2 settembre 2016

Confettura di more

confettura di more

Stamattina mi son svegliata come tutti i giorni alle 6,18. E come al solito ero accaldata, tanto da non poter più sopportare le lenzuola. A piedi scalzi sono andata in cucina, ho aperto la tapparella e sono uscita nel balcone per poter respirare l’aria fresca del primo mattino. E per la prima volta dopo tutta l’estate, ho sentito un brivido sulla pelle. E’ arrivato settembre, mi son detta, finalmente. In un attimo, il colore dei muri delle case intorno, i rumori della gente che torna ad essere indaffarata, il freschetto che ti suggerisce di portare con te qualcosa per coprirti….. mi hanno riportato alla mente gli ultimi giorni delle vacanze in campagna a nonna, il primo giorno di scuola, con il grembiule nero, la cartella e i libri che profumavano di carta nuova, i capelli ben pettinati in quel modo particolare che solo la mia mamma sapeva fare, il fiocco bianco che non era mai bello e teso come quello della più brava della classe…. E la sensazione che stesse ricominciando un nuovo anno pieno di promesse.

E si, perchè per me l’anno comincia due volte. A mezzanotte del 31 dicembre e il primo settembre, quando finalmente si abbandona quello stato di pigrizia e indolenza, portato dalle vacanze, dall’estate e dal caldo, e si riprende in mano quella parte della propria vita che profuma di progetti, di cose nuove da fare, di fresco che ti spinge a muoverti. Ti vien voglia di cambiare tutto, la disposizione dei mobili, il taglio di capelli, hai voglia di buttare via tutto il vecchio per aprire nuovi spazi da non riempire più, libri nuovi da iniziare a leggere, corsi per imparare cose nuove….insomma, tutto un fermento pieno di vita.

Mi fermo per una serie infinita di starnuti che mi fanno sorridere e che mi ricordano di non restare oltre fuori a godere di questo fresco. Rientro e preparo la colazione. E sorrido ancora quando apro il barattolino piccolo della confettura di more, perchè è un piccolo capolavoro di colori, profumi e pensieri. Solo qualche giorno fa ero nella stradina chiusa che costeggia il trullo, con mio figlio, mancavano poche ore alla sua partenza e ci siamo ritagliati qualche momento solo per noi, per parlare ‘cuore a cuore’, mentre raccoglievamo fichi nuovi appena maturati e more nere e profumate di selvatico. Quei momenti che sanno di silenzio e parole del tardo pomeriggio di un’estate che sta finendo, colorati di rosaarancione, con il sole basso, che ancora da tepore, e tu sei combattuta tra la struggente malinconia di un’imminente distacco e la gratitudine per quello che hai li, in quel momento magico e cerchi di rubarlo in fretta e chiuderlo dentro di te, per attiggerne quando ne avrai bisogno. Come ora. Ecco, perchè sorrido. Perchè quello che ora mi accompagna nella colazione non è solo frutta e zucchero, ma è una delle cose più preziose che ho nel mio cuore. E la mangerò piano e poco per volta, aspettando i prossimi abbracci.

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Confettura di more

- 1 kg di more

- 1 mela

- 1 limone biologico

- 100 g di zucchero

Lavare le more ed eliminare le eventuali impurità. Lavare il limone, grattugiare la scorza e spremerlo. Sbucciare la mela, grattugiarne una metà e tagliare a pezzi piccolissimi l’altra. Mescolare tutto in una pentola di acciaio e coprirla con un coperchio. Aspettare per qualche ora che si sciolga lo zucchero e che si amalgamino tutti gli ingredienti. Quindi metterla sul fuoco basso e aspettare che si disperda quasi tutto il liquido che si formerà. Io preferisco lasciarne un pò per renderla più spalmabile. Quando sarà pronta e ancora bollente, versarla nei barattoli puliti e sterilizzati, fino all’orlo. Chiudere con il tappo e capovolgerli fino a quando saranno raffreddati. Per essere sicuri che duri a lungo farli bollire anche a bagno maria. 

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22 maggio 2015

Una pagina di diario e le rose di sfoglia con mele e uvetta al rum

cestini Roma, 21 maggio

E continua il mio diario romano, con le mie nuove scoperte, e la voglia di fare e organizzare sempre più piena di entusiasmo. Ora sono alle prese con la terrazza, cosa preziosa in una città come questa. Aveva bisogno di lavori per essere rimessa a nuovo e ora siamo in ballo con operai, intonaco, pitturazioni, idropulitrice, fogature da rifare, piante da comprare, arredo da inventarsi…. il tutto si spera a prezzi mooooolto economici. Infatti vedremo un pò cosa partorirà la mia fantasia con i pallet. Chi ha soluzioni belle ed economiche mi scriva pure. Ora mi ritrovo nella veste ormai a me nota di capocantiere che combatte con ritmi lenti di operai che non capisco molto quando parlano perchè usano un linguaggio molto personale. ‘Signora hai tobo?’ Oppure, ‘Signora pe piascere mi dai muscio?’… ecc… Questo vorrei annotarlo per un libro che avrei voluto scrivere tempo fa… Ricordate il muratore del trullo che metteva la parola ‘ciabbattola’ ovunque, con una mimica che faceva da supporto per le varianti di significato? Quello dell’intonaco di Bressanone?

Per il momento sono contenta al sol pensiero di quello che qui organizzerò, delle persone che inviterò, e delle cose buone che preparerò. Intanto comincio a fare un elenco, spero di non dimenticare nessuno. Ma come per tutti i miei progetti, già immagino una bella serata di estate, con profumi di fiori intorno, musica e amici ……. Vedremo.

Per ora si lavora, si organizzano corsi di cucina, cene social con l’aiuto di amici, e si studia alla ricerca di ricette sempre più semplici e sempre più light. E laddove manca il ‘light’, si opta per il buono che fa bene al cuore. E questa ricetta di oggi che ormai impazza sul web su tutti i blog e su tutte le bacheche di facebook, l’ho fatta anch’io e devo dire che è davvero un’ottima idea veloce, valida per colazioni raffinate, per il caffè con le amiche, dolce per cene improvvise, e per momenti che hanno bisogno di dolcezza.

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Rose di pasta sfoglia con mele e uvetta al rum

per 8 rose

- un rotolo di pasta sfoglia

- due mele biologiche

-una noce di burro

- un cucchiaio raso di zucchero di canna

- una scorza di limone grattugiata

-un cucchiaio di uvetta ammollata nel rum

Lavare  per bene le mele. Tagliarle in quattro spicchi e privarle di torsoli e semi. Tagliare ogni pezzo a fettine e metterle a rosolare per qualche minuto in una padella larga con il burro, il limone  e lo zucchero di canna. Devono rimanere sode.

