MYSTERIUM ARCANUM

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domenica 24 febbraio 2013

Giganti del passato - 4: Dal mito alla storia




Nuovi ritrovamenti in ogni parte del mondo confermano antiche leggende sull'esistenza di un popolo di giganti nel passato. 

Reperti ossei e, in alcuni casi, scheletri completi di eccezzionale altezza, trovati in Bolivia, Stati Uniti ed Ecuador, sono allo studio di "archeologi non allineati.

Individui di enorme statura sono esistiti in ogni epoca. Le creature di cui ci parlano miti e leggende non vanno però scambiate per "anomalie della natura". 




I giganti, talvolta caratterizzati come titani, ciclopi e mutanti, sono stati una specie a sé. Golia, Polifemo, Rtibezahl (il genio del monte dei giganti) e altri colossi sono esempi che derivano dal mondo delle leggende. Tutti i popoli della Terra narrano dell' esistenza di esseri incredibilmente alti e dotati di forze sovrumane.

 Talvolta appaiono come esseri dotati solo di forza bruta, in altri casi sono considerati eroi o addirittura creatori del mondo (cfr. HERA n° 46, pag. 70).

IL RUOLO DEL MITO

L'origine di coloro che erano chiamati giganti risale ad epoche antidiluviane. In quei tempi, secondo le fonti, popolarono la Terra. Anche coloro che erano nati dall'unione tra figli degli dèi e donne terrestri sarebbero stati « giganti sulla terra» (Genesi, 6,4). Qui si inserisce la mitologia norvegese. Essa racconta che la prima crea­tura vivente fu il gigante Ymir. Da questi, secondo la leggenda, avrebbe avuto origine sia l'attuale razza umana sia una diversa di uomini giganti.
Gli indiani del nord-ovest degli Stati Uniti hanno tramandato racconti su giganti primitivi che divoravano gli uomini. Da alcune descrizioni risulta che queste mostruose figure possedevano parti del corpo di animali, come i serpenti velenosi ai piedi o la coda squamosa del drago. In Giappone il prode Raiko annientò, insieme a fedeli soldati, un'intera banda di giganti, i quali stando a quel che si dice aggredivano le donne e bevevano il loro sangue. Lo stratagemma di Raiko fu quello di travestirsi da scimmia insieme ai suoi' soldati e di indebolire i giganti facendogli bere un filtro magico.
Nell' Antico Testamento vengono nominati diversi giganti, come ad esempio gli Anakiti, i Refei, Og e il noto Golia, sconfitto da Davide, Nella Bibbia si legge: «Davide corse contro il filisteo... trasse fuori un ciottolo, lo frombolò, colpì Golia alla fronte ed egli cadde con la faccia a terra [...], Davide corse e si fermò sulfilisteo, afferrò la spada di lui, la estrasse dal fodero e lo uccise troncandogli la testa» (Samuele 1, 17-51). Da allora il suo trionfo vale come simbolo della vittoria del buono sulla violenza del malvagio. Questa storia del Vecchio Testamento è una delle tante tradizioni che raccontano di come un uomo riesca a sconfiggere un gigante con l'astuzia. Stando a ciòche si dice, Golia raggiungeva i tre metri e mezzo di altezza, e la sua corazza doveva pesare 104 chilogrammi.
Og è un altro gigante citato nella Bibbia. Mosè lo sconfigge durante la conquista di Canaan da parte degli israeliti (Numeri,21, 32-35). «Il suo letto di ferro - sta scritto - aveva nove cubiti di lunghezza e quattro cubiti di larghezza» (Deuterono­mio, 3.11).
Og dev' essere stato dunque un colosso di circa 4 metri di altezza. Secondo la mitologia ebraica, Og faceva parte dei numerosi giganti antidiluviani. Tra di loro egli è stato l'unico sopravvissuto, perché l'acqua gli arrivava appena fino alle ginocchia. Si dice anche che Noè lo abbia preso con sé nell'arca durante il diluvio. Dentro la nave il gigante non aveva posto, ma poté sedere sul tetto.

Un altro episodio biblico si svolge nei dintorni di Ebron. Lì vive da anni una stirpe di giganti che discende da Anak, gli Anakiti (o Anakim ­cfr. HERA n° 41, pago 80). In particolare tre figli di Anak, Achiman, Sesai e Talmai, gettano nel panico gli israeliti durante il loro cammino verso la terra promessa (Numeri, 13, 22 e 31 sgg.). Qui vi è una relazione col mondo greco, che venerava una stirpe di dèi e di antichi re, gli anachi. Il nome deriverebbe nuovamente dai giganti biblici. La mitologia greca è una miniera di racconti sui giganti.
Sono universalmente noti i viaggi di Ulisse, re di Itaca. In essi si parla dell'incontro con il ciclope Polifemo. Gli studiosi di mitologia ritengono che a far nascere la saga dei ciclopi siano stati teschi di elefanti nani, rinvenuti nelle isole greche del Mediterraneo. Quei teschi presentavano un grande foro all'altezza della proboscide, cosa che faceva pensare al cavo orbitale sulla fronte di un gigante. In Grecia sono comunque molti i luoghi connessi alle peregrinazioni di Ulisse, considerati scenari storici di alcuni eventi. Uno di questi è "l'antro del ciclope", situato presso Maronia, a nord del Paese.

Gli scavi hanno rilevato che questa grotta è servita per secoli come abitazione e luogo di culto. Al centro dell'ingresso si trova una grande stalagmite a cui è stato dato il nome di "sigillo di pietra di Polifemo".
Non lontano si trova una grande galleria, denominata "zona dei giganti". Molte leggende e racconti sui giganti hanno a che fare con le grotte. Il Bayernkonigloch (tana dell'imperatore bavarese), ad esempio, situato tra le rocce del Kaisergebirge, nella regione settentrionale del Tirolo, secondo il cultore di leggende Anton Karg deve il suo nome ad alcuni giganti che avevano cura di sorvegliare «l'ingresso ai padiglioni dell'imperatore».

Anche la tradizione inglese è ricca di storie fantastiche e impressionanti sulla nascita di colline, valli e altre forme paesaggistiche. Così i giganti avrebbero più volte gettato cumuli di terra e scagliato in mare imponenti blocchi di roccia. Nelle loro poesie gli anglosassoni citano spesso giganti che sarebbero esistiti prima del loro arrivo in Inghilterra.
Nelle antiche leggende, il noto santuario megalitico di Stonehenge, nell'Inghilterra meridionale, viene definito il luogo della "danza dei giganti". Il mago Merlino, coi suoi poteri magici, avrebbe trasferito quel colosso di pietra dall'Irlanda alla sua sede attuale.

Anche i tedeschi hanno i loro giganti. Riibezahl, il genio del monte dei giganti, secondo la leggenda ha assunto numerose sembianze. Egli avrebbe aiutato i viandanti, ma si sarebbe anche vendicato dei suoi dileggiatori: così viene detto nei testi antichi. Sono molti i giganti che rivestono un ruolo nelle saghe del Reno. Un gigante di nome Tannchel avrebbe fatto saltare le rocce che facevano ristagnare le acque del Reno tra la Foresta Nera e il Volgi. Dicono poi che l'imperatore Massimiliano in persona abbia sconfitto l'ultimo gigante dell' 0denwald in un torneo medievale svoltosi nella città di Worms, situata sulla riva sinistra del Reno.

 


MAMMUT O UMANI?


La maggior parte degli scienziati dubita che per tutte queste tradizioni mitiche vi siano fondamenti reali. «La figura dei giganti è nata probabilmente da molteplici rappresentazioni originarie», presume lo scrittore e divulgatore scientifico Ernst Probst. Secondo lui la fonte è da cercarsi «nei criteri di misurazione assai diversi che esistevano allora, nel vedere in insoliti fenomeni della natura la manifestazione di creature dalla forza eccezionale (si pensava che l'avversario sconfitto aves­se proporzioni sovrumane: tali concezioni avevano un loro ruolo nell storie di draghi), forse anche nelle al­lucinazioni dovute al consumo di droghe».
Per Ernst Probst la faccenda è chiara: «Quasi ogni Paese aveva un tempo il suo gigante nazionale, che risaliva quasi sempre al ritrovamento di ossa di elefanti, la cui vera natura era sconosciuta. 


Su tali errori si basano anche le leggende dei draghi e degli unicorni».
Questo significa che tutte le tracce scoperte finora sui giganti debbono necessariamente essere relegate nel regno della fantasia? Noi riteniamo vi siano indicazioni sufficienti che, nonostante le valutazioni errate, fanno pensare chiaramente alla remota esistenza di giganti.
Non tutti i fossili possono essere identificati con sauri o mammut. In tutto il mondo esistono ritrovamenti di fossili e gigantesche impronte pietrificate, lasciate da antiche generazioni di uomini. Un esempio tra i più noti sono le impronte giganti ritrovate nel letto essiccato del fiume Paluxy in Texas. Anche il ritrovamento di enormi attrezzi potrebbe fare pensare ai giganti. Alcuni di questi oggetti sono esposti nel museo di Weilbauer a Quito (Ecuador). Gigantesche asce e coltelli di pietra sono stati presentati nella mostra Unsolved Mysteries.

Il significato di quei reperti risalenti a 2.000 anni fa non è ancora chiaro. A causa della loro smisurata grandezza, sono stati etichettati ufficialmente come "scuri di culto" e "coltelli di culto", serviti non per scopi artigianali ma religiosi. Accanto ad altri utensili che, in base al peso e alla grandezza, avrebbero potuto essere impiegati solo da uomini di enormi dimensioni, queste testimonianze destano il sospetto che un tempo vi sia stata una popolazione di uomini giganti. Inoltre, sul modo con cui sono state realizzate tonnellate di enormi pietre in tutto il mondo, sulla risoluzione dei problemi del loro trasporto nelle culture megalitiche, non è ancora stata fatta completa chiarezza.




 



I GIGANTI NEGLI USA
Impronta di un piede gigante ritrovata presso il fiume Paluxy, in TexasNel corso delle nostre ricerche abbiamo scoperto verosimili tracce relative ai giganti. Le dimensioni di questi individui potevano oscillare tra i 2,5 metri fino all'incredibile altezza di 10 metri. Ho avuto l'occasione di incontrare uno dei nativi americani più autorevoli: Vine Deloria. Ricevetti un suo invito per un meeting di tre giorni in una riserva indiana di Lacey, nello Stato di Washington. Il tema dell'incontro era inusuale: "Giants and little people" alla conferenza presero parte 15 capi di grandi tribù indiane e tutti raccontarono degli antichi miti della loro stirpe, degli incontri con nani e giganti. Fu un grande onore il fatto di poter essere presente. Quell'esperienza indimenticabile confermò il sospetto che in passato su questa terra vi fossero stati ovunque giganti e nani.
Nel XIX secolo, negli Stati Uniti, furono scavati molti dei mound (tumuli) presenti sul territorio. Vi furono trovati diversi scheletri umani che presentavano una lunghezza compresa tra i 2 e i 3,70 metri. Alcuni di questi scheletri, secondo le descrizioni che ne fecero i giornali dell' epoca, possedevano due file di denti. Ritrovamenti i cui resoconti sono conservati ancora nei vecchi archivi, ma che nell'ultimo secolo sono caduti nel dimenticatoio.

