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venerdì 29 novembre 2024

immagini di tbilisi

Ogni violenza è a suo modo terribile, ma le immagini trasmesse al Tg degli scontri in piazza a Tbilisi, per chi come me è cresciuto nell'immagine favolosa e delicatissima che ce ne ha lasciato l'amato Tonino Guerra nei suoi libri, sono una cosa da spezzare il cuore.

domenica 6 ottobre 2024

l'ultimo desiderio

Guardavo poco fa il video di una intervista a Sergio Negri dove racconta l'ultimo incontro avvenuto fra Cesare Zavattini e Antonio Ligabue. Zavattini non è stato l'unico a interessarsi delle vicende dell'artista, ma è stato quello che più di tutti è riuscito a trasformare Ligabue da mezzo artista matto di provincia a fenomeno italiano, artista riconosciuto e conosciuto dall'Italia intera, per cui la parola "matto" diventa qualificativa e non dispregiativa, e ci riuscì Zavattini scrivendo su di lui un libro in versi che poi venne adattato a sceneggiato televisivo per la Rai con Flavio Bucci protagonista. Quando la poesia non era ancora estranea alla televisione e potevano ancora succedere di questi miracoli. Nell'ultimo loro incontro, racconta Negri, Zavattini commosso chiese a Ligabue, agonizzante in ospedale, cosa avrebbe potuto fare per lui, che cosa desiderasse, e Ligabue gli rispose così: "un piatto di pastasciutta", ciò che gli era mancato per quasi tutta la sua vita. L'ultimo desiderio di Ligabue. Ascontando questo aneddoto ho pensato che delle volte basta così poco per essere felici, un piatto caldo, qualcuno che te lo cucina con amore, ma soprattutto qualcuno che ti chiede: "hai mangiato?", che come scriveva Tonino Guerra nel suo ultimo libro è la domanda delle domande, la prima che gli aveva fatto suo padre quando l'aveva visto ritornare a casa dai campi di concentramento in Germania.

domenica 23 aprile 2023

polvere di sole

Una foto del 2018, quando per quella cosa strana che gli altri chiamano Giornata del Libro (ma strana per me, visto che ogni mia giornata è dedicata a quello) leggevo Polvere di sole di Tonino Guerra in piazza Vittorio a Locorotondo (durante un evento organizzato dalla libreria L'Approdo). C'era persino un pubblico che qui sembra ascoltarmi, in realtà si godeva il sole di metà aprile e approfittava delle sedie per sonnecchiare.

domenica 24 gennaio 2021

ombra

Sull’amore è l’ultimo ricordo che mi lega a Michelangelo Antonioni e al film Eros. In realtà si tratta di una delusione perché è stata tradita la nostra idea di rendere poetico l’amore di un’anziana che, passeggiando sul mare, rimane affascinata da una ragazza che dorme a testa in giù, fino a sognare di possederla, entrando nella sua ombra: un’immagine poetica che Michelangelo non è riuscito a realizzare perché il produttore aveva fretta di finire il film. Una poesia incompiuta che rimarrà per sempre nella mia memoria.

Tonino Guerra

mercoledì 11 novembre 2020

transfert

A pagina 31 della Solitudine del Satiro, Flaiano scrive: «Questa moda di presentare i nuovi libri, come i re dal balcone presentavano alla folla il principe ereditario appena nato, è recente: pochi anni fa avrebbe coperto di ridicolo gli autori; oggi si accetta come una forma di persuasione palese, un postulato della cultura di massa». È un appunto datato 1962, strettamente legato a La Notte di Antonioni, dell’anno prima, di cui Flaiano fu sceneggiatore con Antonioni stesso e Tonino Guerra. Nel film, Marcello Mastroianni, scrittore di successo, si prepara alla presentazione del suo nuovo libro, che viene descritta come un vero e proprio evento mondano, un elegante e vacuo vernissage con tanto di ospiti illustri (i veri Quasimodo, Eco, Bompiani); intanto il suo amico e opposto Bernhard Wicki, in tutto e per tutto, persino nei baffi, la copia sputata di Flaiano, è sofferente in ospedale, inappagato nella salute (dunque nella vita), nell’arte e anche nell’amore per Jeanne Moreau, moglie infelice di Mastroianni. Nella seconda parte del film nulla si aggiusta: mentre Wicki muore dimenticato quasi da tutti (pure da noi), Mastroianni, non pago del proprio successo, va a una festa, riceve una ricca ma poco etica proposta di lavoro e già che c’è seduce Monica Vitti. Insomma, se la fortuna non è cieca è di sicuro stronza. Ho sempre immaginato che tanta snobistica antipatia per le presentazioni sia derivata a Flaiano da quella sorta di transfert cinematografico per cui, a rivedersi nell’opposto di Mastroianni – che a sua volta era attore feticcio di Fellini, con cui Flaiano avrebbe litigato di lì a poco proprio perché Fellini, da regista, si prendeva ogni merito e successo del loro lavoro artistico – il Nostro un po’ sghignazzava divertito e un po’ stringeva i denti.