Ricavare 8 strisce con la pasta sfoglia. Lungo ciascuna striscia e sulla metà superiore, distribuire le fettine di mela accavallate facendo in modo che sporgano un pò dal bordo. Aggiungere qua e la l’uvetta precedentemente ammollata nel rum e ripiegare sulle mele la parte inferiore della sfoglia.

Quindi arrotolare questo nastro per formare delle rose.

Infornare a 180°/200° fino a doratura.

Servire tiepide e spolverizzate di zucchero a velo ( e cannella per chi gradisce)

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17 settembre 2014

Storia di un fico sciroppato

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Era una di quelle estati in cui arrivi stanco distrutto al periodo delle cosiddette ferie. Manco il tempo di organizzare una piccola vacanza, niente. Niente prenotazioni, niente idee, niente forza di fare nemmeno un tentativo… poi ad agosto con queste premesse dove vai? Ma quando la stanchezza è tanta, questa può generare o il nulla, l’inerzia totale, o la vera follia. A noi toccò quest’ultima.

Infilammo in valigia poco di tutto, sufficiente per un’idea di mare, di montagna, di caldo e di freddo, cuscini in macchina per i bimbi (e si, avevamo anche piccoli i due figli), gameboy per tappare la bocca ad eventuali lamentele per il troppo tempo in macchina, decidemmo solo di dirigerci verso nord,  senza toccare l’autostrada e … via, partimmo. All’avventura. Senza aver prenotato niente. E non c’era manco internet sul cellulare con google e app varie. Così come due pazzi avventurosi, con due bimbi al seguito che si fidavano ciecamente di noi. Sapevano che tra le tante cose avremmo incluso anche cose buone da mangiare e luoghi divertenti da visitare.

E così iniziò un viaggio bello, bellissimo durante il quale visitammo parchi di divertimento, andammo in giro a Ferrara con le bici, sotto il solleone, ci lanciammo con le carrucole nei parchi, andammo al mare, a Comacchio a mangiar le anguille che, scoprimmo, sapevano di fango, telefonando ‘strada strada’ ai vari B&B del posto che avremmo visitato, per essere sicuri che alla fine di ogni  giornata, stanchi morti, avremmo comunque avuto un posto dove dormire.

E così capitammo in un posto chiamato Oriolo Fichi, vicino Faenza. Luoghi a noi sconosciuti del tutto. Avevamo prenotato in un agriturismo, chiamato ‘La Sabbiona’, così, a fiducia. Volevamo una soluzione per una notte, familiare, dove poter mangiare cose genuine… per poi ripartire il giorno dopo per un’altra avventura. Arrivammo tardi, sera inoltrata, la cucina era appena chiusa e la signora che ci accolse ci disse che poteva preparare qualcosa al volo, giusto quello che c’era ….

E così ci vedemmo arrivare una piadina calda calda, di quelle vere, con un formaggio ancora caldo chiamato ‘squaccherooone’ (che allora non conoscevo), e….. un fico sciroppato grondande di sciroppo tiepido.

Uno di quei momenti di magia pura in cui ti chiedi se è vero che stai vivendo li, proprio in quel posto, che stai assaggiando proprio quel sapore, in mezzo ai grilli della sera, in mezzo ad un vigneto in salita, in un luogo lontano da casa tua?????

Quel momento è rimasto marchiato a fuoco nella mia memoria…

Abbiamo quindi concluso la cena con salumi, formaggi, e frutta e siamo andati a dormire, stanchissimi. IL giorno dopo, ottima colazione e via, per continuare l’avventura.

Son passati tanti anni, non ricordo più nemmeno quanti… ogni tanto mi tornava in mente quel sapore, quella sera, quella sensazione di pura poesia. Superata quella pochissima, quasi inesistente, timidezza, o forse scetticismo che mi faceva temere di essere presa per pazza, in un pomeriggio di un autunno incipiente, decisi di cercare su internet ‘La Sabbiona’. E con grande gioia vidi che era sempre li, con le stesse foto, forse le stesse persone, non so… ma era li. Con tanto di mail. E allora mi decisi a scrivere, raccontare questa storia e chiedere…. la ricetta di quei benedetti fichi sciroppati. E la risposta fu gentilissima, stupita, riconoscente e precisa. MI inviarono la ricetta che per due anni ho provato e riprovato a realizzare, ma con scarsi risultati. Mi venivan fuori sempre dei pasticci e il motivo era semplice. Utilizzavo il tipo di fichi sbagliati, senza picciolo, già un pò aperti e quindi si disfacevano durante la cottura. Ho riscritto e, con la santa pazienza, mi hanno ri-spiegato come fare e cosa non fare.

E così son riuscita nell’intento. E così … ho comprato una piadina, lo squaccherone e con i fichi ancora caldi (non ho potuto aspettare!) ho rivissuto la stessa magia. E ho sorriso tutto il pomeriggio come una scema, perchè ero veramente, veramente felice.

fichi2 E ora vi trascrivo la mail che contiene la ricetta.

Gentile Anna

La ringrazio per la sua memoria. Le darò la ricetta, la sua pazienza nel provare deve essere ricompensata. Credo che comunque sia fondamentale il tipo di Fico “ fico della goccia” si chiamano cosi. E’ utile il clima non troppo umido. Allora per 1 kg di Fichi maturi ma sodi, con il picciolo, aggiungere 400 grammi di zucchero, poi un limone tagliato fine ogni 3 kg di Fichi. Lasciar bollire per diverse ore + la pentola è grande e piena + occorre tempo. Quando i fichi sono scuri, lo sciroppo è liquido ma un poco + denso. Per Circa 5 kg occorrono 5/6 ore do cottura, mai mescolare, solo abbassare un poco i fichi, per far venire a galla gli ultimi.

Mi farebbe piacere il link al nostro sito con  la citazione “ ricetta della Sabbiona, Agriturismo e cantina, Faenza “ (cliccateci su…. eheheheh)

Cordiali Saluti

SERENA

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20 maggio 2014

Crostata piccola con coulis di fragole e mirtilli. E i pensieri del mattino davanti al caffè.

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Eccomi qui. Tanto tempo, troppo direi, lontana dal mio blog. Ma ora sono qui. A volte bisogna staccare con le proprie abitudini, per evitare che ci vengano a noia. E ritrovare nuova energia.

