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lunedì 27 agosto 2012

Washington D.C. - Prima parte


Lo so, lo so, ve lo avevo promesso mesi fa. Ammetto di essere una frana con queste cose: per quanto ami viaggiare (ancora oggi non riesco a capire se preferisco viaggiare o cucinare, il che la dice mooooolto lunga), non sono brava nel raccontare ciò che vedo. O ancora meglio, non è che non sono brava...è che sono pigra. 
In quattro parole: non ne ho voglia! 
Ma il viaggio negli States è stato così emozionante e pieno di mille sfumature, ed io ho atteso il momento di partire per così tanto tempo, che ora mi metto d'impegno e ve lo racconto. Ci vorranno settimane prima che finisca di mostrarvi foto e di raccontarvi le mie esperienze, ma intanto oggi inizio con i due meravigliosi giorni trascorsi a Washington D.C, la capitale degli Stati Uniti.

Ma come raggiungere Washington?
Ovviamente ci sono mezzi di tutti i tipi che a tutte le ore del giorno vi portano a Washington. Noi, però abbiamo scelto l'autobus, quello più economico. In particolar modo mi permetto di consigliarvi la compagnia Megabus: con circa 10 euro a testa, siamo andati e tornati da New York a Washington. Il bus è pulitissimo, comodo e spazioso, compreso di toilette e wifi gratuito. Il tragitto dura circa 4 ore e 1/2 (certo, ci sono mezzi più veloci e che vi farebbero risparmiare tempo), ma guardare fuori dal finestrino un paesaggio a noi poco familiare (anche se attraversando il New Jersey la differenza con l'Europa è minima), non è male. 

Cosa vedere?
La parte principale di Washington D.C (che sta per District Of Columbia) è il National Mall,
un viale monumentale lungo circa 3 km, che va dal Campidoglio al Lincoln Memorial e che racchiude al suo interno i simboli principali del potere, della scienza e della storia americana. Al suo interno vi si trovano infatti non solamente i vari Memorials, dedicati a guerre, presidenti, grandi personaggi storici, ma anche la stessa Casa Bianca (anche se si potrebbe obbiettare che non si trova effettivamente all'interno del Mall ma poco distante), oppure tutti i musei dello Smithsonian (grandissimi, interessantissimi e, soprattutto gratis!).
  

Sarà anche scontato, ma quando pensi a Washington, pensi subito alla Casa Bianca, ed è li infatti che ci siamo diretti la prima mattina. Sono rimasta subito sorpresa in quanto mi immaginavo di poterla vedere da molto più lontano, invece, soprattutto il retro (la foto qui sopra ritrae proprio la parte posteriore dell'edificio), è piuttosto vicino alla strada. E sapere che a pochi metri da te vive l'uomo più potente e famoso del mondo...beh, è una bella sensazione!


La parte frontale è quella che potete vedere qui sopra. E' abbastanza vicina alla strada anche questa, ed è circondata da prati verdi e curatissimi, fontane, giornalisti (molti) e polizia (poca...ma sicuramente sarà stata in borghese e ben nascosta!).



Tra l'altro il secondo giorno, sempre passeggiando per Pennsylvania Avenue abbiamo sentito dei rumori molto forti, avete presente come quando nei film o telefilm americani 
arrivano 200 macchine della polizia per inseguire i malviventi? Beh, li non stavano inseguendo nessuno, bensì stavano scortando qualcuno...macchinone con i vetri oscurati, sistema di sicurezza e tutto quanto...beh, il sospetto che fosse Mr President c'è stato eccome! E anche se non fosse stato lui, sicuramente era qualche alto funzionario di Stato perchè usciva proprio dalla White House ed aveva quello stuolo di polizia a scortarlo...chissà!



