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lunedì 2 aprile 2018

Bernstein: Candide - 'Glitter and be Gay" : operetta contro i poteri forti (quindi schif. Illuminati)



Soprano Scarlett Strallen
Orchestra - John Wilson Orchestra 
Direttore John Wilson


Questo brano non è molto conosciuto ma è uno dei più difficili da cantare nel panorama lirico e non tutte le soprano ne sono all'altezza. Si tratta di una satira, una presa di fondelli ai poteri forti quindi agli schifosissimi Illuminati con la classica morale che il denaro non è tutto. Ben gli sta! Toh!
 
 

GLITTER AND BE GAY

LEONARD BERNSTEIN - CANDIDE
Glitter and be gay,
That's the part I play;
Here I am in Paris, France,
Forced to bend my soul
To a sordid role,
Victimized by bitter, bitter circumstance.
Alas for me! Had I remained
Beside my lady mother,
My virtue had remained unstained
Until my maiden hand was gained
By some Grand Duke or other.
Ah, 'twas not to be;
Harsh necessity
Brought me to this gilded cage.
Born to higher things,
Here I droop my wings,
Ah! Singing of a sorrow nothing can assuage.
And yet of course I rather like to revel,
Ha ha!
I have no strong objection to champagne,
Ha ha!
My wardrobe is expensive as the devil,
Ha ha!
Perhaps it is ignoble to complain...
Enough, enough
Of being basely tearful!
I'll show my noble stuff
By being bright and cheerful!
Ha ha ha ha ha! Ha!
Pearls and ruby rings...
Ah, how can worldly things
Take the place of honor lost?
Can they compensate
For my fallen state,
Purchased as they were at such an awful cost?
Bracelets...lavalieres
Can they dry my tears?
Can they blind my eyes to shame?
Can the brightest brooch
Shield me from reproach?
Can the purest diamond purify my name?
And yet of course these trinkets are endearing,
Ha ha!
I'm oh, so glad my sapphire is a star,
Ha ha!
I rather like a twenty-carat earring,
Ha ha!
If I'm not pure, at least my jewels are!
Enough! Enough!
I'll take their diamond necklace
And show my noble stuff
By being gay and reckless!
Ha ha ha ha ha! Ha!
Observe how bravely I conceal
The dreadful, dreadful shame I feel.
Ha ha ha ha!
TRADUZIONE :

Brillare ed essere allegra

Leonard Bernstein - Candide
Brillare ed essere allegra,
Questa è la parte che recito;
Eccomi qui a Parigi, Francia,
Forzata a piegare il mio spirito
Ad un ruolo meschino,
Vittima di amare, amare circostanze.
Ahimè per me, sono rimasta
Accanto alla lady mia madre,
La mia virtù è rimasta senza macchia
Finché la mia mano nubile è stata guadagnata
Da qualche Grande Duca o altro.
Ah, non doveva succedere;
Dura necessità
Mi ha condotto in questa gabbia dorata.
Nata per cose più alte,
Qui abbasso le mie ali,
Ah! Canto di un dolore che nulla può lenire.
Eppure, ovviamente, mi piace molto divertirmi
Ha ha!
Non ho una forte opposizione allo champagne,
Ha ha!
Il mio guardaroba è costoso come il diavolo,
Ha ha!
Forse è ignobile lamentarsi…
Basta, basta
Essere così piagnucolona!
Mostrerò la mia nobiltà
Essendo luminosa e allegra!
Ha ha ha ha ha! Ha!
Perle e anelli di rubino…
Ah, come possono le cose materiali
Prendere il posto dell’onore perduto?
Possono compensare
Al mio stato (sociale) decaduto,
Acquistati ad un prezzo così spaventoso?
Bracciali, ciondoli…
Possono asciugare le mie lacrime?
Possono chiudere i miei occhi alla vergogna?
Può la più luminosa delle spille
Proteggermi dal disonore?
Può il più puro dei diamanti purificare il mio nome?
Eppure, ovviamente, questi gioielli sono accattivanti
Ha ha!
Oh, sono così felice che il mio zaffiro sia una stella!
Ha ha!
Mi piacciono gli orecchini da venti carati,
Ha ha!
Se io non sono pura, almeno lo sono i miei gioielli!
Basta, basta
Prenderò la loro collana di diamanti
E mostrerò la mia nobiltà
Dimostrandomi allegra e temeraria!
Ha ha ha ha! Ha!
Osserva come coraggiosamente nascondo
La terribile, terribile vergogna che provo!
Ha ha ha ha!

 

Candide, un viaggiatore infelice

Marco Stacca
Quattro continenti, venti paesi e decine di città, tra le quali Lisbona, Parigi, Cadice, Buenos Aires, Montevideo e Venezia: sono queste le tappe delle peregrinazioni di Candide in sole due ore di musica e poco più. 

