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martedì 10 settembre 2013

Porridge alla carota: buongiorno!

Abito in centro storico, all'interno di una corte di un vecchio convento. Casa mia in realtà è stata ricavata dalle antiche rimesse. È incredibile il senso di tranquillità che si respira, nonostante fuori dal portone ci sia la vita frenetica di Bologna. È un posto che amo e che mi fa sentire bene.
Ha un'unica pecca: come tutti gli appartamenti a piano terra in centro, si gode del sole solo quando è alto nel cielo, da metà marzo a ottobre inoltrato.
Solo poche settimane e per fortuna la temperatura è ancora tipicamente estiva, così posso svegliarmi presto, aspettare che il sole faccia capolino tra i tetti, aprire la porta e fare entrare i caldi raggi a scaldare la casa, il cuore, la mente. Una sferzata di energia che mi accompagna per tutta la giornata.
Ascolto il tg, poi metto un po' di musica mentre sbrigo qualche faccenda mattutina,  mi preparo e vado al lavoro. Vorrei tanto che questo senso di benessere mi accompagnasse fino a sera....


Mi regalo anche  il tempo per preparare una colazione sana e nutriente. 
Ieri sera al mercato della terra ho comprato delle carote freschissime e profumate, così mi è venuta l'idea di aggiungerle al porridge, per ricreare i sapori della torta di carote che adoro.



Carrot Porridge

E' completamente vegan perchè ho usato il succo di mele e non ho aggiunto l'acqua. Ho utilizzato carote piccole, mi piacciono cosi, tenere e succose. La cannella profuma in modo incredibile questo porridge.
Buona giornata a tutti.




Ingredienti per due persone:

4 cucchiai di fiocchi d'avena bio
2 piccole carote
2 dl di succo di mela senza zucchero
4 noci
cannella in polvere a piacere

Grattugiare le carote dopo averle ben lavate. Unirle all'avena e al succo di mela.
Mettere sul fuoco e cuocere per qualche minuto, avendo cura di mescolare di tanto in tanto.
Servire aggiungendo le noci e una copiosa spolverata di cannella.





martedì 21 maggio 2013

La mia torta di carote, senza lievito.

Chi mi segue sa come sono fatta, sa che non ho nulla di programmato ma che vado a sentimento e pubblico quello che cucino il giorno stesso. Questo significa che se non cucino non pubblico!  
Giovedì scorso mio padre è stato operato di protesi all'anca e devo destreggiarmi tra il negozio e l'ospedale  il tempo di cucinare non c'è, quindi mi nutro a barrette e ad insalate. Beh almeno in questo modo forse, dico forse, riuscirò a smaltire quei chilacci di troppo che mi perseguitano da un paio d'anni. 
Mi piace stare vicino a babbo in questo momento. Vivendo a Bologna non vedo i miei genitori spesso come vorrei, quindi ne approfitto di questo momento per godermeli un po'. 
Babbo Dante è sempre stato un gran fifone, persino un semplice raffreddore lo spaventa, figurarsi un intervento! Fortunatamente non ha mai avuto grossi problemi di salute ed è arrivato alla veneranda età di quasi 83 anni con esami del sangue perfetti e una pressione di 75/120 che neanche un quarantenne se la sogna oramai! Non ha un chilo di sovrappeso e ha ancora la muscolatura di uomo molto più giovane. E a quanto pare neppure questo intervento lo ha scalfito, duro come una roccia, ma sempre fifone. 
Non nego che avevo un po' di timore per gli effetti dell'anestesia, soprattutto sulla memoria. Invece nulla, giovedì quando si è risvegliato dall'operazione, abbiamo parlato tanto, sempre del suo argomento preferito, lo sport, della sua adorata Juventus, dei play off di pallanuoto, del giro d'Italia, di Coppi e Gimondi! 
Grande babbone, non perdi un colpo!
Sono certa che si riprenderà alla grande e anche in fretta, perché non ce la può fare a stare in casa tutto il giorno, pur con il bene che vuole a mia mamma, non resisterebbe! :))  Lui ha bisogno della sua partita di biliardo quotidiana, ha bisogno di andare a fare la spesa e di curare il suo orto, di fare e su zirtin in bizicletta: è un leone, ha bisogno della sua libertà .

Ho fatto la torta di carote, leggera come piace a lui.
Domani gliene porto un po'.
Uhh è vero! Oggi è il compleanno di mia sorella! Tanti auguri piccoletta! 




Torta di carote



gr. 300 di carote 
gr. 150 di frutta secca (noci, mandorle e nocciole)
gr. 100 di zucchero di canna + 1 cucchiaio
3 uova
2 cucchiai di olio extravergine
zeste di 1 limone
gr. 80 di farina di farro integrale

Grattugiare le carote. Tritare finemente la frutta secca e unirla alle carote con le zeste di un limone.
Montare bene con lo zucchero i tuorli. Aggiungere le carote, la frutta secca e amalgamare bene. Unire l'olio e  la farina. Montare a neve solida gli albumi con un pizzico di sale e incorporali delicatamente all'impasto.
Ricoprire uno stampo con carta da forno. Versare l'impasto e spolverarlo con lo zucchero di canna.
Cuocere a 170° per 45 minuti circa.
Buona serata a tutti.
Sabrina


lunedì 13 maggio 2013

Pomodorini ripieni di quinoa e asparagi, con pesto di aglio orsino.