Ma non voglio parlare dei giorni passati perchè alla fine risultano essere tutti uguali, pur facendo cose diverse. Non voglio parlare del futuro perchè anche quello risulta essere solo una manciata di buone intenzioni che non sempre diventano progetti. Voglio parlare di ora, questo momento preciso. Ora che il caffè è appena uscito e devo alzarmi per spegnere il fuoco. Ora che non sono ancora proprio sveglia e per questo posso ancora scrivere senza correggermi. Del sole che finalmente appare per poi scomparire. Le tende sono ancora socchiuse e lasciano intravvedere le mie piante nuove che non riescono a scoppiare di vita e colori perchè quasi annegano in tutta questa pioggia. E sul balcone quest’anno c’è anche un nuovo vaso pieno di foglie e frutti e rametti che pendono. E che mi mettono nel cuore una gioia quasi di bambina. Sono due piante di fragole, di quelle grosse e golose, che ho comprato dopo aver sentito che questi frutti sono i più ricchi di quelle schifezze che mettono alle piante per farle ‘progredire’ e dare più frutti. Mi sono spaventata e ho deciso di fare un piccolo tentativo di giardino sul mio balcone. In realtà ultimamente ho notato che i miei progetti nascono, vivono, progrediscono e muoiono nella mia mente, senza passare dalla realtà, ma questa volta no. Le ho viste, le ho desiderate, portate a casa, piantate e lasciate sotto la pioggia. Il bello sarà quando arriverà il sole. Ma so già che in un momento di buona volontà tirerò giù le tende e le salverò dalla morte per disidratazione. Per ora sono vive e vegete, mi offrono frutti che io uso subito per preparare rimedi alla malinconia.

Nella corsa delle mie giornate, tutte ritagliate sugli impegni inderogabili, dall’alba al tramonto, in una sfida contro il tempo per farci entrare tutto, preferisco non fermarmi, altrimenti … mi addormento per la stanchezza. E allora cerco di mantenere un ritmo allegro e volenteroso, evitando di guardarmi intorno in casa, e di non esagerare con i rimproveri verso me stessa, casalinga imperfetta che non avrà mai una casa tirata a lucido, e di dirmi che in fondo sono una brava figlia che tenta di essere presente nei momenti di bisogno della mamma, cerco di essere una brava mamma che mantiene (= tenta di mantenere) le distanze dalle strade e dalle scelte dei propri figli per non farli inciampare in maldestri tentativi di tenerli abbracciati. Insomma, come tante donne, cerco di essere mille cose e mille persone.

E ora devo fermarmi. La giornata deve iniziare e sono contenta di aver preso il caffè pensando a chi leggerà. Vedo già su facebook che il mondo sta correndo. E ora mi infilo anch’io.

Vi lascio un dolcetto semplice semplice, di quelli che si preparano con poco, magari con una pallina piccola di frolla avanzata dal giorno prima, con una farcitura fatta in cinque minuti, ma di una bontà che dura tutto il giorno.

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Crostata piccola con coulis di Fragole e mirtilli

- Una palla di pasta frolla sufficiente per una teglia piccola, grande quando il vostro desiderio

- 300 g di fragole biologiche e mirtilli freschi

- 2 o 3 cucchiai di zucchero di canna

- la scorza grattugiata di mezzo limone

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In un pentolino mettere le fragole lavate bene e tagliate a pezzi, e i mirtilli. Aggiungere lo zucchero di canna. Far cuocere a fuoco lento fino a quando l’acqua sarà evaporata e si sarà formato uno sciroppo denso. Far raffreddare.

Stendere la pasta frolla e adagiarla in una teglia in maniera che i bordi siano un pò rialzati per non far debordare il ripieno. Con le dita formare tanti piccoli ‘fossi’.

Versare sulla frolla la coulis e cuocere in forno a 180° fino a quando i bordi saranno dorati.

Prima di mangiare, aggiungere qualche pezzo di frutta fresca

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2 giugno 2013

Pane e marmellata di ciliege

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Camminavo per le strade di campagna di Locorotondo, un paese che sembra di favola qui vicino a me, e mi perdo. Ma per davvero! Incantata dai trulli e dagli alberi di ulivo potati alla perfezione, prendo appunti mentali su come li poterò io, su come voglio aggiustare i muretti a secco, sui miglioramenti da fare al mio trullo…. e perdo la strada.

Allora decido di chiedere informazioni al primo che incontro. Sembra facile. Qui per le strade di campagna è un miracolo se incontri qualcuno. E’ tempo di potatura e vedo solo uomini arrampicati sulle scale di legno, in mezzo ai rami, indaffarati a compiere il loro lavoro. A gruppi, su scale incrociate, ma tutti in mezzo al campo. Vabbè, mi dico, è così bello qui intorno che se mi perdo attivo il navigatore e torno a casa, la benzina ce l’ho, il tempo anche…. E all’improvviso, dove un campo fa una curva, e sulla curva c’è un albero di ulivo, vedo un vecchietto che lega una fascina con i rami appena tagliati, con calma, con ‘a rungèdd’ (coltello tozzo e lama curva) appesa alla cintura per tagliare lo spago. Vestito con pantalone caldo di lana scura, camicia a quadri, gilè e coppola, è appena sceso dalla scala di legno. MI fermo. MI guarda e sorride. Buonasera, dico io, Buonasera, dice lui.

Manca ancora un pò al tramonto e la luce arancione si riflette su tutto intorno. Chiedo informazioni sulla strada… e lui gentilmente comincia a spiegarmi dove devo svoltare, che proprio li vicino abita lui, che più giù ha costruito anche una villetta alla figlia. E che intorno abitano tutti signori, tutte persone come si deve, vantandosi di questo gradino appena salito nella scala sociale delle persone rispettabili, grazie alla presenza di questi vicini. E, come tutte le persone anziane di campagna, che hanno un concetto del tempo diverso dal nostro, approfittando di un incontro, di una nuova conoscenza, di un momento di riposo, di un’occasione per fare quattro chiacchiere con calma…. inizia a raccontarmi la sua vita, le cose che fa. MI chiede se sono di li, a chi sono figlia, cosa faccio nella vita…. e tra una parola e l’altra dopo un bel pò di tempo si arriva agli acciacchi, alle analisi, al colesterolo, al diabete ecc… E lui, con un grande sorriso si illumina e mi dice: ‘ Signò, grazie a Dio, a me le analisi stanno tutte bene. Certo sò vecchiaridd, e devo stare attento, ma posso mangiare tutto. Per esempio, vuoi sapere cosa ho mangiato oggi? Ho portato una minestra di cicorielle a mia moglie (una minestra = una quantità sufficiente per due persone circa) e mi ha preparato le fave bianche ‘mbanèt chi cicuredd (purù di fave bianche con cicorielle di campagna mescolate tutte insieme), poi un pezzettino di lardo arrostito e un pezzetto di pane con la marmellata di ciliege. Un bel bicchiere piccolo di vino primitivo e stò apposto’.  Io sono rimasta affascinata da quest’uomo, dal suo racconto, dal suo rapporto antico con la moglie che, nella normalissima divisione dei compiti di una famiglia di una volta, cucina quello che il marito ha portato a casa e lo prepara per lui, mentre lui, stanco del lavoro si siede e aspetta. E sono rimasta incantata dal menù semplice e straordinario, ricco di sapori e di scelte antiche soprattutto per il dolce finale…. Pane e marmellata di ciliege!!!!