Enormi sandali ritrovati all'interno delle tombe dei giganti nello UtahDai nostri amici indiani abbiamo però ricevuto una copia di alcuni promemoria scottanti. Ci èstato promesso che saremo avvertiti non appena uscirà fuori qualcosa di nuovo su questa storia. Se vi saranno scavi, saremo presenti!
Vogliamo rivelare al lettore alcune di quelle notizie riportate negli archivi americani:

nel 1800 furono ritrovati a Willamson County e a White County, nel Tennessee, diversi scheletri umani dalla lunghezza di oltre 2,10 metri;

nel 1879, in un mound situato nei pressi di Brewersville, nell'Indiana, fu scoperto uno scheletro lungo 3,40 metri;
nel 1883 alcuni soldati, mentre effettuavano scavi a Lompock Rancho, in California, trovarono uno scheletro umano di 3,70 metri. Lo scheletro era stato seppellito con conchiglie e pietre, sulle quali erano presenti incisioni non decifrabili. Nella tomba si trovava inoltre un'enorme ascia di pietra. Un'ulteriore particolarità: il gigante aveva una doppia fila di denti nella mascella superiore e inferiore;
nel 1926 alcuni minatori scoprirono in una galleria della miniera di Bay Creek (Montana) grossi zigomi umani. Con grande sorpresa degli antropologi, i denti erano conficcati in uno strato roccioso che risaliva ad almeno 30 milioni di anni fa.


IMPRONTE E SCHELETRI

Vi sono numerosissimi esempi di spettacolari ritrovamenti di scheletri di giganti, avvenuti negli Stati Uniti tra il 1800 e il 1930. La maggior parte dei reperti furono spediti allo Smithsonian Institute; non è stato possibile (o non si è voluto) rispondere alle domande in merito.
Il prof. James. J. Hurtak, filosofo, teologo, orientalista e presidente dell' Academy of Future Science, ci ha inviato diverse foto dell'enorme impronta di un piede, rinvenuta su una roccia in Sudafrica. Queste le misure gigantesche: lunghezza 130 cm, larghezza 69 cm, profondità 18 cm. L'impronta si trova in una roccia di granito antica diversi milioni di anni. Si tratta di una scoperta che risale già al 1912. Le ricerche hanno dimostrato che non si tratta assolutamente di una moderna falsificazione. Inoltre, è possibile vedere come il fango di allora sia stato schiacciato tra le pesanti dita del piede del gigante. La cosa più misteriosa è che si tratta dell'impronta di un piede sinistro. Come si spiega, allora, il fatto che in una zona del tutto diversa come lo Sri Lanka sia stata trovata l'orma di un piede destro altrettanto grande? E come interpretare i reperti dissotterrati in Australia dal dottor Rex Gilroy (direttore del Mount Natural History Museum, situato nei pressi della città di Bathurst, nel Nuovo Galles del Sud). Negli ultimi anni il dott. Gilroy ha rinvenuto utensili, scuri, mortai, clave e diverse impronte di eccezionale dimensione fossilizzate in cenere di vulcano.
Tali fanno pensare ad una razza umana sconosciuta che, in base alle dimensioni, può essere definita come "razza di giganti". Wayne May (curatore della rivista di archeologia Ancient American) ci ha comunicato la notizia di una sorprendente scoperta nello Utah: in un luogo di sepoltura sono stati tro­vati diversi scheletri umani, tutti della grandezza compresa tra 2,20 e 2,40 metri (cfr. HERA n° 34, pago 20). Sono stati riportati alla luce sandali, parti di reti e altri oggetti. Inoltre, sono state scoperte sconosciute iscrizioni incise sulle pareti dei sepolcri. Grazie alle favorevoli condizioni climatiche, questi ornamenti sepolcrali si trovano in ottime condizioni. Purtroppo su tali entusiasmanti ritrovamenti non è stata ancora effettuata nessuna analisi del DNA e nessuna indagine per la datazione. Diventa di estremo interesse sapere in quale epoca hanno vissuto queste persone in America e quali sorprese riserveranno le analisi genetiche.

GIGANTI IN SUDAMERICA

A quella che è forse la prova più significativa dell'esistenza di una sconosciuta razza di giganti, siamo giunti attraverso una notizia riportata su un sito internet brasiliano. Riguardava il ritrovamento di un enorme scheletro umano in Ecuador. Secondo l'articolo, nel 1992 un sacerdote di nome Carlos Vaca avrebbe trovato, in una musica; ha composto oltre 300 brani musicali. La famiglia mi ha accolto amichevolmente, e dopo un po' il discorso è caduto sulle ossa dei giganti. Mi è stato confermato che tutto corrisponde ai fatti e sono stato condotto nella stanza di padre Vaca.
Vi si trovavano molti reperti archeologici, per me quasi incomprensibili, e un intero m'madia era stato riempito con le ossa dello scheletro del gigante umano. Mi è stata mostrata una conferma scritta, datata 1993 e firmata da 11 scienziati ecuadoriani. Secondo quel documento sonò state fatte ricerche precise, in base alle quali questa ricerca sensazionale riguarderebbe davvero le ossa di un gigante.

Nel 1929, apparvero a Cuzco - Peru'- i membri di una comunita' indios, caratterizzati da alta statura. Nella foto il gigante e' alto 2.30 metriDa questa famiglia ho ricevuto cinque pezzi di ossa di dimensioni minori per le mie ricerche in Austria».
Nel frattempo un professore di anatomia dell'Università di Vienna ha identificato come "occipitale" uno di quei frammenti (tali reperti sono stati da me mostrati per la prima volta in TV, alla trasmissione italiana di Rai Due, Voyager).
Ha, però, detto, riflettendoci, che questo individuo, in base a precise misurazioni, avrebbe dovuto raggiungere l'inconcepibile altezza di 7,50 metri. In annotazioni del 1543 di Juan de Olmos, governatore militare di Puerto Viejo, e di Pedro Cieza de Leon, scritte nl 1553, si legge che in Ecuador erano stati rinvenuti diversi scheletri umani di giganti. Tutte le notizie si riferiscono ad individui cinque o sei volte più alti rispetto agli uomini di quell'epoca. È stato calcolato che l'altezza media di una persona a quel tempo doveva essere di circa 1,50 metri. Moltiplicandola per 5 otteniamo nuovamente l'altezza già citata di 7,50 metri. Negli appunti di padre Carlos Vaca sono state annotate tutte le aree di ritrovamento degli scheletri, nonché precise indicazioni di luoghi in cui vi sono state altre scoperte sensazionali. Di più non viene detto su queste zone. Stiamo comunque seguendo attentamente le tracce di questi ritrovamenti.


IL LIQUIDO MIRACOLOSO


La famiglia di padre Vaca ci ha mostrato un altro oggetto singolare: una piccola bottiglia di vetro contenente un liquido rossastro, oleoso. Hanno detto che padre Vaca avrebbe trovato questo liquido accanto allo scheletro, e che con esso, per quanto la cosa suoni strana, si potevano ammorbidire le pietre.

Potrebbe essere questa la soluzione a domande irrisolte, come quella sulla costruzione della fortezza di Sacsayhuaman in Peru'? Il muro settentrionale di quest'ultima, dalle triplici gradinate, nella parte inferiore è composto da enormi blocchi di pietra calcarea grigia, lavorati e messi l'uno sull'altro con precisione. Nella zona delle Ande, il perfetto lavoro di rifinitura era noto già secoli prima della civiltà degli inca ( Tiahuanaco, Picara, Chullpas e Sillustani). La particolarità delle mura di Sachsayhuaman è la collocazione senza giunture di pietre ciclopiche, alcune fino a 100 tonnellate di peso, dai contorni irregolari. Fino a oggi la scienza non ha fornito alcuna spiegazione per questa tecnica.
Il prodigioso liquido con cui si potevano ammorbidire le pietre dure, potrebbe finalmente dame spiegazione, considerando che esiste una leggenda peruviana associata a un elemento di questo tipo, che sarebbe stata ricavata da una pianta ancora non identificata dalla botanica moderna. È stato già fissato il prossimo viaggio in Ecuador. In questa occasione preleveremo un po' di questo liquido misterioso, come ci è stato accordato dalla famiglia Vaca, per farlo analizzare in Austria. Siamo già ansiosi di conoscere il risultato!.
Le tante notizie sui ritrovamenti di giganti non possono più essere ignorate. Tutti questi elementi fanno supporre che i giganti siano esistiti, non furono solo leggenda. Perché si estinsero? Vi sono diverse ipotesi. Personalmente penso che l'impatto con un meteorite, come accaduto per i dinosauri, cambiò radicalmente l'assetto terrestre causando un cambio repentino nella forza di gravità e nelle condizioni climatiche del pianeta. Ma questa è solo un'ipotesi...

(Traduzione dal tedesco di Marco Di Serio)
di Klous Dono e Reinhort Hobeck
Fonte: Heramagazine.net

http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.66


domenica 13 novembre 2011

Film e mistero : IMMORTALS





Re Iperione ha un progetto folle: liberare i Titani. Siamo nel 1200 a.C., gli dei dell'Olimpo da tempo immemore hanno sconfitto i Titani e li hanno rinchiusi nel monte Tartaro, solo l'arco forgiato da Marte potrà liberarli. Nessuno però sa dove sia nascosto e solo una veggente potrebbe rivelarlo.
Tra Iperione e la veggente sta però Teseo, figlio bastardo, ripudiato dalla propria città, ma pronto a battersi contro l'uomo che davanti ai suoi occhi ha sgozzato la madre. Il suo asso nella manica è che nonostante non lo sappia nemmeno lui, Teseo da quando è bambino è stato in realtà addestrato da Zeus in persona.


Gli dei dell'Olimpo potrebbero essere stati alieni ed i Titani i loro nemici? In molte culture si narrano battaglie nei cieli nell'antichità ma le analogie tra mitologia greca (in questo caso) ed interventi "divini" non sono poche.
 I Titani, divinità minori della mitologia greca e latina, figli di Urano (Dio del cielo) e Gea (Dea terra); erano esseri giganteschi e dotati di forza sovrumana. Svolsero il difficile compito di forgiare per gli Dei  le folgori celesti e, come ci raccontano le leggende, scalando le montagne, tentarono l’ascesa all’Olimpo e si ribellarono a Saturno. 
Gli dei incaricarono i Ciclopi (esseri giganteschi), di forgiare le loro folgori e questi, abilissimi fabbri, le crearono grandi e potenti. I Titani furono sconfitti, uccisi e gettati nel Tartaro mentre altri giganti loro fratelli tentarono la rivalsa ma, con  esito negativo.





La mitologia greca contiene un importante riferimento che potrebbe aiutarci in quest'opera di analisi: l'ammonimento di Laocoonte.

Di Laocoonte ci parla Virgilio nel libro secondo dell’Eneide: Enea, nel suo viaggio verso l’Italia approda alla corte di Didone. Silenti ed attenti gli ascoltatori (contictuere omnes intentique ora tenebant), racconta alla regina l’indicibile fine di Troia (Infandum regina iubes renovare dolorem).