Da quando ho scoperto l'aglio orsino me ne sono innamorata perdutamente e ho cominciato a cercarlo nei boschi nel mio appennino in lungo e in largo, senza successo.
Quindi ho provato con i vivai, setacciando tutti quelli specifichi, in tutta Italia, ma nulla, non si trova.
Chi mi conosce sa che quando mi fisso su una cosa non mollo mai, fino a quando non ho raggiunto l'obbiettivo e stresso chiunque penso possa farmi arrivare alla meta.
Qualche settimana fa durante un tour nei blog di cucina francesi, mi imbatto su una ricetta fantastica, semplice, saporita ma di grande effetto, consona al mio stile, e che prevede l'utilizzo dell'aglio orsino. 
Non ci ho più visto! L'ho condivisa su facebook, lamentando il desiderio di trovare questa tanto desiderata erba. Come per magia, due anime buone, quali sono le foodblogger, mi hanno messa in contatto con Stella di Stella di sale che, come il genio della lampada, ha esaudito il mio desiderio. 
Dopo qualche giorno mi è stata recapitata una busta contenente foglie di aglio orsino e qualche bulbo da trapiantare. E' stato un regalo meraviglioso, davvero apprezzato, che mi ha sinceramente commossa.
L'ho subito provato aggiungendo qualche foglia all'insalata della sera. 
Ho trapiantato i bulbetti e con le foglie rimanenti ho pensato che l'unico modo per tenerle fosse trasformarle in pesto per una conservazione sottolio, che in frigorifero resiste almeno un mesetto.




Il pollice verde ce l'ho, soprattutto con le piante aromatiche che coltivo con passione da tanti anni, quindi spero proprio di vederlo spuntare il prossimo anno, perché il desiderio che avevo di possederlo non era un capriccio. Lo volevo perché ero certa che fosse fantastico, come difatti si è rivelato.

Ora, la ricetta fantastica del blog francese la farò un'altra volta. Oggi propongo dei pomodorini ripieni che ho condito con questo pesto di aglio orsino. 
Grazie ancora Stella, hai fatto di me una donna felice.




Pomodorini ripieni di quinoa e asparagi, con pesto di aglio orsino.



Ingredienti:

pomodorini di Pachino varietà Piccadilly
quinoa
asparagi
olio extravergine, aceto di mele e sale marino
foglie di aglio orsino

Tagliare a metà i pomodorini per il lato della lunghezza. Svuotarli dai semi e voltarli a pancia in giù per far perdere l'eventuale acqua che contengono.
Mettere a bollire una parte di quinoa e due di acqua, con un pizzico di sale. Per avere i chicchi più sgranati, li tosto leggermente prima di cuocerli. Cuocere per circa 10 minuti e metterla a raffreddare in un colino a maglia fitta, in modo da asciugarla dai residui di acqua di cottura.
Tagliare gli asparagi a tocchetti e cuocerli a vapore per 10 minuti. Devono restare al dente. Fare raffreddare.
Preparare il pesto di aglio orsino, pestandole nel mortaio le foglie o tritandole con la mezzaluna.
Mettere il pesto in un vasetto di vetro e coprirlo con un olio extravergine delicato. Conservarlo in frigorifero, nel ripiano basso della verdura, o ancora meglio sarebbe in una cantina fresca.



Condire i pomodorini con un poco di olio, sale e aceto di mele. 
Mettere insieme in una ciotola la quinoa e gli asparagi e utilizzare  per riempire i pomodorini.
Guarnire con una punta di cucchiaio di olio orsino.
Un finger da aperitivo fantastico. Accompagnare con bollicine a go-go.

Sabrina

lunedì 6 maggio 2013

Rotolo di ortica, con squacquerone e pomodorini.

La Natura, meravigliosa e generosa.

Non esiste nulla di altro sulla terra in grado di regalare tanto come la natura. 
Amo vivere in centro a Bologna, camminare per le sue vie, cercando angoli di storia, spiare dentro ai portoni e restare ogni volta sorpresa dai tesori che nascondono. Ma ho anche bisogno di vedere il verde, di annusarlo, di respiralo, di toccarlo. E' la mia linfa vitale, ciò che mi fa scaricare lo stress.
E' sufficiente tornare a casa, che è dentro ad uno di quei portoni, aprire porte e finestre, dedicare una mezz'ora alle mie piante e già la tensione che fino a quel momento segnava il mio viso, è sparita.
Quando vinco la pigrizia e il tempo lo permette, appena chiudo negozio mi incammino a piedi  verso i colli, su per l'Osservanza o fino a San Michele in Bosco, da dove si domina la città e dove mi sento in pace con il mondo.
Ed è lei, la Natura che mi regala queste sensazioni così appaganti e rilassanti.
In questa stagione poi è ancora più generosa, perché le erbe che posso raccogliere nei prati e nei fossi di campagna vivono ora la loro stagione migliore, dove i germogli sono teneri e saporiti.
E' possibile trovare l'ortica,  il colorante verde del mondo vegetale.



Le origini.
Urtica dioica,  perenne, appartenente alla famiglia delle Urticacee, può raggiungere l'altezza di 150 centimetri e cresce ovunque, fino al un'altezza di 2500 metri, è la varietà più comune.
Il nome deriva dal latino urere = bruciare, in riferimento ai sui peli urticanti che tutti conosciamo, contro i quali, almeno una volta nella vita, abbiamo sfregato incidentalmente le mani o le gambe.
Si dice “essere pungente come l’ortica” in riferimento a persone che feriscono con le proprie parole, uhhh quante ne conosco... come pure si dice “ci crescono le ortiche” in riferimento a luoghi abbandonati per il fatto che l’ortica cresce nei luoghi incolti. Un altro detto è “gettare la tonaca all’ortica” in riferimento a quando si rinuncia ad una vocazione, in modo molto forte, quasi trasgressivo e anche un po' sprezzante.
In molte tradizioni popolari appartenenti a tutta l'Europa centrale, si crede che una pianta di ortica allontani i fulmini se bruciata nel focolare.