Dovete pensare a Washington come ad una città celebrativa. Non è una di quelle tipiche metropoli americane con grattacieli, caos e traffico. Non è sviluppata in altezza, non a caso non abbiamo visto neppure un grattacielo, ma è una di quelle città in cui, ad ogni angolo, troviamo un ricordo del passato e dei fasti (ma non solo) americani. 
L'obelisco in marmo che vedete qui sopra è il Washington Monument, eretto per commemorare George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti. Con i suoi 169 metri di altezza, è stato l'edificio più alto del mondo fino al 1889 quando è stato superato dalla Torre Eiffel.
Purtroppo oggi non è ancora visitabile, in quanto gravemente danneggiato dal terremoto dello scorso anno (29 Agosto 2011), ed i lavori di riparazione sono ancora in corso...ma il monumento è spettacolare anche solamente alla vista, con tutte quelle bandiere americane che lo circondano e che lo rendono ancor più maestoso!



Un altro memoriale è dedicato alla Seconda Guerra Mondiale, in onore di tutti i cittadini americani che hanno servito nelle forze militari o civili durante la Guerra. 



E' formato da 56 pilastri di granito, in ognuno dei quali è riportato il nome di uno degli Stati Americani o dei territori legati agli USA. Il monumento è di forma circolare e al centro vi si trova una grande fontana.



Ovviamente anche i vari Presidenti USA vengono onorati e commemorati. Quello mostrato qui sopra è il Lincoln Memorial, monumento costruito in onore di Abraham Lincoln, sedicesimo Presidente degli Stati Uniti, a forma di tempio dorico.



All'interno dell'edificio è riprodotta una grande statua di Lincoln, oltre alle parole di due sue memorabili discorsi. Il tutto è molto solenne, nonostante la folla di gente (tantissime scolaresche, tra l'altro) che ogni giorno visita il Memorial.



La vista all'uscita del Memorial è bellissima: sullo sfondo potete ammirare il Washington Monument, con davanti la Reflecting Pool, purtroppo in restauro. 
Il sole andava e veniva, ma il vento fortissimo faceva si che fossero necessarie anche il 10 Maggio, giacca e sciarpa...e non vi dico il raffreddore, la tosse e il mal di gola di quei giorni!



Proseguendo la nostra visita, ecco l'ennesimo Memorial (Korean War Veterans Memorial), quello costruito per celebrare i militari caduti durante la Guerra di Corea (1950-53), nella quale morirono più di 50.000 soldati americani.



Non solo i Presidenti hanno diritto ad avere un Memoriale tutto per loro a Washington! Ne è la prova il Martin Luther King, JR Memorial, dedicato al pastore protestante che pronunciò il famoso discorso "I have a dream". King è stato il primo afro-americano ad ottenere un Memorial al Mall, proprio sulle rive del Tidal Basin.



Altro memoriale dedicato ad un presidente, esattamente al 32esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, è il Franklin Delano Roosevelt Memorial, che potete vedere qui sopra. Sinceramente è forse quello che mi è piaciuto di più, in quanto rappresenta il Presidente in varie fasi della sua vita, non solo sono attraverso la presenza di statue che rappresentano lui, la moglie Eleanor (è infatti l'unico memorial che include anche una First Lady) e addirittura il cagnolino Fala, ma anche attraverso l'iscrizione di numerosi frasi del Presidente Roosevelt. 



Sinceramente è forse quello che mi è piaciuto di più, in quanto rappresenta il Presidente in varie fasi della sua vita, non solo sono attraverso la presenza di statue che rappresentano lui, la moglie Eleanor (è infatti l'unico memorial che include anche una First Lady) e addirittura il cagnolino Fala, ma anche attraverso l'iscrizione di numerosi frasi del Presidente Roosevelt.  



Frasi come "I hate war", "Freedom of speech, freedom of worship, freedom from want, freedom from fear" e molte altre sono infatti incise sulla pietra lungo tutto il memoriale.



L'ultimo Memorial visitato è stato quello dedicato al terzo Presidente USA, ovvero Thomas Jefferson. L'edificio è in stile neoclassico, ed è ispirato al Pantheon di Roma.



