Visualizzazione post con etichetta Fingerfood. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fingerfood. Mostra tutti i post

sabato 10 novembre 2012

I tartufi ed è già un po' Natale.

E' un sabato tipicamente autunnale, il cielo è plumbeo, gli alberi nei viali sono ricoperti di foglie dorate, l'aria è umida e fresca, il ristorante all'angolo ha il forno a legna che profuma la strada, i negozi già al mattino splendono di lampade vivide.
Percorrendo i portici verso il caffè, il profumo di pasticceria fitto e gustoso, avvolge le persone sedute ai tavoli a scaldarsi con un bollente cappuccino.
L'autunno sa mettere dei contorni precisi alle cose. 
L'odore di certe giornate di novembre sa di di terra smossa, di pino resinoso, di giorno dei morti, di mosto e castagne, di festa di San Martino, che ne fanno un preludio al Natale.
Mi piace assaporarlo, fino a goderlo pienamente.
Mi piace ricevere gli ospiti a negozio, accogliendoli con il calore delle fiamme dei camini accesi e la dolcezza di un pasticcino appena fatto.

Oggi ho preparato dei tatufini in tre versioni, un'idea carina che pensa già al Natale, deliziosa per preparare piccole scatoline gustose da regalare ad amici e parenti.
Oggi un tartufino e domani che è San Martino, la festa dei becchi, mi raccomando, marroni arrosto e vino nuovo! 
Buona domenica a tutti.


I Tartufi.





Ingredienti per circa 45 dolcetti:

gr. 150 di cioccolato fondente di ottima qualità con percentuale di 60% di cacao
gr. 150 di nocciole del piemonte pelate e tostate
gr. 50 di albicocche disidratare
gr. 50 di zenzero candito
gr. 50 di scorza d'arancia candita
polvere di cacao amaro, farina di cocco, granella di pistacchio
gr. 200 di acqua
gr. 100 di zucchero di canna

Preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero, facendolo bollire finchè non raggiunge la giusta densità.
Lasciare raffreddare.
Dividere il cioccolato e le nocciole in 3 parti uguali e al ogni parte aggiungere separatamente le frutte.
Tritare bene, ottenendo così 3 impasti differenti.
Aggiungere ad ogni impasto due cucchiai di sciroppo e amalgamare per bene.
Formare delle palline che andremo poi a confezionare nel seguente modo:
cioccolato, nocciola e zenzero le passeremo nella farina di cocco;
cioccolato, nocciole e albicocca le passeremo nella polvere di cioccolato amaro;
cioccolato, nocciola e scorza di arancio le passeremo nella granella di pistacchio.
Ecco fatto, veloci, buonissime e di grande effetto.
Ricordatevi che la base è sempre cioccolato fondente, nocciole e sciroppo per legare. A queste base potete sbizzarrirvi creando gli abbinamenti che più vi stuzzicano.
Grazie.
Sabrina




giovedì 12 aprile 2012

Contro il logorio della vita moderna: Crema di Cynara e Carciofini sott'olio.

Ve lo ricordate Ernesto Calindri e lo spot dell'amaro Cynar contro il logorio della vita moderna..? Se ne stava bello seduto in un tavolino in mezzo al traffico, a leggere il giornale e a sorseggiare un bicchierino di liquore, tranquillo e beato, in pace con il mondo. 
Beh..bastassero i carciofi per combattere lo stress, ne mangeremo tutti delle quantità...ma io confido sull'effetto placebo e visto che mi piacciono da morire, comincio a conservarli preparando una deliziosa quanto semplicissima crema da splamare e i classici e raffinati sott'olio..



Un po' di storia.
Originaria dell'Africa del Nord, nell'antichità la pianta del carciofo fu chiamata Cynara dal nome della ninfa che respinse l'amore di Giove e venne così considerata un fiore spinoso invece che una verdura.
Proviene dal cardo. Nel corso degli anni, attraverso la coltivazione, venne gradualmente trasformato fino a che le brattee che racchiudono il fiore, prese consistenza e gusto, tali da rendere questo ortaggio il prelibato alimento che tutti conosciamo.
Caterina de' Medici, grande ambasciatrice del gusto gastronomico, lo coltivava in Toscana e lo introdusse nei banchetti di corte in Francia.