Egli riferisce che, dopo dieci anni di assedio, una mattina i Troiani videro che i Greci erano nottetempo partiti, lasciando sulla spiaggia un enorme cavallo di legno (Cavallo di Troia).

Prima di accettare il regalo che poi rappresentò la distruzione di Troia, Laocoonte, sacerdote di Nettuno, tentò di avvertire i Troiani che si erano divisi in due fazioni, quelli che credevano al regalo e quelli che invece erano scettici (Equo ne credite, Teucri. Quidquid id est, timeo Danaos et dona ferentes). E per rafforzare il proprio scetticismo lanciò verso il ventre del cavallo una lancia che vi si conficcò con cupo rimbombo. (Stetit illa tremens, uteroque recusso insonuere cavae gemitumque dedere cavernae).

I Troiani esitavano ancora, nel dubbio che il cavallo potesse costituire un presagio favorevole, quando due terribili serpenti marini uscirono dal mare avvolgendo nella loro stretta mortale i figli di Laocoonte, con cui egli perì cercando invano di salvarli. I Troiani, convinti che quello fosse un segno del cielo, non ascoltarono il consiglio di Laocoonte e introdussero il cavallo in città, contribuendo così alla propria distruzione.

Seguiamo il brano che narra l'ammonimento fino al lancio che colpisce il Cavallo:
...
scinditur incertum studia in contraria vulgus.
Primus ibi ante omnis magna comitante caterva
Laocoon ardens summa decurrit ab arce,
et procul 'o miseri, quae tanta insania, cives?
creditis avectos hostis? aut ulla putatis
dona carere dolis Danaum? sic notus Ulixes?
aut hoc inclusi ligno occultantur Achivi,
aut haec in nostros fabricata est machina muros,
inspectura domos venturaque desuper urbi,
aut aliquis latet error; equo ne credite, Teucri.
quidquid id est, timeo Danaos et dona ferentis.'
sic fatus validis ingentem viribus hastam
in latus inque feri curvam compagibus alvum
contorsit. stetit illa tremens, uteroque recusso
insonuere cavae gemitumque dedere cavernae.


...

Stava tra questi due contrari in forse
in due parti diviso il volgo incerto;
quando con gran caterva e con gran furia
da la ròcca discese, e di lontano
gridò Laocoonte: "O ciechi, o folli,
o sfortunati! agli nemici, a' Greci
date credenza? a lor credete voi
che sian partiti? e sarà mai che doni
siano i lor doni, e non piú tosto inganni?
Cosí v'è noto Ulisse? O in questo legno
sono i Greci rinchiusi, o questa è macchina
contra alle nostre mura, o spia per entro
ai nostri alberghi, o scala o torre o ponte
per di sopra assalirne. E che che sia,
certo o vi cova o vi si ordisce inganno,
ché de' Pelasgi e de' nemici è 'l dono".
Ciò detto, con gran forza una grand'asta
avventogli, e colpillo, ove tremante
stette altamente infra due coste infissa:
e 'l destrier, come fosse e vivo e fiero,
fieramente da spron punto cotale,
si storcé, si crollò, tonogli il ventre,
e rintonâr le sue cave caverne.
...


Che analogia può avere l'ammonimento di Laocoonte che esorta a non accettare i falsi doni dei Greci, con il "Beware the bearers of FALSE gifts" del CD alieno?
Nell'agosto del 1991 a Milk Hill vicino Alton Barnes (Wiltshire, UK), fu trovata un'iscrizione nel campo, un crop anomalo:


"OPPONO ASTOS"
"OPPONO ASTOS"


Di quell'iscrizione furono proposte almeno tre decodifiche, e forse la più suggestiva fu quella di Gerald Hawkins che portava al latino OPPONO ASTOS, cioè "mi oppongo agli imbrogli" (nel CD alieno: We OPpose DECEPTION, "ci opponiamo all'inganno").
In latino la parola "astos" fu usata per descrivere il dono del Cavallo di Troia, fatto dai Greci ai Troiani. La nuova formazione con il volto dell'alieno è, secondo la mia interpretazione, un piccolo capolavoro artistico intriso di raffinatezze, di citazioni, di informazioni codificate, in sostanza una favolosa meta-opera.
Un'opera che appartiene a un "mito nuovo" e contemporaneamente cita un "mito storico", un'opera che soltanto "apparendo" cita sé stessa affondando le sue radici nella mitologia, perché? Perché l'autore, o meglio gli autori, hanno consegnato ai terrestri (che si sono divisi in due fazioni: quelli che credono ai crops e quelli che invece sono scettici) una formazione "Cavallo di Troia", con allegato un CD in cui compare l'ammonimento di Laocoonte a rimanere scettici. Accetteranno i terrestri questo "Cavallo di Troia" donato degli alieni?

I Titani sono stati liberati da Re Iperione nella loro prigione sul monte Tartaro. Gli dei, che già li avevano combattuti e sconfitti un tempo, ritornano sul posto per rinchiuderli definitivamente. Questo brano della mitologia è una trasposizione di ciò che successe nella notte dei tempi tra fazioni aliene in guerra? A destra la dea Atena.





Esseri Alieni hanno interagito da sempre con gli esseri umani. Nell’antichità essi erano visti come dei, atti all’interazione diretta per lo sviluppo della civiltà umana, poi l’interazione diretta è finita quando non sarebbero stati più identificati come dei, ma come alieni o come qualcosa di terrificante di cui non se ne conosce l’origine. Questo ha portato ad una nuova interazione silenziosa o nascosta, ma mantenendo inalterati i rapimenti alieni. Questi rapimenti (o abductions) sono narrati dalle culture più antiche fino ad oggi, specie quelli che riguardano ibridi alieni, come narra il libro di Enoch, dove dice che Lamech, (figlio di Matusalemme), dopo un incontro con creature angeliche, testimonia di aver generato uno strano figlio che non è simile all’uomo, ma somiglia fortemente ai figli degli angeli del cielo (gli alieni), e che la sua natura di questo ibrido è diversa dalla nostra.

A tutto ciò si va ad aggiungere che non esiste un solo periodo della storia umana, che non riporti avvistamenti di UFO ed incontri con Alieni.

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In passato gli UFO erano visti come Dei, ed inoltre allora qualsiasi cosa aliena veniva vista in chiave mitologica, poiché davanti ad essa si provava paura e c’era bisogno di una giustificazione logica per spiegare cose che sembravano assurde.

Infatti tutti gli antichi popoli parlano degli UFO in chiave mitologica, come se fossero dei, che talvolta intervenivano anche nei conflitti degli uomini. Ad esempio Quezalcoatl in Messico, Indra in India, Pvada Sabava in Tibet, i Celestiali in Cina, gli onorevoli Dei in Giappone, Horus in Egitto, Zeus in Grecia, Odino nell'Europa del nord, Cheisven in Galles, Leacoscia in Perù, il grande spirito negli USA, i signori del cielo in Persia, i Nommos nel Mali, gli Apkallu e Oannes nel golfo persico, Leviatan nella Bibbia, gli Anunnaki nei Sumeri, ecc.. Tutti che volano su: uova, carri aerei, carri celesti vibranti, occhi volanti, perle spaziali, veicoli luminosi e di metallo.

I Sumeri, gli esquimesi, i teutoni, gli incas, i maya, i rapuani, gli abitanti del Tibet, dell’India, delle nuove Ebridi, si dicono tutti discendenti degli dei venuti dal cielo, che questi dei insegnarono cognizioni moderne agli uomini prima di andarsene e che per lungo tempo gli dei hanno abitato tra gli uomini, andando e venendo dallo spazio periodicamente.

Gli antichi greci parlano della Gorgone, come qualcosa metallico (di bronzo) e luminoso (fiammeggiante), di aspetto alieno (mostruoso) e con il potere di paralizzare gli uomini con un raggio paralizzante (lo sguardo), esattamente come descritto anche nei miti americani.

I miti americani parlano di una razza di giganti creata dagli dei prima dal diluvio (come la Bibbia!).

È stato rinvenuto in Messico un cranio bicefalo, appartenente ad un essere che doveva essere simile a quello che appare nel pittogramma di Mojave (Arizona) o simile all’uomo “gufo” rappresentato nella piana di Nazca. Si tratta di un tipo di cranio indica una divinità celeste comune a molte colture antiche. Quindi potrebbe essere il cranio di un alieno o di un sacerdote a cui glielo hanno deformato per farlo apparire simile all’alieno scambiato per una divinità celeste. In cronache in sanscrito si parla dei Vimana, che erano macchine volanti che tuonando vomitavano fuoco e mercurio fluido.

Il fatto che la prima astronave discese sulla Terra nel 18617841 a.C. è affermato dal “libro dei morti” egiziano, il “libro di Dyzan” e le tavole di Cuthca, i quali dicono anche che solo 18 milioni d’anni fa un’umanità primitiva iniziò a svilupparsi, ma non avrebbe potuto andare oltre un certo limite se non ci fosse stato un aiuto esterno. Infatti nel 18617841 a.C., secondo le tavole Brahminiche, il Signore della fiamma con la sua astronave scese per la prima volta sulla Terra. Egli venne con quattro grandi signori e cento assistenti per mutare l’essere androgeno che vagava per il pianeta, nell’uomo pensante e sessuato. Il libro di Dyzan ci dice che in passato la Terra scrollo gli uomini dal suo dorso (con lo spostamento dei poli) ogni volta che superavano la madre. Il corpo che doveva ospitare la vita era stato modellato dalla Terra, tuttavia prima che il corpo dell’uomo ospitasse l’anima (la scintilla), accoppiamenti stupidi da parte dell’uomo vuoto generarono le scimmie. Poi gli dei si imbarcarono sulla loro astronave fiammeggiante, sfrecciarono nell’aria, ed atterrarono sull’Isola Bianca che sorgeva nel mare di Gobi. Oggi in quel posto c’è il deserto.

Ovviamente è possibile che la data dei 18 milioni di anni fa sia del tutto simbolica e si riferisca, invece, ad epoche remote di cui gli egiziani non potevano calcolare la data.
C’è infine da aggiungere che quasi sicuramente questa fatidica data e tutta la faccenda si riferiscono non al primo ma ad un ennesimo intervento sul nostro pianeta da parte di intelligenze esterne. Nazca probabilmente era un punto di atterraggio (o di passaggio) di astronavi del passato, ma altrettanti punti li troviamo a 400 km di distanza in Perù a Mollendo, e altrettanto in Cile presso Antofagasta e a Pintados, e ancora a Pisco e nel deserto di Tarapacar. Dunque, quella che sembra una vera e propria rete di atterraggio per navi spaziali. In questi siti sono state trovate statuine in bronzo rivestite di tute e caschi spaziali con occhialetti simili agli occhi degli insetti (i grigi?).

Nella baia peruviana di Pisco esiste su di una scoscesa parete la figura di un "candelabro" di 250 metri o di una freccia che indica Nazca. Si tratta probabilmente della figura del candelabro ebreo, che guarda caso è il simbolo fatto costruire dal “Signore” a Mosè dopo che glielo aveva mostrato sul luogo dove era atterrato con la sua astronave. Si dice che questo candelabro, guarda caso, fosse il simbolo di Atlantide, ed infatti è la rappresentazione perfetta delle sette torri della capitale atlantidea e, al tempo stesso, è la rappresentazione della struttura della capitale atlantidea, evidenziando i canali circolari e concentrici, e la via che li attraversava tutti.