Come si presenta.
La radice è rizomatosa e strisciante. Le foglie sono ovali-cuoriformi, provviste di picciolo, dentellate  e ricoperte da numerosi peli urticanti.  Fiorisce da giugno a ottobre, con piccoli fiorellini verdastri riuniti in spighette. Ha piante maschili e femminili che si riconoscono dall'infiorescenza che nel maschio è eretta e nella femmina è pendula. Beh che dire...la natura non si smentisce..:))
Il frutto è un achenio che contiene un solo seme ed è l'unica parte della pianta che non si utilizza se non per la riproduzione della stessa.

Proprietà terapeutiche.
Ben note da secoli, nel “Herbario Nuovo” (1585) Castore Durante ne descrive le sue molteplici virtù, ma io ne indicherò solo alcune. Gli antichi le usavano contro i reumatismi facendo le poco piacevoli urticazioni, si fustigavano con i mazzi di ortica.  L'ortica viene invece utilizzata per frenare le emorragie interne ed esterne, essendo ricca di clorofilla che ha una composizione chimica simile a quella dell'emoglobina. 
Altresì viene utilizzata per depurare l'organismo, per contrastare la stitichezza e per combattere la caduta dei capelli e la forfora. 

Altri usi.
Alcune popolazione dell'Asia settentrionale utilizzano le fibre dell'ortica per creare un tessuto praticamente indistruttibile.
L’ortica è un’ottimo foraggio dagli alti valori nutrizionali e salutari, inoltre sembra rendere i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive, fa aumentare la produzione di latte delle vacche e conferisce ai cavalli un manto più lucente. 
Con le foglie si produce un colorante naturale per medicinali, cosmetici, prodotti igienici e liquori. Con queste si può anche tingere di un bel verde la lana (la radice, invece, tinge in giallo).
Macerando la pianta intera dell'ortica in acqua per 12 ore, si ottiene un liquido che spruzzato sulle piante infestate dagli afidi, le libera da questi parassiti senza dover ricorrere a prodotti tossici. 
Se invece  lasciamo macerare l’ortica per una settimana nella proporzione di 500 gr per 5 litri d’acqua, possiamo poi utilizzare il liquido come fertilizzante del le nostre piante,  essendo molto ricca di sali minerali e clorofilla.

In cucina.
I germogli più teneri dell'ortica, sono molto gradevoli e di facile digestione ed una volta cotti diventano morbidissimi. Ottimi per un risotto, per insaporire il minestrone o come ripieno per i tortelli, ma anche per fare la sfoglia verde o gli gnocchif. Perfetti  anche soufflè e frittate.


La domenica mi piace prendere un caffè appena sveglia ma lasciare il momento della colazione a un'ora più tarda, trasformandola in brunch. Cerco sempre cose sfiziose, nutrienti ma non pesanti come nota salata, che contengano le uova che mangio solo una volta la settimana e l'altra domenica, visto che avevo raccolto l'ortica, ho pensato ad un rotolo.
Eccolo qua.



Rotolo di ortica, con squacquerone e pomodorini.



Ingredienti:

gr. 500 di cimette di ortica (cotte gr. 250 circa)
3 uova
gr. 40 di nocciole sgusciate
gr. 50 di parmigiano grattugiato
gr. 150 di squacquerone
pomodorini datterini o ciliegini
sale olio 

Raccogliere le cime delle ortiche con dei guanti di gomma, di quelli per lavare i piatti. E' necessario che siano belli grossi perché io le ho raccolte con un paio di guanti di quelli per le verdure nei supermarket e mi sono irritata un po'.
Lavarle e cuocerle al vapore per dieci minuti. Farle raffreddare.
Tritare finemente le nocciole, dopo averle tostate.
Montare a spuma le uova, aggiungere le nocciole, il parmigiano e le ortiche frullate. Salare.
Coprire una teglia con carta da forno, bagnarla con un cucchiaio di olio e versare l'impasto che deve avere poco più di un cm di spessore.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti. Poi raffreddare.
In una metà del lato corto stendere lo squacquerone e mettere in mezzo una fila di pomodorini. Aiutandosi con la carta da forno arrotolare la "frittata" fino a farle fare un giro completo. Stringere bene in modo da "fissare" il rotolo.
Posarlo poi su di un piatto da  portata, guarnirlo con alcuni pomodorini, un fiore di cipollina e un rametto di timo.
Buon brunch.

Se si fanno dei rotolini più piccoli e al posto dei pomodorini mettere dei capperi o un'acciuga, per poi tagliarli a rondelline e fissarle con uno stecchino, ne esce un finger per aperitivo veramente sfizioso.
Sabrina


Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di Ambra de Il gatto ghiotto in collaborazione con  Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita .






venerdì 3 maggio 2013

Il tarassaco e la sua insalata.



Il tarassaco quando fiorisce è primavera. Colora i fossi e le campagne di giallo e quest'anno che ha piovuto tanto è ancora più luminoso e brillante, in contrasto con il verde acceso delle sue foglie.
E' una pianta contradittoria: infestante ma preziosissima.
Provo a spiegarvi perché.

Origini:
Taraxacum officinale, pianta erbacea della famiglia delle Composite, come la lattuga e la cicoria, originaria dell'Asia ma diffusissima ovunque, cresce fino a 2000 metri di altitudine.
Curarsi con il TarassacoNome comune: Dente di Leone, Soffione, Piscialetto, Cicoria selvatica.
Nelle leggende popolari a questa pianta venivano attribuite proprietà magiche con cui le streghe si cospargevano per non farsi riconoscere dalla popolazioni e quindi farsi accettare da esse.