Ovviamente all'interno dell'edificio troviamo una statua di Thomas Jefferson alta 5,8 metri e pesante ben 5 tonnellate!



Come vi dicevo prima, Washington non è composta solo di Memorials, ma anche di bellissimi musei. Essi sono gestiti dallo Smithsonian Institution, ovvero un istituto di istruzione e ricerca con annessi importanti musei non solo nella capitale, ma anche negli stati di New York, Virginia e Panama. Tutto ciò fa dello Smithsonian il più grande complesso di musei al mondo, finanziati dagli Stati Uniti. Tutti i musei sono ad entrata gratuita e fotografabili: insomma, un paradiso!
Per cominciare il primo giorno abbiamo visitato il National Air And Space Museum, ovvero il museo in cui vengono conservati moltissimi pezzi legati al volo aereo ed aerospaziale.


Al suo interno vi sono oggetti preziosissimi, la maggior parte dei quali ha davvero fatto la storia. Per esempio, la tuta spaziale con cui Yurij Gagarin è volato nello spazio il 12 Aprile 1961 (e non chiedetemi perchè ce l'hanno gli americani e non i russi...) 


O ancora la tuta spaziale con cui l'astronauta David Scott è volato sulla luna nella missione Apollo 15 (tra l'altro, se fate ben attenzione, sulla parte inferiore della tuta è ancora presente della polvere di luna!)


O ancora, sempre parlando di oggetti aerospaziali, il famoso LEM, ovvero il modulo di escursione lunare con cui gli astronauti delle missioni Apollo scendevano sul suolo lunare.


Uno degli oggetti che mi hanno colpito di più, è stato senza dubbio l'ereo che vedete qui sopra, il Lockheed Vega 5B appartenuto all'aviatrice statunitense Amelia Earhart, e con il quale la stessa stabilì ben due primati mondiali, tra i quali l'essere stata la prima donna (e il secondo essere umano dopo Lindberg) a sorvolare in solitaria l'Oceano Atlantico. 


Avete presente il film del 1995 Apollo 13, con Tom Hanks, che narra proprio le disavventure della missione spaziale Apollo 13? Quello della famosa frase "Houston, abbiamo un problema", per intenderci. 
Beh, se ricordate, all'interno del film è presente il personaggio di Eugene Kranz (interpretato da Ed Harris), direttore di volo del programma Apollo, il quale ha avuto un ruolo importantissimo nel riportare a casa sani e salvi i tre astronauti dell'Apollo 13. 
Forse vi sarà rimasto impresso il personaggio in quanto per tutto il film indossa un gilet bianco. Beh, quel gilet bianco è proprio quello che vedete qui sopra, venne confezionato dalla moglie di Kranz, la quale gliene cuciva uno per ogni missione. 


E per finire la (faticosa) giornata, usciti dal museo ci siamo diretti verso un'altro dei grandi simboli americani: l'US Capitol, ovvero il Campidoglio, sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti.
L'edificio è molto bello, in stile neoclassico e sormontato da una "piccola" Statua della Libertà in bronzo. 


Ed è proprio al Campidoglio che si è concluso il primo giorno di visita a Washington D.C...e che si conclude il mio primo post dedicato alla città. Capite perchè ci ho messo così tanto a scriverlo?? E' lunghissimo, ho dovuto scegliere le foto, controllare le info, scrivere i commenti...un incubo! :-D
Prometto che (prima o poi) arriverà anche la seconda parte, eh, mica faccio le cose a metà! Nel frattempo, ditemi cosa ne pensate: ci siete stati? Vi è piaciuta? Ci vorreste andare? E se volete chiedere qualcosa...non esitate!
A prestissimo!