Le grandi figure visibili dall'alto erano certamente state erette da popoli dell'antichità che volevano farsi notare dalle astronavi aliene (viste come dei) che passavano continuamente su dei punti geografici prefissati. Insomma, si tratta certamente del primo tentativo documentato di entrare in contatto con esseri alieni.

C'è da evidenziare il fatto che le grandi figure visibili solo dall'alto erano molte di più in antichità, ed infatti quelle che ci sono giunte intatte fino a noi sono solo delle figure poste in luoghi che miracolosamente non sono stati stravolti dall'uomo e dalla natura.



In tutto il mondo sono state trovate statuette che raffigurano uomini, donne e bambini con fattezze insettiformi o comunque serpentiformi, risalenti fino ad oltre il 5500 a.C. e che presentano anche il particolare del cranio allungato. Inoltre sono stati trovati abnormi teschi di forma ovale e allungata ad Abido in Egitto, in mesoamerica, in antiche tombe Sumere a Kish, Jadmet e Nast. La pratica di allungamento del cranio potrebbe essere stata attuata per l’imitazione di quella che sembra una razza divina rettiloide scesa dal cielo o tali esseri potrebbero essere semplicemente degli ibridi umani-rettiloidi. Sembra certo che per un certo periodo di tempo, una razza diversa dalla nostra frequentava gli umani. Sembra essere una razza serpentiforme, alta e slanciata, con conoscenze avanzate, e temuta dagli umani; alcuni popoli divinizzarono questa razza diversa, scolpendo statuine che ritraevano questa razza nei momenti più disparati, anche in scene di maternità (una donna serpentiforme con in braccio un neonato serpentiforme) .

Gli uomini-serpente delle stanze di Dyzan fecero pace con la quinta razza, ammaestrandola ed istruendola. Noi saremmo la quinta umanità: altre quattro civiltà evolute ci avrebbero preceduto, scomparendo a causa di eventi naturali o artificiali. Questa razza serpente dovrebbe essere quella che divulgò il sapere nascosto agli uomini.

Enoch parla di esseri serpente che ingannarono Eva, e che insegnarono agli umani delle cose particolari.

I Serafini vengono definiti “serpenti fiammegianti”, anche se bisogna considerare che “Serafini” significa gli ardenti, i brucianti, vale a dire esseri costituiti da energia pura (come i ben documentati alieni parafisici) e quindi non fisici come gli alieni serpentiformi.

Statuette sciamaniche risalenti al 900 a.C. riportano di un essere con la testa di capra che sembra dominare gli esseri serpentiformi.

I Sumeri adoravano un essere serpentiforme dagli occhi splendenti; antiche scritture parlano dei Veglianti dai capelli bianchi, definiti come stranieri dal volto di vipera. Inoltre il rettile è sempre presente nei miti della creazione di tutti gli antichi popoli del mondo.

Sembrerebbe che esseri serpentiformi considerati invasori dominarono in qualche modo l’Egitto per 13420 anni, fino al 3100 a.C.; inoltre i crani ovali allungati di Abido apparterrebbero agli ultimi discendenti di questi invasori.

In conclusione, tale razza rettiloide potrebbe essere il modo con cui gli antichi hanno voluto rappresentare degli esseri ibridi umano-alieni, che verosimilmente gli alieni avrebbero creato per insegnare direttamente cose agli esseri umani. Ed in effetti, le fattezze rettiloidi, insettiformi o serpentiformi, potrebbero derivare dalle fattezze degli alieni detti Grigi come risultavano dagli ibridi umanoidi creati da questi alieni. Ma queste sono solo ipotesi.

Proseguendo con le ipotesi, non si può non menzionare l'ipotesi che gli esseri serpentiformi raccontati dagli antichi altro non fossero che la razza aliena antagonista dei Grigi, cioè quella che gli stessi Grigi ci dipingono come malvagia in una lunga serie di loro messaggi all'umanità, dalla Bibbia ai messaggi nel grano recenti. A dire il vero, è abbastanza diffusa l'idea dell'esistenza di una razza aliena umanoide dalle fattezze serpentiformi, che si comporterebbe in modo malvagio nei confronti dell'umanità e che avrebbe stretto patti segreti con gli USA e l'URSS durante la guerra fredda. Ma mentre esistono ampie prove tangibili dell'esistenza e delle fattezze degli alieni Grigi, invece non esistono prove fotografiche o filmate che dimostrano oltre qualsiasi dubbio l'esistenza degli alieni serpentiformi.











giovedì 2 giugno 2011


I GIGANTI



   

Non poteva mancare nel presente blog, un accenno a quella che fu la presenza (aliena, ovvero estranea al genere umano comunemente inteso) dei giganti nel tempo passato. Secondo l’ufficiale  scienza attuale, essi non sono esistiti, sono dicerie, voci popolari, aspetti mitologici. Al limite, è esistito il gigantopiteco ovvero un essere umano di statura notevole  che, non superava i mt. 2,50 se non in sporadiche eccezioni. Il motivo per cui la presenza dei giganti non può e non deve essere riconosciuta; è che la loro presenza non è inseribile nella logica  evolutiva di Darwin. Mentre si vuole affermare un percorso evolutivo umano, i giganti manifestano chiaramente un percorso involutivo riferito ad una statura fisica e mentale, nel tempo progressivamente sempre minore. Nel caso poi che venga data consistenza a quanto sostiene la mitologia, diventa necessario considerare l’ipotesi di una ibridazione aliena.
SECONDO LA MITOLOGIA
Esseri di enorme statura menzionati in testi antichi, non sono una rarità. La mitologia greca, ma non solo,  ne è un esempio. Figli della Terra, fecondati da Urano; cercando di vendicare i loro fratelli (i Titani) perirono in lotta con gli Dei uccisi dai fulmini di Zeus, da Athena e dalle frecce di Eracle. Le rappresentazioni artistiche raffiguranti la battaglia tra dei e giganti è detta Gigantomachia.
I Titani, divinità minori della mitologia greca e latina, figli di Urano (Dio del cielo) e Gea (Dea terra); erano esseri giganteschi e dotati di forza sovrumana. Svolsero il difficile compito di forgiare per gli Dei  le folgori celesti e, come ci raccontano le leggende, scalando le montagne, tentarono l’ascesa all’Olimpo e si ribellarono a Saturno. Gli dei incaricarono i Ciclopi (esseri giganteschi), di forgiare le loro folgori e questi, abilissimi fabbri, le crearono grandi e potenti. I Titani furono sconfitti, uccisi e gettati nel Tartaro mentre altri giganti loro fratelli tentarono la rivalsa ma, con  esito negativo.
Racconti mitologici relativi alla presenza di esseri giganteschi, sono riscontrabili  ovunque nel mondo. Nell’immagine sottostante, viene rappresentato un gigante Annunnaki. Di fronte a lui, comuni esseri umani con statura di circa un terzo. Sotto lo scranno del gigante, due esseri di bassa statura o nani. L’immagine viene considerata rispettosa delle proporzioni di allora, circa la diversa statura tra gli esseri.


Si parla di giganti nei testi sacri orientali, quale il Mahabharata, sia in testi sacri thailandesi che in quelli dello Sri Lanka. Se ne parla nelle storie egizie ed anche in quelle irlandesi e basche. Anche in america le tradizioni relative ai titani, non mancano. Per esempio ne da’ notizia il “Manoscritto messicano di Pedros de los Rios”, in cui si legge: “ Prima del diluvio che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dagli Tzocuillixeco, esseri giganteschi..”. Sappiamo inoltre che gli spagnoli di Herman Cortes sbarcarono in America e appresero dai saggi indigeni di come “un tempo esistessero uomini e donne di statura molto alta..”. Gli furono mostrate ossa gigantesche fra cui “un femore alto come un uomo di normale statura” che Cortes spedì al suo re. Le leggende sui giganti abbondano attorno al Lago Titicaca e molte di esse affermano che essi si trasferirono a sud.  I loro discendenti dovettero popolare fino a qualche secolo fa la Patagonia e, il suo scopritore Magellano, li incontrò più volte. E’ scritto dell’incontro con uomini “ così alti che le teste dei membri dell’equipaggio arrivavano a malapena alla loro cintola a la loro voce era quella di un toro..”. Né manca Erodoto (storie 1-68) il quale parla di un fabbro che..”Voleva fare un pozzo in questo cortile, scavai e m’imbattei in una bara di sette braccia ( un braccio equivale a circa 44 centimetri). L’aprii e.. io non credevo che fossero mai esistiti uomini di maggiori dimensioni di quelle di oggi, ma vidi che il morto era di lunghezza pari alla bara (oltre mt. 3,10); lo misurai e lo seppellii”.


I GIGANTI NELLA BIBBIA


Nella Bibbia in Genesi 6,1-4 si legge:


“Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della Terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: “il mio spirito non durerà per sempre nell’uomo, perché egli non è che carne e, i suoi giorni saranno di centoventi anni. C’erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s’accostarono alle figliole dell’uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell’antichità.”


..e ancora:


..”Noi siamo andati nel paese dove tu ci avevi mandato ed è davvero un paese dove scorre latte e miele; ecco i suoi frutti. Ma il popolo che  abita il paese è potente, le città sono fortificate e immense e vi abbiamo anche visto i figli di Anak. Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi.. il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i figli di Anak della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro”.


CONSIDERAZIONI


 I ritrovamenti archeologici, nonché gli studi antropologici, fanno ipotizzare circa la presenza di una razza gigantesca che, nell’iniziale sua massima espressione, raggiungeva i sette metri di altezza. Dopo di allora, la procreazione dei giganti, generò giganti sempre più bassi. Nessuna persona dotata di senso logico, può pensare che un essere di  sette metri si unisce carnalmente ad una donna di un metro e cinquanta, mentre diventa ipotizzabile quando la statura dei giganti si ridusse. Per giunta non è naturale pensare che questi giganti non avessero nella fase iniziale, donne loro se erano una razza naturale. Il punto però, è che questi giganti non erano una razza naturale. Erano la creazione generata da ipotetici figli di Dio. Tutti siamo figli di Dio ma, gli esseri umani terrestri, non avevano la consapevolezza di esserlo e sostenevano (o così era a loro stato inculcato) che erano figli di Dio, quelli che provenivano dal cielo. Quelli che allora provenivano dal cielo, erano gli stessi che attualmente  dal cielo provengono e,  oggi li chiamiamo alieni. Oggi si assiste ad un intervento dei figli di Dio (alieni) che continuano a rapire donne che loro scelgono. Le mettono in cinta (nella bibbia “si accostarono” non,  si unirono carnalmente. Ciò fa riflettere..) con una inseminazione artificiale, le controllano continuamente, dopo tre mesi di gestazione le rapiscono nuovamente e le fanno partorire. Asportano il feto dell’essere ibrido  e questo scompare. Quando donne inseminate da alieni, non sono state fatte partorire dopo i fatidici tre mesi, giungono in genere ad un aborto spontaneo o al parto di esseri mostruosi. (Quando il parto viene portato a termine, il nascituro avrà caratteristiche particolari di natura e genetica aliena, nonché mentali. Ciò significa che l'inseminazione avvenuta, manifesta una genetica compatibile con quella che noi umani definiamo normalità). Ovviamente è un dramma, quando una donna si ritrova ad essere in cinta senza avere avuto alcun rapporto consapevole. Altro dramma, quando scompare il feto. Teniamo presente che quanto  avviene, orchestrato dagli alieni, avviene mentre la persona è inconsapevole sebbene, nel suo inconscio tutto il vissuto viene memorizzato. A livello cosciente ricorderà di essere stata in cinta, della scomparsa del feto, del fatto che dopo il parto compare la lattazione e aspetti vari di parto avvenuto. Si sentirà dire dagli esperti di turno, che la sua è stata una gravidanza isterica (non sto affermando che non vi possono essere gravidanze isteriche). Il fatto che le radiografie fatte, evidenziano la presenza di un feto poi scomparso, non verranno spiegate se non con un ipotetico "riassorbimento del feto" e, la donna resterà in sgradevole attesa di eventuali nuovi interventi dei figli di Dio. Ciò che avviene oggi, non mira a generare una razza di giganti; ma una razza ibrida da utilizzarsi da parte dei loro creatori alieni, per obiettivi da definire. Con la creazione della razza dei giganti, avvenne probabilmente la stessa cosa; con la differenza che la razza ibrida rimase sulla terra per secoli. Continuò a riprodursi mediante le figlie degli uomini, prima in laboratorio e poi  fisicamente quando divenne possibile. Continuando a riprodursi con esseri di statura notevolmente inferiore; nascevano giganti di statura sempre inferiore. Attualmente, la presenza di una genetica che manifesta aspetti di reminescenza da gigantismo, si evidenzia ancora in quei casi che guardiamo con vivo stupore.




