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martedì 5 febbraio 2013
Cassatelle di Sant'Agata (Minnuzzi ri Sant'Ajita)
Ormai anche i muri sanno che sono milanese, ma orgogliosa delle mie origini siculo/pugliesi.
In termini culinari significa avere un bacino esagerato di ricette della tradizione da cui attingere a cui si aggiungono quelle rivisitate.
E io amo particolarmente la tradizione, soprattutto perché quasi sempre si accompagna ad una storia familiare o popolare.
Così in questi giorni mi sono trovata a dover scegliere tra due ricorrenze religiose vicine, abbinate a due diverse tradizioni culinarie.
La prima era la milanesissima tradizione del panettone da mangiare il giorno di San Biagio (il 03 febbraio).
Si narra infatti che nel VI secolo d.C. una mamma portò a San Biagio, all'epoca un vescovo guaritore, il figlio che stava morendo a causa di una lisca infilata in gola. San Biagio gli diede da mangiare un pezzo di pane che rimosse la spina salvando il ragazzo.
Così è tradizione conservare il panettone, che da Natale è sicuramente seccato un po', per mangiarlo come prima cosa il 3 febbraio perché «se benedis la gola e él nas» (protegge gola e naso).
L'idea era quella di rivisitare il panettone, creando un altro dolce, o con qualcosa di salato che ultimamente va parecchio di moda! Però da ingorda quale sono, a Natale il panettone ci è arrivato per miracolo... e, a differenza degli anni passati, a feste finite, nei supermercati i panettoni erano spariti.
Così, con buona pace di San Biagio ho onorato la tradizione siciliana, anzi per essere precisi, catanese, legata a Sant'Agata.
E anche qui, c'è una storia dietro.
Riporto la sintesi direttamente da Wikipedia:
"La giovane Agata visse nel III secolo. Esponente di una famiglia patrizia catanese, sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé. Al rifiuto di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò ad essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata che si diffuse anche fuori dalla Sicilia e ben presto il Papa la elevò alla gloria degli altari."
La storia purtroppo non è assolutamente anacronistica, anzi. Il malcostume delle violenze subite dalle donne che rifiutano un uomo (per le ragioni più disparate, ma tutte legittime!) è tristemente attuale. Cambiano i rituali, ma la storia si ripete.
Nel caso di Sant'Agata, la violenza perpetrata ai suoi danni fu quella di amputarle i seni prima di ucciderla.
Così, sia per festeggiarla nel giorno del suo martirio (il 5 febbraio, anche se la festa a Catania comincia dal 3) che per assicurarsi la protezione della Santa al proprio seno, si producono e consumano, rigorosamente in coppie, i Minni di Sant'Ajita.
Vengono anche chiamate Cassatelle di Sant'Agata o Minni di Vergini.
Le mie origini sono messinesi quindi questo dolce non fa parte della tradizione della mia famiglia, ma essendo io appassionata di quello che succede in tutta la Sicilia ho voluto provarle.
Lo spunto mi è arrivato dalla lettura (ormai diversi mesi fa) del libro bellissimo "Il conto delle minne" di Giuseppina Torregrossa (da cui ho tratto la ricetta), la cui storia ruota intorno a questo dolce. Vi consiglio di leggerlo e a breve vi lascerò qui il link alla mia personalissima recensione.
Ingredienti per 12 minnuzze:
Per la pasta frolla:
600 gr farina
120 gr strutto (io ho usato il burro e ho dovuto quasi raddoppiare le dosi)
150 gr zucchero a velo
aroma di vaniglia (io ho usato la vanillina)
2 uova
Tagliare lo strutto a dadini e lavorarlo tra le dita insieme alla farina.
Quando i due ingredienti saranno ben amalgamati aggiungere lo zucchero a velo, incorporare le uova e la vaniglia. Impastare velocemente. Quando il composto avrà una consistenza soffice ed elastica, da poterci affondare le dita come in un seno voluttuoso (notare la poesia nelle parole di Giuseppina Torregrossa), coprire con una mappina e lasciare riposare.
