decente. Per un fan è davvero tanto. Il miracolo adesso, per me, sarebbe un’operazione analoga sul periodo Durium di Gino Paoli e sui dischi dell’ultimo Sergio Endrigo.

sabato 2 dicembre 2017

lezioni di stile

(dalla nota interna al libretto di Come di aeroplani di Enzo Jannacci, pubblicato nel 2001): 

Enzo Jannacci, per questo suo ultimo lavoro, non intende ringraziare nessuno, perché piuttosto amareggiato da chi per più di quattro anni ha trovato un modo sublime di umiliarlo, incensandolo prima e dandogli una pedata nel culo subito dopo; in silenzio, per non farsi capire.

lunedì 29 agosto 2016

il panettiere

Il panettiere è la terza traccia del primo lato di Secondo te... che gusto c’è?, album del 1977 che appartiene al periodo più maturo dell’artista Enzo Jannacci. Viene subito prima di Rino, lettera di un alcolizzato pronto al suicidio, e subito dopo Jannacci arrenditi, brano parlato di follia e comicità assoluti. L’album, nel suo insieme, non è allo stesso livello dei coevi Quelli che... e Fotoricordo, eppure proprio grazie a questo pezzo, ritratto del panettiere Giovanni che va al mare per annegarsi, a Rino e a La costruzione sul secondo lato, terzo pezzo a tema sulla morte (stavolta sul lavoro) in un disco di appena mezz’ora, raggiunge una sua oscura grandezza, inusuale per il panorama italiano dell’epoca persino per un cantautore, e paragonabile piuttosto a quella che negli stessi anni si può ritrovare in alcuni dischi di Tom Waits. Rappresenta, inoltre, la prima avvisaglia del dolente pessimismo che da qui in avanti caratterizzerà l’opera di Jannacci.

domenica 28 agosto 2016

rino

Non sono ubriaco questa sera, non sono ubriaco eppure questa sera mi corre, mi vola un pensiero a casa, quasi per gioco, quasi per sbaglio, quasi senza voglia. Mamma ti saluto, babbo ti saluto. Rino fatti volere tutto il bene che a me non m’hanno voluto. Mamma ti saluto. 

mario

Ci pensavo poco fa, mentre tornavo a casa e canticchiavo questa bella canzone di Jannacci, che è una vita che questo nome mi insegue, Mario l’amico scomparso di Jannacci, il padre di Lorenzo Cherubini, il gestore del bar di Ligabue, il fratello mai operato al fegato di Rino Gaetano. Si vede, ho pensato, che tutti i piccoli eroi di questa terra si chiamano Mario – il nome più comune che tu possa immaginare – e si confondono in mezzo agli altri aspettando il loro momento, che sia una canzone, o un semplice pensiero prima di andare a dormire. 

domenica 17 aprile 2016

quelli che impongono di votare sì

Ho letto post di renziani che attaccano QUELLI CHE IMPONGONO DI VOTARE SI (questa a Jannacci sarebbe piaciuta), li definiscono fascisti, perché se mi obblighi ad andare a votare per dire quello che vuoi tu (ovvero il SI, perché fosse per me direi il NO che vuole Renzi), allora sei un fascista! Ecco, volevo dire a quelle persone che di tutte le boiate ignoranti che ho letto in giro su questo referendum questa è veramente la peggiore. Tanto più che l’età media dei renziani è la mia, e mi aspettavo qualcosa di più dalla mia generazione, non il solito “fascista o non fascista”. Un po’ più di fantasia. 

lunedì 25 maggio 2015

la livella

Fra le tante fortune che mi dà l'avere quasi 40 anni c'è il fatto di aver assistito al fenomeno della riscoperta di Piero Ciampi che vent'anni fa, giuro, no lo sapeva quasi nessuno chi fosse (solo Zucchero che gli fregava i versi), e procurarsi la sua musica era difficile, molte cose non si trovavano proprio, mentre oggi, vedo con gioia, viene citato, linkato, rispettato come nemmeno in vita. Spero che presto succeda anche al povero Enzo Jannacci, molto più ignorato di ciò che sembra dalle celebrazioni ufficiali, tanto che buona parte della sua discografia (nonostate gli omaggi vari di Fazio) resta irrintracciabile, mai riversata in digitale. Eppure i tempi sono strani e la morte tende a livellare ogni cosa, come bene osservava Totò. Lucio Dalla, ad esempio, che quand'ero ragazzo non era più che una cosuccia commerciale, adesso è una sorta di bardo immortale del cuore. Mentre all'opposto, mi pare ci sia stato un ridimensionamento di Fabrizio De Andrè che in vita era intoccabile, il massimo genio possibile della canzone italiana, e ora il tempo lo rende un pochino più distante e anche un pochino più umano. Aspetto dunque di sapere che sarà dell'ottimo Battiato, che tutti amano, meno che io.