Attualmente, dopo essere stato considerato l’uomo più alto del pianeta, il cinese Bao Xishun, mt.2,361; l’uomo più alto è considerato Sultan Kosen mt.2,465. Ripreso per l’occasione, assieme all’uomo considerato più piccolo del mondo. Mt.0,74





LE PROVE
Qual’ora non si ritengano sufficienti le prove tangibili relative a scheletri o manufatti, di esseri umani giganteschi esistiti nel passato; la prova principe che permane nonostante tutto ad esistere, è quella del “Megalitismo”. Il megalitismo è stato tutto quanto opera di giganti e non, opera di nanerottoli dall’ingegno acuto che crearono strutture e opere gigantesche per il semplice piacere di fare cose enormi. Basta con questa illogica ipotesi. Se un uomo con statura 1.70, costruisce gradini con alzata cm.20; un uomo di quattro metri, costruirà gradini da cm 40/50. Se andiamo nei siti megalitici e vediamo gradini da 40 a 80 centimetri; è logico pensare che sono stati costruiti da uomini da 1,70?.. Quando vengono osservati i muri ciclopici, in alcune occasioni si nota la seguente situazione: massi enormi perfettamente lavorati nel livello originale e  più antico, sovrastati da massi di dimensioni inferiori, lavorati in modo meno preciso. Sovrastati da altri livelli di dimensioni e qualità ancora inferiori. Tutto questo, a rigor di logica, evidenzia una sola cosa: chi ha costruito il primo livello, era notevolmente più forte, abile  ed intelligente di chi venne dopo e, disponeva di tecnologia oggi non nota. Nell’immagine sottostante di Machu Picchu; è evidente la diversità circa la potenzialità operativa tra gli uomini che hanno costruito il primo livello, rispetto agli altri nonostante l’ipotetica evoluzione umana, avrebbe dovuto esprimere un risultato opposto.  Osservando l’immagine  sottostante, non si può non notare quanto affermato.


Non può non trarre l'attenzione,  l’ostinata e certosina  perfezione della lavorazione della pietra. Per farlo, occorre una ferrea motivazione; ma ancora di più occorrono mezzi e capacità lavorative nonché, per un uomo attuale, tempi di lavoro lunghissimi.

BAALBEK





Uno dei siti megalitici più interessanti della Terra, è quello di Baalbek in Libano. Baalbek era considerata la piattaforma spaziale dal quale il dio Baal partiva e arrivava con i suoi carri volanti, per le sue imprese celesti. Sopra la piattaforma, costituita da giganteschi massi squadrati alla perfezione, i romani in epoca susseguente costruirono il tempio dedicato Giove. Nell’immagine, sono visibili i giganteschi massi squadrati che costituiscono la base sul quale i romani costruirono. La base è mancante di un elemento che fu squadrato e preparato; ma non portato sul luogo. Si trova ancora presso la cava dove fu preparato.  Nessuno è oggi con l’attuale tecnologia, in grado di spostarlo per portarlo altrove. Immagine sottostante.






RITROVAMENTI


Se sono esistiti i giganti, sarebbe logico trovare degli attrezzi o delle armi utilizzate da loro. Infatti, reperti del genere sono stati trovati in tutto il mondo. Così come i giganti, nel tempo nascevano di statura sempre minore; così anche gli attrezzi utilizzati da loro erano costruiti in modo proporzionale. Nell’immagine sottostante, tre gigantesche asce che, potevano unicamente essere utilizzate da uomini giganteschi, seppure già in tempi  in cui il  gigantismo si era ridotto.


I giganti iniziali, disponevano della avanzata  tecnologia aliena. Dopo essere decaduti, utilizzavano attrezzature simili alle nostre ma con dimensioni non confacenti all’uomo attuale. Considerazione maggiore, meriterebbero  le tombe dei giganti nonché, l’enorme quantità di prove presenti in Sardegna.







In conseguenza della enorme quantità di prove a sostegno  della passata esistenza dei giganti, continuare a negarne l’avvenuta presenza mi pare scorretto. Che si ravvedano i faccendieri blasonati, della scienza e dell’informazione!..



martedì 19 ottobre 2010

L'eroe mitologico Achille era un Nefilim?

Nefilim, Annunaki, Vigilanti, Jedi; quattro diversi nomi, per indicare la medesima razza a cui è attribuita l'origine della nostra e di cui perfino la bibbia parla. Il figlio di un Dio e di un uomo è generalmente un essere straordinario dotato di una forza sovraumana (Eracle) o immortale (Achille).


Nefilim, Annunaki, Vigilanti, Jedi; quattro diversi nomi, per indicare la medesima razza a cui è attribuita l'origine della nostra e di cui perfino la bibbia parla.
Nella bibbia il loro nome è figli di Dio, e dai rapporti con donne umane si sarebbe generata una nuova razza, quella dei giganti. Ma andando con ordine cerchiamo di capire un po' di più chi erano in realtà questi Nefilim, come i testi antichi ci hanno tramandato la loro civiltà e quale ruolo hanno avuto nello sviluppo della nostra.
Il figlio di un Dio e di un uomo è generalmente un essere straordinario dotato di una forza sovraumana (Eracle) o immortali (Achille) o con conoscenze superiori all'uomo (Prometeo era un titano); erano insomma dei giganti, ossia più grandi degli uomini, dove quindi il termine gigante non sta per uomini dalle dimensioni spropositate, ma per uomini con qualità superiori a quelle degli uomini.


Molto probabilmente, i famosi eroi mitologici erano per metà alieni o alieni loro stessi se ci si riferisce alle divinità. Uno in particolare desta maggiore attenzione: Achille. Il maggiore Robert Dean dal curriculum impressionante tanto da aver avuto accesso alle informazioni più riservate, sostiene esplicitamente in una intervista che gli alieni hanno sempre interferito nella storia e nelle guerre, una fra queste la guerra di Troia. Infatti, Achille, era immortale tranne che nel suo punto debole, ovvero il tallone. Come si può vedere dalla seguente descrizione dell'Iliade, i combattimenti si svolgevano sia in terra che IN CIELO TRA GLI DEI. Lo stesso sostiene Zecharia Sitchin. CHI COMBATTEVA IN CIELO A QUEI TEMPI ? ACHILLE ERA IMMORTALE PERCHE'  PER META' ALIENO ?


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Duelli in terra e in cielo 

Il duello sulla terra rispecchia il conflitto stesso fra gli Dei che partecipano alla contesa. In cielo e in terra si combatte il duello.
Nell'Iliade il primo duello importante è quello tra Alessandro (Paride) e Menelao (libro III). Nel libro V ci sono una serie di duelli minori: Pàndaro contro Diomede; Enea e Pandaro contro Diomede; Diomede con Atena contro il dio Ares.
Vi è poi il primo grande duello: Ettore contro Aiace. Nel libro XI ci sono i duelli di Agamennone. Nel XII libro i duelli sotto le mura di Troia. Nel XIII libro i duelli presso le navi. Nel XVI altri duelli presso le navi. Nel XVI libro i duelli di Enea e la morte di Patroclo. Nel XVII i duelli intorno al corpo di Patroclo.
Nel XXI Achille massacra i Troiani in una serie di scontri individuali.
Nel XXII il duello conclusivo di Achille e Ettore.


GUERRE ATOMICHE AL TEMPO DEGLI DEI  ( di Zecharia Sitchin)

Secondo l'autore migliaia di anni fa la Terra era un immenso campo di battaglia e i terribili episodi che narra anche la Genesi non sono che la memoria residua di feroci guerre fra le diverse fazioni degli "Anunnaki", esseri giunti da un pianeta lontano. Furono guerre combattute dai loro "schiavi" umani, sino al crollo dello spazioporto del Sinai, distrutto da armi nucleari tattiche utilizzate nel campo di guerra. Oggi le foto dai satelliti mostrano chiaramente le tracce di quelle esplosioni e la zona è coperta di nerissime ceneri laviche. Ma nel Sinai non ci sono mai stati vulcani.



Achille contro Ettore (dal film Troy) :

domenica 3 ottobre 2010

Film e mistero : SCONTRO TRA TITANI




  Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: "il mio spirito non durerà per sempre nell'uomo, perché egli non è che carne, e i suoi giorni saranno di centovent'anni". C'erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s'accostarono alle figliole dell'uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità.(Gn 6,1-4)

Perseo, figlio dello stesso Zeus e di Danae era per metà umano e per metà divino. Lo stesso che successe nella notte dei tempi ai Nefilim.  I Figli di Dio, o Nefilim, sono secondo la tradizione biblica degli angeli caduti sulla terra e non più puri. Giunti sulla terra si sarebbero uniti agli uomini e avrebbero così dato origine ad una nuova razza: la razza dei serpenti. Gli eroi della Mitologia sono davvero i Nefilim?

"Tu vuoi combattere da uomo ma non lo sei. Accetta le armi che ti vengono mandate da tuo padre Zeus dall'Olimpo. Solo tu le puoi usare"

 dal film Scontro tra Titani



La civiltà dei Nefilim

di Alessandro Greco


Nefilim, Annunaki, Vigilanti, Jedi; quattro diversi nomi, per indicare la medesima razza a cui è attribuita l'origine della nostra e di cui perfino la bibbia parla. Nella bibbia il loro nome è figli di Dio, e dai rapporti con donne umane si sarebbe generata una nuova razza, quella dei giganti. Ma andando con ordine cerchiamo di capire un po' di più chi erano in realtà questi Nefilim, come i testi antichi ci hanno tramandato la loro civiltà e quale ruolo hanno avuto nello sviluppo della nostra.
Nella Bibbia (Gn 6,1-4) così si legge:

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: "il mio spirito non durerà per sempre nell'uomo, perché egli non è che carne, e i suoi giorni saranno di centovent'anni". C'erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s'accostarono alle figliole dell'uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità.