La fatica di Leonard Bernstein, ispirata all’omonimo Candide ou l’optimisme di Voltaire (classe 1759), è operetta solo sulla carta. Nella realtà la ragione prima della sua originalità risiede nella omogenea fusione di più generi musicali: dall’opera (fin dall’ouverture si strizza l’occhio a Rossini e più avanti a Donizetti) all’operetta, dal numero di varietà e di avanspettacolo, fino al song da musical; generi intrecciati con tale sapienza nei 27 numeri musicali da apparire tutti perfettamente riconoscibili. 

Ben 30 sono invece i personaggi in locandina, cantano tutti, ma nessuno parla o recita, lo fa per tutti una voce recitante che alla narrazione degli eventi aggiunge pungenti tirate polemiche contro i poteri forti e gli autoritarismi. 

In fondo è questa l’essenza vera di Candide, per Bernstein come per Voltaire: l’ironia grottesca come strumento per combattere lo strapotere politico, economico e sociale in ogni sua forma, e le analogie fra il potere politico senza freni della Francia di Voltaire e quello dell’America di Bernstein, di cinquanta anni fa (come quella odierna) sono davvero impressionanti.  

Candide si riscopre quindi lavoro estremamente attuale in cui, in un contesto grottescamente disseminato di morte e distruzione, tutti i personaggi inseguono, invano, il migliore dei mondi possibili. Un’opera-viaggio (ma sarebbe meglio dire un ‘moto perpetuo’) dove i personaggi inseguono un’ oasi di felicità, che per capovolgimento diventa un inno al pessimismo, o meglio, una negazione continua dei falsi ottimismi.

  
Candide è un'operetta comica in due atti di Leonard Bernstein basata sulla omonima novella di Voltaire. Il libretto originale è di Lillian Hellman ma dal 1974 viene solitamente messa in scena con il libretto di Hugh Wheeler.

Candide debutta al Martin Beck Theater per il Broadway theatre come un Musical il 1º dicembre 1956. La prima produzione è stata curata nella regia da Tyrone Guthrie e diretta da Samuel Krachmalnick. Le scene ed i costumi erano disignati da Oliver Smith ed Irene Sharaff con la coreografia di Anna Sokolow, Robert Rounseville come Candide, Barbara Cook come Cunégonde, Max Adrian come Dr. Pangloss ed Irra Petina come la Old Lady. La registrazione per la Columbia vince nel 1998 il Grammy Hall of Fame Award

In Europa debutta nella seconda versione al Saville Theatre in Shaftesbury Avenue nella Città di Westminster il 30 aprile 1959 con Denis Quilley come Candide, Mary Costa come Cunegonde, Laurence Naismith come Dr. Pangloss ed Edith Coates come la Old Lady. Il 18 settembre 1973 al Chelsea Theater Center nel Brooklyn Academy of Music di New York va in scena in una terza versione che prosegue a Broadway arrivando a 740 recite. Il 13 ottobre 1982 avviene la prima rappresentazione nello State Theater at Lincoln Center for the Performing Arts di New York nella quarta versione. Nel 1988 va in scena nella versione definitiva nel Theatre Royal di Glasgow diretta da John Mauceri, nel Theatre Royal di Newcastle, nel Empire Theatre di Liverpool e nel Playhouse Theatre di Edimburgo per la Scottish Opera.

venerdì 7 maggio 2010

Illuminati e crisi economica in Grecia



Gli Illuminati, conosciuti con diversi nomi tipo Nobiltà Nera, Poteri forti ecc. sono da secoli l'elite che controlla il mondo da dietro le quinte. Si tratta di famiglie potenti che manovrano a loro piacere economia e politica.
La gente ne ignora persino la loro esistenza e non si rende conto di essere manipolata. Creano "boom" economici e crac a loro piacere per il proprio tornaconto. Lo hanno fatto in passato e lo stanno facendo adesso in Grecia.



E’ tutto falso, e ci stanno ammazzando.


Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.
L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi. Perché? Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.
Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che stampa moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (25% del PIL) 60 anni fa: stampare moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni. Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (10.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 29 mila fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni. Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna? C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci? No! Perché? Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo  prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito. E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie... cosa succede? Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dalla Banca Centrale Europea, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.
Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa,  fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”.  Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.
A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro? Sono stupidi? No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana. A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero. Rileggete sopra. Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo. E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare? Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l'unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l'indebitamento. E questo per compiacere a chi? Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.
Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea: Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.
La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell'inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.
Uscire dall’unione monetaria subito! Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora! Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli: “Popoli d’Europa, sollevatevi”.



 

 

  

A chi giova la bancarotta della Grecia?