sabato 21 marzo 2020

storia di ogni poeta

Io ero un professore ed insegnavo in una scuola. Mi chiamano da Roma perché avevan letto un mio libretto di poesie, e così sono venuti per far questa sceneggiatura che si svolgeva in Romagna. Il mio stipendio era di 39.000 lire. Il produttore mi dice se vieni a Roma te ne do 300.000. Ho lasciato la scuola, sono andato a Roma, e ho fatto dieci anni la fame. 

(Tonino Guerra)

lunedì 16 marzo 2020

cento anni di tonino guerra

Cento anni fa di oggi nasceva Tonino Guerra, che è uno dei pochi poeti che ho amato veramente, tanto più perché, persino nei suoi versi, dovendo scegliere se piangere o sorridere lui sceglieva sempre di sorridere, e non è dono di tutti. 

Tonino, le tue storie più belle 
sono quelle che rimangono sognate 
o appena disegnate 
come ragnatele nella luce.


lunedì 13 maggio 2019

pronuncia

Continua a tornarmi in mente la signora che all'ultima presentazione che ho fatto a Firenze, io leggevo delle poesie nel dialetto del mio paese e lei mi rispondeva che non era giusta la pronuncia perché si ricordava bene della lingua che aveva sentito parlare a Taranto l'ultima volta che ci era stata, venti anni fa.

giovedì 21 marzo 2019

cinque pensieri sulla giornata mondiale della poesia

Oggi, giornata mondiale della poesia, sono sette anni giusti che se n’è andato Tonino Guerra. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, ho deciso che chiunque incontro gli do un bacio, oppure una carezza, o una palpatina, così dopo potrà dire di essere stato toccato dalla poesia. 

Ogni anno, quando arriva la giornata mondiale della poesia, invece di sentirmi festoso e pronto a condividere versi, mi sento sempre un po’ così, come un esemplare che sta scomparendo e va preservato, quasi fossi un panda nella giornata mondiale del panda. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, mi chiedo quand’è la giornata mondiale del romanzo. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, ho chiuso l’ufficio e sono andato ai giardini a prendere il sole coi vecchietti, per gustarmi un po’ la sensazione della pensione che non vedrò mai. 
I vecchietti mi dicono che, di mio, ho già la stoffa per essere un ottimo poeta pensionato.

venerdì 18 gennaio 2019

il giappone in valmarecchia


Più mi addentro nei suoi scritti e più mi accorgo che c'è un grosso equivoco intorno alla figura di Tonino Guerra, che lo vede schierato per la nostra critica nel ruolo di poeta contadino, poeta naive, dialettale, un istintivo di grande estro ma di non sempre mirato controllo formale. Invece andrebbe meglio studiato, anche stilisticamente, alla luce delle sue letture, delle sue frequentazioni internazionali. Anche io, all'inizio, sono stato tratto in inganno, lo pensavo un Neorealista, poi un felliniano, e per certi versi influenzato dal suo matrimonio russo. E non mi accorgevo di come Guerra abbia sempre preferito Antonioni a Fellini, che il suo rapporto con l'Est andava, attraverso la mediazione di Pound, ben al di là della Russia di Tarkowskij, arrivava in Medioriente, in Cina, infine in Giappone, al cuore stesso della loro cultura. E non capivo come sia impensabile capire la leggerezza quasi eterea dell'ultimo Guerra, i suoi tentativi di disgregazione della forma romanzo, il suo innalzare il nudo aneddoto a narrazione pura, indipendente da sovrastrutture morali, senza tener conto dello Tsurezuregusa del monaco Kenko, delle Note del guanciale di Sei Shonagon, dei diari di viaggio di Basho, opere che non solo ha letto, ma che a tratti ricalca, lasciandoci degli indizi evidenti del suo percorso letterario trasversale. Percorso che lo ha completamente isolato, a un certo punto, relegandolo nell'alveo dello stravagante cui tutto è concesso in nome della poesia (ruolo che ha evidentemente interpretato al suo meglio). Era un percorso rigoroso, invece, ma molto distante dalla nostra cultura e per questo non sempre decifrabile, o digeribile. In tal senso Guerra è uno dei pochi nostri autori (non solo cinematografici) di respiro internazionale, capace di portare con una facilità ingannevole il Giappone in Valmarecchia e la Valmarecchia in Giappone, e mi meraviglia che ad oggi nessuno studio serio (se non per poche intense intuizioni, come quella di Calvino nelle note al Polverone) abbia mai indagato gli evidenti rapporti tematici e formali (a cominciare dai disegni) da lui intessuti, nella sua opera, con l'Oriente.