Per il ripieno:
500 gr ricotta di pecora100gr di canditi di zucca, cedro, arancia (io non li ho messi)
100 gr gocce di cioccolato
80 gr zucchero
Lavorare lo zucchero e la ricotta sino ad ottenere una crema liscia e senza grumi. Unire i canditi e il cioccolato.
Lasciare riposare in frigorifero per un'ora circa.
Per la glassa:
350 gr zucchero a velo
2 cucchiai succo di limone
2 albumi (mi raccomando, pastorizzati!!!!!!!)
Montare parzialmente gli albumi con un pizzico di sale. Aggiungere lo zucchero, il succo di limone e continuare a mescolare fino ad ottenere una crema bianca, lucida, spumosa.
*Le cassatelle di Sant'Agata vengono fatte anche con delle varianti:
- il Pan di Spagna bagnato nel rosolio al posto della pasta frolla;
- il biancomangiare al posto della ricotta.
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mercoledì 27 giugno 2012
Tortine di frolla alle mandorle con finta crema pasticcera e mele
Ho dormito solo due notti negli ultimi dieci giorni e per un massimo di sei ore per notte. Se state pensando ad una vita mondana di tutto rispetto siete fuori strada!
Non ho più l'età per quello :-) , ma soprattutto coi miei orari e ritmi di lavoro sarebbe impossibile...
La causa della mia carenza di sonno è il caldo! Come vi dicevo nel precedente post, casa mia non è solo calda, diciamo che è ideale per cuocere il pane, ma senza nemmeno accendere il forno!
Però io il forno lo accendo lo stesso e non tanto per cuocere il pane, ma per fare dolci, come sempre! Siccome se non dormo e se non mangio divento nervosissima, per il caldo mi sono attrezzata comprando un ventilatore che ho posizionato in un punto strategico... per la fame, beh... faccio uno sforzo mettendomi ai fornelli anche quando non ho voglia e le temperature sono altissime pregustando il momento della goduria finale!
Dal mio nutrito archivio sono venute fuori queste tortine qui, nate da un classico esperimento da foodblogger, vale a dire: parto da elementi conosciuti, faccio qualche modifica qua e là e viene fuori una cosa diversa... con un po' di fortuna anche buona al punto da meritare di finire sul blog!
La base è una frolla a cui ho aggiunto le mandorle (ne avevo già parlato qui), l'interno è una crema pasticcera "tarocca" nel senso che mancano le uova (anche questa è già comparsa sul blog qui) e per completare l'interno, dei cubetti di mela.
Purtroppo sono caratterizzate da un piccolo problema estetico dato dal fatto che le mele in cottura hanno perso volume quindi (come si può vedere dall'ultima foto), hanno lasciato uno spazio vuoto tra loro e la calottina superiore della tortina! :-(
Forse avrei dovuto metterne di più...
Comunque nonostante questo inconveniente il risultato era buonissimo lo stesso!
Essendo una ricetta nata per caso, anche lo dosi sono un po' imprecise...
Ingredienti:
Pasta frolla alle mandorle (ricetta qui)
Finta crema pasticcera (ricetta qui)
mele
burro e farina per le formine
mandorle a lamelle
Procedimento:
Imburrare e infarinare le formine.
Foderarle con uno strato sottile di pasta frolla (circa 3 millimetri).
Inserire uno o due cucchiai di crema.
Coprire con i piccoli quadrotti di mele. Per evitare che succeda anche a voi come a me di trovarvi col vuoto, abbondate con le mele premendo sulla crema.
Chiudere la tortina con un disco di pasta e premere con delicatezza tutto il perimetro per sigillare.
Bagnate la superficie con un po' di acqua o, se volete, con un uovo sbattuto e cospargete con le mandorle a lamelle.
Infornate in forno caldo fino a che la pasta non risulterà dorata.
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