E con questa immagine negli occhi, ci siamo stretti le mani, piacere, ma davvero piacere di averVi conosciuto, perchè qui da ancora del Voi agli anziani, se hai un minimo di educazione…. E a malincuore l’ho salutato, sperando di rivederlo ancora, o forse no, affinchè questo ricordo potesse restare unico per sempre. E così sarà….

E che ricetta volete che vi scriva ora? Pane e marmellata, ovvio!!! Ma ci vuole proprio la ricetta? vabbè la trovate –> qui

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28 maggio 2013

Polpette dolci con marmellata di ciliege e zucchero a velo vanigliato home made

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Entro in cucina mentre c’è ancora la penombra dovuta alla tenda appena accostata. E nel silenzio del mattino mi accoglie il rumore familiare della caffettiera che fra un pò sprigionerà il profumo del mio amato caffè del risveglio. E con gli occhi ancora semiassonnati sbircio una cassettina nera bucherellata, che ieri sera ho poggiato sul tavolo, perchè stanca e non avevo alcuna voglia di portarla fuori nel balcone. Ogni volta che vado in campagna mi sento come quella famosa donzelletta che torna con un cesto pieno di rose e viole e cose buone. Chissà cosa penseranno le donne che sbirciano sempre dai loro balconi per controllare il viavai della strada quando mi vedono trafficare nel cofano della macchina per tenere in equilibrio i miei mazzi di erbe aromatiche, i fiori, le cicorielle, il cesto delle ciliege…. e lo spettacolo delle chiavi da cercare nella borsa, per aprire il portone e che puntualmente mi cadono, scatenando la gara dell’equilibrista per tenere tutto in piedi mentre mi piego per raccattarle….

Ieri era un pomeriggio caldo, di quelli con poco sole e aria tiepida e tranquilla. HO passeggiato nel campo appena rasato, con mia madre e la mia nipotina, per raccogliere un pò di ciliege. I miei alberi maturano due / tre alla volta, perchè di tipi differenti. MI danno il tempo di accorgermene e di programmare la raccolta senza stancarmi, anzi per godermela. Perchè i lavori di campagna, sempre tanti e faticosi, piacciono per le prime ore, poi stancano e ti sfiancano, facendoti innervosire e piano piano cancellano la convinzione che la campagna sia solo poesia.

Però ieri abbiamo adocchiato i tre alberi carichi di ciliegione nere e mature e dure e dopo averle… assaggiate, riassaggiate e riassaggiate ancora, abbiamo detto ‘si sono buone e pronte per la raccolta’ e ridendo per la dieta e i valori della glicemia dimenticati, abbiamo iniziato allegramente a raccogliere. Ogni tanto ci si lanciavano i noccioli o le ciliege picchiettate dagli uccelli, rincorrevo la piccola che con le ciliege doppie attaccate alle orecchie e le lentiggini venute fuori al sole, si era ben presto stufata di lavorare. E l’acchiappavo, la riempivo di baci forti, la chiamavo pigronaaaaaaaa e la riportavo sotto l’albero.

Le ho dato un compito alternativo, altrettanto profumato e dolce. Raccogliere le fragoline per fare il liquore. E lei ha pensato bene di modificare lo scopo dell’incarico, preparando con fili d’erba rigidi degli spiedini di fragoline da portarci come merenda. Il resto delle fragoline sono finite nella sua pancia, ovviamente, e niente nella coppa verde per il liquore. E vabbè, aspetteremo che maturino le altre.

Stamattina le ciliegione nere mi guardano, aspettano di conoscere il loro destino. Alcune finiranno nei piatti da offrire alle ‘Marie’ del primo piano (così si firmano sui biglietti che mi inviano con i fiori!), altre saranno snocciolate e trasformate in marmellata per le mie crostate, altre saranno infilate in ricette da sperimentare, altre nella pancia (yummmm yummmm) e tutte, sicuramente nelle mie foto.

ore 18,18                                                                                                                      E una nuova ricetta è apparsa nella mia mente e nella mia cucina. A volte mi vengono delle genialate!!!  Ho fatto le polpette dolci e ora stanno friggendo, e profumanooooooo….

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Polpette dolci con marmellata di ciliege e zucchero a velo vanigliato home made

- 500 g di pane fatto in casa raffermo

- latte per ammorbidire il pane (quanto ne basta per coprirlo)

- 4 cucchiai di zucchero di canna

- scorza grattugiata di due limoni biologici grandi

- due uova (ma se l’impasto dovesse risultare non abbastanza morbido aggiungerne un’altra)

- pangrattato fine

- un litro di olio di semi di arachidi

- marmellata di ciliege fatta in casa

- zucchero a velo vanigliato fatto in casa

Tagliare a pezzettini il pane e metterlo in una ciotola. Versare il latte tiepido e aspettare che venga assorbito e che il pane diventi morbido. Strizzarlo e sbriciolarlo. Aggiungere lo zucchero di canna, la buccia grattugiata dei limoni, e le uova. Amalgamare il tutto. La consistenza deve essere tale che prendendo in mano una cerca quantità di impasto si potrà ‘appallottolare’ senza problemi. Con un cucchiaio prenderne una quantità grande come un piccolo uovo e schiacciarla come una frittatina sulla mano. Al centro posare mezzo cucchiaino di marmellata di ciliege. Chiudere come se fosse un sacchetto e formare la polpetta. Far rotolare la polpetta sul pangrattato e friggere in abbondante olio caldo. Scolare su carta assorbente, far intiepidire e spolverizzare con abbondante zucchero a velo vanigliato (Da preparare in casa mettendo un baccello di vaniglia in un barattolo pieno di zucchero a velo e lasciato a riposare per almeno una settimana)

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21 maggio 2013

L’albero delle ciliege di mezzanotte (Crostata semi-integrale morbida di fragoline e ciliege)

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Potrebbe essere il titolo di un libro. E chi lo sa, potrebbe anche diventarlo. Potrei parlare dell’amore che da sempre ho per le campagne. Si, al plurale, perchè ce ne sono state tante e tutte hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Ognuna una sua storia da raccontare. Sono apparse all’improvviso, nel momento in cui avevo bisogno di un luogo in cui sognare. Possederne una è sempre stato il mio sogno. La strada per realizzarlo è stata un pò lunga, ma alla fine ci siamo arrivati. E sono comparse sempre durante una passeggiata, sbucate dal nulla o in mezzo ad un prato di iris o venute fuori dalla nebbia di autunno. E mi hanno sempre regalato la voglia di viaggiare con la fantasia, di condividere con chi amo perfino l’aria da respirare. MI hanno donato generosamente, chi frutti da cogliere, chi fiori per rallegrare le mie giornate.