mercoledì 13 maggio 2015

santi

Io vorrei tanto capire un fan di Enzo Jannacci a che santo deve votarsi per ritrovare l'intera discografia del suddetto Jannacci. Lui, lo so, mi risponderebbe: Sant'Antonio perché fa ritrovare gli ombrelli smarriti; oppure San Liprando che, nella famosa canzone, recitava in coda: io non ho visto niente.

venerdì 1 maggio 2015

basta! basta!


Linko qui sotto, a cura di Paolo Vites, una (brutta) storia del Concerto del Primo Maggio che non conoscevo. La storia di come 10 anni fa Enzo Jannacci, ospite del concerto, venne fischiato dopo aver cantato 'Sei minuti all'alba', canzone sulla lotta partigiana, probabilmente ritenuta noiosa (si basava su una melodia tradizionale a cui non siamo più abituati). Ho visto i video, e nel pubblico c'erano tanti ragazzi che gridavano "Basta! Basta!" come se non ne potessero più. Molti indossavano la maglietta con la Falce&Martello, e mi sono venuti i brividi pensando che per molti di loro tutti quei simboli non significavano nulla, non dicevano nulla, non raccontavano la loro storia, se non come scusa per sfogare la propria rabbia o gli ormoni. Come rispose loro Jannacci, innervosito: "Sembra che per molti la vita sia un modo per morire, ma la vita non è una cosa, non è un viaggio sperimentale fatto involontariamente, e neanche una selva di piaceri, un orgasmo sparso".

Potete leggerla QUI.

domenica 29 marzo 2015

povero jannacci

Sono due anni oggi dalla morte di Enzo Jannacci e, devo dire, è ancora incredibilmente difficile trovare in giro molta della sua musica, spesso interi dischi. Forse perché Jannacci non è mai stato un autore "radiofonico" (Vengo anch'io a parte). Spesso era decisamente troppo colto e triste per l'ascoltatore medio, e anch'io adesso, che gli volevo fare l'omaggio, stavo cadendo nell'errore di pubblicare un pezzo triste, disperato (Il panettiere, che parla di un suicida) oppure uno colto (la sua versione di Via del campo, che in effetti passa per un pezzo di De Andrè, ma la musica De Andrè l'ha rubata a Jannacci). Alla fine metto una canzone che, invece, è semiseria, la paraculata di un successo radiofonico di Joe Cocker e di tanti suoi colleghi, ed è un po' la terza via di Jannacci, perché la tristezza, se non sai ridere, è solo una tristezza a metà. Jannacci la canta con tanta di quella paraculaggine che ti viene voglia di cantarla con lui. Da provare, per credere.

mercoledì 3 dicembre 2014

la luna è una lampadina

Oggi ero di buon umore, così, bando all'avarizia, mi sono fatto un regalo: La Milano di Enzo Jannacci, capolavoro cantautorale del 1964. Volevo comprarmi anche l'edizione completa delle poesie di Franco Fortini (che di quel disco ha scritto un testo: Quella cosa in Lombardia, quella cosa per la cronaca è il sesso), ma quel gran fetente di Francesco Santoro (proprio l'autore di Piombo, che abbiamo pubblicato noi), quel fetente dicevo, è passato in libreria prima di me e si è comprato la mia copia!! Ma come si fa? Scherzi da prete, li chiamavano una volta. Se non fossimo entrambi poco pretici. Scherzi poetici allora, da poeti, che è qualcosa di molto simile all'essere nerd, o almeno suona così (Jannacci, Fortini: sai che palle si dirà il lettore medio o mediamente più giovane di noi, di quelli che "i morti lasciali ai morti e non li chiamare più!"). E infatti dovevo dire hipster, come Ginsberg. Ché la parola hipster, si sa, l'hanno inventata i nerd di domani, per pararsi il culo oggi.