Collage 5
 Foto prese da Wikipedia.

Aspetto, proprietà e coltivazione.
Il carciofo è una pianta erbacea perenne, dalla cui radice rizomatosa, cresce il fusto che al momento della fioritura raggiunge il metro e mezzo d'altezza. Dal portamento maestoso, è ornata da grandi foglie polimorfe di colore grigioverde.
Predilige il clima mite e al nord è necessario piantarlo in luoghi riparati. Una volta, da noi in pianura padana si usava coltivarlo all'interno di grandi ceste ovali di salice intrecciato, quelle che si usavano per la vendemmia. Venivano in parte interrate fino al sopraggiungere dell'inverno, poi estratte dal terreno, venivano ricoverate sotto al portico, dove trascorrevano ben riparate la stagione fredda.
E' una pianta talmente bella ed elegante che, per il mio personale gusto, oltre che coltivata nell'orto, può arricchire anche le più raffinate bordure in giardino e il metodo della cesta potrebbe essere ancora più decorativo.
Per mantenere la sua produttività è bene rinnovare l'impianto ogni 4/5 anni, cambiando la posizione nell'orto per far si che il terreno non si impoverisca e la pianta cresca rigogliosa.
Le varietà sono diverse, spinose o inermi, autunnali o rifiorenti. Tra le più conosciute trovamo lo Spinoso sardo, il Romanesco e il Violetto di Sant'Erasmo.
Zinco, nichel, cobalto, ferro e zolfo sono gli oligoelementi presenti nel carciofo; tra le vitamine troviamo presenza di B1 e B3. Le sue proprietà depurative del fegato e del sistema biliare sono riconosciute sia  dalla medicina naturale che dalla farmacologia. Combatte inoltre l'eccesso di colesterolo e ha effetti diuretici, lassativi e stimolanti dell'appetito.


Uso e conservazione.
Il carciofo ci conserva principalmente sott'olio e in crema, ma anche congelato, sbollentandolo in acqua per tre minuti, raffreddato rapidamente, asciugato e congelato singolarmente su un vassoio per poi confezionarlo in sacchetti o contenitori da freezer.
In cucina si può preparare un risotto molto raffinato o si  unisce a pesce come coda di rospo, branzino, gamberi per un ragù per la pasta; fritto in pastella o semplicemente infarinato per il famoso carciofo alla Giudia; ripieno di carne o di pane aglio e prezzemolo; crudo in carpaccio con grana e aceto balsamico.

Oggi presento due miei classici, la crema e i sott'olio. In questo post ho spiegato come sterilizzare in modo corretto i barattoli, pratica assolutamente indispensabile per prevenire muffe e botulino. 

Crema di Cynara.

Ingredienti per 2 vasetti da gr. 250 :
1 chilo di carciofi spinoso sardo (gr. 400 puliti)
4 spicchi di aglio
1 peperoncino
5 grani di pepe di shezuan
abbondante prezzemolo tritato fresco
sale, olio evo
1 limone

carciofi

Pulire i carciofi togliendo le foglie più dure, tagliarli a spicchi e immergerli in acqua e limone per far si che a contatto con l'aria non si anneriscano. Scolarli dall'acqua e cuocerli a vapore fino a quando diventano teneri.
Scaldare 4 cucchiai di olio evo in padella con gli spicchi d'aglio schiacciati, il peperoncino e il pepe. Aggiungere i carciofi e insaporire per qualche minuto a fuoco vivace.
Togliere l'aglio e il peperoncino, frullare, salare e aromatizzare con il prezzemolo tritato.
Mettere in vasi di vetro e sterilizzare a bagnomaria per 30 minuti.
Conservare in dispensa o in cantina.
La crema si mantiene per parecchi mesi.
Deliziosa sui crostini o aggiunta alle uova per una aromatica frittata. Accompagna il bollito o il pesce lessato. Aggiunta ad un formaggio cremoso, si prepara una mousse molto delicata e raffinata.


carciofi-sott

Carciofini sott'olio.