venerdì 20 luglio 2012

Brick Tunisini


Due estati fa, ho avuto la fortuna di fare un magnifico viaggio in Tunisia, terra che mi è entrata nel cuore e alla quale ripenso spesso con un pizzico di nostalgia. Era la seconda volta che mettevo piede sul suolo tunisino, ma della prima ricordo assai poco, in quanto l'ho visitata da piccolina e, ad eccezione del caldo, di un omelette in un villaggio tunisino sperduto, del giornalino a fumetti di Paperino che leggevo in macchina e dei balletti del miniclub serale, non ho una grande memoria.
Del 2010, invece ho in mente molto di più (e grazie tante, non sono -ancora!- arteriosclerotica), in particolare ho adorato una gita di due giorni in cui ci hanno portato nell'entroterra: oasi di montagna, deserto di sale, ksar tunisini (ex granai, un tempo utilizzati dalla popolazione locale per mantenere le provviste durante un lungo periodo di tempo), ed una fantastica camminata nel deserto a "bordo" di un simpatico, quanto traballante, cammello.
E poi, soprattutto, ricordo i brick tunisini, la ricetta che vi presento quest'oggi. Ho atteso quasi due anni per riproporli, in quanto mi mancava la materia principale, ovvero la pasta brick. Si tratta di fogli di pasta molto sottile, porosa, e difficile da riprodurre in casa. E' tipico dei paesi arabi e del nord Africa, e si fa fatica a reperirla in Italia, o almeno io ho fatto fatica poichè nella mia zona non si trova. Ma il bello di vivere a due passi dalla Francia, è che puoi fare un salto dai nostri "vicini" anche solo per fare la spesa...ed ecco che nei supermercati francesi la pasta brick è facilissima da trovare!
So per certo, comunque, che si trova anche in Italia, soprattutto in quei negozi che vendono alimentari etnici, ma anche all'Esselunga...o almeno così ho sentito dire! Fatemi sapere se voi avete già assaggiato questo gustosissimo piatto e/o se sapete dove reperire la brick...mi potreste essere molto utili!
Per quanto riguarda il ripieno, io ho optato per in semplice tonno e patate; c'è chi usa carne, chi l'uovo intero, chi altri tipi di pesce...a me l'accoppiata tonno-patate fa impazzire, e infatti questi brick sono di una bontà unica ed indescrivibile...provare per credere! 



Ingredienti (per circa 4 persone): 
6 fogli di pasta brick;
1 scatola di tonno di media grandezza;
4 patate di media grandezza;
1 cipolla;
olio q.b;
1 uovo;
prezzemolo q.b;
4 cucchiai di gruyere (o fontina) grattugiati;*
sale e pepe q.b;

*io ho utilizzato il comune parmigiano grattugiato.

Fate bollire le patate con la buccia fino a quando non saranno ben cotte; sbucciatele e schiacciatele con la forchetta. In una terrina abbastanza capiente, ponete le patate schiacciate, il tonno sgocciolato, l'uovo, il formaggio, prezzemolo, sale, pepe e la cipolla precedentemente stufata con  poco olio in una padella. Mescolate il tutto.
Prendete i fogli di pasta brick e divideteli in 4 parti; al centro di ognuna delle parti posizionate una cucchiaio di impasto, poi richiudete i brick su se stessi in modo da formare degli involtini. 
Cuocete in padella con olio di semi per pochi minuti per lato, fino a quando i brick non saranno dorati.


Inserisco alcune delle centinaia di foto scattate in Tunisia. Il vasellame tipico di quei luoghi è coloratissimo e caratteristico...mi sono pentita amaramente di non aver acquistato almeno un piatto!


La vostra GG in visita ad uno ksar (potete vedere anche il minareto sullo sfondo)


GG nel deserto di sale Chott el Jerid, uno dei luoghi che più mi sono rimasti impressi...uno spettacolo unico!


GG sul cammello...


GG e le sperdute città tunisine...


Le splendide spezie vendute in tutti i mercati...ho comprato una paprika piccantissima...ma che buona!