     
Egregio Direttore,
ho letto il Suo articolo sulla bancarotta della Grecia, e, precedentemente “Usque tandem” e Le chiedo se non ci possa essere correlazione fra la bancarotta della Grecia e i meccanismi della politica monetaria, cioè la fine della sovranità monetaria degli Stati Europei, che portano ad arricchire la finanza privata a scapito degli interessi nazionali? Che, se così fosse, anche l’Italia potrebbe essere a rischio insieme a Grecia, Portogallo, Spagna, a tutto vantaggio del capitalismo finanziario privato internazionale. Ma i nostri parlamentari (che purtroppo hanno tutti sposato l’economia di mercato, economia ingovernabile) se ne rendono conto, o no, che fanno solo la figura di burattini in mano alla finanza privata che ci sta rapinando di tutto e di più? Non crede, Signor Direttore, che sarebbe bene iniziare, da sinistra, una campagna di informazione diretta alla gente, in modo che si renda conto di questo meccanismo perverso?
Ringraziandola per l’attenzione,
rolando1934@alice.it

Sfortunatamente lo stato di sudditanza italiana alla Grande finanza atlantica ha molti paladini, in ogni angolo della partitocrazia, a destra come a sinistra, come lei stesso osserva, sposi dell’economia di mercato. E nessuna voce critica, salvo lievi esternazioni dell’attuale ministro dell’Economia, si è mai volta per denunciare la fine della sovranità monetaria italiana ed europea. Anzi, se ben lei ricorda, è proprio una “banda di gangsters o banksters” della pseudo-sinistra che ha aperto, fin dagli inizi degli Anni Novanta, tutti i boccaporti dell’Italia all’invasione finanziaria predatrice che tuttora subiamo.
La nostra debole voce – che già da quei tempi, almeno dal 1993, levavamo per denunciare gli odiosi Trattati di Maastricht, il signoraggio del quale siamo schiavi, la virtualità di un euro privo di paletti di tutela internazionali – è, appunto, debole e censurata dalle tribune stampa. Anche le stesse iniziative, le manifestazioni, le campagne di informazione, comunque da noi portate avanti in questi anni per ripristinare la sovranità nazionale, benché a volte forti di numerose presenze, sono state “dal sistema” circondate da un solido muro di silenzio.
Eppure, eppure… batti e ribatti… alla fine qualche crepa nel muro di omertà verrà a prodursi. E noi siamo già adesso fieri di aver contribuito e di contribuire a svelare la perversità di questo meccanismo di schiavitù.
Ad maiora.
u.g.





PIL, Banche, Signoraggio

Anno VI articolo n.3512

Dall'Argentina, alla Grecia: l'esproprio della sovranità monetaria
Trento, 29 aprile 2010. - 