Come si presenta:
Del tarassaco si utilizza tutto, radici foglie e fiori.
La  radice è molto robusta, a fittone di colore bruno nerastra all'esterno e bianca all'interno che al taglio produce lattice.
Le foglie dentellate  partono direttamente dalla radice e sono molto grandi, lunghe e di un bel verde tenue.
I fiori sono giallo vivo raccolti in capolini apicali portati da un lungo stelo alto anche 40 cm, liscio e cavo al suo interno. Fiorisce da marzo a novembre, ma solo di giorno e con il sole. La sera e quando fa brutto tempo si richiude.
Finita la fioritura si trasforma in una sfera piumosa che si dissolve al primo soffio di vento permettendo ai semi di volare sul terreno per riprodursi con estrema facilità.

Proprietà terapeutiche:
Il tarassaco contiene principalmente inulina, oltre a vitamina C e sali minerali. 
L'inulina è un polisaccaride le cui proprietà sono indispensabili contro il logorio della vita moderna.  Aiuta infatti la digestione e riduce la formazione di gas intestinali, in quanto aumenta in modo esponenziale la formazione di fermenti lattici, formando un substrato importante alla flora batterica intestinale.
Per sfruttare al massimo le virtù infinite di questa meravigliosa erba spontanea, possiamo utilizzare tutta la pianta per infusi e decotti.
L'azione diuretica e digestiva del tarassaco la otteniamo anche consumando le foglie fresche in insalata ma anche cotte a vapore mantengono inalterate le proprietà.



Utilizzo in cucina:
Lo ripeto, del tarassaco si consuma tutto: radici, foglie, gemme. Non per niente è considerata la più completa delle cicoria selvatiche. Le foglioline giovani e tenere tagliate di fresco danno un'insalata squisita alla quale si possono unire anche i fiori, pure commestibili e ricchi di vitamina A. Inoltre il dente di leone può essere bollito e servito come zuppa, da solo oppure arricchire i minestroni e i passati di verdura.
Le giovani gemme messe sottaceto, possono sostituire i capperi.
Questa pianticella può essere gustata solamente in primavera perché dopo le foglioline diventano dure e amarognole e non sono più mangiabili.

Mercoledì era il primo maggio. L'abbiamo trascorso in giro per il nostro appennino, fermandoci a pranzo in un bellissimo agriturismo e passeggiando per i boschi a caccia di erbe selvatiche.
Il bottino è stato soddisfacente. Oltre al tarassaco abbiamo raccolto la borragine, l'ortica, gli strigoli e le violette. Siamo tornati a casa contenti, rilassati e rigenerati.
La magia della natura.

Insalata di tarassaco con palline di caprino ai semi.




Ingredienti, quantità a piacere:

tarassaco
insalatina
pomodori marinda di Pachino
fagiolini
Formaggio caprino fresco
semi di papavero e di sesamo
erba cipollina
olio evo, sale e aceto di mele



Lavare e pulire tutte le verdure.
Cuocere i fagiolini al vapore, lasciando li al dente.
Asciugare bene il tarassaco e l'insalatina.
Tagliare i pomodorini.
Formare delle palline con il formaggio caprino e passarle nei semi.
Preparare una vinagrette montando con una piccola frusta in un bicchiere alto l'olio con il sale e l'aceto.
Comporre il piatto con le verdure, unire le palline di caprino, condire e guarnire con qualche filo di erba cipollina.
A presto.
Sabrina


Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di Ambra de Il gatto ghiotto in collaborazione con  Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita .




lunedì 22 aprile 2013

Insalata di verdure fresche con fragole, quinoa e mandorle e una trattoria sui colli bolognesi .


Ma come è bello andare in giro per i colli bolognesi...

Monte Donato non dista tanto dal centro di Bologna. Si sale da Siepelunga, costeggiando alcune tra le più belle ville dei colli, circondate da un verde lussureggiante e dopo un paio di chilometri si arriva. E' un piccolo borghetto con poche case, una chiesetta, una trattoria e una vista mozzafiato.
La Trattoria Monte Donato un paio di secoli fa era il negozio del paese, il punto di ristoro per le gite domenicali dei bolognesi delle Due torri. All'inizio del novecento si trasforma in locanda e negli anni sessanta diventa uno dei posti più frequentati per cenare e danzare all'aperto, sotto le stelle e sopra le luci della città.
Qualche anno dopo, ne prende la gestione la signora Bruna facendone una trattoria famosa per le sue sue tagliatelle al ragù.
Negli anni novanta ha inizio la gestione attuale che ristruttura il locale e lo trasforma in una trattoria raffinata, creando un ambiente informale e confortevole, con alcuni angoli davvero romantici, come l'intima saletta al piano terra e la bellissima terrazza con vista spettacolare su Bologna, aperta per.godere la brezza nelle calde serate estive e chiusa d'inverno per non perdere la suggestiva visione dal colle.
I tavoli accolgono gli ospiti con una piccola candela accesa e il cestino del pane ricco e vario.
I sapori sono quelli rustici, di tradizione, ma con un occhio particolare alla creatività, proponendo anche qualche piatto dal tocco esotico.
Il loro must, che è anche la costante nel menù, è il pollastrello croccante, servito in un bellissimo piatto di legno d'ulivo, tagliato in piccoli pezzetti con patate arrosto, cipolle stufate, piccole zucchine e il classico pomodoro grigliato. Un piatto semplice ma cucinato alla perfezione con materie di prima scelta.
La carta dei dolci è una di quelle che mi piacciono di più, con una serie di dolci al cucchiaio deliziosi.
L'oste ti accoglie sempre sorridente e gentile e il servizio è ottimo!
Questo è uno dei miei ristoranti preferiti, ogni volta che vado ne esco sempre contenta e per di più il rapporto qualità prezzo è ottimo, particolare che di questi tempi fa la sua differenza.