Ingredienti per 2 barattoli da gr. 500 e 3 da gr. 300 :
kg. 3 di carciofini spinoso sardo (kg. 1,250 puliti)
gr. 750 di olio evo
gr. 250 di aceto  di vino bianco
6 spicchi d'aglio
sale
2 limoni

Collage-carciofi

Preparare una ciotola con il succo dei limoni spremuti.
Pulire i carciofi dalle foglie pù dure, tenedo il cuore e una parte del gambo. Man mano che si puliscono passarli immediatamente nel succo di limone per far si che non anneriscano a contatto con l'aria.
In una pentola d'acciaio o di rame capiente, mettere a bollire l'olio e l'aceto con lo spicchio di aglio e un cucchiaio di sale. Le quantità di olio e aceto devono essere sempre calcolate in tre parti di olio e una di aceto.
Quando il liquido bolle, gettare i carciofini mantenendo la fiamma molto alta.
Dal momento che riprendono il bollore calcolare il tempo della recita di un Credo, cioè circa 3 minuti. Non eccedere con il tempo perchè i carciofini devono rimanere molto al dente.
Lasciarli raffreddare completamente nel loro liquido di cottura, anche per una notte intera.
Invasare, chiudere ermeticamente e sterilizzare a bagnomaria per 30 minuti.
Posso dirlo? FAVOLOSI!
Alla prossima.
Sabrina


martedì 28 febbraio 2012

Paté di fegato morbido con aigres-doux di pesche e chiodi di garofano, su crostini di cake con lievito madre caprino e finocchietto.


La France toujour la France. 
E' un momento così, tutto francese, leggo romantici libri ambientati in una piovosa Parigi, ascolto Edith Piaf a tutto volume, guardo vecchi films con BB in tutto il suo splendore, mi innamoro di blogs d'oltralpe, sogno di  trasferirmi in Provenza e di aprire un piccolo Café e intanto rispolvero la lingua studiando ricette in originale e cerco anche di cucinarle, nonostante la difficoltà. 

E tutto questo ha partorito diversi piatti, tra i quali quello che ho preparato per l'MTC  sui patés di questo mese che scade proprio oggi!
Tempo fa la mia amica Sandra che vive in Provenza, mi ha regalato alcuni libri di ricette tra i quali uno sui patés, le terrine e gli aigres-doux di Christine Ferber, si proprio lei, quella delle marmellate che anche in questo è veramente strepitosa.
Pubblico solo oggi perché per l'aigres-doux ci vogliono almeno 15 gg di riposo. Servivano le pesche e siamo in febbraio. In realtà non amo anzi evito accuratamente di acquistare frutta e verdura fuori stagione, ma in questo caso ho fatto un'eccezione, proprio perché volevo fare questo paté e Christine suggerisce proprio l'abbinamento con questo agrodolce di pesca. Non ne ho preparato due chili, ma solo un piccolo vasetto, dividendo le dosi della ricetta che però scriverò per intero.
E' un gusto particolare quello del paté, non riuscirei mai a farne il mio cibo quotidiano, sono troppo mediterranea nei gusti, ma ogni tanto si può fare. Anche soltanto per sentirsi un po' a Paris...


Paté di fegato morbido con aigres-doux di pesche e chiodi di garofano, su crostini di cake con lievito madre caprino e finocchietto.

pate-di-fegato

Paté di fegato morbido:

gr 300 di fegato di pollo
gr 125 burro a temperatura ambiente
gr 50 di brodo di pollo
gr 5 sale
gr 3 di pepe bianco
gr 200 di gewurztraminer
gr  100 acqua
gr 50 cognac
2 scalogni
gr 10 di burro
gr 20 olio evo
gr 100 di gelatina