giovedì 28 giugno 2018

la ballerina russa

Una ballerina russa che aveva settant’anni e insegnava danza nelle scuole, un giorno fu seguita da un giovanotto colpito dalla sua figura alta e slanciata. 
Allora corse fino a casa per non farsi raggiungere e si chiuse ansimante nell’appartamento. La giovane figlia le chiese che cosa le era successo. 
“Una cosa straordinaria”, rispose la vecchia madre. “Un ragazzo mi ha seguito e io non volevo che mi vedesse in faccia per non deluderlo con la mia età. Guarda dalla finestra se è ancora giù sul marciapiedi.” 
La figlia andò alla finestra e vide sulla strada un vecchio che guardava in su. 

Tonino Guerra, Il polverone, Maggioli

mercoledì 27 giugno 2018

il ciliegio in fiore

Un contadino da quando era morta la moglie si era affezionato a un ciliegio. Lo andava a guardare tutte le mattine e gli toccava il tronco con una mano. Ci fu un tempo che il ciliegio si ammalò e fu proprio in quel mese che il contadino stette a letto con una bronchite piena di catarro. Poi il contadino si alzò e tornò a toccare e a parlare col ciliegio che in breve tempo mise mille foglie sui rami. 
Un giorno il contadino era al mercato a comprare una falce e sentì un irresistibile desiderio di tornare ai suoi campi. Gli sembrava che il ciliegio avesse bisogno di lui. Lo trovò che era tutto fiorito e pareva gli sorridesse. 
Il contadino siede sotto l’albero con le spalle appoggiate al tronco e d’improvviso gli piovono sul corpo tutti i petali del ciliegio in fiore. 

Tonino Guerra, Il polverone, Maggioli

sabato 19 maggio 2018

l'infanzia del mondo

Finalmente, dopo lunghissima e speranzosa attesa arriva l'opera omnia di Tonino Guerra. L'infanzia del mondo. Opere (1946-2012) pubblicato da Bompiani. Due volumi per circa 3000 pagine in cui c'è raccolto praticamente tutto: i primi romanzi ormai introvabili pubblicati con Vittorini, tutte le poesie, le sceneggiature dei film (con Antonioni, Fellini, Tarkovskij ecc.) tanta di quella manna che l'ottimismo è poca cosa per descriverla. Ci ha solo un difetto questa raccolta, che costa 95 euro (nemmeno troppe in verità per quel che offre). Ma come sanno bene i miei amici, io credo in loro con tanta forza pura [cit. Neruda]. E male che vada c'è pur sempre il Natale.

mercoledì 16 maggio 2018

messaggio dal sindaco

Fra le cose più belle di Tonino Guerra ci sono una serie di lettere scritte nei primi anni ’90 e indirizzate al sindaco in difesa del paesaggio urbano. Poco fa Tommaso Scatigna, il mio sindaco, ha ribaltato quell’azione poetica, fermando l’auto quando mi ha incrociato per strada e dicendomi, in difesa della poesia: «Antonio, per favore, smettila di essere così polemico sulla scrittura, come stai facendo ultimamente, e torna ad essere semplicemente poetico. La scrittura ci guadagnerà».

lunedì 9 aprile 2018

mi appassionano i frammenti

La cosa più giusta che devo dirvi è di non ascoltarmi e non credere fino in fondo alle cose che vi racconto. La grande età ti allontana dalle storie lunghe e complete che cercano di trascinare i miei pensieri verso di loro. Mi appassionano i frammenti, i fatti slegati e le cose che sembrano inutili.