L'altra sera ho preso come antipasto un'insalatina sfiziosissima, veramente azzeccata per la stagionalità degli ingredienti e per la sua leggerezza. Mi è piaciuta così tanto che non vedevo l'ora di rifarla.
Ho utilizzato gli stessi ingredienti, personalizzando la presentazione e aumentando un poco la quantità della quinoa, poiché l'ho preparata come piatto unico per pranzo.
Provare per credere, un piatto completo che nutre con leggerezza, soddisfando alche il palato.



Insalata di verdure fresche con fragole, quinoa e mandorle



Ingredienti:

insalata fresca
germogli di alfa alfa
fragole
mandorle
quinoa
olio extravergine di taggiasche
aceto balsamico di Modena
sale integrale di Cervia

La quinoa non manca mai nel mio frigorifero. Da quando ho l'abbattitore che mi permette di conservare in frigorifero gli alimenti per una settimana intera, ne cuocio sempre un quantitativo consistente in modo di averla sempre pronta all'occorrenza.
Per la cottura procedo mettendo a bollire una parte di quinoa e due di acqua, con un pizzico di sale. Per avere i chicchi più sgranati, li tosto leggermente prima di cuocerli. Il tempo di cottura è di circa 10 minuti. Scolo la quinoa dall'acqua in eccesso e da bollente la raffreddo in abbattitore a +3°. Tengo da parte la quantità che mi occorre e il resto conservo in frigorifero in un tapperwere.
I germogli di alfa alfa li coltivo in un germogliatore. Per vedere come è semplice e soddisfacente farlo, il post dove spiego il tutto è questo.
Come insalata ho utilizzato quella che da noi si chiama lollo, è tenerissima e di due colori, rossa e verde.
Le fragole le ho tagliate a dadini.
Le mandorle le ho appena tostate e pestate grossolanamente.
Ho composto il piatto in questo modo:
sul fondo del piatto ho disposto un letto di insalata. Con un coppapasta ho formato un tortino di quinoa, sul quale ho messo le fragole e le mandorle. I germogli di alfa alfa li ho disposti tutto attorno.
Ho accompagnato l'insalata con olio extravergine di taggiasche, per un sapore dolce e profumato, qualche goccia di aceto balsamico e una grattugiata di sale integrale di Cervia.



Con questo post partecipo a Salutiamoci, questo mese ospitato da Francesca di 




martedì 2 aprile 2013

Quenelle di carciofi della mamma.



29 agosto io, 28 agosto lei 20 anni prima.
Due vergini d'agosto siamo la mia mamma ed io. Siamo sempre state come il cane il gatto. Quante litigate abbiamo fatto nel corso degli anni. Quanto l'ho fatta tribolare, figlia difficile che non sono stata altro! Se lei diceva bianco, io facevo nero, molte volte solo per non darle soddisfazione, pur sapendo perfettamente che non seguire i suoi consigli facevo più danno a me che a lei. Quanti sacrifici ha fatto per darmi quello che avevano le altre e io, ingrata, non ero mai contenta. Quante cose mi ha dato e io, stronza che non ero altro, non ho apprezzato e ho gettato al vento.
Fatto, fatto, dato, lo sto ripetendo tante volte ed è sempre riferito a lei. Non, non, non ed è sempre riferito a me.
Mi si diceva "siete come il cane e il gatto perché siete uguali". Ma la verità è che non siamo uguali, lei è sempre stata migliore di me.
La fortuna è che nell'invecchiare tutto diventa più chiaro. La fortuna è che lei è ancora giovane e io posso recuperare, perché una madre questa possibilità alla fine ad un figlio la da sempre. Questo non mi toglie il senso di colpa, ma poco alla volta, quando sono con lei mi sento più serena, meno inadeguata.
La fortuna è che lei è qui e posso dirle:
mamma perdonami, ti voglio bene.



Mamma è una gran cuoca, prepara tante cose buonissime, ma la sua specialità sono le verdure. Come le lavora lei, non sarò mai capace, anche se cerco di imitarla. In una cosa siamo uguali però, cuciniamo a sentimento, molte volte ad occhio, senza seguire una ricetta precisa.
L'altro giorno ad esempio, arrivo a casa dei miei all'ora di pranzo. Mamma mi guarda con quell'aria un po' colpevole, per non essersi "impegnata" a preparare qualcosa di particolare, ma, dice che era andata a casa di mia sorella e aveva fatto razzia di tutta la verdura che aveva per fare pulizia frigorifero. Così si era inventata al volo "due quenelle, due finocchi gratinati, due fusilli con i broccoli, due forchettate di insalata tagliata alla perfezione, un tortino di porri, due fette di torta di carota..........".

Le quenelle le ho adorate. Una sorta di gnudi ma di carote (quelle aveva), non di spinaci, non bolliti ma passati direttamente in padella, in un battuto di porri (altrimenti diventavano troppo vecchi, bisognava pur metterli da qualche parte!) che si sono sciolti formando una sorta di vellutata deliziosa. Ha messo poca farina, quindi si possono consumare sia come antipasto che come primo piatto.
Le ho rifatte sia con le carote per il brunch domenicale, che con i carciofi per la vigilia di Pasqua.