Pulite il fegato con l'aiuto di un piccolo coltello e tagliarlo in due.
In una piccola casseruola fate riscaldare l'acqua e il vino, portare ad ebollizione, aggiungere il fegato e far cuocere dolcemente per 2 minuti.
Scolatelo e conservatelo. In una padella antiaderente far soffriggere lo scalogno nel burro e l'olio e aggiungere il fegato facendolo dorare. Versare il cognac, farlo flambare e raffreddare.
Tritare finemente il fegato nel mixer. Aggiungere il burro ammorbidito a temperatura ambiente, versare il brodo, salare pepare e frullare ancora qualche istante e il paté di fegato diventerà morbido.
Versare in una terrina e metterlo al fresco per un ora.
In una piccola casseruola preparare la gelatina con gr. 100 di acqua bollente nel quale andrete a sciogliere un mezzo dado per gelatina. Togliere dal fornello, aggiungere altri gr. 100 di acqua fredda e due cucchiai di agrodolce di pesca. Fare raffreddare e coprire il patè con la gelatina prima che si solidifichi, servirà a proteggerne il colore e il sapore.

Aigres-doux di pesche ai chiodi di garofano.

Per 5 vasetti da gr. 200:
una dozzina di pesche gialle, mature ma ancora sode
gr. 150 (cl.15) di aceto di vino bianco
gr. 150 di gewurztraminer
gr. 60 di zucchero
gr. 150 di miele di fiori d'acacia
20 grani di pepe nero
10 chiodi di garofano
un cucchiaio di zeste di arancio non trattato

Preparare il sugo agrodolce:
in una piccola casseruola di inox, mescolare l'aceto, il vino, lo zucchero, il miele, i chiodi di garofano e le zeste di arancio. Portare ad ebollizione. Schiumare e conservare.
Tuffare le pesche per un minuto in acqua bollente. Raffreddarle sotto un getto di acqua molto fredda, sbucciarle, tagliarle in due e snocciolarle. Tagliare ogni metà in spicchi e sistemarli nei vasetti. Suddividere i chiodi di garofani e i grani di pepe. Bollire il succo e versarlo sulle pesche. Chiudere i vasetti e girarli a testa in giù per un giorno.
Lasciare riposare l'aigres-doux per due/tre settimane nel frigorifero.

Cake al finocchietto selvatico e caprino.

Per un cake di circa gr. 900, stampo da plumcake 30x10cm:
gr. 400 di farina 0
gr. 110 di latte intero fresco
gr. 120 di pasta madre rinfrescata
gr. 10 di sale
gr. 5 di zucchero
gr. 25 di olio evo
gr. 170 di caprino fresco
gr. 60 di uovo 
gr. 25 di finocchietto servatico fresco

Lavare, asciugare e tritare il finocchietto.
Mettere la paste madre in una terrina capiente e scioglierla con tutto il latte tiepido meno un paio di cucchiai.
Aggiungere lo zucchero, l'uovo, la farina, il sale e mescolare. Aggiungere il caprino precedentemente lavorato con i due cucchiai di latte e l'olio evo. Passare sul tagliere e lavorare energicamente per 15 minuti, fino a che risulti un impasto liscio e omogeneo. Verso la fine aggiungere il finocchietto.
Formare una palla, coprire con pellicola e lasciare lievitare per circa 3 ore dentro al forno spento, lontano da correnti. Passato questo tempo, sgonfiare l'impasto e procedere con una serie di pieghe.
Lasciare riposare ancora un'ora.
Quindi formare un filone, adagiarlo nello stampo da plumcake imburrato, coprire con pellicola trasparente e lasciare lievitare almeno 3 ore (io tutta la notte, 8 ore). 
Prima di infornare spennellare con l'uovo sbattuto.
Cuocere in forno statico, senza vapore,  preriscaldato a 200° per 35, 40 minuti. 
Sfornare, togliere dallo stampo e lasciare raffreddare completamente su una griglia prima di servire.

Bon appetit.
Sabrina




mercoledì 26 ottobre 2011

28 anni e Profiteroles con latte alla portoghese e dulce de leche.