Non nascondo che la prima volta che lessi questo passo non poche domande mi balenarono nella mente: chi erano i figli di Dio? Chi ha creato i giganti? Chi erano i famosi eroi dell'antichità? Che vuole dire che i giorni degli uomini saranno di 120 anni?
Partiamo rispondendo all'ultima domanda; è lecito sapere che prima di quella "sentenza divina", gli uomini erano molto longevi, infatti in Gn 5,5 si può leggere che Adamo prima di morire visse ben 930 anni! Dio quindi, per punire gli uomini decide di abbassare il tetto dell'età degli uomini. Tutti sanno che è davvero improbabile che un uomo sia vissuto tanto e forse, l'abbassamento dell'età imposta da Dio potrebbe trattarsi di una correzione da parte degli "scrittori" della bibbia, che avrebbero così sanato l'incompatibilità vita reale. Per ora teniamo buona questa ipotesi.
I Figli di Dio, o Nefilim, sono secondo la tradizione biblica degli angeli caduti sulla terra e non più puri. Giunti sulla terra si sarebbero uniti agli uomini e avrebbero così dato origine ad una nuova razza: la razza dei serpenti. 
I giganti e gli eroi erano i figli degli angeli caduti? 
Sì, basti pensare alla mitologia classica: il figlio di un dio e di un uomo è generalmente un essere straordinario dotato di una forza sovraumana (Eracle) o immortali (Achille) o con conoscenze superiori all'uomo (Prometeo era un titano); erano insomma dei giganti, ossia più grandi degli uomini, dove quindi il termine gigante non sta per uomini dalle dimensioni spropositate, ma per uomini con qualità superiori a quelle degli uomini. Come tutti sanno Achille, Eracle e Prometeo, oltre ad avere doti straordinarie che li rendevano giganti tra gli uomini, vennero poi ritenuti dei veri e propri eroi, dopo tutto che titolo attribuire ad  uno che contro il volere degli dèi insegna all'uomo il potere del fuoco, se non quello di eroe? 
Ecco quindi chi erano i giganti e gli eroi di cui si parla in quel passo della genesi: "ibridi" nati dall'unione di uomini e Nefilim, la razza dei serpenti. 
Mi si potrebbe obbiettare: "ma dal passo si intuisce che i giganti vivevano sulla terra già prima della venuta dei figli di Dio". 
Ad una tale obbiezione non potrei che rispondere che è vero, i giganti vivevano sulla terra prima della venuta dei figli di Dio. Il fatto è che quella non fu l'unica volta in cui i figli di Dio si unirono con le "figliole degli uomini".  Fin dalla sua creazione, l'uomo ha avuto a che fare con i Nefilim. Questa razza non è comparsa a sorpresa nella vita della nostra civiltà, ma da sempre sembra accompagnarci. Ma prima di addentrarci in questa, proviamo a dare una ipotetica descrizione di questi Nefilm.
L'antica letteratura giudaica attribuisce ai Vigilanti (Nefilim, Jedi, Annunaki, tutti sinonimi di una stessa civiltà) specifici tratti somatici: vengono descritti come esseri molto alti, di pelle bianca, con capelli bianchi lanosi, carnagione arrossata, occhi penetranti e volti di serpente; anche i testi mesopotamici ed altri racconti mediorientali sembrano confermare questa descrizione, arricchendola con altri particolari come "razze di giganti" e confermando che le divinità, antenate della civiltà, erano anch'essi di statura "gigante". 
Dalla descrizione che i popoli antichi ci danno di questi strani uomini, possiamo azzardare l'ipotesi che non si tratti di esseri disumani. 
La descrizione sembra combaciare con quella di un occidentale, che mediamente è più alto rispetto ad uno asiatico o ad un mediorientale (pensando al XI millennio a.C.). 
Si tratta quindi, di una civiltà differente da quelle che abitavano la mezzaluna fertile, una civiltà di cui non ci è rimasta traccia se non nei racconti di questi popoli, se non nei miti e nelle leggende che narrano di questi Nefilim
Le caratteristiche fisiche venivano poi accentuate per mettere in evidenza l'importanza che rivestivano questi uomini. Infatti nelle culture primitive, i re e gli uomini che ricoprivano incarichi di alto rango (aristocratici etc.), venivano raffigurati con dimensioni sproporzionate, rispetto agli altri uomini (comuni) quasi ad evidenziarne una sorta di divinazione. Tanto è vero che, ad esempio, l'unico documento per ora in nostro possesso sul mitico Re Scorpione, è una testa di mazza in cui il sovrano (il cui nome è scritto attraverso un pittogramma rappresentante uno scorpione) è riprodotto in dimensione eroica, proprio a testimoniarne l'importanza (a lui viene attribuita l'unificazione dei due Egitti).
Il libro di Enoch racconta che gli Angeli caduti rivelarono all'uomo i segreti proibiti del cielo. Azazel "insegnò agli uomini a fare spade, coltelli, scudi e corazze e fece conoscere all'uomo l'arte di lavorare i metalli". Altri Vigilanti sono accusati di aver addestrato i mortali in campi scientifici, quali l'astronomia e la geografia, l'arte di abbellire il corpo, addirittura insegnarono all'uomo come "abortire". Penemu, infine, istruì l'uomo sull'uso di "inchiostro e carta". Dunque, più che una razza proveniente dal cielo, gli Annunaki (così erano conosciuti tra i Sumeri) sembrano essere una civiltà evoluta (a sostegno della nostra tesi), che esporta la sua conoscenza verso popoli  meno evoluti, civilizzandoli e creando quindi un rapporto si subordinazione tra i due popoli. Prometeo è un esempio di questo rapporto, che esisteva tra le due diverse civiltà: mosso da compassione per la condizione primitiva delle popolazioni della mezzaluna, decide di rilevare ad alcuni popoli determinate conoscenze (rappresentate dal fuoco, che è stato indubbiamente una grande scoperta dell'uomo), che la sua civiltà (quella dei Nefilim) conosceva e che non voleva che le altre civiltà non conoscevano. Venne quindi punito dal suo popolo; come tutti sanno infatti la sua condanna fu quella di subire tutti i giorni l'attacco di un aquila che gli divorava il fegato per tutto il dì, fegato che durante la notte ricresceva pronto per essere divorato il dì seguente. Ma gli Jedi non punivano solo i loro simili, persino gli uomini subivano le loro punizioni. 
Alcuni studiosi, come Zecharia Sitchin, credono invece che la natura degli Annunaki non sia terrestre. Sitchin reputa infatti che gli Annunaki siano degli alieni provenienti da un decimo pianeta, che periodicamente si va a collocare tra Marte e Giove: Nibiru. Tale pianeta, secondo i testi sumeri studiati da Sitchin, ritornerebbe tra il pianeta rosso e il sole mancato ogni 3600 anni.
In ultima analisi, possiamo definire Nefilim, quella civiltà che civilizzò i popoli africani e della mezzaluna fertile (non solo questi popoli, gli Annunaki arrivarono a civilizzare le civiltà precolombiane e i popoli asiatici), insegnando loro l'arte della conoscenza. A mio parere , anche Osiride era un Nefilim, così come lo erano Iside, Thot e Set. Dunque gli Annunaki erano i colonizzatori che Atlantide mandava nel mondo per civilizzare quella parte di  umanità che era agli albori della civiltà.
la caduta (nafal) degli angeli

Ecco, qui di seguito, una parte del Documento di Damasco (CD II,14-III,1) in cui viene trattato il tema della caduta degli angeli, dei loro figli (i giganti) e degli uomini:

"Ed ora, figli, ascoltatemi ed io scoprirò i vostri occhi affinché possiate vedere e comprendere le opere di Dio, scegliere quanto gli è gradito e respingere ciò che odia, camminare alla perfezione in tutte le sue vie senza sgarrare secondo i desideri dell'istinto colpevole (yeser 'ashmah) e degli occhi lussuriosi (be'ene zenut) [cfr. Ezechiele 6,9]. Poiché molti, a causa di essi si sono smarriti, e hanno vacillato, a causa di essi, valenti eroi, dai tempi antichi ad oggi; avendo camminato nell'ostinazione del loro cuore, caddero i vigilanti del cielo; furono presi, a causa di essi, perché non avevano osservato gli ordini di Dio, e (a causa di essi) caddero i loro figli la cui altezza uguagliava quella dei cedri e i cui corpi erano come le montagne; ogni carne che era sulla terra esistiti, essendosi comportati secondo la loro volontà e non avendo osservato gli ordini del loro fattore, fino a quando arse contro di essi la sua ira. A causa di essi si sono smarriti i figli di Noè e le loro famiglie, a causa di essi furono recisi. Ma a causa di essi si sono smarriti i figli di Giacobbe e furono puniti secondo il loro errore".


Per l'autore di questo testo, gli angeli caddero (nafal) e peccarono, per non avere osservato i comandamenti (gli ordini) di Dio, e per lo stesso motivo caddero (nafal) i loro figli (cioè i giganti, i nefilim di Gen. 6; pur non citandoli espressamente con questo nome ce n’offre evidentemente un'etimologia).
Il termine nefilim cui qui c'è una chiara allusione, viene invece citato esplicitamente nell'Apocrifo della Genesi II,1: 
"Ecco, pensai allora in cuor mio, che la concezione viene dai vigilanti e dal seme dei santi, e che questo bambino assomiglierà forse ai giganti (nefilim)". 
Lamec è preoccupato dal sospetto che Noè sia nato da una relazione di sua moglie Bit-Enosh con i vigilanti, angeli a cui è dedicato un libro del pentateuco "enochico". 
Dato il carattere lacunoso del testo, non è possibile decidere con sicurezza se "nefilim" vada considerato come il nome dei giganti, o semplicemente un participio passivo di nafal e quindi da tradursi «i caduti», cioè gli angeli caduti.

In alcuni testi paralleli la colpa dei vigilanti consiste nell'aver rivelato agli uomini i segreti cosmici.
Alla tematica dell'unione con le femmine ci riconducono anche il già citato Apocrifo della Genesi: L'interpretazione si riferisce ad Azazel e agli angeli che... entrarono dalle figlie degli uomini e generarono loro gli eroi (ghibborim).