Quenelle di carciofi 



Ingredienti per 2 persone:

4 carciofini
1 etto di ricotta di mucca
due cucchiai di pangrattato
due cucchiai di parmigiano + 1
1 uovo
1 cucchiaio di farina di semola di grano duro
sale e noce moscata
limone
1 piccolo porro
olio evo e un cucchiaino di burro

In una ciotola mettere la ricotta, il pangrattato, i due cucchiai di parmigiano, la farina, una grattugiata abbondate di noce moscata, salare e amalgamare bene con l'uovo. Pulire i carciofi e strofinarli con il limone per far si che a contatto con l'aria non anneriscano. Tritarli finemente e aggiungerli a crudo al composto appena fatto. Coprirlo con la pellicola e farlo riposare in frigorifero per una mezzora.
Tagliare molto finemente il porro e farlo appassire con due cucchiai di olio e una presa di sale per circa cinque minuti.
Prendere dal frigorifero l'impasto e formare le quenelle. Aggiungerle al porro con il burro, coprire con il coperchio e fare cuocere per dieci minuti. Se occorre aggiungere un paio di cucchiai di acqua bollente. A metà cottura girarle e cospargerle di parmigiano.
Servire con il suo sughetto di porro e qualche fogliolina di salvia.

I carciofi si possono sostituire con altre verdure come asparagi, spinaci, carote, broccoli. Si aggiungono al composto sempre a crudo, senza cuocerle prima.
Sabrina





venerdì 15 marzo 2013

Cake al cedro e limoncello con farina di lino.


“Ovunque i semi di lino divengano un cibo comune tra la gente, lì ci sarà una salute migliore”
Mahatma Gandhi 

Grande osservatore delle abitudini della sua gente e figlio di mercanti di spezie, Gandhi fu uno dei primi a capire l'importanza dell'utilizzo dei semi di lino nella dieta quotidiana.

Qualche nozione per imparare a conoscerli meglio.

I semi di lino contengono sostanze nutritive molto salutari: il 20% di proteine, il 40% di grassi e il 28% di fibre. Conservati a temperatura ambiente non perdono le loro proprietà per circa un anno, invece tostati è meglio conservarli in frigorifero per non più di un mese. Si trovano nei negozi di alimentazione bio e nelle erboristerie.

L'anticolesterolo in cucina:
Ricchi di acidi grassi polinsaturi, i semi di lino possono essere considerati tra le più ricche fonti naturali di acido alfa-linoleico (ALA), un acido grasso omega-3 che ha la capacità di abbassare i livelli di colesterolo. Come usarli: assumere tutti i giorni 50 g di semi di lino, aggiungendoli tostati alle verdure o ai formaggi morbidi, ma anche nello yogurt a colazione, o negli impasti di pane e focacce come nel cake che vi propongo. 

I semi di lino hanno anche proprietà emollienti e rinfrescanti nella cura di tutte le affezioni respiratorie: bronchiti, tosse, raffreddori.
Come usarli: il rimedio più antico è la “pappetta della nonna”: due pugni di farina di semi di lino (se non si ha la farina, usare due pugni di semi di lino tritati e farli cuocere in un poco d’acqua finché assumono la consistenza di una polentina) messi a bollire con un po’ d’acqua, fino ad ottenere la consistenza di una pappetta. Stenderla poi con uno spessore di almeno un centimetro, su una garza, ripiegata in due e porla sul petto, coprendo con un drappo di lana, che conserva il calore. Tenere sul petto per almeno 20 minuti.
Per un rimedio più veloce, si consiglia il decotto: mettere a bollire 8 grammi di semi di lino in 100 gr di acqua, far cuocere per 15 minuti, filtrare e bere, due volte al giorno.

Il consiglio in più: Il potere antinfiammatorio dei semi di lino torna utile anche in caso di gastrite e colite. Prendete il decotto (sempre due tazze al giorno) prima dei pasti. Vi garantisco che funziona veramente. Soffro di colite e da quando bevo questo decotto va molto meglio.

Per la pelle e per i capelli:
l’acido grasso omega-3 ha la capacità di ridurre le reazioni infiammatorie, soprattutto delle pelle. In caso di dermatiti, psoriasi, infezioni cutanee, ascessi e ferite è ottimo l’impiastro di semi di lino, che è una cura efficacissima anche contro la caduta dei capelli.

Come usarli: mettere alcuni cucchiai di semi di lino in un sacchetto di garza e farli bollire in acqua per una ventina di minuti. Farli intiepidire e applicarli per un quarto d’ora sulla ferita, tenendoli ben coperti.  La stessa pappetta, tolta dal sacchetto, è un ottimo rimedio per contrastare la caduta dei capelli: da applicare ogni giorno, per venti minuti, sul cuoio capelluto.



L'altro giorno mentre passeggiavo per una delle mie vie preferite, Via Galliera, scopro un negozietto bio nuovo nuovo con tante belle cose, risi di tutti i tipi, farine, cereali, legumi, tutti nei sacchi come nei negozi di granaglie di una volta e vengo attirata da questa farina di lino, di colore marrone scuro, dall'intenso profumo di nocciola e subito ne compro un chilo. Il ragazzo dietro al banco, anche lui genere d'altri tempi, faccia tonda con una bella barba lunga, il maglione di lana grezza e un bellissimo grembiule di canapona, con modi gentili e ossequiosi, mi consiglia di provare ad utilizzarla per un cake dolce, tagliandola sempre un poco, nella percentuale di un 20 % con una farina integrale di grano o di farro.
Sono corsa a casa, intirizzita dal freddo, perché si è marzo, ma qua a Bologna ha piovuto molto, la temperatura è siberiana e ho subito messo in cantiere questo cake che avevo in serbo da tempo, ma che nella ricetta originale prevede farina bianca di grano. Ho sostituito parte della farina con questa di lino e il calore del forno misto al profumo che sprigionava, ha scatenato le endorfine, diventando così la mia #cheaphappiness del giorno. 