26 Ottobre 1983 ore 2, 57 a Castel San Pietro Terme,  nasce il mio unico adorato bambi, Enrico. 
Peso kg. 2,8 lunghezza cm. 53, capelli quasi nulli, occhioni grigi, naso schiacciato da una parte, giallo d'ittero, un delizioso mostricciatolo. Me lo portano via praticamente subito e per una settimana rimane in incubatrice finché il suo colorito diventa roseo e il peso di tre chili. 
E finalmente tutti a casa, una ragazzina di 19 anni e il suo bambolotto.
E' incredibile come il tempo passa veloce e come certi ricordi restano vivi nella mente, ricordo ogni dettaglio, ogni attimo, come se fosse successo ieri.
Oggi compie 28 anni, è un uomo di un metro e novanta, bellissimo, nel pieno della sua vita.

Tesoro ti auguro una giornata piena di gioia e di amore.
Se mi fosse concesso il potere di esaudire un desiderio, vorrei per te una vita serena, in salute e ricca di soddisfazioni. Chiederei di godere del risultato dell' impegno che metti nel tuo lavoro, di realizzarti come uomo e come professionista, di condividere l'amore con una persona che ti apprezzi e ti ami quanto sei in grado di farlo tu.
Ti voglio un bene dell'anima.
La tua mamma.

enri

Il dulce di leche è un dolce che evoca l'amore materno, è un caldo abbraccio, un grattino tra i capelli, una carezza amorevole, non c'è nessun altro sapore che trasmetta queste emozioni così intensamente.
Lo utilizzo per accompagnare un delicato latte alla portoghese e trasformo entrambi in profiteroles.

profiteroles-dulce-de-leche

Profiteroles con latte alla portoghese e dulce de leche.

Per i bignè:
la ricetta è illustrata nel post precedente.

Per il dulce di leche:
1 litro di latte fresco intero
gr. 300 di zucchero
1/2 cucchiaino di bicarbonato

Mettere a bollire il latte con lo zucchero e il bicarbonato, mescolando frequentemente fino al bollore. Abbassare la fiamma e continuare a bollire fino a quando non si è ristretto, come a diventare una crema. 
Sono necessarie diverse ore, continuando a mescolare di tanto in tanto.

Per il latte alla portoghese:
1 litro di latte intero fresco
1 stecca di vaniglia
8 tuorli
4 uova intere piccole
8 cucchiai di zucchero

Bollire il latte con lo zucchero e la stecca di vaniglia, fino a quando non ha raggiunto un color caffèlatte e diminuito di volume di circa un terzo. Lasciar raffreddare, togliere la vaniglia. 
Sbattere le uova e i tuorli senza montarli e unirli al latte.
Versare il composto nello stampo e cuocere a bagnomaria a fuoco basso per circa un'ora, coperto con coperchio. Fare la prova stecchino, deve rimanere pulito.

Montare i profiteroles. 
Riempire i bignè con un cucchiaio di latte alla portoghese, versare a caduta tanto dulce di leche.

prof-dulce

Regalo questi profiteroles dell'amore mateno all'MTC di questo mese.
Sabrina

venerdì 21 ottobre 2011

I Profiteroles di mousse di salmone, crema di piselli e bacon croccante.

Nuova puntata della Saga dell'MTC
E' bellissimo, ogni volta è più entusiasmante della precedente, forse perché la maggior parte dei piatti per me sono una novità.
Questo mese la pasta chox e i profiteroles: mamma mia che film che è stato. 
La lettura della ricetta proposta dalla vincitrice dell'MTC scorso, Stefania, mi ha gettato immediatamente nello sconforto totale, 37 grammi di questo e 5 grammi di quest altro, ero già persa. Per una come me, che la maggior parte delle volte va occhio, la precisione è destabilizzante. Ma la sfida e l'orgoglio personale hanno avuto il sopravvento, mi farò mai abbattere da un bignè...? Così comincio l'avventura. 
Dosi e procedimento, ci dice Stefania, sono di Montersino e io ricopio pari pari.