Tonino Guerra, Tempo di viaggio, Maggioli

sabato 7 aprile 2018

centinaia di intellettuali dimenticati

Attorno a Mosca ci sono dei villaggi e anche gruppi di dacie a ridosso di boschi di betulle o nelle vallette sulle sponde della Moscova dove vivono centinaia di intellettuali. Portano a spasso cani e si incontrano a parlare stando appoggiati alle staccionate che racchiudono piccoli orti dove cresce insalata e qualche cavolo. D’autunno trascinano i piedi nelle foglie secche piene di colori e raccolgono mele. D’inverno affondano le calosce nella neve. Attorno a loro sono caduti tutti i rumori e le voci che venivano da lontano non corrono più lungo i fili del telefono. Vivono con l’affitto a stranieri del loro appartamento di Mosca. 
Nei tempi della non libertà c’erano nella capitale almeno 300 drammaturghi e migliaia di scrittori e poeti raccolti in una grande associazione che poteva inviarli a riflettere nelle case di riposo di alta montagna o sulle spiagge del Mar Nero o sul Baltico. I più vivevano con gli aiuti dell’Istituto di Cultura che poi chiudeva le loro opere in qualche cassa per una dimenticanza totale. Quasi tutti si illudevano che la mancata pubblicazione dipendesse da ragioni politiche e cioè per qualcosa nelle loro opere che avrebbe potuto infastidire le alte sfere. La maggior parte, purtroppo, scriveva cose di poco valore anche se verso di loro c’era un’attenzione e un’attesa di amici occidentali pronti a giurare sulla loro qualità. Insomma una stima è un sostegno «al buio» per queste opere censurate. Allora era molto difficile viaggiare a raggiungere le grandi metropoli al di là dei confini della Russia, ora che tutto il mondo è a disposizione, nessuno più li chiama per un invito e mancano i soldi necessari per dei viaggi così costosi. 
Vivono in queste campagne nella tranquillità più assoluta, molto vicini ai personaggi descritti da Čechov. Probabilmente su diversi di loro oggi è caduta la tristezza vera di chi si è reso conto del poco valore della sua scrittura e dei suoi racconti. Ma i più continuano a lamentarsi perché la mancanza di carta ha ridotto i programmi delle case editrici. Qualcuno ha in mente cose eccezionali che potrebbero rasentare la pornografia tanto di moda, però non lo fa per rispetto alla moglie. 
C’è chi pensa che bisognerebbe scrivere in inglese come fece Nabokov ma ci vorrebbero degli inviti per dei soggiorni a Londra o almeno nei dintorni. I traduttori si lamentano perché le case editrici pretendono una somma in valuta di chi Desidera essere pubblicato in Russia. Lo scrittore Babilov, che nel ‘37 scrisse le parole di una canzone molto popolare, non è riuscito a pubblicare più niente e lui incolpa la gelosia di molti per il successo di quella poesia musicata. Con la Perestroika finalmente si sentiva pronto a riprendere il suo lavoro di scrittore ma i dottori gli impediscono di fumare per via di un enfisema polmonare. E lui se non fuma non può concentrarsi. 
Dimenticati da tutti, si invitano a mangiare un decotto e masticano cattiverie, gelosie e rancori. Non parlano di politica e di notte guardano le stelle con la tenerezza di chi ormai si aspetta qualcosa soltanto dal cielo. Ogni tanto appoggiano le teste alle pareti di legno riscaldate delle grandi stufe contadine e sentono con nostalgia l’odore dell’asfalto delle grandi Prospettive della capitale. Si ripetono una decisione che resta sempre sospesa: bisognerebbe tornare a Mosca. Ma le macchine sono rotte, gli autobus sono carichi di popolo e gli appartamenti ormai sono affittati. D’altra parte non si possono abbandonare gli animali che hanno anche loro intrecciato una ragnatela di relazioni. 

Tonino Guerra, Tempo di viaggio, Maggioli

lunedì 2 aprile 2018

stalin sul volga


La più grande statua di Stalin era ai bordi del Volga poco lontano dalla grande diga. Purtroppo sulla testa dell’enorme monumento sostavano continuamente centinaia di uccelli che sporcavano il viso del dittatore con escrementi chiari. Bisognava pulirli di continuo. Finché fu deciso di collegare la statua con un filo elettrico ad alta tensione. Da quel momento ai piedi di Stalin c’era sempre un tappeto di uccelli fulminati. Kruscev fece saltare in aria la statua e mandò un carro armato per trascinare nell’acqua del fiume i giganteschi frammenti. Soltanto un piede è un po’ di gambe restarono inchiodati al piedistallo. E proprio all’interno di questo enorme rudere molti giovani dei paesi vicini vanno a fare all’amore. 

Tonino Guerra, Tempo di viaggio, Maggioli