Cake al cedro e limoncello con farina di lino.


Ingredienti:

gr. 180 di farina di lino
gr. 60 di farina di farro integrale
3 uova
gr. 160 di zucchero di canna + due cucchiai
gr. 150 di burro di centrifuga
un pizzico di sale
mezza bacca di vaniglia
1 grosso cedro
1/2 bicchiere di limoncello
un bicchiere d'acqua
gr 12 di lievito per dolci

Montare le uova con lo zucchero. Aggiungere il burro ammorbidito e continuare a montare. Unire poi la vaniglia, il pizzico di sale, il succo del cedro e un poco di buccia grattugiata, il limoncello e amalgamare bene.
Setacciare insieme le due farine con il lievito e unirle all'impasto.
Imburrare uno stampo da plumcake e versare l'impasto. 
Cuocere a 170° in forno già caldo per 40 minuti. Sfornare e raffreddare capovolto sulla gratella.
Preparare uno sciroppo con un bel bicchiere di acqua e due cucchiai abbondanti di zucchero di canna. Tagliare un poco di buccia di cedro con il pelapatate e farla a listarelle. Buttarle nello sciroppo e cuocerle a fuoco lento per circa 20 minuti (devono diventare traslucide). Fare raffreddare.
Guarnire il cake con il cedro candito e lo sciroppo rimasto.
Sabrina



mercoledì 6 marzo 2013

Una Ricetta per l'Endometriosi: Riso e crema di sedano rapa allo zafferano.

Ammetto la mia ignoranza, ma non ero assolutamente a conoscenza di questa malattia, che oltretutto è tipicamente femminile. Suppongo che come me, tante altre donne non la conoscono e lo scopo di questo post è quello di aiutarne la divulgazione, proprio in questa settimana, dal 4 al 10 marzo, denominata Settimana della Consapevolezza dell'Endometriosi.



Che cos'è l'endometriosi.
E' una patologia cronica e subdola, di quelle quasi invisibili e difficili da diagnosticare.

originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l'endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino... Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamenti interni, comportando così un'irritazione dei tessuti circostanti, infiammazioni croniche che danno luogo alla formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze, ma anche noduli e cisti, oltre che arrecare forti dolori, spesso invalidanti. Se non curata o non diagnosticata in tempo può portare ad interventi molto demolitivi ed a infertilità.

Non è necessariamente sintomatica, per questo è subdola, ma dove invece i sintomi si presentano, sono i seguenti:
• Dolore pelivo cronico, soprattutto durante il mestruo e l'ovulazione
• Dolore ovarico a metà del ciclo
• Dolore durante e dopo l'evacuazione
• Dolore durante i rapporti o post-coitale
• Febbre, soprattutto durante il mestruo
• Affaticamento cronico
• Coliti e Sindrome del colon irritabile
• Infiammazione a carico delle mucose
• Cistite
• Incontinenza
• Metroraggia, Dismenorrea e/o metrorragia
• Aborti spontanei
• Infertilità

Chi soffre di endometriosi deve seguire una dieta che contiene ingredienti specifici, rigorosamente biologici. 
A questo proposito è stato creato un gruppo su facebook intitolato Una ricetta per l'endometriosi, dove si può chiedere l'iscrizione e poi successivamente pubblicare ricette create con gli ingredienti che indicherò di seguito. Non è necessario avere un blog, ma solo spirito di condivisione e cuore...si, perché non si accettano link copiati sul web, ma solo ricette suggerite con il cuore.


Ingredienti da evitare:
• Soia
• Tutti quelli contenenti glutine (cereali quali frumento, farro, segale, kamut e orzo, ma soprattutto il frumento è da bandire)
• Latticini vaccini
• Carne rossa
• Caffeina
• Cioccolato
• Alcool
• Grassi saturi, burro e margarina con grassi idrogenati
• Oli vegetali
• Bevande zuccherate
• Carboidrati e zuccheri raffinati
• Ingredienti in scatola e confezionati
• Fritti
• Miele ed aspartame
• Insaccati
• Crostacei e molluschi

Ingredienti da utilizzare:
• Riso
• Cereali e pasta permessi (miglio, quinoa, mais, amaranto, manioca...L'avena è da limitare!)
• Legumi (fagioli, piselli e lenticchie in primis)
• Verdura e frutta, preferibilmente cruda
• Frutta secca e semi
• Tonno, sgombro, sardine, salmone, aringhe
• Pesce magro
• Carne bianca magra - da limitare
• Latticini non vaccini (bufala, capra, ecc...)- da limitare
• Oli vegetali spremuti a freddo non raffinati (extra vergine di oliva, semi di girasole, semi di lino di enotera...)
• Uova - da limitare
• Spezie ed aromi al posto del sale (che va limitato)
• Zucchero di canna integrale



Care amiche, 
prendiamoci sempre cura di noi stesse, facciamo in modo che diventi una bella abitudine
So per certo che tante di noi, io in testa, tendiamo a trascuraci, ma poi paghiamo sempre le conseguenze. 
Magari, cominciando a condividere e a partecipare anche a ciò che non ci riguarda direttamente, è importante per pensare di più a noi, perché dobbiamo essere consapevoli che dietro l'angolo possono esserci delle sorprese poco piacevoli.
Forza, forza, forza!!!! 
Vi lascio la mia prima ricetta.
A prestissimo.
Sabrina



Riso e crema di sedano rapa allo zafferano.