BIGNE'
E' un contenitore sottile ma resistente, dal sapore delicato e neutro, che si presta perfettamente per essere farcito sia con ripieni salati che dolci. La pasta che lo compone, detta choux, subisce due cotture: una prima sul fuoco, dove la farina avvia un processo di gelatinizzazione degli amidi; una seconda nel forno, in cui le uova, legate al grasso del burro, fanno in modo che il prodotto abbia la giusta struttura per poter sviluppare vapore e riempirsi, così, di aria.
Esistono diverse ricette e proporzioni per la formazione del bignè. Per esempio, utilizzare più latte o aggiungere dello zucchero permetterà al bignè di colorarsi meglio durante la cottura in forno. Usare una maggiore quantità di burro vi permetterà di avere un bignè più soffice e resistente, mentre uno con poco grasso vi farà ottenere un bignè più croccante e friabile.
Per 12 bignè:
 
23 37 ml di acqua*
5 ml di latte
33 gr di burro
35 gr di farina
1 uovo
Un pizzico di sale

Versare l’acqua, il sale e il latte in un pentolino, aggiungere il burro tagliato a pezzetti e accendere il fuoco. Portare a bollore. E’ necessario prestare attenzione a questa prima fase: è bene che il burro si sciolga lentamente e che l’acqua si riscaldi gradualmente, tenendo quindi il fuoco basso. Se l’acqua inizierà a bollire prima che il burro sia completamente sciolto, evaporando, andrà ad alterare l’equilibrio della ricetta.
Quando il burro sarà sciolto e l’acqua bollirà, aggiungere la farina tutta in una volta e mescolare con un cucchiaio di legno. Far cuocere sul fuoco fino a quando il composto non si sarà asciugato un po’ e avrà formato sul fondo del pentolino una patina biancastra. Con questa dose, molto carica di grasso, non otterrete un impasto troppo sodo e farete fatica ad asciugarlo. Rimarrà piuttosto morbido, non esagerate con la cottura. Toglietelo dal fuoco quando inizierete a sentire un intenso profumo di burro cotto.
A questo punto trasferire tutto in una ciotola. E’ necessario fare freddare l’impasto continuando a maneggiarlo: questa operazione può essere fatta a mano (attenzione a non bruciarvi), o con un frullino elettrico. Meglio ancora in planetaria. Azionate quindi le fruste e fatele andare per un minuto. Aggiungete le uova intere, una alla volta (in questo caso, visto che la dose è di 1 uovo, consiglio di sbatterlo con la forchetta e di inserirlo in 2-3 riprese). Non aggiungete il secondo se il primo non è stato completamente assorbito. Al termine dell’inserimento delle uova, dovrete ottenere una pasta dalla consistenza simile a quella della crema pasticcera. 
Trasferite tutto in una sacca da pasticceria con bocchetta tonda liscia da 8-10 mm e modellate i vostri bignè su una teglia imburrata. Se non avete o non sapete usare la sacca da pasticceria, potete modellare i vostri bignè con due cucchiaini. "Schiacciate" la punta che inevitabilmente si formerà con il dito leggermente bagnato di acqua. (come vedete io ho utilizzato la siringa)
Non usate carta forno, rischiereste di non far gonfiare bene il bignè: meglio imburrare bene una teglia antiaderente.
 
pasta-choux

Adesso la cottura: ognuno conosce il forno di casa sua, per cui dovrà regolarsi di conseguenza. In linea generale, un bignè “pesante”, ossia ricco di farina e povero di burro, dovrebbe cuocere  ad una temperatura di 180°.
Se si sceglie una ricetta con pari peso di burro e farina, si userà un forno a 200°.
Per una ricetta “leggera”, cioè povera di farina e ricca di burro, sarà necessaria una temperatura di 220°. Se usate forno ventilato, abbassate di 10° la temperatura indicata.
Il forno deve rimanere chiuso per i primi 12 minuti, finchè cioè il bignè non si sarà gonfiato e avrà iniziato a colorirsi. La cottura va terminata con valvola aperta. Per tutti i comuni mortali che non dispongono (me compresa) di forni con valvole da aprire e chiudere a nostro piacimento, sarà sufficiente aprire appena la porta e tenerla socchiusa (ma proprio poco, eh!) aiutandosi con il manico di un cucchiaio. La cottura va completata per altri 20-25 minuti. Non fatevi ingannare dall'odore di cotto che sentirete quasi da subito: è l'odore del burro usato per la teglia. Non aprite il forno finchè i vostri bignè non avranno completato la loro cottura e non saranno ben coloriti.
 