Vi racconto della campagna del mio trullo.

Era autunno e passeggiavamo in una di quelle giornate di novembre in cui, nonostante la pioggerellina, c’è una calma intorno e una temperatura che ti fa capire che anche l’autunno o l’inverno imminente possono essere magici. IL cartello ‘VENDESI’ era affisso su un cancelletto arrugginito, tutto svolazzi e ghirigori. Tutto intorno alberi spogli, e solo una macchia di colore: una melagranata spaccata che lasciava intravvedere i suoi semi fucsia, e ce li offriva, nonostante fossimo solo ospiti di passaggio. Era come una mano che ci invitava ad entrare e a riflettere sul cartello e sul dono. E così, in un momento in cui la natura si offre non certo al meglio, come un cane spelacchiato che vuole essere adottato, ma che ti entra nel cuore senza un motivo, decidemmo che sarebbe stata nostra. Li avremmo portato a giocare i nostri figli, in quel posto isolato, dove avrebbero potuto gridare a loro piacimento, avremmo potuto suonare e cantare a squarciagola, e ci saremmo sorpresi, con la nuova primavera, nello scoprire la bellezza che quel posto ci avrebbe riservato con la sua rinascita.

con noi c’era un amico che abitava li vicino. Grande sognatore, che riesce a vedere al di la della realtà, quelli che sono i confini da varcare per entrare nel mondo della fantasia. Sorrise e condivise con noi quel progetto.

Quando la firma fu messa in calce sul contratto di acquisto, decidemmo che per suggellare quel momento, in cambio di quella strana coincidenza di eventi che ti portano sulla strada che hai sempre cercato, avremmo regalato a lui e alla sua famiglia i frutti del primo albero di ciliege mature. E lui avrebbe deciso come e quando andare a raccoglierli.

E da allora, son passati 10 anni, appena l’aria diventa calda, c’è un albero che matura prima di tutti. Le sue ciliege sono piccole e dolci, tantissime e si trova nella parte a valle della campagna del trullo. Il primo anno il messaggio fu ‘le ciliege del tuo albero son mature’. E lui a mezzanotte, con la torcia e sotto la luce della luna, con le sue figlie, allora piccoline ora grandicelle, da allora, va a mangiare le ciliegie direttamente dall’albero, senza raccoglierle per portarle a casa.

E’ diventato un rito il nostro. Solo che ora il messaggio è ‘L’albero delle ciliege di mezzanotte è pronto’

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Crostata morbida semiintegrale con ciliege e fragoline di bosco

- 150 di farina 00

- 50 g di farina integrale

- 6 cucchiai di zucchero

- 150 di margarina (o burro, o quello che volete, senza pontificare)

- 3 uova grandi

- mezza bustina di lievito per dolci

- un pizzico di sale

- 50 ml di latte (se serve per raggiungere la giusta consistenza)

- una bagna per ammorbidire (acqua e zucchero, oppure succo di frutta, oppure acqua e liquore profumato)

- marmellata morbida di fragole

- ciliege fresche snocciolate

- fragoline di bosco

- una banana

- gelatina per torte (a piacere se si vuole ottenere un effetto lucido e se si vuole preparare il giorno prima)

 

Impastare prima tutti gli ingredienti solidi (le farine, lo zucchero,il sale, il lievito). Poi aggiungere prima la margarina ( o il burro o olio), e le uova una per volta. Se la consistenza è troppo solida e si fa fatica a lavorare con il cucchiaio di legno, aggiungere un pò di latte.

Ungere e infarinare una teglia per crostata. Versare il composto e infornare per circa 30 minuti a 180°. una volta tolta dal forno, far raffreddare nella teglia stessa, capovolgere in un piatto da portata.

Spennellare la base della crostata morbida con una bagna a piacere (acqua e zucchero, oppure succo di frutta, oppure acqua e liquore profumato)- Distribuire con un cucchiaio la marmellata di fragole. Decorare con fettine di banana, ciliege e fragoline.

Se si vuole preparare il giorno prima per impedire che la frutta annerisca o si disidrati, preparare della gelatina per torte, seguendo le istruzioni riportate sulla confezione, e versarla su.

Questa è una torta che fa bene al cuore…..

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25 luglio 2012

Marmellata di pesche


E arriva all'improvviso una folata di aria fresca.

Ti svegli e sei ben disposta ad iniziare la giornata.
Cominci a camminare e vedi ostacoli che ti bloccano e lentamente perdi per strada l'ottimismo.
Ti aggrappi al senso di responsabilità, alla santa pazienza, al buonsenso per continuare a vedere tutto a colori.
Ma i colori sbiadiscono e vedi tutto uguale.
Gli occhi sono appesantiti anche dal caldo e vorrebbero chiudersi e non vedere.
I progetti sono accantonati con i sogni. Ormai il cassetto scoppia. E mi chiede ... quanto dovrò aspettare ancora?
Perchè lasciamo che i nostri sogni ammuffiscano? Perchè ammiriamo coloro che caricano tutto il necessario in macchina e volano a realizzare i tuoi sogni altrove? Perchè noi no? Perchè i sogni sembrano pazzie?
Eppure basterebbe solo cominciare ....

E all'improvviso arriva come una folata di aria fresca un'amica con cui parlare..... e tutto sembra diverso.

Apro e chiudo subito questa parentesi un pò nervosetta di oggi.

E racconto della ricetta di oggi che nasce da una frase del fruttivendolo del mio papà...
'Il tuo papà mi ha detto che prepari tante cose buone e che le metti su internet. Ma fai anche le marmellate? Posso darti due cassette di frutta matura e profumata che però non riesco più a vendere perchè le vogliono acerbe le pesche.... Se ci fosse ancora lui la farebbe lui la marmellata...'.
Ed ecco la marmellata pronta.
Solo 6 vasetti da distribuire e raccontare insieme questo ricordo.
Le pesche erano di diverso tipo, pesche noci, percochi, pesche normali, pesche bianche, quelle schiacciate e profumate.
Il risultato è favoloso.

Marmellata di pesche

- 1 kg di pesche
- 200 g di zucchero
- succo di 1 limone

Pelare le pesche e tagliarle a pezzi.
Aggiungere lo zucchero e il succo del limone.
Metterle sul fuoco.
Schiumare con attenzione e pazienza.
Far cuocere a fuoco basso per circa 1 ora fino a quando il liquido si è ridotto un pò.
Frullare il tutto con il minipimer. e continuare la cottura fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Io la amo morbida.
Riempire fino all'orlo i barattoli precedentemente sterilizzati e ancora caldi.
Capovolgere e aspettare che si freddino.
Per essere sicuri che durino tanto procedere anche al bagno maria.