Ciò che sta succedendo in Grecia, quello che successe in Argentina e la crisi economica globale hanno un denominatore comune: l’occultamento truffaldino della creazione della moneta.
Infatti l’attuale emissione monetaria poggia su un pilastro truffaldino detto Pil (prodotto interno lordo), il cui calcolo fu sempre considerato un’impossibilità scientifica (William Ashworth, “Breve storia dell’economia mondiale”, Bari, 1976) oltretutto determinato dalle emissioni monetarie, e non viceversa dato che dovrebbe essere il prodotto a determinare la quantità di moneta da emettere (V. Mathieu, “Filosofia del denaro” Roma 1985).
Prima del 1971 queste cose erano Bibbia. Dopo il 1971 furono eresia, ed il calcolo del Pil “divenne” scientifico, pur continuando ad essere calcolato “ad occhio” come prima! Di fatto, ciò che avvenne nel 1971 avrebbe dovuto delegittimare non solo qualsiasi monopolio di emissione monetaria, ma ogni banca centrale. Eppure nessuno ancora è in grado di riconoscerlo, in quanto i capitali ed i risparmi di tutti giacciono nelle banche, dipendenti dalle banche emittenti.
Vale dunque la pena di approfondire la questione, dato che essa è rimasta da sempre irrisolta. Le basi delle banche emittenti (o banche centrali) sorreggono un sistema presentato all’individuo come servizio necessario alla sua creatività o attività produttiva, ma che negli ultimi lustri è cresciuto a dismisura, prevalendo completamente sui settori primario e secondario, “indebitandolo” attraverso il cosiddetto debito pubblico che “indebita” gli Stati, impadronendosi di beni, aziende, proprietà e risorse.
Tali banche in passato garantivano con riserve auree le loro emissioni di soldi, che si impegnavano a convertire in oro su richiesta. Finché furono tenute per legge a convertire i soldi in oro, quindi fino all’abolizione di tale legge da parte del governo USA nel 1971, si poteva sostenere che i soldi alla loro emissione costituissero una passività (ed avessero un costo in oro) per dette banche, cioè che tale impegno (di convertibilità aurea) legittimasse il loro diritto di proprietà sui soldi emessi. Soldi, che però oggi non sono più garantiti da tali riserve, ed il cui valore tipografico di emissione è irrisorio rispetto al v.n. (valore nominale; per es.: il v.n. di una moneta di un euro è 1, quello di una banconota di dieci euro è 10, di cento è 100, ecc.), generando di conseguenza per l’emittente un guadagno di quasi il 100% del v.n.
Dal momento che il valore dei soldi non riguarda più le riserve auree bensì la mera convenzione, accettata da chi li utilizza, gli utilizzatori sono anche i veri generatori di quel valore, che pertanto appartiene non ad una banca centrale ridotta a tipografia, bensì alla comunità utilizzatrice.
La concreta logica dei fatti vorrebbe che, dopo l’abbandono del sistema di convertibilità del denaro in oro, il denaro fosse emesso – come anticamente – da mercanti come nota di banco (banconota) per lo scambio del suo valore con altri valori (di merci, servizi, ecc.).
Invece grazie alla logica monca cui è asservita la politica in genere e soprattutto quella fiscale, che determina di fatto una continua rapina (legale ma non legittima) della gente, le banche centrali hanno potuto indebitamente perseverare nell’errore di attribuire a sé la proprietà del denaro emesso, anche attraverso i cosiddetti poteri forti, cioè l’azionariato privato (finanza internazionale compresa). Ad es., la banca d’Italia si autodefinisce istituto di diritto pubblico, ma il suo azionariato è per circa l’85% in mano a S.p.A. private: banche private con ovvio scopo di lucro.
Da tale formalismo del sistema finanziario moderno ingenera il cosiddetto signoraggio, consistente nel guadagno del “signore” emittente, cioè di banche centrali formalmente di diritto pubblico, ma sostanzialmente di proprietà di gruppi finanziari privati. Questo maxi guaio non riguarda solo l’Italia, ma tutti gli Stati del pianeta uniti nella gestione socialista dei soldi, simile alla consorteria del gatto e della volpe nel campo dei soldi di Pinocchio, là dove la banca è funzionale al parassitismo dello Stato, promettendogli keynesianamente denaro senza dover lavorare per ottenerlo (dal 1929 l’economista britannico J. M. Keynes è maestro di furberia consortile, cioè dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica fiscale e monetaria!).
Questo è infatti ciò che i governatori delle banche centrali forniscono ai vari governi, compreso l’attuale governo Berlusconi, il quale è il più keynesiano di tutti, per ammissione di Berlusconi stesso, e perché invita a consumare, consumare di più, consumare tutti, in stile keynesiano, appunto! Grazie alla commistione di interessi fra alta finanza, politica e informazione, gli elettori non sanno che i soldi appartengono a banche centrali pubbliche di nome, ma private di fatto, né che i ministeri del tesoro, all’occorrenza, anziché chiederne la mera emissione alle banche centrali, pagandone il dovuto, cioè le sole spese di stampa, emettono debito pubblico (in “Italia Bot” o altro) per un importo pari al valore nominale (!) più le spese tipografiche, e più gli interessi per il periodo di scadenza del debito (che debito non è, essendo mera astrazione, cioè forma senza contenuto), e che poi portano allo sconto alla loro banca centrale!
Questa è la prima paradossale concausa dell’enorme indebitamento degli stati moderni. Seconda concausa è la moltiplicazione truffaldina dei pani e dei pesci, cioè il fatto che le banche commerciali possono – anche qui legalmente ma non legittimamente – prestare (o utilizzare per altri generi di operazioni) fino a venti volte più denaro di quanto ricevono a deposito! Anche questa metastasi crescente in modo esponenziale genera i numeri fittizi del debito pubblico.
I politici lo sanno, ma tacciono. “Pagabile a vista al portatore” era infatti la scritta che veniva stampata sulle vecchie banconote, e che valeva come cambiale, paradossalmente detta “inesigibile” dall’emerito ministro del tesoro Piero Barucci, ministro al tempo del governo Ciampi, perché anche quando c’era ancora il principio della convertibilità cartamoneta-oro, chi si fosse presentato come portatore richiedente oro, avrebbe riscosso soltanto una risata!
Credo che l’unica risposta possibile a questo tumore sociale sia la demonopolizzazione delle banche emittenti in un sistema di “free banking” reale come quello illustrato dal filosofo Rudolf Steiner nel ciclo di conferenze intitolato “I capisaldi dell’economia” tenuto a Dornach (Svizzera) nel 1922, dimostrando che una nuova moneta in grado di evitare per sempre l’inflazione è possibile esclusivamente evitando l’intrusione dello Stato nell’economia.
Per tale moneta sarebbe infatti non necessaria una banca di Stato, cosa che è l’esatto contrario dell’attuale fallimentare politica monetaria “central banking”, oramai estesa a livello transnazionale con l’unificazione monetaria.

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