 nel-forno
 
A questo punto ho cominciato ad esaltami.  Mentre guardavo i miei bignè che crescevano e si coloravano dentro il forno, l'autostima cresceva attimo dopo attimo e dovevo per forza condividere ogni passo. Quindi subito scrivo su facebook, come i ragazzini: "Mio Dio! Son bellissimi! Sono la nel forno che stanno gonfiando! Si gonfiano! Oddio speriam che non si sgonfino..." In effetti ho avuto il timore che fosse solo un attimo e che improvvisamete...blob...si sgonfiassero. Invece, aiutata dalla fortuna del principiante, son venuti una meraviglia! 12 esatti, come diceva la ricetta. D'ora in avanti il grammo preciso sarà legge per me. 
 
Ho deciso di proporli salati, con un ripieno che utilizzo per fare solitamente delle quenelles molto delicate e gustose e di solito accompagno con una crema di piselli e bacon croccante.

profiteroles

Per la mousse di salmone:
 
gr. 100 di salmone fresco
1 piccola patata 
1 cipollina
latte fresco intero
vodka
sale, pepe e un cucchiaio di olio evo

Mettere a soffriggere nell'olio la cipollina per un minuto. Unire il salmone tagliato a tocchetti e bagnare con un poco di vodka. Aggiungere la patata tagliata a cubettini e coprire con il latte . Cuocere fino a che sia il pesce che la patata si siano "spappolati" e il latte totalmente assorbito. Passare con il frullatore ad immersione per rendere l'impasto una crema. Raffreddare.

Per la crema di piselli:
 
gr. 100 di piselli surgelati 
sale. olio. pepe

Cuocere i piselli al vapore e gettarli nel ghiaccio per mantenere il colore verde acceso. Scolarli per bene e frullarli con sale pepe e olio.

Il bacon:

Prendere qualche fettina di bacon affettata molto sottile e cuocerla in padella antiaderente a fuoco  forte fino a renderlo croccantissimo.

Composizione:

Riempire i bignè con la mousse di salmone, montarli a profiteroles. Farcirli con la crema di piselli e il bacon croccante.

Alla prossima sfida!
Sabrina

venerdì 7 ottobre 2011

Paté di broccoletti e nocciole al basilico.

Mi rendo conto che con questa mia affermazione rischio il linciaggio, ma...ha dell'incredibile anche per me che vivrei sempre con 40° all'ombra, per la prima voglia in vita mia ho voglia di autunno.
Primo per un fattore puramente egoistico e professionale...devo lavorare!!!!
Secondo perché ho proprio voglia di quei sapori e colori tipici di questa stagione, l'aria frizzantina del mattino, il camino acceso la sera, la crema bollente di zucca, il profumo dei funghi nell'aria, lo scricchiolio delle foglie gialle mentre si passeggia ai Giardini, il vino nuovo, quello dolce dolcissimo appena tirato che fa tanto male ma che è così buono...le sagre in collina alla domenica, per godere dell'ultimo sole saldo, insomma, tutto ciò che fa dell'autunno una delle più belle stagioni dell'anno, unitamente all'estate alla primavera e all'inverno...:)))

broccoletti

E con i primi broccoli e le ultime foglie di basilico, uno stupendo paté da gustare con caldi crostini di pane di farro integrale o  per insaporire un croccante pinzimonio.

Paté di broccoletti e nocciole al basilico.

Ingredienti:

gr. 350 di broccoletti
20 nocciole
gr. 60 di parmigiano grattugiato
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di basilico fresco (o prezzemolo)
4 cucchiai di olio evo
sale e pepe

broccoletti-e-nocciole

Ridurre i broccoli in cimette e cuocerli al vapore finché non saranno tenere. Passarle immediatamente in acqua ghiacciata, per mantenere il colore verde brillante. Scolarle bene.
Tostare le nocciole in una padella senza olio. Devono diventare dorate e croccanti.
Sistemare le foglie del basilico, ben lavate e asciugate, le nocciole fredde e il parmigiano nel mixer insieme all'aglio privato del germoglio e 2 cucchiai di olio. Frullare e aggiungere altro olio, ricavando un pesto abbastanza omogeneo.
Unire le cimette salate e pepate e frullare tutto insieme. 
Conservare il paté in frigorifero, coperto da un filo d'olio.
Sabrina

domenica 4 aprile 2010

Il Lunedì di Pasqua e i Gamberi club.