Il frammento n. 2 di Qumran (n. 180) contiene un riferimento allo stesso episodio, ma il testo è ancora più lacunoso e non si possono trarre conclusioni certe. 
La linea 2 cita la generazione dei giganti. e nella linea 4 si legge coloro che amano l'ingiustizia e trasmettono in eredità la colpevolezza
Si può infine ricordare il frammento n. 4 che ricorda la punizione dei giganti nel diluvio, insieme al resto dell'umanità. - Azazel che viene qui menzionato, è l'angelo che in Enoc VIII, svela all'umanità le scienze che la corromperanno e viene punito - (sua è tutta la colpa della corruzione della terra e degli uomini). Per l'unione degli angeli con le femmine nasce la generazione dei giganti - Enoc IX,8 s. e X,11 s.
A causa sempre dello stato lacunoso del frammento non si può dire se si accentui lo svelamento delle scienze segrete, o l'unione con le femmine. Per entrambi questi aspetti, sembrano comunque valere la tesi secondo cui:
 "Il vero disordine, nasce nell'universo, quando c'è un'unione indebita tra il divino e l'umano".
Ma questo disordine altro non è che una contaminazione: gli angeli che hanno trasgredito l'ordine di Dio, hanno anche infranto l'ordine della natura, si sono contaminati e hanno contaminato tutta la natura; l'hanno sciupata; per questo o è sorto il male o almeno il male è dilagato.
Ma come si può notare nel Documento di Damasco, esiste una certa riservatezza circa una caduta dell' essere umano. La caduta degli angeli sembra che interessi relativamente e sembra stare sullo stesso piano di quella degli uomini.
Un pensiero ebraico suppone che "è solo la dottrina dei due spiriti che sembra fornire una soluzione accettabile agli uomini della comunità. Bisogna fare risalire a Dio stesso la decisione di dare a questo mondo l'aspetto di un campo di battaglia tra le forze del bene e quelle del male, da lui stesso create, da lui stesso indirizzate a questo fine". 
In questo scontro Dio stesso interviene direttamente: "Ma il Dio di Israele e l'angelo della sua verità soccorrono tutti i figli della luce", come nella battaglia escatologica, quando: "La grande mano di Dio s'alzerà contro Belial e contro tutto l'esercito della sua dominazione con una disfatta eterna (Regola della guerra XVIII,1)", ma anche per liberare ogni individuo dalla sua contaminazione radicale è necessario l'intervento purificatore di Dio e dello Spirito Santo:
"Con la sua verità, Dio allora vaglierà tutte le azioni dell'uomo e si monderà alcuni figli dell'uomo eliminando ogni spirito di ingiustizia dalle viscere della loro carne e purificandoli nello spirito santo da tutte le opere empie, aspergerà su di essi lo spirito di verità".

In vero, cosa può essere la caduta degli angeli? 
Si tratta semplicemente della fuga dei coloni di Atlantide, che si staccarono dal cuore dell'impero Atlantideo, per formare nuove civiltà, per strappare le tribù indigene (quali, ad esempio, le popolazioni mesopotamiche, quelle precolombiane, etc.) dalla loro condizione barbara e non evoluta. 
Poco sopra, ho definito gli Annunaki i colonizzatori che Atlantide mandava nel mondo per civilizzare quella parte di  umanità che era agli albori della civiltà; ma questa affermazione è vera in parte. 
Mi spiego meglio: in principio il cuore dell'impero mando questi colonizzatori ai quattro angoli del nostro globo col preciso scopo di civilizzare e assoggettare le popolazioni indigene (sottolineo che secondo Sitchin i vigilanti erano e sono degli alieni che hanno creato l'uomo con l'unico scopo di assoggettarlo e sfruttarlo, questa è una chiara prova a mio avviso, che gli atlantidei non si spinsero nei territori barbari mossi solamente da uno spirito misericordioso nei confronti delle tribù indigene); ma quando queste colonie crebbero si ribellarono al controllo dell'impero, così da arrivare allo sdegno di Dio (l'impero) che non riconosce come suoi i propri figli (le colonie) e decide di distruggerli (prova di questa mia affermazione sono le 12 fatiche di Eracle, come affermato da Axel Famiglini in un suo articolo "le civiltà antidiluviane", o ancora di più il mito popolare che vuole Atene avversaria degli eserciti atlantidei che volevano conquistarla).

 

 

Trama del film

La scena iniziale del film presenta Acrisio, re di Argo, nell'atto di gettare una bara in mare dove ha rinchiuso la figlia Danae insieme al figlio neonato Perseo.
Dal Monte Olimpo, il re degli déi Zeus assiste irritato (essendo il padre di Perseo) alla scena e, tramite un sortilegio, uccide Acrisio mentre Poseidone rade al suolo Argo con il potentissimo mostro marino Kraken, dopodiché fa in modo che la bara con Danae e Perseo arrivi sana e salva all'isola di Serifo. Qui il piccolo Perseo cresce diventando forte e meraviglioso.
Sull'Olimpo, nel frattempo, Zeus è turbato per colpa di Calibos, il figlio crudele della dea Teti. Questi ha infatti fatto razzia di cavalli alati di Zeus e questo lo castiga tramutandolo in un orribile mostro simile a un Satiro. La madre Teti, per vendicarsi di Zeus, trasporta nel sonno Perseo nell'Anfiteatro della città di Giaffa, ma viene cordialmente accolto da un vecchio drammaturgo e attore: Ammon.
Il giorno dopo, Perseo riceve doni dal Monte Olimpo da parte di Zeus: una spada, uno scudo e un elmo capace di rendere invisibile. Il giovane eroe viene a sapere del problema della città di Giaffa: La principessa Andromeda, figlia della regina Cassiopea, rivolge a chi le chiede la mano dei difficili enigmi e chi non sa rispondere viene punito con la morte. Di notte, grazie all'elmo dell'invisibilità, Perseo scopre che ogni sera lo spirito di Andromeda viene portato via da un Avvoltoio gigante.
Per risolvere il mistero, Perseo riesce a domare Pegaso, uno degli ultimi cavalli alati e insegue l'avvoltoio la notte successiva. Scopre che Andromeda è portata in una lontana palude per venire messa al cospetto del mostruoso Calibos, che le assegna un nuovo enigma per notte e avrebbe smesso solo se Andromenda si fosse decisa di sposarlo. Dopo il ritorno della principessa, Perseo sfida in duello Calibos e riesce a sconfiggere il mostro mozzandogli una mano. Il mattino dopo Andromeda è libera e decide di sposare Perseo.
Durante la cerimonia però, Cassiopea si vanta della bellezza di Andromeda offendendo Teti e la rabbiosa dea, attraverso la testa di una sua statua, comanda che al termine di trenta giorni Andromenda venga data in pasto al Kraken, o la città di Giaffa ne pagherà le conseguenze. Perseo, volendo salvare l'amata, parte alla ricerca di un rimedio, ma il vendicativo Calibos aggrava la situazione catturando Pegaso.
Zeus allora ordina ad Atena di donare a Perseo la sua civetta Bubo per aiutarlo. La dea, non volendo separarsi dall'amata civetta, si fa costruire da Efesto un clone meccanico di Bubo, che invia a Perseo per indicargli la retta via. Perseo e i suoi uomini raggiungono l'antro delle Sorelle Forcidi: qui Perseo costringe le megere a rivelare l'unico modo per uccidere il Kraken, e cioè il potere della serpentiforme Medusa, che vive nell'Isola dei Morti, nel bel mezzo del fiume infernale Stige. Perseo e i suoi compagni attraversano il fiume maledetto con un passaggio di Caronte, il traghettatore di Ade.
Arrivati nei pressi della tana di Medusa, Perseo e i suoi vengono attaccati da Dioskilos, un mostruoso cane a due teste, ma l'eroe riesce a uccidere la bestia a fil di spada. La battaglia contro la gorgone sarà dura e moriranno molti uomini, ma alla fine Perseo taglia la testa della Medusa.
Di notte però, Calibos attacca Perseo e i soldati rimasti facendo sgorgare il sague di Medusa dal quale nascono degli Scorpioni giganti che nonostante vengano sconfitti provocano la morte dei compagni di Perseo. L'eroe alla fine uccide Calibos scagliandogli la spada nel petto. Bubo nel frattempo vola nella palude, libera Pegaso e dà fuoco all'antro di Calibos.
A Giaffa però, stanno legando Andromeda mentre fa la sua apparizione il gigantesco Kraken, pronto a divorarla. Perseo, al galoppo di Pegaso, arriva appena in tempo e usando lo sguardo di Medusa, pietrifica il Kraken facendolo collassare, per poi gettare la testa della gorgone in mare. Andromeda e Perseo si possono finalmente sposare mentre Ammon pensa di scrivere un poema sull'avventura dell'eroe.
Il film termina con Zeus che, per ricordare in eterno le imprese di Perseo, Andromeda, Pegaso e Cassiopea crea in loro onore delle costellazioni.


Perseo (mitologia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Perseo, Andromeda e Ceto, vaso corinzio, Altes Museum (Berlino)


Pèrseo (latino: Perseus) è un eroe argivo della mitologia greca, figlio di Zeus e di Danae, quest'ultima figlia del re di Argo Acrisio. Attraverso la madre discende da Linceo e Ipermestra, perciò da Danao e da Egitto.
Il bisnonno Abante, re dell'Argolide, nella sua giovinezza, era stato un guerriero così temuto che, dopo aver avuto la meglio sui tanti nemici, anche negli ultimi anni di vita riusciva a terrorizzare gli avversari solo mostrando le proprie armi custodite nel palazzo.
Abante sposò Aglaia e dalla loro unione nacquero due gemelli: Preto e Acrisio. Ma i due fratelli non si amavano ed erano sempre in lotta fra loro. Si dice anzi che l'invenzione dello scudo sia dovuta a questi due irriducibili nemici che avevano iniziato le contese fin da quando si trovavano ancora nel grembo materno. Infine, dopo una lunga lotta, Acrisio ebbe la meglio e cacciò il fratello, il quale partì per la Licia, dove sposò Antea, la figlia del re Iobate. Quest'ultimo riportò Preto in Argolide, e lo insediò a Tirinto.
Così Preto e Acrisio, eredi del regno dell'Argolide, si disputarono il diritto di regnare: Abante in un primo tempo riuscì a stabilire dei turni, ma poiché le contese per la supremazia continuavano, si addivenne alla spartizione del regno: Acrisio avrebbe avuto Argo e Preto Tirinto.
Preto, temendo un attacco del nemico, e soprattutto del fratello, fece realizzare dai Ciclopi un'opera di fortificazione immane: essi circondarono la città con un muro di pietre grandissime, che nessun mortale sarebbe mai riuscito a muovere.