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10 luglio 2012

Cornucopia di croissant con vellutata di albicocche, gelato alla crema e frutta




Lo sapevo già ma ora ne sono ancora più convinta.... non bisogna sprecare nemmeno una briciola del nostro tempo e non dobbiamo mai rimandare niente di quello che appartiene al mondo dei nostri desideri.
Rimandiamo e rimandiamo e poi sono proprio i nostri sogni ad ammuffire, come cose lasciate in deposito per tempi troppo lunghi.
E poi questo mondo è una risorsa meravigliosa di stupori e di carezze.
Proprio quando si ha voglia di stare al buio e al silenzio, dopo essersene concesso un pò bisogna uscire e incontrare gente.
Nella normalità trovare ritrovare il giusto ritmo e negli occhi della gente trovare la loro voglia di raccontare anche senza parole.

Sono stata invitata a Roma, alla Città del Gusto, per partecipare ad un workshop offerto da Sammontana, un'azienda molto seria che fa le cose per bene.
Ed è stato un vero piacere imparare dei piccoli trucchi del mestiere da Maurizio Santin (che sicuramente tutti conoscono, perchè presentissimo nei programmi del Gambero Rosso) che ha preparato per noi delle golose coppe gelato con frutti di bosco e nocciole.
Abbiamo ascoltato anche i consigli del food stylist Pino Galloni e della brava fotografa Luisa Valleri per imparare a fare di meglio nelle nostre foto di food.
E poi, ancora, un incontro a sorpresa con la mia carissima amica Laura Ravaioli, e una simpatica sfida nella preparazione estemporanea di un dolce con i prodotti Sammontana.
Posto qui la ricetta preparata da me, perchè mi è venuta davvero bene ed è un'idea fresca e veloce per la nostra estate, da preparare con quello che abbiamo in casa.
A breve sarà anche possibile votarla.... ma poi ne riparliamo, perchè ancora non ho il link....
E con questo sono tornata....


Cornucopia di croissant con vellutata di albicocche, gelato alla crema e frutta.

- 1 croissant
- 5 albicocche
- 1 cucchiaio di zucchero
- frutta colorata a piacere
- gelato alla crema Barattolino Sammontana
- zucchero a velo
- sciroppo di amarena o marmellata di amarene

Tagliare a fettine le albicocche e metterle a cuocere in un pentolino con lo zucchero e un cucchiaio di acqua.
Quando si saranno spappolate frullarle fino a ridurle in morbida crema.
Tagliare a cubetti piccoli la frutta (io ho usato anguria, melone, pesca, kiwi).
Tagliare la punta del croissant e formare un buco al centro. Versare un pò di crema di albicocche e foderare l'interno del croissant. Riempirlo di gelato alla crema.
Metterlo in freezer in attesa della preparazione finale.
Al momento di servire, su un piatto bello da portata spolverizzare lo zucchero a velo. Adagiarvi al centro il croissant, accostare qualche cucchiaio di cubetti di frutta al naturale, e completare la decorazione con la crema di albicocche e il tocco colorato dell'amarena.





Foto di Chiara di Cucinando con mia sorella

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27 maggio 2012

Marmellata di ciliege, ancora....


E' tempo di ciliegie.
Ancora. Di nuovo. Ogni anno ho sempre voglia di parlare di questa magia che si ripete. Tornando indietro tra le cose che ho scritto negli anni precedenti qui, ritrovo le stesse sensazioni. 
Come un cerchio che torna su se stesso ogni volta.
E mi sorprendo del fatto che continuo a sorprendermi.
Vivo con meraviglia gli alberi spogli quando mettono le prime gemme. E poi quando fioriscono, tutti vestiti di bianco e profumati, come se dovessero festeggiare un matrimonio.
Poi quando cominciano a dare i primi frutti verdi. E li si comincia a pregare che non grandini. E si aspetta.
E poi quando i miei alberi si riempiono di rosso, sono felice come quando ero bambina e ringrazio per tutta questa abbondanza.
E vorrei anche condividerla, mica riesco a godermela da sola....
E così anche oggi, nonostante la pioggia, sono riuscita a raccoglierne un pò perchè avevo un desiderio troppo forte di preparare la marmellata.
E mentre fuori infuriava l'acquazzone, immersa in un silenzio quasi irreale, ho snocciolato ciliege grosse, rosse e nere, raccolto da parte noccioli e gambi e foglie (perchè della ciliegia non si butta via niente, e poi vi dirò perchè...), pesato polpa e zucchero, messo a cuocere, schiumato, aspettato, imbarattolato, fotografato, lavato i barattoli e messo a bollire per il bagno maria.
Sono venuti fuori solo 4 barattoli, uno per un'amica adorata che incontrerò la prossima settimana, che non può mai venire da me ad assaporare questi momenti....
un altro per una donna che ama i cibi naturali, biologici e controllatissimi, e se non è biologico tutto questo.... forse dovrò portarle a garanzia una decina di coccinelle messe parte delle decine e decine che abitano qui da me in campagna....
uno per i miei amici che vorranno venire domani a raccogliere le ciliegie qui...
E uno per me da mangiare subito, domani a colazione sul pane, accompagnato dal caffelatte.

E ora, mentre si sente solo il bollore del bagnomaria.... io scrivo e faccio tesoro di tutto questo dentro di me.


Marmellata di ciliege (che si sappia... si può dire anche ciliegie!)

- 1 kg di ciliege
- 350 g di zucchero (meno se le ciliege sono mature e dolci)
- 1 limone biologico lavato accuratamente

Lavare le ciliege. 
Togliere i piccioli e snocciolarle ***

Pesare di nuovo le ciliege e per ogni kg aggiungere 350 g. Se i frutti sono maturi aggiungerne anche meno.
Aggiungere il succo del limone. Mettere i semi in una garzina e, dopo averla legata con uno spago da cucina, immergerla nella pentola. Aggiungere anche le bucce del limone. Dovranno bollire con tutto il resto, sia per il profumo che la pectina in essa contenuta.

Mescolare il tutto e lasciar riposare finchè si forma lo sciroppo.
Metterle a cuocere a fuoco medio. 
Appena si forma una schiuma in superficie eliminarla.
Far cuocere finchè, facendo scivolare una goccia di liquido su un piatto freddo,  questo 'frena' subito. Se scivola via velocemente continuare la cottura a fuoco lento, facendo attenzione a non far attaccare sul fondo della pentola.