La Pasqua, negli anni in cui ho vissuto a Fontanelice, è stata caratterizzata dall'evento principale di questo paese, la Pasquetta e la Sagra della Piè fritta. La mattina del Lunedì di Pasqua scendevo in paese a prendere negli stand la piè fritta, preparata in maniera sublime dal comitato che segue questa sagra da ben 54 anni. Poi tornavo a casa e imbandivo in giardino una bellissima tavola primaverile, con salumi tipici di zona, squaqquerone e vino sangiovese e attendevo il pellegrinaggio degli amici che passavano da casa mia per gli auguri e per gustare la famosa piadina.
Non era necessario telefonare per gli inviti, era diventata una consuetudine...bei ricordi...

In Emilia Romagna è un cibo di tradizione, chiamato gnocco fritto, crescentina fritta o piè fritta, dipende dalla zona in cui viene preparata.

Quest'anno a Fontanelice si svolgerà 54esima edizione, con distribuzione fin dalle prime ore della mattina della gustosa Piè accompagnato dal buon vino locale (Sangiovese). Fin dal mattino per le vie del paese suoneranno gruppi folkloristici e saranno presenti oltre 60 bancarelle per il tradizionale mercato, presso l’asinodromo (campo sportivo) saranno ospitati i tradizionali somari.
Nel primo pomeriggio gli s’ciucarèn ( frustatori ) e la banda musicale, accompagneranno i somari lungo le vie del paese sostando nella piazza principale dove saranno presentati ai cittadini.
Infine si recheranno nell’asinodromo per la tradizionale corsa dei SOMARI tra gli 8 rioni del comune. E' in assoluto l'evento più divertente della manifestazione, la maggior parte delle volte i somari in gara non ne vogliono sapere di seguire gli ordini dei cavalieri, ed è così possibile assistere a siparietti veramente esilaranti, dove alla fine è il cavaliere che deve trascinare il somaro per raggiungere il traguardo.
La corsa terminerà alle 17/17,30. Per la parte artistica il Comune ha realizzato in collaborazione con la Cooperativa Ceramica di Imola e il pittore Nevio Galeotti il 4° piatto in ceramica della serie Fontanelice nel Passato. La festa terminerà alle ore 19 con il saluto finale da parte dell’Associazione.
Consiglio a chi si trova in zona di farci un passaggio..merita veramente.

gamberi-club


Ma a chi come me passerà la giornata in città, magari organizzando un picnic in qualche parco, al posto della piè fritta (che comunque preparerò a breve) i Gamberi club.



gamberi-club-<<span class=

Ingredienti per 4 persone :

8 fette di pan carré
1 mela verde
gr. 50 di rucola
1 cucchiaio di succo di limone
8 cucchiai di hummus
gr. 200 di gamberi
1 cucchiaio di salsa worcherster
sale e pepe
olio evo

Per l'hummus :
Frullare gr. 50 di ceci cotti con un pezzetto di aglio, un cucchiaio di olio, un cucchiaino di succo di limone, sale e un po' di liquido di cottura dei ceci, fino ad ottenere una crema densa.

Bollire i gamberi in poco brodo vegetale per qualche minuto. Sgusciarli, tagliarli in due per il lungo, peparli e condirli con il limone e la salsa worchester.
Sbucciare e grattugiare la mela e unirla all'hummus.
Eliminare la crosta del pane e passare le fette in padella da un solo lato e tagliarle a triangolo. Su ogni lato non spadellato, bagnare con qualche goccia di olio evo, stendere un cucchiaio di hummus, unire alcuni gamberi e un po' di rucola, coprire con un triangolo di pane. Steccarli e servire.

Buona Pasqua e Buona Pasquetta a tutti.

Sabrina