Anche con questa ricetta partecipo al bellissimo contest de La Cucina di Monique "Un paese nel cuore"

giovedì 29 marzo 2012

Martinica: il fiore dei Caraibi

Niente ricetta quest'oggi ma, come vi avevo promesso un paio di post fa, ecco una piccola carrellata di foto scattate lo scorso dicembre in Martinica, un isola francese del Mar dei Caraibi. 
Siamo partiti in un gruppo di ben 14 persone da Nizza, scalo a Parigi ed arrivo a Pointe-a-Pitre, capitale dell'isola. Se volete, sulla mia pagina facebook ho aggiunto molte più foto, mentre qui sul mio blog preferisco presentarvene solo poche (beh, relativamente poche), relative soprattutto al cibo (d'altronde, siamo pur sempre in blog di cucina, qui!)

Ero già stata ai Caraibi qualche anno prima, in Guadalupa, un'altra isola francese. Una delle cose che amavo maggiormente, e che ricorderò sempre in tutta la mia vita, era il cinguettare degli uccellini che, al mattino, si avvicinavano al tavolo del nostro bungalow mentre facevamo colazione attendendo pazientemente le briciole.
La frutta caraibica è eccezionale: la mia passione è l'ananas, davvero dolce e succosa al punto giusto, niente a che vedere con quella che si trova nei nostri supermercati...da provare, almeno una volta nella vita!
Le conchiglie...bellissime, enormi e coloratissime. Peccato non aver avuto abbastanza spazio in valigia per portarsele tutte a casa!
Questi granchietti erano deliziosi: aspettavano che nessuno passasse sulla sabbia nel luogo dove si trovavano loro e poi sgattaiolavano fuori camminando di traverso. Uno spettacolo!
Ed ecco un altro tipo di granchio. Rosso fuoco tendente all'arancio, si trovavano soprattutto vicino alla vegetazione o sotto le foglie...un po' difficile mimetizzarsi, però!
Parlare di Caraibi, equivale (anche se non solo) a parlare di spiagge. Che meraviglia, ecco una delle più belle della Martinica, la spiaggia delle Salines. Purtroppo i primi giorni abbiamo beccato brutto tempo, ma il giorno in cui ci siamo recati alle Salines splendeva il sole...e meno male!
Una delle mie foto preferite...la vostra Gigì sulla spiaggia. Acqua calda e cristallina, un tronco di palma su cui appoggiarsi...cosa c'è di meglio nella vita?
I tipici souvenirs caraibici. Il tessuto predominante è il madras, quello a quadratoni e strisce di diverso colore.
E qui souvenirs alimentari: marmellate di cocco, di banana, di banana, succo di canna, aroma di vaniglia...avrei comprato tutto!
Ma cosa si mangia in Martinica?
Uno dei piatti principali sono les acras de morue: sono polpettine di baccalà, buonissime, fritte nell'olio e cucinate in tutti i ristoranti. Ancora meglio, sui baracchini trovati un po' i tutte le spiagge. Vi assicuro che, tra una nuotata e l'altra, sgranocchiare un'acras sotto la prima palma libera è davvero piacevole...
La carne più utilizzata è il pollo, cucinato in tutti i modi (soprattutto con le spezie o alla griglia). Qui lo potete vedere al cocco...buonissimo! Accompagnato ovviamente con il riso e uno sformatino del frutto dell'albero del pane...davvero gustoso!
Ovviamente, come in tutti i luoghi di mare, il pesce la fa da padrone!
E il creme caramel al cocco. 
Carinissimi i colibrì ai Jardin de Balata (i giardini botanici dell'isola) che vanno a bere nelle casette fatte apposta per loro.
Tipica immagine caraibica...il mare, la sabbia e una noce di cocco.
L'intensità dell'azzurro di questo cielo è veramente straordinaria.
Così come straordinaria è l'immagine della luna piena vista in una notte di cielo stellata senza le luci della città. Uno spettacolo straordinario, che avevo già avuto la fortuna di vedere in Guadalupa e che porterò sempre nel cuore.