Imbarattolare in barattoli precedentemente sterilizzati in acqua bollente.
Chiudere ermeticamente e per sicurezza far fare bollire a bagno maria per almeno 30 minuti dopo l'ebollizione.

(*** Se avete pazienza e tempo quando avrete finito di preparare la confettura lavate benissimo i noccioli, fateli asciugare benissimo e riempite dei sacchetti di cotone. Potrete farli riscaldare nel forno a microonde per riscaldarvi d'inverno o metteteli in freezer da usare come borsa del ghiaccio all'occorrenza)


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19 giugno 2011

Tisana fredda al mirtillo e mela con 'ghiaccio' di ciliegie


Fa caldo.... ovunque e la cappa mi insegue...
Ho voglia di acqua di mare fredda dell'alba, di fresco di pietra del mio trullo, dell'ombra del pergolato al tramonto, voglia di viaggi e di riposo, desiderio di altrove e di qui.
Incontenibile frenesia della mente che non sa dove fermarsi.
E allora tra le mille corse sudate, mi fermo e cerco ristoro.
Nei silenzi dei pomeriggi, sulla sdraio, tra le ciliegie che ancora colorano i miei alberi e tisane preparate allo scopo di essere dolci, fresche e dissetanti.
Avete mai provato a sostituire i cubetti di ghiaccio con le ciliegie congelate?
Certo, raffredderanno per poco tempo, ma immergetele ancora coperte di brina in una tisana mangiaebevi già fredda di frigo e vedrete.
La mia tisana è fatta con frutti essiccati, mele, mirtilli e altro ancora, da versare in acqua calda e poi lasciar raffreddare.
I frutti si ammorbidiranno e rilasceranno sapori e profumi avvolgenti.
E bevendo e mangiando calmeranno la voglia di fresco.
Io l'ho trovata qui






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7 giugno 2011

Marmellata di fragoline selvatiche, mele e zenzero


Dopo una lunghissima vacanza tra mare e campagna, per un istante ho pensato che l'idillio con la vita solitaria del mio luogo di pace si fosse rotto...
E si perchè ad un certo punto avevo voglia di gente, di movimento umano intorno a me, di cinema, di 'civiltà' messa apposta tra virgolette perchè mi viene da ridere quando penso al significato che si attribuisce a questa parola.
E siamo andati al cinema. Ho scelto 'Tree of life' perchè non avevo bisogno di cosette leggere, ma volevo continuare a pensare, ad immergermi in un tipo differente di magia.
E infatti così è stato. Film bellissimo, che ti da tanto, che ti costringe a pensare, a riflettere sul senso della vita.
Alla strada che noi scegliamo per definire la vita. 
Insomma una cosa impegnativa da ascoltare e vedere in totale libertà di pensiero e di pregiudizio.
I dialoghi, anzi i monologhi, sono sussurrati, per riprodurre il suono dei pensieri. Così come i pensieri, a flash, sono le immagini.
Ma splendide, come solo la fantasia umana riesce a creare.
Non è un film che si può spiegare.... bisogna solo guardarlo e sentirlo.
Io lo consiglierei a chi ha voglia di pensare.
L'unica nota stonata: prima uno accanto a me che si è addormentato dopo 10 minuti di film e ha cominciato a respirare in modo rumoroso..... mi son spostata..... accanto a due distinti signori che..... hanno commentato come piccioncini (!?!?!?!?!) le scene, per tutta la durata del film. E io li ho cominciato ad odiare la gente, ma solo quella maleducata e ignorante, nel sento che ignora come ci si comporta a cinema.
E son ritornata poi in campagna a riprendere il mio contatto con la natura, a fare marmellate.
Ma il prossimo film sarà uno tipo ... I Pirati dei Caraibi....

Marmellata di fragoline selvatiche, mele e zenzero.

- 1 kg di fragoline
- 2 mele
- 300 g di zucchero
- zenzero fresco

In un tegame di acciaio versare le fragoline, le mele tagliate a fettine sottili e lo zucchero. Mescolare e mettere a cuocere a fuoco medio. Far cuocere per un paio d'ore circa, schiumando di tanto in tanto.
Verso la fine, quando manca poco per spegnere, grattuggiare lo zenzero fresco, in quantità sufficienti per soddisfare il proprio gusto. Mescolare. Portare a conclusione la cottura, facendo la prova goccia sul piatto e versare nei vasetti precedentemente sterilizzati.
Chiudere e per essere sicuri che si conservi bene, fare un bagno maria ai barattoli.




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25 marzo 2011

Fragole e amarene con yogurt greco


E arrivato, finalmente.... il sole e l'aria di primavera. 
Abbiamo tutti bisogno di colori e di respirare aria nuova e pulita. 
Stamattina ho aperto le finestre e ho respirato a pieni polmoni e ho permesso ai miei pensieri di scatenarsi elettrizzati e schizzare qua e la, a scontrarsi con i miei desideri.
Voglia di campagna, ancora, e di nuovi fiori che insieme a quelli che rinasceranno dello scorso anno, coloreranno di nuovo la mia estate. Voglia di verde e ci sono andata di corsa in mezzo ad un prato. 
Uno di quelli che si stanno riempiendo di erbe e di fiori che ho voglia di conoscere e di riconoscere d'ora in poi.
Voglia di leggerezza ma anche di sapori buoni, e di cose dolci da mangiar senza sensi di colpa (sembro una pubblicità!!!). 
E di corsa a fare la spesa, perchè i desideri, a cominciare da quelli piccoli, vanno esauditi...
e allora...
ho preparato qualcosa che, dopo averla gustata, ho capito che si può proporre come colazione, come dessert o addirittura come pranzo leggero e veloce.
Riflettete sugli ingredienti e vedete se non è un peccato di gola permesso dai dietologi.