Per due persone:

gr. 160 di riso carnaroli
un sedano rapa
una piccola patata
una piccola cipolla
fili di zafferano
olio evo e sale integrale di Cervia (o gommasio)
scaglie di formaggio di capra stagionato 



In una pentola mettere a soffriggere la cipolla tagliata a fette con un cucchiaio di olio extravergine.
Pulire e lavare una palla di sedano rapa e una piccola patata. Tagliare tutto a pezzetti e aggiungere alla cipolla. Fare insaporire e coprire con acqua bollente. Cuocere per circa 20 minuti, fino a quando le verdure sono completamente cotte. Aggiustare con un poco di sale o gommasio. Frullare fino a ridurre le verdure in crema.
Il quantitativo di crema ottenuto è assolutamente superiore a quello che poi ci servirà per condire il riso, quindi ne prendiamo solo una parte, circa 6/7 cucchiaiate, nelle quali andiamo a stemperare quale filo di zafferano. Il resto della crema è buonissima servita semplicemente con qualche crostino di pane e un filo d'olio.
Tostare il riso in una pentola di acciaio antiaderente, fino a quando i chicchi non risultino traslucidi. Aggiungere a poco a poco acqua bollente leggermente salata, fino a completa cottura.
Mantecare il riso con la crema di sedano e due cucchiai di olio evo. Guarnire con qualche scaglia di formaggio di capra stagionato.


lunedì 4 marzo 2013

Flan di foglie e gambi di carciofo con cuore di taleggio per una cucina a basso impatto ambientale.

Parlare di cucina a basso impatto ambientale, da parte di una che ha in corso un contest sul quinto quarto, potrà sembrare un paradosso, ma non è proprio così.

Pur amando tanto sia la carne che il pesce, in realtà il consumo che ne faccio è veramente limitato. 
La carne la compro solo nelle macellerie che me ne assicurano la tracciabilità, quindi privilegio la qualità scegliendo solo carni provenienti da allevamenti biologici e biodinamici e razze autoctone. Cerco anche di scegliere i tagli meno pregiati, quindi il suddetto quinto quarto, che è altrettanto buono e più economico del classico filetto o fiorentina.

Per il pesce il discorso è molto complesso, a mio parere l'impatto ambientale è molto più alto rispetto a quello della carne. La stagionalità va assolutamente rispettata, per permettere il naturale ciclo riproduttivo delle specie. La pesca praticata con i ritmi attuali è pressoché insostenibile, pensiamo solo ai tonni, ai pesce spada e al merluzzo, vittime di pesche pirata. L'acquacoltura d'altro canto ha un forte impatto ambientale per le risorse che utilizza. Da un po' di tempo ho fatto miei i consigli messi a punto da Slowfood nella campagna "Mangiamoli giusti" scegliendo principalmente pesce azzurro o un pesce con un ciclo vitale breve; evito i pesci sotto taglia, ovvero i pesci che non hanno ancora raggiunto lo stadio adulto; orata e spigola di acquacoltura di origine italiana; crostacei con moderazione, che intanto costano una follia. 

Uova e latticini non sono così distanti dalla carne come impatto ambientale e anche in questo caso, cerco di consumarne con moderazione e ne verifico la tracciabilità. Mi sono avvicinata ai derivati della soia dove, soprattutto nel consumo di latte (che ahimè adoro, ma complice l'età non digerisco più tanto bene), trovo un valido alleato.

Per verdure e cereali, utilizzo prodotti biologici e nel limite del possibile cerco di acquistarli direttamente dal produttore, frequentando i mercati della terra e dei contadini, rispettandone la stagionalità. 

La cucina a basso impatto ambientale è un argomento molto vasto, che non si può certo esaurire con un post di quattro righe, ma ho voluto comunque darne una piccola infarinata, perché ci tengo molto e in futuro sarà una presenza costante nei miei post.



L'oggetto della mia ricetta di oggi sono i carciofi.
Sono tra i vegetali quelli con la più alta percentuale di scarto, circa il 65%. La parte che viene utilizzata principalmente è il cuore del capolino, quindi significa che le brattee esterne, più dure vengono staccate e gettate, mentre il gambo viene reciso poco sotto il ricettacolo e il resto del gambo stesso e delle foglie viene la maggior parte delle volte gettato. Per il mio flan ho proprio utilizzato queste ultime parti, le foglie e il gambo.


Flan di foglie e gambi di carciofo con cuore di taleggio.



Per due persone:

due carciofi compresi le foglie e i gambi 
2 uova
due cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
due piccoli pezzetti di taleggio
farina di mais
uno spicchio d'aglio 
olio evo, sale



Cuocere le foglie e i gambi dei carciofi in acqua finché non diventano teneri e frullarli fino a farli diventare una crema. Sbattere le uova e unirle alla crema di carciofi con il parmigiano e aggiustare di sale. 
Ungere due coccotte con poco olio evo e spolverare con farina di mais. Versare l'impasto e a metà mettere un pezzetto di taleggio in ogni cocotte. Cuocere in forno caldo a 180° per circa 30 minuti.

Tagliare sottilmente i carciofi e immergerli subito in acqua con limone per non farli annerire. In una padella fare insaporire due cucchiai di olio con uno spicchio d'aglio schiacciato, unire i carciofi scolati dall'acqua, salare e cuocere a fuoco vivo per qualche minuto. A me piace che rimangano molto al dente, per conservarne a pieno il sapore e la croccantezza.

Servire i carciofi croccanti come contorno al flan di foglie e gambi.
Sabrina

Questa ricetta partecipa alla raccolta "Cuciniamo con le foglie" di Dauly di Cucchiaio e pentolone.