Il mito di Perseo 

Nascita e infanzia 


Danae e Perseo rinchiusi nella cassa, 1862, olio su tela, di John William Waterhouse

Ad Argo, Acrisio, nonno di Perseo, temeva per le sorti del proprio regno perché, avendo avuto dalla moglie Euridice una sola figlia femmina, Danae, in assenza di eredi maschi non sapeva a chi avrebbe trasmesso il titolo di sovrano. Spinto dal desiderio di conoscere il destino della sua città, aveva chiesto all'oracolo come avrebbe potuto avere figli. Il dio gli rispose che sua figlia Danae avrebbe avuto un figlio che lo avrebbe ucciso. Preso dal più grande sconforto e anche dal terrore, rinchiuse la figlia in una torre ben fortificata, con porte di bronzo guardate da cani ferocissimi.
Egli pensò che in questo modo non avrebbe avuto più nulla da temere, ma si sbagliava; il suo destino era già stato stabilito dagli dèi. Infatti, nonostante queste precauzioni, Danae concepì un figlio. Gli uni sostengono che questo bambino era nato per opera di Preto, fratello d'Acrisio, e che qui è da ricercare l'origine della disputa sorta fra i due fratelli; ma, per lo più, si racconta che il seduttore fu lo stesso Zeus, il quale, trasformato in pioggia d'oro, penetrò attraverso una fessura del letto e ottenne l'amore della ragazza. Molto spesso, questa versione del mito era invocata per simboleggiare l'onnipotenza del danaro sui cuori, tanto che apriva le porte custodite più solidamente.
Danae era rinchiusa nella prigione con la propria nutrice, e poté avere il figlio di nascosto e allevarlo per vari mesi. Ma un giorno il bambino, giocando, emise un grido, e Acrisio lo udì. Non sapendo chi fosse il responsabile di questa nascita misteriosa, pensò che lo stesso Preto, per fargli dispetto, gli avesse sedotto la figlia. Danae insisteva nel dire che il padre del bambino non era un mortale, ma Acrisio non le credette e, terrorizzato dalla rivelazione dell'oracolo, cominciò con l'uccidere la nutrice, come complice, e fece chiudere Danae e il figlioletto in una cassa di legno che mise su una nave lasciata alla deriva.
La cassa navigò così, a caso, con la madre e il bambino e fu gettata sulla riva dell'isola di Serifo. L'imbarcazione fu fermata da un pescatore di nome Ditti, fratello del tiranno dell'isola, Polidette che, vedendo la cassa e credendo che contenesse qualcosa di prezioso, la portò a riva. Apertala, vi trovò Danae e Perseo ancora miracolosamente vivi. Il pescatore li aiutò a riprendere le forze e li condusse al cospetto del re che, preso da pietà per i due naufraghi, offrì loro ospitalità.
Passarono gli anni e Perseo, circondato dall'amore della madre, cresceva forte e valoroso divenendo ben presto un giovane bellissimo e fortissimo. Danae, che la maturità aveva reso ancora più bella, era oggetto dei desideri del re Polidette che cercava in tutti i modi di convincerla a sposarlo; ma Danae, il cui unico pensiero era il figlio Perseo, non ricambiava il suo amore.

La proposta e l'impresa di Perseo

Allora Polidette pensò di eliminare Perseo con un piano astuto: disse di aspirare alle nozze con Ippodamia per il bene del regno e, dopo aver radunato gli amici confinanti e lo stesso Perseo, annunciò i suoi propositi di nozze e chiese a tutti un regalo: da ognuno dei presenti avrebbe gradito un cavallo. Perseo, mortificato perché non possedeva nulla di simile da donargli, affermò che se il re non avesse più insidiato sua madre Danae, gli avrebbe procurato qualunque cosa avesse chiesto. Polidette fu molto lieto in cuor suo pensando che questo fosse il mezzo per liberarsi di lui. Espresse pertanto l'estroso desiderio di avere come dono di nozze la testa di Medusa, una delle tre Gorgoni.
Per poter raggiungere Medusa, Perseo doveva assolutamente procurarsi tre cose: dei sandali alati per spostarsi a gran velocità, una sacca magica per riporvi la testa recisa e l'elmo di Ade che rende invisibili. Intanto Atena gli aveva fornito uno scudo lucido come uno specchio, raccomandando all'eroe di guardare Medusa solo di riflesso. Ermes gli regalò un falcetto di diamante affilatissimo, col quale l'eroe avrebbe decapitato il mostro. Quegli oggetti erano custoditi dalle ninfe dello Stige che abitavano in un luogo noto solo alle Graie, sorelle di Medusa: nate già decrepite e grinzose, esse erano in tre, ma disponevano di un solo occhio e di un solo dente che usavano a turno, e abitavano in un palazzo custodito da Atlante.
Allorché Perseo le raggiunse, attese il momento dello scambio di questi due vitali strumenti e li rubò entrambi. Così le Graie, prive dei loro organi, si trovarono in grande difficoltà e accettarono lo scambio loro proposto da Perseo: avrebbe restituito il maltolto se esse gli avessero indicato dove risiedevano le ninfe Stigie.
Dopo essersi rifiutato di rendere l'occhio e il dente alle Graie, e quando le Ninfe consegnarono i sandali, la sacca e l'elmo, Perseo si diresse verso il paese degli Iperborei, una popolazione che abitava nelle regioni fredde e spoglie del Nord. Quel luogo sembrava dominato dalla più grande desolazione e dalla più profonda tristezza: la terra, le erbe, il cielo e la natura in generale avevano un colore grigio e sinistro. La foresta nella quale si incamminò per giungere presso Medusa era pietrificata e cosparsa di strane statue color piombo rappresentanti uomini e donne in diversi atteggiamenti. Perseo si accorse subito che quelle non erano statue, ma esseri che avevano avuto la sventura di guardare il volto di Medusa.
Resosi invisibile grazie all'elmo di Ade, avanzò camminando all'indietro, guardando nello scudo sorretto da Atena; quando fu abbastanza vicino al mostro da sentirne sibilare i serpenti che gli si agitavano sul capo, lo decapitò col falcetto mentre dormiva. Dal collo mutilato della Medusa scaturirono un cavallo alato, Pegaso e un gigante, Crisaore. Perseo sollevò la pesante testa e la mise nella sacca, poi si alzò in volo con i suoi sandali alati per allontanarsi il più in fretta che poteva da quel luogo sinistro. Perseo raccolse pure il sangue che colò dalla ferita. Questo sangue aveva proprietà magiche: quello che era colato dalla sinistra era un veleno mortale, mentre quello colato dalla sua vena destra era un rimedio capace di resuscitare i morti. Inoltre, un solo ricciolo dei suoi capelli, mostrato a un esercito assalitore, aveva il potere di sconfiggerlo.

La liberazione di Andromeda 


Perseo e Andromeda, olio su tela di Anton Raphael Mengs, San Pietroburgo, Ermitage


Forte della testa del mostro, ora nelle sue mani, si recò da Atlante che non aveva voluto aiutarlo nell'impresa: estratta la testa micidiale dalla sacca, lo trasformò in montagna. Sulla via del ritorno, deviò sopra il deserto libico, dove fece cadere il dente e l'occhio delle Graie e alcune gocce del sangue di Medusa, popolando in tal modo il deserto di serpenti, scorpioni e orribili animali dotati di un veleno micidiale.
Mentre volteggiava sul territorio della Filistia, vide incatenata a uno scoglio una fanciulla, nuda e bellissima: Andromeda, figlia del re di Etiopia Cefeo e di Cassiopea. Era condannata a essere divorata da un mostro marino perché sua madre, orgogliosa dell'avvenenza di sua figlia, aveva affermato che superava in bellezza tutte le Nereidi: le ninfe del mare si erano offese e Poseidone, oltre ad avere mandato sulle coste una forte mareggiata che aveva spazzato via l'abitato, aveva inviato un orribile mostro che faceva stragi e terrorizzava gli abitanti: l'integerrimo Cefeo, per salvare il suo popolo, consultato l'oracolo, fu costretto a offrirgli la propria figlia per placarne l'ira. E quando Perseo giunse, Andromeda era ormai rassegnata alla sua terribile sorte. Perseo si offrì di liberare la fanciulla e il luogo da quella calamità purché il re gli consentisse di sposare Andromeda. Cefeo e Cassiopea sulle prime non erano favorevoli: avrebbero preferito maritarla a un pretendente più ricco e più potente, ma furono costretti dagli eventi ad acconsentire.
Perseo, grazie alle armi magiche che possedeva, non fece alcuna fatica a uccidere il mostro marino che doveva divorare Andromeda, e riportò la giovane dai genitori. Tuttavia l'uccisione del mostro fu ben poca cosa, a paragone di quel che successe dopo: durante i festeggiamenti di nozze, Agenore, un ex pretendente alla mano di Andromeda, giunse alla reggia accompagnato da uomini armati, pronto a tutto pur di averla. Fu Cassiopea, che non gradiva Perseo come genero, a dare il segnale della battaglia. L'eroe, per difendersi, estrasse ancora una volta la testa di Medusa ottenendo l'effetto voluto: Cassiopea divenne una statua inerte come del resto tutti quelli che avevano assalito Perseo per ucciderlo.
Secondo una diversa tradizione, accolta anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi fu invece Fineo, zio e aspirante sposo di Andromeda, a fomentare disordini; scontento del matrimonio con Perseo, ordì un complotto contro di lui, avendo contro anche Cassiopea oltre che Cefeo. La reggia divenne così un grande campo di battaglia, finché Perseo, mostrando la testa della Gorgone a Fineo e ai suoi amici ancora in vita, li trasformò in altrettante statue di pietra. Il vincitore, presa per mano Andromeda, grazie ai sandali alati fece rotta verso la Grecia atterrando a Serifo.

La vendetta di Perseo a Serifo e il ritorno ad Argo 

Nell'isola, Perseo trovò la situazione cambiata. Presso un tempio, trovò la madre Danae nascosta insieme a Ditti, come in un asilo inviolabile. La causa di ciò era infatti Polidette che, non avendo nessuna intenzione di sposare Ippodamia, non aveva smesso di insidiarla. Perseo allora fu preso da un'ira incontenibile, e dopo aver nascosto Andromeda, si avviò alla reggia di Polidette: giunto al palazzo e portando il dono di nozze, venne deriso ed insultato dal sovrano. Per vendicarsi dei torti subiti, Perseo tirò fuori ancora una volta dalla sacca magica la testa della Medusa pietrificando il re. Perseo consegnò allora al padre adottivo Ditti il potere sull'isola di Serifo. Restituì poi i sandali, la bisaccia e l'elmo di Ade ad Ermes. Questi li rese alle Ninfe, loro legittime padrone, mentre Atena poneva la testa di Medusa in mezzo al proprio scudo.
Poi Perseo, insieme alla moglie Andromeda e alla madre Danae ritornò ad Argo, volendo rivedere suo nonno Acrisio. Ma questi, venendo a sapere le intenzioni dell'eroe e temendo sempre l'oracolo che gli aveva predetto la morte per mano di un figlio di Danae, partì per Larissa, nel paese dei Pelasgi, all'altra estremità della Grecia. Perseo, raggiuntolo, lo rassicurò perché non gli portava rancore e riuscì a farlo tornare ad Argo. Ora, a Larissa il re Teutamide dava giochi in onore di suo padre, e Perseo vi giunse come competitore. Al momento di lanciare il disco, s'innalzò un vento violento, e il disco lanciato da Perseo, deviato malauguratamente, colpì Acrisio, che assisteva allo spettacolo, alla testa e lo uccise. Cosicché il verdetto dell'oracolo si era compiuto. Pieno di dolore, Perseo gli tributò onori funebri e lo fece seppellire fuori dalla città di Larissa. Egli, divenuto signore di Argo, non se la sentì di regnare su quella terra e, recatosi a Tirinto, propose a Megapente succeduto a Preto, di scambiarsi i regni. Poi fondò Micene, facendo costruire ai Ciclopi delle mura invincibili come quelle di Tirinto. A Tirinto, Perseo ebbe da Andromeda molti figli maschi e una femmina: Perse, Alceo, Stenelo, Eleio, Mestore, Elettrione e Gorgofone.
Alla morte di Perseo, la dea Atena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose a fianco la sua amata Andromeda, Cefeo e Cassiopea, la cui vanità aveva fatto sì che i due giovani si incontrassero. Ancor oggi queste costellazioni portano i loro nomi.