Fragole e amarene con yogurt  greco
(x 1 coppetta)
- 3-4 fragole fresche
- 3 amarene sciroppate
- 1 biscotto (tipo molinetti del Mulino bianco, di grano saraceno e zucchero di canna)
- yogurt greco intero (che quello dietetico non sa di niente)
- 1 cucchiaino piccolo di zucchero di canna
- succo di limone

Sbriciolare il biscotto e fare il primo strato nel bicchiere.
Mescolare lo yogurt greco con  mezzo cucchiaino di zucchero e metterlo nel bicchiere.
Lavare e tagliare le fragole. Aggiungere l'altro mezzo cucchiaino di zucchero di canna e un pò di succo di limone.
Sistemarle sullo yogurt.
Aggiungere le 3 amarene sciroppate.
Chiudere gli occhi e prepararsi al godimento.....

nota: non amo molto gli alimenti cosiddetti 'dietetici' perchè ritengo che il gusto sciapito non soddisfi il mio palato.
Quindi lo yogurt per me sarà quello greco intero e compatto, poco ma buono.
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12 ottobre 2010

mele & cotogne allo zucchero di canna


Madonna, quanto è bello passeggiare qui, in questo mondo di blog, dove parole di donne si riversano e narrano e si raccontano e si sfogano e scambiano idee e ridono quando non piangono.
Leggevo i post di Silvia che mi fa morire quando scrive e avrei voluto stare con lei, in bicicletta durante la sua passeggiata. E stare con lei anche nel post precedente quando è di malumore e dirle che ha ragione a stare così, perchè anche a me, a noi tutte, vengono questi magoni, questi momenti di malinconia, di nervi tesi, magari anche senza motivo o per troppi motivi tenuti dentro.
E penso a tutte le donne, come Silvia, come altre cento, mille che solo qui, in questo mondo blogger, si possono incontrare. Perchè hanno scelto di aprire il loro cuore e di raccontarsi. Per se stesse, ma sicuramente, dopo un pò anche per ritrovarsi con altre donne che lungo le stesse strade simili, troppo simili chissà perchè, possono capire.
Pochi gli uomini in questo mondo. Almeno io non ne conosco tantissimi. A meno che si sentono intimiditi da tanto coraggio nell'aprirsi ai sentimenti, o ci scansano, o ci leggono e non commentano, o non sentono, o vogliono parlare di altro o, semplicemente non ci sono.
Ma la nostra voglia di ritrovarci, come onde di uno stesso mare, ci fa avere un pensiero fisso durante la giornata... 'questa la racconto, anche senza foto, magari la spiego, spiego quello che ho sentito dentro. Però, cavoli, se avessi avuto la macchina fotografica...' 
E dopo aver pubblicato un nuovo post, quanto mi piace ricevere i commenti di persone di cui sento davvero la presenza. AnnaFerna, la Pippi, Aurelia, Alex, Saretta, Anna, e tante altre, scusatemi se non vi cito tutte, ma siete davvero tantissime e vi devo davvero tanto. E cosa dire di chi mi ferma per strada nel mio paese e mi dice che le piace leggere quello che scrivo e mi incoraggia e mi spinge a continuare.
La mia autostima è salita a mille, da quando mi scrivete e purtroppo mi sento un pò str... a non poter ricambiare adeguatamente, visto che corro sempre (chissà perchè poi....è  la mia natura).
Una cosa però è certa. Sarà pur vero che noi donne avremo mille difetti, ma la nostra capacità di essere sempre presenti, pronte ad abbracciare, pronte alla guerra per tutto ciò che amiamo, pronte al perdono, pronte....... a tutto, ci rende davvero un grande esercito che potrebbe, se ce lo permettessero, cambiare il mondo. 
pssssss.... che non è un post scriptum, ma un bisbiglio...... ci sono anche dei fedelissimi lettori uomini che mi leggono in silenzio e che so che mi vogliono bene, se non li cito si offendono e poi come faccio a farmi perdonare?..... Ciao Gnè, Touareg, Gunther, Euge.....

Offro quindi a loro le mie mele&cotogne caramellate allo zucchero di canna.
Ecco com'è andata a finire la raccolta dell'altro post.....

Mele & cotogne allo zucchero di canna

- melecotogne
- mele sode, succose e dolci
- zucchero di canna


Ricettina semplice semplice. Sbucciare le melecotogne e tagliarle a tocchetti. Stessa cosa fare con le mele.
Le dimensioni dei tocchetti variano dai gusti personali. Tener presente che le mele cuociono prima delle melecotogne, quindi tagliare dei tocchetti un pò più grossi per equilibrare i tempi di cottura.
Aggiungere abbondante zucchero di canna o semolato semplice, a piacere. 
Versare un filo d'acqua e cuocere in forno caldissimo fin quando lo zucchero sembra caramellarsi tutt'intorno alla frutta.
Si serve come frutta/dolce, a piacere. Da solo o con una pallina di gelato alla vaniglia è sempre un piacere incredibile per il palato.

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27 giugno 2010

Torta croccante con cuore di albicocche


Racconto di un giorno di questa estate 2010.
Il calcio è andato. Il caldo anche. 
C'è solo una danza di nuvole e sole e vento che ci regala a turno brivido di freddo, speranza di estate e turbinio di capelli sul viso.
Ieri abbiamo toccato per la prima volta la sabbia di questa stagione che ancora non vuole decollare. Il mare ancora molto arrabbiato per essere invitante. Ma ostinati con le nostre sdraio, asciugamani, libri, panini, macchina fotografica e camicia a maniche lunghe, siamo rimasti nel vento di mare che più che accarezzarci sembrava voler sfidare la nostra pelle ad accapponarsi e calmarsi.
Eppure così siamo rimasti a lungo e alla fine un pò di sole, a dispetto delle nuvole, è venuto fuori anche sul viso.
Soddisfatti e affamati siamo tornati a casa, dopo essere passati a comprare cozze e pesce vario per la cena.

Da tempo aspettavo un'occasione per preparare di nuovo una torta che avevo in mente.
Una torta morbidissima, crosta croccante fuori e cuore aspro e dolce di albicocca dentro.
Ho notato che ogni anno cambiano le mie preferenze per la frutta. L'anno scorso desideravo fichi e fioroni. Quest'anno solo albicocche. Non so perchè ma, per il loro colore caldo e il sapore dolce e aspro allo stesso tempo, ne compro di continuo e preparo di continuo anche questa torta.
Buona tiepida, buona fredda, buonissima nel latte anche dopo qualche giorno. Se arriva a ... qualche giorno...


Torta croccante con cuore di albicocche

- 150 di zucchero
- 150 di margarina
- 3 uova
- 280 g di farina
- buccia grattuggiata di 1 limone
- 1 pizzico di sale
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 bicchiere piccolo di latte
- albicocche
- granella di zucchero
- zucchero a velo


In un pentolino far rosolare le albicocche tagliate in quattro con una piccola noce di burro e 1 cucchiaio di zucchero.
In una coppa lavorare la margarina e lo zucchero fino ad ottenere una crema morbida.
Grattuggiare direttamente nella coppa la buccia di un limone.
Aggiungere uno alla volta le uova e poco a poco  anche la farina e il pizzico di sale.
In un bicchiere di latte sciogliere il lievito per dolci e versarlo nell'impasto.
Imburrare e infarinare una teglia per dolci e versare l'impasto. Disporre sull'impasto le albicocche e 'pasticciarle' per incorporarle.
 

Spargere abbondante granella di zucchero e infornare a circa 200°-220° fino a doratura.
Far raffreddare e spolverizzare di zucchero a velo.

 
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